giovedì 19 gennaio 2012

"Ci associamo di tutto cuore allo sdegno,  e ci impegniamo ad organizzare un presidio di preghiera di riparazione in ogni Domus e Commanderia, dal 24 al 28 gennaio, in unione spirituale con tutti i Cattolici ed i Cristiani impegnati per testimoniare ed agire contro la blasfemia e la cristianofobia"


Quando la Chiesa non può tacere


(di Luigi Negri* su La Bussola del 16/01/2012) 



Sulla vicenda della rappresentazione teatrale “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, in programma a Milano dal 24 al 28 gennaio, che tanto fa discutere per il suo contenuto blasfemo e per le manifestazioni annunciate da diversi gruppi cattolici che propongono messe e preghiere di riparazione, abbiamo sentito il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Luigi Negri.
Intervengo sulla base delle notizie lette e ascoltate in questo periodo. Notizie che sono a volte confuse e contraddittorie sui dettagli, ma chiare quanto alla sostanza, provengono da fonti diverse e certamente perciò non sono ideologicamente condizionate.
Mi pare che innanzitutto ci sia da dire che questo è un episodio miserevole dal punto di vista della espressione, non dico artistica, ma dell’espressione umana. Ed è certamente la conferma di quello che ho già detto immediatamente dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre scorso, in ordine alla distruzione della statua della Madonna: il filo conduttore, che unisce espressioni che apparentemente sembrano divergere moltissimo, è l’anticristianesimo.
Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista.
Quindi da questo punto di vista il giudizio non può che essere inappellabilmente negativo: è un’espressione meschina di una volontà di eliminare la tradizione cristiana, in questo caso colpendo il contenuto fondamentale della fede. Colpendo l’immagine e la figura di Gesù Cristo nei confronti del quale nella scritta finale – credo che apparirà ancora malgrado tutte le modificazioni a cui in qualche modo sono stati costretti – apparirà il rifiuto di essere figli di Dio. E quindi si manifesta la volontà di sostituire alla figliolanza divina la proclamazione della propria autonomia e autosufficienza, che è stato il delirio della modernità.
C’è poi il problema della reazione. Su questo io mi devo avventurare con molta circospezione perché non intendo prestare il fianco a nessuna critica nei confronti di altre Chiese o di altri confratelli. Sono stato molto lieto nell’apprendere che – in situazione analoga - la Chiesa francese e in particolare il capo della Conferenza episcopale francese, il cardinale di Parigi, ha proposto un gesto rigorosamente penitenziale in ordine a questa blasfemia implicando la struttura fondamentale della Chiesa.
Io mi chiedo questo, e su questa domanda mi fermo: una Chiesa particolare – o una connessione di Chiese particolari che aderiscono alle Conferenze episcopali nazionali – che non reagisca in termini assolutamente essenziali e pubblici a questo attacco violento alla tradizione cattolica, io mi chiedo: se non interviene su questo punto, su che cosa interviene?
Che cosa mette più in crisi la possibilità di una comunicazione obiettiva della fede di questa serie di iniziative tese a screditare, a criminalizzare, a corrompere la nostra tradizione? Certo che se le Chiese cosiddette ufficiali – ma il termine mi è assolutamente ostico perché la Chiesa è una sola, non è né quella ufficiale né quella carismatica, la Chiesa è il mistero del popolo di Dio nato dal mistero di Cristo morto e risorto e dall’effusione dello Spirito, quindi c’è una Chiesa sola –; se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l’atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l’espressione legittima delle loro convinzioni.
Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria.
Nella mia diocesi non è previsto lo spettacolo, fortunatamente. Questo è il vantaggio delle piccole comunità diocesane, ai margini del grande impero massmediatico. Ma nel caso che nella diocesi di MIlano questo spettacolo si verificasse effettivamente, io devo considerare che sono ancora immanente alla Chiesa di Milano e vi sarò finché campo. Sono capo, sono padre della Chiesa di San Marino-Montefeltro, ma sono figlio della Chiesa di Sant’Ambrogio e di San Carlo, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti i sacramenti fino all’ordinazione episcopale. Non potrò quindi non considerare una presa di posizione discreta, misurata, che dica il dissenso di un vescovo di origine ambrosiana nei confronti di quello che accade nell’ambito della società milanese.
* Vescovo di San Marino-Montefeltro

domenica 4 dicembre 2011

LEGALIZZARE L'ABORTO NON LO HA MAI RESO GIUSTO E SICURO PER LE DONNE








Sono una donna ferita dalla devastante, tragica, cattiva scelta dell'aborto e faccio parte della stragrande maggioranza delle donne (oltre il 94 per cento) che non avrebbero mai pensato di abortire se fosse stato illegale
di Myra Myers

