lunedì 7 aprile 2008

Pubblichiamo due interessanti note
circa il comportamento dei Cattolici rispetto alle elezioni politiche.
Una del Cardinal Carlo Caffarra,
Arcivescovo di Bologna e una
di mons. Luigi Negri,
Vescovo di San Marino-Montefeltro
_____________________________________

NOTIFICAZIONE DEL
CARDINALE ARCIVESCOVO
AI SACERDOTI, DIACONI,
PERSONE CONSACRATE E
FEDELI DELL’ARCIDIOCESI
di Bologna

In occasione delle elezioni politiche del 2006 ho inviato una lettera ai sacerdoti dell’Arcidiocesi. Nell’analoga presente circostanza, desidero riaffermare che quelle argomentazioni che allora sinteticamente vi svolgevo e le imprescindibili conseguenti disposizioni che davo al clero diocesano mantengono piena validità. Le richiamo nuovamente qui ora per comodità dei sacerdoti e per conoscenza dei fedeli.

1. La Chiesa non deve prendere "nelle sue mani la battaglia politica" [cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, 28]. Pertanto clero ed organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, rimanendo assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico. Per i sacerdoti e i diaconi in particolare, questa esigenza è fondata sulla natura stessa del nostro ministero. "Infatti, pur essendo queste cose buone in se stesse, tuttavia sono aliene dallo stato clericale, in quanto possono costituire un grave pericolo di rottura della comunione ecclesiale" (Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri 33, cpv. 1°; EV 14/798).

2. È pertanto proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a rappresentanti di qualsiasi partito o raggruppamento politico, anche per incontri/dibattiti in cui siano parimenti rappresentate tutte le parti politiche.

3. È ugualmente proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a persone aventi incarichi istituzionali, ma che ne facessero richiesta per sostenere la campagna elettorale di una precisa parte politica.

4. Sarà cura del sacerdote vigilare affinché all’interno dei locali annessi delle parrocchie e/o dell’ente ecclesiastico di cui è responsabile non si facciano volantinaggio, affissione di manifesti o comunque altre forme di propaganda elettorale, né si utilizzino a questo scopo mezzi di comunicazione quali bollettini parrocchiali e simili.

5. È un diritto dei fedeli essere illuminati dai propri pastori quando devono prendere decisioni importanti, e quindi corrispettivamente dovere dei sacerdoti di illuminarli. Se un fedele chiedesse al sacerdote come orientarsi nella situazione attuale, il sacerdote tenga presente quanto segue.
Ogni elettore è chiamato ad elaborare un giudizio prudenziale che, per definizione, non è mai dotato di certezza incontrovertibile. Ma un giudizio è prudente quando è elaborato alla luce sia dei beni umani fondamentali che sono concretamente in questione sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire.

Ciò premesso in linea generale, ogni elettore che voglia prendere una decisione prudente, deve discernere nell’attuale situazione quali beni umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica - per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione.

L’aiuto che i sacerdoti devono dare, consiste nell’illuminare il fedele perché individui quei beni umani fondamentali che oggi meritano di essere preferibilmente e maggiormente difesi e promossi, perché maggiormente misconosciuti o calpestati. Il Magistero della Chiesa è riferimento obbligante in questo aiuto al discernimento del fedele. Una visione sintetica si può agevolmente trovare nel Documento su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanato dalla Congregazione per la Dottrina della fede in data 24-11-2002, al n° 4, cpv. 3° [EV 21/1419], che invito a studiare e meditare, specialmente in questa vigilia elettorale.

È utile in questo contesto richiamare anche quanto Benedetto XVI disse al Convegno ecclesiale di Verona: "Occorre fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale".

Ma il sacerdote deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio che dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei beni umani in questione. Questa indicazione infatti sarebbe in realtà un’indicazione per chi votare.

Bologna, 15 marzo 2008

+Carlo Card. Caffarra - Arcivescovo di Bologna

_________________________________________________

MESSAGGIO DEL VESCOVO
MONS. LUIGI NEGRI AL CLERO,
AI RELIGIOSI E AL POPOLO DI DIO
DI QUESTA CHIESA PARTICOLARE, NELL’IMMINENZA DELLE ELEZIONI
POLITICHE ITALIANE

Il Vescovo di San Marino-Montefeltro, nella imminenza delle elezioni politiche italiane comunica queste direttive a tutto il Clero e Religiosi di San Marino-Montefeltro e a tutto il Popolo di Dio di questa Chiesa Particolare.
Il Vescovo intende immedesimarsi completamente nelle indicazioni che sono state pubblicamente formulate nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana, soprattutto nella prolusione del Card. Bagnasco, Presidente della Cei e nel comunicato finale del Consiglio permanente della stessa Cei.
Ma poiché tocca e lui e soltanto a lui dare indicazioni di carattere normativo per il suo popolo e per il popolo di Dio di questa Chiesa Sammarinese-Feretrana, lo fa con un particolare senso di obbedienza alle autorità ultime della Chiesa e con una piena e totale responsabilità nei confronti del suo Popolo.

