venerdì 16 maggio 2008
giovedì 15 maggio 2008
Durante il Capitolo Generale della nostra Congregazione, è stato siglato un “patto di reciprocità”
con la Congregazione Templari di San Bernardo di Clairvaux
Priorato di Florentia:
Noi
fra Gianni Battini,
Praeceptor della Congregazione Templari di San Bernardo
Precettoria Lombardo Piacentina – Santa Maria del Tempio
Sr. Raffaella Risuleo
Prior et Magister Congregazione Templari di San Bernardo di Clairvaux
Priorato di Florentia
Ascoltati i Nobili Cavalieri, sentito il parere dei Nostri Consiglieri
Abbiamo Decretato:
di stabilire rapporti di reciprocità e di collaborazione tra le Nostre Congregazioni i cui cavalieri e dame, oltre al “Giuramento d’Onore” saranno vincolati, ancora di più dall’impegno cristiano di fraterno amore in Cristo Gesù Nostro Signore.
A solenne testimonianza Noi qui oggi firmiamo e apponiamo i Nostri sigilli.
Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Gc 2,1-9)
mercoledì 14 maggio 2008

Difendiamo la vita con il Santo Padremartedì 13 maggio 2008
Il Papa: la Legge 194,
L'anatema di Benedetto XVI contro l'aborto.
"L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze". Lo ha detto il Papa agli esponenti del Movimento per la vita ricevuti a 30 anni dalla approvazione in Italia della legge 194 sulla interruzione di gravidanza. "Guardando ai passati tre decenni" successivi alla approvazione in Italia della legge 194 sull’aborto "e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo" ha continuato il Pontefice.
Aiutare la famiglia "Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno". Lo ha chiesto il Papa. E le Istituzioni devono "di nuovo porre vita e famiglia al centro. Certamente - ha ricordato Bendetto XVI - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna". Ma, ha osservato ancora Benedetto XVI, "diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro".
Da il Giornale.it del 13 maggio 2008
«Il gravissimo compito di trasmettere la vita umana, per la quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio Creatore è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, seppur talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che la Chiesa non poteva ignorare, trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini». Sono le parole iniziali dell’Humanae vitae, l’enciclica di Paolo VI dedicata alle sfide che venivano poste già quarant’anni fa, nel 1968, dalle politiche demografiche. Nella lettera enciclica (pubblicata il 25 luglio di quell’anno) si ribadivano concetti cardine della morale cattolica, come paternità e maternità responsabile, inscindibilità dell’unione tra gli sposi e la procreazione. Di conseguenza venivano ritenuti illeciti l’aborto, la sterilizzazione e «ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Si riteneva, invece, lecito il ricorso ai periodi infecondi rispetto all’uso degli anticoncezionali. «Infatti – si legge nel testo – i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali». In questi quarant’anni il dibattito sulla sessualità si è intrecciato alle evoluzioni del costume. È diventato “rivoluzione”, simbolo, mito, “liberazione”. È stato frainteso e strumentalizzato. Ma quel documento così contestato offre ancora lo spunto per rileggere i principi della morale cristiana in tema di sessualità coniugale e di regolazione delle nascite, con la promozione dei 'metodi naturali' che, secondo l’enciclica, sono la prova di «amore vero e integralmente onesto». Un messaggio che non ha perso la sua attualità.