E avviene... in tutta l'America [e altrettanto nell'Europa comunitaria, ndT] quando donne e uomini sono ingannati dall'aborto legalizzato nella nostra grande nazione.
Io rappresento 25 milioni di donne ferite dalla devastante, tragica, cattiva scelta dell'aborto legalizzato, che se ne rendano conto o no. Sono tra la stragrande maggioranza di queste (oltre il 94 per cento) che non avrebbero mai pensato di abortire se fosse stato illegale.
Nel 1965 ero una studentessa universitaria single e incinta, ma l'aborto non mi venne mai in mente, né ci pensò il padre del nostro bambino. Nel 1968 ci siamo sposati e, mentre aspettavamo il terzo bambino, abbiamo pensato che fosse troppo presto per un altro bambino, ma l'idea di abortire non passò mai per la nostra mente.
Ma poiché era legale nel gennaio 1973, quando aspettavamo il nostro sesto figlio, abbiamo creduto alla menzogna della legalizzazione dell'aborto: non era un bambino, non ancora.
Come molte tra questi 25 milioni di donne, non mi rendevo conto che ero diventata madre al momento del concepimento, perché la vita comincia a questo punto ogni volta. L'ignoranza non ci rende innocenti né ci evita le conseguenze.
Quando andai a Planned Parenthood, non mi fu data alcuna informazione sullo sviluppo fetale e non mi fu nemmeno fatto un test di gravidanza.
Non mi fu data alcuna informazione sulle procedure di aborto, sui rischi o sulle conseguenze. Mi fu detto che avrei potuto avere una consulenza psicologica se avessi avuto problemi in seguito. Ma ho pensato, perché dovrei avere un problema? Stavo già negando la realtà!
Persi i miei "diritti riproduttivi" quando la procedura abortiva aborto danneggiò il mio utero. A causa della mia "cattiva scelta" di abortire, poco dopo il mio utero fu rimosso. Solo un anno e mezzo dopo l'aborto, sentii un peso schiacciante di colpa e dolore. Sapevo che senza ombra di dubbio, oh Dio, io avevo ucciso!
Indipendentemente dalle circostanze, quando le madri scelgono l'aborto diventano responsabili della morte dei loro figli.
Legalizzare l'aborto non lo ha mai reso giusto o sicuro o buono per le donne! L'aborto distrugge le relazioni: non solo il legame genitore-figlio, ma anche i matrimoni e perfino intere famiglie a causa del senso di colpa, dolore, vergogna. Io rappresento quel terzo di donne che hanno abortito mentre erano sposate. Il mio matrimonio è nel 20% di quelli che sopravvivono a questa tragedia (dopo due anni dall'aborto).
Oggi mio marito ed io concordiamo sul fatto che la nostra devastante decisione di abortire sia stata la peggior decisione che abbiamo mai preso. Ho scelto di perdonare tutte le persone coinvolte nel mio aborto, inclusa me stessa ed i responsabili di aver legalizzato ciò che è sbagliato.
Ho scelto di dire la Verità nella carità affinché i singoli possano ricevere il perdono da Dio Onnipotente per mezzo di Suo Figlio Gesù Cristo... e affinché la giustizia venga ripristinata nella nostra nazione.
Il nostro terzo figlio nacque prematuro di due mesi e morì. La perdita del bambino portò dolore, ma nessuna colpa.
La notte prima del mio appuntamento per abortire il nostro sesto figlio, chiesi: "Dio, C'è qualcosa di sbagliato in ciò che sto per fare? L'uomo dice che non è nemmeno vita. Che cosa dici?"
In mattinata, un impiegato mi chiamò per informarmi che il medico abortista aveva dovuto annullare i suoi appuntamenti. Credo che Dio stesse cercando di parlare con me. Io non stavo ascoltando, presi un altro appuntamento per abortire e portai su me stessa e sulla nostra famiglia la perdita, il dolore, il senso di colpa e la vergogna che abbiamo sopportato.
E la mia storia è solo una tra milioni.
Pensateci... ogni giorno, dal 22 gennaio 1973, l'America ha vissuto l'equivalente dell'11 settembre. Oltre 52 milioni di americani sono andati perduti, e altri milioni di madri, padri e le famiglie sono stati feriti. Non pensate che sia tempo perché la devastazione abbia fine? Prima che noi stessi distruggiamo l'America, da dentro?
bastabugie.it

