martedì 2 agosto 2011

4 agosto Festa di San Giovanni Maria Vianney – Santa Messa  Chiesa di San Pietro in Tranquiano (PC) ore 19.00

Giovanni Maria Vianney nacque l'8 maggio 1786 a Dardilly, Lione, in Francia. Di famiglia contadina e privo della prima formazione, riuscì, nell'agosto 1815, ad essere ordinato sacerdote. Per farlo sacerdote, ci volle tutta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: lo avviò al seminario, lo riaccolse quando venne sospeso dagli studi. Giovanni Maria Vianney, appena prete, tornò a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Alla morte di Balley, fu mandato ad Ars-en-Dombes, un borgo con meno di trecento abitanti. Giovanni Maria Vianney, noto come il curato d'Ars, si dedicò all'evangelizzazione, attraverso l'esempio della sua bontà e carità. Ma fu sempre tormentato dal pensiero di non essere degno del suo compito. Trascorreva le giornate dedicandosi a celebrare la Messa e a confessare, senza risparmiarsi. Morì nel 1859. Papa Pio XI lo proclamerà santo nel 1925. Verrà indicato modello e patrono del clero parrocchiale.
Calendario agosto 2011

Tutti i giorni – Domus Maria SS. della Civita - Gaeta (LT) , Recita Coroncina della Divina Misericordia – ore 15.00
4 agosto (giovedì) incontro settimanale al Tempio Domus San Michele Arcangelo Chiesa di San Francesco, Veglie (LE)  ore 21
4 agosto (giovedì) Festa di San Giovanni Maria Venniey Santa Messa  San Pietro in Tranquiano (PC) ore 19.00
Giovanni Maria Vianney nacque l'8 maggio 1786 a Dardilly, Lione, in Francia. Di famiglia contadina e privo della prima formazione, riuscì, nell'agosto 1815, ad essere ordinato sacerdote.Per farlo sacerdote, ci volle tutta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: lo avviò al seminario, lo riaccolse quando venne sospeso dagli studi. Giovanni Maria Vianney, appena prete, tornò a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Alla morte di Balley, fu mandato ad Ars-en-Dombes, un borgo con meno di trecento abitanti. Giovanni Maria Vianney, noto come il curato d'Ars, si dedicò all'evangelizzazione, attraverso l'esempio della sua bontà e carità. Ma fu sempre tormentato dal pensiero di non essere degno del suo compito.Trascorreva le giornate dedicandosi a celebrare la Messa e a confessare, senza risparmiarsi. Morì nel 1859. Papa Pio XI lo proclamerà santo nel 1925. Verrà indicato modello e patrono del clero parrocchiale.
10 agosto (mercoledì) – Piacenza Chiesa di San Giuseppe all'Ospedale, Cenacolo di Preghiera Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime – ore 21.00
11 agosto (giovedì) incontro settimanale al Tempio  Domus San Michele Arcangelo Chiesa di San Francesco, Veglie (LE)  ore 21
15 agosto (lunedì) – Assunzione di Maria al Cielo – Tempio libero, Santa Messa
18 agosto (giovedì) incontro settimanale al Tempio Domus San Michele Arcangelo Chiesa di San Francesco, Veglie (LE)  ore 21
20 agosto (venerdì)  Festa di San Bernardo da definire
24 agosto (mercoledì) – Piacenza Chiesa di San Giuseppe all'Ospedale, Cenacolo di Preghiera Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime – ore 21.00
25 agosto (giovedì) incontro settimanale al Tempio Domus San Michele Arcangelo – Chiesa di San Francesco, Veglie (LE)  ore 21