mercoledì 7 maggio 2008

Sabato 10 e domenica 11 maggio Pentecoste - 2008
Per attuare in pienezza la vita nuova nello Spirito e rimanere fedele alla sua realtà di figlio, il cristiano viene munito di molteplici aiuti divini che gli sono comunicati dallo Spirito Santo, come i doni infusi al battesimo, le virtù teologali e cardinali, i carismi e i frutti. In questa sede consideriamo i doni e le virtù. Secondo la tradizione cristiana sono sette i doni dello Spirito Santo, conformemente al testo di Isaia 11,2-3 nella versione greca dei LXX. Tuttavia non è tanto importante determinare il numero dei doni, quanto capirne il significato. Nella Scrittura il numero sette indica la pienezza o la perfezione dello Spirito che viene riversato sul Messia, il quale raccoglie in sé e porta a compimento le virtù degli antenati. Questi medesimi doni sono comunicati al cristiano il giorno del suo battesimo e confermati con il sacramento della cresima. Essi sono il patrimonio spirituale che lo accompagna per tutta la vita e ogni battezzato ne può liberamente usufruire. Tommaso d’Aquino definisce l’essenza e la funzione dei doni dello Spirito Santo in questi termini: «I doni sono perfezioni dell’uomo, con i quali l’uomo è disposto ad assecondare benevolmente l’istinto divino». I doni perciò sono delle disposizioni interiori che lo Spirito Santo infonde nell’animo per predisporlo a seguire prontamente e docilmente le sue ispirazioni. Infatti l’uomo, pur avendo la grazia santificante, non possiede in modo perfetto la natura divina e quindi necessita di altri aiuti spirituali che lo rendano abile e pronto a compiere quegli atti che sono conformi alla volontà divina e alla sua verità. Con i doni dello Spirito Santo il cristiano acquista una certa connaturalità con la sfera divina ovvero un istinto divino, con il quale vive e agisce secondo Dio e non più secondo le sole capacità umane. In ciò sta la differenza tra i doni e le virtù teologali e cardinali, in quanto queste dispongono l’uomo a muovere se stesso verso il fine soprannaturale secondo il modo umano di conoscere ed amare; mentre i doni dello Spirito sono dati affinché l’uomo sia pronto ad agire in conformità al modo di vedere e di pensare di Dio, cioè sia totalmente mosso dallo Spirito di Dio. Secondo tale prospettiva alcuni doni sono dati per perfezionare l’intelligenza umana (intelletto, scienza, sapienza e consiglio); altri per muovere la volontà umana (pietà, fortezza, timore di Dio). Ad essi corrispondono armonicamente le sette virtù cristiane: tre teologali (fede, speranza e carità) e quattro cardinali (giustizia, fortezza, prudenza, temperanza).
DONI INTELLETTIVI
L'intelletto è una luce soprannaturale, che illumina l'occhio dell'anima fortificandola e donandole una più estesa vista sulle cose divine.
Il dono della scienza riguarda il giudizio nei confronti delle verità di fede, per mezzo del quale l’uomo riesce a distinguere ciò che si deve credere ovvero che è conforme alla volontà di Dio e alla sua verità da ciò che si oppone ad essa od ostacola e ottenebra la sua attuazione. Il suo oggetto proprio non è il mistero di Dio in se stesso, come per il dono dell’intelletto, ma tutte le realtà create che sono collegate con Dio e da lui dipendono. In tal modo il dono della scienza fa capire all’uomo che le creature non sono il bene ultimo e assoluto, sono invece rapportate al bene sommo e ad esso sottomesse. Pertanto il cristiano, con il dono della scienza, può ordinare se stesso e l’uso delle cose create al bene divino e non scambiare i beni creati con l’unico vero bene che è Dio. A questo scopo mette a disposizione la virtù della temperanza, con il cui esercizio sa disporre giustamente di tutto quello che possiede, senza eccedere nell’abuso o nel disprezzo né delle cose né di se stesso. La temperanza prepara e accompagna l’attuazione del dono della scienza, il quale, a sua volta, ne diventa il rafforzamento e il perfezionamento.
"Grazie al dono della scienza ci è dato conoscere il vero valore delle creature nel loro rapporto col Creatore.
"Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto." (Rm. 12,2)
DONI VOLITIVI
La pietà, come dono dello Spirito Santo, ci rende capaci di rispondere all'amore misericordioso di Dio con un attaccamento filiale fatto di vigilanza e tenerezza, che si traduce in un'obbedienza pronta e gioiosa verso Dio e un'attenta misericordia verso il prossimo. (A. Doneda)
Il dono della fortezza comporta la fermezza d’animo richiesta sia nel fare il bene sia nel sopportare il male, in particolare quei beni e quei mali che si presentano molto ardui e impegnativi. Con questo dono il cristiano viene rafforzato in modo tale che non deve lasciare di fare il bene a causa delle difficoltà, né deve essere sopraffatto dal male a motivo delle grandi sofferenze da affrontare. Lo Spirito Santo viene in soccorso dell’uomo aiutandolo a superare tutte le contrarietà e restare fedele alla volontà di Dio, fino al punto estremo di vivere le prove più difficili come fossero le più amabili e persino dilettevoli. È naturale vedere come il dono della fortezza si unisca alla virtù della fortezza per formare un unico robusto baluardo contro qualsiasi ostacolo che si voglia opporre sul cammino che conduce alla vita eterna e alla totale comunione con Dio.

lunedì 5 maggio 2008

1. "Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore". Cari fratelli, dobbiamo essere grati all’evangelista Luca di aver messo sulle labbra di Maria il cantico del Magnificat. In questo modo il divino autore delle Scritture ci fa il privilegio di entrare nel segreto di Maria, di conoscere il suo mondo intimo.
