domenica 30 maggio 2010
Carissimi fratelli, sorelle, accoliti ed amici,
la pace e la gioia del signore sia con tutti noi.
Il Capitolo Generale che stiamo preparando per il 12 e 13 giugno, si presenta come un momento sempre più importante per la nostra azione futura. Diversi di noi affronteranno i loro primi passaggi e le rispettive vestizioni e investiture, assumendo un ruolo ed una'azione di ancora maggiore impegno e testimonianza. Altri confermeranno le loro promissioni nell'aiuto che sapranno dare agli ultimi, dimostrandosi " primus inter pares ".
Si tratta di un Capitolo molto importante anche perché è il primo, dopo diversi anni, a valenza nazionale. Non so se siamo pronti ad affrontare questo importante ed ipegnativo impegno, ma, a Dio piacendo, sono certo che faremo tutti del nostro meglio per risultarne degni. La nostra forza infatti non sta in noi, ma nel Signore che ci guida e nella nostra Signora, la Vergine Maria che ci ama e ci protegge come figli.
Il titolo che abbiamo dato al Capitolo " Ubi caritas et amor, Deus ibi est " rappresenta molto bene quello che ci apprestiamo a vivere in quei giorni, ma soprattutto sempre, tutti i giorni della nostra vita. L'alleanza che i Cavalieri e le Dame della nostra Congregazione stipulano con il Signore è un'alleanza d'amore e di servizio, proprio come Gesù ci ha insegnato.
Già da sola l'etica cavalleresca basterebbe a fare di un uomo un uomo di valore e di valori impossibili da ripudiare (spergiurarare), ma nel nostro caso - seppur indegnamente - ci facciamo Cavalieri Templari: Milizia di Cristo. Portiamo un abito che non passa inosservato. Siamo testimoni visibili nel bene e nel male, per questo serve una disciplina esemplare ed una vita irreprensibile. Abbiamo insegne sfavillanti, ma che non rappresentano la nostra maestà, ma bensì quella di Cristo. Per questo la nostra benedizione dice, a perpetua memoria: " Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam " Salmo 115, 1 (113B) . La nostra spada non è un'arma da usare per colpire chi non è come noi, ma rappresenta la croce che il Signore ci ha invitato a portare, e non perché ci schiacci, ma per elevarci, per difenderci. Portare la spada significa che siamo certi che la vita spirituale è un combattimento (1). Significa che il martirio non consiste solo nel dare la vita nella morte, ma dare la vita al bene, morire al peccato, morire al mondo per essere nel patto, nell'alleanza con Dio che mai ci abbandonerà (tradirà).
Unendoci nella Congregazione siamo chiamati a vivere da fratelli. Ci chiamiamo fratelli, ci salutiamo abbracciandoci fraternamente, ma occorre che ci sentiamo fratelli. Per riuscirci serve la preghiera costante in solitudine ed in comune, il ricordo quotidiano, il ritrovarci ogni volta che è possibile, facendo di tutto perché le nostre tristezze, le nostre paure, le nostre buone ragioni non abbiano il soppravvento sull'unica vera buona ragione: fare la volontà di Dio e non la nostra.
Il Vangelo e la Sacra Scrittura in generale è il primo Codice da seguire per il Cavaliere Templare. Poi vi è la Tradizione, che ci insegna come gli altri, quelli prima di noi, hanno fatto. Il Magistero della Chiesa, ci aiuta a vivere la Verità, ed in fine le nostre Regole, ci offrono il metodo per servire al meglio nel nostro Carisma.
Ma non voglio dilungarmi oltre e vi rimando al testo che un nostro, Minister Templi ci ha preparato, per aiutarci a capire il grande dono che abbiamo ricevuto dal Signore nella Comunione e nella Comunità. (LEGGI il TESTO)
Forza fratelli e sorelle cari, tra pochi giorni ci incontreremo e potremo mettere al centro proprio questi doni. Molti di noi si incontreranno per la prima volta, ma grazie a Dio, è come se ci conoscessimo da sempre. Sta a noi far si che questo momento sia anche l'inizio ed il proseguimento di un cammino di fraternità nella fede, attraverso il carisma templare che ci è stato dato.
