sabato 1 gennaio 2011


La lotta di Satana alla Chiesa e all'umanità
 
(di Don Marcello Stanzione)

Ancora oggi, nel ventunesimo secolo, quando si parla di Satana e di demonio, molti tornano con la mente alle truculenti descrizioni che Dante Alighieri fa dei diavoli nell’Inferno della sua Divina Commedia, oppure lo immaginano con tanto di corna, coda e forchettone in mezzo alle fiamme, come è rappresentato dall’iconografia medievale. Ora, per avere delle idee chiare sul demonio, bisogna liberarsi da queste immagini alquanto infantili.
La fede della Chiesa, riguardo all’esistenza ed all’azione malefica del demonio, si basa sulla testimonianza della Bibbia, che è parola di Dio sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Gesù si è presentato costantemente come il Vincitore di Satana e dei demoni: Egli infatti, nel Vangelo, affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4, 11; Gv 12, 31). Cristo affronta anche gli spiriti maligni che hanno potere sull’umanità peccatrice e li vince nel loro dominio. Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana, e quindi anche dando la guarigione trionfa su di lui. I demoni si ritenevano insediati quaggiù da padroni: Gesù è venuto a sconfiggerli (Mc 1, 24).
Dinanzi all’autorità che Egli manifesta nei loro confronti, i suoi nemici l’accusano: “Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni” (Mc 3, 22); “Non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?” (Mc 3, 30; Gv 7, 20; 10, 20s), si chiedono i suoi calunniatori. Ma Gesù dà la vera spiegazione: Egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio e ciò prova che il Regno di Dio è giunto fino agli uomini. Ormai gli esorcismi si faranno nel Nome di Gesù (Mt 7, 22; Mc 9, 38). Cristo, mandando in missione suoi discepoli, comunica loro il potere di sconfiggere i demoni (Mc 6, 7-13).
Questo sarà per tutti i secoli. E anche oggi, infatti, uno dei segni che accompagna la predicazione del Vangelo è la presenza degli esorcisti in seno alla Chiesa. Comunque, anche il concetto di diavolo, come tutte le verità della fede cristiana, è stato progressivamente rivelato e compreso. Nel Nuovo Testamento il diavolo è il più diretto avversario di Dio, il tentatore e seduttore degli uomini. E’ pure chiamato Beelzebul o Satana. Nell’Antico Testamento, Satana è un nome comune che significa accusatore in un processo, avversario. Nel Libro di Giobbe (2,1), si parla di Satana come di un essere che mette alla prova gli uomini.
Nel primo libro delle Cronache 21,1, Satana sembra già il nome proprio di un essere personale. A poco a poco si sviluppò tra gli Israeliti la concezione di Satana, avversario di Dio, che rende gli uomini schiavi del peccato. Il diavolo, quindi, non è un concetto astratto, non è una personificazione fantastica del male, ma è una realtà concreta, una persona, o meglio un insieme di persone ben definite. E’ una creatura di Dio, quindi originariamente buona. E’ un puro spirito, dotato di capacità molto superiori alle nostre; ma si è irrimediabilmente pervertito in conseguenza del suo essersi ribellato a Dio.
Satana è diventato così l’antagonista di Dio che si oppone in tutti i modi al suo Regno, tentando gli uomini al male. La tentazione è una suggestione che egli esercita sulle facoltà superiori dell’uomo (soprattutto la fantasia): di fronte alla tentazione, l’uomo conserva intatta la propria libertà e responsabilità. In certi rari casi, che devono essere scientificamente accertati, il diavolo, permettendolo Dio, può disturbare anche il corpo dell’uomo con malattie e danni di vario genere. Uno degli aspetti essenziali della vita del cristiano, sia singolarmente che come membro della Chiesa, è la lotta contro il demonio. Nel passato, forse, si è insistito troppo su tale aspetto, e con accenti eccessivamente terroristici, per cui in alcuni si era creata una fissazione demonopatica; oggi, viceversa, questa lotta contro il potere delle tenebre è piuttosto trascurata. Come sappiamo dalla Rivelazione e dal Magistero della Chiesa, i demoni sono creature che tentano l’uomo al male.
