mercoledì 23 aprile 2008

Origine della Custodia
di Terra Santa

Siamo agli inizi del secolo XIII. Il piccolo gruppo dei seguaci di S. Francesco è diventato un grande Ordine religioso animato da grande fervore e da irrefrenabile dinamismo.
Al Capitolo generale del 1217 - i "Capitoli generali" sono i raduni periodici (come gli odierni "congressi") che ne puntualizzano lo stato e ne fissano le linee di sviluppo - i francescani decisero di portare l’annuncio evangelico e la testimonianza della loro vita in tutto il mondo.
Decisione che nasceva dallo spirito profetico ed ecumenico di S. Francesco. "Tutti gli uomini - sintetizzerà il Concilio Vaticano II - sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio". Tutti: cattolici e non cattolici, cristiani e non cristiani, credenti e non credenti (islamici, buddisti, ecc).
Nel Capitolo generale del 1217 il mondo intero venne diviso in "Province" francescane e i frati sciamarono da Assisi verso i quattro punti cardinali.
L’iniziativa ridette vitalità all’impulso missionario della Chiesa che si servì spesso dei francescani. Nei secoli XIV, XV e XVI alcuni Legati mandati dai Papi nelle nazioni dei greco-ortodossi e in quelle più lontane - geograficamente e ideologicamente - degli "infedeli", furono frati minori. Basti ricordare Giovanni del Pian dei Carpini, Odorico da Pordenone, Giovanni da Montecorvino, Giovanni dei Marignolli, che furono nel secolo XIV messaggeri del vangelo e della Chiesa fino all’interno della Russia, fino al Tibet, fino a Pechino.
Una delle ‘Province’ costituite nel Capitolo del 1217 fu la Provincia di Terra Santa, chiamata anche di Siria, di Romania, o, con termine più generico, Ultramarina. Si estendeva a tutte le regioni gravitanti sul bacino sud-orientale dle Mediterraneo, dall’Egitto fino alla Grecia e oltre.
Comprendendo la patria di Cristo, questa Provincia fu considerata la perla delle missioni francescane. S. Francesco vi soggiornò parecchi mesi, fra il 1219 e il 1220. Esemplare fu il contatto che stabilì con quello che era allora l’antagonista ‘storico’ del cristianesimo: l’Islam. Propose in tono umile il mistero di Cristo, soltanto nel quale c’è salvezza. Nello stesso tempo confortò l’insediamento dei suoi frati, che sarebbe durato ben oltre il tormentato periodo crociato.
La Provincia di Terra Santa continuò nei tempi successivi ad essere trattata dalle Autorità dell’Ordine con le attenzioni dovute alla creatura prediletta di S. Francesco. Nel Capitolo generale di Pisa, tenutosi nel 1263 sotto il generalato di S. Bonaventura, si constatò che la grande estensione ostacolava l’organizzazione di un lavoro apostolico e capillare. Per cui la Provincia di Terra Santa venne ristretta a Cipro, Siria, Libano e Palestina: cioè ai territori corrispondenti al dominio crociato.
Come in altre Province religiose, anche la Provincia di Terra Santa era suddivisa in più sottocircoscrizioni chiamate "Custodie", che comprendevano i conventi di una determinata regione. Durante il secolo XIII era formata dai conventi di Acri, Antiochia, Sidone, Tripoli, Tiro, Gerusalemme e Giaffa. L’apostolato dei frati si svolgeva in gran parte, anche se non esclusivamente, entro l’ambiente crociato.
La caduta di S. Giovanni d’Acri in mano musulmana il 18 maggio 1281 segnò pure la fine della primitiva presenza francescana in Terra Santa.
Instaurato di nuovo e definitivamente il dominio islamico in Palestina, i frati minori si rifugiarono a Cipro, sede del Superiore provinciale della Provincia d’Oriente. Da Cipro venne avviata, diretta e gradualmente potenziata la successiva presenza francescana a Gerusalemme e nelle altre zone dei santuari palestinesi. Una bolla di Papa Giovanni XXII (9 agosto 1328) concedeva al Ministro provinciale residente in Cipro facoltà di inviare ogni anno due suoi frati nei luoghi santi.
Da vari indizi storici si rileva la presenza di alcuni francescani al servizio del S. Sepolcro già entro il periodo 1322-1327.
Attorno al 1333 Fra Ruggero Garini riuscì ad ottenere dal Sultano d’Egitto il S. Cenacolo presso il quale fondò, grazie alla generosità della regina Sancia di Napoli, un convento per i suoi confratelli. Contemporaneamente le autorità musulmane riconoscevano ufficialmente la presenza dei francescani, come officianti abituali, nella basilica del S. Sepolcro.
Il definitivo ritorno dei figli di S. Francesco in Terra Santa, in possesso legale di determinati santuari e con il diritto d’uso per altri, si deve alla munificenza di Roberto d’Angiò re di Napoli e della sua consorte, la già ricordata regina Sancia. Dopo laboriose trattative con il sultano d’Egitto condotte tramite il citato Fra Ruggero Garini, i reali acquistarono con denaro sonante il Cenacolo e il diritto di funzionamento del S. Sepolcro. E ottennero che i francescani godessero di tali diritti "in nome e per conto" della Chiesa cattolica. Papa Clemente VI con le bolle "Gratias agimus" e "Nuper carissimae" del 21 novembre 1342, approva l’operato dei Reali di Napoli ed emana disposizioni per il buon funzionamento del nuovo organismo ecclesiastico-religioso.
Le due bolle sono in pratica l’atto costitutivo della nuova Custodia di Terra Santa di cui enunciano il basilare principio giuridico-ecclesiastico. I frati possono provenire da tutte le Province dell’Ordine (internazionalità della Custodia). E una volta al servizio dei Luoghi Santi, sono sotto la giurisdizione del Padre guardiano (=superiore) del convento del Monte Sion in Gerusalemme , dipendente a sua volta dal Ministro provinciale di Terra Santa con sede a Cipro.
Nel 1347 i francescani si insediano definitivamente anche a Betlemme presso la basilica della Natività di Nostro Signore.
I primi Statuti di Terra Santa, che risalgono al 1377, prevedevano non più di venti religiosi al servizio del S. Cenacolo, del S. Sepolcro e di Betlemme. Dovevano assicurare la vita liturgica nei santuari e l’assistenza religiosa ai pellegrini europei.
In questo primo periodo ufficiale della sua storia la Custodia ebbe il sigillo del martirio. Ricordiamo i quattro canonizzati da Paolo VI il 21 giugno 1970: Nicolò Tavelic’ (croato), Stefano da Cuneo (italiano), Deodato da Rodez e Pietro da Narbona (francesi). Appartenevano al convento del Monte Sion in Gerusalemme. Furono uccisi il 14 novembre del 1391.
Nel Capitolo generale di Losanna del 1414 venne riconosciuta la necessità di aumentare il numero dei frati destinati al servizio dei Luoghi Santi.
Nel 1430 fu stabilito che il Padre guardiano del Monte Sion, vale a dire il ‘Custode di Terra Santa’, venisse eletto dal Capitolo generale: si faceva così notare l’importanza dell’ufficio e l’interesse di tutto l’Ordine alla Custodia. Tre secoli dopo l’elezione del Custode venne attribuita al Definitorio generale (cioè al Ministro generale e al suo Consiglio permanente). Nel 1517 la Custodia, pur mantenendo la sua denominazione, acquistò piena autonomia con configurazione di Provincia, caratterizzata sempre però da prerogative del tutto speciali.
In concomitanza al progressivo definirsi della sua figura giuridica, ebbe dalla S. Sede particolari facoltà e autorizzazioni in vista di una più dinamica presenza in Terra Santa, specialmente nell’assistenza spirituale dei pellegrini, e più ancora nell’attività ecumenica. La riconciliazione fra cristiani separati d’Oriente e Chiesa cattolica raggiunta al Concilio di Firenze (1431-43) doveva ben presto rivelarsi effimera. E così per circa due secoli i francescani rapresentarono pressoché l’unica possibilità ‘in loco’ di relazioni dirette e autorizzate del mondo cattolico con le Chiese separate del Vicino e Medio Oriente.
Altra attività, rimasta piuttosto in ombra, è quella, sviluppatasi soprattutto dal secolo XV in poi, dell’assistenza spirituale ai commercianti europei residenti o di passaggio nelle principali città d’Egitto, di Siria e del Libano. Da attività temporanea, specie in occasione dell’avvento e della quaresima, con la seconda metà del ‘500 essa diventò più o meno continuativa, fino ad assumere nel secolo XVII carattere stabile con residenze fisse. I francescani, entrati dapprima come cappellani di consoli di colonie commerciali europee, vi rimasero come apostoli a servizio di tutti. E irradiarono la luce del vangelo attorno alle loro residenze, che un po’ alla volta finirono per configurarsi come vere e proprie parrocchie.
Ma la presenza dei frati in Terra Santa è soprattutto legata ai santuari e alla loro custodia. Tutte le altre attività trassero origine da questo motivo e furono finalizzate a questo servizio di importanza primaria per tutta la Chiesa. Una presenza, che si affermò gradualmente, grazie a successive acquisizioni.
Insieme alle acquisizioni e agli ampliamenti di possesso, però, non mancarono perdite e limitazioni, imposte dai governanti turchi il più delle volte dietro istigazione delle comunità cristiane dissidenti. Basterà ricordare l’espulsione dal S. Sepolcro nel 1551; e le alterne vicende di perdite e di parziali recuperi di diritti nelle basiliche del S. Sepolcro e di Betlemme, vicende che si protrassero per tre secoli, in forma drammatica per tutto il ‘600 e con acute recrudescenze nel ‘700 e nell’ ‘800.
Lungo i secoli i francescani chiesero, direttamente o tramite la S. Sede, protezione alle potenze cattoliche che avevano rapporti diplomatici con i sultani musulmani (nei primi secoli il sultano d’Egitto, poi dal 1517 il sultano di Costantinopoli). Con una bolla del 1623, papa Urbano VIII ribadisce che è dovere di tutti i principi cattolici oltre che dei Sommi Pontefici, proteggere i francescani di Terra Santa perché i giusti titoli del possesso antichissimo dei Luoghi Santi da parte dei frati minori sono titoli di possesso per tutta la Chiesa cattolica e per questo devono interessare tutti i figli della stessa Chiesa.
Naturalmente il rapporto fra la Custodia e l’Occidente cattolico ebbe anche carattere economico. A motivo della sua organizzazione francescana priva di capitali e senza possibilità di proventi nella zona di attività, la Custodia ha sempre avuto necessità di finanziamenti dall’esterno. Lungo i secoli, i papi non cessarono di ricordare a tutta la Chiesa "il dovere di Terra Santa" prescrivendo periodiche raccolte di offerte in tutte le diocesi. Anche l’aiuto economico di alcuni governi europei fu provvidenziale, benché non sempre adeguato alle reali necessità.
Va ricordato comunque che proprio nei secoli difficili che vanno dalla fine del ‘500 a tutto l’ ‘800 i francescani crearono svariate opere religiose, culturali, sociali e assistenziali. Alcune di esse, dati i tempi i luoghi e le circostanze, potrebbero considerarsi opera di pionieri.
Non poche, dal ‘500 all’ ‘800, le variazioni che la figura giuridica della Custodia ebbe nel campo ecclesiastico; variazioni in pratica corrispondenti all’evoluzione della figura giuridica del Padre Custode. Il domenicano P. Felice Fabri, che fu in Terra Santa due volte (1480 e 1483) presenta il P. Custode di Terra Santa con titolo e qualifica di "Provisor" per la Chiesa latina in Oriente, incarico che, come egli dice, il Papa frequentemente gli conferiva.
"Responsabile" della S. Congregazione di Propaganda Fide in quasi tutto il Medio Oriente. È uno dei titoli - che compare la prima volta nel 1628 - dati al Custode di Terra Santa. Altri titoli: "Prefetto delle Missioni" di Egitto, Cipro ecc.; "Commissario Apostolico della Terra Santa e dell’Oriente". Tutti questi titoli e incarichi cessarono con la ricostituzione del Patriarcato Latino di Gerusalemme nel 1847.
I francescani continuano, ancora oggi, la loro missione di "custodia" dei santuari e più genericamente di testimonianza cattolica nei paesi del Medio Oriente. Si tratta di attività potenziate o ristrette, ristrutturate o variate, secondo le esigenze dei tormentati ultimi secoli. Nei decenni anteriori alla prima guerra mondiale, per esempio, sono state sviluppate in maniera cospicua le attività sociali. Negli ultimi cento anni è stato dato notevole impulso all’attività scientifico-culturale nel campo della ricerca biblica e archeologica.

