domenica 5 aprile 2009

FATTI PER PENSARE
Tornare al voto di obbedienza al Papa?

Non avevo mai capito il voto di obbedienza al Papa. Per i Gesuiti è un quarto voto, oltre a povertà, castità e obbedienza (a Dio e ai loro superiori). Altri, come la Società San Paolo, hanno un impegno di fedeltà al Pontefice e al suo Magistero nel loro apostolato. Questo voto mi sembrava una cosa scontata, dovuta. Oggi, però, guardando alla Chiesa nel suo insieme, sembra non essere più così. Di obbedienza al Papa ha parlato il card. Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, nella sua recente prolusione al Consiglio permanente della Cei. Le sue parole non lasciano dubbi: “Molto meglio identificarsi in quella che è la migliore tradizione del nostro cattolicesimo: stare con il Papa, sempre e incondizionatamente. [...] E pregare intensamente per lui e con lui, ossia con le sue stesse intenzioni”.I fatti li conosciamo bene. Due settimane fa il Papa aveva diffuso una lettera per fare chiarezza sulla revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Era, tra l’altro, un accorato appello all’unità della Chiesa. Poi è venuto il viaggio in Africa e la fatale domanda posta ad arte da un giornalista di France2 sull’aereo papale: cosa fare per combattere l’Aids in Africa? che, tradotto, suona così: la Chiesa darà finalmente il suo assenso a una campagna per la distribuzione massiccia di preservativi? Benedetto XVI è stato chiaro: i preservativi non risolveranno mai il problema. La vera battaglia, e la Chiesa lo fa da tempo, è sull’educazione. Sono le persone a dover capire che è in gioco la loro vita; solo da persone “nuove” vengono scelte diverse. Occorre spiegare, far crescere, formare le coscienze. Il tranello però era riuscito: fatta la domanda, il Papa ha risposto e la giungla dell’informazione si è scatenata. I temi toccati dal Papa nel suo viaggio (la giustizia sociale ed economica, le scelte della classe politica, il perdono per superare le lotte tra etnie diverse - solo per citarne alcuni) sono passati in secondo piano. Che cosa pensare? Da un lato, non dobbiamo lasciarci travolgere dal complesso di assedio per il quale “tutti sono contro la Chiesa, quindi, difendiamoci”. Anche il cristianesimo e con lui la difesa del Papa può a volte diventare un’ideologia. è un rischio che sempre corriamo. Per chi crede, ciò che veramente è in questione, anche nel difendere la ragionevolezza e il “candore”, cioè l’onestà (sono parole di Bagnasco) del Papa, è la mia vita. Come io mi pongo davanti a questi fatti? Che cosa è per me la Chiesa? Un’organizzazione che sotto sotto fa politica, oppure è una comunità a cui appartengo, una realtà viva nella quale vedo cambiare e crescere la mia vita ogni giorno attraverso l’incontro con Cristo? E se la Chiesa è per me una Madre grazie alla quale rinasco, le vorrò bene, avrò anche cura di difenderla e di smontare le accuse che senza ragionevolezza le vengono fatte. Non temiamo di perdere la nostra libertà perché seguiamo il Papa. La libertà è sempre un appartenere.

Davide Maloberti - Il Nuovo Giornale - settimanale della Diocesi di Piacenza n. 12 - 2009