domenica 21 settembre 2008

Chiamati a lavorare nella vigna del Signore, questa domenica ci invita a prendere coscienza che noi siamo fatti per portare frutti di vita, di amore e di pace, uniti a Cristo, la vite vera piantata dentro di noi. Buona domenica. pben


XXV Domenica del Tempo Ordinario A

NELLA VIGNA

Andate anche voi nella mia vigna
(Mt 20,7)

La vigna del Signore, umanità in attesa,
che cerca operatori di misericordia,
che annunciano la salvezza al mondo
e offrono vino e sangue che rigenerano.

Molte sono le attese dell’uomo:
fame di cibo, di giustizia e di fraternità;
ha bisogno di sentirsi redento
e vedere davanti a sé spiragli di vita.

Lavoro, occupazioni, mestieri
hanno sempre rappresentato l’uomo
che sa fare, inventare e costruire;
il proprio sudore per garantire il pane.

E la vita trascorre decisamente veloce,
ma senza risposte al cumulo
di problemi e domande
che assillano i cuori sensibili.

E la gente scava e scava, impazzita,
dovunque si trova; mucchi di terra
che sembrano tumuli che nascondono
i cadaveri delle nostre insoddisfazioni.

Nessun ordine nelle cose: tutto alla
rinfusa, provvisorio, quasi selvaggio…
e l’uomo non ritrova se stesso
in quello che fa, ma soffre inutilmente.

Dio prepara una vigna per noi,
vangata e sgombrata dai sassi;
pianta viti scelte per il suo popolo
e, aspettando frutti, canta l’amore.

L’uomo può ritrovare ora la sua nuova
dimensione, governata dalla sapienza.
Può portare frutti di vita eterna,
se diventa tralcio della vite vera.

Gesù è la vigna ordinata e feconda,
entra nell’anima per piantare cespiti
d’amore; fiorisce al sole della sua Parola
e matura per la coppa della nuova alleanza.

Vai anche tu nella mia vigna diletta,
pianta viti scelte d’amore e di gioia;
proteggi il tuo operare con il recinto della pace
e non sia saccheggiato dai predatori.

La tua ricompensa è il frutto stesso
della vite, il sangue del riscatto:
è Cristo il salario degli umili operai
della vigna, riscattati dall’amore.

Pben 21, ix, 2008
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Dal vangelo secondo Matteo ( Mt 20, 1-16 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornatalavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».