Fonte: sito ufficiale della Custodia di Terra Santa
http://198.62.75.1/www1/ofm/pope/40GPit/46/46GPcu01.html

lunedì 21 aprile 2008


IL PAPA ALL'ONU: I DIRITTI UMANI

di Riccardo Cascioli

Con il discorso alle Nazioni Unite pronunciato il 18 aprile, il Papa ha ancora una volta spiazzato la maggior parte degli analisti. Era noto che avrebbe parlato di diritti umani, anche perché l’invito a parlare al Palazzo di Vetro coincideva proprio con il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Ma in molti si aspettavano che si soffermasse su sviluppo, ambiente, vita, famiglia, pace e così via. Argomenti che il Papa ha soltanto sfiorato, a titolo esemplificativo, andando invece al cuore del problema: cosa sono i diritti umani, qual è la loro radice, e qual è dunque il compito degli Stati.

Si tratta di un intervento che, pur nella morbidezza dei toni, è di una grande durezza e determinazione perché si tratta di una critica radicale al dibattito sui diritti umani così come viene condotto alle Nazioni Unite. La battaglia che le solite lobby e tanti governi (Unione Europea in testa) stanno conducendo oggi, ruota infatti intorno al tentativo di “ridefinire” i diritti umani legandoli ai contesti culturali, sociali e politici. E’ quello che accade con il tentativo di invocare un diritto universale all’aborto, e con il tentativo di considerare famiglia ogni genere di unione. Ma non solo: in Europa, ad esempio, aumentano le sentenze di tribunali che “giustificano” la violazione del nostro diritto in nome della cultura di provenienza degli immigrati islamici (vedi la poligamia e la violenza contro le donne). Ed è una visione che fa gioire anche la Cina e altri Paesi asiatici che hanno sempre invocato una propria, originale, concezione dei diritti umani a motivo della loro cultura (in realtà per giustificare l’oppressione dei propri popoli).


Il Papa ha spazzato via qualunque ambiguità al proposito: “I diritti umani sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà… Non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti”. Se si viene meno a questa concezione, ha detto il Papa, il risultato è il restringersi dei diritti umani, anche quando sembrerebbe che se ne voglia allargare l’ambito.


Il Papa è consapevole che alle Nazioni Unite sono rimasti ben pochi a sostenere che i diritti umani sono universali e fondati sulla legge naturale e – potremmo aggiungere – una spallata decisiva si sta portando sulla spinta dell’ideologia ecologista che pretende addirittura di cancellare la centralità dell’uomo quale criterio ultimo delle politiche globali (la Carta della Terra promulgata nel 2000 all’interno del sistema delle Nazioni Unite sostituisce i diritti dell’uomo con i diritti della comunità di vita, in cui uomini, animali e piante hanno gli stessi diritti). Così il Papa chiama a "raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione (Universale dei diritti dell’uomo) e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari”.


Da questo punto di vista colpisce anche l’insistenza di Benedetto XVI sulla differenza tra legalità (ovvero norme volute da chi detiene il potere) e giustizia (che non cambia ed è l’unica fonte dei diritti umani). Proprio su questa distinzione poggia l’istituto dell’obiezione di coscienza che, ad esempio, l’Unione Europea amerebbe limitare o addirittura cancellare (ci ha provato anche il governo italiano uscente). Tutto il resto – la libertà religiosa, il ruolo della scienza, il superamento delle ineguaglianze, il rispetto del Creato, la promozione della famiglia – è una conseguenza ed è importante andarsi a rileggere l’intero discorso del Papa per cogliere l’intima unità tra tutti gli aspetti che riguardano la persona umana.


Un’ultima notazione: i rappresentanti dei 192 Paesi che hanno ascoltato il discorso, hanno tributato al Papa una “standing ovation” di un minuto: sembrerebbe contraddittorio considerando che in nome dei propri governi, gran parte di quei rappresentanti lavorano ogni giorno nella direzione contraria a quella indicata dal Papa. Escludiamo che si sia trattato di un applauso di circostanza, era troppo partecipato e sincero. Rimangono due possibilità: la prima è che non abbiano capito in realtà cosa abbia detto il Papa, ma escluderemmo anche questa ipotesi; sia perché il discorso era molto chiaro e senza giri di parole sia perché chi non capisce al massimo resta in silenzio o applaude giusto per educazione. Sicuramente non dedica una “standing ovation”. C’è dunque una sola spiegazione plausibile: che abbiano cioè applaudito non in rappresentanza dei propri governi, ma come persone che si sono sentite “lette” nel cuore, nel loro desiderio personale di giustizia e di libertà; che si sono sentite valorizzate nella loro dignità di uomini. In altre parole: hanno applaudito come uomini, non come rappresentanti; in nome della giustizia, non della legalità.

Da: www.iltimone.org

venerdì 18 aprile 2008

RELIGIONI, FILOSOFIE, SETTE:
luoghi comuni e sfide in ambito cristiano


ALLARME SETTE!
Ma l’antidoto esiste.
Il numero verde voluto
da don Benzi
800228866


Don Aldo Buonaiuto è il responsabile del Servizio antisètte dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Ma che cos’è il numero verde «anti sètte occulte?
«Il numero 800228866, nato nel 2002 e attivo 24 ore su 24 – spiega – sorse in seguito ad alcuni fatti di cronaca e a volerlo fu lo stesso don Benzi, per dare voce alle vittime delle sètte, dei santoni, dei guru: persone che approfittano della disperazione della gente per farla cadere in trappole nefaste. Pensavamo a due tipologie: gli adolescenti, che ci cascano per gioco e adulti che vivono momenti di debolezza (un lutto, un problema affettivo, una malattia, difficoltà economiche) e sperano di trovare un aiuto da questi gruppi. Abbiamo così raccolto il grido di queste persone che spesso sono inascoltate o addirittura derise: perché le sètte, vedendo che tentano di sfuggire loro, le perseguitano portandole a situazioni di terribile stress che le rendono poco credibili. Per le situazioni più gravi collaboriamo con la squadra antisètte della Polizia di Stato.
Cosa si può fare? «Stiamo cercando di istituire dei Centri di ascolto, per ascoltare appunto più in profondità chi ha bisogno e indirizzarlo eventualmente alle Forze dell’ordine. In generale, occorre che aumenti la sensibilità verso questi problemi. Non bisogna infatti sottovalutare né banalizzare i fenomeni, né d’altra parte giungere ad attribuire tutto alla responsabilità delle sètte: a volte i problemi delle persone possono derivare da responsabilità nostre, o da turbamenti che richiedono semplicemente l’intervento di uno psicologo». I motivi che spingono le persone ad aderire alle "nuove religioni" sono svariati – afferma monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio –, ma «i più comuni sono tre: la ricerca di una comunità "calda", e accogliente; il bisogno di ritrovarsi all’interno di un gruppo per avere sicurezza; una ricerca spirituale e religiosa che così trova un approdo. Tutti motivi, naturalmente, che interrogano profondamente noi cristiani». «Oggi il dialogo interreligioso non è più solo un’ipotesi accademica, ma un compito concreto – sostiene da parte sua don Erio Castellucci, preside della Fter – a causa del rapido sviluppo dell’immigrazione extracomunitaria e della sempre maggiore rapidità delle comunicazioni.
Occorre quindi partire da un approccio molto concreto». «In tale prospettiva – prosegue – mi sembra che oggi non si possa più prendere come punto di partenza un "teocentrismo" che vede una pluralità di religioni tutte sullo stesso piano. Occorre invece che ciascuno parta dalla propria tradizione, nella quale deve saldamente collocarsi, e di qui giunga poi a trovare motivi di apprezzamento delle altre». «Il dialogo interreligioso e con le nuove religioni e sètte è senza dubbio la grande sfida che le nostre Chiese si trovano davanti in Italia e non solo – conferma monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro –. Le ideologie tradizionali infatti oggi sono in gran parte tramontate, e non sono in grado di polarizzare positivamente il popolo; al massimo, lo omologano in senso negativo, attraverso i mass media.
Ciò che abbiamo di fronte invece è soprattutto da una parte quella terribile ideologia che è la "tecnoscienza" (secondo la definizione di Benedetto XVI), dall’altra il continuo, virulento sorgere di sette». «Queste ultime – continua – sono estremamente variegate: alcune di carattere gnostico, filosofico in senso molto ampio, e presentano una versione del cristianesimo totalmente mondana; altre, davvero inquietanti, sono di tipo satanico e contemplano comportamenti moralmente dissennati. Queste ultime sono molto pericolose perché a volte si mascherano con forme di ginnastica, di pratiche pranoterapeutiche, o di meditazione e simili. A volte, inoltre, ci sono cattolici che con grande imprudenza "sponsorizzano" queste aggregazioni». «Occorre allora – conclude monsignor Negri – che i cristiani prendano coscienza di questa realtà, diffusa soprattutto fra i giovani, e siano coscienti della nostra identità e della diversità rispetto queste "religioni"»