Di qui la necessità, da parte dell’uomo, di difendersi e di lottare contro di essi per ottenere la salvezza. La vittoria contro il demonio si raggiunge soltanto in Cristo che è il vincitore di Satana, capo dei demoni. L’azione del demonio, sebbene tutta protesa ad offendere Dio e a danneggiare l’uomo, è controllata dal potere divino, che utilizza il Maligno per esercitare l’uomo nella virtù ed aumentare così lo splendore della gloria divina. Il demonio non danneggia l’uomo tanto quanto vorrebbe, ma solo fin dove la Provvidenza divina glielo consente, al fine di provare l’uomo nella virtù e condurlo proprio a quella salvezza che il demonio non vorrebbe. Il demonio invece gode di una maggiore libertà di nuocere se è l’uomo stesso che, con il suo peccato, gli lascia lo spazio per agire. Il demonio intende danneggiare l’uomo sia nel corpo che nello spirito.
Egli arreca il danno fisico o di propria iniziativa, e allora si ha il fenomeno della cosiddetta possessione o ossessione diabolica, o perché sollecitato da qualche creatura umana male intenzionata, e abbiamo allora la stregoneria o magia nera, che - da parte dell’uomo che commette tale azione - costituisce un grave peccato di superstizione. Nella sua azione contro la dimensione psicofisica della persona, il demonio provoca delle grandi sofferenze psicologiche. Ma l’azione che è da considerarsi come la più dannosa è quella tesa ad istigare al peccato ed è quella che occorre maggiormente temere. Le tre sorgenti della tentazione al peccato sono, secondo la Tradizione spirituale cristiana, la carne, il mondo ed il Demonio.
La tentazione cosiddetta della carne è quella che viene da noi stessi, dai nostri vizi, dalle nostre debolezze. Alcuni peccati sono più legati al corpo, come ad esempio la gola o la lussuria…; altri sono maggiormente connessi alla vita psico-spirituale, come ad esempio la superbia, l’invidia, la menzogna, l’ipocrisia.
La tentazione del mondo è quella che viene dagli altri uomini, dall’ambiente umano nel quale viviamo, dai nostri nemici dichiarati o dai falsi amici, cioè dagli ipocriti che ci spingono a peccare mediante l’attrattiva dei piaceri, degli onori, delle ricchezze e della gloria umana. Vi sono poi, anche coloro che ci opprimono, ci provocano, ci tormentano in vario modo, rendendoci difficile la pratica della virtù.
La tentazione del demonio non è facile da riconoscere, ma la Sacra Scrittura ci comanda espressamente di guardarci dalle tentazioni diaboliche e di vigilare (1 Pt 5,8-9). Il regno delle tenebre del demonio è l’instaurazione nel nostro mondo di una Anti-Chiesa, cioè di un regno della menzogna (darwinismo, marxismo, scientismo), dell’immoralità (libera droga, matrimoni omosessuali, pornografia, aborto ed eutanasia di stato) e dell’ateismo e dell’incredulità (il relativismo che Papa Benedetto XVI continuamente denuncia), quindi di un potere organizzato ed efficiente del male che, servendosi di strumenti e strutture politiche, economiche, sociali e culturali tiene l’umanità in sua balìa, impedendo a grandi masse umane, specie giovanili, di conoscere la verità, di vivere secondo la retta legge morale e di conoscere e di adorare Dio ed il suo Figlio Gesù Cristo crocifisso e risorto per la nostra salvezza. 
Non dimentichiamo mai di invocare nella lotta contro lo spirito delle tenebre il potentissimo arcangelo San Michele ed i Santi angeli di Dio. Benedetto XVI, riguardo a San Michele, nell’omelia per l’ordinazione di sei nuovi Vescovi il 29 settembre 2007, ha affermato: “Di questo Arcangelo si rendono evidenti due funzioni. Egli difende la causa dell’unicità di Dio contro la presunzione del drago, del “serpente antico”, come dice Giovanni.
E’ il continuo tentativo del serpente di far credere agli uomini che Dio deve scomparire, affinché essi possano diventare grandi; che Dio ci ostacola nella nostra libertà e che perciò noi dobbiamo sbarazzarci di Lui. […]Chi accusa Dio, accusa anche l’uomo. La fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. […] L’altra funzione di Michele, secondo la Scrittura, è quella di protettore del popolo di Dio”. E’ importante invocare il Principe delle schiere angeliche in particolar modo con la preghiera composta da Leone XIII e raccomandata anche dal Servo di Dio il Papa Giovanni Paolo II: “San Michele arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, principe delle milizie celesti, con la potenza che viene da Dio, ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime”.