martedì 8 febbraio 2011
Evangelium Vitae:
"Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita." (EV 95).
Ed "è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero. Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale, da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione, da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente, si elevi una supplica appassionata a Dio, creatore e amante della vita" (EV 100).
giovedì 20 gennaio 2011
STEMMI E SCUDI
Gli stemmi o scudi erano anticamente simboli decorati usati come segno distintivo di una famiglia. E questo un fenomeno artistico di origine molto remota, che ebbe enorme diffusione in tutta Europa e assunse in ogni paese forme e caratteristiche diverse, pur mantenendo intatta la stessa struttura di base.
Breve storia Già esistenti presso i Romani, gli stemmi ebbero però il loro primo grande momento durante il medioevo.
In occasione delle crociate, infatti, i cavalieri e i nobili usavano far dipingere sui propri scudi o sulla sopraveste che copriva l'armatura, delle figure ornamentali a scopo decorativo. Era compito degli araldi, cerimonieri, messaggeri e organizzatori di giostre e tornei, quello di disegnare l'emblema araldico delle famiglie; essi compilavano poi lo
" stemmario ", una specie di registro che li raccoglieva . Gli stemmi venivano esibiti d'urente i tornei, quando ciascun cavaliere vestiva se stesso, il suo cavallo e i suoi seguaci con i colori del suo emblema.
Dal XV secolo l'uso degli stemmi ebbe un'ulteriore diffusione : comparvero allora gli stemmi gentilizi che rappresentavano le famiglie nobili, quelli dei Comuni , delle Corporazioni di Arti e Mestieri, delle Diocesi e dell' Confraternite religiose, delle Nazioni e di molte altre categorie.
In occasione delle crociate, infatti, i cavalieri e i nobili usavano far dipingere sui propri scudi o sulla sopraveste che copriva l'armatura, delle figure ornamentali a scopo decorativo. Era compito degli araldi, cerimonieri, messaggeri e organizzatori di giostre e tornei, quello di disegnare l'emblema araldico delle famiglie; essi compilavano poi lo
" stemmario ", una specie di registro che li raccoglieva . Gli stemmi venivano esibiti d'urente i tornei, quando ciascun cavaliere vestiva se stesso, il suo cavallo e i suoi seguaci con i colori del suo emblema.
Dal XV secolo l'uso degli stemmi ebbe un'ulteriore diffusione : comparvero allora gli stemmi gentilizi che rappresentavano le famiglie nobili, quelli dei Comuni , delle Corporazioni di Arti e Mestieri, delle Diocesi e dell' Confraternite religiose, delle Nazioni e di molte altre categorie.
La forma degli stemmi e la sua evoluzione
Inizialmente molto semplici ed essenziali, gli stemmi sono diventati in seguito più complessi e decorati.Alla fine del medioevo, attorno al XIII sec., comparve il Cimiero o Cresta, cioè un'insegna posta in cima all'elmo, decorata con gli svolazzi, strisci e di panno colorato che accentuavano l'effetto decorativo d'insieme. Da allora questo divenne un motivo ricorrente.
Più tardi, tra il XV e il XI secolo, comparvero i sostegni, cioè due figure umane o animali ai lati dello stemma in atto di sorreggerlo, e il motto, che accompagnava l'emblema delle famiglie di alta nobiltà. La descrizione dello stemma viene detta blasone: essa segue delle regole scientifiche ben precise e utilizza un suo linguaggio tecnico.
Lo scudo è sempre descritto immaginandolo imbracciato, per cui la destra corrisponde alla sinistra e viceversa; il fondo , detto campo, viene sempre descritto per primo, seguono le figure simboliche che ne costituiscono il soggetto, dette pezze.
Anche noi uniti nella "battaglia" per la vita !
Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita.
Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita: nuova, perché in grado di affrontare e risolvere gli inediti problemi di oggi circa la vita dell'uomo; nuova, perché fatta propria con più salda e operosa convinzione da parte di tutti i cristiani; nuova, perché capace di suscitare un serio e coraggioso confronto culturale con tutti.