1) I valori fondamentali che devono essere rigorosamente salvaguardati e promossi nell’ambito della competizione elettorale, sono i valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, quelli che Papa Benedetto XVI con felice espressione ha indicato come valori non negoziabili.
• Il valore della vita in tutte le fasi del suo attuarsi,
• il rispetto della sacralità della vita,
• la libertà di coscienza, di religione, di cultura, di educazione.
In particolare la Conferenza Episcopale Italiana indica, per i prossimi 10 anni della sua attività pastorale, l’emergenza educativa come un’emergenza che è ormai inderogabile, non soltanto per la Chiesa, ma per tutta la società italiana.
Per questo il Vescovo di San Marino-Montefeltro chiarisce che non è possibile dare il proprio voto a formazioni di qualunque tipo che esplicitamente contestino questi valori fondamentali; o abbiano già formulato o si apprestino a presentare disegni di legge programmaticamente contrari a tali principi fondamentali.

2) Il Vescovo di San Marino-Montefeltro depreca, come altre autorità della Chiesa italiana, che in quasi tutte le liste che vengono presentate alla scelta degli elettori italiani, i candidati dichiaratamente cattolici siano stati posti in posizione subalterna, quando non esplicitamente eliminati.

Al loro posto può essere accaduto, come nella nostra Regione Marche, che siano stati messi in posizione di quasi sicura elezione, candidati che non solo hanno esplicitamente contestato i valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa lungo tutta la loro carriera politica, ma che abbiano fatto particolarmente della difesa ad oltranza dello statalismo scolastico, una bandiera dell’attività politica contestando, quando non sopprimendo quando è stato possibile, anche quel minimo di libertà scolastica che vige in Italia. Allo stesso modo che nel punto precedente il Vescovo ribadisce che è gravemente contraddittorio andare a votare per coloro che , anche solo personalmente, contestano i valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa e, in particolare, la libertà di educazione e di scuola.

3) Il Vescovo di San Marino-Montefeltro non può non deprecare, vivamente, quel sostanziale attacco alla democrazia del nostro Paese rappresentato dall’attuale legge elettorale, la quale andrà bene per qualcuno ma non può andar bene per una coscienza autenticamente democratica. Il popolo italiano è, di fatto, espropriato di quella minima capacità di scelta che era caratterizzata dalle preferenze. L’eliminazione della preferenza consegna la competizione elettorale ai padroni dei vari partiti e delle varie formazioni politiche che hanno preteso di intervenire, anche nelle più piccole realtà locali dettando dal centro candidati, nella maggior parte dei casi, assolutamente ignoti.
E’ una vicenda intollerabile che deve al più presto finire; il Vescovo confida che il nuovo Parlamento saprà fare giustizia di una legge elettorale che rimane vergognosa.

4) Il Vescovo non può che indicare delle linee fondamentali di riferimento affidando alla coscienza di ciascuno dei suoi fedeli le necessarie mediazioni fra i principi formulati e le scelte particolari che rimangono esclusiva responsabilità della coscienza personale. Certo la coscienza personale cristiana non si forma automaticamente; la coscienza cristiana si forma nel confronto con le indicazioni autorevoli che vengono dalla Chiesa, cercando di immedesimarsi con esse e cercando di prendere, di fronte ad esse, la propria responsabilità, anche quella di sbagliare.
Un grande padre spirituale della mia infanzia e giovinezza diceva comunque che è meglio aver torto con il Vescovo che avere ragione da soli.
Con queste indicazioni che mi sembrano non soffrano di nessuna possibilità di interpretazione equivoca, affido a questa Chiesa Particolare una linea di approfondimento e di cammino che matura la propria responsabilità personale, che non può essere delegata a nessuno, né al Vescovo né ai giornali, a cui normalmente ci si riferisce per le questioni sostanziali della vita personale e sociale.

Benedico di cuore questo Popolo e gli chiedo di essere all’altezza della grande Tradizione cattolica che è stata in questi luoghi per decenni, se non per secoli, una tradizione religiosa e, insieme, una realtà perfettamente laica.

Pennabilli, 25 Marzo 2008

+ Luigi Negri

giovedì 3 aprile 2008


Appuntamenti religiosi a Piacenza

Veglia con il vescovo
per i missionari martiri

Venerdì prossimo, 11 aprile, alle ore 20, nella
basilica di Sant’Antonino,
la diocesi propone una veglia di preghiera per i missionari martiri; in particolare verranno ricordati i 21 martiri dello scorso anno. L’incontro sarà presieduto dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio.


