sabato 1 gennaio 2011


La lotta di Satana alla Chiesa e all'umanità
 
(di Don Marcello Stanzione)

Ancora oggi, nel ventunesimo secolo, quando si parla di Satana e di demonio, molti tornano con la mente alle truculenti descrizioni che Dante Alighieri fa dei diavoli nell’Inferno della sua Divina Commedia, oppure lo immaginano con tanto di corna, coda e forchettone in mezzo alle fiamme, come è rappresentato dall’iconografia medievale. Ora, per avere delle idee chiare sul demonio, bisogna liberarsi da queste immagini alquanto infantili.
La fede della Chiesa, riguardo all’esistenza ed all’azione malefica del demonio, si basa sulla testimonianza della Bibbia, che è parola di Dio sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Gesù si è presentato costantemente come il Vincitore di Satana e dei demoni: Egli infatti, nel Vangelo, affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4, 11; Gv 12, 31). Cristo affronta anche gli spiriti maligni che hanno potere sull’umanità peccatrice e li vince nel loro dominio. Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana, e quindi anche dando la guarigione trionfa su di lui. I demoni si ritenevano insediati quaggiù da padroni: Gesù è venuto a sconfiggerli (Mc 1, 24).
Dinanzi all’autorità che Egli manifesta nei loro confronti, i suoi nemici l’accusano: “Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni” (Mc 3, 22); “Non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?” (Mc 3, 30; Gv 7, 20; 10, 20s), si chiedono i suoi calunniatori. Ma Gesù dà la vera spiegazione: Egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio e ciò prova che il Regno di Dio è giunto fino agli uomini. Ormai gli esorcismi si faranno nel Nome di Gesù (Mt 7, 22; Mc 9, 38). Cristo, mandando in missione suoi discepoli, comunica loro il potere di sconfiggere i demoni (Mc 6, 7-13).
Questo sarà per tutti i secoli. E anche oggi, infatti, uno dei segni che accompagna la predicazione del Vangelo è la presenza degli esorcisti in seno alla Chiesa. Comunque, anche il concetto di diavolo, come tutte le verità della fede cristiana, è stato progressivamente rivelato e compreso. Nel Nuovo Testamento il diavolo è il più diretto avversario di Dio, il tentatore e seduttore degli uomini. E’ pure chiamato Beelzebul o Satana. Nell’Antico Testamento, Satana è un nome comune che significa accusatore in un processo, avversario. Nel Libro di Giobbe (2,1), si parla di Satana come di un essere che mette alla prova gli uomini.
Nel primo libro delle Cronache 21,1, Satana sembra già il nome proprio di un essere personale. A poco a poco si sviluppò tra gli Israeliti la concezione di Satana, avversario di Dio, che rende gli uomini schiavi del peccato. Il diavolo, quindi, non è un concetto astratto, non è una personificazione fantastica del male, ma è una realtà concreta, una persona, o meglio un insieme di persone ben definite. E’ una creatura di Dio, quindi originariamente buona. E’ un puro spirito, dotato di capacità molto superiori alle nostre; ma si è irrimediabilmente pervertito in conseguenza del suo essersi ribellato a Dio.
Satana è diventato così l’antagonista di Dio che si oppone in tutti i modi al suo Regno, tentando gli uomini al male. La tentazione è una suggestione che egli esercita sulle facoltà superiori dell’uomo (soprattutto la fantasia): di fronte alla tentazione, l’uomo conserva intatta la propria libertà e responsabilità. In certi rari casi, che devono essere scientificamente accertati, il diavolo, permettendolo Dio, può disturbare anche il corpo dell’uomo con malattie e danni di vario genere. Uno degli aspetti essenziali della vita del cristiano, sia singolarmente che come membro della Chiesa, è la lotta contro il demonio. Nel passato, forse, si è insistito troppo su tale aspetto, e con accenti eccessivamente terroristici, per cui in alcuni si era creata una fissazione demonopatica; oggi, viceversa, questa lotta contro il potere delle tenebre è piuttosto trascurata. Come sappiamo dalla Rivelazione e dal Magistero della Chiesa, i demoni sono creature che tentano l’uomo al male.