Fratelli e sorelle, ringraziamo la Madonna " Santa Maria del Tempio " della Sua protezione. Alla Sua materna intercessione affidiamo la nostra Congregazione e la Santa Chiesa che Cristo ci ha dato.
fra Gianni Battini - praeceptor
ad majorem Dei gloriam - non nobis Domine...
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(1) Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua Potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del Vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.” (Efesini 6, 10-20)
domenica 16 maggio 2010
martedì 11 maggio 2010
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali invita tutti al Regina Coeli del 16 maggio 2010 in Piazza San Pietro.
Per testimoniare a Benedetto XVI l’affetto del popolo cristiano
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, organismo che raduna sessantasette associazioni e movimenti ecclesiali italiani, invita quanti appartengono e si riconoscono nel mondo dell’associazionismo cattolico a partecipare a Roma alla recita del Regina Coeli, domenica 16 maggio 2010, in Piazza San Pietro.
Vogliamo in questo modo stringerci visibilmente intorno a Benedetto XVI come figli col padre, desiderosi di sostenerlo nel suo impegnativo ministero, esprimendogli affetto e gratitudine per la sua passione per Cristo e per l’umanità intera.
Il 16 maggio a Roma intendiamo consegnare nelle mani di Maria la nostra fedeltà al Santo Padre per il bene della Chiesa, nella quale facciamo esperienza della misericordia, unica risposta adeguata al bisogno di giustizia, che emerge dal cuore di ciascuno in questi momenti.
Ci guida l’umile certezza testimoniata dalle parole del Papa: «È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire».
Con questa consapevolezza invitiamo tutti alla preghiera in Piazza San Pietro, grati al Signore che ci ha donato Benedetto XVI come guida nel nostro cammino di fede.
Roma, 14 aprile 2010
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali
Nel xii° secolo, un manipolo di uomini, cavalieri laici, guidati da Ugo di Payens, ripugnati dalla mentalità della loro classe sociale di provenienza, che si erigeva a raggiungere il suo fine al di fuori di Dio, mirando solo al proprio vantaggio, al potere e al dominio sull’altro, con profondo disprezzo del prossimo, decidono un cambiamento radicale della loro vita; si prefissano l’obiettivo di rovesciare la consuetudine di pensiero del loro tempo (ma che e’ anche del nostro), intenta a soddisfare l’appetito dei sensi carnali e la bramosia del profitto.
Desiderano vivere imitando quel Dio che si è fatto carne, e pur essendo re dei re, insegna agli uomini cosa vuol dire esercizio del potere: Lui, il potere, lo eserciterà dalla Croce: si fa servo e povero, e si annienta; Lui, il Creatore dell’Universo, da la sua vita per salvare tutta l’umanità, passata, presente e futura. e lo fa per un motivo solo:
perché Dio è amore.
Non l’amore affettivo, sentimentale o mercenario come lo intendiamo noi. Dio dona la sua vita per tutti, anche per i nemici, quelli che lo hanno trafitto, o continuano a farlo. Questa è la follia della Croce; quello che per gli uomini appare un fallimento, una sconfitta, per Dio è la vittoria; è la carta vincente. Questo è l’amore come lo intende Dio, e che noi conosciamo con la parola “carità”; e questa è la vita scelta dai templari. Non un avere, o un prendere, ma un darsi.
la spiritualità centrale dei cavalieri del tempio è tratta, almeno nella sua struttura portante, dai seguenti passi della Sacra Scrittura: “Sono stato crocifisso con Cristo. non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” e: “Come Cristo ha dato la vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”.
Quali sono i nostri fratelli?
Per il fatto che condividiamo la medesima natura umana, divinizzata dal Dio fattosi uomo, ogni nostro prossimo che incontriamo è fratello, e in lui, nel nostro fratello, vediamo la presenza di Cristo stesso.
E sappiamo che Gesù dice: “Ogni cosa avete fatto, o non avete fatto a uno di questi miei fratelli, l’avete fatto, o non l’avete fatto a me”.
Vedete come si oppone la logica del mondo da questo originale stile di vita, che come dice san Bernardo di Chiaravalle, ultimo dei Padri della Chiesa: “nasce dalle Sacre Scritture e per volere dello Spirito Santo”.