Il 6 aprile alle 21 al Corpus Domini
incontro missionario sul Sighet

Domenica 6 aprile alle ore 21 presso il salone parrocchiale del Corpus Domini si terrà l'incontro "Sighet: quando un incontro diventa Speranza". L'incontro, organizzato in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano, rappresenta un'occasione unica per conoscere la testimonianza di padre Filippo Aliani, frate missionario cappuccino a Sighet, in Romania. Al termine della serata, vi sarà l'opportunità di conoscere una speciale proposta estiva rivolta a tutti i giovani.Padre Filippo lavora da cinque anni con il gruppo giovanile di volontariato "Gruppo Speranza" per infondere la speranza in un futuro nuovo, diverso ed arginare la piaga dell'alcolismo e dell'abbandono minorile. Il primo contatto con la realtà di Sighet lo ebbe qualche anno fa, quando partecipò ad un Campo di Solidarietà Missionaria organizzato dalla Lega Missionaria Studenti dei Gesuiti di Roma. Colpito dalla gravità della situazione, dal fenomeno dell’abbandono minorile, dalla povertà materiale ma soprattutto valoriale della popolazione, decise di tornare e di rimanere stabilmente per provare a cambiare qualcosa, investendo sui giovani.“L’abbandono a Sighet - racconta padre Filippo - è una vera e propria malattia, il non sentirsi desiderati e amati è una lebbra che distrugge l’umanità di queste persone, le isola sempre di più e le conduce a una morte interiore e relazionale. I ragazzi che vivono questa esperienza di abbandono rimangono segnati profondamente ed è veramente difficile lavorare con loro perché non hanno la capacità di capire quale è il loro vero bene e, se riescono a capirlo, di perseguirlo. Inoltre non riescono a inserirsi nella società, con le responsabilità che questo comporta, non riescono ad avere una progettualità. Vivono alla giornata e seguono ciò che è più semplice e comodo, indipendentemente dalle conseguenze che questo comporta”.Tanti sono i progetti che padre Filippo ha attualmente all'attivo con i suoi ragazzi: il volontariato presso gli orfanotrofi e le case famiglia, la donazione degli alimenti alle famiglie, il sostentamento di una nuova casa famiglia attraverso la pizzeria-gelateria “Pinocchio” e la formazione di una cooperativa socio-educativa gestita da giovani educatori.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
Sacra Sindone
Nei giorni scorsi si è tornati a parlare della sacra Sindone.
Un interessante articolo di Andrea Tornielli
è stato pubblicato su il Giornale del 19 marzo 2008
Noi non abbiamo dubbi. L'immagine sulla Sacra Sindone
è quella del corpo di Cristo. Ma non tutti concordano.


«Il Medioevo? Data inattendibile
Il lenzuolo risale al primo secolo»

di Andrea Tornelli

«Sfido chiunque a riprodurre l’immagine sindonica. Nessuno è in grado di farlo...». Il professor Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all’università di Padova è convinto dell’inattendibilità della datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. E lo intende dimostrare, portando nuovi elementi sulla modalità in cui la misteriosa immagine si è formata, con il volume La Sindone. Una sfida alla scienza moderna (Aracne editrice, pp. 608, 42 euro) a giorni in libreria. Il Giornale l’ha intervistato, alla vigilia del documentario che la Bbc manderà in onda il Sabato santo. Nel filmato uno degli scienziati che fecero la datazione al carbonio 14 stabilendo che la Sindone risaliva al medioevo, Christopher Ramsey, ha sostenuto che quei risultati potrebbero essere messi in discussione dagli «effetti ambientali». Partiamo dalla datazione. Che cosa ha scoperto? «Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l’esame al radiocarbonio nel 1988 ci si rende conto che è stato commesso un errore di calcolo. L’attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all’1,2 per cento. Cioè assolutamente inattendibile». Com’è potuto accadere un errore di questo genere? «Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosiddetto di Pearson, hanno una probabilità superiore al 95 per cento di non corrispondere a quelli della Sindone. È stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato». È un’accusa grave... «I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c’è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo».
Perché, allora, quella data medioevale? «Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi in considerazione dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c’è stata una contaminazione esterna e dimostra l’inattendibilità del risultato». Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l’età della Sindone? «Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all’incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Infine, non bisogna sottovalutare l’elemento delle radiazioni... ». Che cosa c’entrano le radiazioni con la Sindone?«Per riprodurre un’immagine in quel modo bisogna supporre una fonte di energia agente a distanza, ma che si scatena dall’interno del corpo dell’uomo che vi è avvolto. Una radiazione di grande intensità ma di brevissima durata, millisecondi, forse solo nanosecondi. Stiamo cercando di verificarlo a livello sperimentale all’Enea di Frascati. È stato come un lampo». E che cosa l’avrebbe provocato? La risurrezione? «Non lo sappiamo. Sappiamo solo che l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa di simile alla Sindone, anche se per il momento in un frammento piccolissimo di tessuto, è una forte radiazione».Dunque la Sindone non è dipinta... «No. Assolutamente no. Chi continua a dire che è stata realizzata da Leonardo, o che è stata fatta scaldando un bassorilievo, non sa quel che dice. Nella Sindone non c’è passaggio di colorazione attraverso le fibre del lino. L’immagine si è formata per irradiazione». Non credo che il Comitato di controllo sul paranormale, sarebbero d’accordo... «Devo smentirla. Proprio il Cicap, a Torino, nel 2002, ha concluso che il modo in cui l’immagine si è formata non è chiarito. Sfido chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, “Shroud Science”: abbiamo stilato un elenco di 100 caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un’eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla».


