mercoledì 9 gennaio 2008


Tratto dal sito amarelachiesa.blog che invita a leggere con il cuore e con la mente queste parole illuminanti, di Antonio Socci su Libero del 14 dicembre 2007, che i mass-media hanno ignorato completamente. C'è di che riflettere...

UN MISTERO CHE ALLARMA
IL PAPA…
Uno squarcio sul nostro futuro prossimo?

E’ sorprendente ricevere una conferma tanto clamorosa e tempestiva da un’alta autorità come il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e stretto collaboratore del Papa. Sabato scorso, su queste colonne, avevo segnalato un “dettaglio” allarmante contenuto nella recentissima enciclica pontificia “Spe salvi”: la menzione dell’Anticristo, tramite una citazione di Immanuel Kant.

E’ assai raro oggi, nel mondo cattolico, sentir parlare di questo terribile personaggio profetizzato nel Nuovo Testamento. Colpisce ancor più vederlo evocare, in relazione ai tempi presenti, in un documento solenne come un’enciclica e da un papa così rigoroso, pacato e colto come Benedetto XVI.Nell’articolo di sabato avevo ricordato che già il 27 febbraio scorso, nel più stretto entourage papale, si era riflettuto con il Pontefice su quell’inquietante profezia, durante gli esercizi spirituali predicati dal cardinal Biffi che citò “Il racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev. Infine avevo rammentato che lo stesso Ratzinger, da cardinale, in un memorabile discorso tenuto a New York e a Roma, aveva citato quelle pagine. Ma le parole pronunciate dal cardinal Dias sempre sabato scorso, poi pubblicate dall’Osservatore romano (fatto significativo), sono le più clamorose.
Il prelato stava facendo la sua omelia nel santuario di Lourdes “per inaugurare, come inviato del Papa, l’Anno celebrativo del 150° anniversario delle apparizioni”. Si tratta delle apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous che iniziarono l’11 febbraio 1858. Nella solenne circostanza l’inviato del Papa ha portato “il saluto molto cordiale di Sua Santità” e poi ha detto: “La Madonna è scesa dal Cielo come una madre molto preoccupata per i suoi figli... È apparsa alla Grotta di Massabielle che all’epoca era una palude dove pascolavano i maiali ed è precisamente là che ha voluto far sorgere un santuario, per indicare che la grazia e la misericordia di Dio superano la miserabile palude dei peccati umani.

Nel luogo vicino alle apparizioni, la Vergine ha fatto sgorgare una sorgente di acqua abbondante e pura, che i pellegrini bevono e portano nel mondo intero significando il desiderio della nostra tenera Madre di far arrivare il suo amore e la salvezza di suo Figlio fino all'estremità della terra. Infine, da questa Grotta benedetta la Vergine Maria ha lanciato una chiamata pressante a tutti per pregare e fare penitenza e così ottenere la conversione dei poveri peccatori”. Il cardinale ha inquadrato queste apparizioni nel “contesto della lotta permanente, e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e le forze del male”.

Una lotta che sembra arrivata, nella nostra generazione, all’epilogo finale, preparato dalla “lunga catena di apparizioni della Madonna” nella modernità, iniziate “nel 1830, a Rue du Bac, a Parigi, dove è stata annunciata l’entrata decisiva della Vergine Maria nel cuore delle ostilità tra lei ed il demonio, come è descritto nei libri della Genesi e dell’ Apocalisse”. E’ un vero affresco di teologia della storia quello tracciato dal cardinale che richiama anche Fatima e – ritengo - Medjugorje: “Dopo le apparizioni di Lourdes, la Madonna non ha smesso di manifestare nel mondo intero le sue vive preoccupazioni materne per la sorte dell’umanità nelle sue diverse apparizioni. Dovunque, ha chiesto preghiere e penitenza per la conversione dei peccatori, perché prevedeva la rovina spirituale di certi paesi, le sofferenze che il Santo Padre avrebbe subito, l'indebolimento generale della fede cristiana, le difficoltà della chiesa, la venuta dell’Anticristo ed i suoi tentativi per sostituire Dio nella vita degli uomini: tentativi che, malgrado i loro successi splendenti, sono destinati tuttavia all'insuccesso”.

