domenica 30 agosto 2009

L'essere Templare non è una filosofia ma uno stile di vita spirituale, morale e sociale. Piu' dello studio e della conoscenza del mitico Ordine, seve l'azione.
Il Templare è un cristiano che assume uno stile di vita che va applicato nel quotidiano, ed in unione, personale e spirituale, con i fratelli e le sorelle.

sabato 22 agosto 2009


MARIA REGINA
A questa dolcissima Madre del Cielo affidiamo il nuovo giorno. Regni lei nei nostri cuori, facendoci sperimentare la vera regalità e la nobiltà dell'animo. Solo i veri devoti della Madonna sono anche uomini e donne capaci di una signorilità interiore ed esteriore di cui tutti abbiamo bisogno oggi. Buona giornata nel nome del Signore e della Vergine Santa

La festività odierna, parallela a quella di Cristo Re, venne istituita da Pio XII nel 1955. Si celebrava, fino alla recente riforma del calendario liturgico, il 31 maggio, a coronamento della singolare devozione mariana nel mese a lei dedicato. Il 22 agosto era riservato alla commemorazione del Cuore Immacolato di Maria, al cui posto subentra la festa di Maria Regina per avvicinare la regalità della Vergine alla sua glorificazione nell'assunzione al cielo. Questo posto di singolarità e di preminenza, accanto a Cristo Re, le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pio XII nella lettera enciclica “Ad Coeli Reginam” (11 ottobre 1954), di Madre del Capo e dei membri del Corpo mistico, di augusta sovrana e regina della Chiesa, che la rende partecipe non solo della dignità regale di Gesù, ma anche del suo influsso vitale e santificante sui membri del Corpo mistico.Il latino "regina", come "rex", deriva da "regere", cioè reggere, governare, dominare. Dal punto di vista umano è difficile attribuire a Maria il ruolo di dominatrice, lei che si è proclamata la serva del Signore e ha trascorso tutta la vita nel più umile nascondimento. Luca, negli Atti degli apostoli, colloca Maria in mezzo agli Undici, dopo l'Ascensione, raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza ella costituisce l'anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegli uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo. Maria è regina perché è madre di Cristo, il re. Ella è regina perché eccelle su tutte le creature, in santità: "In lei s'aduna quantunque in creatura è di bontade ", dice Dante nella Divina Commedia.Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell'amore divino, che l'ha colmata di ogni bene. Ma ella distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni, poichè il Re ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di munifica regina. Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di regina, come in cielo la salutano con felicità e amore gli angeli, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini. Maria è stata coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina: "Lo Spirito Santo verrà su di te, e la virtù dell'Altissimo ti adombrerà. Per questo il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio".

Autore: Piero Bargellini - web.santiebeati.it

lunedì 10 agosto 2009


Maria, Assunta in Cielo per restarci sempre accanto

Articolo tratto dalla rivista Madre di Dio di don Gabriele Amorth

Il mariologo-esorcista ci spiega la pagina del "Vangelo di Maria" riguardante la verità più profonda dell’Assunzione della Vergine.

Celebrando, nelle nostre calure ferragostane, la festa di Maria Assunta in Cielo, ci torna caro pensare che la vera partecipazione della Vergine all’evento pasquale di Gesù sia stata proprio la sua assunzione. Ma, più che vedere in questo evento il singolare privilegio di Maria che "come in Cielo, glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante Popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr. 2Pt 3, 10)" [Lumen gentium, 68], preferiamo mettere in rilievo il segno del suo servizio al piano della salvezza. In altri termini, Maria ha ricevuto da Gesù una nuova missione, che durerà fino alla fine del mondo: la maternità su tutti gli uomini, in ordine alla salvezza. La sua missione sulla terra non è finita, come è finita per gli altri uomini, che potranno solo contribuire con la preghiera nella Comunione dei Santi. Era dunque necessario che si trovasse nella completezza della sua persona, fatta di anima e corpo, per adempiere a questa nuova missione verso di noi… Ora, il corpo di Maria – come il corpo di Gesù – non è più legato ai vincoli di spazio e di tempo. Per cui la loro presenza, accanto a ciascuno di noi, è incessante. Per offrirne un esempio, ripenso alle varie apparizioni di Gesù risorto: dava l’impressione di arrivare, di partire, anche se le porte erano chiuse… E la realtà è che Gesù ha detto che resterà sempre con noi, fino alla fine dei tempi (cfr. Mt 28, 20), per cui è sempre presente. La stessa cosa avviene per Maria. In più, non solo la sua presenza non ha più limiti di spazio e di tempo, per cui sulla terra viveva solo in un posto e con limiti temporali che abbiamo tutti; per questo anche l’attività poteva essere solo limitata dalle ore che passano e non ritornano. Adesso non è più così. La sua attenzione materna verso di noi non ha limiti e – come si esprime il Vaticano II – è un’opera che "continua fino a che (tutti gli uomini) non siano condotti nella patria beata" [Lumen gentium, 62]. In tal modo ci è facile comprendere i motivi e le conseguenze dell’Assunzione di Maria: assunta in Cielo, è viva, è vera nostra madre che sta sempre accanto a noi con una presenza quanto mai attiva, anche se non la vediamo; ma è una presenza costante e piena, perché non è più legata alle limitazioni della vita terrena. È una presenza materna ed efficace, in ordine alla salvezza, per cui noi la comprendiamo attraverso i titoli con cui ci rivolgiamo a lei: Mediatrice di ogni grazia, Rifugio dei peccatori, Avvocata nostra, Aiuto dei Cristiani… Perciò, invocare la Madonna Assunta in Cielo apre il cuore dei credenti a uno slancio coraggioso e lo riempie di quella gioia che regna nei Cieli e che è destinata fin da ora a tutta l’umanità. Perché dal fatto di credere che Maria ci è sempre accanto e la sentiamo vicina, anche se non la vediamo, nasce il continuo e fiducioso ricorso a lei. Sapremo solo in Cielo quanto le siamo costati e ciò che Ella ha fatto per noi: i pericoli dai quali ci ha salvato, i suggerimenti che ci ha dato, le forze che ci ha infuso, le grazie che ci ha ottenuto; e tutto questo senza che neppure ce ne accorgessimo! Chi riflettesse seriamente a questa verità della costante presenza accanto a noi di Gesù e di Maria vivrebbe certo di grande speranza e di fiducia piena.

