giovedì 15 maggio 2008

Capitolo Generale della Congregazione

Sabato 10 e Domenica 11 maggio 2008
Solennità della Pentecoste
Chiesa Abbaziale dei SS. Salvatore
e S. Gallo di Tolla
I Rabbini di Morfasso (PC)

Durante il Capitolo Generale della nostra Congregazione, è stato siglato un “patto di reciprocità”
con la Congregazione Templari di San Bernardo di Clairvaux

Priorato di Florentia:

Noi


fra Gianni Battini,
Praeceptor della Congregazione
Templari di San Bernardo
Precettoria Lombardo Piacentina – Santa Maria del Tempio

Sr. Raffaella Risuleo
Prior et Magister Congregazione Templari di San Bernardo di Clairvaux
Priorato di Florentia

Ascoltati i Nobili Cavalieri, sentito il parere dei Nostri Consiglieri


Abbiamo Decretato:


di stabilire rapporti di reciprocità e di collaborazione tra le Nostre Congregazioni i cui cavalieri e dame, oltre al “Giuramento d’Onore” saranno vincolati, ancora di più dall’impegno cristiano di fraterno amore in Cristo Gesù Nostro Signore.
A solenne testimonianza Noi qui oggi firmiamo e apponiamo i Nostri sigilli.

Dio non ha forse scelto i poveri?
Voi invece avete disprezzato il povero!

Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Gc 2,1-9)

Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria.

Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: "Tu siediti qui comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti in piedi lì", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi?

Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso aquelli che lo amano?

Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono essi che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi?

Certo se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: "Amerai il prossimo tuo come te stesso", fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori.

mercoledì 14 maggio 2008


MARCIA PER LA PACE

Medjugorje 17 maggio 2008

La seconda “Maratona per la Pace” si terrà il 17 maggio 2008.
È organizzata dall'associazione cristiana Kup-Karmel.
La Maratona inizia alle 9 e va da Grude, attraversando Ljubuški,
fino a Medjugorje (42 km).
I comuni cittadini sono liberi di partecipare alla corsa distesa da Ljubuški a Medjugorje, che comincia nello stesso momento in cui partono.
Difendiamo la vita con il Santo Padre

Benedetto XVI al Movimento per la vita:

«La difesa della vita umana è diventata oggi più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo»

«Il rispetto della vita, è la prima giustizia»

Il Papa: la legge sull’aborto non ha risolto i problemi,
ma aperto ulteriori ferite nelle società

Pubblichiamo il testo inte­grale del discorso pronun­ciato ieri
da Benedetto XVI ai rappresentanti del Movi­mento per la vita

Cari fratelli e sorelle, con vivo piacere vi accolgo quest’oggi, e a ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. In primo luogo, saluto monsignor Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina, e i sacerdoti presenti. Un saluto speciale indirizzo all’onorevole Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, e sentitamente lo ringrazio per le gentili parole che mi ha indirizzato a nome vostro. Saluto i membri del Direttivo nazionale e della Giunta esecutiva del Movimento per la vita, i presidenti dei Centri di aiuto alla vita e i responsabili dei vari servizi, del Progetto Gemma, di Telefono verde, Sos Vita e Telefono rosso. Saluto, inoltre, i rappresentanti dell’Associazione Papa Giovanni XXIII e di alcuni Movimenti per la vita europei. Attraverso di voi, qui presenti, il mio pensiero affettuoso si estende a coloro che, pur non potendo intervenire di persona, sono spiritualmente a noi uniti. Penso specialmente ai tanti volontari che, con abnegazione e generosità, condividono con voi il nobile ideale della promozione e della difesa della vita umana fin dal suo concepimento. La vostra visita cade a trent’anni da quando in Italia venne legalizzato l’aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa. Certamente molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze. Tanto impegno, in verità, in questi anni è stato profuso, e da parte non solo della Chiesa, per venire incontro ai bisogni e alle difficoltà delle famiglie. Non possiamo però nasconderci che diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro. È necessario per questo unire gli sforzi perché le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno. Per i cristiani resta sempre aperto, in questo ambito fondamentale della società, un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica: proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Per questo, cari fratelli e sorelle, domando al Signore di benedire l’azione che, come Centro di Aiuto alla Vita e come Movimento per la Vita, voi svolgete per evitare l’aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell’educazione, della cultura e del dibattito politico. È necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare. Per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile, perché il seguace di Cristo è chiamato ad essere sempre più 'profeta' di una verità che mai potrà essere eliminata: Dio solo è Signore della vita. Ogni uomo è da Lui conosciuto e amato, voluto e guidato. Qui soltanto sta l’unità più profonda e grande dell’umanità, nel fatto che ogni essere umano realizza l’unico progetto di Dio, ognuno ha origine dalla medesima idea creatrice di Dio. Si comprende pertanto perché la Bibbia afferma: chi profana l’uomo, profana la proprietà di Dio (cfr Gn 9,5). Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo il cui merito è stato quello di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali, di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Come ho recentemente ricordato, nella mia visita all’Onu, ai membri delle Nazioni Unite, «i diritti umani debbono essere rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori. La promozione dei diritti umani rimane quindi la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza». Per questo è oltremodo lodevole anche il vostro impegno nell’ambito politico come aiuto e stimolo alle istituzioni, perché venga dato il giusto riconoscimento alla parola «dignità umana». La vostra iniziativa presso la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, nella quale affermate i valori fondamentali del diritto alla vita fin dal concepimento, della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, del diritto di ogni essere umano concepito a nascere e ad essere educato in una famiglia di genitori, conferma ulteriormente la solidità del vostro impegno e la piena comunione con il Magistero della Chiesa, che da sempre proclama e difende tali valori come 'non negoziabili'. Cari fratelli e sorelle, incontrandovi il 22 maggio del 1998, Giovanni Paolo II vi esortava a perseverare nel vostro impegno di amore e difesa della vita umana, e ricordava che, grazie a voi, tanti bambini potevano sperimentare la gioia del dono inestimabile della vita. Dieci anni dopo, sono io a ringraziarvi per il servizio che avete reso alla Chiesa e alla società. Quante vite umane avete salvato dalla morte! Proseguite su questo cammino e non abbiate paura, perché il sorriso della vita trionfi sulle labbra di tutti i bambini e delle loro mamme. Affido ognuno di voi, e le tante persone che incontrate nei Centri di aiuto alla vita, alla materna protezione della Vergine Maria, regina della famiglia, e mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, di cuore benedico voi e quanti fanno parte dei Movimenti per la Vita in Italia, in Europa e nel mondo.

Benedetto XVI «La Chiesa non si stanca di ribadire il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo e promuove iniziative a sostegno delle donne e delle famiglie» «Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno».

Da Avvenire del 13 maggio 2008


martedì 13 maggio 2008

Con il Santo Padre, per difendere la vita

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAGGIO

Il Papa: la Legge 194,
ferita per la società

"Occorre aiutare con ogni strumento legislativo
la famiglia per facilitare la sua formazione e
opera educativa, nel non facile contesto sociale..."


L'anatema di Benedetto XVI contro l'aborto.
"L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze". Lo ha detto il Papa agli esponenti del Movimento per la vita ricevuti a 30 anni dalla approvazione in Italia della legge 194 sulla interruzione di gravidanza. "Guardando ai passati tre decenni" successivi alla approvazione in Italia della legge 194 sull’aborto "e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo" ha continuato il Pontefice.

Aiutare la famiglia "Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno". Lo ha chiesto il Papa. E le Istituzioni devono "di nuovo porre vita e famiglia al centro. Certamente - ha ricordato Bendetto XVI - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna". Ma, ha osservato ancora Benedetto XVI, "diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro".