E’ una frase breve, ma folgorante questa del prelato: la Madonna è apparsa così frequentemente in questo tempo “perché prevedeva” una grande apostasia dalla fede, le persecuzioni alla Chiesa, la sofferenza del Papa e – testualmente – “la venuta dell’Anticristo”. E’ una frase dirompente che si rifà, evidentemente, alle parole pronunciate dalla Vergine in qualcuna delle apparizioni citate. Così l’inviato del Papa, parlando del nostro tempo, evoca di nuovo e pubblicamente l’ Anticristo a pochi giorni dall’uscita dell’enciclica. Nel Nuovo Testamento questa figura non si colloca necessariamente alla fine dei tempi.

Gesù stesso preannuncia l’arrivo di “falsi cristi e falsi profeti” capaci di “indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” e profetizza “una grande tribolazione”, mai vista così terribile nella storia umana (Mt 24,24). San Paolo spiega che si verificherà l’ “apostasia” (2 Tes 2,3), ovvero l’abbandono di Dio e della Chiesa, quindi esploderà “la manifestazione dell’uomo iniquo”, “il figlio della perdizione”, colui che “nella potenza di Satana… si contrappone a Dio” fino a sedersi “nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” (2 Tes 2, 3-4). E’ un dominio quasi totale del Male sulla terra che viene qui preconizzato. Non si sa come, quando e per quanto. Uno scenario di orrore e di malvagità agghiacciante.

I teologi discutono se sia un preciso individuo che viene preannunciato o un sistema di potenze. Ma colpisce in queste settimane sentirlo evocare con tanta insistenza accorata dalla Santa Sede, evidentemente anche in forza di “informazioni” (che Oltretevere si conoscono e si valutano) provenienti da “fonti” speciali, quali appunto i messaggi delle apparizioni mariane, di mistici e di rivelazioni private. Questi pronunciamenti pubblici mostrano con quanto allarme in Vaticano si guardi agli eventi mondiali. Del resto drammatico è anche il messaggio pontificio per la Giornata della pace del 1° gennaio prossimo, dove si mette in guardia dalle devastazioni morali (delle famiglie e della vita) e materiali (per esempio con gli immensi rischi della corsa alle armi nucleari).

Il quadro è cupissimo. Ma la Santa Sede non è un’entità politica e non valuta la situazione con uno sguardo solo terreno. Infatti vi è la certezza di poter contare su un aiuto “superiore”. Il cardinale Dias nella clamorosa omelia di sabato spiegava: “Qui, a Lourdes, come dovunque nel mondo, la Vergine Maria sta tessendo un’immensa rete nei suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del Maligno nel mondo intero, per chiuderlo e preparare così la vittoria finale del suo divin Figlio, Gesù Cristo.
La Vergine Maria oggi ci invita ancora una volta a fare parte della sua legione di combattimento contro le forze del male”. Il prelato ripete – se non fosse chiaro – che “la lotta tra Dio ed il suo nemico è sempre rabbiosa, ancora più oggi che al tempo di Bernadette, 150 anni fa” e “questa battaglia fa delle innumerevoli vittime”. Quindi rivela delle parole – forse inedite – pronunciate dal cardinale Karol Wojtyla il 9 novembre 1976, pochi mesi prima di essere eletto Papa: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l'abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e le Anti-Chiesa, tra il Vangelo e gli Anti-Vangelo”.

Parole clamorose. Una ulteriore conferma. Sembra evidente che il Vicario di Cristo e i suoi più stretti collaboratori conoscano qualcosa di più e desiderino preparare i cristiani a quella “lotta finale”. I loro ripetuti appelli a rispondere alla chiamata della Madonna sono già sufficienti per riflettere seriamente su ciò che sta accadendo e che accadrà alla Chiesa e al mondo. Un futuro prossimo che noi non conosciamo, ma che, spiega Dias, sarà vittorioso grazie a Maria. Come lei stessa annunciò a Rue du Bac: “Il momento verrà, il pericolo sarà grande, tutto sembrerà perduto. Allora io sarò con voi”.


martedì 8 gennaio 2008

Ricordiamoci che
siamo chiamati alla Fede, alla Speranza
ed all'AMORE

- Il pane che accaparri appartiene all’affamato.
- Il vestito che hai nel guardaroba appartiene al nudo.
- Le scarpe che ammuffiscono nella tua scarpiera sono dello scalzo.
- Il denaro che conservi di nascosto è del povero.

