sabato 16 febbraio 2008
martedì 12 febbraio 2008
Vostro Padre Livio - Tratto da amarelachiesa
venerdì 8 febbraio 2008
Il Papa: "Condurre il "combattimento spirituale" della Quaresima armati della preghiera, del digiuno e della pratica dell'elemosina, per giungere alle celebrazioni delle Feste pasquali rinnovati nello spirito."
"L'osservanza della Quaresima," diceva il Pontefice, "è il vincolo della nostra milizia; con quella ci distinguiamo dai nemici della Croce di Gesù Cristo; con quella allontaniamo i flagelli dell'ira divina; con quella, protetti dal soccorso celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i prìncipi delle tenebre. Se ci abbandoniamo a tale rilassamento, è tutto a detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei pubblici affari e di disgrazie nelle cose private".
(Benedetto XIV, Costituzione Non ambigimus, del 27 maggio 1741)
(Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico, tomo I, Avvento, Natale, Quaresima, Passione, Alba 1959)
Natale 2007 è stato, per noi Piacentini, il 325esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Lorenzo Scupoli, autore di un libro intitolato: “Il combattimento spirituale”. Si tratta di un’agile manuale che insegna come condurre la Grande Guerra Santa, corrispondente alla Jihad degli islamici. La guerra, cioè, solo vincendo la quale ci troveremo nella migliore e agevole condizione di combattere l’altra guerra santa: la piccola, contro i nemici terreni della Chiesa.
Una allusione alla dottrina delle Guerra Santa può essere fatta con riferimento alle Crociate. Il fatto che, nelle Crociate, si trovarono di fronte uomini che, combattevano vivendo la guerra, in fondo, secondo uno stesso significato spirituale, mostra in modo netto il modo vero di quella unità nello spirito tradizionale che può mantenersi non solo attraverso le differenze, ma altresì attraverso un contrasto più drammatico. Appunto nel sorgere l’uno contro l’altro per la Guerra santa, l’Islam e la Cristianità testimoniarono parimenti della unità dello spirito tradizionale.
Scrive San Bernardo nel
“Sia che viviamo, sia che moriamo, noi apparteniamo al Signore. Quale gloria per voi il non uscire mai dalla mischia se non coperti di allori. Ma quale maggior gloria è mai quella di guadagnare sul campo una corona immortale…. O fortunata condizione in cui si può aspettare la morte senza timore, desiderandola con impazienza e riceverla con cuore sicuro!”
Il combattimento spirituale è la via di Dio, attraverso la quale si vince la Grande guerra santa; di ordine interno e spirituale, l’altra è la guerra materiale.
Nella Quaresima siamo, afferma san Paolo: “L’atleta che gareggia nello stadio non riceve la corona se non ha gareggiato secondo le regole”.
Quali sono queste regole?
La nostra penitenza, segno della partecipazione al Cristo che si fa penitente per ogni uomo con il digiuno nel deserto, consiste:
- nell'ascolto più frequente della parola di Dio,
- nella preghiera più intensa e prolungata,
- nel digiuno,
- nelle opere di Carità (amore)
DISCIPLINA DEL DIGIUNO E DELL'ASTINENZA
Per concludere:
la Quaresima cristiana è simile al Ramadan degli islamici, ma la Tradizione della Quaresima, così come il cristianesimo preesiste all’Islam, essendo il profeta Maometto morto 6 secoli dopo Cristo;
il combattimento spirituale corrisponde alla Grande Guerra Santa (che per gli islamici si chiama:el-jihaddül-akbar mentre la piccola si chiama: el-jihaddül-açghar)
giovedì 7 febbraio 2008
La spiritualità monastica nella Congregazione di Casamari, nel solco della tradizione benedettino-cistercense, è vissuta con forte accentuazione comunitaria, realizzata in una comunione di ideali, di vita e di beni all'interno della clausura dei monasteri, sotto la responsabilità dell'abate, sacramento della paternità stessa di Dio. In un'atmosfera ovattata di silenzio e di raccoglimento la giornata è articolata, in modo armonico, in tre momenti complementari e convergenti così da assicurare ai monaci un reale nutrimento alle "acque che zampillano per la vita eterna" ed un sano equilibrio psico-fisico: l'opus Dei, la lectio divina, il lavoro.
mercoledì 6 febbraio 2008
La conversione è cambiamento di mentalità e di azione, cui sono chiamati tutti i Battezzati
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia uno dei tempi forti della esperienza spirituale cristiana.