Da il Giornale.it del 13 maggio 2008
________________________________________________
L’ENCICLICA DI PAOLO VI
«Il progresso scientifico conferma la lungimiranza dell’Humanae vitae»
Matrimonio e procreazione,
quelle parole di verità

«Il gravissimo compito di trasmettere la vita umana, per la quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio Creatore è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, seppur talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che la Chiesa non poteva ignorare, trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini». Sono le parole iniziali dell’Humanae vitae, l’enciclica di Paolo VI dedicata alle sfide che venivano poste già quarant’anni fa, nel 1968, dalle politiche demografiche. Nella lettera enciclica (pubblicata il 25 luglio di quell’anno) si ribadivano concetti cardine della morale cattolica, come paternità e maternità responsabile, inscindibilità dell’unione tra gli sposi e la procreazione. Di conseguenza venivano ritenuti illeciti l’aborto, la sterilizzazione e «ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Si riteneva, invece, lecito il ricorso ai periodi infecondi rispetto all’uso degli anticoncezionali. «Infatti – si legge nel testo – i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali». In questi quarant’anni il dibattito sulla sessualità si è intrecciato alle evoluzioni del costume. È diventato “rivoluzione”, simbolo, mito, “liberazione”. È stato frainteso e strumentalizzato. Ma quel documento così contestato offre ancora lo spunto per rileggere i principi della morale cristiana in tema di sessualità coniugale e di regolazione delle nascite, con la promozione dei 'metodi naturali' che, secondo l’enciclica, sono la prova di «amore vero e integralmente onesto». Un messaggio che non ha perso la sua attualità.
Da Avvenire del 13 maggio 2008

mercoledì 7 maggio 2008


Capitolo Generale della Congregazione

Sabato 10 e domenica 11 maggio Pentecoste - 2008

per partecipare e informazioni: templaritaliani@g.mail.com


I Doni e le Virtù dello
SPIRITO SANTO

Per attuare in pienezza la vita nuova nello Spirito e rimanere fedele alla sua realtà di figlio, il cristiano viene munito di molteplici aiuti divini che gli sono comunicati dallo Spirito Santo, come i doni infusi al battesimo, le virtù teologali e cardinali, i carismi e i frutti. In questa sede consideriamo i doni e le virtù. Secondo la tradizione cristiana sono sette i doni dello Spirito Santo, conformemente al testo di Isaia 11,2-3 nella versione greca dei LXX. Tuttavia non è tanto importante determinare il numero dei doni, quanto capirne il significato. Nella Scrittura il numero sette indica la pienezza o la perfezione dello Spirito che viene riversato sul Messia, il quale raccoglie in sé e porta a compimento le virtù degli antenati. Questi medesimi doni sono comunicati al cristiano il giorno del suo battesimo e confermati con il sacramento della cresima. Essi sono il patrimonio spirituale che lo accompagna per tutta la vita e ogni battezzato ne può liberamente usufruire. Tommaso d’Aquino definisce l’essenza e la funzione dei doni dello Spirito Santo in questi termini: «I doni sono perfezioni dell’uomo, con i quali l’uomo è disposto ad assecondare benevolmente l’istinto divino». I doni perciò sono delle disposizioni interiori che lo Spirito Santo infonde nell’animo per predisporlo a seguire prontamente e docilmente le sue ispirazioni. Infatti l’uomo, pur avendo la grazia santificante, non possiede in modo perfetto la natura divina e quindi necessita di altri aiuti spirituali che lo rendano abile e pronto a compiere quegli atti che sono conformi alla volontà divina e alla sua verità. Con i doni dello Spirito Santo il cristiano acquista una certa connaturalità con la sfera divina ovvero un istinto divino, con il quale vive e agisce secondo Dio e non più secondo le sole capacità umane. In ciò sta la differenza tra i doni e le virtù teologali e cardinali, in quanto queste dispongono l’uomo a muovere se stesso verso il fine soprannaturale secondo il modo umano di conoscere ed amare; mentre i doni dello Spirito sono dati affinché l’uomo sia pronto ad agire in conformità al modo di vedere e di pensare di Dio, cioè sia totalmente mosso dallo Spirito di Dio. Secondo tale prospettiva alcuni doni sono dati per perfezionare l’intelligenza umana (intelletto, scienza, sapienza e consiglio); altri per muovere la volontà umana (pietà, fortezza, timore di Dio). Ad essi corrispondono armonicamente le sette virtù cristiane: tre teologali (fede, speranza e carità) e quattro cardinali (giustizia, fortezza, prudenza, temperanza).

DONI INTELLETTIVI

I doni intellettivi sono rapportati alle verità proposte dalla fede, in modo che siano capite e vissute con profonda chiarezza interiore, sia le verità che riguardano il mistero di Dio sia quelle che si riferiscono alla cose create e agli uomini. Il dono dell’intelletto ha il compito di penetrare intimamente (“intus legere” = leggere dentro), cioè di leggere dentro le verità accolte mediante la fede e capirle nella loro profondità e nel loro autentico valore. La virtù della fede è una semplice adesione alla verità rivelata, mentre il dono dell’intelletto dà una percezione viva e una retta comprensione di essa sia nell’aspetto teorico che pratico. Pertanto con il dono dell’intelletto non sono date all’uomo nuove verità o nuove concezioni, ma semplicemente è data l’intelligenza o percezione delle verità di fede, con la giusta valutazione del loro significato vitale e con l’esatta distinzione della verità dagli errori. Il dono dell’intelletto perciò perfeziona e approfondisce la virtù della fede.
L'intelletto è una luce soprannaturale, che illumina l'occhio dell'anima fortificandola e donandole una più estesa vista sulle cose divine.

L'intelligenza ci fa apparire le cose spirituali come nuda Verità. (S. Tommaso)

Si rivela la bellezza piena d'incanto dei misteri di Dio ed appaiono armonie nuove che portano ad una dolcezza infinita. Tutto sembra nuovo all'anima, la Verità è colta in maniera più completa.

La condizione indispensabile per il dono dell'intelletto è la purezza di cuore: un cuore puro è un cuore sincero, limpido, leale, trasparente, libero da ogni male. "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli." (Mt.5,8)

Bisogna essere piccoli, lasciarsi purificare, spogliarsi di tutto, anche delle certezze più assolute. Il dono dell'intelletto dona all'anima una conoscenza profonda della propria vita, le fa capire i disegni di Dio facendola raggiungere lo scopo della sua esistenza.

Il dono della scienza riguarda il giudizio nei confronti delle verità di fede, per mezzo del quale l’uomo riesce a distinguere ciò che si deve credere ovvero che è conforme alla volontà di Dio e alla sua verità da ciò che si oppone ad essa od ostacola e ottenebra la sua attuazione. Il suo oggetto proprio non è il mistero di Dio in se stesso, come per il dono dell’intelletto, ma tutte le realtà create che sono collegate con Dio e da lui dipendono. In tal modo il dono della scienza fa capire all’uomo che le creature non sono il bene ultimo e assoluto, sono invece rapportate al bene sommo e ad esso sottomesse. Pertanto il cristiano, con il dono della scienza, può ordinare se stesso e l’uso delle cose create al bene divino e non scambiare i beni creati con l’unico vero bene che è Dio. A questo scopo mette a disposizione la virtù della temperanza, con il cui esercizio sa disporre giustamente di tutto quello che possiede, senza eccedere nell’abuso o nel disprezzo né delle cose né di se stesso. La temperanza prepara e accompagna l’attuazione del dono della scienza, il quale, a sua volta, ne diventa il rafforzamento e il perfezionamento.
"Grazie al dono della scienza ci è dato conoscere il vero valore delle creature nel loro rapporto col Creatore.