Questi asceti, innamorati di Cristo, che pur scegliendo di rimanere nel loro stato di laici, abbracciano in un singolare connubio, il contemplativo amore di Maria all’azione eroica di Marta, nella via dell’umiltà, nella povertà volontaria di Spirito e in Obbedienza a Dio, aprono un itinerario della mente e dello spirito ben definito, il cui frutto è la costante conversione morale, del cuore e dei costumi; l’incontro vero col Cristo risorto, l’unione sempre più intima con lui.
Gesù ha detto che i tiepidi li vomita. Li preferisce caldi o freddi; la sequela al Cristo comporta una scelta definitiva, radicale, totale. sembra che oggi ci siano molti cristiani tiepidi, che dichiarano di essere seguaci di Cristo, ma in parole e opere aderiscono alle inclinazioni malsane del mondo, che coltiva una cultura di morte, e non di vita.
San Bernardo che è un cavaliere, e tale resterà nel suo carattere anche dopo l’entrata nel chiostro, è un uomo solido nella fede, maturo in Cristo; intuisce quello che stà nascendo, e lui che aspira a promuovere la cristianità in tutti gli strati sociali del suo tempo, convinto che il buon lievito, per fermentare la pasta, debba coinvolgere anche il mondo laico, coglie al volo l’occasione, abbraccia con tutto il suo vigore questo nuovo ideale di vita che nasce dal Vangelo, lo sente suo e lo sviluppa, redigendo un trattato che sarà destinato a superare l’oceano dei secoli, il: “libro ai Cavalieri del Tempio – l’Elogio della Nuova Milizia”.
Questo cristianesimo coraggioso e virile, a perfetta imitazione di Cristo, concepito da san Bernardo, prenderà forma in questa sua nuova figura di cavalieri, che il mondo non aveva mai conosciuto prima e che, come li ha definiti lui: “ardono tutti del medesimo zelo per la casa del Signore”, ornati non di oro, ma di virtù.
Il codice cavalleresco templare è strutturato affinché i laici, che per vocazione, si identificano in maniera stabile e definitiva, in un così elevato stato di vita, vivano nel mondo, ma senza appartenere al mondo; vivano come se fossero monaci, pur non essendolo, e non monaci qualsiasi, ma monaci Cistercensi, ovvero rinunciando al lusso e alla vita comoda; alle agiatezze e a qualsiasi privilegio sociale, ritornando alla terra, partendo dal basso, dall’essenzialità; pongono Dio al centro della loro vita, secondo il modello Evangelico dei primi cristiani, ispirato dalla Regola di san Benedetto.
Ugo di Payens, che si definisce Ugo peccatore, come lo siamo noi tutti, nella sua lettera rivolta ai templari, afferma che loro, quali membri del corpo di cristo, che è la Chiesa, rappresentano i piedi.
I piedi sono considerati la parte più umile del corpo, e sono a contatto con la terra; Dio stesso ha voluto essere a contatto con la terra, quando ha assunto la nostra natura umana: un corpo mortale, fatto di terra, come il nostro; identico al nostro in tutto, eccetto il peccato.
E' ingaggiato un incessante combattimento spirituale fino al sangue, che vince le tentazioni del Diavolo e il proprio egoismo, spezza le inclinazioni al male, che consistono nel preferire i beni temporali a quelli eterni, e disarma il peccato, e con esso l’Inferno, che altro non è se non la separazione volontaria e definitiva dall’amore di Dio, dalla sua grazia.
Attraverso questo cammino di perfezione plasmato per i cavalieri del tempio, lo Spirito Santo chiama chi lo ascolta, purifica il cuore, fortifica le facoltà umane, procura la padronanza di se, e rende l’uomo idoneo alla partecipazione alla natura Divina; lo fa crescere nella Fede, nella Speranza e nella Carità.
Il carattere dei templari nasce dai Sacramenti e dalla Preghiera; in particolare dal frequente accostamento ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia; dallo Spezzare del Pane e della Parola, e dalla recita della Liturgia delle Ore, che è l’opera stessa di Dio (l’Opus Dei), ed è la continuazione del Sacrificio di Cristo immolato sull’Altare.