venerdì 7 agosto 2009

Padre Livio
Tanto per non cambiare:
L'ennesimo polverone su Medjugorje

Cari amici,
la superficialità, mista a mala fede, cui con i mass media hanno sollevato l'ennesimo polverone su Medjugorje, mi obbliga, come studioso e testimone del fenomeno, oltre che come servitore inutile della Regina della pace, a fare alcune precisazioni per iscritto, dopo averle fatte al microfono
Il documento (riservato) della riduzione alla stato laicale dell'ex francescano ( concessa su sua richiesta) è stata messo sul nostro sito internet già dal marzo 2009. L'ex francescano con la sua comunità era sotto inchiesta da parte della Chiesa dal 1988. Dopo la sospensione a divinis (2008) è arrivata la riduzione alla stato laicale (2009). Se non ottempera ad alcune disposizioni della S. Sede potrebbe un domani arrivare la scomunica. ( I Documenti ufficiali sono tutti pubblicati nel nostro sito internet).
Ciò che la S. Sede contesta all'ex francescano non sono le sue attività pastorali a Medjugorje, dove ha svolto, con altri frati, l'ufficio di coadiutore parrocchiale ( non quindi di parroco ) dall'autunno 1981 al settembre 1985, ma le sue attività in Italia, dal 1988 al 2008, quando lui ha dato vita a una sua personale comunità religiosa.
Nei tre anni e mezzo che è stato a Medjugorje l'ex frate ha svolto un'attività parrocchiale centrata soprattutto su un gruppo di preghiera giovanile, al quale però non hanno mai partecipato i sei veggenti, eccezione fatta per Marija, che partecipava sia al gruppo parrocchiale sia a quello guidato direttamente dalla Madonna mediante il veggente Ivan.
Infatti la Madonna, a partire dal 1982, si è formata lei stessa un gruppo che guidava personalmente mediante due apparizioni straordinarie alla settimana. A tale gruppo di preghiera, guidato dalla Madonna, partecipavano numerosi giovani e tre veggenti: Ivan, Marija e Vicka. Ivanka e Jakov non partecipavano a nessun gruppo. Tale gruppo è tuttora operativo.
E' quindi un'affermazione che non corrisponde alla verità sostenere che l'ex frate sia stato la guida o l'assistente spirituale dei veggenti. Non è corretto neppure metterlo in rapporto col "fenomeno Medjugorje" dal momento che vi manca da 23 anni.
Egli non ha mai ricoperto l'ufficio nè di guida spirituale, nè di assistente spirituale, nè di confessore dei sei veggenti. Più tardi la sola Marija P. si è scelta un direttore spirituale nella persona di Fra Slavko.
Colui che i mass media chiamano disinvoltamente la guida o l'assistente spirituale dei sei veggenti, in realtà, a partire dal 1985 fino all'attuale provvidenziale condanna, ha cercato di sosituirli con altre veggenti che egli si era associato alla guida della sua comunità.
Al riguardo il P. Provinciale dei Francescani di Erzegovina. Dr. fra Ivan Sesar - ha affermato: "Questo provincialato non ha mai raccomandato né nominato alcuno come guida spirituale dei ragazzi. Penso che nemmeno i parroci di Medjugorje abbiano mai avuto questo mandato di essere guida spirituale dei veggenti. Il fatto è che alcuni frati erano loro confessori, avevano con loro e le loro famiglie un rapporto amichevole e questo si può capire. Chi è amico di chi, oppure chi è la guida spirituale, dovete chiederlo voi stessi ai veggenti. In questi giorni si è potuto leggere nei media che alcuni dei veggenti lo hanno negato categoricamente" ( Dal quotidiano croato Vecernji list - 14-09- 2008).
La verità è che l'ex frate si è presentato da se stesso, in una lettera del 1984 a Giovanni Paolo II, come la guida spirituale dei veggenti. Egli si è autonominato tale, nell'illusione di influenzarli, salvo poi a sceglierne altri di suo gradimento.
I veggenti di Medjugorje, come i due bambini di La Salette, come Bernadette, come i veggenti di Fatima, ecc...hanno avuto ed hanno nella Madonna la loro guida. Infatti dopo 28 anni di apparizioni sono dei bravi cristiani che non hanno mai deviato dalla fede.

Vostro Padre Livio

PS Nel nostro sito internet http://www.radiomaria.it/ sotto Medjugorje -Documenti trovate un'ampia documentazione.

Nella home page in fondo a destra potete scaricare la mia trasmissione in radio al riguardo.Per contrastare la disinformazione del circuito mass-mediatico diffondiamo il più possibile questo testo.

mercoledì 5 agosto 2009

VIVA DIO, SANTO AMORE!

I Templari, con la loro regola austera e con la loro disciplina, riflettevano le aspirazioni profonde dei loro contemporanei e forse anche quelle di molti nostri contemporanei.

Essere degni di un mantello bianco simboleggiava infatti essere uomini degni di se stessi, degni di quell’universo interiore voluto da Dio, che ognuno di noi riceve in sé nascendo, e che si purifica mediante il Battesimo. Ancora oggi è questo lo spirito del Tempio, uno spirito sopravvissuto alla distruzione, uno spirito che non solo è ancora vivo, ma che non è neanche prossimo a morire.

fra Gianni Battini - precettore d'Italia

Immagine tratta dall'Evangelario Templare realizzato a Piacenza e conservato nell'archivio capitolare del Duomo di Modena

martedì 4 agosto 2009

AFFIDAMENTO, ABBANDONO, ALLEANZA


Fratelli e sorelle, ci siamo volontariamente arruolati in questa nostra Congregazione per essere dei Milites Christi e per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo. Abbiamo dichiarato di essere innamorati della Verità e che sappiamo che nulla succede a caso, che nulla è impossibile a Dio e che senza di Lui non possiamo fare nulla. Adesso è il momento di dimostrare che sappiamo mantenere la parola data. Per questo dobbiamo:

1 affidarci a Cristo

2 abbandonarci a Cristo

3 allearci a Cristo

Attraverso la Fede e la Speranza otterremo la Vittoria e quindi la gioia piena.

Spesso però, le difficoltà che la vita ci riserva, ci paiono immense. E' come solcare il mare in tempesta e vedere la propria barca agitata dalle onde. Abbiamo paura. Vorremmo fuggire, abbandonare tutto.

Si tratta della stessa esperienza fatta dai discepoli mentre Gesù “se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva” (Cfr. Mc 4,35-41). Egli ascolta il grido dei discepoli e, stupito per la loro incredulità, ordina al vento di cessare e al mare di calmarsi.

Anche noi oggi procediamo sul mare in tempesta e anche noi, come i discepoli, abbiamo poca fede. Ma come possiamo pensare di affondare, sapendo che il Signore è con noi? Se Lo abbiamo posto al centro della nostra vita, nulla può farci paura. Dio non ci abbandona mai! Come i discepoli, anche noi abbiamo il diritto di svegliare il Maestro. Per questo non dobbiamo mai smettere di chiamarlo, di pregarlo con insistenza, ma anche con la certezza di chi sa che Lui c'è e non può non intervenire.
Grazie Gesù, con te nella nostra vita siamo al sicuro. Nessuna tempesta può farci affondare. Insieme a te raggiungeremo sani e salvi il porto!


fra Gianni Battini - precettore


Preghiera allo Spirito Santo


O Spirito Santo,
anima dell'anima mia,
in te solo posso esclamare: Abbà, Padre.

Sei tu, o Spirito di Dio,
che mi rendi capace di chiedere
e mi suggerisci che cosa chiedere.

O Spirito d'amore,
suscita in me il desiderio
di camminare con Dio:
solo tu lo puoi suscitare.

O Spirito di santità,
tu scruti le profondità dell'anima
nella quale abiti,
e non sopporti in lei
neppure le minime imperfezioni:
bruciale in me, tutte,
con il fuoco del tuo amore.