Grazie ad essa - scrive S. Tommaso - l'uomo non stima le creature più di quello che valgono e non pone in esse, ma in Dio, il fine della propria vita."(Giovanni Paolo II).

Il dono della scienza insegna a fare ringraziamento e offerta di ogni cosa creata perché ci è stata data per aiutarci nel cammino verso Dio. La scienza suggerisce un ordinato e illuminato distacco dalle creature per entrare in armonia e in profonda comunione con esse e assaporarne tutta la bellezza come riflesso della bellezza di Dio.Nel Siracide leggiamo: "...pose lo sguardo nel cuore degli uomini per mostrare loro la grandezza delle sue opere", "I loro occhi contemplarono la grandezza della sua gloria e i loro orecchi sentirono la magnificenza della sua voce".

Il dono della scienza è sorgente di lode, di canto ed è fonte di libertà interiore che porta alla contemplazione di Dio.

Il dono della sapienza consente all’uomo la contemplazione delle verità rivelate con amore, cioè con l’adesione del cuore. Nel rapporto con Dio non basta conoscere intellettivamente il suo mistero, ma occorre aderirvi con tutto il proprio essere, con tutto l’amore. Infatti, mediante l’amore l’uomo si unisce a Dio formando un solo Spirito con Lui ed effondendosi in una profonda comunione affettiva. Sotto questo aspetto il dono della sapienza completa il dono dell’intelletto e pone in esso uno slancio sempre più intenso di desiderare la conoscenza diretta di Dio e la piena unione con lui, che si avrà alla fine della vita nella visione beatifica. Questo desiderio è sorretto dalla virtù della speranza, che consiste precisamente nel coltivare nel cuore umano l’anelito alla vita eterna come all’unico proprio bene, che diventa luce e nutrimento salutare lungo il cammino cristiano. Il dono del consiglio abilita l’uomo a compiere le proprie azioni in ordine al fine ultimo voluto da Dio. Ciò comporta che il cristiano, con il dono del consiglio, accoglie dentro di sé la ragione stessa di Dio, le sue motivazioni, i suoi pensieri, le sue prospettive, le quali dirigono l’intelletto umano a comprendere le cose e gli avvenimenti nel senso giusto, quello voluto da Dio, soprattutto in alcuni casi particolari in cui si può avere incertezza o dubbio. Alle volte il dono del Consiglio illumina l’uomo ad attuare delle scelte che vanno al di là della semplice concezione o saggezza umana o anche al di là della stessa legge, ponendolo in uno stato di interiore illuminazione e libertà. Tale dono si accompagna ed è sorretto dalla virtù della prudenza, che rende l’uomo capace di vagliare il momento in cui deve agire con decisione senza lasciarsi condizionare da situazioni o da atteggiamenti puramente terreni, ma con la forza di seguire il disegno divino qualunque siano gli effetti, con la consapevolezza che la sapienza di Dio oltrepassa i progetti umani e conduce sempre al bene per se stesso e per gli altri.
"Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto." (Rm. 12,2)

Il dono del consiglio ci fa attuare il proposito di vivere secondo il Vangelo nelle situazioni concrete: ci ispira scelte conforme alla volontà di Dio, ci aiuta a risolvere i problemi della condotta personale.

E' una specie d'intuizione soprannaturale che aiuta a giudicare prontamente e sicuramente ciò che conviene fare e decidere, senza esitazioni e dubbi, anche nei casi difficili.Lo Spirito ci mette in piena sintonia con Dio e ci fa realizzare il proposito di vivere secondo la sua volontà, e viene in aiuto della nostra debolezza perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare.

Occorre essere docili, sottomessi alla mozione dello Spirito, cioè non ostacolarne l'azione: il dono del consiglio richiede alcune disposizioni fondamentali tra cui un profondo sentimento della nostra impotenza ed incapacità, che solo può attirare lo Spirito di Dio ad agire in noi. E' necessaria anche la semplicità e la retta intenzione che ci libera da riguardi e considerazioni umane e ci indirizza con purezza di cuore a Dio.

DONI VOLITIVI

I doni volitivi perfezionano la volontà umana in modo che si ponga in perfetta sintonia e disponibilità alla volontà divina e al suo amore. Il dono della pietà ha la funzione di offrire a Dio un culto autentico e appropriato alla sua realtà di Padre e Signore. Tale culto è dato dall’amore filiale verso di lui e dal riconoscimento della sua sovranità. Il cristiano, mosso dallo Spirito, onora e prega Dio in quanto lo considera Padre e Signore ed ha verso di lui un affetto filiale e una sottomissione obbediente. Tale dono completa la virtù della giustizia intesa nel senso religioso di dare a Dio ciò che a lui compete quale Creatore di tutte le cose e di rivolgersi a lui quale unico vero Dio, il quale vuole la salvezza di tutti i suoi figli. Con il dono della pietà e la virtù della giustizia l’uomo si allontana dall’idolatria o dai culti esoterici e pagani, per orientare tutta la sua vita al culto di adorazione dovuto al Signore rivelatosi in Cristo suo Figlio.
La pietà, come dono dello Spirito Santo, ci rende capaci di rispondere all'amore misericordioso di Dio con un attaccamento filiale fatto di vigilanza e tenerezza, che si traduce in un'obbedienza pronta e gioiosa verso Dio e un'attenta misericordia verso il prossimo. (A. Doneda)

La consapevolezza dell'amore di Dio permette all'anima di volgere lo sguardo a Lui. Ci sentiamo figli protetti, custoditi in mani sicure, perché sappiamo che il suo perdono è amore, non giustizia.

Consapevole della propria povertà, la creatura si abbandona al suo Creatore per riceverne consolazione.

Dio ama e attende da ciascuno una risposta al suo amore.

Negli avvenimenti di ogni giorno e nelle prove più difficili, questo dono ci fa essere pronti ad ogni sacrificio, per amore di un Padre così tenero che in tutti gli eventi opera solo per il bene dei suoi figli. E' il dono della pietà che trasforma il nostro cuore e vi infonde gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.

Il dono della fortezza comporta la fermezza d’animo richiesta sia nel fare il bene sia nel sopportare il male, in particolare quei beni e quei mali che si presentano molto ardui e impegnativi. Con questo dono il cristiano viene rafforzato in modo tale che non deve lasciare di fare il bene a causa delle difficoltà, né deve essere sopraffatto dal male a motivo delle grandi sofferenze da affrontare. Lo Spirito Santo viene in soccorso dell’uomo aiutandolo a superare tutte le contrarietà e restare fedele alla volontà di Dio, fino al punto estremo di vivere le prove più difficili come fossero le più amabili e persino dilettevoli. È naturale vedere come il dono della fortezza si unisca alla virtù della fortezza per formare un unico robusto baluardo contro qualsiasi ostacolo che si voglia opporre sul cammino che conduce alla vita eterna e alla totale comunione con Dio.

La fortezza è l'espressione della fede matura, provata da tutto quello che il maligno può scatenare dentro di noi e intorno a noi per vincere la debolezza umana.A sostegno della fortezza Dio ci offre se stesso e la sua parola."

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui." (Gv. 14,23)

L'impegno perseverante delle virtù morali, porta come frutto il gaudio spirituale.

La fortezza è dono della bontà di Dio e frutto della redenzione: Maria, la Madre di Dio, è donna forte nei disagi, nei pericoli, nel silenzioso servizio quotidiano nella famiglia, più ancora ai piedi della croce, ed è oggi modello di fortezza per tutti.