Da questa fonte d’acqua di vita eterna che sgorga incessantemente dal costato di Cristo, crescono in questi cavalieri le virtù, doni dello Spirito Santo, che li rendono prudenti nel discernere il vero bene, giusti nel dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto, forti nel sacrificare la propria vita per difendere una giusta causa, sobrii nel moderare l’attrattiva dei piaceri, e capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati.
Le virtù sono l’uso retto delle facoltà umane che il Signore ha dato a ciascuno di noi per compiere il bene, secondo i suoi precetti; l’esatto contrario sono i vizi. la palestra dei templari mira a convergere le facoltà nelle virtù, lottando contro le suggestioni del male.
San Bernardo dice che se l’intenzione è giusta e retta, secondo Dio, l’azione non può essere cattiva.
Il campo d’azione di questi atleti dello Spirito, si svolge su tre pilastri fondamentali:
1) soccorrere i deboli, gli indifesi e la chiesa;
2) servire i poveri e i miseri, sia nelle necessità temporali che spirituali;
3) difendere, custodire integro, e diffondere il deposito della fede cattolica trasmessa dagli apostoli, e la Terra Santa, soprattutto con la coerenza della vita.
La terra santa non è solo la Gerusalemme terrena: tutti noi, in virtù del Battesimo siamo Tempio dello Spirito Santo, dimora consacrata a Dio, siamo la casa di Cristo ove lui abita, noi stessi siamo Terra Santa; il Padre, per poterci salvare, deve vedere in noi quello che vede nel suo Figlio Unigenito, e noi dobbiamo comportarci come Cristo si è comportato. questo è essere Templari.
I due templari sopra un unico cavallo, antico sigillo dell’ordine, rappresentano l’unità che deve caratterizzare gli autentici seguaci di Cristo, e l’umiltà, l’unico cammino che conduce a Dio, che Giacobbe, in sogno, ha visto come scala, ove gli angeli scendono e salgono), e che si identifica senz’altro nella Croce del Signore, che non è strumento di morte, di tristezza o di oscurità, ma di vita, di luce e di speranza; un ponte umile nelle sembianze, apparente segno di disfatta agli occhi del mondo, ma l’unico che collega la terra al cielo; terrore degli angeli ribelli, che alla sola pronuncia del nome della Croce le forze degli inferi tremano.
Uniti a Cristo, come la testa al corpo, i templari compiono tre azioni fondamentali, che li identificano nel loro carisma:
1) l’azione liturgica del Sacrificio della Messa, ovvero di Passione, Morte e Risurrezione del Signore e la continuazione di questo agire, che è la recita dell’Ufficio Divino, per collaborare con Dio alla sua opera di salvezza del mondo intero; in questo modo i templari pregano non soltanto per la loro salvezza e santificazione, ma anche per la salvezza di chi non prega e di chi non ha più speranza;
2) portano la testimonianza, come ha fatto Cristo sulla croce;
3) sacrificano tutto se stessi a servizio della carità.
Non hanno paura di morire, perché sono già morti alle illusioni delle finte sicurezze, e dell’effimero paradiso artificiale creato in questo mondo che passa, e che è tutto un inganno.
Come dicevo, i templari sono già morti e sepolti assieme a Cristo nel battesimo, per questo non temono la morte corporale, ne una vita austera e di sacrifici, per partecipare col Cristo alla costruzione del regno di pace e di giustizia.
Sono certi però, lo sanno bene, perché lo hanno sperimentato e provato, che il loro Maestro non è un Dio morto, ma è il Dio che è Morto e Risorto; adorano e si nutrono tutti i giorni della Parola Vivente, della Carne e del Sangue Vivo di Dio; la stessa Carne e lo stesso Sangue che Egli prese dalla Vergine e versò sulla Croce, e che è qui presente, adesso, e ogni giorno ci salva. quando il corpo di cristo è mangiato, è vivo, perché dopo essere stato ucciso è risorto.
Cristo risorto dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di Lui, ne su di noi, perché Dio, l’unico che può dare la vita, si è incarnato in noi.
E' necessario mangiare l’Agnello di Dio, per essere protetti dall’Angelo Sterminatore, nè si può uscire dall’Egitto del peccato senza essersi cibati della sua Carne Immacolata, celebrando il passaggio pasquale.