LA SANTA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO


Dal 2008 Benedetto XVI ha ripreso l'antichissima tradizione per evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici e favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento

da Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Papa

La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul palmo della mano. La storia della liturgia evidenzia, tuttavia, anche il processo, iniziato abbastanza presto, di trasformazione di tale prassi. Sin dall'epoca dei Padri, nasce e si consolida una tendenza a restringere sempre più la distribuzione della Comunione sulla mano e a favorire quella sulla lingua. Il motivo di questa preferenza è duplice: da una parte, evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici; dall'altra, favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento.
All'uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua fa riferimento anche san Tommaso d'Aquino, il quale afferma che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l'Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che «non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae, III, 82, 3).
Lungo i secoli, la Chiesa ha sempre cercato di caratterizzare il momento della Comunione con sacralità e somma dignità, sforzandosi costantemente di sviluppare nel modo migliore gesti esterni che favorissero la comprensione del grande mistero sacramentale. Nel suo premuroso amore pastorale, la Chiesa contribuisce a che i fedeli possano ricevere l'Eucaristia con le dovute disposizioni, tra le quali figura il comprendere e considerare interiormente la presenza reale di Colui che si va a ricevere (cf. Catechismo di san Pio X, nn. 628 e 636). Tra i segni di devozione propri ai comunicandi, la Chiesa d'Occidente ha stabilito anche lo stare in ginocchio. Una celebre espressione di sant'Agostino, ripresa al n. 66 della Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, insegna: «Nessuno mangi quella carne [il Corpo eucaristico], se prima non l'ha adorata. Peccheremmo se non l'adorassimo» (Enarrationes in Psalmos, 98,9). Stare in ginocchio indica e favorisce questa necessaria adorazione previa alla ricezione di Cristo eucaristico.
In questa prospettiva, l'allora cardinale Ratzinger aveva assicurato che «la Comunione raggiunge la sua profondità solo quando è sostenuta e compresa dall'adorazione» (Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo 2001, p. 86). Per questo, egli riteneva che «la pratica di inginocchiarsi per la santa Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate» (cit. nella Lettera This Congregation della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 1° luglio 2002: EV 21, n. 666)
Giovanni Paolo II nella sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia, ha scritto al n. 61: «Dando all'Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo "tesoro". [...] Non c'è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché "in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza"».
In continuità con l'insegnamento del suo Predecessore, a partire dalla solennità del Corpus Domini del 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato a distribuire ai fedeli il Corpo del Signore, direttamente sulla lingua e stando inginocchiati.

Fonte: Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Papa

mercoledì 16 novembre 2011

Don Bux: “Sarà pure messa antica. Ma con una massa di giovani”


I vescovi che disobbediscono al papa non pretendano d’essere poi obbediti da clero e fedeli. Negli episcopati: un gallicanesimo strisciante che si crede autosufficiente. La riforma litugica: non era una delle impellenze volute dal concilio. L’esclusivismo di chi si professa ecumenico.