O Spirito dolce e soave,
orienta sempre più
la mia volontà verso la tua,
perchè la possa conoscere chiaramente,
amare ardentemente
e compiere efficacemente. AMEN


[San Bernardo di Chiaravalle]

4 agosto festa di

SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY
CURATO D'ARS

ore 19 - Santa Messa - Chiesa Magistrale "San Pietro in Tranquiano", Agazzano (PC)

Nacque a Dardilly, presso Lione nel 1786. Fin da piccolo ama la solitudine ed è timorato di Dio, ma a Parigi a causa della rivoluzione non si può pregare, così i suoi genitori lo portano ad ascoltare Messa in un granaio fuori città. La pena per i preti sorpresi a celebrare Messa è la ghigliottina. Ciò nonostante il desiderio di Giovanni Maria è quello di diventare prete. A dicciasette anni riesce per la prima volta ad andare a scuola, dove con l'aiuto di un prete amico che crede nella sua vocazione, prova a seguire gli studi, ma con scarsi risultati. Le difficoltà divengono insormontabili quando si tratta di affrontare, in seminario, gli studi di filosofia e di teologia. A Grenoble, nel 1815, a ventinove anni, viene finalmente ordinato. Fu parroco di Ars nella diocesi di Belley, per circa quarantadue anni e il suo ascendente è ancora vivo nella parrocchia che ha santificato con il suo apostolato. Là fece rifiorire mirabilmente con l’efficace predicazione, con la mortificazione, la preghiera, la carità. Numerose furono le anime che si rivolsero al santo sacerdote, il quale giunse a trascorrere ore e ore in confessionale. Fu ammirabile nella devozione a Maria, al rosario, all’eucaristia. Estenuato dalle fatiche, macerato dai digiuni e dalle penitenze, nel 1859 terminò i suoi giorni nel bacio del Signore. Prima ancora che Pio XI lo iscrivesse nell’albo dei santi e lo proclamò patrono del clero, Ars era diventata meta di pellegrinaggi.

Dal "Catechismo" di san Giovanni Maria Vianney sacerdote

Fate bene attenzione, miei figlioli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra. La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! E' una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figlioli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nel l'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la su lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso percorrere lunghi tratti di strada; allora pregava il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo. Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente `nella preghiera come un pesce ne l'onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. No c'è divisione alcuna nel loro cuore

venerdì 24 luglio 2009

SERATA TEMPIO

Mercoledì 29 luglio
Chiesa Magistrale della "Madonna del Buon Consiglio", Negri di Bramaiano – Bettola (PC)
La serata è aperta a tutti. E' gradita la conferma per l'agape. Costo approssimativo 10 euro max.

PROGRAMMA

ore 19,00 accoglienza;ore
ore 19,30 agape
ore 21,00 Tempio - Sacra Scrittura - tema trattato: "La via cavalleresca templare. Affidamento, Abbandono, Alleanza"
ore 23,00 meditazione e preghiera

MEDITAZIONE

San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa - Introduzione alla vita devota, III, 19

« Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro » (Gv 11,5)

Ama tutti con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose... Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia. Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio. È bello poter amare sulla tetra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: «Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme» (Sal 132,1)... Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa... Per i cristiani che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene... È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura.

giovedì 9 luglio 2009

E V E N T O I N T E R N A Z I O N A L E


A Calendasco si parla di

Cristiani perseguitati

Nel Dossier di preparazione all'evento di Calendasco, abbiamo inserito anche alcune testimonianze da altri Stati del mondo, per dare l'idea della vastità del fenomeno della persecuzione ai cristiani e non solo!

Leggete il sottostante articolo di padre Piero Gheddo
del Pontificio Istituto Missioni Estere

Il caso del Pakistan è uno dei più gravi,
perché si può dire che le Chiese cristiane sono veramente perseguitate, in modo così sistematico e organico che sembra si vogliano eliminare i cristiani dallo stato pakistano.
E questo non per dei governi totalitari che perseguitano il cristianesimo (come Cina, Vietnam, Iran e Arabia Saudita), ma perché la grande maggioranza del popolo pakistano segue l’onda dell’islam estremistico, che vede nel cristianesimo il nemico numero uno.
Il Pakistan ha 160 milioni di abitanti per circa 800.000 kmq, quasi tre volte l’Italia. Ci sono stato tre volte e l’ho visitato bene. E’ un paese turisticamente molto bello (con le montagne più belle del mondo, fra le quali la seconda cima, il K2) e grandi possibilità di sviluppo per le terre e le risorse naturali di cui dispone. Ma è un paese quasi totalmente islamico e come sapete l’islam non si è ancora integrato nel mondo moderno e ostacola lo sviluppo.
Il Pakistan, che possiede la bomba atomica, ha ancora un 54% dei suoi abitanti che sono analfabeti e le donne più dell’80%.
La persecuzione anti-cristiana ha radici soprattutto politiche, nel senso che partiti e movimenti islamici strumentalizzano la fede popolare per conquistare il potere, educando il popolo a vedere nell’Occidente cristiano il nemico numero uno dell’islam. Nel 1947 il Pakistan è nato come stato laico e la sua Costituzione ancor oggi concede libertà religiosa e di pensiero. Ma in 60 anni, a poco a poco, la forza dei partiti e movimenti islamici ha conquistato i suoi spazi fra un popolo in buona parte povero e poco istruito, fino a dominare la cultura nazionale e quindi anche l’orientamento politico.
Il Pakistan è una contraddizione vivente: da un lato concede libertà di stampa e di religione, i governi proteggono le minoranze religiose e i cristiani, anzi, ci sono leggi apposite che li proteggono, finanzia le scuole cristiane (le migliori del paese); dall’altro, la realtà concreta quotidiana è persecutoria, per mille motivi non facili da spiegare.
Due le leggi su cui si basa la situazione persecutoria dei cristiani: la legge contro la bestemmia (1986) e la legge che nel 1991 ha stabilito il Corano (cioè la Sharia) come legge di stato, in teoria da applicare solo ai musulmani, in pratica spesso usata anche contro i cristiani.
Un rappresentante delle Chiese protestanti, incontrato nella casa episcopale di Rawalpindi nel 1982 dov’era venuto per un incontro ecumenico, mi diceva: “Noi cristiani, in una società così rigidamente e totalmente islamica, siamo un po’ come una escrescenza, una verruca su un corpo sano. Ci lasciano vivere, ma ci sentiamo sempre estranei alla vita nazionale, specie da quando governo e stampa insistono sempre sull’identità fra islam e Pakistan. Il buon pakistano è un fedele dell’islam, si ripete continuamente e si insegna nelle scuole fin dalla più tenera età. E noi chi siamo?”.
L’amico luterano temeva, nel 1982, un peggioramento della situazione e mi faceva vedere un’opera del Mawlana Mawdudi, il grande saggio musulmano e ideologo dello stato pakistano, sulla quale si legge che l’islam è ideologia dello stato, dando a questa parola non il significato negativo che ha in Occidente, ma positivamente vuol dire che “l’islam è l’ideale della nostra patria”, fondamento comune a tutti i cittadini. Secondo Mawdudi, mi diceva sempre l’amico luterano pakistano, queste sono le norme per le minoranze religiose:
1) I cittadini si dividono in musulmani che credono nell’ideologia di stato e altri che non ci credono. Solo i primi sono titolari di pieni diritti civili.2) I non musulmani possono essere chiamati a collaborare nell’amministrazione dello stato, ma non possono avere responsabilità politiche e amministrative rilevanti.3) Essi hanno i diritti che sono concessi loro dalla “Sharia”, la legge coranica o legge islamica.4) Per i non musulmani rimane sempre la porta aperta di aderire ai princìpi dell’islam e di diventare così cittadini come gli altri.
Nel 1982 l’islam era ormai l’elemento unificante della nazione pakistana e le cerimonie religiose in qualsiasi atto pubblico sono ancor oggi obbligatorie sempre e ovunque. Non solo ma i segni del dominio islamico nella società si moltiplicano: donne velate, bambine rifiutate a scuola e ragazze all’università, tribunali islamici che giudicano fatti civili e matrimoniali secondo la legge islamica e con valore civile, cultura popolare e nazionale fortemente anti-occidentale e anti-cristiana.
La situazione è peggiorata anche perché i governi, teoricamente laici, quando ci sono difficoltà di vario genere per il paese (economiche, lotte tribali, presenza delle basi dei telebani afghani ai confini con l’Afghanistan, guerra latente con l’India per il possesso del Kashmir), si appoggiano all’islam, e trovano l’accordo e il consenso di tutto il popolo.
Per cui, ad esempio, la “Legge contro la bestemmia” che prevede il carcere e anche le pena di morte per chi offende Allah, il Corano o Maometto, può essere usata contro i cristiani che danno fastidio, anche per problemi sociali ed economici, per invidie e vendette. Bastano due musulmani che testimonino davanti ad un giudice che un cristiano ha commesso questo crimine e subito scatta il carcere o addirittura la pena di morte!
Il direttore del settimanale cattolico del Pakistan, incontrato a Jakarta pochi anni fa, mi diceva che nei loro articoli e notizie non citano mai né Allah né il Corano né Maometto e anche tra i cristiani queste sono parole proibite. I sacerdoti nella predicazione non citano mai parole che si riferiscono all’islam, possono essere interpretati male e sono guai. (Lo stesso ho sentito in Indonesia e Malesia da parte dei giornali cattolici locali).
Dalla sua introduzione nel 1986 fino ad oggi, la legge sulla blasfemia ha prodotto circa 5.000 denunzie, delle quali 560 terminate con una condanna da un minimo di cinque anni di carcere fino all’impiccagione. Altre trenta cause sono in attesa di giudizio.
Le condanne riguardano fedeli cristiani e fedeli “ahmadis”, appartenenti alla setta islamica eretica “Ahmadiyya”.
A volte i presunti colpevoli sono stati uccisi da estremisti religiosi anche sotto la custodia degli agenti di polizia, prima ancora che il tribunale li giudicasse.
Secondo il salesiano spagnolo padre Ruiz, il motivo principale per l’oppressione dei cristiani risiede nella grande povertà della popolazione, che impedisce a molti genitori di assicurare ai propri figli (generalmente numerosi) una formazione scolastica o che li porta ad affidarli alle madrasse, che in genere non sono soggette ad alcun tipo di controllo. E’ così che adolescenti di 8-13 anni sono educati in queste scuole coraniche, dove, afferma il sacerdote, “le loro passioni, energie e frustrazioni vengono incanalate verso l’odio”.
Padre Piero Gheddo PIME

