martedì 4 maggio 2010


Carissimi fratelli, sorelle e accoliti, la pace sia con voi.


Ci stiamo avvicinando al tempo del nostro Capitolo Generale di primavera. Questo sarà un momento importante, durante il quale riabbracceremo i nostri fratelli sparsi in tutta Italia, condividendo nella preghiera e nell'Eucarestia le diverse esperienze.

Tante sono state le iniziative che abbiamo intrapreso e sostenuto in questo ultimo anno, e tante quelle che ci attendono da ora, ma con l'aiuto della Divina Provvidenza e la nostra costante, fraterna preghiera, ne sono certo, non rimarremo delusi.

La mostra e la conferenza sulla Santa Sindone che abbiamo organizzato a Piacenza in collaborazione con il "Collegamento pro Sindone" di Roma, dando vita al Comitato "Piacenza pro Sindone 2010" ha avuto grande successo di pubblico e di critica. E' stato un lavoro duro, ma ne è valsa la fatica. Anche noi, infatti, abbiamo potuto offrire un piccolo contributo storico scientifico e spirituale per meglio comprendere questo segno dell'amore di Dio.

Ora la mostra è esposta fino al 9 maggio presso la Chiesa Collegiata di san Fiorenzo a Fiorenzuola d'Arda (PC), mentre dal 15 al 30 maggio verrà esposta presso la Chiesa di san Giorgio a Fidenza (PR). Dal 6 al 30 giugno verrà collocata presso il Battistero di Cremona con il Patrocinio della Diocesi e del Comune di Cremona. Inoltre il 30 maggio, sempre a Cremona, organizzeremo una Conferenza con la prof. Emanuela Marinelli. Seguiranno informazioni dettagliate.

Stiamo anche crescendo in fratelli e sorelle di buona volontà, che ci chiedono di unirsi a noi per servire Dio la Chiesa ed il Prossimo, attraverso il nostro Carisma Templare; ma vi sono anche alcuni rilievi non del tutto positivi, infatti in questi ultimi mesi abbiamo notato in alcuni di noi anche un certo "rilassamento". Per questo invito tutti a presenziare ai nostri prossimi appuntamenti, al fine di rafforzare la nostra "catena" d'amore nella preghiera e nella fraternità. Chi ha dei problemi li porti al nostro interno e li condivida, per vedere di risolverli assieme agli altri fratelli e sorelle. Unito ai nostri Sacerdoti, Minister Templi, siamo a disposizione. Non stiamo soli.

Anche il nostro pellegrinaggio a Torino dove abbiamo potuto venerare e pregare dinnanzi al sacro lino della Sindone, su cui sono impressi i segni della Passione, Morte e Resurrezione di nostro Signore è stato un grande e commovente momento di fraternità. Si sono uniti a noi anche 8 fratelli dell'Ordine Equestre di Maria Regina di Modena e 10 del Priorato di San Martino (OMCTH) di Riccione e Rimini, con i quali, pur nelle differenze statutarie, ma non di fede, abbiamo condiviso il viaggio, ma soprattutto la meta e la preghiera. A Torino siamo anche stati raggiunti da alcuni fratelli della nostra Domus dei SS. Apostoli di Padova. L'amico Antonio dell'associazione Avvento di Torino (e nostro Accolito) si è prodigato per accompagnarci anche nella visita al Santuario della Consolata, al Santuario della Madonna Ausiliatrice di don Bosco e alla Piccola Casa della Provvidenza: Cottolengo, che era in festa per la Solennità di S. G. Cottolengo.

Anche questi preziosi momenti hanno contribuito a farci vivere ancor più pienamente nella gioia questa stupenda giornata.

I prossimi appuntamenti comuni d'obbligo per Cavalieri e Dame, Scudieri e Ancelle, Novizi/e (oltre a quelli in calendario) sono il 12 maggio, serata di meditazione della Parola e Preghiera, la Festività di Pentecoste il 23 maggio; quella del Corpus Domini 6 giugno, il Capitolo Generale del 12 e 13 giugno.