 a cura di Francesco Mastromatteo

Una inarrestabile crescita di consensi, specie presso i giovani. Non ha dubbi don Nicola Bux circa l’avanzata della Tradizione cattolica soprattutto tra le giovani generazioni in seguito al Motu Proprio con cui Benedetto XVI ha “liberalizzato” il rito antico ormai quattro anni fa. Abbiamo chiesto a don Nicola, professore dell’università Lateranense, insigne teologo e studioso di liturgia molto vicino a Papa Ratzinger, un bilancio della situazione, dal punto di vista privilegiato di uno dei massimi cultori della materia liturgica. Lo abbiamo incontrato nel corso di un dibattito politico a margine del quale non ha lesinato critiche apertis verbis a un sottosegretario dell’attuale governo, la cui dichiarata fede cattolica e vicinanza ai movimenti pro-vita non ha impedito di votare un finanziamento a Radio Radicale, come del resto hanno fatto altri parlamentari cattolici.
Don Bux, persino l’inserto di un quotidiano non certo filo cattolico come Repubblica ha dovuto riservare un servizio alla diffusione della messa in latino secondo il Messale del 1962. Qualcosa sta cambiando?
Il bilancio è senz’altro positivo: c’è un crescendo di tale opportunità data dal Papa a tutta la Chiesa. Essa si è diffusa senza imposizioni, dopo che il Motu Proprio del 2007 ha aperto una breccia. Si è ormai fatta strada l’idea che il rito antico non è mai stato abolito, e che la riforma liturgica non era una delle necessità impellenti volute dal Concilio. L’ostilità verso la messa in latino era sostenuta attraverso tesi infondate, come quella per cui nei primi secoli il sacerdote celebrasse rivolto verso il popolo, mentre dopo avrebbe dato le spalle al popolo: espressione fasulla, visto che il sacerdote era rivolto verso il Signore.
Una Messa antica ma amata dai giovani: non è un paradosso?
Basta andare in giro come faccio io per celebrazioni e conferenze: non solo in Italia ma all’estero il rito antico si diffonde sempre più proprio tra i più giovani. A mio parere ciò è dovuto al fatto che i ragazzi si approcciano alla fede ricercando il senso del Mistero, e lo trovano in maniera evidente nella Messa celebrata in forma straordinaria. Il ritorno al rito tradizionale non è secondario per la fede: esso favorisce in una dimensione verticale l’incontro con Dio in un mondo contemporaneo in cui lo sguardo dell’uomo è ripiegato su se stesso e sulla dimensione materiale dell’esistenza. In questo senso ha favorito una sorta di “contagio” spirituale benefico.
Qualche mese fa la Pontificia Commissione Ecclesia Dei ha emanato un documento, l’istruzione sull’applicazione del Motu Proprio. C’è chi ha parlato di una sorta di richiamo ai vescovi a venire incontro alle richieste dei fedeli…
È una traduzione in indicazioni concrete del Motu Proprio. La media dei vescovi, che all’inizio erano perplessi, ora può cominciare a muoversi nella direzione giusta. Questa istruzione incoraggia i vescovi ad esaudire le richieste dei fedeli sensibili alla messa antica, che deve essere considerata da tutti una ricchezza della liturgia romana.
Non è un mistero che parecchi episcopati non abbiano apprezzato questa scelta, e cerchino in tutti i modi di ostacolarla, comportandosi da veri e propri ribelli verso il Papa…
Esiste senz’altro una forma di neogallicanesimo strisciante, per cui alcuni settori della Chiesa pensano di essere autosufficienti da Roma. Ma chi ragiona in questi termini non è cattolico. I vescovi che disobbediscono al Papa si mettono nelle condizioni di non essere a loro volta obbediti da parroci e fedeli.
Nella Chiesa si è sempre detto: lex orandi lex credendi. La liturgia è saldamente legata alla teologia. Papa Benedetto XVI ha fissato come bussola del suo Magistero la continuità con la Tradizione e un gesto forte è stato quello di togliere la scomunica ai lefebvriani. Cosa ne pensa?
Penso sia stato un gesto di grande carità. Rompere la comunione è facile, il difficile è ricucire, ma Cristo ha voluto che fossimo tutti una sola cosa e questo per noi deve essere un imperativo. L’opera meritoria del Papa evidenzia la sua grande pazienza, ma d’altronde se così non fosse assisteremmo ad un paradosso: mentre si postula tanto il dialogo con i non cattolici e addirittura con i non cristiani, come si può essere pregiudizialmente ostili all’idea di riunirsi con chi ha la stessa fede? Lo stesso Benedetto XVI in quell’occasione citò opportunamente la lettera di San Paolo ai Galati: “Se vi mordete e divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”. Il dramma attuale della Chiesa è l’esclusivismo da parte di chi si professa ecumenico.
In questa occasione si parlava di politica e valori. “Questione morale” è un’espressione di cui molti esponenti di partito si riempiono la bocca…
Sento parlare molto in giro della necessità di “codici etici” per i partiti, ma di un’etica non meglio precisata. Può mai derivare dall’uomo la fonte di ciò che è bene o male? Bisognerebbe tornare ai Dieci Comandamenti, le uniche vere tavole etiche che derivano da Dio.
(foto del blog cattolico Portodimarebis di Taranto)

lunedì 14 novembre 2011

Gotti Tedeschi, crisi: Ecco perché le cose ci sono sfuggite di mano
 
Abbiamo perso l’ansia e la volontà di imitare Cristo e di cercare di incorporare la Sua perfezione in una fede operativa. Nella fede di chi, professionalmente, fa il banchiere, l’industriale, il politico, lo scienziato. Il presidente delle Ior spiega perché «le cose ci sono sfuggite di mano». Pubblichiamo l'articolo che appare sul numero 45 di Tempi in edicola (11 NOVEMBRE 2011).
 