Dal blog.ilgiornale.it/tornielli/
_____________________________________________________________
PER APPROFONDIRE E VEDERE
"Chi è l'Uomo della Sindone"
Università Pontificia Regina Apostolorum
Via degli Aldobrandeschi, Roma
è aperta al pubblico la seconda mostra permanente al mondo sulla Santa Sindone, sullo schema di quella inaugurata con successo il 22 luglio nel centro di Notre Dame di Gerusalemme. Essa ospita, fra l’altro, una copia della Sindone di Torino, una scultura di Luigi Mattei, che ha cercato di ricostruire in tre dimensioni il corpo dell’uomo del lenzuolo, ed una riproduzione della corona di spine, dei chiodi, dei flagelli utilizzati con Gesù, secondo quanto è stato possibile rilevare dall’immagine. Inoltre una serie di grandi pannelli ripercorre la storia della Sindone ed illustra le principali ricerche scientifiche degli ultimi anni, con particolare riferimento ai recenti studi nel settore della botanica.

Negli ultimi anni, la Santa Sindone è stata al centro di un grande interesse da parte del mondo scientifico. Si tratta, forse, dell’oggetto più studiato al mondo, da diversi punti di osservazione: storico, chimico, informatico e perfino botanico e numismatico.
La mostra permanente può essere
visitata con ingresso libero,
dal lunedì al venerdì, dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 16 alle 19

mercoledì 2 aprile 2008


Commemorazione del terzo anniversario della pia morte del Servo di Dio Giovanni Paolo II

Carissimi,
Mercoledì 2 aprile 2008 ricorre il III anniversario della pia morte del
Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Alle ore 10,30, in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà una Santa Messa alla quale tutti siamo invitati a partecipare.

Tanta è la gratitudine che, a distanza di tre anni dalla morte, ancora proviamo nei confronti di questo grande Papa e Vescovo della nostra Diocesi, così come sempre più va diffondendosi la sua fama di santità tra i fedeli. Sono pertanto ad auspicare un’ampia partecipazione a questa Eucaristia per suffragare l’anima dell’amato Pastore e chiedo soprattutto ai sacerdoti in cura d’anime di favorire, pur essendo un giorno feriale, la massima partecipazione di fedeli.

Nella medesima circostanza si aprirà il I Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia che si svolgerà a Roma, dal 2 al 6 aprile p.v., avendo, come sede principale dei propri lavori, dal 2 pomeriggio al 5 aprile mattina, la Basilica di San Giovanni in Laterano.

I Parroci romani, assisteranno alla S. Messa del 2 aprile in talare, cotta e stola rossa.
Certo della vostra partecipazione, porgo a tutti un cordiale saluto

Camillo Card. Ruini

Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma


__________________________________________

Tutti noi che a causa del tempo e
della distanza non potremo
essere presenti in
Piazza San Pietro alla
Santa Messa celebrata dal
Sommo Pontefice,
possiamo unirci in preghiera e,
mediante lo Spirito e la Fede,
essere Chiesa di Dio
__________________________________________

O Trinità Santa,
ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa il papa Giovanni Paolo II e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza della tua paternità, la gloria della Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d’amore.
Egli, confidando totalmente nella tua infinita misericordiae nella materna intercessione di Mariaci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore, e ci ha indicato la santità come misura alta della vita cristiana ordinariaquale strada per raggiungere la comunione eterna con te.
Concedici, per sua intercessione, secondo la tua volontà, la grazia che imploriamo, nella speranza che egli sia presto annoverato nel numero dei tuoi santi.
Amen.

martedì 1 aprile 2008


Visto che il tema della conversione
di Magdi Cristiano Allam
ha suscitato interesse e malumori, torniamo
sull'argomento e pubblichiamo queste
brevi, ma chiare note.


Dal CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

La penitenza interiore

1431 La penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza nella misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato «animi cruciatus [afflizione dello spirito]», «compunctio cordis [contrizione del cuore]».


1436 Eucaristia e Penitenza. La conversione e la penitenza quotidiane trovano la loro sorgente e il loro alimento nell'Eucaristia, poiché in essa è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio; per suo mezzo vengono nutriti e fortificati coloro che vivono della vita di Cristo; essa « è come l'antidoto con cui essere liberati dalle colpe di ogni giorno e preservati dai peccati mortali ».