I NOSTRI INCONTRI SONO APERTI A TUTTI

PAPA PIO XII E GLI ANGELI



di don Marcello Stanzione


Eugenio Pacelli nacque a Roma nel 1876; apparteneva a una famiglia romana tradizionalmente legata alla Santa Sede. Studente alla Gregoriana e all’Apollinare, laureato in teologia e in diritto, venne ordinato sacerdote nel 1899, facendosi notare molto presto all’interno della Segreteria di Stato per la sua intelligenza e per le sue capacità diplomatiche. Negli anni della crisi modernista evitò di schierarsi con questa o quella corrente, concentrandosi sul suo lavoro presso la Congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari (di cui diventò sottosegretario nel 1912) e sulla preparazione del nuovo codice di diritto canonico.
Ebbe incarichi di rilievo dal cardinal Gasparri, che nel 1917 lo fece promuovere arcivescovo e lo inviò come nunzio in Baviera. Successivamente si trasferì a Berlino, come nunzio per l’intera Germania, e operò per la conclusione di diversi concordati voluti da Pio XI. Richiamato a Roma nel 1929, l’anno seguente fu nominato cardinale e Segretario di Stato; in questa carica moltiplicò le sue relazioni internazionali, compì numerosi viaggi, fu protagonista della firma del concordato del 1933 con la Germania, ebbe parte decisiva nella stesura delle encicliche sociali di Pio XI. Eletto papa il 2 marzo 1939, cercò con l’enciclica “Summi Pontificatus” (1939) di richiamare i principi dell’ordine internazionale, condannando duramente l’invasione russo-tedesca della Polonia. Negli anni della seconda guerra mondiale, pronunciò importanti radiomessaggi (specie quelli per il Natale del 1942 e del 1944), con i quali riconobbe la democrazia come miglior regime possibile e delineò i criteri per l’ordinamento interno e internazionale dei vari Stati.
Tentò di evitare il coinvolgimento diretto della Chiesa nelle vicende belliche e, contestualmente, favorì l’aiuto ai perseguitati e ai ricercati per motivi politici o razziali. Sull’operato del pontefice riguardo al periodo in cui la persecuzione verso gli ebrei, in particolare, divenne drammatica, vi furono numerose e accreditate testimonianze sul lavoro svolto dalla sua Segreteria di stato, che, tramite nunzi e delegati apostolici dei vari Paesi europei, intervenne presso i rispettivi governi e presso gli episcopati allo scopo di suscitare un’azione di soccorso, la cui efficacia venne in seguito riconosciuta dai ripetuti ringraziamenti delle organizzazioni ebraiche. Nel dopoguerra, specialmente alla luce delle drammatiche notizie provenienti dall’Europa orientale, si pose alla testa della campagna contro il comunismo, esemplificata dalla partecipazione della Chiesa alla campagna elettorale italiana del 1948 e dalla scomunica comminata ai sostenitori dell’ideologia comunista (1949). Sul piano dottrinale e pastorale furono di particolare rilievo le encicliche “Mystici  Corporis” (sulla teologia della Chiesa come corpo mistico di Cristo) e “Divino afflante Spiritu” (sul metodo storico-critico negli studi biblici), entrambe del 1943, nonché la “Mediator Dei” (1947) sulla liturgia. Nel 1950 l’enciclica “Humani Generis” condannò i più recenti indirizzi teologici orientati al progressismo. Nello stesso 1950 fu celebrato con solennità l’Anno Santo e proclamato “ex cathedra” il dogma dell’Assunzione di Maria al cielo. Spirito fortemente accentratore, Pio XII cercò di proporre un’immagine di papa austero e ieratico; al tempo stesso mostrò una cultura enciclopedica e diede impulso alla Pontificia Accademica delle Scienza. Fece effettuare degli scavi sotto l’altare della confessione in S. Pietro per rintracciare il sepolcro della’postolo. Venne sepolto nelle Grotte Vaticane.
Il  Papa Pio XII  parlò spesso della missione degli Angeli nella vita della Chiesa. Il Pastor Angelicus, come era chiamato, era parti­colarmente devoto dell'Arcangelo Michele che, nel 1949, costituì Patrono e Protettore dei radiologi e radioterapeuti e anche celeste Patrono di tutta l'amministrazione italiana della Pubblica sicurezza, in quanto l'Arcangelo guerriero è dotato di divina fortezza contro le potestà delle tenebre. Nell'anno santo del 1950 Papa Pacelli con l'enciclica Humani generis ribadì la dottrina tradizionale sugli Angeli, deplo­rando che alcuni arrivassero a mettere in discussione il loro essere creaturale personale, riducendoli a figure mitiche e vaporose. I1 3 ottobre 1959 il Papa rivolse una meravigliosa allocuzione a un folto gruppo di cattolici americani, nella quale, dopo aver ricordato le bellezze della realtà visibile, passò a quelle invisi­bili, popolate dagli Angeli. "Essi erano nelle città che avete visitato... erano i vostri compagni di viag­gio".