 
Di seguito vorrei cercare di spiegare cosa ci è sfuggito di mano e ha prodotto la crisi in corso. Poi vorrei proporre una riflessione sul perché questo è avvenuto, una riflessione che verrà accettata solo da “uomini di buona volontà” che hanno la fede dei figli di Dio. Dobbiamo avere il coraggio di tornare a mettere Dio nelle cose umane, anche se ciò facesse “storcere il naso” a tanti che si sono sforzati di toglierLo. 

I papi Giovanni Paolo II (in Sollicitudo rei socialis) e il suo successore Benedetto XVI (in Caritas in veritate) avevano ragione quando avevano capito e profetizzato che all’uomo di questi tempi, cresciuto a dismisura nelle capacità tecnologiche e scientifiche, ma rimasto immaturo nella sapienza necessaria del loro uso, queste tecniche sarebbero sfuggite di mano, producendo guai. È vero, questi strumenti sono sfuggiti di mano all’uomo, hanno persino assunto autonomia (morale) e sono loro ora a spiegare e determinare le idee e i comportamenti dell’uomo stesso, limitando la sua capacità di distinguere tra fini e mezzi. Ciò vale in economia come per altre scienze o tecniche.
Limitandoci al campo economico vorrei cercare di spiegare cosa è sfuggito di mano all’uomo di questi tempi. Cominciamo dai due fatti prioritari.

1. Decidendo di ignorare il valore intrinseco e sacro della vita umana e conseguentemente delle leggi naturali, l’uomo si è fatto sfuggire di mano l’essenzialità delle nascite per adattare e regolare le leggi economiche. Facendo così vacillare le leggi della crescita economica e confondendole con quella creatività tipica dell’uomo peccatore che negando Dio e le leggi della sua Creazione vuole promuovere leggi tutte sue. Nel caso della crisi attuale, sostituendo (nel dotto e ricco mondo occidentale) la crescita economica, legata a una armonica crescita della popolazione, con una crescita compensativa fatta solo di consumi individuali.

2. Decidendo di ignorare l’unicità della vita dell’uomo, fatto di carne e spirito, l’uomo si è fatto sfuggire di mano la logica e la dinamica stessa dello sviluppo economico, che non è stato voluto e imposto integralmente, bensì solo materialmente, a uso e consumo di un uomo considerato alla stregua di un “animale intelligente”, da soddisfare solo materialmente facendogli consumare di tutto. Altrimenti il Pil non sarebbe cresciuto. E per riuscire in questo intento l’uomo ha persino sconvolto gli equilibri dell’economia globale, gettando le basi per un nuovo ordine mondiale. Che non sarà però solo economico, sarà culturale e spirituale e potrà persino diventare la maggior rivoluzione nella storia dell’umanità.

A questo punto, dopo aver perso il controllo delle leggi chiave dell’economia, al nostro supponente uomo sono sfuggiti di mano tanti altri strumenti. Ne ricordo solo alcuni: il controllo dell’inflazione o deflazione; il controllo del debito pubblico e privato nonché dei tassi di interesse; il controllo delle produzioni e perciò della occupazione o disoccupazione; il controllo delle risorse e dei prezzi, soprattutto delle materie prime; il controllo delle tasse necessarie a sostenere i costi dell’invecchiamento artificiale della popolazione; il controllo della produzione di ricchezza da parte delle imprese che mancano di un riferimento di mercato e di crescita; il controllo della produzione di ricchezza dei privati e delle famiglie, e perciò della generazione di risparmio; il controllo dei consumi stessi, non essendo possibile controllare domanda e offerta dei beni e potere di acquisto. Infine è sfuggita di mano persino la possibilità di correggere detti errori con manovre per ridurre il debito, rilanciare le economie, riprodurre un nuovo equilibrio economico soddisfacente. Sembrano esser sfuggiti di mano persino lo strumento politico e la necessaria governance (fra paesi e all’interno dei paesi) per prendere decisioni coerenti di politica economica.