L'urgenza di questa svolta culturale è legata alla situazione storica che stiamo attraversando, ma si radica nella stessa missione evangelizzatrice, propria della Chiesa. Il Vangelo, infatti, mira a «trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità»; è come il lievito che fermenta tutta la pasta (cf. Mt 13, 33) e, come tale, è destinato a permeare tutte le culture e ad animarle dall'interno, perché esprimano l'intera verità sull'uomo e sulla sua vita.
Si deve cominciare dal rinnovare la cultura della vita all'interno delle stesse comunità cristiane
LA PREGHIERA UNIVERSALE PER LA VITA
Nell'impegno per una nuova cultura della vita siamo sostenuti e animati dalla fiducia di chi sa che il Vangelo della vita, come il Regno di Dio, cresce e dà i suoi frutti abbondanti (cf. Mc 4, 26-29).
È certamente enorme la sproporzione che esiste tra i mezzi, numerosi e potenti, di cui sono dotate le forze operanti a sostegno della «cultura della morte» e quelli di cui dispongono i promotori di una «cultura della vita e dell'amore».
Ma noi sappiamo di poter confidare sull'aiuto di Dio, al quale nulla è impossibile (cf. Mt 19, 26).
Con questa certezza nel cuore, e mosso da accorata sollecitudine per le sorti di ogni uomo e donna, ripeto oggi a tutti quanto ho detto alle famiglie impegnate nei loro difficili compiti fra le insidie che le minacciano: è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero.
Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale, da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione, da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente, si elevi una supplica appassionata a Dio, Creatore e amante della vita.
Gesù stesso ci ha mostrato col suo esempio che preghiera e digiuno sono le armi principali e più efficaci contro le forze del male (cf. Mt 4, 1-11) e ha insegnato ai suoi discepoli che alcuni demoni non si scacciano se non in questo modo (cf. Mc 9, 29).
Ritroviamo, dunque, l'umiltà e il coraggio di pregare e digiunare, per ottenere che la forza che viene dall'Alto faccia crollare i muri di inganni e di menzogne, che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita, e apra i loro cuori a propositi e intenti ispirati alla civiltà della vita e dell'amore.
È certamente enorme la sproporzione che esiste tra i mezzi, numerosi e potenti, di cui sono dotate le forze operanti a sostegno della «cultura della morte» e quelli di cui dispongono i promotori di una «cultura della vita e dell'amore».
Ma noi sappiamo di poter confidare sull'aiuto di Dio, al quale nulla è impossibile (cf. Mt 19, 26).
Con questa certezza nel cuore, e mosso da accorata sollecitudine per le sorti di ogni uomo e donna, ripeto oggi a tutti quanto ho detto alle famiglie impegnate nei loro difficili compiti fra le insidie che le minacciano: è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero.
Con iniziative straordinarie e nella preghiera abituale, da ogni comunità cristiana, da ogni gruppo o associazione, da ogni famiglia e dal cuore di ogni credente, si elevi una supplica appassionata a Dio, Creatore e amante della vita.
Gesù stesso ci ha mostrato col suo esempio che preghiera e digiuno sono le armi principali e più efficaci contro le forze del male (cf. Mt 4, 1-11) e ha insegnato ai suoi discepoli che alcuni demoni non si scacciano se non in questo modo (cf. Mc 9, 29).
Ritroviamo, dunque, l'umiltà e il coraggio di pregare e digiunare, per ottenere che la forza che viene dall'Alto faccia crollare i muri di inganni e di menzogne, che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita, e apra i loro cuori a propositi e intenti ispirati alla civiltà della vita e dell'amore.
Tratto dal sito web: Difendere la vita con Maria
Chiamati alla perseveranza
18 Settembre 2009 di Chiara Lubich
Fonte: Città Nuova
Fonte: Città Nuova
«Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime» (Lc 21,19)
“Perseveranza”. È questa la traduzione della parola originale greca, la quale però è ricca di contenuto: include anche pazienza, costanza, resistenza, fiducia.