Poiché talvolta si limita il compito degli Spiriti celesti a un ministero di difesa sul piano fisico, il Papa ricorda che gli Angeli hanno cura anche della nostra santificazione, essi sono maestri di ascesi e di mistica. Pio XII in conclusione invitava quei pellegrini a mantenere una certa familiarità con gli Angeli, che si adoperano con costante sollecitudine per la salvezza umana perché: “A Dio piacendo passerete un'eternità di gioia con gli Angeli: imparate fin da ora a conoscerli”.
Papa Pio XII il 15 gennaio 1941 proclamò San Michele Arcangelo patrono e protettore dei radiologi e radioterapeuti. Questi lavorano nei loro rispettivi campi contro pericoli per la salute del proprio corpo e hanno bisogno del patronato degli Angeli che possano proteggerli e assisterli nell’aiutare il malato. Di conseguenza San Michele fu costituito e dichiarato loro patrono e gli fu affidato un ruolo specifico e molto speciale per aiutare i malati e prevenire le malattie. Il nome di Michele, “Quis ut Deus?”, secondo Pio XII esprime e significa “Forza di Dio”, ed è soprattutto per questa ragione che il sommo Pontefice dichiarò l’Arcangelo Michele Patrono dell’ordine e della sicurezza pubblica in tutta l’Italia. “Non c’è nessuno che appare più capace e più idoneo a preservare la sicurezza pubblica di quel Principe celeste dell’armata angelica, come ad esempio, l’Arcangelo Michele, poiché egli possiede la forza contro i poteri dell’oscurità” egli disse.
“Assistere Dio a beneficio della nostra salvezza” dice San Giovanni Crisostomo, “è un dovere degli angeli… essi si adoperano per il nostro bene, corrono qua e là per noi, e nessuno lo direbbe, ci rendono servizio”. Tale è anche il dovere dell’Arcangelo Michele il comandante dell’armata angelica. Il papa Pio XII durante l’udienza del 3 ottobre 1958 ad un gruppo di pellegrini americani tenne una memorabile catechesi sul ministero degli angeli custodi. Papa Pacelli ricordò loro che è  dopo un lungo periplo che voi siete venuti a Roma, madre amante delle vostre anime. Voi avete attraversato l’Oceano ed il Mediterraneo, visitando le città ed i santuari ricchi di santi ricordi, avete già visto molte cose di questo mondo. Ed il vostro viaggio non è ancora terminato. La terra ed il cielo, le colline e le valli, i centri dei differenti paesi coi loro monumenti antichi ed i loro abitanti moderni, tutto questo, i vostri occhi li hanno contemplati. E quando al notte misteriosa scendeva sul mare immenso, cacciando dal cielo la luce splendente, la creazione si estendeva ai vostri occhi con le milizie celesti delle stelle e dei pianeti che apparivano per riflettere la gloria del loro Creatore. Quanto è grande e bello, pensavate allora, questo mondo visibile !
Ma il mese di ottobre è un mese in cui questa visione si cancella un momento, richiamando al nostro interno spirito che vi è un altro mondo, un mondo invisibile, ma comunque altrettanto reale di quello che voi vedete ed anche vicino a voi. Ieri, la Chiesa ha celebrato la festa dei Santi Angeli. Essi sono gli abitanti di questo mondo invisibile che vi circonda. Essi erano nelle città che voi avete visitate come i custodi della Provvidenza di Dio ; essi sono stati i compagni del vostro viaggio. Cristo non ha detto dei bambini che furono sempre così cari al suo cuore puro ed amante : “I loro Angeli nei cieli vedono incessantemente il volto del Padre mio che è nei cieli ?”. E quando i bambini diventano adulti, i loro Angeli li abbandonano ? Certo che no. “Cantiamo gli Angeli Custodi degli uomini”, diceva la liturgia di ieri, “compagni celesti che il Padre ha dato alla loro fragile natura perché essa non soccomba ai nemici che la insidiano”. Questo stesso pensiero ritorna incessantemente negli scritti dei Padri della Chiesa. Ognuno, per umile che sia, ha degli Angeli per vigilare su di lui. Essi sono gloriosi, puri, magnifici, e nonostante ciò vi sono stati dati come compagni di strada, sono incaricati di vigilare accuratamente su di voi, perché non vi allontaniate da Cristo, loro Signore. E non solamente essi vogliono difendervi contro i pericoli che vi tendono lungo il vostro cammino, ma stanno in modo fattivo al vostro fianco, incoraggiando le vostre anime quando vi sforzate di salire sempre più in alto verso l’unione a Dio da Cristo.
“Carissimi pellegrini, - esclamò Pio XII nei riguardi dei pellegrini - ricevendovi all’inizio di questo mese di ottobre, noi non possiamo lasciarvi senza esortarvi brevemente a risvegliare ed attizzare il vostro senso del mondo invisibile che vi circonda - “perché le cose visibili non sono che per un tempo, le invisibili sono eterne” - e ad intrattenere certi rapporti familiari con gli Angeli che sono così costanti nella loro sollecitudine per la vostra salvezza e la vostra santità. Voi passerete, Dio lo voglia, una eternità di gioia con essi ; apprendete a conoscerli fin da ora.
Che gli Angeli portino la nostra preghiera per voi fino ai piedi del trono di Dio e possano, per intercessione della loro gloriosa Regina, portarvi grazie numerose da parte del vostro divino Salvatore!”