Senza verità la logica è opportunismo
Ho promesso anche una riflessione sul perché ciò sia potuto succedere. Sempre papa BenedettoXVI lo spiega nella introduzione alla Caritas in veritate. È successo perché l’uomo ha perso il senso della vita, il senso delle sue azioni. Perché il nichilismo dominante, eletto filosofia di pensiero di questo tempo, ha distolto l’uomo da riferimenti di verità. E senza verità all’uomo sfuggono di mano, appunto, gli strumenti. Come si può chiedere a un banchiere di dar senso – vero senso, per il bene comune… – al suo mestiere se la vita non ha senso? Come si può peraltro chiederlo a uno scienziato o a un politico o governante, se appunto la vita non ha senso? Se la vita non ha senso, perché dovrebbero averlo le azioni umane? Avranno semmai una logica opportunistica, legata al pensiero dominante che spiega cosa è opportuno, bene e male, in un certo momento storico. E perché ciò è successo? Avanzo un’ipotesi che farà storcere il naso a molti tiepidi lettori: è successo perché abbiamo perso il legame con Cristo, con Dio. Perché abbiamo perso la contemplazione di Cristo e il senso della Creazione e perciò della nostra vita. Abbiamo perso l’ansia e la volontà di imitare Cristo e di cercare di incorporare la Sua perfezione responsabilizzandoci con convinzione in una fede operativa. Nella fede di chi, professionalmente, fa il banchiere, l’industriale, il politico, lo scienziato, il medico, il docente di storia, eccetera.
Paradossalmente (ma mica tanto) solo ritrovando questi legami persi potremo produrre soluzioni per la crisi economica, soluzioni che siano realmente sostenibili e opportune. Dico una cosa che farà saltar sulla sedia qualcuno: non riusciremo a trovare e applicare vere soluzioni se i criteri con cui le elaboriamo sono influenzati dal peccato, se non riconosciamo la potenza nefasta del peccato sul comportamento, sulle riflessioni, sulle decisioni degli esseri umani. Ritorniamo perciò a parlare del peccato e di quanto influenzi il pensiero e le azioni umane. Ogni proposta di soluzione a detta crisi sarà caduca se sarà influenzata dalla confusione che crea l’attitudine a peccare e a negare il peccato stesso e le sue conseguenze. Ogni progetto condito da orgoglio, vanità, concupiscenza, eccetera diverrà un progetto insostenibile perché per forza prescinderà dai veri bisogni della persona, dalla sua unità di vita, dalla sua vocazione all’eternità, dalla sua necessità di potersi santificare su questa terra.

Non servono professori ma buoni preti
Paradossalmente tutti vogliono escludere, quale soluzione alla crisi, un periodo di “austerità” finalizzato a ricostruire i fondamentali delle nostre economie, dichiarando che penalizzerebbe l’individuo. O forse penalizzerebbe la popolarità di chi dovrebbe deciderlo. Ma se fosse proprio l’“austerità”, per fare un esempio, la vera soluzione, la migliore e la più opportuna anche per la persona? Se è la fede che ci permette di capire i misteri di Cristo, come potrebbe non permetterci di intuire le vere prospettive di soluzione (che sarà naturalmente tecnica) a una crisi economica? Senza questa fede, espressioni pluricitate come “priorità alla centralità della persona” sono e restano vuote di significato (a parte il significato elettorale). Cos’è infatti la centralità della persona per un economista, per un politico, per uno scienziato? È, al peggio, vedere la persona come mezzo sostanziale di produzione, consumo, risparmio? O è, al meglio, riconoscere la transitorietà delle cose possedute, il distacco dai beni, la fragilità della vita umana grazie alle passioni? Ma per riconoscere tutto ciò non c’è bisogno di fede, basta il buon senso. Qualsiasi buon filosofo senza fede può spiegare perché ciò è vero; detta verità si trova in leggi naturali che si deve solo saper osservare. Così una buona economia si fonda su leggi naturali utili all’uomo. Ma un’economia per la persona vuole molto di più, vuole la coscienza della dignità dell’uomo, creatura di Dio, figlio di Dio, erede di Dio. Ecco perché credo che per fare questa buona economia siano essenziali anzitutto buoni preti piuttosto che buoni professori. Preti che confessino e aiutino a odiare il peccato. Il miracolo economico non sta certo nel riuscire a risolvere tutti i problemi in breve tempo tornando a esser tutti ricchi. Sta nel cogliere questa (sgradevole) crisi per darsi obiettivi di vera “ricchezza”, più a lungo termine, con prospettive di eternità.