Siamo spinti a questa conoscenza non da empia curiosità, ma dal desiderio di ricevere da Maria un’intelligenza più profonda del Mistero ed il modo giusto di dimorarvi. "Infatti" scrive il venerabile Beda "nella Chiesa è invalsa la buona e salutare abitudine di cantare l’inno … poiché grazie a questa pratica il continuo ricordo dell’Incarnazione del Signore accenda ad ardente devozione l’anima dei fedeli" [Omelie sul Vangelo – Nell’Avvento 1,4, CN ed., Roma 1990, 65].
È necessario in primo luogo considerare attentamente il contesto in cui Maria elevò il suo cantico. Questo accade nell’incontro fra Elisabetta e Maria, al quale partecipa in modo mirabile anche il bambino non ancora nato e concepito nel grembo di Elisabetta. È il primo evento messianico, questo incontro, poiché Elisabetta e Giovanni sono i primi a sapere che Dio ha visitato il suo popolo, ed ha compiuto le promesse. Maria di Nazareth entra nella casa di Elisabetta e Zaccaria come madre del Figlio di Dio: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?".
Maria dunque nel momento in cui visita la cugina è già "coinvolta" dentro al Mistero; vi è già entrata e ne comincia a vedere, nella casa di Zaccaria, i gioiosi primordi. Come vi resta? come, con quali pensieri ed attitudini ella vi dimora? il cantico del Magnificat ce lo rivela. Esso in un certo senso ci dona la "teologia di Maria". Al riguardo mi limito solamente ad alcuni suggerimenti per la vostra meditazione e preghiera.
L’opera della salvezza è contemplata e magnificata come l’atto della misericordia: l’incontro del mistero della Gloria coll’abisso della miseria. Di questo evento Maria sente di farne esperienza.
L’atto di fede che l’ha introdotta nel Mistero, ora le dona un’intelligenza straordinaria del medesimo. La misericordia si estende di generazione in generazione, poiché l’amore del Padre per l’uomo accompagna questi lungo tutta la sua storia. Ed è un amore più potente di ogni male, di ogni deturpazione della dignità, in cui l’uomo, l’umanità, il mondo è coinvolto. È la potenza di una grazia che sovrabbonda là dove abbonda il male, il modo specifico in cui si rivela il Mistero e prende posizione nei confronti del mondo.
2. Cari fratelli, stiamo alla scuola di Maria per apprendere da essa come dimorare quotidianamente dentro il Mistero.
L’imposizione sacramentale delle mani ci ha introdotti nel dramma della redenzione dell’uomo, come segni efficaci della misericordia che "si estende di generazione in generazione". Come dobbiamo rimanervi? Come vi rimase Maria.
Ella vi rimase perché si è abbandonata tutta intera al Padre mediante l’obbedienza della fede. Tutto nella Chiesa, e dunque anche nel nostro ministero apostolico, è radicato nell’obbedienza mariana di fede. Cari fratelli, fuori di una "visione di una fede", la nostra vita sacerdotale perde ogni senso, anche se producesse frutti che il mondo legittima ed approva. Se l’occhio della fede si appanna, la coscienza che ciascuno ha di se stesso come sacerdote si oscura e si smarrisce.
Radicati e fondati nell’obbedienza della fede, ci collocheremo col nostro ministero nel posto giusto, come già vi dissi nell’omelia della Messa crismale. Nel punto cioè in cui la misericordia si incontra colla miseria; nel punto in cui "gli umili sono innalzati, gli affamati sono ricolmati di beni". Maria ha visto nella fede questo evento di grazia che, accaduto nel suo grembo, si riversava su ogni generazione, ed ha magnificato il Signore. Ciascuno di noi vede che in se stesso prima di tutto la misericordia ha sollevato la miseria e si stupisce quotidianamente di essere lo "strumento" di quella misericordia: "Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, ad esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna" [1Tim 1,16].
L’uomo ha bisogno di sentire nel nostro sacerdozio la vicinanza misericordiosa di Dio alla sua miseria. Solo in questo modo, possiamo parlare in maniera sensata di "salvezza" all’uomo di oggi, cui diventa sempre più difficile comprendere tale annuncio. Ma esso è il "centro" del Vangelo.È in questo "centro" che Maria ci educa a rimanere col suo Magnificat. Amen.
venerdì 2 maggio 2008
L’Azione Cattolica Italiana festeggia i suoi 140 anni!Questo anniversario è celebrato sia a livello nazionale che a livello diocesano e parrocchiale, attraverso numerose iniziative realizzate in ogni angolo d’Italia.Il percorso, iniziato nel settembre 2007, culminerà con la XIII Assemblea Nazionale in programma a Roma nei giorni 1- 4 maggio 2008.