Nuove conversioni
Si calcola che sono oltre 250 milioni i cristiani che vivono in situazioni di rischio a causa della loro fede. 160mila le vittime ogni anno, semplici fedeli, sacerdoti, suore. Sono oltre 600 i missionari trucidati negli ultimi quindici anni.

Eppure, ed è la cosa più impressionante, più crescono le persecuzioni, più aumentano le conversioni.
Dai Paesi martiri giungono ogni giorno, accanto alle notizie di torture e violenze, testimonianze incredibili di fedeltà alla Chiesa e aumenta in modo vertiginoso il numero delle vocazioni.
Come in Cina, nell’Hebei, dove è più accanita la violenza anticattolica, dove settanta sacerdoti operano in clandestinità e ci sono 140 studenti di teologia nel seminario della Chiesa sotterranea.
È la profezia che Giovanni Paolo II intuì il 13 maggio del 1981, il giorno in cui fu colpito dalla pallottola sparata da Alì Agca. Il terzo segreto di Fatima, rivelato all’inizio del nuovo millennio: una lunga scia di martiri, guidati dal vescovo vestito di bianco, anch’egli martire, che nutre con il suo sangue la Chiesa di Dio.

TURCHIA
Accuse infondate contro cristiani.
Portato per le lunghe un processo contro due cristiani, ex musulmani, Hakan Tastan e Turan Topal, accusati, da ultranazionalisti di aver "insultato l'onore della Turchia".

Il processo ha luogo a Silivri, città che dista 45 miglia a ovest da Istanbul.

Il nuovo giudice del caso, ha ordinato la deposizione di altri 12 testimoni. Questi dovranno ricomparire il prossimo 13 marzo. Il giudice precedente aveva negato ad alcuni di questi di parlare al processo, perché ritenuti non credibili per le testimonianze contraddittorie che tentavano di portare al processo.

Un anno fa era stata dichiarata l'innocenza dei tre cristiani e proposta la loro liberazione, perché non c'era alcuna evidenza contro di loro. Non avevano maledetto in alcun modo la nazione Turca e tanto meno l’Islam.

Gli accusatori avrebbero trovato nei computer dei cristiani, i nominativi di molte persone che avevano richiesto letteratura cristiana o di essere visitati.

"Un anno è passato, e la corte ha già ascoltato tutte le testimonianze su ambi lati di questo caso", ha detto l'avvocato Haydar Polat, "ma è chiaro, che la corte progetta di continuare questo processo infondato per almeno un anno o più".

Dall’aprile scorso, da quando cioè sono stati massacrati i tre cristiani di Malatya, si è registrato un aumento di attacchi, a livello individuale, contro i cristiani della nazione.I cristiani turchi hanno da poco iniziato una campagna di protesta contro la cultura dell’odio messa in atto dai media, infatti proprio negli ultimi giorni una emittente TV che trasmette un film a episodi molto popolare: “Valle dei Lupi”, ha inserito scene di denigrazione e dicspregio contro i cristiani, dipinti come nemici della società.

NIGERIA
Ancora cristiani uccisi.
Martedì, 11 dicembre 2007, dieci persone sono state uccise e tre chiese sono state incendiate come conseguenza della furia rabbiosa degli studenti musulmani, che dopo aver constatato la rimozione, da parte di ignoti, di due blocchi per la costruzione di una moschea sotto la scuola, hanno agitato gli animi al punto di mettere in atto azioni violente in tutta l'area.

I Musulmani residenti nella zona, sono stati in pieno accordo con le azioni degli studenti e come risultato si sono avute dozzine di case di cristiani danneggiate.

Le tre chiese date in fiamme sono tutte di fede evangelica pentecostale: "Chiesa Elim", "Chiesa dei Riscattati", "Assemblee di Dio".

L'identità di nove delle dieci vittime è stata tenuta segreta dalle autorità di Bauchi, che hanno ordinato agli agenti della sicurezza, il seppellimento dei corpi in una fossa comune.