Forme e gradi
della conversione

dall’ENCICLOPEDIA DI APOLOGETICA – 5^ ed.

al lettore gli approfondimenti

a) La conversione comincia da un punto privilegiato. - Individuale o collettiva, intima o istituzionale, la conversione può essere completa e incompleta. Indubbiamente comincerà con essere incompleta. Ciò che le manca dipende dal carattere del "invertito; quindi lo psicologo dovrà anche essere un caratterologo. Taluno potrà riconoscere la verità dei dommi senza nessuna emozione del cuore e senza nessun atto evangelico; tal'altro sarà conquiso da una sentimentalità vaga, che non lo interesserà né alle verità rivelate, né alle pratiche richieste; un terzo amerà il suo prossimo quasi come se stesso, ma verso Dio conserverà un agnosticismo che chiamerà rispetto, e un'aridità di cui si farà vanto, quasi fosse un rifiuto virile d'ogni sentimentalismo. Certamente una volta messo in opera un elemento del G. S. C, gli altri due elementi entreranno anch'essi a poco a poco in azione, in forza della loro unione sempre intima; inoltre i G. S. C. cristiani, cioè i misteri, sono nello stesso tempo luminosi allo spirito, sensibili al cuore e vivificanti per la volontà. Ma in generale l'agganciamento si fa in un punto solo. Il cristianesimo ha tre ingressi principali.
Però ogni ingresso si può biforcare, conducendo una via alla conversione totale, l'altra invece impantanandosi in una caricatura di conversione, e questo appunto occorre notare concretamente nei tre casi.

b) Ingresso per via dell'intelligenza. - Si è rimasti colpiti dalla dottrina e si vuole arricchire la propria conoscenza. Gli uni cercano di vivere le verità religiose e così, ad esempio, l'Incarnazione del Verbo non sarà soltanto un fatto deciso da tutta l'eternità e compiuto millenovecento anni fa nel seno della Vergine Maria: Gesù con la comunione in certo modo s'incarna in me, anzi allora io mi fondo in lui; però in qualunque maniera io interpreti il fatto, è l'unione della natura divina e della natura umana praticata invece di essere contemplata: qui è il vero passaggio, per la via del domma, a tutta quanta la vita cristiana. Qui però si può progredire meno santamente. Certi europei studieranno la storia del domma restando in una biblioteca; altri, non europei, che non hanno ricevuto con la nostra lingua la logica greco-latina, lavoreranno ad assimilarsi le nozioni fondamentali che la teologia ha aggiunto alla rivelazione: nozioni d'essenza e d'esistenza, di materia e di forma. In genere sono vicoli ciechi.Ingresso per via della sensibilità. - Ci si sforzerà di trasformare in atti i sentimenti evangelici, la gioia d'essere poveri, di fare penitenza, di perdonare, di dimenticarsi, di convenirsi... È la via dell'arricchimento. Altri però snatureranno quest'insegnamento facendone un ascetismo musone o una pietà sfasata; oppure, anziché combattere i loro istinti, ne volgeranno l'ardore verso i nemici della Chiesa, sia per la polemica, sia per nuove guerre di religione.

c) Ingresso per via della volontà. -Si praticherà? Però ci sono due metodi: o praticare i precetti e i consigli evangelici in tutte le incidenze della vita familiare, professionale e civica, il che sarà il risultato di lunghi esercizi su una via per lo più fiancheggiata dalla preghiera e dai sacramenti; o praticare nel senso peggiorativo della parola, cioè andare spesso in chiesa, ma non riportarne nessuna chiarezza né alcun vigore per emendarsi: qui la pratica è sfigurata o è ridotta a vernice.

Così la preconversione richiederà postconversioni.
La conversione al cattolicesimo comporta un'esigenza speciale. - Nella forma che abbiamo schizzato, gli uni e gli altri avranno tuttavia lo stesso andamento, sia che si tratti del cattolicesimo, sia dell'ortodossia o del protestantesimo. In più il cattolicesimo esige l'ingresso nella Chiesa che è sua. Ora anche in questo stato si possono assumere vari atteggiamenti.
Il vero cattolico sa che la Chiesa, è un corpo, con Cristo per capo e di cui ciascuno di noi è un membro, un organo o una cellula, spedalizzato in questo o in quel ministero, da cui nessuno si può dispensare, membro o cellula che dal capo riceve la vita divina nella misura conveniente. Quindi la disciplina non consiste nel seguire ciecamente, pigramente e in modo incompleto gli ordini, ma nel permearsi sufficientemente delle intenzioni dei vicari di Gesù Cristo, per prendere iniziative che consistono semplicemente nel precedere gli ordini, perché si saranno meglio capiti. È questa la tesi dell'Azione Cattolica, com'è definita dagli ultimi papi.
Ma altri cattolici, meno consapevoli della vera natura della Chiesa, l'immaginano fatta sul calco delle società politiche che essi conoscono. Alcuni io essa vedono una monarchia assoluta, il che pare loro tanto più naturale, in quanto, essendo la verità rivelata, il potere può venire solo dall'alto; essi hanno quindi per la gerarchia un rispetto completamente passivo, attendendone le istruzioni per pensare, sentire, agire. Altri, convinti che la democrazia sarà il regime dell'avvenire, credono di fare un torto alla Chiesa quando non la rappresentano come una società democratica, credendo quindi giusto che una parrocchia o una diocesi sia amministrata non solo nella cassa, ma anche nell'insegnamento e nelle pie manifestazioni dei delegati dell'assemblea generale dei fedeli. A tali differenze s'aggiungono ineguaglianze. Si è convenuti quando ci si conforma ai precetti; Io si è di più quando si comincia a seguire i consigli, iniziando cosi un'ascensione illimitata: la psicologia della conversione è solo una prefazione alla psicologia della santità.
Cosi lo stesso cattolicesimo presenta molte varietà; fuori di esso le varietà sono ancora più numerose.