Vi segnalo anche che, domenica 16 maggio la Consulta Nazionale delle aggregazioni laicali invita tutti a Roma al Regina Coeli in Piazza San Pietro, per testimoniare a Benedetto XVI l'affetto del popolo cristiano. Quelli di noi, che per motivi organizzativi non potranno essere presenti a Roma dedichino la Santa Messa domenicale al Santo Padre. Stiamo anche provvedendo ad organizzare una Celebrazione Eucaristica in unione con altri gruppi cattolici. Vi faremo sapere dove e quando. Anche le altre Domus e Commanderie possono autonomamente organizzare aggregazioni territoriali per la Santa Messa.

Fraternamente, in comunione di preghiera

fra Gianni Battini - precettore

per Mariam ad Iesum - nnD...


S U S S I D I
Quale il centro ?


La comunione è un combattimento
di ogni istante.
La negligenza di un solo momento
può frantumarla;
basta un niente;
un solo pensiero senza carità,
un giudizio ostinatamente conservato,
un attaccamento sentimentale,
un orientamento sbagliato,
un'ambizione o un interesse personale,
un'azione compiuta per se stessi
e non per il Signore. (...)
Aiutami, Signore, a esaminarmi così:
qual è il centro della mia vita?
Tu oppure io?
Se sei Tu, ci raccoglierai nell'unità.
Ma se vedo che intorno a me
pian piano tutti si allontanano e si disperdono,
questo è il segno che ho messo al centro me stesso.