La perseveranza è necessaria e indispensabile quando si soffre, quando si è tentati, quando si è portati allo scoraggiamento, quando si è allettati dalle seduzioni del mondo, quando si è perseguitati.
Penso che anche tu ti sia trovato in almeno una di queste circostanze ed abbia sperimentato che, senza perseveranza, avresti potuto soccombere. A volte forse hai ceduto. Ora magari, proprio in questo momento, ti trovi immerso in qualcuna di queste dolorose situazioni.
Ebbene, che fare?
Riprenditi, e… persevera.
Altrimenti il nome di “cristiano” non ti si addice.
Lo sai: chi vuol seguire Cristo deve prendere ogni giorno la sua croce, deve amare, almeno con la volontà, il dolore. La vocazione cristiana è una vocazione alla perseveranza.
Paolo, l’Apostolo, mostra alla comunità la sua perseveranza come segno di autenticità cristiana.
E non teme di metterla sul piano dei miracoli.
Se si ama la croce poi e si persevera si potrà seguire Cristo che è in Cielo e quindi salvarsi.
«Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».
Si possono distinguere due categorie di persone: quelle che sentono l’invito ad essere veri cristiani, ma quest’invito cade nelle loro anime come il seme su una pietraia. Tanto entusiasmo, simile a fuoco di paglia, e poi non rimane nulla.
Le seconde invece accolgono l’invito, come un buon terreno accoglie il seme. E la vita cristiana germoglia, cresce, supera difficoltà, resiste alle bufere.
Queste hanno la perseveranza e…
«Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».
Naturalmente, se vuoi perseverare non ti basterà appoggiarti solo sulle tue forze.
Ti occorrerà l’aiuto di Dio.
Paolo chiama Dio: «Il Dio della perseveranza».
È a lui dunque che devi chiederla ed egli te la darà.
Perché se sei cristiano non ti può bastare l’essere stato battezzato o qualche sporadica pratica di culto e di carità. Ti occorrerà crescere come cristiano. E ogni crescita, in campo spirituale, non può avvenire se non in mezzo alle prove, ai dolori, agli ostacoli, alle battaglie.
C’è chi sa perseverare per davvero: è colui che ama. L’amore non vede ostacoli, non vede difficoltà, non vede sacrifici. E la perseveranza è l’amore provato. (…)
Maria è la donna della perseveranza.
Chiedi a Dio che ti accenda nel cuore l’amore per lui; e la perseveranza, in tutte le difficoltà della vita, ti verrà di conseguenza, e con essa avrai salvato l’anima tua.
«Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».
Ma c’è di più. La perseveranza è contagiosa. Chi è perseverante incoraggia anche gli altri ad andare fino in fondo. (…)
Puntiamo in alto. Abbiamo una sola vita e breve anche questa. Stringiamo i denti giorno dopo giorno, affrontiamo una difficoltà dietro l’altra per seguire Cristo… e salveremo le nostre anime.
Pubblicata per intero su Città nuova n. 10/1979.
sabato 1 gennaio 2011
BUON ANNO NUOVO |
A TUTTI ! |
. |
... "La venuta del Cristo introduce nella vita degli uomini una legge nuova, quella dell'Amore, che tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Gesù ti invita ad andare oltre i tuoi schemi, ad uscire dalla tua logica tradizionale di giustizia. Metti via la bilancia, non pesare più gli altri e te stesso con il metro del giudizio. Cambia logica. Appena una ventina di centimetri separano il cervello dal cuore eppure può trattarsi del viaggio più lungo della vita di una persona. Scendi dal cervello al cuore. Mettiti in viaggio. Non aspettare domani (o un altro anno ndr), perché ieri è passato e domani (è un altro anno ndr), il futuro: hai solo oggi per cominciare ad amare"... (Fallo !!! ndr). Tratto da un articolo di Gaia Carrao: il nuovo giornale, settimanale della Diocesi di Piacenza-Bobbio n.48 del 30 dicembre 2010 |
La lotta di Satana alla Chiesa e all'umanità | |
(di Don Marcello Stanzione) | |
|
sabato 25 dicembre 2010
PROFANAZIONE EUCARISTICA
Siamo sempre più convinti che la vigilanza di tutto il popolo di Dio (riunito in Chiesa) e la minore disponibilità a consegnare e a ricevere nelle mani il Corpo di Cristo, siano gli atteggiamenti minimi per impedire il ripetersi degli atti sacrileghi; oltre a reinsegnare a rispettare ed amare il Sacro Sacrificio che il Signore ci ha affidato.