domenica 24 luglio 2011


Dio,
nostra unica speranza
 

Grazie ai Testi Sacri raccolti nel libro della Bibbia, siamo a conoscenza che nella storia il Signore ha umiliato molte volte chi pensava di essere potente oltre ogni limite e chi in loro aveva posto speranza e fiducia: Nimrod (Genesi 10,8-12), Faraone (Esodo Cap.li 7-14), Nabucodonosor re dei babilonesi (Daniele 4,1-33), la città di Tiro (Ezechiele Cap.li 26-28),la città di Ninive (Naum Cap.li 1-3; Sofonia 2,13-15), solo per citarne alcuni. Noi cristiani cattolici su chi poniamo le nostre speranze e la nostra fiducia? Siamo anche noi convinti che qualche fallibile essere umano, o qualche potente nazione possa essere la nostra ancora di salvezza? Se la risposta alla seconda domanda è si, dobbiamo necessariamente rivedere qualcosa. La nostra fede deve fondarsi su di un'unica certezza, e cioè l'affermazione del Dominio di Dio sull'umanità per mezzo di Cristo Gesù nostro Signore.
Le grandi potenze, nella maggioranza dei casi divenute tali mistificando, imbrogliando e truffando intere popolazioni, tendono a considerarsi arbitri del destino della terra, padrone assolute degli eventi che pretendono di piegare come e quando vogliono ai propri voleri. Ingannate dagli apparenti successi, intere nazioni o singoli individui cercano affannosamente il favore e la benevolenza di tali potenze, ma il vero credente sa che tutta la terra è sottomessa al volere di Dio, anche se il pensiero delle masse è spesso influenzato dal maligno 1Giov.5,19 e che la pretesa di sostituirsi a Lui nella gestione del governo universale sarà la causa della loro sicura umiliazione e rovina. Vi esorto cari fratelli a rimanere legati al Signore e allo zoccolo duro della Sua santa Chiesa, a riconoscerci come Suo popolo, a parlare la stessa lingua, che è quella della verità ispirata, a combattere tutti insieme attivamente affinché la consapevolezza della tangibile manifestazione di Dio e la certezza della Sua Signoria siano la ragione d'essere di ogni buon credente a garanzia di salvezza e di un futuro senza affanni per tutti.

 Ad majorem Dei gloriam
 fra' Antonio - Legatus loci Domus Madonna della Civita, Gaeta
A P O S T A S I A
Cos’è ?


L’apostasia è uno dei peccati più gravi e consiste nell’abbandonare, o peggio ancora ripudiare coscientemente la verità conosciuta, per aderire ad un credo menzognero, formulato in base alle voglie degli uomini.                                                                 
 Vanagloria, il tarlo dell'apparire