Il corpo della decima persona è stato identificato da un testimone oculare, solo con il cognome: Bogoro, un agente della sicurezza, un cristiano membro della Chiesa di Cristo nella città di Yelwa.Secondo la testimonianza di un insegnante cristiano, che preferisce restare anonimo per paura di ritorsioni o di sanzioni penali, gli studenti sarebbero confluiti presso il sito della futura moschea gridando: "Allahu Akbar" [Allah è grande], poi hanno cominciato ad attaccare i cristiani nelle loro classi, rompendo sedie e scrivanie, aggredendo i loro colleghi cristiani con coltelli e pugnali.

La realizzazione di una moschea in una scuola di 3.655 studenti, era stata approvata il 2 dicembre scorso, e la costruzione è iniziata proprio nello stesso giorno.

INDIA
Un macabro resoconto annuale.
Con gli oltre 800 attacchi, nel periodo Natalizio, nello stato di Orissa, sale a più di 1.000 il numero complessivo di attacchi nel solo anno 2007. La prima volta dal 1947, anno dell'indipendenza dell'India, che si tocca un tetto simile.Questo è quanto riferisce il rapporto rilasciato l' 8 gennaio scorso, da alcuni leader cristiani, appartenenti al Consiglio Cristiano dell'India e alla Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'India (CBCI) .Almeno 200 gli incidenti denunciati alle autorità: sono state bruciate 730 abitazioni e 95 chiese. Il rapporto parla anche di quattro cristiani uccisi, accertati. Altri sono morti come conseguenza dell'esplosione di violenza avutasi nel distretto di Kandhamal, alla vigilia di Natale. Ci sarebbero anche sei feriti in maniera grave."E' una situazione divenuta molto seria, per il nostro Paese, dal momento che gli attacchi, contro i cristiani, si sono avuti in diverse parti dell'India", ha detto il Dott. Babu Joseph, portavoce del CBCI.
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Cristiani aggrediti in una riunione.
Mercoledì 16 gennaio, oltre 80 persone sono state aggredite nel corso di una grande riunione cristiana, nello stato di Chattisgarh, distretto di Durg.Un altro attacco ha avuto luogo ieri in un campo missionario nel distretto di Dhamtari, in questo caso una dozzina di cristiani hanno riportato ferite.Gli attacchi degli estremisti indù proseguono, dopo settimane di violenze senza precedenti, nel vicino stato di Orissa. I cristiani affermano che l'attacco avvenuto nel distretto di Durg, è stato di certo programmato, poiché nell'area si stava tenendo una riunione del partito nazionalista indù.Nessuno dei feriti si è fatto male al punto di dover ricorrere al ricovero ospedaliero.

Soltanto uno degli aggressori è stato identificato e arrestato dalla polizia che ha invitato le vittime a farsi vedere alla locale stazione di polizia per identificare tutti gli altri aggressori, molti, però, si sono rifiutati per paura, ritenendo che la reclusione di tali elementi durerebbe poco tempo e poi si avrebbe a che fare con le ritorsioni.

"Gli assalitori, erano appartenenti al gruppo estremista Dharam Sena (Esercito per la Religione), sono venuti con quattro autocarri e hanno picchiato i cristiani presenti alla riunione, inoltre hanno distrutto parti della struttura", ha detto il Rev. Arpan Tarun.

I cristiani hanno fatto ricorso alle autorità per richiedere un maggiore sforzo al fine di garantire l'incolumità dei credenti.Degli oltre un miliardo di abitanti dell'India, l'80 % è di religione indù. Solo il 2,4 % sono cristiani.

Si teme un imminente incremento delle violenze, visto che vi saranno elezioni in almeno 10 stati, incluso il Chattisgarh. Gli attacchi alle comunità cristiane, è parte del programma dei partiti nazionalisti indù.Il Rev. Tarun conferma: "Sembra che noi cristiani possediamo una cittadinanza di seconda classe, nel nostro stesso paese".
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Attacchi pianificati contro i cristiani.
A seguito di un rapporto che parla di conversioni forzate al cristianesimo, e sull'onda delle violenze di matrice indù perpetrate con una frequenza senza precedenti, nel periodo di Natale scorso, nello stato di Orissa dove sono stati uccisi almeno quattro cristiani, bruciate 730 abitazioni e 95 chiese, fonti federali dell'intelligence hanno avvisato le chiese cristiane su probabili nuovi attacchi.

Il dipartimento ha intercettato una lettera di un estremista nazionalista indù, in cui si incita ad un rinnovato sforzo per creare tensione nel distretto di Kandhamal, nel vicino stato di Chhattisgarh.Questo è quanto riferisce il rev. Babu Joseph, portavoce della conferenza dei vescovi cattolici d'India. Joseph ha detto che la lettera, era stata scritta da un un uomo, Murari Lal, appartenente al Rashtriya Swayamsevak Sangh, (RSS), ai suoi colleghi.

Nella lettera si parla di un progetto denominato "Missione 2008."La nostra speranza è di creare nello stato di Gujarat il clima che abbiamo creato a Orissa", viene citato nella lettera, "anche nei distretti di Jashpur e Sarguja e nello stato di Chhattisgarh, abbiamo creato un buon ambiente anti cristiano ...".

I cristiani, nella lettera vengono denominati "i mangiatori delle vacche", e per questa ragione in più devono essere puniti. Si ricorda che tale animale è considerato sacro dalla religione indù.

BANGLADESH
Una donna bruciata prima del suo battesimo. E' rimasta viva.
Il 7 gennaio scorso a Dhaka, alcuni aggressori, ignoti, hanno cercato di bruciare un anziana donna di 70 anni, dopo aver appreso che il mese prossimo, si sarebbe fatta battezzare, per testimoniare della sua conversione al cristianesimo.
Rahima Beoa, che abita nel distretto a maggioranza islamica di Rangpur, ha sofferto scottature per oltre il 70 % del suo corpo. Khaled Mintu, supervisore del distretto regionale della Chiesa Isha-E-Jamat del Bangladesh, ha detto: "E' stata una cospirazione diabolica per fermare la sua conversone". Beoa è suocera di Ashraful Islam, convertitosi anche lui al cristianesimo insieme alla moglie due anni fa. Anche allora i parenti più prossimi e i vicini di casa sono stati in collera con la coppia per aver abbandonato l'Islam.

Pakistan
Cristiani evangelici malmenati e feriti.Alcune famiglie cristiane sono dovute fuggire nel Punjab, una regione del Pakistan, dopo che una folla di persone armate ha attaccato alcuni fedeli che stavano preparando una riunione evangelistica. Sette cristiani sono stati feriti quando almeno 41 musulmani, tutti uomini con armi da fuoco, asce e bastoni di legno hanno attaccato una Chiesa dell'Esercito della Salvezza.

Le tensioni si sono generate fin dalla preparazione dell'evento, durante l'affissione di manifesti e poster che ne davano annuncio già tre giorni prima. Dopo il rifiuto da parte dei cristiani, di annullare l'iniziativa evangelistica, si è avuto l'attacco in cui i musulmani hanno procurato vari danni fisici ai credenti.Questo è quanto riferisce l'avvocato dei cristiani. La polizia inizialmente si è rifiutata di registrare la denuncia e i dottori che avevano visitati i cristiani feriti hanno ricevuto pressioni da parte dei musulmani affinché modificassero il loro rapporto medico. Infatti in alcuni certificati medici non risultavano le ferite più gravi come le ossa rotte.