Di qui la necessità, da parte dell’uomo, di difendersi e di lottare contro di essi per ottenere la salvezza. La vittoria contro il demonio si raggiunge soltanto in Cristo che è il vincitore di Satana, capo dei demoni. L’azione del demonio, sebbene tutta protesa ad offendere Dio e a danneggiare l’uomo, è controllata dal potere divino, che utilizza il Maligno per esercitare l’uomo nella virtù ed aumentare così lo splendore della gloria divina. Il demonio non danneggia l’uomo tanto quanto vorrebbe, ma solo fin dove la Provvidenza divina glielo consente, al fine di provare l’uomo nella virtù e condurlo proprio a quella salvezza che il demonio non vorrebbe. Il demonio invece gode di una maggiore libertà di nuocere se è l’uomo stesso che, con il suo peccato, gli lascia lo spazio per agire. Il demonio intende danneggiare l’uomo sia nel corpo che nello spirito.
Egli arreca il danno fisico o di propria iniziativa, e allora si ha il fenomeno della cosiddetta possessione o ossessione diabolica, o perché sollecitato da qualche creatura umana male intenzionata, e abbiamo allora la stregoneria o magia nera, che - da parte dell’uomo che commette tale azione - costituisce un grave peccato di superstizione. Nella sua azione contro la dimensione psicofisica della persona, il demonio provoca delle grandi sofferenze psicologiche. Ma l’azione che è da considerarsi come la più dannosa è quella tesa ad istigare al peccato ed è quella che occorre maggiormente temere. Le tre sorgenti della tentazione al peccato sono, secondo la Tradizione spirituale cristiana, la carne, il mondo ed il Demonio.
La tentazione cosiddetta della carne è quella che viene da noi stessi, dai nostri vizi, dalle nostre debolezze. Alcuni peccati sono più legati al corpo, come ad esempio la gola o la lussuria…; altri sono maggiormente connessi alla vita psico-spirituale, come ad esempio la superbia, l’invidia, la menzogna, l’ipocrisia.
La tentazione del mondo è quella che viene dagli altri uomini, dall’ambiente umano nel quale viviamo, dai nostri nemici dichiarati o dai falsi amici, cioè dagli ipocriti che ci spingono a peccare mediante l’attrattiva dei piaceri, degli onori, delle ricchezze e della gloria umana. Vi sono poi, anche coloro che ci opprimono, ci provocano, ci tormentano in vario modo, rendendoci difficile la pratica della virtù.
La tentazione del demonio non è facile da riconoscere, ma la Sacra Scrittura ci comanda espressamente di guardarci dalle tentazioni diaboliche e di vigilare (1 Pt 5,8-9). Il regno delle tenebre del demonio è l’instaurazione nel nostro mondo di una Anti-Chiesa, cioè di un regno della menzogna (darwinismo, marxismo, scientismo), dell’immoralità (libera droga, matrimoni omosessuali, pornografia, aborto ed eutanasia di stato) e dell’ateismo e dell’incredulità (il relativismo che Papa Benedetto XVI continuamente denuncia), quindi di un potere organizzato ed efficiente del male che, servendosi di strumenti e strutture politiche, economiche, sociali e culturali tiene l’umanità in sua balìa, impedendo a grandi masse umane, specie giovanili, di conoscere la verità, di vivere secondo la retta legge morale e di conoscere e di adorare Dio ed il suo Figlio Gesù Cristo crocifisso e risorto per la nostra salvezza. 
Non dimentichiamo mai di invocare nella lotta contro lo spirito delle tenebre il potentissimo arcangelo San Michele ed i Santi angeli di Dio. Benedetto XVI, riguardo a San Michele, nell’omelia per l’ordinazione di sei nuovi Vescovi il 29 settembre 2007, ha affermato: “Di questo Arcangelo si rendono evidenti due funzioni. Egli difende la causa dell’unicità di Dio contro la presunzione del drago, del “serpente antico”, come dice Giovanni.
E’ il continuo tentativo del serpente di far credere agli uomini che Dio deve scomparire, affinché essi possano diventare grandi; che Dio ci ostacola nella nostra libertà e che perciò noi dobbiamo sbarazzarci di Lui. […]Chi accusa Dio, accusa anche l’uomo. La fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. […] L’altra funzione di Michele, secondo la Scrittura, è quella di protettore del popolo di Dio”. E’ importante invocare il Principe delle schiere angeliche in particolar modo con la preghiera composta da Leone XIII e raccomandata anche dal Servo di Dio il Papa Giovanni Paolo II: “San Michele arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, principe delle milizie celesti, con la potenza che viene da Dio, ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime”.