Capitolo Generale Tutti i Santi
IN NOMINE SANCTÆ ET INDIVIDUÆ TRINITATIS
29-30-31 ottobre e 1 novembre 2011
Monastero di San Sosio - Falvaterra (FR)
Strutturati e solidi per Servire con gioia il Signore
A nulla serve possedere il mondo, se non a servire il Signore











sabato 22 ottobre 2011


HALLOWEEN:
COME SI SOSTITUISCE UNA FARSA CONSUMISTICA AD UNA FESTA CRISTIANA

(CON L'AIUTO INSOSTITUIBILE DELLA SCUOLA)
 
di Adolfo Morganti
E così come ogni anno ci risiamo. Ma in effetti ogni anno è peggio. Il triste - perché totalmente ripetitivo - rituale consumistico di Halloween sta reiniziando a riempire non solo la nostra sopportazione, ma i manifesti del McDonald, le attività delle scuole, e persino molte sale parrocchiali. Mentre svuota le nostre tasche.
Attorno a quest'ultimo fatto (quante parrocchie "lasciano (quantomeno) organizzare" al proprio interno feste di Halloween?) c'è solo da rimarcare e stigmatizzare l'ignoranza religiosa che, soprattutto dentro la nostra chiesa particolare, grida scandalo sempre di più. In attesa che si intervenga.
Per quanto concerne l'orgia di consumismo infantile ed adolescenziale cui Halloween si riduce, nulla da dire: come ogni moda che giunge dagli USA, possiede evidentemente una capacità di condizionamento sociale che oltrepassa le capacità d'analisi razionale di troppi di noi; se è razionale andare in giro (parlo delle ed alle signorine) ad ombelico nudo nella stagione fredda, può essere accettabile anche travestirsi da zucche o fantasmi.
Ma nella scuola, momento centrale della formazione delle giovani generazioni, obbligo pubblico cui sono tenuti i nostri ragazzi fino ai 18 anni, non si può scherzare con l'ignoranza né prostituirsi a mode create per diffondere superstizione e far soldi.
E' semplicemente allucinante la prona e sorridente passività con cui questa moda culturale viene non solo accettata, ma attivamente promossa in troppe scuole pubbliche, dagli asili in su; come se fosse una moda neutra (e nessuna lo è) e come se non incidesse sui valori trasmessi. Ora, solo chi non conosce il grande potere della Festa può pensare una fesseria simile.
Halloween porta con sé un messaggio doppiamente negativo: acquiescenza totale al consumismo più sfrenato e marchiano (per favore, non si ciarli poi di "stili di vita" e di "maturità" dei ragazzi), e allenamento sistematico al peggiore dei relativismi, quello che volutamente confonde la Luce e l'Ombra, Dio e l'occulto, una cosa e il suo contrario.
Viene da rimpiangere il sano materialismo di 40 anni fa. Qui siamo al culto della parodia, all'inversione del sacro. E si tratta spesso di una scelta prettamente ideologica, da radicalismo di massa, finalizzata a terminare la distruzione della vita liturgica cristiana, sostituendo ad essa la migliore delle liturgie della modernità, quella della magia e del denaro. Halloween sta finendo di cancellare una festa familiare e religiosa così importante come la Festa dei Defunti. E guardate un po': nessuno leva la voce per protestare contro di essa in nome del rispetto delle altre religioni... Provate a vedere in quelle scuole che hanno cancellato in nome di un pluralismo imbecille e in malafede la presenza dei segni e delle feste cristiane se Halloween non viene semplicemente imposto dall'alto, leninisticamente, e per giunta difeso come "innocuo momento ludico ed educativo". Ma sappiamo bene che il gioco è cosa serissima, così come l'educazione. Non ci si prenda ancora in giro.
Buttiamo a mare le zucche. Diamo fuoco agli stracci stregoneschi e alle maschere di plasticaccia cinese. E dopo averlo fatto, andiamo a raccontarlo ai nostri morti tornando a trovarli ove riposano in attesa della Resurrezione della carne. Ci daranno ragione: loro sì che se ne intendono.
Fonte: Cultura Cattolica, 21 ottobre 2009
Pubblicato su BASTABUGIE n.113
  - L'errore cui non si restie viene approvato. La varità che non viene difesa è oppressa !!! (San Felice III - Papa)