Tratto da: Bologna Sette, Supplemento ad “Avvenire” - Quotidiano cattolico nazionale
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l'intervento del vescovo di Piacenza – Bobbio
mons. Gianni Ambrosio
al convegno di Bologna del 16 aprile

«Sette sataniche, prima del diavolo pensiamo ad educare»
«È un problema che non dovrebbe preoccupare solo la Chiesa ma l'opinione pubblica. Se una certa forma che si presenta come religiosa mette in crisi il bilancio famigliare è chiaro che si deve fare qualche cosa». Una decina di vescovi dell'Emilia Romagna era presente l'altro pomeriggio al convegno sulle sette e l'occultismo tenutosi a Bologna che ha avuto come relatore, tra gli altri, monsignor Gianni Ambrosio. "Religioni, filosofie e sette" era il tema dell'incontro in cui sono stati resi noti i dati sul numero verde dell'Associazione Papa Giovanni XXIII° pubblicati su Libertà di ieri. «Se si lascia la piazza pubblica vuota, senza valori, è chiaro che ad un certo punto verrà occupata da qualcuno - ha osservato monsignor Ambrosio -. Il nostro impegno è che quella sia invece una piazza con un riferimento serio alla vita, con valori precisi e fondanti. Se c'è una pulsione in qualche modo amorale, allora stiamo pur certi che questo è il terreno di certe forme settarie. In un prato, se non è coltivato bene, arriva la gramigna». E il diavolo, quanto c'entra? «C'entra, è vero, anche il diavolo. Prima però di arrivare a lui ci sono tutta una serie di cose che dovrebbero essere messe in atto. Certamente poi nella storia c'è anche l'intervento di colui che è menzogna, che distrae rispetto al buon cammino». Il numero verde ha avuto tre segnalazioni nel Piacentino. «Non ho ancora gli elementi - ha osservato Ambrosio -. Mi hanno comunque segnalato di qualche situazione che andrebbe monitorata».

Tratto da: Libertà, quotidiano di Piacenza del 18 aprile 2008 – di Federico Frighi

giovedì 17 aprile 2008

RELIGIONI, FILOSOFIE, SETTE:
luoghi comuni e sfide in ambito cristiano
Mercoledì 16 aprile 2008, dalle ore 16 alle ore 19, si è tenuto presso la sede della Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna di Bologna, il convegno "Religioni, Filosofie, Sette", organizzato da: Conferenza Episcopale dell'Emilia Romagna, Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna, Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro - Istituto Veritatis Splendor, GRIS, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Fondazione Dignitatis Humanae.

Al Convegno hanno partecipèato i seguenti relatori:

- Prof. Don Erio Castellucci (Preside della FTER),
- S.E. Mons. Gianni Ambrosio (Vescovo di Piacenza-Bobbio),
- S.E. Mons. Luigi Negri (Vescovo di San Marino-Montefeltro)

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Sull'argomento pubblichiamo un interessante contributo della dottoressa CECILIA GATTO TROCCHI

Occultismo, esoterismo, magia, satanismo
Analisi antropologica


“Il territorio che il pensiero laico ha sottratto ai teologi è sul punto di cadere in mano ai negromanti” (Italo Calvino)


Inizierò con una diagnosi della complessa situazione dell’attuale “bisogno di spiritualità” e delle ambiguità che tale situazione sta creando.

Praticare rituali magici, cantare sortilegi davanti al mazzo dei tarocchi, evocare energie occulte, frequentare sensitivi e veggenti, credere ciecamente nell’astrologia: ecco le nuove frontiere dell’esoterismo, spesso scambiato per spiritualità alternativa. Dopo il crollo delle ideologie politiche e dell’impegno «rivoluzionario», alcune di tali forme ambigue sono praticate dal 12% delle persone e dal 35% dei giovani dai sedici ai ventiquattro anni, e sembrano costituire un’alternativa alla dispersione urbana, all’isolamento, alla neutralità affettiva, alla confusione dei valori fondanti, alla crisi della famiglia e delle istituzioni. Tale interesse per l’astrologia, la magia, gli incantesimi, la stregoneria si impone nelle città ricche e annoiate e trova vasta eco tra ragazze e ragazzi, portatori di un maggiore disagio sociale.

L’opinionismo imperante, per cui chiunque parla ha ragione, e il «politicamente corretto» pongono sullo stesso piano oscuri culti magici e grandi tradizioni religiose, seguaci della dea Kali e teologi impegnati, satanisti e neo-protestanti. Il mago Otelma si paragona al Pontefice Romano, astrologhe in cerca di clienti festeggiano paganamente la Candelora convinte di essere divine. Nelle università si invitano sedicenti sciamani siberiani a realizzare i loro riti magici mentre professori di storia delle religioni recitano in classe le formule segrete per ottenere il potere occulto, celebrano riti esoterici alle divinità pagane e sono convinti di diventare simili a Dio.

Tutto appare migliore della tradizione cristiana: i sacrifici umani dei Maya, la magia africana, le orge sessuali del tantrismo, le profezie dei druidi. Le catastrofi culturali del Novecento, l’abbandono graduale ma costante delle religioni tradizionali, hanno creato un vuoto sociale in cui maghi ed esoterici senza scrupoli organizzano culti dal vivace proselitismo, che si configurano anche come centri psicologici «del potenziale umano».

Le tentazioni dell’occulto
L’ingresso in una setta magica è presentato ai giovani come un dono prezioso, una sovrumana possibilità in quanto permette di raggiungere «poteri» di auto-guarigione, di purificazione, di potenza, di immortalità. Moltissimi ragazzi portatori di un disagio interiore non necessariamente patologico, corrono a dissetarsi alle fonti impure della magia e dell’occultismo, entrando in sette para-sataniche o esoteriche. Avendo io stessa subito più di sessanta iniziazioni, posso garantire che i grandi misteri che vengono rivelati dopo mesi e mesi di lezioni melense e noiose, sono penosamente simili.

Prima c’è la grande rivelazione della nostra natura «divina», ricavata dalla cabala ebraica, dalla gnosi, dalle filosofie orientali, da una pseudo scienza «di confine», dalla massoneria di frangia, che già nel Settecento aveva cucito insieme una mitologia di seconda mano.

Vi sono poi le pratiche e i rituali da compiere alla perfezione, senza sbagliare mai, pena la non divinizzazione dell’adepto; si tratta di un caleidoscopio di riti che vanno dalla ripetizione di parole potenti alla meditazione, dall’auto-ipnosi alla purificazione a base di saune e persino di clisteri esoterici...

Da dove deriva la moda della magia, il credere nei poteri occulti dell’uomo? La storia dell’occultismo ha delle tappe specifiche: la magia del Rinascimento, l’occultismo sei-settecentesco, la sintesi operata dalla Massoneria. Nei gruppi esoterici settecenteschi si definivano le potenzialità dell’uomo, capace di diventare «simile a Dio» con iniziazioni e cerimonie segrete. L’uomo doveva recuperare il suo sapere precedente alla caduta nel giardino dell’Eden e diventare onnipotente, quindi capace di operare magie.

La cosiddetta Filosofia Perenne, presente nella Teosofia di madame Blavatskij, nell’Antroposofia di Rudolph Steiner, nelle sette massoniche dedite all’occultismo si è riferita costantemente ai «classici» della magia rinascimentale, all’ermetismo, ma anche alla Kabbalà, costruzione simbolica del misticismo ebraico medievale, e dall’Ottocento in poi alle filosofie indiane. La magia stava diventando una gnosi operativa, una conoscenza volta a trasformare gli adepti in esseri «super-naturali», per i quali le comuni leggi etiche non avevano senso.

L’esoterismo massonico è stato il grande serbatoio dal quale hanno attinto i principali movimenti magici contemporanei, dalla Teosofia alla Golden Dawn, dai Rosacroce alla New Age, dal neo-paganesimo alle Chiese gnostiche.

La prima sintesi (che viene riproposta puntualmente dagli esoterici) tra scuole pitagoriche, kabbaliste, alchemiche, gnostiche, rosacrociane e templari fu fatta dalla massoneria dei riti. Si trattò di una sorta di archeologia mitica che riciclava credenze e istituzioni dissuete, tentando di fornire strumenti di ricerca speculativa attraverso l’esoterismo e l’occultismo. Anche chi contesta le origini «mitiche» della Massoneria non può non citare autori che fanno risalire «l’istituzione della Libera Muratoria ad Adamo, agli Atlantidi, a Ermete Trismegisto, ai re di Babilonia, ai Magi, a Salomone».