L’Associazione - in occasione del 140° anniversario della sua fondazione - concluderà le celebrazioni della ricorrenza e la XIII Assemblea Nazionale con l’evento straordinario di un grande incontro a Roma, in piazza S. Pietro, con il Santo Padre, in data 4 maggio 2008. Tale data è suggerita dalla coincidenza del riconoscimento ufficiale dell’Associazione (2 maggio 1868) e favorisce una larghissima partecipazione della base.
Sabato 3 maggio
Ore 20,00 Ritrovo presso la Basilica di S. Croce in GerusalemmeOre 20,30 Fiaccolata da S. Croce in Gerusalemme a Piazza S. Giovanni in LateranoOre 21,00 Veglia di preghiera all’esterno della Basilica di S. GiovanniOre 23,00ca. Conclusione
Ore 6,00 Ingresso in PiazzaOre 7,00 Benvenuti! Accoglienza e animazioneOre 8,45 Momento di preghieraOre 9,00 AnimazioneOre 10,00 Preparazione alla Celebrazione eucaristicaOre 10,30 Celebrazione eucaristica presieduta da S. Em. Card. Angelo BagnascoOre 12,00 Arrivo del Santo Padre in Piazza: Regina Coeli, saluto all’Ac, giro della Piazza.
Fonte: www.azionecattolica.it
Chi è il diavolo? La Chiesa insegna che all’inizio i diavoli erano angeli buoni, creati da Dio, ma che poi da se stessi, per loro libera e irrevocabile scelta, si sono trasformati in malvagi, ribellandosi, rifiutando Dio. Il Vangelo di Giovanni chiama il diavolo Satana “il principe di questo mondo” (Gv 12,31). «Il diavolo è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8), e si oppone personalmente a Dio e al suo disegno di salvezza.
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Quale potere ha il diavolo su di noi? Nella prima Epistola dello stesso Giovanni si legge: “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (Gv 5,19). San Paolo parla della nostra battaglia contro le potenze spirituali (cfr. Ef 6,10-17). E’ anche a causa sua che il peccato e le sue conseguenze (malattie, sofferenze, cataclismi e soprattutto la morte) sono entrati nel mondo. Il diavolo opera generalmente attraverso la tentazione e l’inganno; è mentitore, «padre della menzogna» (Gv 8,44). Può ingannare, indurre all’errore, illudere. Come Gesù è la Verità (cfr. Gv 8, 44), così il diavolo è il bugiardo per eccellenza. Lo scrittore francese Charles Baudelaire diceva che l’astuzia più perfetta di Satana consiste nel persuaderci che non esiste. Il diavolo possiede un immenso potere di seduzione:
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Perché Dio “permette” a Satana di “tormentare” l’uomo? La vita terrena è un tempo di prova, durante il quale Dio consente al demonio di tentare e ‘saggiare’ l’uomo, mai però al di sopra delle sue forze. Sappiamo tuttavia per Fede che da questo male Dio sa trarre un bene più grande perché, con la sua grazia, il cuore esce purificato dalla prova e la Fede diviene più salda.
In quale modo Gesù si comporta con i demoni? Egli anzitutto parla frequentemente del diavolo(cfr. ad es. Mt 4,10; Mc 4,15; Lc 10,18; Gv 8,44). Egli inoltre agisce contro il demonio:
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Come si vince il diavolo? In vari modi, complementari: Innanzitutto con una genuina vita di Fede, caratterizzata da fiducioso abbandono all’amore paterno e provvidente di Dio (cfr. Lc 12, 22-31), e dall’obbedienza alla sua volontà (cfr. Mt 6, 10), in imitazione di Cristo Signore. Questo è lo scudo più sicuro. La più bella vittoria sull’influenza di Satana è la continua conversione della nostra vita, che ha una sua speciale e continua attuazione nel Sacramento della Riconciliazione, mediante il quale Dio ci libera dai peccati, compiuti dopo il nostro Battesimo, ci ridona la Sua amicizia, e ci corrobora con la sua grazia per resistere agli assalti del Maligno. Con una permanente vigilanza; «Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8). Accogliendo e testimoniando, sempre più, con la parola e con le opere, il Vangelo. Per questo occorre un annuncio integrale e coraggioso del Vangelo: non si deve avere paura di parlare anche del demonio, e soprattutto della vittoria che Cristo ha già riportato su di esso e continua a riportare nella persona dei suoi fedeli. Lottando contro le sue seduzioni e tentazioni. “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio” (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Gaudium et spes, 37, 2). - Fuggendo, evitando il peccato, che “è un’offesa a Dio: «Contro di te, contro§ te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato pertanto è amore di sé fino al disprezzo di Dio” (CCC, 1850). - Utilizzando il discernimento. “Lo Spirito Santo ci§ porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell’uomo interiore in vista di una «virtù provata», e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo anche distinguere tra «essere tentati» e «consentire» alla tentazione. Infine, il discernimento smaschera la menzogna della tentazione: apparentemente il suo oggetto è «buono, gradito agli occhi e desiderabile» (Gn 3,6), mentre, in realtà, il suo frutto è la morte” (CCC, 2847). - Pregando. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). Lo stesso Signore, nella preghiera del Padre nostro, ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: ‘Liberaci dal male”. “Chiedendo di essere liberati dal male, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli (il diavolo) è l’artefice o l’istigatore. In quest’ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l’umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell’umiltà della Fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha «potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Ap 1,18), «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8)” (CCC, 2854). Ricorrendo talvolta anche all’esorcismo.