Gesù, l'Emmanuele, "Dio con noi" può trasformare la debolezza dell'uomo in fortezza, la croce nella gloria della resurrezione. Per quanto riguarda il dono del timore di Dio, occorre precisare che non si tratta della paura servile di chi non accetta la signoria divina e si chiude in se stesso, e ciò è sempre un dato negativo, piuttosto esso indica l’atteggiamento di colui che vuole aderire a Dio per timore del peccato quale offesa di Dio Padre e separazione dal suo amore salvifico. In tal senso il dono del timore è mosso e animato dalla virtù della carità , che spinge l’uomo ad allontanarsi dal male per non offendere il Signore e ad obbedire a Dio unicamente per amore, trovando in ciò la piena soddisfazione e il compimento della propria felicità. Il timore di Dio va capito in unione con la carità, che ne è come l’anima e il dinamismo interiore che gli offre gioia e freschezza.

I sette doni e le sette virtù costituiscono un tesoro spirituale immenso, che ogni cristiano porta dentro di sé, ma che purtroppo non viene sempre sufficientemente valorizzato e compreso. Da qui l’urgenza e l’importanza di riscoprirne e riviverne il significato e il valore, affinché esso rifiorisca nell’animo e sia utilizzato per la propria santificazione."

Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore"(Sal. 34,12)

Mentre l'amore ci fa accelerate il passo, il timore ci induce a guardare dove posiamo il passo per non cadere.

Il timore servile induce a fuggire il peccato per evitare le pene eterne dell'inferno: è un timore buono, che per molti uomini lontani da Dio rappresenta il primo passo verso la conversione e l'inizio dell'amore, è una grande difesa contro le tentazioni e le attrattive del male.

Il cristiano è mosso dall'amore divino ed è chiamato ad amare: quando l'amore elimina ogni timore, questo si trasforma tutto in amore.

Il cristiano dunque deve coltivare il santo timore di Dio, per avere una percezione forte del senso del peccato, per non avere paura " di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima" ma avere santo timore di "Colui che può far perire e l'anima e il corpo...".

Il dono del timore è per eccellenza il dono della lotta contro il peccato.

lunedì 5 maggio 2008


MAGGIO MARIANO

Cari fratelli, stiamo alla scuola di Maria
per apprendere da essa come dimorare
quotidianamente dentro il Mistero

"Allora Maria disse:
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio,
mio salvatore"

Omelia del Card. Carlo Caffarra
nella Solennità della B.V.di S. Luca
Cattedrale di San Pietro, 1 maggio 2008


1. "Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore". Cari fratelli, dobbiamo essere grati all’evangelista Luca di aver messo sulle labbra di Maria il cantico del Magnificat. In questo modo il divino autore delle Scritture ci fa il privilegio di entrare nel segreto di Maria, di conoscere il suo mondo intimo.

Siamo spinti a questa conoscenza non da empia curiosità, ma dal desiderio di ricevere da Maria un’intelligenza più profonda del Mistero ed il modo giusto di dimorarvi. "Infatti" scrive il venerabile Beda "nella Chiesa è invalsa la buona e salutare abitudine di cantare l’inno … poiché grazie a questa pratica il continuo ricordo dell’Incarnazione del Signore accenda ad ardente devozione l’anima dei fedeli" [Omelie sul Vangelo – Nell’Avvento 1,4, CN ed., Roma 1990, 65].

È necessario in primo luogo considerare attentamente il contesto in cui Maria elevò il suo cantico. Questo accade nell’incontro fra Elisabetta e Maria, al quale partecipa in modo mirabile anche il bambino non ancora nato e concepito nel grembo di Elisabetta. È il primo evento messianico, questo incontro, poiché Elisabetta e Giovanni sono i primi a sapere che Dio ha visitato il suo popolo, ed ha compiuto le promesse. Maria di Nazareth entra nella casa di Elisabetta e Zaccaria come madre del Figlio di Dio: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?".

Ma le parole più importanti, dal nostro punto di vista, dette da Elisabetta a Maria sono le seguenti: "E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore". Queste parole ci rivelano come Maria è entrata dentro al Mistero.

Il Concilio Vaticano II insegna: "A Dio che rivela è dovuta l’obbedienza della fede (Rom 16,26; cfr. Rom 1,5; 2Cor 10,5-6), per la quale l’uomo si abbandona a Dio tutto intero [se totum committit] liberamente" [Cost. dogm. Dei Verbum 5; EV 1/877]. Maria nel momento dell’annuncio dell’angelo si è abbandonata tutta intera a Dio che le rivelava il suo disegno di amore. La rivelazione riguardava il suo Figlio, ma – come insegna ancora il Concilio – "volle il Padre delle misericordie che l’accettazione della predestinata madre precedesse l’incarnazione"" [Cost. dogm. Lumen gentium 56; EV 1/430]. L’accettazione, il consenso mariano all’opera del Padre fu dato mediante la fede, così che – come amavano dire i Padri della Chiesa – Maria prima di concepire l’Unigenito nel suo corpo, l’aveva concepito nella mente.

Maria dunque nel momento in cui visita la cugina è già "coinvolta" dentro al Mistero; vi è già entrata e ne comincia a vedere, nella casa di Zaccaria, i gioiosi primordi. Come vi resta? come, con quali pensieri ed attitudini ella vi dimora? il cantico del Magnificat ce lo rivela. Esso in un certo senso ci dona la "teologia di Maria". Al riguardo mi limito solamente ad alcuni suggerimenti per la vostra meditazione e preghiera.

L’opera della salvezza è contemplata e magnificata come l’atto della misericordia: l’incontro del mistero della Gloria coll’abisso della miseria. Di questo evento Maria sente di farne esperienza.
L’atto di fede che l’ha introdotta nel Mistero, ora le dona un’intelligenza straordinaria del medesimo. La misericordia si estende di generazione in generazione, poiché l’amore del Padre per l’uomo accompagna questi lungo tutta la sua storia. Ed è un amore più potente di ogni male, di ogni deturpazione della dignità, in cui l’uomo, l’umanità, il mondo è coinvolto. È la potenza di una grazia che sovrabbonda là dove abbonda il male, il modo specifico in cui si rivela il Mistero e prende posizione nei confronti del mondo.

2. Cari fratelli, stiamo alla scuola di Maria per apprendere da essa come dimorare quotidianamente dentro il Mistero.

L’imposizione sacramentale delle mani ci ha introdotti nel dramma della redenzione dell’uomo, come segni efficaci della misericordia che "si estende di generazione in generazione". Come dobbiamo rimanervi? Come vi rimase Maria.

Ella vi rimase perché si è abbandonata tutta intera al Padre mediante l’obbedienza della fede. Tutto nella Chiesa, e dunque anche nel nostro ministero apostolico, è radicato nell’obbedienza mariana di fede. Cari fratelli, fuori di una "visione di una fede", la nostra vita sacerdotale perde ogni senso, anche se producesse frutti che il mondo legittima ed approva. Se l’occhio della fede si appanna, la coscienza che ciascuno ha di se stesso come sacerdote si oscura e si smarrisce.

Radicati e fondati nell’obbedienza della fede, ci collocheremo col nostro ministero nel posto giusto, come già vi dissi nell’omelia della Messa crismale. Nel punto cioè in cui la misericordia si incontra colla miseria; nel punto in cui "gli umili sono innalzati, gli affamati sono ricolmati di beni". Maria ha visto nella fede questo evento di grazia che, accaduto nel suo grembo, si riversava su ogni generazione, ed ha magnificato il Signore. Ciascuno di noi vede che in se stesso prima di tutto la misericordia ha sollevato la miseria e si stupisce quotidianamente di essere lo "strumento" di quella misericordia: "Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, ad esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna" [1Tim 1,16].