sabato 25 dicembre 2010

PROFANAZIONE EUCARISTICA

Siamo sempre più convinti che la vigilanza di tutto il popolo di Dio (riunito in Chiesa) e la minore disponibilità a consegnare e a ricevere nelle mani il Corpo di Cristo, siano gli atteggiamenti minimi per impedire il ripetersi degli atti sacrileghi; oltre a reinsegnare a rispettare ed amare il Sacro Sacrificio che il Signore ci ha affidato.

Cortemaggiore (PC) iI monito del parroco

Atto sacrilego in chiesa: in terra ostie consacrate
 Caso che può prevedere la scomunica

Cortemaggiore - Un gravissimo atto sacrilego è stato stigmatizzato con forza dal parroco di Cortemaggiore, monsignor Luigi Ghidoni, nell'omelia domenicale di ieri. Monsignor Ghidoni ha riferito che, per due volte, in altrettanti episodi, sono state ritrovate in terra, tra i banchi della basilica, due ostie consacrate, ed ha ricordato, richiamando la dottrina della Chiesa, che gli atti deliberatamente compiuti ad oltraggio dell'Eucaristia costituiscono un sacrilegio. Il codice di diritto canonico, poi, individua determinati casi in cui gli atti sacrileghi sono da considerarsi veri e propri delitti che comportano la scomunica latae sententiae, cioè automatica, la cui assoluzione è riservata alla Santa Sede. Monsignor Ghidoni ha aggiunto che sarà necessario intervenire nel caso in cui si ripetano episodi simili, in primo luogo dal punto di vista spirituale, con azioni riparatrici. Ma anche ricorrendo a comportamenti che possano prevenire fatti simili, come consentire ai fedeli di ricevere la comunione solo in bocca ed evitare la distribuzione delle particele consacrate sulla mano, misura consigliata per sottrarsi al pericolo di profanazione da un'istruzione della Congregazione per il Culto Divino emanata nel 2004. Il parroco, concludendo l'omelia, ha attinto ancora all'importante istruzione vaticana per ricordare che quando si riceve la comunione sulla mano l'ostia deve essere assunta subito, davanti al sacerdote, in modo che nessuno si allontani portandola con sé. L'attenzione sollecita di monsignor Ghidoni e dei suoi collaboratori ha consentito di individuare tempestivamente questi gravi comportamenti, cercando di relegarli a deplorevoli gesti isolati.
Leonardo Tomasetti
Dal quotidiano Libertà Piacenza - 20/12/2010
Simboli Templari
 
Il famoso sigillo dei templari su cui si sono spese tante parole rappresenta la fede dei Poveri Cavalieri di Christo.

 Il simbolo indica semplicemente la fraternità: l'unione fraterna che vive, così come indica la Regola, in Christo.
«Maestro che cosa devo fare...?»
CCC 2052 « Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? ». Al giovane che gli rivolge questa domanda,... Gesù risponde innanzi tutto richiamando la necessità di riconoscere Dio come « il solo Buono », come il Bene... per eccellenza e come la sorgente di ogni bene. Poi Gesù gli dice: « Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti ». Ed elenca al suo interlocutore i comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre ». Infine Gesù riassume questi comandamenti in una formulazione positiva: « Ama il prossimo tuo come te stesso » (Mt 19,16-19).

CCC 2055 Quando gli si pone la domanda: « Qual è il più grande comandamento della Legge? » (Mt 22,36), Gesù risponde: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti » (Mt 22,37-40).5 Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge:

« Il precetto: Non commettere adulterio, Non uccidere, Non rubare, Non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore » (Rm 13,9-10).
Questa è la Regola dei Templari:

"Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti" (Mc 10,43).
Chi non è conforme, o non ha intenzione di rinnovarsi in tale Regola non è ancora dei nostri !