Card. Francois - Xaavier Van Thuan - Martire

L'identità del cristiano:
VIVERE PER SERVIRE

Vivere per servire: ecco un ideale davvero bello per un cristiano! Ogni autentico servizio, infatti, ha la sua radice nel mistero di Cristo che per salvarci «pur essendo di natura divina..., spogliò se stesso, assumendo la conditone di servo » (Fil 2, 6-7). Gesù è venuto sulla terra per insegnarci a servire. Egli è il nostro modello. Durante l'ultima Cena, dopo la lavanda dei piedi, disse ai suoi discepoli: « Sapete dò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi » (Gv 13, 12-15).
Conformarsi a Cristo significa, dunque, nelle situazioni in cui si vive e si lavora, saper dire con spontaneità: « Sono venuto per servire, non per essere servito » (cf. Mt 20,28), « essere cioè sempre a dispo­sizione per il bene degli altri », anzi, « diventare un bene per gli altri ». La differenza non è piccola: si tratta di passare dal fare qualcosa a favore dei fratelli, ad essere una persona per gli altri, come Gesù è «per noi».
Questo modo di porsi in relazione a Dio e al prossimo dona alla vita una dimensione nuova: in qualunque stato ci si trovi — consacrati o laici, soli o sposati, sani o malati — sempre si ha una missione da compiere, quella di donarsi. E poiché il donarsi implica l'impegno di una continua conversione per negarsi a se stessi, chi vive in tale dimensione interiore evita di entrare in competizione e in rivalità con i fratelli, non agisce sotto la spinta dell'ambizione e dell'egoismo, fugge l'ostilità, la violenza, l'aggressività, con tutte le tristi conseguenze che purtroppo si esibiscono sulla scena di questo mondo. Allora, anche se in apparenza non occupa un posto di rilevo nella società, il cristiano contribuisce veramente a costruire la « civiltà dell'amore »; là dove vive è una presenza di pace che diffonde attorno a sé carità e spirito di comunione, favorisce la collaborazione e la concordia a tutti i livelli, diventa fermento di giustizia, di santità.
L'ideale del servizio comporta inoltre altre conseguenze. Se uno vive in pace con gli altri non avanza diritti per sé, cerca piuttosto di mettersi nella prospettiva del « dovere ». Oggi si parla facilmente di « diritti », ma si pensa meno al fatto che, se ogni persona ha il diritto di essere libera, di avere il necessario per vivere, ciò implica che io ho il dovere di fare per quella persona quanto occorre per il suo bene.
Certamente si tratta di un atteggiamento da assumere reciprocamente, di una responsabilità comune. Quanto è importante la reciprocità! Tuttavia, per quanto ci riguarda, dobbiamo soprattutto preoccuparci di compiere il nostro dovere, cioè di servire gli altri con amore, in modo gratuito, anche se non riceviamo dagli altri il contraccambio. Anzi, quando tale disparità dovesse manifestarsi, proprio allora è il momento di vivere il Vangelo alla lettera, senza seguire la mentalità del mondo.
In altre parole, non si deve osservare soltanto la legge del « dare per ricevere », perché la nostra identità di uomini e di cristiani — se tali vogliamo essere — si caratterizza per un sovrappiù di amore, in forza del quale non si fa il bene per ricevere il contraccambio, ma lo si fa gratuitamente, comunque e sempre, senza paura di «perdere», poiché il bene che si fa ritorna sempre anche a chi lo compie: non è mai contro di noi. Anzi proprio quando gli altri non ci ricambiano, sul piano spirituale guadagniamo di più, perché diventiamo più conformi, più somiglianti a Cristo. E questo è il vero guadagno: la santità. Chi fa il bene ha già il suo premio, perché si realizza secondo il progetto di Dio. A poco a poco, nelle sue scelte si trova a non essere più schiavo di un criterio puramente umano e utilitaristico o, peggio, schiavo delle proprie passioni, ma si eleva a un concetto della vita più nobile e spirituale, e ad acquistare la capacità di avere rapporti autentici e sereni con tutti.
Questo è tanto importante, soprattutto nel nostro tempo in cui, con lo sviluppo delle comunicazioni, e anche in conseguenza delle migrazioni dei popoli, chi si dedica agli altri viene spesso a trovarsi a contatto con molte persone di altra nazionalità e anche di diversa religione. È una bella testimonianza di gratuità aprirsi a tutti: ogni uomo merita di essere onorato, amato, servito, a qualunque popolo appartenga e qualunque sia la sua fede.
Quando questi incontri avvengono in uno spirito di autentica accoglienza e umanità, favoriscono decisamente il formarsi di relazioni fraterne e pacifiche, perché il bene donato suscita altro bene. In un mondo dominato dalla violenza, si tesse così silenziosamente una rete di amicizia, che dice con i fatti che tutti gli uomini sono davvero fratelli, figli di un unico Dio, tutti incamminati verso un'unica meta. Tutti siamo poveri e deboli, ma se ci aiutiamo le fatiche del cammino si possono affrontare con maggiore fiducia: là dove uno cade, un altro è pronto a rialzarlo; quando ad uno viene meno il coraggio, chi gli è accanto diventa per lui un raggio di speranza. Anche questo è un servizio che siamo chiamati a renderci reciprocamente. E bisogna farlo con gioiosa disponibilità, sapendo che abbiamo sempre accanto a noi Gesù, nostro compagno di viaggio. Anzi, è lui stesso la Via.
Guardando a lui, non si può più accontentarsi di arrivare soltanto « fino a un certo punto », perché egli non si è fermato lungo la salita del Calvario, ma ha servito l'umanità fino a salire sulla croce. Dal suo esempio nasce la forza di andare oltre le « convenienze » umane, accettando non solo la fatica, ma anche le umiliazioni che spesso il servizio comporta, accettandole come momenti di grazia, per liberarci dal terribile peccato di orgoglio che sempre c'insidia e spesso rovina anche il bene che possiamo compiere.
Per servire gli altri bisogna veramente farsi piccoli, umili, fino a sapersi inginocchiare davanti a loro, mettersi ai loro piedi. È difficile, perché il nostro io è duro a morire; ma in questo sacrificio non c'è tristezza, anzi proprio da esso scaturisce la vera gioia. Gesù ha detto: « C'è più gioia nel dare che nel ricevere », e l'apostolo Paolo afferma: « Dio ama chi dona con gioia ». Queste parole di vita sono da ricordare sempre.
Chi si fa « servo » per amore di Cristo e dei fratelli si trova libero e felice di godere, insieme con tutti, il tesoro del Regno dei Cicli.
Come cambierebbe il mondo se ogni mattino ciascuno di noi si proponesse di rivestirsi di Cristo assumendone i pensieri e i sentimenti per riprodurne le opere; se con risolutezza ci mettessimo al lavoro come buoni operai dicendo: « Per me servire è regnare: oggi voglio cominciare a vivere così! ».
Annna Maria Canopi osb
Abbadessa del Monastero Mater Ecclesice, Isola san Giulio, Orla (No) estratto da: VITA NOSTRA, Periodico mensile della Federazione delle Monache Cistercensi d'Italia Piazza Fiume, 68 - 31029 Vittorio Veneto (TV) Anno XXXI, numero 4 - ottobre-dicembre 2002