L’uomo ha bisogno di sentire nel nostro sacerdozio la vicinanza misericordiosa di Dio alla sua miseria. Solo in questo modo, possiamo parlare in maniera sensata di "salvezza" all’uomo di oggi, cui diventa sempre più difficile comprendere tale annuncio. Ma esso è il "centro" del Vangelo.È in questo "centro" che Maria ci educa a rimanere col suo Magnificat. Amen.

tratto dal sito: www.caffarra.it/omelia010508.php

venerdì 2 maggio 2008

Sabato 3 e domenica 4 maggio 2008
L`Azione Cattolica festeggia
i suoi 140 anni!


L’Azione Cattolica Italiana festeggia i suoi 140 anni!Questo anniversario è celebrato sia a livello nazionale che a livello diocesano e parrocchiale, attraverso numerose iniziative realizzate in ogni angolo d’Italia.Il percorso, iniziato nel settembre 2007, culminerà con la XIII Assemblea Nazionale in programma a Roma nei giorni 1- 4 maggio 2008.
L’Associazione - in occasione del 140° anniversario della sua fondazione - concluderà le celebrazioni della ricorrenza e la XIII Assemblea Nazionale con l’evento straordinario di un grande incontro a Roma, in piazza S. Pietro, con il Santo Padre, in data 4 maggio 2008. Tale data è suggerita dalla coincidenza del riconoscimento ufficiale dell’Associazione (2 maggio 1868) e favorisce una larghissima partecipazione della base.

Sabato 3 maggio

Ore 20,00 Ritrovo presso la Basilica di S. Croce in GerusalemmeOre 20,30 Fiaccolata da S. Croce in Gerusalemme a Piazza S. Giovanni in LateranoOre 21,00 Veglia di preghiera all’esterno della Basilica di S. GiovanniOre 23,00ca. Conclusione

Domenica 4 maggio, Piazza san Pietro:

Ore 6,00 Ingresso in PiazzaOre 7,00 Benvenuti! Accoglienza e animazioneOre 8,45 Momento di preghieraOre 9,00 AnimazioneOre 10,00 Preparazione alla Celebrazione eucaristicaOre 10,30 Celebrazione eucaristica presieduta da S. Em. Card. Angelo BagnascoOre 12,00 Arrivo del Santo Padre in Piazza: Regina Coeli, saluto all’Ac, giro della Piazza.

Fonte: www.azionecattolica.it
Catechesi dialogata su argomenti di attualità
IL DIAVOLO: COME LO SI VINCE?


Chi è il diavolo? La Chiesa insegna che all’inizio i diavoli erano angeli buoni, creati da Dio, ma che poi da se stessi, per loro libera e irrevocabile scelta, si sono trasformati in malvagi, ribellandosi, rifiutando Dio. Il Vangelo di Giovanni chiama il diavolo Satana “il principe di questo mondo” (Gv 12,31). «Il diavolo è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8), e si oppone personalmente a Dio e al suo disegno di salvezza.
________________________________________

Quale potere ha il diavolo su di noi? Nella prima Epistola dello stesso Giovanni si legge: “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (Gv 5,19). San Paolo parla della nostra battaglia contro le potenze spirituali (cfr. Ef 6,10-17). E’ anche a causa sua che il peccato e le sue conseguenze (malattie, sofferenze, cataclismi e soprattutto la morte) sono entrati nel mondo. Il diavolo opera generalmente attraverso la tentazione e l’inganno; è mentitore, «padre della menzogna» (Gv 8,44). Può ingannare, indurre all’errore, illudere. Come Gesù è la Verità (cfr. Gv 8, 44), così il diavolo è il bugiardo per eccellenza. Lo scrittore francese Charles Baudelaire diceva che l’astuzia più perfetta di Satana consiste nel persuaderci che non esiste. Il diavolo possiede un immenso potere di seduzione:
• ha sedotto Adamo ed Eva: di tutte le opere compiute dal diavolo “la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l’uomo a disobbedire a Dio” (CCC, 394);
• ha cercato di sedurre anche Cristo direttamente (cfr. Lc 4,1-13) o servendosi di Pietro (cfr. Mt 16,23);
• cerca di sedurre i discepoli di Cristo. La strategia che segue per ottenere questo risultato è di convincere l’uomo che una vita vissuta nella disobbedienza alla divina volontà è migliore di quella vissuta nell’obbedienza. Inganna gli uomini persuadendoli che non hanno bisogno di Dio e che sono autosufficienti, senza bisogno della Grazia e della Salvezza. Addirittura inganna gli uomini diminuendo, anzi facendo scomparire il senso del peccato. “La potenza di Satana però non è§ infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del Regno di Dio” (CCC, 395). La sua azione, oltre che essere limitata, “è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28)” (CCC, 395).
________________________________________

Perché Dio “permette” a Satana di “tormentare” l’uomo? La vita terrena è un tempo di prova, durante il quale Dio consente al demonio di tentare e ‘saggiare’ l’uomo, mai però al di sopra delle sue forze. Sappiamo tuttavia per Fede che da questo male Dio sa trarre un bene più grande perché, con la sua grazia, il cuore esce purificato dalla prova e la Fede diviene più salda.
________________________________________

In quale modo Gesù si comporta con i demoni? Egli anzitutto parla frequentemente del diavolo(cfr. ad es. Mt 4,10; Mc 4,15; Lc 10,18; Gv 8,44). Egli inoltre agisce contro il demonio:
• si veda la tentazione di Gesù nel deserto, a cui Egli reagisce con forza (cfr. Lc 4,1-13). “La tentazione nel deserto mostra Gesù Messia umile, che trionfa su Satana in forza della sua piena adesione al disegno di salvezza voluto dal Padre” (CCC, 566);
• nel Vangelo di San Luca, leggiamo che Gesù comanda ai demoni, che lo riconoscono come il Figlio di Dio (cfr. Lc 4,41; 8,28…);
• fra i miracoli che Gesù compie, ci sono liberazioni da possessioni diaboliche (cfr. Mc 1,25-26; 5,2-20): realizzando tali guarigioni, egli “ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17);
• più volte gli Evangelisti ci narrano che Gesù pratica vari esorcismi, con i quali libera alcune persone dal tormento dei demoni, anticipando così la grande vittoria che egli attuerà sul principe di questo mondo (cfr. Mc 1,25-26), con la Sua Morte e Risurrezione;
• Gesù predica la venuta del regno di Dio, la quale costituisce la sconfitta del regno di Satana: “Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio” (Mt 12,28); • affida il potere di scacciare i demoni anche ai suoi Apostoli (cfr. Mc 3,15; 6,7.13; 16,17);
• vince tutto il mondo del male con la Sua Morte e Risurrezione. Gesù Cristo ha vinto Satana e ha definitivamente spezzato il dominio dello spirito maligno (cfr. Col 2, 15; Ef 1, 21; Ap 12, 7-12), egli è «il più forte» che ha vinto «il forte» (cfr. Lc 11, 22). “Abbiate fiducia - dice il Signore - Io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33);
• allorquando, dopo la sua morte, discende negli inferi, Gesù riduce «all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo» (Eb 2,14).
________________________________________