E' questo il vero tesoro dei templari, e loro, pur non volendo perdere la vita, erano disposti a sacrificarla per questo tesoro, e per testimoniare questa loro fede ardente come un fuoco acceso che divampa.
Con questa certezza provata, superata la morte corporale, i sacrifici e la durezza del presente, li attende il loro premio ambito, che nessuno gli potrà togliere; quel premio per il quale hanno dato la vita e stimato tutto il resto un nulla.
Con Lui la Vera Vita, perché la salvezza dell’anima sarà anche la vita nuova ed eterna del nostro corpo mortale, che al tempo stabilito risorgerà.
Solo uniti a Cristo si può partecipare alla gloria di Dio, all’eterna salvezza, alla visione della Gerusalemme che non tramonta e che comparata alla sua dolcezza, il miele diventa amaro come l’assenzio.
I templari si sono rivestiti di Cristo, hanno gustato quanto è buono il Signore, e hanno scoperto la concretezza vera e piena di vivere ogni giorno le Promesse Battesimali.
Non è mia intenzione rappresentare una istituzione fisica, che ha servito con leale fermezza Dio e la Chiesa, e ora non più esistente, ma dare testimonianza ad uno stile di vita intramontabile, quello del Miles Christi, dettato da san Bernardo, che anche oggi conosce nuove vocazioni e porta buoni frutti, in nome di alti ideali e di valori, che Cristo stesso ha indicato come punto di riferimento, e che i templari mirabilmente incarnano.
In questi nostri tempi, dove pare i cristiani si vergognino di mostrare la luce vera che illumina il mondo, c’e’ ancora bisogno di testimoni coraggiosi, coerenti col credo che professano; pronti a remare a testa alta contro la corrente di questi poteri forti, organizzati per dominare le volontà ed assopire le coscienze, che propugnano per verità la menzogna, e spacciano per bene quello che è male, così da far credere lecito ciò che la legge di Dio ha fatto conoscere come illecito e nocivo per l’uomo.
C’e’ un urgente bisogno di valenti e pacifici soldati di Cristo, che non abbiano paura di schierarsi negli atti e nelle scelte, radicati nella fedeltà al Magistero della Chiesa, che è guidata dallo Spirito Santo; e che pur non combattendo nei campi di battaglia, anzi, rigettando ogni forma di violenza, si dispongano al sacrificio di sè stessi, forti e pronti a subire scherni, derisioni ed oltraggi, determinati a respingere tutto ciò che è contrario al nome di Cristo; e decisi nel cimentarsi con eroico impegno, alla costruzione di una cultura sociale, intellettuale e morale ispirata al Vangelo, che è l’unica verità; la verità non degli uomini, ma di Dio.
I “piedi” templari, nel loro stato di laici in seno alla Chiesa, servono e non primeggiano; nascosti nel sacro silenzio dei calzari del Vangelo non amano il chiasso, ma sono umili; non sono fermi in se stessi, ma camminano amando e prendendosi cura del prossimo; impassibili all’assalto del maligno non temono di toccare la terra, ma non si contaminano con il mondo; si avvicinano alla giustizia e respingono le malvagità; sono in viaggio per cercare la santità ed essere nuove creature e vedere Dio faccia a faccia.
Questo e’ l’autentico spirito dei cavalieri del tempio.
Luca Baldon
sabato 8 maggio 2010
Al fine di aiutare tutti, me compreso, a reggere la tentazione di cadere preda delle nostre passioni, abbiamo pubblicato sul nostro sito un contributo sui “falsi profeti” o “maestri”.
"Non conformatevi alla mentalità di questo secolo (mondo), ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto" (Rm 12,2). Non seguendo i falsi profeti, accomodanti, che tentano di praticare sconti sulla dottrina e la morale di Cristo, per piacere agli uomini, dispiacendo a Dio, dal quale verranno giudicati, al quale dovranno rispondere (cfr. 2Cor 5,10; Rm 14,10-13; Gal 6,4-5), perché "responsabilità" vuol dire questo.
Questo è il pericolo che si cela anche sotto l’apparente candido mantello crociato di certo neotemplarismo. Qual miglior servizio si rende a satana, se non mandando le anime alla perdizione.