 
EDITORIALE: Corrispondenza Romana

CR n. 1211 del 15 ottobre 2011

Cercasi urgentemente vaccino contro i virus mediatici della fede

 
Il nuovo “pensiero debole” è in realtà più forte di quanto si creda. Si veste di qualunquismo, premessa del relativismo. E si nutre del dubbio metodico. Dismesse le vesti eleganti della filosofia, ha indossato quelle più comode del pamphlet. Non a caso recentemente ben due non credenti si sono pubblicamente proclamati dalla parte del Papa. Uno è stato Walter Veltroni dalle colonne de “Il Foglio” dello scorso 1 ottobre. L’altro, Costanzo Preve, sul sito dell’UCCR-Unione Cristiani Cattolici Razionali.
Ma, mentre il primo definisce le «insegne religiose» come «nuove ideologie autorappresentative», evocando addirittura i fantasmi di Auschwitz e dei gulag sovietici, l’altro definisce la religione come il «deposito del senso complessivo delle cose». Mentre il primo vede nella politica la «via d’uscita» tra ideologie e nichilismo e le attribuisce addirittura il compito «di fornire un senso “laico” alla domanda di ragione dell’esistenza», il secondo bolla col titolo di «Armata Brancaleone mediatica» quel volto superbo dell’ateismo laico, che si pretende proprietario esclusivo «della razionalità e della scienza» e che vuol imporre il proprio «dio idolatrico» fondato su «di una concezione limitativa ed astorica di ragione».
Curioso Veltroni. Fa il filosofo a singhiozzo. Da una parte si dice interpellato dalle «ragioni sociali e psicologiche del dilagare della depressione», dall’altra non ne valuta minimamente quelle umane, filosofiche e spirituali. Invoca una «comunità di destino», destino cui poi però non dà nome, né ne indica la direzione. Parla di «speranza» quale antidoto alla «paura», ma non spiega in chi o in che cosa sperare. Spaesato nel ricercare la fonte del giusto in sé svincolato dal principio di maggioranza, “manipola” come plastilina il pensiero di Benedetto XVI in tema di “diritto naturale”, proponendone un’improbabile rilettura terrena e razionalistica.
Infine l’affondo: l’invito esplicito ai credenti a chiudere la fede nella propria sfera privata, per evitare «il cortocircuito integralista» ed a mettersi bene in testa di confidare solo ed esclusivamente nella «ragione». Insomma, un orizzonte da cui viene programmaticamente escluso qualsiasi riferimento al trascendente. L’intervento di Veltroni è per molti versi paradigmatico. È il lupo, che si veste da agnello, applaudendo il Papa, purché lasci a casa i propri dogmi ed usi solo un imprecisato «metodo critico», per discutere di politica, diritto e ragione.
Anche Preve dice di voler stare col Papa, però riconoscendogli la «superiorità della sua diagnosi filosofica sul presente storico rispetto a quella della tribù laico-postmoderna-ateo-sbeffeggiatrice». Ed aggiunge: «Se Ratzinger è per la legittimazione della categoria filosofica di verità, mentre i cosiddetti “laici” sono di fatto per il fisicalismo e per il relativismo, non ho dubbi. Pur essendo un allievo critico di Spinoza, Hegel e Marx e non un pensatore cristiano e neppure cattolico, sto dalla parte di Ratzinger». Il che è ancora riduzionistico, però è anche intellettualmente onesto…
Ma l’arrembaggio mediatico alla Chiesa non è finito qui, come dimostrano l’articolo del solito Hans Küng, pubblicato su “Repubblica” del primo ottobre, e contemporaneamente il libro Mal di Chiesa scritto da Gian Franco Svidercoschi, che in coro invocano un ritorno al Concilio Vaticano II e pongono in stato d’accusa su più fronti «il sistema di governo romano».
L’uno pretende l’abolizione del celibato per i preti e l’ammissione del sacerdozio femminile; l’altro plaude ad Assisi ed ecumenismo e considera incidenti di percorso Motu Proprio e la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani. Insomma, nulla di realmente nuovo sotto il sole.
Un’altra “stoccata e fuga” è giunta da Alexander Sokurov, il regista insignito del Leone d’Oro a Venezia. Dalle colonne de “La Stampa” dell’8 ottobre riscrive a modo suo tutto il Catechismo, spiegandoci che «il concetto di anima quasi non esiste», che in ogni caso «non viene data alla nascita»; svilisce lo spirito legandolo riduzionisticamente alla sola ragione; afferma che «solo la cultura può allontanare un popolo dallo stato selvaggio, la religione non basta»; assicura che Mefistofele è solo «un usuraio, un bravo giocoliere» e che «non fa nulla di soprannaturale».
Insomma, tranquilli, secondo costoro, finora la Chiesa ha scherzato… La verità è però un’altra. È che queste idee, falsamente propalate come moderne ed all’avanguardia, sono virus intellettualoidi per l’anima. Contro cui sarebbe bene trovare al più presto un vaccino.
(Mauro Faverzani)