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Che cos’è un esorcismo? L’esorcismo è un’antica e particolare forma di preghiera, che la Chiesa adopera contro il potere del diavolo. Si ha un esorcismo “quando la Chiesa domanda con la sua autorità, in nome di Gesù, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influsso del Maligno e sottratto al suo dominio” (CCC 1673). - È “una preghiera del genere dei sacramentali” (RITO DEGLI ESORCISMI, Praenotanda, 11). I sacramentali “sono segni sacri istituiti dalla Chiesa, per mezzo dei quali vengono santificate alcune circostanze della vita. Essi comportano una preghiera accompagnata dal segno della Croce e da altri segni” (Compendio del CCC, 351). Fra i Sacramentali, occupano un posto rilevante le benedizioni (di persone, mensa, oggetti, luoghi), le consacrazioni di persone, le dedicazioni di cose al culto di Dio, la benedizione di olii santi, gli esorcismi.
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In quali forme si pratica l’esorcismo? In una duplice forma: semplice e solenne.
Quali altre caratteristiche ha l’esorcismo solenne? - “L‘esorcismo deve svolgersi in un clima di Fede e di preghiera umile e fiduciosa, sì da evitare ogni impressione di efficacia automatica: la liberazione dall’influsso diabolico avviene se e quando Dio vuole. Se, come indicato al 35 delle Premesse, sono presenti anche alcuni fedeli, questi siano esortati a pregare intensamente secondo quanto previsto dal Rito. Nonostante la riservatezza con cui è normalmente celebrato, il Rito dell’esorcismo non è un fatto privato, ma un evento che riguarda tutta la comunità. L’esorcista infatti è un membro della comunità, agisce in nome di Cristo e, in nome della Chiesa, esercita un ministero specifico. Anche il fedele che chiede l’esorcismo è un membro della comunità, uno di quei membri che la comunità deve amare di un amore preferenziale: quando è in potere del Maligno, infatti, egli è il più povero dei poveri, bisognoso di aiuto, di comprensione e di consolazione” (RITO DEGLI ESORCISMI, Presentazione CEI, nn. 13; 16). - Ogni atto di esorcismo è sì preghiera per la liberazione della persona indemoniata dal maligno, ma nello stesso tempo è annuncio:
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Come si diventa esorcisti? L’esorcista (termine legato al verbo greco exorkízein = scongiurare) è un uomo di preghiera, che agisce in nome della Chiesa con la forza dello Spirito Santo. Un ministero che è dono di Dio, conferito dal Vescovo esclusivamente a sacerdoti all’interno della diocesi e, dunque, da essi esercitato tramite la Chiesa. Pietà, scienza, integrità di vita, equilibrio, discernimento, preparazione teologica ed esperienza spirituale, capacità di ascolto sono gli indispensabili requisiti per un ministero che è anche un cammino di santità particolare perché porta al confronto diretto con il demonio. In particolare all’esorcista è richiesta la prudenza sia per accertare la presenza del maligno, sia per osservare le norme stabilite dalla Chiesa. Il ministero dell’esorcista, oltre che di liberazione, è anche un ministero di consolazione. ________________________________________
Come si riconosce una possessione diabolica?
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Ci sono preghiere da recitarsi in casi minori di influsso del demonio? Certamente. Nel RITO DEGLI ESORCISMI si trovano anche:
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Quali altri utili consigli dà la Chiesa a riguardo dell’influsso del maligno?
Eccone alcuni: “Non ricercare il sensazionale ed evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del maligno nel mondo; stare in guardia nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione, che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani; non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti; conoscere il significato autentico del linguaggio usato dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione e maturare un atteggiamento corretto riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo; ricordarsi che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla Fede in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo nostro Salvatore” (RITO DEGLI ESORCISMI, Presentazione CEI, 8).