Una società come la nostra, afflitta dal male oscuro dell’acedia, della nausea del non-senso è paradossalmente malata anche del morbo opposto, la vanagloria, il tarlo che corrode il nostro rapporto con il fare, appiattendolo sull’apparire. Certo l’acedia scaccia la vanagloria e la vanagloria l’acedia, ma entrambi questi vizi saturano l’aria che respiriamo oggi. Già Evagrio considerava la vanagloria (kenodoxía) all’opposto dell’acedia: “L’acedia snerva il vigore dell’anima, ma la vanagloria rinvigorisce la mente, se è malata la risana, e rende il vecchio più robusto del giovane, purché siano presenti numerosi testimoni”. Così, se l’acedia è atonia, la vanagloria provoca una sorta di iper-tonia: in noi si risvegliano il vigore e la forza, e tutto in vista della lode, dell’applauso altrui. La vanagloria è davvero una tentazione sottilissima e assai difficile da discernere, un vizio multiforme che ci attacca da ogni parte, che “come l’edera, si abbarbica e sottrae la linfa che sorge insieme alle virtù, e non si allontana finché non ne abbia reciso la forza”. La vanagloria, malattia tipica di chi si crede virtuoso, malattia degli ipocriti, è in fondo una forma di prostituzione: tutto ciò che si fa, lo si fa per farsi vedere, per ostentazione, per “l’immagine”.
Ma qual è la natura profonda della vanagloria? Quali le ragioni del suo sorgere? Fondamentalmente, la vanagloria nasce dall’attribuire più importanza al fare che all’essere, dal far dipendere il senso della propria vita e la riuscita del proprio agire dal consenso e dall’applauso altrui. Si mette il proprio io al centro del mondo, come fa il bambino che esige l’attenzione su di sé di tutti gli sguardi… In tempi di sfrenato attivismo e di ricerca ossessiva di auto-affermazione, occorre lottare strenuamente contro questa tentazione, perché la posta in gioco è capitale: le persone vanno considerate per ciò che sono e non per ciò che fanno; ogni essere umano è un nome e un volto, non un participio o una macchina! Chi si lascia dominare dalla vanagloria misura se stesso solo in base a ciò che fa e mira ad affermarsi grazie al proprio agire “virtuoso”, ritenendolo non una possibilità di sviluppo della propria personalità o di esercizio dei propri doni per il bene di tutti, ma una via per imporsi sugli altri. Si crede che gli altri ci valutino per quello che facciamo, e dunque ci si comporta di conseguenza, finendo per imporre loro questa nostra visione delle cose: noi esigiamo il riconoscimento altrui, pretendiamo di essere stimati. E non si pensi che alla base di questo comportamento vi sia una volontà particolarmente perversa: a volte ciò che scatena l’ansia di emergere è semplicemente – soprattutto per le persone insicure – un goffo desiderio di essere riconosciuti e valutati.
La vanagloria si manifesta dunque attraverso una sorta di angoscia del fare: per essere apprezzati dagli altri, si giunge a compiacerli in ogni modo, anche a costo di compiere il lavoro dello schiavo, mascherando un enorme super-io sotto le spoglie della generosità. Si entra così in un vortice pericolosissimo: se gli altri non ci riconoscono ciò che a nostro parere dovrebbe esserci riconosciuto, essi divengono degli ingrati, dei nemici, persone contro cui fare guerra; e tutto questo mentre si perde qualsiasi fiducia in sé e così appare sempre più difficile ingaggiare la vera lotta, quella contro i fantasmi che abitano il proprio cuore. Ma chi è preda della vanagloria va incontro a un rischio ancor più pericoloso: cerca ossessivamente di essere applaudito e ammirato, e così facendo si prepara a una caduta abissale, nel giorno in cui il fare o l’aver fatto cessano di accompagnare la sua figura, il personaggio che si è abilmente costruito: e la caduta è tanto più pericolosa, quanto più egli ha compiuto un’inarrestabile ascesa…
E non si dimentichi che questo male è frequente nelle persone religiose che assumono quei tratti che i Vangeli stigmatizzano nei farisei e negli addetti alla religione. Costoro, identificandosi alla funzione rivestita, fanno prevalere il ruolo sulla loro realtà, diventano doppi predicando ciò che non credono possibile e non praticano: organizzano la loro azione per esibirsi e ogni giorno si sforzano di edificare la propria reputazione morale e di santità. A costoro Gesù ha annunciato che “prostitute e peccatori li precederanno nel regno dei cieli”.
Sì, la kenodoxía è tanto grave quanto sottile, perché è facile dissimularla dietro a parvenze di bontà, ascesi e santità; siamo abilissimi a trovare giustificazioni per celare la vanagloria proprio mentre la coltiviamo in noi con la massima cura. Il rischio estremo causato da questa passione consiste nell’assumere in permanenza una maschera, affinché gli altri non vedano le nostre debolezze e i nostri limiti. E così si finisce paradossalmente per far emergere in sé l’io autarchico, quello di chi sogna di poter venire a capo di sé senza dover dipendere dall’agire effettivo, quasi che la realtà e gli altri impedissero sistematicamente il fiorire del proprio immaginario talento nascosto.
Ben lo ha colto Robert Musil nel suo L’uomo senza qualità: “L’abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche carattere privato; li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è in fondo che una piccola conca dilavata da tutti quei rivoli, che v’entran dentro e poi tornano a sgorgarne fuori per riempire assieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; esso permette all’uomo tutte le cose meno una: prendere sul serio ciò che fanno i suoi altri nove caratteri e ciò che accade di loro; vale a dire, con altre parole, che gli vieta precisamente ciò che lo potrebbe riempire”.
Il passo successivo consiste nell’assumere i modi dell’io minimo, talmente rinchiuso nel proprio angusto orizzonte da divenire incapace di una minima presa di coscienza della realtà che lo circonda, fino a cadere in giudizi e comportamenti grossolanamente ridicoli. La lotta contro questa dissoluzione nell’effimero richiede un esame di coscienza spietato e sincero, a partire da una domanda semplicissima: per chi e per che cosa si agisce? Per piacere agli uomini o per trovare la propria consistenza nell’essere in verità se stessi davanti agli altri e all’Altro? Solo per chi accetta di rispondere a tale domanda si potrà aprire quel cammino finalizzato ad accordare più importanza all’essere che al fare, nella rinnovata consapevolezza che solo un agire gratuito e trasparente può dare autenticamente senso alla vita.
Enzo Bianchi
Presso le nostre edizioni Qiqajon:
La Stampa, 6 gennaio 2008                                                                