Cina
Arresti e minacce per la stampa di Bibbie e letteratura cristiana.
Cai Zhuohua, incarcerato nel 2004 per aver "praticato affari illegali" (distribuzione di letteratura cristiana), è stato rilasciato il 10 Settembre scorso con seri avvertimenti a non praticare la sua fede al di fuori della sua chiesa.

Bob Fu dell'Associazione China Aid ha dichiarato che giovedì 13 Settembre, tre giorni dopo la liberazione, Cai ha dovuto sostenere un interrogatorio da parte di alcuni ufficiali della Sicurezza Pubblica, che lo hanno convocato presso i loro uffici e cercato di intimidirlo con minacce.Adesso Cai sta bene ed è a casa, a Beijing (Pechino), con sua moglie e sua madre.

Privato della sua Bibbia durante la prigionia, Cai è stato impiegato per 10-12 ore al giorno a fabbricare palloni di calcio per le Olimpiadi che nel 2008 si terranno a Beijing. Durante gli interrogatori ha anche subito torture.

Era stato arrestato l'11 Settembre del 2004, perché gli era stata trovata una enorme quantità di letteratura cristiana, circa 237.000 pezzi.

In Cina soltanto la Chiesa delle Tre Autonomie (TSPM) è autorizzata a stampare e distribuire Bibbie o Letteratura Cristiana.

Com'è noto la maggior parte delle comunità cristiane preferisce non farsi registrare aderendo al TSPM per il concreto rischio di un maggior controllo anche sui sermoni che vengono predicati.

Pakistan
Un cristiano accusato ingiustamente.
I cristiani della città di Sangla Hill sono stati costretti dai loro compaesani islamici ad accettare un difficile compromesso: i musulmani hanno ritirato la loro denuncia contro il cristiano Yousaf Masih a condizione che anche i cristiani ritirassero la denuncia che avevano sporto contro coloro che, verso la fine del 2005, avevano partecipato alla distruzione di alcuni immobili di proprietà di cristiani.
Yousaf Masih era stato accusato di aver appiccato il fuoco ad una stanza nella quale si trovava una copia del Corano. In realtà il fatto era stato ideato probabilmente da un uomo che deve dei soldi a Masih.

Per vendicare l'oltraggio, il 12 Novembre 2005 una folla inferocita ha distrutto quattro chiese e diverse abitazioni di cristiani. In quella occasione sia Masih che 88 musulmani sono stati arrestati. Secondo un portavoce, i cristiani sono stati costretti ad accettare il compromesso proposto dai musulmani "per non essere massacrati".

Non si sa ancora se le trattative fra i due gruppi abbiano validità giuridica; benché entrambe le parti abbiano ritirato le loro denunce, la polizia non ha ancora rilasciato nessuno degli arrestati.

Dopo le violenze di Novembre, i cristiani di Sangla Hill sono stati ripetutamente minacciati, inoltre la riparazione delle chiese non è stata ancora avviata, benché il governo abbia promesso di agevolare la ricostruzione.
Pakistan
Le donne in Pakistan hanno pochi diritti, e per questo sono spesso vittime indifese di violenze sessuali. Le cristiane fra loro costituiscono una preda ancora più facile, e i colpevoli vengono raramente puniti.
Verso l'inizio di Settembre Ribqa Masih (22 anni) è stata rapita da due uomini che l'hanno minacciato di ucciderla se non si fosse convertita all'Islam. Poi è stata stuprata diverse volte. Ribqa ha risposto che preferiva morire anzi che abiurare la sua fede in Cristo.

Il giorno successivo è stata portata via da un terzo uomo che avrebbe dovuto condurla a casa. Invece l'ha segregata altri tre giorni, stuprandola più volte prima di lasciarla libera. Ribqa ha avuto il coraggio di sporgere denuncia.

Per i pakistani, le donne che hanno perso il loro onore non valgono più niente. Perciò molte donne stuprate non osano rivelare ciò che hanno subito.
La famiglia di Ribqa sta ricevendo pressioni affinché ritiri la denuncia. I fratelli e le sorelle minori di Ribqa non vanno più a scuola a causa delle continue vessazioni dei loro compagni.La polizia ha catturato due sospetti. Durante un interrogatorio del 24 ottobre, uno dei due è riuscito a scappare. Da allora minaccia ripetutamente al telefono Ribqa.

Santa Romana Chiesa Cattolica

Ed ecco l’appello rivolto a governi e religioni: «Alle Autorità civili e religiose interessate chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su una adeguata protezione da parte delle istituzioni dello Stato». «Auspico poi – ha concluso il Santo Padre – che i Responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti» (cfr. “Corriere della Sera”, 27 ottobre 2008).Anche il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi S.I., ha lanciato un grido di allarme di fronte alla persecuzione anticristiana in atto in Iraq e India. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha parlato, nell’ultimo editoriale di Octava Dies, di «un caso di emergenza gravissima, che richiama l’attenzione e la solidarietà della Chiesa intera».

In Iraq, il caso di Mossul «è diventato paradigmatico» secondo padre Lombardi. I cristiani di Mossul, che prima della caduta di Saddam Hussein erano 25.000, si sono ridotti ad appena 500 dopo l’ondata di persecuzioni che ha colpito una delle più antiche comunità cristiane del mondo.

«La documentazione citata da istituzioni umanitarie ed agenzie di stampa indipendenti dimostra che l’azione di minaccia da parte di gruppi islamici estremisti è condotta strada per strada, casa per casa». Spesso, ha aggiunto padre Lombardi, vengono lanciati messaggi minatori di questo tipo: «devi lasciare la tua casa e partire dalla zona in 24 ore, altrimenti sarai punito e castigato giustamente e sarai ucciso come la nostra religione islamica ha comandato di fare con quelli che come te venerano la croce» (cfr. “Zenit”, 21 ottobre 2008).

Gli ultimi resoconti dal nord dell’Iraq presentati dall’associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), mostrano che i cristiani stanno ancora lasciando Mossul, portando il numero degli sfollati nell’ultimo mese a quasi 10.000.

In India, la comunità cattolica si sta impegnando per aiutare i cattolici dell’Orissa, che hanno perso case, terre, proprietà e mezzi di sostentamento a seguito della violenza dei gruppi radicali induisti. Oltre ad un’importantissima assistenza materiale e psicologica, diverse associazioni cattoliche, come la “All India Catholic Union”, si sono attivate per garantire ai cristiani aggrediti, in maggioranza poveri tribali e dalit, una adeguata assistenza legale: gruppi di avvocati cristiani stanno raccogliendo testimonianze e informazioni per poi presentarle alle autorità civili e giudiziarie, nella speranza che la giustizia faccia il suo corso e che i crimini e gli attacchi non restino impuniti.

La Chiesa ha inoltre chiesto alle autorità governative un risarcimento per le vittime e fondi per poter ricostruire le chiese e le strutture danneggiate o completamente distrutte in Orissa (cfr. “Fides”, 27 ottobre 2008).

articolo dell'Osservatore Romano del marzo 2009

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

"Tutte le persone che porteranno questa Medaglia riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo"

"Le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”.

Queste sono state le straordinarie parole pronunciate dalla Madonna in occasione delle sue manifestazioni a Santa Caterina Labouré, nel 1830.

Da allora e fino ad oggi, questo torrente di grazie che fluisce dall'eternità verso di noi, non si è mai fermato per tutti quelli che portano con fede la Medaglia Miracolosa.