Come si vince il diavolo? In vari modi, complementari: Innanzitutto con una genuina vita di Fede, caratterizzata da fiducioso abbandono all’amore paterno e provvidente di Dio (cfr. Lc 12, 22-31), e dall’obbedienza alla sua volontà (cfr. Mt 6, 10), in imitazione di Cristo Signore. Questo è lo scudo più sicuro. La più bella vittoria sull’influenza di Satana è la continua conversione della nostra vita, che ha una sua speciale e continua attuazione nel Sacramento della Riconciliazione, mediante il quale Dio ci libera dai peccati, compiuti dopo il nostro Battesimo, ci ridona la Sua amicizia, e ci corrobora con la sua grazia per resistere agli assalti del Maligno. Con una permanente vigilanza; «Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8). Accogliendo e testimoniando, sempre più, con la parola e con le opere, il Vangelo. Per questo occorre un annuncio integrale e coraggioso del Vangelo: non si deve avere paura di parlare anche del demonio, e soprattutto della vittoria che Cristo ha già riportato su di esso e continua a riportare nella persona dei suoi fedeli. Lottando contro le sue seduzioni e tentazioni. “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio” (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Gaudium et spes, 37, 2). - Fuggendo, evitando il peccato, che “è un’offesa a Dio: «Contro di te, contro§ te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato pertanto è amore di sé fino al disprezzo di Dio” (CCC, 1850). - Utilizzando il discernimento. “Lo Spirito Santo ci§ porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell’uomo interiore in vista di una «virtù provata», e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo anche distinguere tra «essere tentati» e «consentire» alla tentazione. Infine, il discernimento smaschera la menzogna della tentazione: apparentemente il suo oggetto è «buono, gradito agli occhi e desiderabile» (Gn 3,6), mentre, in realtà, il suo frutto è la morte” (CCC, 2847). - Pregando. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). Lo stesso Signore, nella preghiera del Padre nostro, ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: ‘Liberaci dal male”. “Chiedendo di essere liberati dal male, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli (il diavolo) è l’artefice o l’istigatore. In quest’ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l’umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell’umiltà della Fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha «potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Ap 1,18), «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8)” (CCC, 2854). Ricorrendo talvolta anche all’esorcismo.
________________________________________

Che cos’è un esorcismo? L’esorcismo è un’antica e particolare forma di preghiera, che la Chiesa adopera contro il potere del diavolo. Si ha un esorcismo “quando la Chiesa domanda con la sua autorità, in nome di Gesù, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influsso del Maligno e sottratto al suo dominio” (CCC 1673). - È “una preghiera del genere dei sacramentali” (RITO DEGLI ESORCISMI, Praenotanda, 11). I sacramentali “sono segni sacri istituiti dalla Chiesa, per mezzo dei quali vengono santificate alcune circostanze della vita. Essi comportano una preghiera accompagnata dal segno della Croce e da altri segni” (Compendio del CCC, 351). Fra i Sacramentali, occupano un posto rilevante le benedizioni (di persone, mensa, oggetti, luoghi), le consacrazioni di persone, le dedicazioni di cose al culto di Dio, la benedizione di olii santi, gli esorcismi.
________________________________________

In quali forme si pratica l’esorcismo? In una duplice forma: semplice e solenne.
1. La forma semplice ordinaria è quella in cui l’esorcismo viene praticato durante la celebrazione del Battesimo. “Dal momento che il Battesimo significa la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo, vengono pronunziati uno (o più) esorcismo (i) sul candidato. Questi viene unto con l’olio dei catecumeni, oppure il celebrante impone su di lui la mano, ed egli rinunzia esplicitamente a Satana. Così preparato, può professare la Fede della Chiesa alla quale sarà “consegnato” per mezzo del Battesimo” (CCC, 1237).
2. “L’esorcismo solenne, chiamato grande esorcismo, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa (cfr. Diritto Canonico, can. 1172). L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia” (CCC, 1673).
________________________________________

Quali altre caratteristiche ha l’esorcismo solenne? - “L‘esorcismo deve svolgersi in un clima di Fede e di preghiera umile e fiduciosa, sì da evitare ogni impressione di efficacia automatica: la liberazione dall’influsso diabolico avviene se e quando Dio vuole. Se, come indicato al 35 delle Premesse, sono presenti anche alcuni fedeli, questi siano esortati a pregare intensamente secondo quanto previsto dal Rito. Nonostante la riservatezza con cui è normalmente celebrato, il Rito dell’esorcismo non è un fatto privato, ma un evento che riguarda tutta la comunità. L’esorcista infatti è un membro della comunità, agisce in nome di Cristo e, in nome della Chiesa, esercita un ministero specifico. Anche il fedele che chiede l’esorcismo è un membro della comunità, uno di quei membri che la comunità deve amare di un amore preferenziale: quando è in potere del Maligno, infatti, egli è il più povero dei poveri, bisognoso di aiuto, di comprensione e di consolazione” (RITO DEGLI ESORCISMI, Presentazione CEI, nn. 13; 16). - Ogni atto di esorcismo è sì preghiera per la liberazione della persona indemoniata dal maligno, ma nello stesso tempo è annuncio:
• del Regno di Dio e di Cristo, che si addossa le nostre infermità e che, quale unico liberatore e salvatore, ci libera dal Male;
• di liberazione totale (spirituale e fisica) e mediata (tramite la Chiesa) dall’influsso diabolico;
• della realtà escatologica: segno che anticipa la vittoria finale di Cristo su Satana, sulla malattia, sulla morte.
________________________________________

Come si diventa esorcisti? L’esorcista (termine legato al verbo greco exorkízein = scongiurare) è un uomo di preghiera, che agisce in nome della Chiesa con la forza dello Spirito Santo. Un ministero che è dono di Dio, conferito dal Vescovo esclusivamente a sacerdoti all’interno della diocesi e, dunque, da essi esercitato tramite la Chiesa. Pietà, scienza, integrità di vita, equilibrio, discernimento, preparazione teologica ed esperienza spirituale, capacità di ascolto sono gli indispensabili requisiti per un ministero che è anche un cammino di santità particolare perché porta al confronto diretto con il demonio. In particolare all’esorcista è richiesta la prudenza sia per accertare la presenza del maligno, sia per osservare le norme stabilite dalla Chiesa. Il ministero dell’esorcista, oltre che di liberazione, è anche un ministero di consolazione. ________________________________________

Come si riconosce una possessione diabolica?
Certamente. Infatti: “I fenomeni diabolici straordinari della possessione, dell’ossessione, della vessazione e dell’infestazione sono possibili, ma di fatto, a parere degli esperti, sono rari” (RITO DEGLI ESORCISMI, Presentazione CEI, 7). Il rituale dell’esorcismo segnala diversi criteri e indizi che permettono di arrivare, con prudente certezza, alla convinzione che ci si trovi dinanzi ad una possessione diabolica. È allora che l’esorcista autorizzato può eseguire il solenne rito dell’esorcismo. Alcuni di questi criteri sono:
• il parlare con molte parole di lingue sconosciute o capirle;
• rendere note cose distanti oppure nascoste;
• dimostrare forze al di là della propria condizione;
• avversione veemente verso Dio, la Madonna, i Santi, la Croce e le sacre Immagini.
________________________________________

Ci sono preghiere da recitarsi in casi minori di influsso del demonio? Certamente. Nel RITO DEGLI ESORCISMI si trovano anche:
• le preghiere da recitarsi pubblicamente da un sacerdote, con il permesso del Vescovo, quando si giudica prudentemente che c’è un influsso di Satana su luoghi, oggetti o persone, senza arrivare però allo stadio di una possessione vera e propria;
• una raccolta di preghiere da recitarsi privatamente da parte dei fedeli, quando essi sospettano con fondatezza di essere soggetti ad influssi diabolici (cfr. RITO DEGLI ESORCISMI, Appendice II, Preghiere ad uso privato dei fedeli).
________________________________________

Quali altri utili consigli dà la Chiesa a riguardo dell’influsso del maligno?
Eccone alcuni: “Non ricercare il sensazionale ed evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del maligno nel mondo; stare in guardia nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione, che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani; non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti; conoscere il significato autentico del linguaggio usato dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione e maturare un atteggiamento corretto riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo; ricordarsi che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla Fede in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo nostro Salvatore” (RITO DEGLI ESORCISMI, Presentazione CEI, 8).
Il Primiceriodella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma Monsignor Raffaello Martinelli.
NB: per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici: RITO DEGLI ESORCISMI, traduzione del De exorcismis et supplicationibus quibusdam, promulgato con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 22 novembre 1998 (l’ultima edizione è del 2004); CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), n. 1673; Compendio del CCC, n. 352; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione, 14 settembre 2000.