Gli scrittori interni alla Massoneria sono concordi nell’identificare una tradizione presente «nelle civiltà dell’Indo, dell’Eufrate, del Nilo, delle rive del Mediterraneo e nelle terre dei Celtici» che postula ... «una unità creativa e un concetto animistico di divinità nell’uomo». Tale concetto fu tradotto in simboli e affidato ad una società iniziatica, gradualistica e segreta, mentre al volgo si propinava una versione essoterica dogmatica e chiesastica. La Massoneria postula così una tradizione primordiale (a-filologica direbbe Benedetto Croce) a carattere iniziatico-spirituale, perdurante nel tempo, spesso gestita da Maestri occulti e segreti come i famosi Superiori Incogniti. Tali tematiche, più o meno articolate sono equivalenti dal Settecento ai giorni nostri. Secondo alcuni autori fu Elias Ashmole (1646) che gettò le basi della leggenda che faceva risalire le origini della Massoneria al re Salomone e al suo mitico architetto Hiram. A.M. Ramsay collegò la Massoneria ai Templari mentre altri autori affermavano una derivazione delle gilde dei muratori (o dei fabbri) dotati di esclusivi segreti del mestiere .

La Massoneria esoterica si manifesta già al suo sorgere come sincretica e gnostica. Il sincretismo è palese persino nelle strutture simboliche: secondo il Rito Scozzese nella «cripta» sono poste le statue di Confucio, Zarathustra, Buddha, Ermete Trismegisto, Platone, Gesù, Maometto e una stella per «colui di domani». Si presuppone così una catena ermetica che mai si sarebbe spezzata nell’ambito di una religione universale simile a quella proposta dall’attuale New Age. Lo gnosticismo è richiamato di continuo (anche se pochi sanno bene cosa sia): René Guénon dice espressamente che la «gnosi è l’essenza e il midollo della Massoneria. Per gnosi bisogna intendere la Conoscenza tradizionale che costituisce il fondo comune di tutte le iniziazioni e le cui dottrine e simboli si sono trasmessi dalla più lontana antichità ai giorni nostri, attraverso tutte le fratellanze segrete la cui lunga catena non si è mai interrotta», dando una versione un po' riduttiva della gnosi stessa. Guénon continua affermando che «l’iniziazione massonica si ricollega alla Grande Arte, all’Arte Sacerdotale e Regale degli antichi iniziati». Per Guénon il più importante filosofo gnostico, Valentino già aveva adottato come simboli ermetici gli utensili che caratterizzarono i Muratori costruttori. Egli contesta che siano stati Ashmole e Ramsay ad inventare gli alti gradi che comunque presentano i caratteri di una composizione (a suo dire) fittizia, artigianale, inventata di sana pianta..

L’occultismo contemporaneo è il segno della regressione della coscienza che ha perduto la forza di pensare il mistero e contemporaneamente di accettare la realtà oggettiva: invece di differenziare l’uno e l’altro l’occultismo li mescola arbitrariamente. Eppure questa panacea inferiore denuncia una sete condivisa di conoscenza e di senso profondo, da cui la cultura ufficiale sembra escludere la gente comune. Questa sete non è saziata dall’esoterismo: le rivelazioni spettacolari date dopo anni di percorso iniziatico noioso e melenso non vanno al di là della bizzarra poltiglia culturale in cui ogni storico delle religioni può rintracciare agevolmente le fonti, anche senza illuminazioni particolari. Occorre distinguere da una parte la miseria culturale dei moderni maestri di salvezza, dall’altra l’emergenza di effettive istanze psicologiche, etiche, sociali di coloro che seguono la magia, o che fruiscono sistematicamente di prestazioni degli occultisti. Emerge il desiderio di un nuovo incantamento del mondo, di una rivalutazione del soggetto, di una autorealizzazione totale e soprattutto del ripristino di relazioni umane forti. I gruppi a sfondo magico mostrano un bisogno di aggregazione, mai così forte nella nostra specie umana da quando si è determinato uno stile di vita basato sull’isolamento urbano e su una generica e piatta elargizione di servizi sociali. La moda della magia e dell’occultismo non è un relitto del passato ma uno dei valori dominanti del mondo presente e una grave ipoteca del futuro. In questo panorama variegato ed inquietante sorgono e si diffondono gruppi a sfondo magico che pur nella loro eterogeneità propongono linee programmatiche in cui ricorrono vari luoghi comuni fortemente condivisi. Il mondo dell’occultismo è un ramificarsi di sette e gruppi intercomunicanti per cui una stessa persona può essere iniziata a più gruppi e praticare un «nomadismo» esoterico assai spinto, persino nella stessa serata. Può accadere che un adepto frequenti i Rosacroce nel pomeriggio e di notte vada alle riunioni dell’Ordo Templi Orientis, può seguire un week-end di sciamanesimo e una cerimonia teosofica il lunedì successivo...Nelle mie ricerche ho definito tali persone “nomadi spirituali” , intrigati in un “turismo dell’anima” assai lontano dalla vera religiosità.

Nomadismo spirituale e ricerca del senso
I vari gruppi New Age ad esempio, propongono una antropologia alternativa, in cui l’uomo è visto come un essere privilegiato che ha un potenziale enorme di energia psichica che può usare a scopi magici, cioè adatti a cambiare il corso naturale degli eventi. Allo stesso modo i seguaci della magia propongono una cosmologia alternativa, in cui domina l’idea dell’emanazione. Un’energia primitiva forse di natura divina ha originato la materia per emanazione. Da questo deriva il destino dell’anima che risente fortemente del romanzo gnostico. Essendo l’anima umana parte dell’energia del cosmo dopo la morte l’anima è costretta a reincarnarsi. Le dottrine esoteriche attuali presentano aspetti sincretici spesso incongrui, sintesi a volte arbitrarie di dottrine arcaiche a cui si mescolano innovazioni spesso superficiali. Le teorie e gli autores più saccheggiati sono lo gnosticismo (che già complesso da parte sua diventa un guazzabuglio spesso incomprensibile), l’ermetismo e la sua sintesi rinascimentale; la Kabbalà (mistica ebraica di cui ben pochi esoterici conoscono i testi), l’alchimia, l’astrologia, la mitologia di tutto il mondo. Tali sintesi arbitrarie erano già state compiute dagli occultisti dell’Ottocento e del Novecento da Eliphas Levi a Madame Blavatsky, da Gurgjeff ad Aleister Crowley, da Rudolph Steiner a Giuliano Kremmers, inoltre un cospicuo apporto alla magia contemporanea è dato dalle religioni orientali. Come vedremo è stata la Massoneria dei riti a inaugurare il revival megico-esoterico. Un altro elemento in comune ai gruppi magico-esoterici è un rituale di iniziazione per i nuovi adepti, rituale che può essere appena accennato o estremamente elaborato e complesso come quello dell’Ordo Templi Orientis (ricalcato sui gradi Templari della Massoneria) o di altri gruppi segreti.

Il panorama italiano delle sette oggi mostra un mondo sommerso, marginale eppure in rapida e irreversibile espansione. Chi, come me, si è tuffato all’interno di tale mondo ha ricevuto come primo impatto un senso di incredulità e questo non solo per il numero di queste sette e dei loro adepti: quel che meraviglia è accorgersi che non ci si trova di fronte a residui o a occasionali emergenze di una cultura arcaica, ma ad un fenomeno in rapida espansione che giunge nel nostro paese dalle sedi centrali della cultura dell’Occidente, prospera nelle città più ricche dell’Italia settentrionale, più in Lombardia ed in Emilia che in Puglia o in Calabria, trova vasta eco nella piccola e media borghesia, nelle fasce più alte della classe operaia ma anche tra le casalinghe che hanno il problema di far quadrare i conti della spesa, come nel ceto imprenditoriale, in ambienti di professionisti, tra gli studenti. Il panorama dei seicento e più punti di incontro di associazioni magico-esoteriche rivela una tipologia quanto mai complessa e ideologicamente sincretica: dai Templari ai profeti del libero sesso, dalla Fraternità Bianca Universale alle sette religiose neo-orientali, dai gruppi satanici ai centri di ufologia sperimentale, dalle più nobili dottrine tradizionali ai più confusi «credo» nati negli ambienti della provincia italiana. Gli adepti sono interclassisti e di tutte le età: sono giovani donne, anziani professionisti, intere famiglie, persone colte e meno colte residenti nelle grandi città come nei centri più piccoli. Un altro dato che emerge in maniera determinante è la grande capacità di proselitismo delle sette magiche ed esoteriche.Questo mondo caleidoscopico e bizzarro presenta una grande difficoltà di classificazione: le tipologie sfumano le une nelle altre e ad esempio gruppi satanici si configurano come vie di salvezza, sette religiose neo-orientali praticano la magia, confraternite religiose insospettabili come i Templari praticano l’esoterismo. Questo universo dai contorni sfumati e imprecisi è caratterizzato dalla eterogeneità e dal sincretismo. Inoltre un demone scissionista agita il mondo delle sette che nascono, si espandono e poi scompaiono, oppure si dividono intorno a figure poco raccomandabili di capi carismatici. Tutto questo costa molto: i nuovi movimenti religiosi e l’esoterismo muovono un vertiginoso giro di denaro. In sintesi gli affari della magia sono di più di 6.000 miliardi all’anno. Secondo il telefono Antiplagio la cifra più consistente sborsata da un singolo cittadino è stata di 1 miliardo (in provincia di Torino)., al secondo posto un camionista di Bergamo che ha sborsato 850 milioni. L’evasione fiscale dei maghi ed occultisti è stata di circa 25 miliardi dal 1990 al 2000. Le vetrine più utilizzate sono le linee auditel e le chat line ,i numeri telefonici 166, 002 ecc. , le Pagine Gialle, le Pagine Utili, le televisioni locali (circa 600) , le radio locali. E’ un fatto molto pericoloso che vari gruppi esoterici e persino satanisti si configurano come Associazioni Culturali ottenendo fondi considerevoli da Enti locali (Comuni, Provincie e Regioni)

Satanismo
La mania magica ha la sua punta di diamante nel satanismo . Non vi è dubbio che il Maligno alita il suo fiato infernale sui tempi che corrono. Non penso di essere catastrofica: almeno la metà della musica hard rock e heavy metal propone invocazioni e consacrazioni al principe delle tenebre. Abbiamo poi messe nere, pedofilia, riti orgiastici. «Parteggiare» per il diavolo è un fenomeno recente, anche se la figura del Maligno si presenta assai complessa nella tradizione occidentale.
Satana rivela all’uomo i suoi impulsi segreti: il desiderio smodato di perdersi nella voluttà sensuale e l’ansia di affermarsi come centro di smisurato potere. Nella modernità il diavolo gradualmente perde i suoi tratti temibili e diventa l’alleato di chi vuole il potere magico. L’Illuminismo è percorso da correnti sataniste, e se di giorno combatte le superstizioni clericali ed oscurantiste, negando la realtà metafisica del diavolo, di notte pratica le scienze occulte evocando demoni, spiriti ed entità oscure. Il rapporto con il demoniaco fu emblema di libertà dalla legge e di trionfo dell’Io. L’adorazione di Satana inizia nell’epoca dei Lumi.