I falsi profeti sono addormentatori di coscienze mediante l’aperturismo e lo pseudoottimismo ("aggiornamento" e "speranza"). Conducono all’indurimento nel peccato e all’impenitenza finale, peccati "irremissibili", perché contro lo Spirito Santo, contro la grazia di Dio (Mt 12,32); conducono non alla salvezza, ma alla perdizione (Fil 3,19; Mt 7,13).
Attenzione !
Così avviene anche oggi in certe conferenze, prediche, liturgie e seducenti gruppi, che non evangelizzano, cioè non inducono alla conversione-penitenza, ma sono falsamente consolatorie. San Paolo ha scritto: "Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole". (2Tm 4,3-4). E accenna anche a dei "falsi fratelli" (Gal 2,4).
Un Pensiero...
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini.
In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto: e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Mt (6, 5-8)
Per Mariam ad Iesum
fra Gianni Battini -praeceptor
martedì 4 maggio 2010
Carissimi fratelli, sorelle e accoliti, la pace sia con voi.
Ci stiamo avvicinando al tempo del nostro Capitolo Generale di primavera. Questo sarà un momento importante, durante il quale riabbracceremo i nostri fratelli sparsi in tutta Italia, condividendo nella preghiera e nell'Eucarestia le diverse esperienze.
Tante sono state le iniziative che abbiamo intrapreso e sostenuto in questo ultimo anno, e tante quelle che ci attendono da ora, ma con l'aiuto della Divina Provvidenza e la nostra costante, fraterna preghiera, ne sono certo, non rimarremo delusi.
La mostra e la conferenza sulla Santa Sindone che abbiamo organizzato a Piacenza in collaborazione con il "Collegamento pro Sindone" di Roma, dando vita al Comitato "Piacenza pro Sindone 2010" ha avuto grande successo di pubblico e di critica. E' stato un lavoro duro, ma ne è valsa la fatica. Anche noi, infatti, abbiamo potuto offrire un piccolo contributo storico scientifico e spirituale per meglio comprendere questo segno dell'amore di Dio.
Ora la mostra è esposta fino al 9 maggio presso la Chiesa Collegiata di san Fiorenzo a Fiorenzuola d'Arda (PC), mentre dal 15 al 30 maggio verrà esposta presso la Chiesa di san Giorgio a Fidenza (PR). Dal 6 al 30 giugno verrà collocata presso il Battistero di Cremona con il Patrocinio della Diocesi e del Comune di Cremona. Inoltre il 30 maggio, sempre a Cremona, organizzeremo una Conferenza con la prof. Emanuela Marinelli. Seguiranno informazioni dettagliate.
Stiamo anche crescendo in fratelli e sorelle di buona volontà, che ci chiedono di unirsi a noi per servire Dio la Chiesa ed il Prossimo, attraverso il nostro Carisma Templare; ma vi sono anche alcuni rilievi non del tutto positivi, infatti in questi ultimi mesi abbiamo notato in alcuni di noi anche un certo "rilassamento". Per questo invito tutti a presenziare ai nostri prossimi appuntamenti, al fine di rafforzare la nostra "catena" d'amore nella preghiera e nella fraternità. Chi ha dei problemi li porti al nostro interno e li condivida, per vedere di risolverli assieme agli altri fratelli e sorelle. Unito ai nostri Sacerdoti, Minister Templi, siamo a disposizione. Non stiamo soli.
Anche questi preziosi momenti hanno contribuito a farci vivere ancor più pienamente nella gioia questa stupenda giornata.
I prossimi appuntamenti comuni d'obbligo per Cavalieri e Dame, Scudieri e Ancelle, Novizi/e (oltre a quelli in calendario) sono il 12 maggio, serata di meditazione della Parola e Preghiera, la Festività di Pentecoste il 23 maggio; quella del Corpus Domini 6 giugno, il Capitolo Generale del 12 e 13 giugno.