Il Primiceriodella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma Monsignor Raffaello Martinelli.
Fonte: http://www.sancarlo.pcn.net/
martedì 29 aprile 2008

Un cesello dello spirito



Oratorio Madonna del Buon Consiglio_____________________________________
Facciamo nostra la commovente preghiera di santa Caterina, sul letto dimorte, vero testamento di fede e di riconoscente, ardentissimo amore:
"O Dio eterno, ricevi il sacrificio della vita mia in vantaggio di questoCorpo mistico della santa Chiesa. Io non ho da dare altro se non quelloche tu hai dato a me. Tolli il mio cuore, dunque, e premilo sopra lafaccia di questa sposa".
mercoledì 23 aprile 2008
Siamo agli inizi del secolo XIII. Il piccolo gruppo dei seguaci di S. Francesco è diventato un grande Ordine religioso animato da grande fervore e da irrefrenabile dinamismo.
Al Capitolo generale del 1217 - i "Capitoli generali" sono i raduni periodici (come gli odierni "congressi") che ne puntualizzano lo stato e ne fissano le linee di sviluppo - i francescani decisero di portare l’annuncio evangelico e la testimonianza della loro vita in tutto il mondo.
Decisione che nasceva dallo spirito profetico ed ecumenico di S. Francesco. "Tutti gli uomini - sintetizzerà il Concilio Vaticano II - sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio". Tutti: cattolici e non cattolici, cristiani e non cristiani, credenti e non credenti (islamici, buddisti, ecc).
Nel Capitolo generale del 1217 il mondo intero venne diviso in "Province" francescane e i frati sciamarono da Assisi verso i quattro punti cardinali.
L’iniziativa ridette vitalità all’impulso missionario della Chiesa che si servì spesso dei francescani. Nei secoli XIV, XV e XVI alcuni Legati mandati dai Papi nelle nazioni dei greco-ortodossi e in quelle più lontane - geograficamente e ideologicamente - degli "infedeli", furono frati minori. Basti ricordare Giovanni del Pian dei Carpini, Odorico da Pordenone, Giovanni da Montecorvino, Giovanni dei Marignolli, che furono nel secolo XIV messaggeri del vangelo e della Chiesa fino all’interno della Russia, fino al Tibet, fino a Pechino.
Una delle ‘Province’ costituite nel Capitolo del 1217 fu la Provincia di Terra Santa, chiamata anche di Siria, di Romania, o, con termine più generico, Ultramarina. Si estendeva a tutte le regioni gravitanti sul bacino sud-orientale dle Mediterraneo, dall’Egitto fino alla Grecia e oltre.
Comprendendo la patria di Cristo, questa Provincia fu considerata la perla delle missioni francescane. S. Francesco vi soggiornò parecchi mesi, fra il 1219 e il 1220. Esemplare fu il contatto che stabilì con quello che era allora l’antagonista ‘storico’ del cristianesimo: l’Islam. Propose in tono umile il mistero di Cristo, soltanto nel quale c’è salvezza. Nello stesso tempo confortò l’insediamento dei suoi frati, che sarebbe durato ben oltre il tormentato periodo crociato.
La Provincia di Terra Santa continuò nei tempi successivi ad essere trattata dalle Autorità dell’Ordine con le attenzioni dovute alla creatura prediletta di S. Francesco. Nel Capitolo generale di Pisa, tenutosi nel 1263 sotto il generalato di S. Bonaventura, si constatò che la grande estensione ostacolava l’organizzazione di un lavoro apostolico e capillare. Per cui la Provincia di Terra Santa venne ristretta a Cipro, Siria, Libano e Palestina: cioè ai territori corrispondenti al dominio crociato.
Come in altre Province religiose, anche la Provincia di Terra Santa era suddivisa in più sottocircoscrizioni chiamate "Custodie", che comprendevano i conventi di una determinata regione. Durante il secolo XIII era formata dai conventi di Acri, Antiochia, Sidone, Tripoli, Tiro, Gerusalemme e Giaffa. L’apostolato dei frati si svolgeva in gran parte, anche se non esclusivamente, entro l’ambiente crociato.
La caduta di S. Giovanni d’Acri in mano musulmana il 18 maggio 1281 segnò pure la fine della primitiva presenza francescana in Terra Santa.