dall'ottimo sito Apologetica Cattolica - amarelachiesa.blog

giovedì 27 marzo 2008

Gli avversi alla fede,
non smettono mai di stupire
E PER QUALCUNO CONVERSIONE
E' UGUALE AD AGGRESSIONE

Scritto da: Riccardo Cascioli - Il Timone 26-3-2008

Al laicismo e all’odio per la Chiesa cattolica ci siamo ormai abituati eppure non possiamo nascondere un evidente sconcerto per le reazioni scomposte - e in alcuni casi deliranti – al battesimo ricevuto da Magdi Allam in San Pietro durante la Veglia pasquale celebrata da papa Benedetto XVI. Non ci riferiamo alle reazioni del mondo islamico, in parte scontate e dove peraltro non sono mancate voci rispettose, ma a quelle di certo mondo politico italiano e addirittura di alcuni cattolici eccellenti. Segno che il laicismo e l’intolleranza anti-cattolica sono molto più profonde di quanto pensato e hanno addirittura varcato la soglia della Chiesa.
Ci riferiamo ai duri attacchi al Papa e a Magdi Cristiano Allam portati anzitutto da vari leader socialisti e della sinistra radicale – Boselli, Intini, Craxi, Spini, Venier – che si esprimono curiosamente negli stessi termini usati da Hamas, ovvero accusando il Papa di incitare alla violenza, di fomentare il fondamentalismo, di alimentare la guerra di religione. Terminando con la richiesta al Vaticano di prendere le distanze dalle opinioni di Allam. Ma anche dal Partito Democratico sono partiti dei siluri, come quello di Ludina Barzini (candidata per il Senato in Lombardia) secondo cui “parlare di Italia come culla del cristianesimo rischia di riportarci indietro di anni”. Seguendo il filo del suo ragionamento dovremmo dedurne che non potremo più affermare neanche che l’Italia è la culla del diritto (romano), che la Toscana è la culla della lingua italiana (chi sa mai che si offendano i lombardi) e così via negando la realtà e la storia. Per Franco Monaco, inoltre (sempre del Pd), fanno problema le motivazioni di Allam e “la pubblica ostentazione di una intima conversione”. Certo, molto meglio scegliere le catacombe per il battesimo in modo che nessuno lo venga a sapere, in fondo Roma ne è ancora piena. Ma Monaco, in questo suo argomentare, mentre contesta la mancanza d’umiltà di Allam si auto investe modestamente del ruolo di difensore del cristianesimo che con questo battesimo mediatico risulta ridotto a “religione civile e ideologia dell’occidente che ne mortifica l’universalità”. Così anche lui conclude con la storiella dell’incitamento “allo scontro di civiltà”. Si fosse esposto prima, probabilmente il conclave di due anni fa avrebbe eletto lui Papa e non quello scriteriato di Benedetto XVI che non si rende bene conto di cosa stia facendo.Ma ancora più sconcertanti sono alcuni commenti provenienti da voci ostentatamente cattoliche. Come ad esempio il commento apparso il 26 marzo a pagina 8 del quotidiano Europa a firma di Aldo Maria Valli. Il noto giornalista cattolico, forse rendendosi conto dell’enormità delle cose che afferma, si nasconde dietro un presunto messaggio inviatogli da un suo anonimo amico sacerdote che “lavora sulla frontiera dell’islam”. Il messaggio, che il giornalista riporta con finto stupore e malcelata partecipazione, è una sequela di attacchi al Papa da lasciare esterrefatti. Ve ne risparmiamo il contenuto, basti ricordare che il battesimo di Magdi Allam viene considerato la reiterazione del grave errore già fatto con il discorso di Ratisbona (che peraltro è uno dei punti decisivi per la conversione di Allam): e se errare è umano, perseverare….
Anche peggiore, se possibile, il commento di don Vinicio Albanesi, responsabile della comunità di Capodarco, che quando c’è da colpire la Chiesa e il Papa non si tira mai indietro. E l’ANSA è sempre lì pronta a raccogliere le sue perle di saggezza. Ebbene, secondo don Albanesi la conversione di Magdi Allam “non aiuta il cristianesimo” e la decisione del Papa di battezzarlo nella notte di Pasqua sarebbe addirittura “un’aggressione”, tanto da fargli sentenziare che “quando il cristianesimo si è aggregato a forze militari ha sempre fallito”. Di quali forze militari vada vaneggiando don Albanesi non è dato sapere, visto che ci rifiutiamo di credere che si riferisse alle guardie svizzere. Ma ancora più incredibile è il pensiero (si fa per dire) seguente: “L’islam può essere aggressivo ma il cristianesimo non può rispondere con la stessa arma perché il suo simbolo allora non sarebbe la croce”. Cioè, se le parole hanno un senso, il battesimo di un convertito come Allam – secondo don Albanesi - esprime lo stesso grado di violenza degli attentati di al-Qaeda e delle stragi perpetrate dai kamikaze islamici. Dopodiché possiamo dedurne che le minacce della scorsa settimana di Bin Laden al Papa siano giustificate. Evidentemente certi personaggi, insieme all’uso della ragione hanno perso anche il senso del ridicolo, e ogni commento appare dunque superfluo.
Però è giusto almeno ricordare che il “convertito” di cui si parla, additato come un provocatore, vive da cinque anni sotto scorta proprio per aver creduto nella possibilità di un islam moderato, cosa che gli ha attirato diverse condanne a morte da parte di religiosi islamici. Ed è ben consapevole che quest’ultimo passo potrebbe costargli molto caro. Forse se qualche fervente islamico decidesse – Dio non voglia - di attuare le fatwe lanciate contro Magdi Allam, i nostri illustri pensatori tirerebbero un sospiro di sollievo e l’anonimo-prete-sulla-frontiera -dell’islam vedrebbe così scongiurata una guerra di religione. Tutti insieme poi direbbero che in fondo se l’è cercata.Costoro non si rendono conto che ciò che è accaduto la notte di Pasqua è per la libertà di tutti noi. Come ha sostenuto l’Osservatore Romano, la celebrazione del Battesimo di Magdi Cristiano Allam in San Pietro altro non è stato che un gesto di affermazione della libertà religiosa. E senza questa non esiste alcun’altra libertà.