(S. Basilio)

lunedì 7 gennaio 2008

AGOSTINO LÉMANN
CAN. ONOR. DELLA PRIMAZIALE DI LIONE,
PROF. DI S. SCRITTURA E DI
LINGUA EBRAICA
PRESSO LA FACOLTÀ CATTOLICA

L’ANTICRISTO

Leone XIII alzò la voce nella grave allocuzione da lui pronunziata nel Concistoro del 15 aprile 1901: "Venerabili Fratelli, ci turba profondamente il pensiero che le contrarietà e gli ostacoli, onde si circonda il cattolicismo, non solo non si attenuano, anzi d'una in altra parte d'Europa come per contagio si estendono... Domina in questo momento il disegno manifesto dei nemici della Chiesa di muovere la più fiera guerra alle cattoliche istituzioni; e a tal fine si direbbe che abbiano stretto fra loro una lega intestina. Ne son prova i fatti molteplici che si van ripetendo da più parti, la concitazione cioè delle plebi, le violente chiassate e le minacce che si lanciano pubblicamente, gli scritti eccitatori delle passioni popolari, e le ingiurie scagliate senza ritegno contro le cose e le persone più venerande. Tutti questi sono foschi indizi del futuro, nè è lungi dal vero il timore che alle presenti calamità altre anche più calamitose abbiano da seguire. Tuttavia quali si sieno gli affanni e la battaglie che il domani arrecherà, la Chiesa, fidata in Dio, non incontrerà nè subirà cosa alcuna per cui abbia a temere per sè. Hanno da temere i Governi, che non vedono dove s'incamminano, ha da tremare la società civile, che a tanto maggiori pericoli va incontro, quanto più si distacca da Cristo liberatore".
Nello stesso anno 1901 in una lettera in data del 29 giugno e indirizzata ai Superiori generali degli ordini e istituti religiosi, Leone XIII insisteva ancora sul pericolo dell'apostasia: "Non è a meravigliarsi, scriveva il chiaroveggente Pontefice, che contro gli ordini ed istituti religiosi, come in altri tempi, imperversi la Città del mondo, massime quella setta che, con sacrileghi patti, è più strettamente avvinta al principe stesso di questo mondo, e più servilmente gli ubbidisce. Pur troppo nei loro disegni lo sbandeggiamento e l'estinzione degli Ordini religiosi è un' abile mossa a condurre innanzi il meditato proposito dell'apostasia delle nazioni cattoliche da Gesù Cristo".
L'Anticristo! ecco dove finirà l'apostasia, allorchè avrà raggiunto in estensione e perversità il grado assegnatole dalla pazienza divina.
Ma le parole di Pio X lascerebbero forse intendere che l’Anticristo sarebbe già nel mondo? Non si potrebbe affermarlo con certezza. Esso devonsi veramente interpretare secondo i testi seguenti di san Giovanni: "Siccome udiste che l'Anticristo viene, anche adesso molti sono diventati anticristi". - "Qualunque spirito che divida Gesù, non è da Dio: e questi è un Anticristo, il quale avete udito che viene, e già fin d'adesso è nel mondo". - "Molti impostori sono usciti pel mondo, i quali non confessano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: questi tali sono impostori ed Anticristi".
leggi l'intero testo su Totustuus.net
SETTE
Un Convegno all’Università Europea di Roma