Vi segnalo anche che, domenica 16 maggio la Consulta Nazionale delle aggregazioni laicali invita tutti a Roma al Regina Coeli in Piazza San Pietro, per testimoniare a Benedetto XVI l'affetto del popolo cristiano. Quelli di noi, che per motivi organizzativi non potranno essere presenti a Roma dedichino la Santa Messa domenicale al Santo Padre. Stiamo anche provvedendo ad organizzare una Celebrazione Eucaristica in unione con altri gruppi cattolici. Vi faremo sapere dove e quando. Anche le altre Domus e Commanderie possono autonomamente organizzare aggregazioni territoriali per la Santa Messa.
Fraternamente, in comunione di preghiera
fra Gianni Battini - precettore
per Mariam ad Iesum - nnD...
Quale il centro ?
La negligenza di un solo momento
può frantumarla;
basta un niente;
un solo pensiero senza carità,
un giudizio ostinatamente conservato,
un attaccamento sentimentale,
un orientamento sbagliato,
un'ambizione o un interesse personale,
un'azione compiuta per se stessi
e non per il Signore. (...)
Aiutami, Signore, a esaminarmi così:
qual è il centro della mia vita?
Tu oppure io?
Se sei Tu, ci raccoglierai nell'unità.
Ma se vedo che intorno a me
pian piano tutti si allontanano e si disperdono,
questo è il segno che ho messo al centro me stesso.
Card. Francois - Xaavier Van Thuan - Martire
VIVERE PER SERVIRE
Vivere per servire: ecco un ideale davvero bello per un cristiano! Ogni autentico servizio, infatti, ha la sua radice nel mistero di Cristo che per salvarci «pur essendo di natura divina..., spogliò se stesso, assumendo la conditone di servo » (Fil 2, 6-7). Gesù è venuto sulla terra per insegnarci a servire. Egli è il nostro modello. Durante l'ultima Cena, dopo la lavanda dei piedi, disse ai suoi discepoli: « Sapete dò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi » (Gv 13, 12-15).
Conformarsi a Cristo significa, dunque, nelle situazioni in cui si vive e si lavora, saper dire con spontaneità: « Sono venuto per servire, non per essere servito » (cf. Mt 20,28), « essere cioè sempre a disposizione per il bene degli altri », anzi, « diventare un bene per gli altri ». La differenza non è piccola: si tratta di passare dal fare qualcosa a favore dei fratelli, ad essere una persona per gli altri, come Gesù è «per noi».
Questo modo di porsi in relazione a Dio e al prossimo dona alla vita una dimensione nuova: in qualunque stato ci si trovi — consacrati o laici, soli o sposati, sani o malati — sempre si ha una missione da compiere, quella di donarsi. E poiché il donarsi implica l'impegno di una continua conversione per negarsi a se stessi, chi vive in tale dimensione interiore evita di entrare in competizione e in rivalità con i fratelli, non agisce sotto la spinta dell'ambizione e dell'egoismo, fugge l'ostilità, la violenza, l'aggressività, con tutte le tristi conseguenze che purtroppo si esibiscono sulla scena di questo mondo. Allora, anche se in apparenza non occupa un posto di rilevo nella società, il cristiano contribuisce veramente a costruire la « civiltà dell'amore »; là dove vive è una presenza di pace che diffonde attorno a sé carità e spirito di comunione, favorisce la collaborazione e la concordia a tutti i livelli, diventa fermento di giustizia, di santità.
L'ideale del servizio comporta inoltre altre conseguenze. Se uno vive in pace con gli altri non avanza diritti per sé, cerca piuttosto di mettersi nella prospettiva del « dovere ». Oggi si parla facilmente di « diritti », ma si pensa meno al fatto che, se ogni persona ha il diritto di essere libera, di avere il necessario per vivere, ciò implica che io ho il dovere di fare per quella persona quanto occorre per il suo bene.
Certamente si tratta di un atteggiamento da assumere reciprocamente, di una responsabilità comune. Quanto è importante la reciprocità! Tuttavia, per quanto ci riguarda, dobbiamo soprattutto preoccuparci di compiere il nostro dovere, cioè di servire gli altri con amore, in modo gratuito, anche se non riceviamo dagli altri il contraccambio. Anzi, quando tale disparità dovesse manifestarsi, proprio allora è il momento di vivere il Vangelo alla lettera, senza seguire la mentalità del mondo.