Il primo club satanico, chiamato «Hell Fire» (Fuoco Infernale) sorse nei pressi di Londra nel 1750 ad opera di Sir Francis Dashwood, un filosofo libertino amico di Benjamin Franklin, scienziato e padre fondatore degli Stati Uniti d’America. Lui stesso fondò la setta degli «Illuminati» che mise sotto l’egida di Lucifero, visto come la forza vindice della Ragione e del libero pensiero che lottavano contro l’oscutantismo clericale. In California circola la voce che gli «Illuminati» controllino ancora tutto il network satanista clandestino.
Il Marchese de Sade, maestro di tutti i perversi, osannato come «grande scrittore» nel nostro secolo, mescola satanismo e pedofilia. Già nel 1791 (in piena rivoluzione illuministica) nel romanzo Justine o le disgrazie della virtù, de Sade descrive una sventurata bambina, Florette, che, vestita come la Vergine Maria, veniva violentata e martirizzata sull’altare del diavolo.
Molti gruppi satanici o para-satanici si oggi si definiscono «neo-gnostici»: ma il satanismo si rifà solo miticamente al passato. Esso è figlio della secolarizzazione e dell’attacco ai valori della tradizione.
Se i membri ufficiali delle sette sono scarsi e non superano le duemila persone, pure il satanismo ha creato una moda che coinvolge numerosissimi giovani. I veri adoratori del Diavolo, coloro che venerano la figura biblica, immagine metafisica del male, sono presenti negli Stati Uniti, dove le varie chiese sataniche hanno un riconoscimento ufficiale ed hanno i loro «cappellani militari» all’interno dell’esercito americano.

In Italia i gruppi satanici ruotano intorno ad un capo che pretende di possedere il potere magico e, onorando Satana, di accrescere la sua potenza. L’elemento voluttuoso e trasgressivo è parte integrante dei rituali, spesso parodie alla rovescia dell’Eucarestia cattolica, con profanazione dell’ostia e affronti alla Croce. Varie ditte specializzate inviano contro assegno l’occorrente per le messe nere: paramenti, ceri, tovaglie, simboli dominati dal più bizzarro sincretismo che pesca nell’immaginario pagano, orientale, esotico, nella magia cerimoniale, nel versante luciferino e gnostico della massoneria dei riti. Molti simboli satanici sono accettati acriticamente dai giovani che si ornano con la stella a cinque punte, la croce rovesciata, il numero 666, simbolo della Grande Bestia nell’Apocalisse di Giovanni.
Il satanismo raggiunge gruppi estremi come la Chiesa dell’Eutanasia, che propaganda come strumenti di santificazione il suicidio, l’aborto, il cannibalismo e la sodomia. Lo scopo della setta è la scomparsa dell’uomo dalla faccia della Terra.
In tutto questo marasma negativo, si evidenzia un bisogno del sacro «a rovescio», un desiderio abissale di potere, un’eco della voce dell’antico Serpente: «Sarete simili a Dio». Il diavolo propone di non essere più sottoposti alla distinzione tra bene e male. Il dualismo dell’etica cristiana viene attaccato come riduttivo, si cerca l’Uno del tutto, e il potere degli dei.
Tutti i mali cominciano dall’intelletto, dalla mente che si ritiene libera da ogni ancoraggio morale. Cattivi maestri hanno intossicato la cultura : Il Marchese de Sade è una bandiera per gli intellettuali trasgressivi, un maestro di pensiero, un corruttore da imitare. Georges Bataille, scrittore francese novecentesco, andava in pellegrinaggio nella foresta del «divin marchese» de Sade, e fondava una setta occulta volta alle trasgressioni più totali ed eversive che dovevano sboccare in suicidi collettivi.
Dopo un secolo di indottrinamento fondato sul mito della trasgressione, su inni a Satana, su simboli ambigui e perversi, ora dobbiamo fare i conti con i bambini martirizzati o con fanciulle vittime e carnefici. Oltre al satanismo dei figli occorre evidenziare il satanismo dei padri. Satana diventa un paravento, un’immagine mitologica che garantisce il superamento di ogni morale, che promette il potere magico per restare impuniti, per farla franca. Satana ha sempre rappresentato per i suoi adepti l’abolizione della legge e il raggiungimento dello smodato piacere e del totale potere. Oggi i corteggiatori di Satana non sono solo filosofi libertini o artisti «maledetti» ma ragazzotti di periferia, intonacatori, dipendenti di supermercati, meccanici, commessi...

Eppure questo satanismo straccione esalta la vischiosità del negativo, e sembra la messa in scena da circo della dissoluzione dell’etica, auspicata da intellettuali e maestri di pensiero alla moda. Cosa dire dell’omicidio della suora di Chiavenna, operato qualche mese fa da tre ragazze minorenni in onore di Satana? Sono fatti che lasciano senza parole.

Il satanismo è un fenomeno della modernità, collegato alla iper-trasgressione, al nichilismo, al materialismo, all’occultismo. Esiste una «moda» che coinvolge numerosissimi giovani (come la musica hard rock su cui ritorneremo). I gruppi satanici si definiscono «neo-gnostici» e «neo-pagani». Il satanismo si rifà al passato ma è figlio della secolarizzazione e dell’attacco ai valori della tradizione. In Italia i satanisti pretendono, onorando Satana, di ottenere poteri magici. Il satanismo così sfuma nella magia. Si ritiene che i condizionamenti (legge morale, tradizione, rispetto ai genitori, ecc.) tolgano i poteri occulti.
Varie sette furono fondate negli anni Settanta: The Family di Manson, la Chiesa di Satana, il Tempio di Set. I simboli sono sincretici: pagani, orientali, vodù, magici, gnostici e massonici. Al di là degli scarsi seguaci (non più di 100.000 nel mondo e non più di 5.000 in Italia) il satanismo ha influenzato un particolare tipo di cultura iper-trasgressiva, che ha ben più penetrazione tra i giovani delle messe gnostiche e dei lambiccati rituali .L’attuale moda dell’esoterismo e dell’occultismo, propone una violenta polemica anticristiana secondo cui la Chiesa avrebbe spento e distrutto i poteri magici dell’uomo, come sostiene lo gnosticismo massonico. La necessità di trasgredire ogni legge per esprimere pienamente la propria volontà è un dato comune ai satanisti e agli esoterici New Age. Riti sessuali segreti per riconquistare il potere magico si compiono ai livelli più alti di iniziazione. . Queste manie convivono con il progetto di costruire un nuovo mondo libero dalle leggi, dalla repressione e dalla religione istituzionale.

Occorre riflettere sul fatto che le proposte trasgressive, divenute di massa, tendono ad abituare al negativo e a presentarlo come se fosse «normale». E’ la banalità, l’ovvietà del male che avvelena le nostre anime. Il male riproposto nei supermarket dei mass-media, nei talk-show della permissività consumistica, perde persino la sua grandezza abissale, la sua drammatica intensità.
La trasgressione si stempera in un cattivo gusto che ne annulla la potenzialità trasformativa e catartica. Quando Milton fa dire a Lucifero «meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso», la frase provoca un brivido di titanica grandezza, ma se la ripete un satanista campagnolo mentre nutre i polli nell’aia («servono per i sacrifici ai demoni»), l’effetto è solo risibile. Eppure questa banalizzazione del male, questa ovvietà del negativo ha i suoi effetti perversi che ottundono la sensibilità e offuscano lo spirito.
Il Principe delle tenebre è diventato un povero satanasso da rotocalco che, evocato dagli occultisti, non trova di meglio, per contrapporsi al sommo Bene, che indirizzare le sue forze tra le gambe di qualche ragazzotta di periferia in cerca di potere magico.
Il corteggiamento nei riguardi del diavolo sembra diventato un gioco culturale che garantisce spregiudicatezza, libertà dagli schemi dogmatici e adorabile frivolezza. Il revival di Lucifero mette in scena mostre, dibattiti, libri e film tutti dedicati al Maligno, come il vero dominatore del presunto inconscio collettivo. Oggi chi condanna i crimini del cuore, i romanzi sadici, la perversione di alcune avanguardie, i cattivi maestri di lussurie, i pensatori del negativo? La cultura underground ha celebrato l’anti-giubileo con filmati dedicati a Satana che mandano in visibilio gli amanti del «trash» diabolico. Un anno fa il sito Internet ufficiale del Comune di Roma ha ospitato in uno dei suoi link le teorie della Loggia Nera, che proponeva una «via satanica alla conoscenza».