Sono circa 600 nel nostro Paese le aggregazioni che per modalità di approccio e proposta si definiscono con genericamente di “sette religiose”.
Il dato emerge da una ricerca del Gris (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa), osservatorio cattolico sui nuovi fenomeni religiosi.Tali gruppi «coinvolgono» il 2-3% della popolazione, «in genere adolescenti e persone che attraversano particolari momenti di fragilità» che «hanno pochi punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità e una scarso orientamento valoriale», spiega la psicologa Anna Maria Giannini, direttore dell’Osservatorio di psicologia della legalità, intervenuta il 12 dicembre scorso al Convegno Il fenomeno delle sette in Italia presso l’Università Europea di Roma. I manipolatori, continua la psicologa, «sono abili, conoscono molto bene questi processi psicologici ed attuano procedure sofisticate fondate sulla convinzione ed una argomentazione arricchita e convincente». Inoltre fanno di tutto per «isolare dall’esterno» mettendo «in cattiva luce chi è vicino alla vittima come i genitori o gli amici più stretti». Sintomi della manipolazione sono la chiusura improvvisa, «cambiamento psicologico molto forte con una modalità di pensiero e di vita rigida, non disponibile alla discussione, perdita di autonomia e senso critico». «Il vero satanismo si può riassumere nel trionfo del calpestamento degli altri», aggiunge lo scrittore Carlo Climati, che punta il dito contro la «voglia di arrivismo che certi “cattivi maestri” continuano a proporre ai ragazzi». Per Climati, bisogna «attivare una forte prevenzione nei confronti di questo fenomeno, con la stessa intensità con cui si fa prevenzione contro la droga, la violenza, il bullismo (…). La prevenzione anti-satanismo si potrebbe fare anche nelle scuole, soprattutto nella fascia d’età dell'adolescenza, che è quella maggiormente a rischio. Si potrebbero organizzare dei corsi specifici, dedicati a questo argomento». Al Convegno è stata anche presentata l’esperienza del telefono anti-sette voluto da don Oreste Benzi. In cinque anni di attività gli operatori dell’Associazione Papa Giovanni XXIII hanno ricevuto 8.423 chiamate dalle quali sono scaturiti 1.823 casi trattati dalle Forze dell’Ordine.La maggior parte delle segnalazioni (600) sono arrivate dalle regioni del Nord, segue il Centro (383 segnalazioni) e il Sud (307) mentre Roma, Milano e Torino sono le città con il maggior numero di casi, che appaiono in crescita: dai 43 del 2002 si è passati infatti agli 851 nel 2007. A chiamare il numero verde (800 228 866) sono soprattutto donne (64%) e adulti dai 31 ai 60 anni d’età. Il 56% delle vittime sono donne.Quanto all’età: il 52% sono adulti, il 42% giovani e solo il 6% anziani. Il 49% ha denunciato casi di psicosette, il 15% sette di tipo pseudo-religioso, il 12% ha denunciato fenomeni di satanismo, mentre il 10% delle segnalazioni ha riguardato casi di magia.Giuseppe Ferrari, Segretario nazionale del Gris, infine, rileva che le nuove aggregazioni religiose in Italia presentano «aspetti sincretistici» con «accostamenti e fusioni di forme religiose tra loro diverse e non convergenti», e aspetti di relativismo per cui «non sono ammesse verità ultime né in campo religioso ne tanto meno etico».Si assiste così alla «nascita continua di nuove denominazioni» che danno vita ad un vero e proprio «discount della fede con proposte di sempre più bassa qualità». Ciò che più preoccupa gli addetti ai lavori sono le forme di «schiavitù» attuate con «tecniche di reclutamento e procedure di indottrinamento» da cui è difficile liberarsi.

Dal sito corrispondenzaromana.it

martedì 18 dicembre 2007

A proposito di oroscopo. State in guardia!

Attenzione contro le tentazioni del diavolo
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Leone Magno, papa (440-461)
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Settimo discorso tenuto nel Natale del Signore