Cortemaggiore (PC) iI monito del parroco
Atto sacrilego in chiesa: in terra ostie consacrate
Caso che può prevedere la scomunica
Cortemaggiore - Un gravissimo atto sacrilego è stato stigmatizzato con forza dal parroco di Cortemaggiore, monsignor Luigi Ghidoni, nell'omelia domenicale di ieri. Monsignor Ghidoni ha riferito che, per due volte, in altrettanti episodi, sono state ritrovate in terra, tra i banchi della basilica, due ostie consacrate, ed ha ricordato, richiamando la dottrina della Chiesa, che gli atti deliberatamente compiuti ad oltraggio dell'Eucaristia costituiscono un sacrilegio. Il codice di diritto canonico, poi, individua determinati casi in cui gli atti sacrileghi sono da considerarsi veri e propri delitti che comportano la scomunica latae sententiae, cioè automatica, la cui assoluzione è riservata alla Santa Sede. Monsignor Ghidoni ha aggiunto che sarà necessario intervenire nel caso in cui si ripetano episodi simili, in primo luogo dal punto di vista spirituale, con azioni riparatrici. Ma anche ricorrendo a comportamenti che possano prevenire fatti simili, come consentire ai fedeli di ricevere la comunione solo in bocca ed evitare la distribuzione delle particele consacrate sulla mano, misura consigliata per sottrarsi al pericolo di profanazione da un'istruzione della Congregazione per il Culto Divino emanata nel 2004. Il parroco, concludendo l'omelia, ha attinto ancora all'importante istruzione vaticana per ricordare che quando si riceve la comunione sulla mano l'ostia deve essere assunta subito, davanti al sacerdote, in modo che nessuno si allontani portandola con sé. L'attenzione sollecita di monsignor Ghidoni e dei suoi collaboratori ha consentito di individuare tempestivamente questi gravi comportamenti, cercando di relegarli a deplorevoli gesti isolati.
Leonardo Tomasetti
Dal quotidiano Libertà Piacenza - 20/12/2010
Simboli Templari
Il famoso sigillo dei templari su cui si sono spese tante parole rappresenta la fede dei Poveri Cavalieri di Christo.
Il simbolo indica semplicemente la fraternità: l'unione fraterna che vive, così come indica la Regola, in Christo.
«Maestro che cosa devo fare...?»
CCC 2052 « Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? ». Al giovane che gli rivolge questa domanda,... Gesù risponde innanzi tutto richiamando la necessità di riconoscere Dio come « il solo Buono », come il Bene... per eccellenza e come la sorgente di ogni bene. Poi Gesù gli dice: « Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti ». Ed elenca al suo interlocutore i comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre ». Infine Gesù riassume questi comandamenti in una formulazione positiva: « Ama il prossimo tuo come te stesso » (Mt 19,16-19).
CCC 2055 Quando gli si pone la domanda: « Qual è il più grande comandamento della Legge? » (Mt 22,36), Gesù risponde: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti » (Mt 22,37-40).5 Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge:
« Il precetto: Non commettere adulterio, Non uccidere, Non rubare, Non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore » (Rm 13,9-10).
CCC 2055 Quando gli si pone la domanda: « Qual è il più grande comandamento della Legge? » (Mt 22,36), Gesù risponde: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti » (Mt 22,37-40).5 Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge:
« Il precetto: Non commettere adulterio, Non uccidere, Non rubare, Non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore » (Rm 13,9-10).
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