mercoledì 26 marzo 2008

Fatti per pensare


LA CONVERSIONE DI
MAGDI "CRISTIANO" ALLAM

La notte di Pasqua il vicedirettore del
“Corriere della Sera” Magdi Allam
ha ricevuto il battesimo da
Benedetto XVI divenendo cristiano.
Ha scelto proprio Cristiano
come nome di battesimo.

Pubblichiamo il racconto del percorso
interiore che ha portato Magdi Allam
a scegliere la religione cattolica dopo
una approfondita riflessione sull'islam.


Cari Amici,
sono particolarmente lieto di condividere con voi la mia immensa gioia per questa Pasqua di Resurrezione che mi ha portato il dono della fede cristiana. Vi propongo volentieri la lettera da me inviata al Direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, in cui racconto il percorso interiore che mi ha portato alla scelta della conversione al cattolicesimo. Questa è la versione integrale della lettera che è stata pubblicata, solo parzialmente, oggi dal Corriere della Sera.

Caro Direttore,
ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.
Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima e Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: “Cristiano”. Da ieri sera dunque mi chiamo Magdi Cristiano Allam.
Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, condannato acriticamente quale “nemico”, primeggiano sull’amore e il rispetto del “prossimo” che è sempre e comunque “persona”; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà.
Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero.
Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come “nemico dell’islam”, “ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare all’islam”, “bugiardo e diffamatore dell’islam”, legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un “islam moderato”, assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.
Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.
Il mio è un percorso che inizia da quando all’età di quattro anni, mia madre Safeya – musulmana credente e praticante – per il primo della serie di “casi” che si riveleranno essere tutt’altro che fortuiti bensì parte integrante di un destino divino a cui tutti noi siamo assegnati –mi affidò alle cure amorevoli di suor Lavinia dell’Ordine dei Comboniani, convinta della bontà dell’educazione che mi avrebbero impartito delle religiose italiane e cattoliche trapiantate al Cairo, la mia città natale, per testimoniare la loro fede cristiana tramite un’opera volta a realizzare il bene comune. Ho così iniziato un’esperienza di vita in collegio, proseguita dai salesiani dell’Istituto Don Bosco alle medie e al liceo, che mi ha complessivamente trasmesso non solo la scienza del sapere ma soprattutto la coscienza dei valori.
E’ grazie ai religiosi cattolici che io ho acquisito una concezione profondamente e essenzialmente etica della vita, dove la persona creata a immagine e somiglianza di Dio è chiamata a svolgere una missione che s’inserisce nel quadro di un disegno universale ed eterno volto alla risurrezione interiore dei singoli su questa terra e dell’insieme dell’umanità nel Giorno del Giudizio, che si fonda nella fede in Dio e nel primato dei valori, che si basa sul senso della responsabilità individuale e sul senso del dovere nei confronti della collettività. E’ in virtù dell’educazione cristiana e della condivisione dell’esperienza della vita con dei religiosi cattolici che io ho sempre coltivato una profonda fede nella dimensione trascendentale, così come ho sempre ricercato la certezza della verità nei valori assoluti e universali.
Ho avuto una stagione in cui la presenza amorevole e lo zelo religioso di mia madre mi hanno avvicinato all’islam, che ho periodicamente praticato sul piano cultuale e a cui ho creduto sul piano spirituale secondo un’interpretazione che all’epoca, erano gli anni Sessanta, corrispondeva sommariamente a una fede rispettosa della persona e tollerante nei confronti del prossimo, in un contesto – quello del regime nasseriano – dove prevaleva il principio laico della separazione della sfera religiosa da quella secolare.
Del tutto laico era mio padre Mahmoud al pari di una maggioranza di egiziani che avevano l’Occidente come modello sul piano della libertà individuale, del costume sociale e delle mode culturali ed artistiche, anche se purtroppo il totalitarismo politico di Nasser e l’ideologia bellicosa del panarabismo che mirò all’eliminazione fisica di Israele portarono alla catastrofe l’Egitto e spianarono la strada alla riesumazione del panislamismo, all’ascesa al potere degli estremisti islamici e all’esplosione del terrorismo islamico globalizzato.
I lunghi anni in collegio mi hanno anche consentito di conoscere bene e da vicino la realtà del cattolicesimo e delle donne e degli uomini che hanno dedicato la loro vita per servire Dio in seno alla Chiesa. Già da allora leggevo la Bibbia e i Vangeli ed ero particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ho avuto modo di assistere alla santa messa ed è anche capitato che, una sola volta, mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità religiosa cattolica.
Successivamente, al mio arrivo in Italia all’inizio degli anni Settanta tra i fumi delle rivolte studentesche e le difficoltà all’integrazione, ho vissuto la stagione dell’ateismo sventolato come fede, che tuttavia si fondava anch’esso sul primato dei valori assoluti e universali. Non sono mai stato indifferente alla presenza di Dio anche se solo ora sento che il Dio dell’Amore, della Fede e della Ragione si concilia pienamente con il patrimonio di valori che si radicano in me.
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei “casi” che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava “Le nuove catacombe degli islamici convertiti”. Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani in Italia che denunciano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, la culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura. Buona Pasqua a tutti.
Cari amici, andiamo avanti sulla via della verità, della vita e della libertà con i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.