3. Dilettissimi, per questa misericordia di Dio, la cui ricchezza nei nostri riguardi non siamo capaci di comprendere, i cristiani debbono con molta sollecitudine stare attenti a non farsi accalappiare di nuovo dalle insidie del diavolo e a non cadere nuovamente nelle pastoie degli errori che hanno rinnegato. L'antico nemico, trasfigurandosi in angelo di luce [cfr. 2 Cor 11,14], non cessa mai di tendere ovunque i lacci dell'inganno e di insistere nella lotta per corrompere in qualche modo la fede dei credenti. Egli sa bene con chi usare la fiamma della cupidigia, a chi risvegliare le attrattive della gola, a chi opporre le sollecitazioni della lussuria, a chi infondere il virus dell'invidia. Egli sa bene chi turbare con la tristezza, chi ingannare con allegra spensieratezza, chi opprimere con lo spavento, chi sedurre con la stima mondana. Egli di tutti esamina le abitudini, ventila le cure, scruta gli affetti: cerca occasioni per nuocere lì dove ha visto qualcuno occupato con più impegno.
Purtroppo, tra quei che più tenacemente ha sottomesso, molti ne ha che sono abili nei suoi affari: di costoro egli usa l'ingegno e la lingua per ingannare gli altri. Per opera di questi egli promette i rimedi per le malattie, interpreta gli indizi delle cose future, garantisce l'acquietamento dei demoni e l'allontanamento dei fantasmi. A costoro bisogna aggiungere anche quelli che bugiardamente pretendono di far dipendere dall'influsso delle stelle tutto il corso della vita umana e dicono che appartiene al fato inevitabile quello che invece si deve far risalire alla volontà di Dio oppure alla volontà nostra. Ma non basta; essi, per doppiamente nuocere, promettono che il fato può essere mutato qualora le persone contrariate supplichino le stelle. Così la loro argomentazione viene intrinsecamente distrutta, perché se il destino non è immutabile, non deve essere temuto; se invece è immutabile, non si devono venerare gli astri.
4. Da tali errori viene fuori un'altra empietà, cioè di adorare, come fanno alcuni più stolti degli altri, il sole dagli alti luoghi, quando sorge all'inizio del giorno. Tanto è stimato religioso un comportamento simile che altresì alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di san Pietro apostolo, dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono verso il sole che nasce e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto parte per ignoranza e parte per mentalità pagana. Infatti, anche se alcuni intendono venerare il Creatore della luce leggiadra, e non la luce stessa che è una creatura, devono astenersi da ogni apparenza di ossequio sì fatto, perché chi ha lasciato il culto degli dèi, qualora trovasse tra noi una simile usanza, potrebbe praticare, come incensurabile, questo elemento delle vecchie credenze, perché lo vede comune ai cristiani e agli infedeli.
da amare la chiesa

lunedì 17 dicembre 2007

Venerdì 21 dicembre a Piacenza
incontro di meditazione e preghiera in preparazione del Santo Natale
Programma
- ore 19 accoglienza
- ore 20 agape
- ore 22.30 meditazione
- ore 23 Santa Messa
- ore 24 meditazione
per partecipare e informazioni: honfalos@libero.it
Obbligo dell'abito ecclesiastico
paragrafo 66 del
"Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri"
della Sacra Congregazione per il Clero (31/1/1994) 66.
Obbligo dell'abito ecclesiastico
In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista, dove anche i segni esterni delle realtà sacre e soprannaturali tendono a scomparire, è particolarmente sentita la necessità che il presbitero - uomo di Dio, dispensatore dei suoi misteri - sia riconoscibile agli occhi della comunità, anche per l'abito che porta, come segno inequivocabile della sua dedizione e della sua identità di detentore di un ministero pubblico. (211) Il presbitero dev'essere riconoscibile anzitutto per il suo comportamento, ma anche per il suo vestire in modo da rendere immediatamente percepibile ad ogni fedele, anzi ad ogni uomo, (212) la sua identità e la sua appartenenza a Dio e alla Chiesa. Per questa ragione, il chierico deve portare "un abito ecclesiastico decoroso, secondo le norme emanate dalla Conferenza episcopale e secondo le legittime consuetudini locali". (213) Ciò significa che tale abito, quando non è quello talare, deve essere diverso dalla maniera di vestire dei laici, e conforme alla dignità e alla sacralità del ministero. La foggia e il colore debbono essere stabiliti dalla Conferenza dei Vescovi, sempre in armonia con le disposizioni del diritto universale. Per la loro incoerenza con lo spirito di tale disciplina, le prassi contrarie non si possono considerare legittime consuetudini e devono essere rimosse dalla competente autorità. (214) Fatte salve situazioni del tutto eccezionali, il non uso dell'abito ecclesiastico da parte del chierico può manifestare un debole senso della propria identità di pastore interamente dedicato al servizio della Chiesa.
dal sito amarelachiesa.blogspot.com
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I movimenti religiosi cattolici
secondo don Luigi Giussani

Riportiamo le belle parole del fondatore di C L espresse in una Scuola di Comunità (n.7) del 2005:

Il fenomeno dei Movimenti nella Chiesa, di tutti i Movimenti nella Chiesa, è – come ha osservato Giovanni Paolo II – l’autocoscienza che rinasce nella sfera della Chiesa stessa. Come l’umanità risplende in ogni focolare che l’amore anima, imbellisce e rende caloroso, così i movimenti rendono la Chiesa viva, vigorosa, calorosa, piena di luce e di splendore nelle parole e nelle esplicazioni, piena di affettività e di rispondenza. I movimenti sono il frutto dell’unità creata dai carismi, da quei doni che lo Spirito Santo ha fatto a coloro che Egli ha scelto, non per il valore delle persone, ma affinché si compia il Suo disegno, il grande disegno che il Padre ha sul mondo, quel disegno che ha un nome storico: Gesù Cristo.

dal sito amarelachiesa.blogspot.com
NO OROSCOPI E PREDIZIONI

UNA DURA CONDANNA ANCHE NEL CATECHISMO

Queste pratiche scavalcano l’ordine provvidenziale e favoriscono il disimpegno e la deresponsabilizzazione.
L’astrologia rientra nelle numerose pratiche divinatorie (chiromanzia, spiritismo, ricorso a medium, cartomanzia, ecc.) a più riprese condannate sin dall’Antico Testamento: «Si presentino e ti salvino gli astrologi che osservano le stelle, i quali ogni mese ti pronosticano che cosa ti capiterà» (Is 47,13).
La condanna ecclesiale più recente si trova nel Catechismo della Chiesa cattolica (1992): «Dio può rivelare l’avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell’abbandonarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L’imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità». (n. 2115).
Le pratiche divinatorie «occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia e infine sugli uomini e insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo» (n. 2116).
tratto dal sito amarelachiesa.blogspot.com

mercoledì 12 dicembre 2007

Avvento 2007

La Fede, la Speranza, la Carità
San Francesco e l'islam

Autore: Marco MESCHINI

Un santo realista, un “folle di Dio” con i piedi ben piantati per terra. La figura del patrono d’Italia “purificata” dal pacifismo che la circonda. Amante del dialogo, ma per la conversione degli infedeli.
Quando si parla di rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico, capita spesso che qualcuno citi il caso di san Francesco (1181-1226), più o meno in questi termini: «Si dovrebbe testimoniare il Vangelo come fece Francesco, in sottomissione e silenziosa discrezione; e quindi non si dovrebbe cercare di convertire nessuno, come san Francesco non voleva che si facesse». Ebbene, è corretta una simile visione?