Instaurato di nuovo e definitivamente il dominio islamico in Palestina, i frati minori si rifugiarono a Cipro, sede del Superiore provinciale della Provincia d’Oriente. Da Cipro venne avviata, diretta e gradualmente potenziata la successiva presenza francescana a Gerusalemme e nelle altre zone dei santuari palestinesi. Una bolla di Papa Giovanni XXII (9 agosto 1328) concedeva al Ministro provinciale residente in Cipro facoltà di inviare ogni anno due suoi frati nei luoghi santi.
Da vari indizi storici si rileva la presenza di alcuni francescani al servizio del S. Sepolcro già entro il periodo 1322-1327.
Attorno al 1333 Fra Ruggero Garini riuscì ad ottenere dal Sultano d’Egitto il S. Cenacolo presso il quale fondò, grazie alla generosità della regina Sancia di Napoli, un convento per i suoi confratelli. Contemporaneamente le autorità musulmane riconoscevano ufficialmente la presenza dei francescani, come officianti abituali, nella basilica del S. Sepolcro.
Il definitivo ritorno dei figli di S. Francesco in Terra Santa, in possesso legale di determinati santuari e con il diritto d’uso per altri, si deve alla munificenza di Roberto d’Angiò re di Napoli e della sua consorte, la già ricordata regina Sancia. Dopo laboriose trattative con il sultano d’Egitto condotte tramite il citato Fra Ruggero Garini, i reali acquistarono con denaro sonante il Cenacolo e il diritto di funzionamento del S. Sepolcro. E ottennero che i francescani godessero di tali diritti "in nome e per conto" della Chiesa cattolica. Papa Clemente VI con le bolle "Gratias agimus" e "Nuper carissimae" del 21 novembre 1342, approva l’operato dei Reali di Napoli ed emana disposizioni per il buon funzionamento del nuovo organismo ecclesiastico-religioso.
Le due bolle sono in pratica l’atto costitutivo della nuova Custodia di Terra Santa di cui enunciano il basilare principio giuridico-ecclesiastico. I frati possono provenire da tutte le Province dell’Ordine (internazionalità della Custodia). E una volta al servizio dei Luoghi Santi, sono sotto la giurisdizione del Padre guardiano (=superiore) del convento del Monte Sion in Gerusalemme , dipendente a sua volta dal Ministro provinciale di Terra Santa con sede a Cipro.
Nel 1347 i francescani si insediano definitivamente anche a Betlemme presso la basilica della Natività di Nostro Signore.
I primi Statuti di Terra Santa, che risalgono al 1377, prevedevano non più di venti religiosi al servizio del S. Cenacolo, del S. Sepolcro e di Betlemme. Dovevano assicurare la vita liturgica nei santuari e l’assistenza religiosa ai pellegrini europei.
In questo primo periodo ufficiale della sua storia la Custodia ebbe il sigillo del martirio. Ricordiamo i quattro canonizzati da Paolo VI il 21 giugno 1970: Nicolò Tavelic’ (croato), Stefano da Cuneo (italiano), Deodato da Rodez e Pietro da Narbona (francesi). Appartenevano al convento del Monte Sion in Gerusalemme. Furono uccisi il 14 novembre del 1391.
Nel Capitolo generale di Losanna del 1414 venne riconosciuta la necessità di aumentare il numero dei frati destinati al servizio dei Luoghi Santi.
Nel 1430 fu stabilito che il Padre guardiano del Monte Sion, vale a dire il ‘Custode di Terra Santa’, venisse eletto dal Capitolo generale: si faceva così notare l’importanza dell’ufficio e l’interesse di tutto l’Ordine alla Custodia. Tre secoli dopo l’elezione del Custode venne attribuita al Definitorio generale (cioè al Ministro generale e al suo Consiglio permanente). Nel 1517 la Custodia, pur mantenendo la sua denominazione, acquistò piena autonomia con configurazione di Provincia, caratterizzata sempre però da prerogative del tutto speciali.
In concomitanza al progressivo definirsi della sua figura giuridica, ebbe dalla S. Sede particolari facoltà e autorizzazioni in vista di una più dinamica presenza in Terra Santa, specialmente nell’assistenza spirituale dei pellegrini, e più ancora nell’attività ecumenica. La riconciliazione fra cristiani separati d’Oriente e Chiesa cattolica raggiunta al Concilio di Firenze (1431-43) doveva ben presto rivelarsi effimera. E così per circa due secoli i francescani rapresentarono pressoché l’unica possibilità ‘in loco’ di relazioni dirette e autorizzate del mondo cattolico con le Chiese separate del Vicino e Medio Oriente.