Malgrado tali segnali inquietanti molti studiosi sociali negano il ritorno del Maligno, o meglio negano che egli sia l’immagine metafisica del male, bensì una realtà simbolica a cui attribuire il negativo che incombe sulla vita umana. La trasgressione portata come bandiera dalle élite fascinose surrealiste, dadaiste e «demoniste» si è diffusa tra le masse. Ma la banalizzazione del male, l’ovvietà del negativo, hanno i loro effetti distruttivi in quanto spengono la sensibilità e offuscano lo spirito. Oggi la discesa agli Inferi, proposta continuamente da psicoanalisti, scrittori alla moda, operatori culturali d’avanguardia e autori del rock duro, non prevede la risalita alle tenui atmosfere purgatoriali e alla gloria dell’Empireo.
La neo-stregoneria e il neo paganesimo si configurano come un insieme d piccoli gruppi istabili, i quali presentano un curioso sfondo culturale che si rifa' a studi "antropologici".
Nel 1933 la studiosa inglese Margareth A: Murray pubblico' “IL dio delle streghe” nel quale sosteneva che la stregoneria europea altro non era che un residuo di antichi culti pre-cristiani che mettevano in scena cerimonialmente un dio dalle corna" e una sacerdotessa legata ad una dea cui Diana sarebbe una tardiva manifestazione. I riti, segreti notturni, trassero in inganno l'Inquisizione che bollo' come “demoniaco" questo culto. Tali idee si mescolarono al revival druidico, al neo-paganesimo, alla magia cerimoniale che Inghilterra si espresse nell' Ordine Ermetico della Golden o Alba Dorata, che vide nel suo interno come abbiamo visto intellettuali, scrittori, e artisti.
Nella Golden Dawn era presente anche Aleister Crowley il più famoso e colto mago del primo Novecento.
Da questi apporti eterogenei trassero e traggono tuttora ispirazione gruppetti di neo-stregoneria come l'anglo -sassone Wicca (presente anche a Milano presso un elettrotecnico) o le associazioni statunitensi che conterebbero un milione di adepti.
Tali gruppi sono altresi' influenzati dall'attivita' di G.B. Gardner che pubblico' nel 1954 il misterioso Book of Shaddows o Libro delle Ombre.
In Italia vi sono almeno due ordini segreti a sfondo femminista: le Ierodule di Iside e Le Figlie di Mat.
La magia di Aleister Crowley ( di cui si hanno descrizioni diverse della "messa gnostica" a forte contenuto sessuale e con paramenti di gusto kitch) vive in due rami del Ordo Templi Orientis ,uno a Bologna e 'altro a Milano.
Il neo-paganesimo e' piu' fiorente: oltre allo storico Centro ellenico di religiosita' politeista del ragioniere e Antonino de Bono di Milano e al Cenacolo dei Lari di Roma e' sorto nel 1993 sempre a Roma il gruppo denominato Eliopolis che si prefigge come scopo la religione degli antichi dei pagani, depositari della magia
Va ricordato che la piu' importante comunita' magica d'Italia, Damanhur si trova in Piemonte, presso Baldissero .
Alcuni governi europei stanno osservando il fenomeno con apprensione. Già l’Assemblea Nazionale in Francia aveva fatto eseguire nel gennaio del 1996, un’ indagine nota come “ Rapporto Guyard” in cui si indentificavano alcuni movimenti magico-occulti o estremisti-fondamentalisti da tenere sotto controllo. Nel 1997 il governo tedesco ha messo sotto sorveglianza alcuni culti, mentre in Austria i partiti hanno ratificato una delibera per escludere nel loro ambito gli appartenenti alle sette.
Il rapporto del Ministero dell’Interno sul Satanismo, Neo stregoneria e Neo paganesimo del febbraio 1998 ha sortito in Italia non già allarmismo ma indignazione da parte della maggior parte degli intellettuali.
Si sono moltiplicate le iniziative a “difesa” dei nuovi culti , . mentre la semplice analisi neutrale su una setta, ( che non sia altamente elogiativa o scopra le attività finanziarie spesso assai prospere), è tacciata di “intolleranza”. E’ altamente scorretto usare la parola setta, vista come discriminante e negativa.
I nuovi culti , con intraprendente aggressività hanno iniziato una contro-offensiva in nome delle libertà religiose. Si moltiplicano gli opuscoli difensivi , in cui si stigmatizzano i governi dalla linea “dura”. Oltre alla strategia di difesa palese, alcuni culti hanno messo in atto tattiche per rendere più rigorosi i segreti nei vari circuiti di iniziazione e mentre svolgono campagne pubbliche a favore della libertà religiosa sulla stampa e in TV, nei circoli interni “privati” degli inziati i giuramenti di segretezza, e gli obblighi al silenzio si fanno più pressanti. Le presunte “persecuzioni” rendono gli adepti degli eroi in miniatura, più esposti al plagio dei dirigenti.
Molti gruppi magico-occulti si sono nuovamente immersi nella clandestinità, rendendo meno agevole il controllo anche scientifico dei loro rituali e delle loro cerimonie.
Uno dei gruppi estremi, la Chiesa dell ‘Eutanasia che propaganda come strumenti di santificazione il suicidio, l’aborto , il cannibalismo e la sodomia, ha cessato le sue pubblicazioni. Il capo Scott La Mort e il suo vescovo reverendo Korda, fino a pochi mesi fa sostenevano che la Terra non è in grado di ospitare l’umanità per cui il compito di ogni fedele è il suicidio, o se non si è ancora maturi , l’aborto e/ o il cannibalismo. In ogni caso è d’obbligo la sodomia. La setta prometteva di raggiungere il suo obiettivo, la scomparsa dell’uomo dalla faccia della Terra , proponendosi attraverso un circolo più interno detto il “Fronte di liberazione Gaia “ di diffondere dei virus letali sul pianeta. i battenti. La Chiesa non conta più di 500/600 seguaci ma il suo sito internet è stato visitato da oltre duecentomila utenti. Ora sembra sparita dalla circolazione , ma probabilmente, passati alcuni mesi , riaprirà i battenti.
Nell’attacco alla religione istituzionale e ai valori dell’Occidente cristiano, i nuovi culti sono in linea con il laicismo e il nichilismo del pensiero debole.

- Oggi la trasgressione dalle élite fascinose surrealiste, dadaiste e “demoniste” è scesa tra le masse. Ma la banalizzazione del male, l’ovvietà del negativo, hanno i loro effetti distruttivi in quanto spengono la sensibilità e offuscano lo spirito.

- Oggi la discesa agli Inferi, proposta continuamente da psicoanalisti , scrittori , operatori culturali e autori del rock duro, non prevede la risalita alle tenui atmosfere purgatoriali e tantomeno alla gloria dell’Empireo.

Che fare?
Insieme con la pars destruens vanno considerate le reali esigenze degli esseri umani che nel marasma dell’attuale pluralismo e relativismo dei valori cercano un senso profondo da conferire alle loro azioni e alla loro vita. Un dinamismo insensato che conduce al buio e al nulla è un dato intollerabile per la specie umana, specialmente per i giovani.
Il Cristianesimo è la vera risposta ai problemi di oggi. La dottrina cattolica va di nuovo proposta nella sua semplicità e profondità, il mistero della grazia va di nuovo sondato e il Cristo nella sua natura “paradossale” di vero Dio e vero uomo va presentato come fonte di salvezza e di sapienza. Inoltre il bisogno profondo di ritualità che oggi emerge da più parte va tenuto in considerazione.
Nella dimensione estetica che erompe nella liturgia cattolica , nella forza che nasce dalla condivisione di musica, sapienza, mistero e grazia è racchiuso un messaggio di speranza, di creatività e di bellezza che salverà il mondo.
Invece di parlare di Satana occorrerebbe parlare del Paradiso, liberando le potenze angeliche dalla melassa dei luoghi comuni e dal pasticcio che su di esse ha inventato la New Age. Perché non rivolgersi agli Angeli, magari con i versi del poeta Rilke:
“Voi, primi perfetti, viziati della Creazione / Profili di vette, creste di tutto il creato/ rosse d’aurora, polline della divinità in fiore/ articolazioni di luce, passaggi, scale troni / spazi d’essenza, scudi di delizia e specchi: la bellezza che da voi scorre la riattingete nei vostri volti…”.


BIBLIOGRAFIA

Autori vari: New Age, Laterza , 2000.

M. Eliade: Occultismo, stregoneria e mode culturali, Sansoni, 1994.

C. Climati Inchiesta sul Rock satanico, Piemme, 1999

C. Gatto Trocchi: Viaggio nella magia, Laterza, 1993
- Il Risorgimento esoterico, Oscar Mondadori, 1997
- Nomadi spirituali, Oscar Mondadori, 1998.
- Affare magia. Queriniana , 2001
- Storia esoterica d’Italia, Piemme, 2001

LACROIX, M., L’ideologia della New Age , Il Saggiatore, , 1998

C: Mongardini: Il magico e il moderno, Angeli, 1989.

P. Zambelli: L’ambigua natura della magia, il Saggiatore, 1991.

mercoledì 16 aprile 2008


Auguri Santo Padre!

Il Papa Benedetto XVI
oggi compie 81 anni
Compleanno alla Casa Bianca
Cerimonia solenne con George W. Bush

Nel giorno del suo ottantunesimo compleanno, Papa Ratzinger sarà ricevuto dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, alla Casa Bianca. Al suo arrivo, alle 10,30 ora locale (16,30 italiane) sarà salutato da 21 salve di cannone, riceverà gli onori militari mentre una banda in costume suonerà l'inno americano. Poi riceverà gli auguri dei coniugi Bush, delle autorità civili ed ecclesiastiche presenti, e di una folla di 5 mila persone.
Quindi il Papa e il presidente americano si trasferiranno nello studio ovale, per un lungo colloquio che si occuperà non solo di politica e religione, un tema su cui i due leader registrano una grande sintonia, ma anche di argomenti di politica estera, primo tra tutti quello di tutelare la minoranza cristiana in Iraq. In una conferenza stampa martedì sull'aereo, Benedetto XVI ha annunciato che chiederà a Bush anche un maggiore impegno negli aiuti all' America Latina per fermare l'emigrazione dal sud al nord.
Dopo la visita alla Casa Bianca, che durerà circa 2 ore, Papa Ratzinger festeggerà il suo compleanno alla nunziatura insieme ai cardinali statunitensi. Nel pomeriggio riceverà esponenti delle associazioni caritatevoli cattoliche e alle 17 ora locale, celebrerà i vespri assieme ai vescovi degli Stati Uniti, nel National Shrine dell'Immacolata Concezione.
Tratto da TG COM

martedì 15 aprile 2008


Tu es Petrus...

Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversum eam.

Et tibi dabo claves regni caelorum et quodcumque ligaveris super terram erit ligatum in caelis et quodcumque solveris super terram erit solutum in caelis.

(san Mat. 16, 18 s)

OMAGGIO DI FEDELTÀ AL PAPA

Plinio Corrêa de Oliveir

«Non è con il mio entusiasmo da giovane, che mi pongo oggi dinanzi alla Santa Sede. È con un entusiasmo più grande ancora, molto maggiore. Poiché man mano che vivo, penso e acquisisco esperienza, capisco e amo di più il Papa e il Papato. (...)
Mi ricordo ancora le lezioni di catechismo in cui mi spiegarono il Papato, la sua istituzione divina, i suoi poteri, la sua missione. Il mio cuore di bambino (avevo solo 9 anni) si colmò di ammirazione, di trasporto, di entusiasmo: avevo trovato l'ideale a cui mi sarei dedicato per tutta la vita. Da quel giorno, l'amore a quell'ideale non fece altro che crescere. E supplico la Madonna che lo faccia crescere in me sempre e sempre più, fino al mio ultimo sospiro. (...)
E questo amore al Papato (...) non è in me un amore astratto. Esso include un amore speciale alla persona sacro santa del Papa, sia colui di ieri, di oggi o di domani. Un amore di venerazione. Un amore di ubbidienza. Sì, insisto: di ubbidienza. Voglio dare ad ogni insegnamento di questo Papa, nonché dei suoi antecessori e successori, quell'intera misura di adesione che la dottrina della Chiesa mi prescrive, considerando infallibile ciò che Essa ordina che si consideri infallibile, e tenendo per fallibile ciò che insegna che è fallibile. Voglio ubbidire agli ordini di questo o di qualunque altro Papa in tutta la misura in cui la Chiesa comanda che siano ubbiditi. Cioè, non sovrapponendogli mai la mia volontà personale, né la forza di qualsiasi potere terreno, e rifiutando l’ubbidienza soltanto, assolutamente soltanto a un ordine del Papa che supponesse il peccato. Poiché in un tale caso estremo, come ce lo insegnano tutti i moralisti cattolici - ripetendo le parole dell'Apostolo San Paolo - dobbiamo porre al di sopra di tutto la volontà di Dio.
Questo è ciò che mi fu insegnato nelle lezioni di catechismo. Fu quel che lessi nei trattati che studiai. Così la penso, così la sento, così sono. E lo faccio di tutto cuore.»

(Plinio Corrêa de Oliveira - Articolo pubblicato sul giornale "Folha de São Paulo" del 12/7/1970, intitolato "La perfetta allegria")

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NON TI ARRENDERE MAI,

neanche quando la fatica si fa sentire,
neanche quando il tuo piede inciampa,
neanche quando i tuoi occhi bruciano,
neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,
neanche quando la delusione ti avvilisce,
neanche quando l'errore ti scoraggia,
neanche quando il tradimento ti ferisce,
neanche quando il successo ti abbandona,
neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta,
neanche quando l'incomprensione ti circonda,
neanche quando la noia ti atterra,
neanche quando tutto ha l'aria del niente,
neanche quando il peso del peccato ti schiaccia...

Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi... e ricomincia!

(San Leone Magno)

lunedì 7 aprile 2008

Pubblichiamo due interessanti note
circa il comportamento dei Cattolici rispetto alle elezioni politiche.
Una del Cardinal Carlo Caffarra,
Arcivescovo di Bologna e una
di mons. Luigi Negri,
Vescovo di San Marino-Montefeltro
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NOTIFICAZIONE DEL
CARDINALE ARCIVESCOVO
AI SACERDOTI, DIACONI,
PERSONE CONSACRATE E
FEDELI DELL’ARCIDIOCESI
di Bologna

In occasione delle elezioni politiche del 2006 ho inviato una lettera ai sacerdoti dell’Arcidiocesi. Nell’analoga presente circostanza, desidero riaffermare che quelle argomentazioni che allora sinteticamente vi svolgevo e le imprescindibili conseguenti disposizioni che davo al clero diocesano mantengono piena validità. Le richiamo nuovamente qui ora per comodità dei sacerdoti e per conoscenza dei fedeli.

1. La Chiesa non deve prendere "nelle sue mani la battaglia politica" [cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, 28]. Pertanto clero ed organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, rimanendo assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico. Per i sacerdoti e i diaconi in particolare, questa esigenza è fondata sulla natura stessa del nostro ministero. "Infatti, pur essendo queste cose buone in se stesse, tuttavia sono aliene dallo stato clericale, in quanto possono costituire un grave pericolo di rottura della comunione ecclesiale" (Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri 33, cpv. 1°; EV 14/798).

2. È pertanto proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a rappresentanti di qualsiasi partito o raggruppamento politico, anche per incontri/dibattiti in cui siano parimenti rappresentate tutte le parti politiche.

3. È ugualmente proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a persone aventi incarichi istituzionali, ma che ne facessero richiesta per sostenere la campagna elettorale di una precisa parte politica.

4. Sarà cura del sacerdote vigilare affinché all’interno dei locali annessi delle parrocchie e/o dell’ente ecclesiastico di cui è responsabile non si facciano volantinaggio, affissione di manifesti o comunque altre forme di propaganda elettorale, né si utilizzino a questo scopo mezzi di comunicazione quali bollettini parrocchiali e simili.

5. È un diritto dei fedeli essere illuminati dai propri pastori quando devono prendere decisioni importanti, e quindi corrispettivamente dovere dei sacerdoti di illuminarli. Se un fedele chiedesse al sacerdote come orientarsi nella situazione attuale, il sacerdote tenga presente quanto segue.
Ogni elettore è chiamato ad elaborare un giudizio prudenziale che, per definizione, non è mai dotato di certezza incontrovertibile. Ma un giudizio è prudente quando è elaborato alla luce sia dei beni umani fondamentali che sono concretamente in questione sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire.

Ciò premesso in linea generale, ogni elettore che voglia prendere una decisione prudente, deve discernere nell’attuale situazione quali beni umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica - per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione.

L’aiuto che i sacerdoti devono dare, consiste nell’illuminare il fedele perché individui quei beni umani fondamentali che oggi meritano di essere preferibilmente e maggiormente difesi e promossi, perché maggiormente misconosciuti o calpestati. Il Magistero della Chiesa è riferimento obbligante in questo aiuto al discernimento del fedele. Una visione sintetica si può agevolmente trovare nel Documento su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanato dalla Congregazione per la Dottrina della fede in data 24-11-2002, al n° 4, cpv. 3° [EV 21/1419], che invito a studiare e meditare, specialmente in questa vigilia elettorale.

È utile in questo contesto richiamare anche quanto Benedetto XVI disse al Convegno ecclesiale di Verona: "Occorre fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale".

Ma il sacerdote deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio che dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei beni umani in questione. Questa indicazione infatti sarebbe in realtà un’indicazione per chi votare.

Bologna, 15 marzo 2008

+Carlo Card. Caffarra - Arcivescovo di Bologna

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MESSAGGIO DEL VESCOVO
MONS. LUIGI NEGRI AL CLERO,
AI RELIGIOSI E AL POPOLO DI DIO
DI QUESTA CHIESA PARTICOLARE, NELL’IMMINENZA DELLE ELEZIONI
POLITICHE ITALIANE

Il Vescovo di San Marino-Montefeltro, nella imminenza delle elezioni politiche italiane comunica queste direttive a tutto il Clero e Religiosi di San Marino-Montefeltro e a tutto il Popolo di Dio di questa Chiesa Particolare.
Il Vescovo intende immedesimarsi completamente nelle indicazioni che sono state pubblicamente formulate nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana, soprattutto nella prolusione del Card. Bagnasco, Presidente della Cei e nel comunicato finale del Consiglio permanente della stessa Cei.
Ma poiché tocca e lui e soltanto a lui dare indicazioni di carattere normativo per il suo popolo e per il popolo di Dio di questa Chiesa Sammarinese-Feretrana, lo fa con un particolare senso di obbedienza alle autorità ultime della Chiesa e con una piena e totale responsabilità nei confronti del suo Popolo.

1) I valori fondamentali che devono essere rigorosamente salvaguardati e promossi nell’ambito della competizione elettorale, sono i valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, quelli che Papa Benedetto XVI con felice espressione ha indicato come valori non negoziabili.
• Il valore della vita in tutte le fasi del suo attuarsi,
• il rispetto della sacralità della vita,
• la libertà di coscienza, di religione, di cultura, di educazione.
In particolare la Conferenza Episcopale Italiana indica, per i prossimi 10 anni della sua attività pastorale, l’emergenza educativa come un’emergenza che è ormai inderogabile, non soltanto per la Chiesa, ma per tutta la società italiana.
Per questo il Vescovo di San Marino-Montefeltro chiarisce che non è possibile dare il proprio voto a formazioni di qualunque tipo che esplicitamente contestino questi valori fondamentali; o abbiano già formulato o si apprestino a presentare disegni di legge programmaticamente contrari a tali principi fondamentali.

2) Il Vescovo di San Marino-Montefeltro depreca, come altre autorità della Chiesa italiana, che in quasi tutte le liste che vengono presentate alla scelta degli elettori italiani, i candidati dichiaratamente cattolici siano stati posti in posizione subalterna, quando non esplicitamente eliminati.