In parole…
Innanzitutto va detto che questa interpretazione del pensiero e dell’azione del santo di Assisi deriva in particolare da un libro notevole e influente, scritto dallo storico Giovanni Miccoli e intitolato Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana. In quel volume Miccoli sostenne che Francesco voleva «realizzare una presenza cristiana priva di ogni ricerca di proselitismo». In altri termini, il santo assisiate avrebbe visto ogni tentativo di annuncio attivo del Vangelo – orientato cioè alla conversione dei non cristiani – come una sorta di “ingerenza”, persino di violenza e di contrario allo spirito evangelico, intriso di sottomissione, rinuncia, povertà “assoluta” e testimonianza “pura”. Per sostenere questa tesi Miccoli cita la Regola non bollata (cioè non approvata dalla Chiesa, stesa tra il 1209 e il 1221) che al capitolo 16 recita: «I frati che vanno tra gli infedeli [e in specie tra i saraceni] possono vivere e comportarsi con loro, spiritualmente, in due modi. Un modo è che non suscitino liti o controversie, ma siano soggetti, per amore di Dio, a ogni umana creatura, e confessino di essere cristiani». Queste parole, certamente di Francesco, sembrano confermare quella let-tura; tuttavia è necessario proseguire nel testo di quello stesso capitolo 16, che aggiunge immediatamente: «Un altro modo è che, quando vedessero che piace al Signore, annuncino la parola di Dio, affinché quelli credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di ogni cosa, il Figlio redentore e salvatore; e siano battezzati e diventino cristiani, poiché chi non rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio». Si tratta di parole molto chiare, che indicano al frate francescano (e, potremmo dire, al cristiano in genere) la necessità di cogliere le occasioni propizie per testimoniare esplicitamente e “attivamente” la buona novella, «affinché quelli credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di ogni cosa, il Figlio redentore e salvatore». Sono contenuti essenziali del Cristianesimo, ovvero la Trinità e la figura umana e divina di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell’umanità. E si badi che si tratta proprio di quei punti che l’Islam nega esplicitamente: per l’Islam, infatti, Allah è Dio uno e indivisibile e l’idea cristiana della Trinità è un’assurdità quando non, peggio, una forma di idolatria, ovvero di abominio da distruggere. Ed è poi vero che il Corano riconosce in Cristo un grande profeta, precursore di Maometto; ma appunto Cristo, in quest’ottica, non è nient’altro che un uomo, per quanto eccezionale (inferiore comunque a Maometto), e non può in alcun modo essere Dio. Tanto è vero che, per il Corano, Cristo non è mai morto in croce e quindi non è neppure – e tantomeno – resuscitato. Sono punti essenziali di diversità tra Cristianesimo e Islam, che Francesco mostra di conoscere esattamente e di voler mettere a fuoco nell’attività missionaria dei suoi frati. Lo scopo, poi, non è “semplicemente” di testimonianza, o meglio lo è nel suo senso più pieno, orientato cioè alla salvezza delle anime, che devono essere «battezzate» e «diventare cristiane», il che significa necessariamente staccarsi dal corpo dell’Islam per entrare nel corpo storico e mistico della Chiesa e di Cristo. Mi paiono parole nette, che smontano da sé il preteso “irenismo” a oltranza di Francesco: il santo di Assisi sperava e voleva che anche i musulmani (come gli altri infedeli) conoscessero la Grazia di Cristo, quella stessa che lo aveva toccato da giovane e gli aveva radicalmente trasformato l’esistenza. Come ha ben scritto Claudio Leonardi, uno dei massimi esperti mondiali della mistica cristiana medievale, «Francesco non ha timore di fare proseliti: il proselitismo, cioè la conversione e l’in-gresso dell’infedele tra i fedeli di Cristo e della Chiesa, è nella logica della predicazione e di ogni azione apostolica, anche se la conversione resta solo opera divina».