Non nobis Domine..
.

mercoledì 15 dicembre 2010

Catechismo della Chiesa Cattolica

PARTE TERZA
LA VITA IN CRISTO

SEZIONE PRIMA
LA VOCAZIONE DELL'UOMO:
LA VITA NELLO SPIRITO

CAPITOLO TERZO
LA SALVEZZA DI DIO:
LA LEGGE E LA GRAZIA

ARTICOLO 3
LA CHIESA, MADRE E MAESTRA

2030 È nella Chiesa, in comunione con tutti i battezzati, che il cristiano realizza la propria vocazione. Dalla Chiesa accoglie la Parola di Dio che contiene gli insegnamenti della « Legge di Cristo ». 254 Dalla Chiesa riceve la grazia dei sacramenti che lo sostengono lungo la « via ». Dalla Chiesa apprende l'esempio della santità; ne riconosce il modello e la sorgente nella santissima Vergine Maria; la riconosce nella testimonianza autentica di coloro che la vivono; la scopre nella tradizione spirituale e nella lunga storia dei santi che l'hanno preceduto e che la liturgia celebra seguendo il santorale.
2031 La vita morale è un culto spirituale. Noi offriamo i nostri « corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio » (Rm 12,1), in seno al corpo di Cristo, che noi formiamo, e in comunione con l'offerta della sua Eucaristia. Nella liturgia e nella celebrazione dei sacramenti, preghiera ed insegnamento si uniscono alla grazia di Cristo, per illuminare e nutrire l'agire cristiano. Come l'insieme della vita cristiana, la vita morale trova la propria fonte e il proprio culmine nel sacrificio eucaristico.
2032 La Chiesa, « colonna e sostegno della verità » (1 Tm 3,15), « ha ricevuto dagli Apostoli il solenne comandamento di Cristo di annunziare la verità della salvezza ». 255 « È compito della Chiesa annunziare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigano i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime ». 256
2033 Il Magistero dei Pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, con l'aiuto delle opere dei teologi e degli autori spirituali. In tal modo, di generazione in generazione, sotto la guida e la vigilanza dei Pastori, si è trasmesso il « deposito » della morale cristiana, composto da un insieme caratteristico di norme, di comandamenti e di virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono vivificati dalla carità. Tale catechesi ha tradizionalmente preso come base, accanto al Credo e al Pater, il Decalogo, che enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.
2034 Il Romano Pontefice e i Vescovi « sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita ». 257 Il Magistero ordinario e universale del Papa e dei Vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare.
2035 Il grado più alto nella partecipazione all'autorità di Cristo è assicurato dal carisma dell'infallibilità. Essa « si estende tanto quanto il deposito della divina rivelazione »; 258 si estende anche a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate. 259
2036 L'autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza. Richiamando le prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono veramente e di ricordare loro ciò che devono essere davanti a Dio. 260
2037 La Legge di Dio, affidata alla Chiesa, è insegnata ai fedeli come cammino di vita e di verità. I fedeli hanno, quindi, il diritto 261 di essere istruiti intorno ai precetti divini salvifici, i quali purificano il giudizio e, mediante la grazia, guariscono la ragione umana ferita. Hanno il dovere di osservare le costituzioni e i decreti emanati dalla legittima autorità della Chiesa. Anche se sono disciplinari, tali deliberazioni richiedono la docilità nella carità.
2038 Nell'opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana, la Chiesa ha bisogno della dedizione dei Pastori, della scienza dei teologi, del contributo di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà. Attraverso la fede e la pratica del Vangelo i singoli fanno un'esperienza della « vita in Cristo », che li illumina e li rende capaci di discernere le realtà divine e umane secondo lo Spirito di Dio. 262 Così lo Spirito Santo può servirsi dei più umili per illuminare i sapienti e i più eminenti in dignità.