Queste sono le ragioni che hanno spinto l’associazione Luci sull’Est a dare vita a questa campagna di distribuzione della Medaglia Miracolosa in tutta Italia.


venerdì 3 luglio 2009


Cristiani nelle terre del Corano

Con Gesù in mezzo all’islam

«Lo dico sempre con tanto amore ai giudei: voi siete come me chiamati alla fede in Gesù. Come anche i musulmani. Gesù veramente chiama tutti. E la sua non è una nuova religione contro quelle di prima o di dopo. È qualcosa d’altro. Un’altra cosa».

Intervista con Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti

di Gianni Valente

Sulla condizione presente e sul destino dei cristiani in Medio Oriente tornano a concentrarsi attenzioni diffuse. C’è chi, seguendo il Papa, esprime in questo modo la sollecitudine per i drammi e le sofferenze vissuti dall’inerme gregge di Cristo nelle terre dove è iniziato il cristianesimo. In altri casi, tanto zelo appare spesso predeterminato da fattori di schieramento cultural-politico. Pochi ascoltano gli argomenti e le ragioni dei cristiani arabi. Pochi prendono come punto di partenza il loro sguardo su quello che sta succedendo nella polveriera mediorientale.

Anche per questo può tornar utile ascoltare sua beatitudine Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti dal 2000.

Quello che accade in Iraq a molti appare come l’epicentro di un fenomeno più grande: la sparizione dei cristiani da tutto il Medio Oriente.

GRÉGOIRE III LAHAM: Gesù ci ha detto di non avere paura. E noi siamo sempre sul punto di avere paura. Ma un pastore deve incoraggiare il suo popolo. Non possiamo cadere nel panico. In Iraq c’è una situazione terribile di crimine, vendetta e terrore. Ai cristiani capita quello che capita agli altri. Qui in Siria sono arrivati un milione e mezzo di profughi iracheni, e tra loro i cristiani sono una piccola minoranza. Vuol dire che da lì fuggono tutti. So che in Occidente qualcuno sta giocando con queste cose. Ma non mi sembra utile ai cristiani di qui il tentativo di isolare le loro sofferenze da quelle degli altri.

La guerra ha portato anche la persecuzione, ha detto il patriarca caldeo Emmanuel III Delly.
GRÉGOIRE III: Ogni approccio ai problemi di qui che non parte da criteri schiettamente politici si ripercuote su di noi. Questo è accaduto in Iraq. Gli americani sono arrivati quasi con l’intento dichiarato di una crociata nuova, che cambiasse il volto del Medio Oriente. Adesso in Libano sento affibbiare l’etichetta di “crociati” perfino ai soldati dell’Unifil. E i cristiani vengono sempre associati a queste strategie occidentali. Nell’ultima lettera di Natale ho scritto: «Cari musulmani, non possiamo tollerare che tra voi ci sia chi ci definisce come gli alleati dei “crociati”. Viviamo, lavoriamo, lottiamo con voi. Costruiamo con voi il futuro di queste nazioni».

In certe analisi il Medio Oriente viene descritto tout court come un luogo di persecuzione dei cristiani.

GRÉGOIRE III: Qui in Siria il governo tratta le chiese come tratta le moschee. Siamo esentati dal pagamento della luce e degli altri servizi. Lo scorso anno, un decreto presidenziale approvato dal Parlamento ha stabilito che i cattolici, su questioni che toccano i diritti individuali come quelle matrimoniali e di eredità, seguano norme giuridiche proprie. In pratica hanno preso il diritto canonico per le Chiese orientali e lo hanno trasferito nel diritto civile. Una o due volte l’anno vado col mio vicario generale a trovare il presidente Assad e i suoi collaboratori. Lui ha voluto pranzare con tutti i patriarchi e i capi delle Chiese in occasione della Pasqua. Parliamo di politica, comprese le relazioni tra Oriente e Occidente E poi vengono a trovarci ministri, parlamentari, shaykh.

La Siria sarebbe uno Stato canaglia. Ma in Medio Oriente, quando i cristiani fuggono, spesso fuggono a Damasco.

GRÉGOIRE III: Qui per noi c’è la migliore situazione di tutto il Medio Oriente. Preghiamo che rimanga. C’è sempre il pericolo che tutto questo venga destabilizzato, magari da chi vuole forzare le cose per creare una nuova situazione di potere nell’area.

Si registra anche in Siria la crescita dell’integralismo religioso tra il popolo?

GRÉGOIRE III: C’è un contagio integralista che si registra in tutto il mondo, e non solo in Medio Oriente. Qui in Siria il governo è forte e cerca di porre degli argini. Per esempio, coi ragazzi si lavora molto coi libri di formazione civica. E anche i testi di catechismo e di insegnamento religioso, compresi quelli nostri, vengono sottoposti al vaglio del Ministero dell’Educazione e di quello della Cultura. Si vigila per garantire che siano ispirati al rispetto reciproco e alla convivenza, senza istigazioni all’odio e al disprezzo verso le altre religioni. Il nostro testo è in vigore da più di quarant’anni, una commissione mista di sacerdoti e professori delle diverse Chiese lo ha rivisto nel 2002, sotto il controllo del Ministero dell’Educazione. Io ne vado molto fiero.

Quali criteri secondo lei devono ispirare lo sguardo e l’atteggiamento dei cristiani verso i credenti islamici?

GRÉGOIRE III: In Vaticano a volte ci hanno detto che noi cristiani orientali dobbiamo lavorare con l’islam per favorire i diritti umani, l’emancipazione della donna, la difesa della vita, la libertà religiosa. Ma che vuol dire? Noi abbiamo una relazione unica, specifica con l’islam, che non è quella che voi avete in Europa con le minoranze islamiche. Io dico sempre: noi siamo la Chiesa dell’islam.

Quest’espressione le piace. La usa spesso.