…e opere
Quanto abbiamo visto sin qui riguarda soprattutto il pensiero e la parola scritta di Francesco. Tuttavia egli si pose questo problema anche dal punto di vista pratico: volle cioè portare personalmente il Vangelo in terra islamica. Dopo un paio di tentativi falliti, fu nel 1219 che il santo riuscì a entrare in contatto con gli infedeli, durante la quinta crociata. L’episodio è a volte liquidato come un evento minore e secondario della sua biografia, perché Francesco rimase solo qualche giorno presso i musulmani, senza peraltro ottenere un particolare successo. Ma, anche in questo caso, è una lettura riduttiva: che un uomo del Medioevo provi per tre volte a superare il “confine”, geografico e spirituale, che divideva la Cristianità del tempo dal mondo islamico; che lo faccia a suo rischio e pericolo, accompagnato solo da un altro frate (di nome Illuminato); che cerchi di parlare – e ci riesca! – con il sultano d’Egitto, ovvero con l’autorità somma del potere islamico in quel momento; e infine che torni indietro sano e salvo… beh, son tutte cose eccezionali, non secondarie, come scrisse Dante nella Di-vina Commedia (Paradiso 11,100-105). Orbene, che cosa accadde? Nel giugno del 1219 Francesco e Illuminato raggiunsero il campo dei crociati che assediavano Damietta da qualche tempo. Tra la fine di quel-l’estate e l’inizio dell’autunno, i due frati attraversarono la “terra di nessuno” che divideva i crociati dai musulmani e chiesero di parlare con il sultano al-Kamil, discendente del grande Saladino. Sul fatto che i due si incontrarono e che, tramite interpreti, si parlarono, nessuno oggi dubita più. Ciò che divide gli storici è semmai il contenuto del loro discorso, che diventa altamente dibattuto per il suo valore simbolico. Non abbiamo nessun ricordo personale del santo, né cronache musulmane che ci riportino i contenuti di quel celebre incontro. Tuttavia, tra le fonti di parte cristiana ne spicca una contenuta nella biografia di Francesco scritta da san Bonaventura alcuni decenni dopo e che riporta la testimonianza di frate Illuminato. Eccone un passo decisivo. Il sultano si sarebbe così rivolto al santo: «Il vostro Dio ha insegnato nei suoi Vangeli che non si deve rendere male per male… Quanto più dunque i cristiani non devono invadere la nostra terra?». Niente male: al-Kamil usò il Vangelo come strumento per accusare i crociati di violenza e aggressione. Ma sentiamo la replica di Francesco: «Non sembra che abbiate letto per intero il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove dice infatti: “Se un tuo occhio ti scandalizza, cavalo e gettalo lontano da te”…, con il che ci volle insegnare che dobbiamo sradicare completamente… un uomo per quanto caro o vicino – anche se ci fosse caro come un occhio della testa – che cerchi di toglierci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Per questo i cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete. Se però voleste conoscere il creatore e redentore, confessarlo e adorarlo, vi amerebbero come loro stessi». Insomma, in un colpo solo Francesco difese l’opera dei crociati e propose al sultano la conversione. È vero che questo dialogo non è direttamente attribuibile a Francesco; tuttavia è l’unico resoconto disponibile di un testimone oculare, frate Illuminato, e non c’è un motivo specifico per non utilizzarlo, sia pure con cautela. Il Francesco che emerge è un santo eccezionale, che brucia dal desiderio di testimoniare in parole e opere la verità di Cristo e del suo Vangelo; e che si espone personalmente alla violenza e alla morte per suo amore. Sempre secondo le fonti cristiane, in effetti, Francesco propose al sultano anche un “giudizio di Dio” con i sufi islamici presenti: ovvero li sfidò ad affrontare i carboni ardenti per dimostrare la veridicità delle rispettive fedi. Ma quelli rifiutarono, e tra di loro vi fu forse un certo Fakhr al-Farîsi, celebre consigliere del sultano, sulla cui tomba è scritto che ebbe «un famoso caso con un monaco cristiano». Sappiamo anche che a quel punto Francesco propose di affrontare da solo la prova del fuoco, ma il sultano si oppose. Il santo poté quindi predicare ai musulmani, ma – sembra – senza ottenere successo. Tornò quindi al campo crociato e poi in Italia. Conclusioni Francesco sapeva che i musulmani negano la divinità di Cristo, «bestemmiando» – tecnicamente parlando, non moralmente – il suo nome. Per questo si adoperò in parole e opere perché divenissero cristiani. Anche in questo caso, dunque, Francesco è il perfetto cavaliere di Dio. Pacifico, ma non pacifista. Amante, ma non succube. Innamorato di Dio, e non delle lodi del mondo.

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«Francesco d’Assisi è il prodotto più rappresentativo ed ortodosso della Chiesa delle crociate. (…) Non è affatto il personaggio che generalmente ci viene presentato adesso. Non era il precursore dei teologi della liberazione. Né tantomeno fu l’araldo di un cristianesimo dolciastro, melenso, ecologico-pacifista: il tipo che ride sempre, lo scemo del villaggio che parla con gli uccellini e fa amicizia con i lupi». (Franco Cardini, in Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell’avventura umana, Sugarco, 2006, pp. 164-165).

Bibliografia
La letteratura francescana, a cura di Claudio Leonardi, 4 voll., Fondazione Lorenzo Valla, 2004. M. Meschini, Le crociate di Terrasanta, I Quaderni del Timone, Ed. Art, 2006. Giovanni Miccoli, Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana, Einaudi, 1991.

da IL TIMONE - Marzo 2007 (pag. 22-24)

martedì 4 dicembre 2007

A P O S T A S I A - Cos’è ?


L’apostasia è uno dei peccati più gravi e consiste nell’abbandonare, o peggio ancora ripudiare coscientemente la verità conosciuta, per aderire ad un credo menzognero, formulato in base alle voglie degli uomini.

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Incontri
LA TRADIZIONE
CAVALLERESCA E TEMPLARE
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A partire da mercoledì 21 novembre 2007, si terranno settimanalmente a Piacenza, alle ore 20,30 nove incontri tematici per approfondire gli aspetti della Tradizione Cavalleresca e Templare.
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incontri 2007:
21 novembre - 28 novembre
12 dicembre - 19 dicembre
incontri 2008:
9 gennaio - 16 gennaio - 23 gennaio
30 gennaio - 6 febbraio
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La partecipazione è libera e gratuita.
Per informazioni: honfalos@libero.it