In altre parole, non si deve osservare soltanto la legge del « dare per ricevere », perché la nostra identità di uomini e di cristiani — se tali vogliamo essere — si caratterizza per un sovrappiù di amore, in forza del quale non si fa il bene per ricevere il contraccambio, ma lo si fa gratuitamente, comunque e sempre, senza paura di «perdere», poiché il bene che si fa ritorna sempre anche a chi lo compie: non è mai contro di noi. Anzi proprio quando gli altri non ci ricambiano, sul piano spirituale guadagniamo di più, perché diventiamo più conformi, più somiglianti a Cristo. E questo è il vero guadagno: la santità. Chi fa il bene ha già il suo premio, perché si realizza secondo il progetto di Dio. A poco a poco, nelle sue scelte si trova a non essere più schiavo di un criterio puramente umano e utilitaristico o, peggio, schiavo delle proprie passioni, ma si eleva a un concetto della vita più nobile e spirituale, e ad acquistare la capacità di avere rapporti autentici e sereni con tutti.
Questo è tanto importante, soprattutto nel nostro tempo in cui, con lo sviluppo delle comunicazioni, e anche in conseguenza delle migrazioni dei popoli, chi si dedica agli altri viene spesso a trovarsi a contatto con molte persone di altra nazionalità e anche di diversa religione. È una bella testimonianza di gratuità aprirsi a tutti: ogni uomo merita di essere onorato, amato, servito, a qualunque popolo appartenga e qualunque sia la sua fede.
Quando questi incontri avvengono in uno spirito di autentica accoglienza e umanità, favoriscono decisamente il formarsi di relazioni fraterne e pacifiche, perché il bene donato suscita altro bene. In un mondo dominato dalla violenza, si tesse così silenziosamente una rete di amicizia, che dice con i fatti che tutti gli uomini sono davvero fratelli, figli di un unico Dio, tutti incamminati verso un'unica meta. Tutti siamo poveri e deboli, ma se ci aiutiamo le fatiche del cammino si possono affrontare con maggiore fiducia: là dove uno cade, un altro è pronto a rialzarlo; quando ad uno viene meno il coraggio, chi gli è accanto diventa per lui un raggio di speranza. Anche questo è un servizio che siamo chiamati a renderci reciprocamente. E bisogna farlo con gioiosa disponibilità, sapendo che abbiamo sempre accanto a noi Gesù, nostro compagno di viaggio. Anzi, è lui stesso la Via.
Guardando a lui, non si può più accontentarsi di arrivare soltanto « fino a un certo punto », perché egli non si è fermato lungo la salita del Calvario, ma ha servito l'umanità fino a salire sulla croce. Dal suo esempio nasce la forza di andare oltre le « convenienze » umane, accettando non solo la fatica, ma anche le umiliazioni che spesso il servizio comporta, accettandole come momenti di grazia, per liberarci dal terribile peccato di orgoglio che sempre c'insidia e spesso rovina anche il bene che possiamo compiere.
Per servire gli altri bisogna veramente farsi piccoli, umili, fino a sapersi inginocchiare davanti a loro, mettersi ai loro piedi. È difficile, perché il nostro io è duro a morire; ma in questo sacrificio non c'è tristezza, anzi proprio da esso scaturisce la vera gioia. Gesù ha detto: « C'è più gioia nel dare che nel ricevere », e l'apostolo Paolo afferma: « Dio ama chi dona con gioia ». Queste parole di vita sono da ricordare sempre.
Chi si fa « servo » per amore di Cristo e dei fratelli si trova libero e felice di godere, insieme con tutti, il tesoro del Regno dei Cicli.
Come cambierebbe il mondo se ogni mattino ciascuno di noi si proponesse di rivestirsi di Cristo assumendone i pensieri e i sentimenti per riprodurne le opere; se con risolutezza ci mettessimo al lavoro come buoni operai dicendo: « Per me servire è regnare: oggi voglio cominciare a vivere così! ».
Annna Maria Canopi osb
Abbadessa del Monastero Mater Ecclesice, Isola san Giulio, Orla (No) estratto da: VITA NOSTRA, Periodico mensile della Federazione delle Monache Cistercensi d'Italia Piazza Fiume, 68 - 31029 Vittorio Veneto (TV) Anno XXXI, numero 4 - ottobre-dicembre 2002