lunedì 11 luglio 2011

Veglie di Preghiera per la VITA 
13 luglio 2011


13 luglio (mercoledì) – Piacenza Chiesa di San Giuseppe all'Ospedale, Veglia di Preghiera per la Vita, in concomitanza del Cenacolo di Preghiera Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime – ore 21.00
13 luglio (mercoledì) – Domus SS. Apostoli – Chiesa di San Martino Luvigliano (PD), Veglia di Preghiera per la Vita con Santo Rosario  – ore 19.30
13 luglio (mercoledì) – Chiesa di San Giuseppe Pirri (CA), Veglia di Preghiera per la Vita – ore 19.00
13 luglio (mercoledì) – Domus Maria SS. della Civita - Gaeta Chiesa Madonna delle Grazie, Itri (LT), Veglia di Preghiera per la Vita – ore 21.00
13 luglio (mercoledì) – Chiesa N.S. Maria Assunta, Celle Piani (SV), Veglia di Preghiera per la Vita – ore 21.00
13 luglio (mercoledì) – Chiesa Santa Maria della Misericordia, Napoli, Veglia di Preghiera per la Vita – ore 21.00
A P O S T A S I A
Cos’è ?
L’apostasia è uno dei peccati più gravi e consiste nell’abbandonare, o peggio ancora ripudiare coscientemente la verità conosciuta, per aderire ad un credo menzognero, formulato in base alle voglie degli uomini.                                                                 

giovedì 7 luglio 2011

Veglia di Preghiera
per la VITA



Piacenza Chiesa di San Giuseppe all'Ospedale
Mercoledì 13 luglio 2011 ore 21
Santa Messa - Adorazione Eucaristica e Preghiera di Benedizione

«Ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la “cultura della morte” e la “cultura della vita”. Ci troviamo non solo «di fronte», ma necessariamente «in mezzo» a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita.»

Venerabile Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Evangelium vitae sul valore e l'inviolabilità della vita umana, del 25-3-1995, n. 28
Hanno aderito

- Associazione Beato Arnaldo - Savona
- Associazione Difendere la Vita
con Maria
- Cappellania Ospedale di Piacenza
- Cenacoli Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime
- Centro Culturale San Michele Arcangelo - Savona
- Centro Devozionale
San Corrado Confalonieri - Piacenza
- Centro di Spiritualità e Accoglienza “E. Manfredini”
- Congregazione Templari di S. Bernardo
- Identità Europea Area Emilia
- Istituto Suore Gianelline

Tutti possono partecipare
per info:
e-mail: templaritaliani@gmail.com
 
Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita.
Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita: nuova, perché in grado di affrontare e risolvere gli inediti problemi di oggi circa la vita dell'uomo; nuova, perché fatta propria con più salda e operosa convinzione da parte di tutti i cristiani; nuova, perché capace di suscitare un serio e coraggioso confronto culturale con tutti.
L'urgenza di questa svolta culturale è legata alla situazione storica che stiamo attraversando, ma si radica nella stessa missione evangelizzatrice, propria della Chiesa. Il Vangelo, infatti, mira a «trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità»; è come il lievito che fermenta tutta la pasta (cf. Mt 13, 33) e, come tale, è destinato a permeare tutte le culture e ad animarle dall'interno, perché esprimano l'intera verità sull'uomo e sulla sua vita.
Si deve cominciare dal rinnovare la cultura della vita all'interno delle stesse comunità cristiane