Altra attività, rimasta piuttosto in ombra, è quella, sviluppatasi soprattutto dal secolo XV in poi, dell’assistenza spirituale ai commercianti europei residenti o di passaggio nelle principali città d’Egitto, di Siria e del Libano. Da attività temporanea, specie in occasione dell’avvento e della quaresima, con la seconda metà del ‘500 essa diventò più o meno continuativa, fino ad assumere nel secolo XVII carattere stabile con residenze fisse. I francescani, entrati dapprima come cappellani di consoli di colonie commerciali europee, vi rimasero come apostoli a servizio di tutti. E irradiarono la luce del vangelo attorno alle loro residenze, che un po’ alla volta finirono per configurarsi come vere e proprie parrocchie.
Ma la presenza dei frati in Terra Santa è soprattutto legata ai santuari e alla loro custodia. Tutte le altre attività trassero origine da questo motivo e furono finalizzate a questo servizio di importanza primaria per tutta la Chiesa. Una presenza, che si affermò gradualmente, grazie a successive acquisizioni.
Insieme alle acquisizioni e agli ampliamenti di possesso, però, non mancarono perdite e limitazioni, imposte dai governanti turchi il più delle volte dietro istigazione delle comunità cristiane dissidenti. Basterà ricordare l’espulsione dal S. Sepolcro nel 1551; e le alterne vicende di perdite e di parziali recuperi di diritti nelle basiliche del S. Sepolcro e di Betlemme, vicende che si protrassero per tre secoli, in forma drammatica per tutto il ‘600 e con acute recrudescenze nel ‘700 e nell’ ‘800.
Lungo i secoli i francescani chiesero, direttamente o tramite la S. Sede, protezione alle potenze cattoliche che avevano rapporti diplomatici con i sultani musulmani (nei primi secoli il sultano d’Egitto, poi dal 1517 il sultano di Costantinopoli). Con una bolla del 1623, papa Urbano VIII ribadisce che è dovere di tutti i principi cattolici oltre che dei Sommi Pontefici, proteggere i francescani di Terra Santa perché i giusti titoli del possesso antichissimo dei Luoghi Santi da parte dei frati minori sono titoli di possesso per tutta la Chiesa cattolica e per questo devono interessare tutti i figli della stessa Chiesa.
Naturalmente il rapporto fra la Custodia e l’Occidente cattolico ebbe anche carattere economico. A motivo della sua organizzazione francescana priva di capitali e senza possibilità di proventi nella zona di attività, la Custodia ha sempre avuto necessità di finanziamenti dall’esterno. Lungo i secoli, i papi non cessarono di ricordare a tutta la Chiesa "il dovere di Terra Santa" prescrivendo periodiche raccolte di offerte in tutte le diocesi. Anche l’aiuto economico di alcuni governi europei fu provvidenziale, benché non sempre adeguato alle reali necessità.
Va ricordato comunque che proprio nei secoli difficili che vanno dalla fine del ‘500 a tutto l’ ‘800 i francescani crearono svariate opere religiose, culturali, sociali e assistenziali. Alcune di esse, dati i tempi i luoghi e le circostanze, potrebbero considerarsi opera di pionieri.
Non poche, dal ‘500 all’ ‘800, le variazioni che la figura giuridica della Custodia ebbe nel campo ecclesiastico; variazioni in pratica corrispondenti all’evoluzione della figura giuridica del Padre Custode. Il domenicano P. Felice Fabri, che fu in Terra Santa due volte (1480 e 1483) presenta il P. Custode di Terra Santa con titolo e qualifica di "Provisor" per la Chiesa latina in Oriente, incarico che, come egli dice, il Papa frequentemente gli conferiva.
"Responsabile" della S. Congregazione di Propaganda Fide in quasi tutto il Medio Oriente. È uno dei titoli - che compare la prima volta nel 1628 - dati al Custode di Terra Santa. Altri titoli: "Prefetto delle Missioni" di Egitto, Cipro ecc.; "Commissario Apostolico della Terra Santa e dell’Oriente". Tutti questi titoli e incarichi cessarono con la ricostituzione del Patriarcato Latino di Gerusalemme nel 1847.
I francescani continuano, ancora oggi, la loro missione di "custodia" dei santuari e più genericamente di testimonianza cattolica nei paesi del Medio Oriente. Si tratta di attività potenziate o ristrette, ristrutturate o variate, secondo le esigenze dei tormentati ultimi secoli. Nei decenni anteriori alla prima guerra mondiale, per esempio, sono state sviluppate in maniera cospicua le attività sociali. Negli ultimi cento anni è stato dato notevole impulso all’attività scientifico-culturale nel campo della ricerca biblica e archeologica.
Fonte: sito ufficiale della Custodia di Terra Santa
http://198.62.75.1/www1/ofm/pope/40GPit/46/46GPcu01.html