GRÉGOIRE III: Anche il giornale egiziano Al-Ahram ha scritto che è la formula più riuscita per descrivere la condizione comune dei cristiani nei Paesi arabi e del Medio Oriente. L’islam è il contesto in cui viviamo e con cui siamo storicamente solidali. Abbiamo vissuto 1.400 anni in mezzo a loro. Capiamo l’islam dall’interno. Quando sento un versetto del Corano, per me è un’espressione della civiltà cui appartengo. E a noi tocca di testimoniare Cristo nel mondo dell’islam. Abbiamo una responsabilità unica. Non potremo rispondere come Caino, quando il Signore gli chiese dove era Abele.
Nelle terre dell’islam non sono possibili strategie missionarie.
GRÉGOIRE III: Ma si può approfittare di ogni contatto umano. Mostrare una Chiesa che li ama. Valorizzare tutte le affinità e le simpatie possibili. I dicasteri vaticani possono fare documenti su documenti. Ma poi tocca a noi testimoniare Cristo davanti ai nostri fratelli islamici nella vita di ogni giorno.
Può fare qualche esempio concreto?
GRÉGOIRE III: Una volta, alla fine del Ramadan, il gran muftì di Damasco Ahmed Kaftaro mi ha invitato a predicare dal pulpito della moschea. Anche quando stavo a Gerusalemme mi è capitato tante volte di essere accolto in moschea, dopo le manifestazioni dei palestinesi. Essere Chiesa dell’islam vuol dire anche questo.
Intanto, in Occidente, aumentano le voci di chi sostiene che la violenza è un elemento radicato nella natura stessa dell’islam.
GRÉGOIRE III: Sono travisamenti che prendono a pretesto una lettura fuorviante del discorso di Ratisbona, che il Papa stesso ha sconfessato. Anche la citazione di Manuele Paleologo, che ha fatto esplodere tante reazioni violente, era un’estrapolazione di una disputa lunghissima tra l’imperatore e il saggio islamico, che durava addirittura giorni. Nel Papa non c’era alcuna intenzione di offendere l’islam. E del resto anche il Vangelo può diventare oggetto di manipolazioni maligne e fuorvianti. Ad esempio quando Gesù dice: «Non sono venuto a portare la pace ma la spada».
Gli intellettuali occidentali più polemici con l’islam si spingono a dire che «il nostro Dio non è il loro Dio…».
GRÉGOIRE III: Coi fratelli islamici eviterei discussioni teologiche inconcludenti per stabilire se adoriamo o no lo stesso Dio. Mi sembrano cose da accademia teologica. Il mistero di Dio è così grande, non possiamo comprenderlo. Davanti a esso noi esclamiamo: che bello! Ma che cosa comprendo di questa bellezza, che cosa comprendo di Dio? Quando confessiamo il mistero della Trinità, magari la bellezza di questo mistero può toccare e sorprendere anche gli altri. Ma poi non tocca a noi “dimostrare” questo mistero. Si rischia di essere temerari. Quindi, meglio attestarsi su quanto ha indicato il Concilio Vaticano II: «La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio», i quali, benché «non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione». Del resto, neanche il giudaismo riconosce la Trinità e la divinità di Gesù, Figlio di Dio.
A volte le Chiese d’Oriente vengono presentate come ricettacoli di antisemitismo.
GRÉGOIRE III: È vero proprio il contrario. Lo dico sempre con tanto amore ai giudei: voi siete come me chiamati alla fede in Gesù. Come anche i musulmani. Gesù veramente chiama tutti. E la sua non è una nuova religione contro quelle di prima o di dopo. È qualcosa d’altro. Un’altra cosa. Something else, come dicono gli inglesi.
Riguardo ai rapporti con i cristiani ortodossi, qualche anno fa si era ipotizzato, come esperimento locale di riconciliazione, il ritorno alla piena comunione tra la vostra Chiesa e il patriarcato ortodosso di Antiochia.
GRÉGOIRE III: Avevamo coltivato quel progetto forse con troppa euforia, come se fosse una cosa realizzabile dall’oggi al domani. Il patriarca Maximos, mio predecessore, era già vecchio. Da Roma c’è arrivato un richiamo: continuate a dialogare, ma non arrivate a risultati definitivi in campo teologico senza accordo con la Santa Sede. Purtroppo la nostra gerarchia l’ha preso come uno stop. E adesso la cosa è stata accantonata. Ma con gli ortodossi abbiamo comunque rapporti di fraternità, compresi i ritiri comuni del clero.
Secondo lei quali sono le prospettive del dialogo cattolico-ortodosso in corso sui temi della collegialità e del primato?
GRÉGOIRE III: La Chiesa ortodossa non può accettare l’ecclesiologia romana come tale. Bisogna capire che l’ecclesiologia sviluppatasi nella Chiesa latina non si può imporre ai cristiani orientali. Loro possono accettare il primato del Papa come titolare della prima sedes e come ultima istanza a cui ricorrere. Ma non la prassi del centralismo senza reale collegialità. Se Roma vuole andare avanti bisogna riprendere le formule che Ratzinger aveva esposto negli anni Settanta sul rapporto con le Chiese d’Oriente.
In campo cattolico, anche rispetto al dialogo con gli ortodossi, si parte spesso dal rapporto tra Chiesa universale e Chiesa locale.
GRÉGOIRE III: La Chiesa universale non è la somma di tante Chiese locali. E non è nemmeno un concetto astratto. La Chiesa di Cristo esiste concretamente in un determinato posto. San Clemente papa scrisse la sua lettera intestandola «Dalla Chiesa di Dio, che alberga a Roma, alla Chiesa di Dio, che alberga a Corinto». Mica scrisse alla Chiesa “locale” di Corinto. Dove ci sono i sacramenti, la fede, il Credo, cosa manca? C’è anche il Papa, perché il vescovo o il parroco che celebrano l’Eucaristia sono in comunione con il Papa. La Chiesa una, santa, cattolica e apostolica è presente anche in una piccola parrocchia dove il sacerdote celebra la messa davanti a uno o due fedeli. Non è che c’è “più” Chiesa se ci sono tutti i vescovi riuniti in Concilio. Una goccia di mare ha tutti gli elementi del resto dell’acqua di mare. Così ogni Chiesa in un determinato luogo ha tutti gli elementi dell’unica Chiesa di Cristo.

Cosa risponde a chi dice che le Chiese cattoliche orientali sono d’ostacolo alla riconciliazione con gli ortodossi?
GRÉGOIRE III: Le Chiese orientali cattoliche diventano un problema soprattutto perché gli ortodossi vedono il trattamento che a volte viene loro riservato. Vengono definite Chiese sui iuris, ma poi non si riconosce che il patriarca è capo e padre della sua Chiesa. Vengono nominati vescovi per le nostre comunità in diaspora, ad esempio nei Paesi americani, e noi non abbiamo voce in capitolo su queste decisioni. Ai nostri vescovi arrivano dei formulari in cui si chiede loro: da che Congregazione dipendete? Chissà cosa ne penserebbero i patriarchi e i metropoliti ortodossi: io, patriarca, io vescovo, “dipendo” da un ufficio vaticano? Cosa vuol dire?
Delle Chiese orientali si dice: troppe curie, gelose delle proprie prerogative, e pochi fedeli, sempre di meno. Si offre spettacolo di divisione proprio dove le minoranze cristiane dovrebbero unirsi. Cosa pensa di questa obiezione?
GRÉGOIRE III: Anche in Italia ci sono alcune diocesi piccolissime. E poi qui c’è un elemento della tradizione che va rispettato. Una comunità di fedeli siro-cattolici o ortodossi, per quanto piccola, non può essere assimilata ai greco-ortodossi, ai latini, ai caldei. Vai a sentire le loro liturgie, ascolta i loro inni… Già al Concilio Vaticano II c’era chi tirava fuori questa idea: uniamo tutti i cristiani di un Paese sotto un solo rito e un solo vescovo o patriarca. In Libano il maronita, in Siria il melkita, in Egitto il copto… Ma solo chi le guarda da lontano, con occhio da contabile più che da pastore, può pensare di omologare tradizioni così varie e così ricche.
E a chi stigmatizza la vostra animosità nei confronti di Roma, cosa risponde?
GRÉGOIRE III: Siamo a Damasco. Qui, da quando nel 1724 abbiamo ritrovato la comunione con il vescovo di Roma, siamo stati fuori legge per 120 anni. I sacerdoti andavano con l’abito per le liturgie nascosto nei cesti, entravano nelle case e celebravano messa sottovoce. Abbiamo sofferto molto, per affermare la nostra comunione con la sede di Roma. È un segno di quanto ci teniamo.