Fonte: http://www.sancarlo.pcn.net/

martedì 29 aprile 2008


Oratorio della Madonna del
Buon Consiglio
Un cesello dello spirito
per l'opera ingegnosa di un
grandissimo pittore
il Maestro Bruno Grassi

Alcune immagini della
Festa della Madonna del Buon consiglio
di sabato 26 aprile 2008




Oratorio Madonna del Buon Consiglio

_____________________________________

S. Caterina da Siena, patrona d'Italia e d'Europa

Facciamo nostra la commovente preghiera di santa Caterina, sul letto dimorte, vero testamento di fede e di riconoscente, ardentissimo amore:

"O Dio eterno, ricevi il sacrificio della vita mia in vantaggio di questoCorpo mistico della santa Chiesa. Io non ho da dare altro se non quelloche tu hai dato a me. Tolli il mio cuore, dunque, e premilo sopra lafaccia di questa sposa".
______________________________________

Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, questo è il messaggio che abbiamo udito da Gesù Cristo e cheora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo chesiamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e nonmettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli ènella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù,suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità nonè in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ciperdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che nonabbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcunoha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egliè vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

1Gv 1,5- 2,2

mercoledì 23 aprile 2008

Origine della Custodia
di Terra Santa

Siamo agli inizi del secolo XIII. Il piccolo gruppo dei seguaci di S. Francesco è diventato un grande Ordine religioso animato da grande fervore e da irrefrenabile dinamismo.
Al Capitolo generale del 1217 - i "Capitoli generali" sono i raduni periodici (come gli odierni "congressi") che ne puntualizzano lo stato e ne fissano le linee di sviluppo - i francescani decisero di portare l’annuncio evangelico e la testimonianza della loro vita in tutto il mondo.
Decisione che nasceva dallo spirito profetico ed ecumenico di S. Francesco. "Tutti gli uomini - sintetizzerà il Concilio Vaticano II - sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio". Tutti: cattolici e non cattolici, cristiani e non cristiani, credenti e non credenti (islamici, buddisti, ecc).
Nel Capitolo generale del 1217 il mondo intero venne diviso in "Province" francescane e i frati sciamarono da Assisi verso i quattro punti cardinali.
L’iniziativa ridette vitalità all’impulso missionario della Chiesa che si servì spesso dei francescani. Nei secoli XIV, XV e XVI alcuni Legati mandati dai Papi nelle nazioni dei greco-ortodossi e in quelle più lontane - geograficamente e ideologicamente - degli "infedeli", furono frati minori. Basti ricordare Giovanni del Pian dei Carpini, Odorico da Pordenone, Giovanni da Montecorvino, Giovanni dei Marignolli, che furono nel secolo XIV messaggeri del vangelo e della Chiesa fino all’interno della Russia, fino al Tibet, fino a Pechino.
Una delle ‘Province’ costituite nel Capitolo del 1217 fu la Provincia di Terra Santa, chiamata anche di Siria, di Romania, o, con termine più generico, Ultramarina. Si estendeva a tutte le regioni gravitanti sul bacino sud-orientale dle Mediterraneo, dall’Egitto fino alla Grecia e oltre.
Comprendendo la patria di Cristo, questa Provincia fu considerata la perla delle missioni francescane. S. Francesco vi soggiornò parecchi mesi, fra il 1219 e il 1220. Esemplare fu il contatto che stabilì con quello che era allora l’antagonista ‘storico’ del cristianesimo: l’Islam. Propose in tono umile il mistero di Cristo, soltanto nel quale c’è salvezza. Nello stesso tempo confortò l’insediamento dei suoi frati, che sarebbe durato ben oltre il tormentato periodo crociato.
La Provincia di Terra Santa continuò nei tempi successivi ad essere trattata dalle Autorità dell’Ordine con le attenzioni dovute alla creatura prediletta di S. Francesco. Nel Capitolo generale di Pisa, tenutosi nel 1263 sotto il generalato di S. Bonaventura, si constatò che la grande estensione ostacolava l’organizzazione di un lavoro apostolico e capillare. Per cui la Provincia di Terra Santa venne ristretta a Cipro, Siria, Libano e Palestina: cioè ai territori corrispondenti al dominio crociato.
Come in altre Province religiose, anche la Provincia di Terra Santa era suddivisa in più sottocircoscrizioni chiamate "Custodie", che comprendevano i conventi di una determinata regione. Durante il secolo XIII era formata dai conventi di Acri, Antiochia, Sidone, Tripoli, Tiro, Gerusalemme e Giaffa. L’apostolato dei frati si svolgeva in gran parte, anche se non esclusivamente, entro l’ambiente crociato.
La caduta di S. Giovanni d’Acri in mano musulmana il 18 maggio 1281 segnò pure la fine della primitiva presenza francescana in Terra Santa.
Instaurato di nuovo e definitivamente il dominio islamico in Palestina, i frati minori si rifugiarono a Cipro, sede del Superiore provinciale della Provincia d’Oriente. Da Cipro venne avviata, diretta e gradualmente potenziata la successiva presenza francescana a Gerusalemme e nelle altre zone dei santuari palestinesi. Una bolla di Papa Giovanni XXII (9 agosto 1328) concedeva al Ministro provinciale residente in Cipro facoltà di inviare ogni anno due suoi frati nei luoghi santi.
Da vari indizi storici si rileva la presenza di alcuni francescani al servizio del S. Sepolcro già entro il periodo 1322-1327.
Attorno al 1333 Fra Ruggero Garini riuscì ad ottenere dal Sultano d’Egitto il S. Cenacolo presso il quale fondò, grazie alla generosità della regina Sancia di Napoli, un convento per i suoi confratelli. Contemporaneamente le autorità musulmane riconoscevano ufficialmente la presenza dei francescani, come officianti abituali, nella basilica del S. Sepolcro.
Il definitivo ritorno dei figli di S. Francesco in Terra Santa, in possesso legale di determinati santuari e con il diritto d’uso per altri, si deve alla munificenza di Roberto d’Angiò re di Napoli e della sua consorte, la già ricordata regina Sancia. Dopo laboriose trattative con il sultano d’Egitto condotte tramite il citato Fra Ruggero Garini, i reali acquistarono con denaro sonante il Cenacolo e il diritto di funzionamento del S. Sepolcro. E ottennero che i francescani godessero di tali diritti "in nome e per conto" della Chiesa cattolica. Papa Clemente VI con le bolle "Gratias agimus" e "Nuper carissimae" del 21 novembre 1342, approva l’operato dei Reali di Napoli ed emana disposizioni per il buon funzionamento del nuovo organismo ecclesiastico-religioso.