Magdi Allam

[Fonte: http://www.magdiallam.it]

martedì 25 marzo 2008


Benedetto XVI,
il sacerdote, dritto di fronte
alle correnti del tempo

Il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell'impegno per il bene. Lo stare davanti al Signore deve essere sempre, nel più profondo, anche un farsi carico degli uomini presso il Signore che, a sua volta, si fa carico di tutti noi presso il Padre. E deve essere un farsi carico di Lui, di Cristo, della sua parola, della sua verità, del suo amore. Retto deve essere il sacerdote, impavido e disposto ad incassare per il Signore anche oltraggi, come riferiscono gli Atti degli Apostoli.

http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=31
La Sacra Sindone:
il volto di Gesù Cristo

sabato 22 marzo 2008

Nella Pasqua di redenzione di nostro Signore
nell’anno 2008 abbiamo ricevuto un augurio
particolare, che giriamo a tutti


All’intercessione della più formidabile “testimonial”,
Maria Maddalena

(modello dell’umanità decaduta cui Cristo
ha portato la nuova legge dell’amore e del perdono),
assieme a Gregorio Magno e ad Agostino, ci affidiamo!

_________________________________________________
In ciò che noi crediamo Dio è risorto
In ciò che noi vogliamo Dio è risorto
Nel mondo che faremo Dio è risorto,
Dio è risorto!
_________________________________________________

Victimae paschali laudes
(sec. XI)

Victimae paschali laudes
immolent Christiani.
Agnus redemit oves:
Christus innocens Patri
reconciliavit peccatores.
Mors et vita duello conflixere mirando:
dux vitae mortus regnat vivus.
Dic nobis Maria quid vidisti in via?
Sepolcrum Christi viventis,
et gloriam vidi resurgentis:
Angelicos testes, sudarium, et vestes.
Surrexit Christus spes mea:
Praecedet suos in Galilaeam.
Scimus Christus surrexisse a mortuis vere:
tu nobis, victor Rex, miserere.


Alla vittima pasquale s'innalzi il sacrificio di lode,
l'agnello ha redento le pecore, Cristo innocente ha
riconciliato i peccatori col Padre.
La morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita, morto, regna sui vivi.
Dicci, o Maria, cosa vedesti sulla via?
Il sepolcro del Cristo vivente
e la gloria vidi del Risorgente; con gli angeli testimoni,
il sepolcro e le vesti;
vive Cristo, mia speranza e vi precede in Galilea.
Siamo sicuri che Cristo è risorto da morte vera.
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.
Amen. Alleluia

mercoledì 19 marzo 2008

Questi è il figlio mio, l’Amato

Icona della crocefissione dipinta nella cappella (sacrario-sacrestia)

dell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba - Alseno (PC).
l'affresco, che rappresenta Gesù in croce circondato da alcune
figure "chiave", rende bene l'idea di quel Figlio Amato che sa
amare fino al punto di guadagnare al Padre
la moltitudine dei suoi figli.
Il dipinto, di scuola giottesca, è stato realizzato a cavallo
tra il 14° e il !5° secolo.

Templari di San Bernardo:
la nostra vita è la Parola
Non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi
Dal libro del profeta Isaia (Is 50,4-9a)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gliiniziati.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, nonmi sono tirato indietro.
Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mistrappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e aglisputi.
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendola mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.
È vicino chi mi rende giustizia; chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?