2039 I ministeri vanno esercitati in uno spirito di servizio fraterno e di dedizione alla Chiesa, in nome del Signore. 263 Al tempo stesso la coscienza di ognuno, nel suo giudizio morale sui propri atti personali, deve evitare di rimanere chiusa entro i limiti di una considerazione individuale. Come meglio può, deve aprirsi alla considerazione del bene di tutti, quale è espresso nella legge morale, naturale e rivelata, e conseguentemente nella legge della Chiesa e nell'insegnamento autorizzato del Magistero sulle questioni morali. Non bisogna opporre la coscienza personale e la ragione alla legge morale o al Magistero della Chiesa.
2040 In tal modo può svilupparsi tra i cristiani un vero spirito filiale nei confronti della Chiesa. Esso è il normale sviluppo della grazia battesimale, che ci ha generati nel seno della Chiesa e ci ha resi membri del corpo di Cristo. La Chiesa, nella sua sollecitudine materna, ci accorda la misericordia di Dio, che trionfa su tutti i nostri peccati e agisce soprattutto nel sacramento della Riconciliazione. Come madre premurosa, attraverso la sua liturgia, giorno dopo giorno, ci elargisce anche il nutrimento della Parola e dell'Eucaristia del Signore.
2041 I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo indispensabile nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita del l'amore di Dio e del prossimo.
2042 Il primo precetto (« Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro ») esige dai fedeli che santifichino il giorno in cui si ricorda la risurrezione del Signore e le particolari festività liturgiche in onore dei misteri del Signore, della beata Vergine Maria e dei santi, in primo luogo partecipando alla celebrazione eucaristica in cui si riunisce la comunità cristiana, e che riposino da quei lavori e da quelle attività che potrebbero impedire una tale santificazione di questi giorni. 264
Il secondo precetto (« Confessa i tuoi peccati almeno una volta all'anno ») assicura la preparazione all'Eucaristia attraverso la recezione del sacramento della Riconciliazione, che continua l'opera di conversione e di perdono del Battesimo. 265
Il terzo precetto (« Ricevi il sacramento dell'Eucaristia almeno a Pasqua ») garantisce un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della liturgia cristiana. 266
2043 Il quarto precetto (« In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno ») assicura i tempi di ascesi e di penitenza, che ci preparano alle feste liturgiche e a farci acquisire il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore. 267
Il quinto precetto (« Sovvieni alle necessità della Chiesa ») enuncia che i fedeli sono tenuti a venire incontro alle necessità materiali della Chiesa, ciascuno secondo le proprie possibilità. 268
2044 La fedeltà dei battezzati è una condizione fondamentale per l'annunzio del Vangelo e per la missione della Chiesa nel mondo. Il messaggio della salvezza, per manifestare davanti agli uomini la sua forza di verità e di irradiamento, deve essere autenticato dalla testimonianza di vita dei cristiani. « La testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio ». 269
2045 Poiché sono le membra del corpo di cui Cristo è il Capo, 270 i cristiani contribuiscono all'edificazione della Chiesa con la saldezza delle loro convinzioni e dei loro costumi. La Chiesa cresce, si sviluppa e si espande mediante la santità dei suoi fedeli, 271 finché arriviamo tutti « allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo » (Ef 4,13).
2046 Con la loro vita secondo Cristo, i cristiani affrettano la venuta del regno di Dio, del « regno di giustizia, di amore e di pace ». 272 Non per questo trascurano i loro impegni terreni; fedeli al loro Maestro, ad essi attendono con rettitudine, pazienza e amore.
2047 La vita morale è un culto spirituale. L'agire cristiano trova il proprio nutrimento nella liturgia e nella celebrazione dei sacramenti.
2048 I precetti della Chiesa riguardano la vita morale e cristiana, che è sempre unita alla liturgia, della quale si nutre.
2049 Il Magistero dei Pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, sulla base del Decalogo, il quale enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.
2050 Il Romano Pontefice e i Vescovi, quali maestri autentici, predicano al popolo di Dio la fede che deve essere creduta e applicata nei costumi. È anche di loro competenza pronunciarsi sulle questioni morali che hanno attinenza con la legge naturale e la ragione.
2051 L'infallibilità del Magistero dei Pastori si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate.