Al loro posto può essere accaduto, come nella nostra Regione Marche, che siano stati messi in posizione di quasi sicura elezione, candidati che non solo hanno esplicitamente contestato i valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa lungo tutta la loro carriera politica, ma che abbiano fatto particolarmente della difesa ad oltranza dello statalismo scolastico, una bandiera dell’attività politica contestando, quando non sopprimendo quando è stato possibile, anche quel minimo di libertà scolastica che vige in Italia. Allo stesso modo che nel punto precedente il Vescovo ribadisce che è gravemente contraddittorio andare a votare per coloro che , anche solo personalmente, contestano i valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa e, in particolare, la libertà di educazione e di scuola.

3) Il Vescovo di San Marino-Montefeltro non può non deprecare, vivamente, quel sostanziale attacco alla democrazia del nostro Paese rappresentato dall’attuale legge elettorale, la quale andrà bene per qualcuno ma non può andar bene per una coscienza autenticamente democratica. Il popolo italiano è, di fatto, espropriato di quella minima capacità di scelta che era caratterizzata dalle preferenze. L’eliminazione della preferenza consegna la competizione elettorale ai padroni dei vari partiti e delle varie formazioni politiche che hanno preteso di intervenire, anche nelle più piccole realtà locali dettando dal centro candidati, nella maggior parte dei casi, assolutamente ignoti.
E’ una vicenda intollerabile che deve al più presto finire; il Vescovo confida che il nuovo Parlamento saprà fare giustizia di una legge elettorale che rimane vergognosa.

4) Il Vescovo non può che indicare delle linee fondamentali di riferimento affidando alla coscienza di ciascuno dei suoi fedeli le necessarie mediazioni fra i principi formulati e le scelte particolari che rimangono esclusiva responsabilità della coscienza personale. Certo la coscienza personale cristiana non si forma automaticamente; la coscienza cristiana si forma nel confronto con le indicazioni autorevoli che vengono dalla Chiesa, cercando di immedesimarsi con esse e cercando di prendere, di fronte ad esse, la propria responsabilità, anche quella di sbagliare.
Un grande padre spirituale della mia infanzia e giovinezza diceva comunque che è meglio aver torto con il Vescovo che avere ragione da soli.
Con queste indicazioni che mi sembrano non soffrano di nessuna possibilità di interpretazione equivoca, affido a questa Chiesa Particolare una linea di approfondimento e di cammino che matura la propria responsabilità personale, che non può essere delegata a nessuno, né al Vescovo né ai giornali, a cui normalmente ci si riferisce per le questioni sostanziali della vita personale e sociale.

Benedico di cuore questo Popolo e gli chiedo di essere all’altezza della grande Tradizione cattolica che è stata in questi luoghi per decenni, se non per secoli, una tradizione religiosa e, insieme, una realtà perfettamente laica.

Pennabilli, 25 Marzo 2008

+ Luigi Negri

giovedì 3 aprile 2008


Appuntamenti religiosi a Piacenza

Veglia con il vescovo
per i missionari martiri

Venerdì prossimo, 11 aprile, alle ore 20, nella
basilica di Sant’Antonino,
la diocesi propone una veglia di preghiera per i missionari martiri; in particolare verranno ricordati i 21 martiri dello scorso anno. L’incontro sarà presieduto dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio.


Il 6 aprile alle 21 al Corpus Domini
incontro missionario sul Sighet

Domenica 6 aprile alle ore 21 presso il salone parrocchiale del Corpus Domini si terrà l'incontro "Sighet: quando un incontro diventa Speranza". L'incontro, organizzato in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano, rappresenta un'occasione unica per conoscere la testimonianza di padre Filippo Aliani, frate missionario cappuccino a Sighet, in Romania. Al termine della serata, vi sarà l'opportunità di conoscere una speciale proposta estiva rivolta a tutti i giovani.Padre Filippo lavora da cinque anni con il gruppo giovanile di volontariato "Gruppo Speranza" per infondere la speranza in un futuro nuovo, diverso ed arginare la piaga dell'alcolismo e dell'abbandono minorile. Il primo contatto con la realtà di Sighet lo ebbe qualche anno fa, quando partecipò ad un Campo di Solidarietà Missionaria organizzato dalla Lega Missionaria Studenti dei Gesuiti di Roma. Colpito dalla gravità della situazione, dal fenomeno dell’abbandono minorile, dalla povertà materiale ma soprattutto valoriale della popolazione, decise di tornare e di rimanere stabilmente per provare a cambiare qualcosa, investendo sui giovani.“L’abbandono a Sighet - racconta padre Filippo - è una vera e propria malattia, il non sentirsi desiderati e amati è una lebbra che distrugge l’umanità di queste persone, le isola sempre di più e le conduce a una morte interiore e relazionale. I ragazzi che vivono questa esperienza di abbandono rimangono segnati profondamente ed è veramente difficile lavorare con loro perché non hanno la capacità di capire quale è il loro vero bene e, se riescono a capirlo, di perseguirlo. Inoltre non riescono a inserirsi nella società, con le responsabilità che questo comporta, non riescono ad avere una progettualità. Vivono alla giornata e seguono ciò che è più semplice e comodo, indipendentemente dalle conseguenze che questo comporta”.Tanti sono i progetti che padre Filippo ha attualmente all'attivo con i suoi ragazzi: il volontariato presso gli orfanotrofi e le case famiglia, la donazione degli alimenti alle famiglie, il sostentamento di una nuova casa famiglia attraverso la pizzeria-gelateria “Pinocchio” e la formazione di una cooperativa socio-educativa gestita da giovani educatori.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
Sacra Sindone
Nei giorni scorsi si è tornati a parlare della sacra Sindone.
Un interessante articolo di Andrea Tornielli
è stato pubblicato su il Giornale del 19 marzo 2008
Noi non abbiamo dubbi. L'immagine sulla Sacra Sindone
è quella del corpo di Cristo. Ma non tutti concordano.


«Il Medioevo? Data inattendibile
Il lenzuolo risale al primo secolo»

di Andrea Tornelli

«Sfido chiunque a riprodurre l’immagine sindonica. Nessuno è in grado di farlo...». Il professor Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all’università di Padova è convinto dell’inattendibilità della datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. E lo intende dimostrare, portando nuovi elementi sulla modalità in cui la misteriosa immagine si è formata, con il volume La Sindone. Una sfida alla scienza moderna (Aracne editrice, pp. 608, 42 euro) a giorni in libreria. Il Giornale l’ha intervistato, alla vigilia del documentario che la Bbc manderà in onda il Sabato santo. Nel filmato uno degli scienziati che fecero la datazione al carbonio 14 stabilendo che la Sindone risaliva al medioevo, Christopher Ramsey, ha sostenuto che quei risultati potrebbero essere messi in discussione dagli «effetti ambientali». Partiamo dalla datazione. Che cosa ha scoperto? «Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l’esame al radiocarbonio nel 1988 ci si rende conto che è stato commesso un errore di calcolo. L’attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all’1,2 per cento. Cioè assolutamente inattendibile». Com’è potuto accadere un errore di questo genere? «Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosiddetto di Pearson, hanno una probabilità superiore al 95 per cento di non corrispondere a quelli della Sindone. È stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato». È un’accusa grave... «I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c’è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo».
Perché, allora, quella data medioevale? «Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi in considerazione dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c’è stata una contaminazione esterna e dimostra l’inattendibilità del risultato». Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l’età della Sindone? «Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all’incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Infine, non bisogna sottovalutare l’elemento delle radiazioni... ». Che cosa c’entrano le radiazioni con la Sindone?«Per riprodurre un’immagine in quel modo bisogna supporre una fonte di energia agente a distanza, ma che si scatena dall’interno del corpo dell’uomo che vi è avvolto. Una radiazione di grande intensità ma di brevissima durata, millisecondi, forse solo nanosecondi. Stiamo cercando di verificarlo a livello sperimentale all’Enea di Frascati. È stato come un lampo». E che cosa l’avrebbe provocato? La risurrezione? «Non lo sappiamo. Sappiamo solo che l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa di simile alla Sindone, anche se per il momento in un frammento piccolissimo di tessuto, è una forte radiazione».Dunque la Sindone non è dipinta... «No. Assolutamente no. Chi continua a dire che è stata realizzata da Leonardo, o che è stata fatta scaldando un bassorilievo, non sa quel che dice. Nella Sindone non c’è passaggio di colorazione attraverso le fibre del lino. L’immagine si è formata per irradiazione». Non credo che il Comitato di controllo sul paranormale, sarebbero d’accordo... «Devo smentirla. Proprio il Cicap, a Torino, nel 2002, ha concluso che il modo in cui l’immagine si è formata non è chiarito. Sfido chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, “Shroud Science”: abbiamo stilato un elenco di 100 caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un’eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla».


Dal blog.ilgiornale.it/tornielli/
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PER APPROFONDIRE E VEDERE
"Chi è l'Uomo della Sindone"
Università Pontificia Regina Apostolorum
Via degli Aldobrandeschi, Roma
è aperta al pubblico la seconda mostra permanente al mondo sulla Santa Sindone, sullo schema di quella inaugurata con successo il 22 luglio nel centro di Notre Dame di Gerusalemme. Essa ospita, fra l’altro, una copia della Sindone di Torino, una scultura di Luigi Mattei, che ha cercato di ricostruire in tre dimensioni il corpo dell’uomo del lenzuolo, ed una riproduzione della corona di spine, dei chiodi, dei flagelli utilizzati con Gesù, secondo quanto è stato possibile rilevare dall’immagine. Inoltre una serie di grandi pannelli ripercorre la storia della Sindone ed illustra le principali ricerche scientifiche degli ultimi anni, con particolare riferimento ai recenti studi nel settore della botanica.

Negli ultimi anni, la Santa Sindone è stata al centro di un grande interesse da parte del mondo scientifico. Si tratta, forse, dell’oggetto più studiato al mondo, da diversi punti di osservazione: storico, chimico, informatico e perfino botanico e numismatico.
La mostra permanente può essere
visitata con ingresso libero,
dal lunedì al venerdì, dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 16 alle 19