Le due bolle sono in pratica l’atto costitutivo della nuova Custodia di Terra Santa di cui enunciano il basilare principio giuridico-ecclesiastico. I frati possono provenire da tutte le Province dell’Ordine (internazionalità della Custodia). E una volta al servizio dei Luoghi Santi, sono sotto la giurisdizione del Padre guardiano (=superiore) del convento del Monte Sion in Gerusalemme , dipendente a sua volta dal Ministro provinciale di Terra Santa con sede a Cipro.
Nel 1347 i francescani si insediano definitivamente anche a Betlemme presso la basilica della Natività di Nostro Signore.
I primi Statuti di Terra Santa, che risalgono al 1377, prevedevano non più di venti religiosi al servizio del S. Cenacolo, del S. Sepolcro e di Betlemme. Dovevano assicurare la vita liturgica nei santuari e l’assistenza religiosa ai pellegrini europei.
In questo primo periodo ufficiale della sua storia la Custodia ebbe il sigillo del martirio. Ricordiamo i quattro canonizzati da Paolo VI il 21 giugno 1970: Nicolò Tavelic’ (croato), Stefano da Cuneo (italiano), Deodato da Rodez e Pietro da Narbona (francesi). Appartenevano al convento del Monte Sion in Gerusalemme. Furono uccisi il 14 novembre del 1391.
Nel Capitolo generale di Losanna del 1414 venne riconosciuta la necessità di aumentare il numero dei frati destinati al servizio dei Luoghi Santi.
Nel 1430 fu stabilito che il Padre guardiano del Monte Sion, vale a dire il ‘Custode di Terra Santa’, venisse eletto dal Capitolo generale: si faceva così notare l’importanza dell’ufficio e l’interesse di tutto l’Ordine alla Custodia. Tre secoli dopo l’elezione del Custode venne attribuita al Definitorio generale (cioè al Ministro generale e al suo Consiglio permanente). Nel 1517 la Custodia, pur mantenendo la sua denominazione, acquistò piena autonomia con configurazione di Provincia, caratterizzata sempre però da prerogative del tutto speciali.
In concomitanza al progressivo definirsi della sua figura giuridica, ebbe dalla S. Sede particolari facoltà e autorizzazioni in vista di una più dinamica presenza in Terra Santa, specialmente nell’assistenza spirituale dei pellegrini, e più ancora nell’attività ecumenica. La riconciliazione fra cristiani separati d’Oriente e Chiesa cattolica raggiunta al Concilio di Firenze (1431-43) doveva ben presto rivelarsi effimera. E così per circa due secoli i francescani rapresentarono pressoché l’unica possibilità ‘in loco’ di relazioni dirette e autorizzate del mondo cattolico con le Chiese separate del Vicino e Medio Oriente.
Altra attività, rimasta piuttosto in ombra, è quella, sviluppatasi soprattutto dal secolo XV in poi, dell’assistenza spirituale ai commercianti europei residenti o di passaggio nelle principali città d’Egitto, di Siria e del Libano. Da attività temporanea, specie in occasione dell’avvento e della quaresima, con la seconda metà del ‘500 essa diventò più o meno continuativa, fino ad assumere nel secolo XVII carattere stabile con residenze fisse. I francescani, entrati dapprima come cappellani di consoli di colonie commerciali europee, vi rimasero come apostoli a servizio di tutti. E irradiarono la luce del vangelo attorno alle loro residenze, che un po’ alla volta finirono per configurarsi come vere e proprie parrocchie.
Ma la presenza dei frati in Terra Santa è soprattutto legata ai santuari e alla loro custodia. Tutte le altre attività trassero origine da questo motivo e furono finalizzate a questo servizio di importanza primaria per tutta la Chiesa. Una presenza, che si affermò gradualmente, grazie a successive acquisizioni.
Insieme alle acquisizioni e agli ampliamenti di possesso, però, non mancarono perdite e limitazioni, imposte dai governanti turchi il più delle volte dietro istigazione delle comunità cristiane dissidenti. Basterà ricordare l’espulsione dal S. Sepolcro nel 1551; e le alterne vicende di perdite e di parziali recuperi di diritti nelle basiliche del S. Sepolcro e di Betlemme, vicende che si protrassero per tre secoli, in forma drammatica per tutto il ‘600 e con acute recrudescenze nel ‘700 e nell’ ‘800.
Lungo i secoli i francescani chiesero, direttamente o tramite la S. Sede, protezione alle potenze cattoliche che avevano rapporti diplomatici con i sultani musulmani (nei primi secoli il sultano d’Egitto, poi dal 1517 il sultano di Costantinopoli). Con una bolla del 1623, papa Urbano VIII ribadisce che è dovere di tutti i principi cattolici oltre che dei Sommi Pontefici, proteggere i francescani di Terra Santa perché i giusti titoli del possesso antichissimo dei Luoghi Santi da parte dei frati minori sono titoli di possesso per tutta la Chiesa cattolica e per questo devono interessare tutti i figli della stessa Chiesa.
Naturalmente il rapporto fra la Custodia e l’Occidente cattolico ebbe anche carattere economico. A motivo della sua organizzazione francescana priva di capitali e senza possibilità di proventi nella zona di attività, la Custodia ha sempre avuto necessità di finanziamenti dall’esterno. Lungo i secoli, i papi non cessarono di ricordare a tutta la Chiesa "il dovere di Terra Santa" prescrivendo periodiche raccolte di offerte in tutte le diocesi. Anche l’aiuto economico di alcuni governi europei fu provvidenziale, benché non sempre adeguato alle reali necessità.
Va ricordato comunque che proprio nei secoli difficili che vanno dalla fine del ‘500 a tutto l’ ‘800 i francescani crearono svariate opere religiose, culturali, sociali e assistenziali. Alcune di esse, dati i tempi i luoghi e le circostanze, potrebbero considerarsi opera di pionieri.
Non poche, dal ‘500 all’ ‘800, le variazioni che la figura giuridica della Custodia ebbe nel campo ecclesiastico; variazioni in pratica corrispondenti all’evoluzione della figura giuridica del Padre Custode. Il domenicano P. Felice Fabri, che fu in Terra Santa due volte (1480 e 1483) presenta il P. Custode di Terra Santa con titolo e qualifica di "Provisor" per la Chiesa latina in Oriente, incarico che, come egli dice, il Papa frequentemente gli conferiva.
"Responsabile" della S. Congregazione di Propaganda Fide in quasi tutto il Medio Oriente. È uno dei titoli - che compare la prima volta nel 1628 - dati al Custode di Terra Santa. Altri titoli: "Prefetto delle Missioni" di Egitto, Cipro ecc.; "Commissario Apostolico della Terra Santa e dell’Oriente". Tutti questi titoli e incarichi cessarono con la ricostituzione del Patriarcato Latino di Gerusalemme nel 1847.
I francescani continuano, ancora oggi, la loro missione di "custodia" dei santuari e più genericamente di testimonianza cattolica nei paesi del Medio Oriente. Si tratta di attività potenziate o ristrette, ristrutturate o variate, secondo le esigenze dei tormentati ultimi secoli. Nei decenni anteriori alla prima guerra mondiale, per esempio, sono state sviluppate in maniera cospicua le attività sociali. Negli ultimi cento anni è stato dato notevole impulso all’attività scientifico-culturale nel campo della ricerca biblica e archeologica.

Fonte: sito ufficiale della Custodia di Terra Santa
http://198.62.75.1/www1/ofm/pope/40GPit/46/46GPcu01.html