Esodo 20,2-17 Deuteronomio 5,6-21 Formula catechistica
Io sono il Signore tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla condizione di schiavitù.
Io sono il Signore tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese di Egitto,
dalla condizione servile.
Io sono il Signore Dio tuo:
Non avrai
altri dei di fronte a me.
Non ti farai
idolo né immagine alcuna
di ciò che è lassù nel cielo,
né di ciò che è quaggiù sulla terra,
né di ciò che è nelle acque,
sotto la terra.
Non ti prostrerai
davanti a loro
e non li servirai.
Perché io, il Signore,
sono il tuo Dio,
un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri
nei figli
fino alla terza
e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,
ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni, per coloro
che mi amano e osservano
i miei comandamenti.
Non avere
altri dei di fronte a me...
1. Non avrai altro Dio
fuori di me.
Non pronuncerai
invano il nome
del Signore tuo Dio,
perché il Signore non lascerà
impunito chi
pronuncia il suo nome invano.
Non pronunciare invano
il nome del Signore
tuo Dio...
2. Non nominare
il nome di Dio invano.
Ricordati del giorno
di sabato per santificarlo.
Sei giorni
faticherai
e farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno
è il sabato
in onore del Signore, tuo Dio.
Tu non farai alcun lavoro,
né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava,
né il tuo bestiame, né il forestiero
che dimora presso di te.
Perché in sei giorni
il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare
e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Perciò il Signore
ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha dichiarato sacro.
Osserva il giorno di sabato
per santificarlo...
3. Ricordati di
santificare le feste.
Onora tuo padre e tua madre
perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese
che ti dà
il Signore, tuo Dio.
Onora tuo padre
e tua madre...
4. Onora tuo padre
e tua madre.
Non uccidere. Non uccidere. 5. Non uccidere.
Non commettere
adulterio.
Non commettere
adulterio.
6. Non commettere
atti impuri.
Non rubare. Non rubare. 7. Non rubare.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
8. Non dire
falsa testimonianza.
Non desiderare
la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo.
9. Non desiderare
la donna d'altri.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue, né il suo asino,
né alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.
Non desiderare alcuna
delle cose
che sono del tuo prossimo.
10. Non desiderare
la roba d'altri.
 

(254) Cf Gal 6,2.
(255) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 17: AAS 57 (1965) 21.
(256) CIC canone 747, § 2.
(257) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25: AAS 57 (1965) 29.
(258) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25: AAS 57 (1965) 30.
(259) Cf Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, 3: AAS 65 (1973) 401.
(260) Cf Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, 14: AAS 58 (1966) 940.
(261) Cf CIC canone 213.
(262) Cf 1 Cor 2,10-15.
(263) Cf Rm 12,8.11.
(264) Cf CIC canoni 1246-1248; CCEO canoni 880, § 3. 881, §§ 1. 2. 4.
(265) Cf CIC canone 989; CCEO canone 719.
(266) Cf CIC canone 920; CCEO canoni 708. 881, § 3.
(267) Cf CIC canoni 1249-1251; CCEO canone 882.
(268) Cf CIC canone 222; CCEO canone 25. Le Conferenze Episcopali possono inoltre stabilire altri precetti ecclesiastici per il proprio territorio; cf CIC canone 455.
(269) Concilio Vaticano II, Decr. Apostolicam actuositatem, 6: AAS 58 (1966) 842.
(270) Cf Ef 1,22.
(271) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 39: AAS 57 (1965) 44.
(272) Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo, Prefazio: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 281.
(273) Catechismo della Conferenza Episcopale Italiana per la vita cristiana – 2. La verità, vi farà liberi (Libreria Editrice Vaticana, 1995), p. 598.

mercoledì 8 dicembre 2010

Adoremus Christo Gesù

Sei Tu ?


Entrati nella casa videro il bambino
(Pala d'Altare con Madonna e Santi, opera di Sebastiano Novelli - Chiesa Basilica di San Sisto in Piacenza)

Seconda domenica di avvento
Convertitevi perché
Il regno dei cieli è vicino
(Mt 3,1)



«E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele» (Michea 5,1)