I cattolici, popolo in cammino interiore verso la Luce e la sua salvezza (annunciata con il Santo Natale di Gesù), si ritirano oggi spiritualmente per quaranta giorni nel distacco e nella preghiera, sulle orme del loro Maestro Gesù, per concentrarsi ad ascoltare il Dio che parla nel cuore, il Dio che parla nel silenzio.Si tratta di Quaranta Giorni, in cui i cattolici praticano l'esercizio ascetico di allontanarsi dagli attaccamenti alle cose materiali e ai tanti "eccessi" che riempiono e frastornano la nostra vita e compiono donazioni per aiutare gli altri."
Il Papa: "Condurre il “combattimento spirituale” della Quaresima armati della preghiera, del digiuno e della pratica dell’elemosina, per giungere alle celebrazioni delle Feste pasquali rinnovati nello spirito."
"La conversione (metanoia *), nel suo significato propriamente cristiano, è un cambiamento di mentalità e di azione, come espressione della vita nuova in Cristo proclamata dalla fede: si tratta di una continua riforma di pensiero e di opere verso una più intensa identificazione con Cristo, cui sono chiamati anzitutto i battezzati. Tale è, in primo luogo, il significato dell'invito formulato da Gesù: «Convertitevi e credete al Vangelo!»"
(Congregazione per la Dottrina della Fede, il 3 dicembre 2007, memoria liturgica di S. Francesco Saverio, Patrono delle Missioni.)
La Quaresima è il tempo durante il quale Cristo purifica la sua sposa, la Chiesa.
La nostra penitenza, segno della partecipazione al Cristo che si fa penitente per ogni uomo con il digiuno nel deserto, consiste nell’ascolto più frequente della parola di Dio, nella preghiera più intensa e prolungata, nel digiuno e nelle opere di carità.
- Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo. (Bibbia CEI)
- Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo. (Nuova Riveduta)
- Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'evangelo. (Nuova Diodati)
- Il tempo della salvezza è venuto: il regno di Dio è vicino. Cambiate vita e credete in questo lieto messaggio! (Bibbia TILC)
- Il tempo fissato è compiuto e il regno di Dio si è avvicinato. Pentitevi e abbiate fede nella buona notizia. (TNM)
- κα λέγων ὅτι πεπλήρωται ὁ καιρὸς καὶ ἤγγικεν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ: μετανοεῖτε καὶ πιστεύετε ἐν τῷ εὐαγγελίῳ. (Gothic Bible)
(Mc 1,15)
martedì 5 febbraio 2008

Luoghi dell'Infinito Mensile di itinerari, arte e cultura del quotidiano «Avvenire»
n. 115 – anno XII – Febbraio 2008
per l’oratorio ritrovato
Nel piacentino l’artista Bruno Grassi ha restaurato una chiesetta e dipinto un grande ciclo di affreschi
lunedì 4 febbraio 2008
Lourdes
Un miracolo tra fede e scienza
di Lucetta Scaraffia
da Avvenire del 3 febbraio 2008
PELLEGRINAGGIO DI CATTOLICI CINESI NELLA PERIFERIA DI TAIYUAN, CAPOLUOGO DELLA PROVINCIA DI SHANXI, LO SCORSO APRILE
Cina
di Bernardo Cervellera
Molto spesso, nei miei viaggi in Cina, studenti universitari e guide turistiche mi domandano preoccupati: «È vero che il papa trama per far cadere il governo cinese?». Anche la dolcissima Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi, pubblicata lo scorso 30 giugno, è stata giudicata da funzionari del governo come «l’ennesimo tentativo» di riportare indietro l’orologio della storia; incatenando ancora al papa di Roma la Chiesa in Cina, «ormai indipendente». Questa lettura ideologica e nazionalistica sulla presenza della Chiesa in Cina dimentica che il cristianesimo nell’Impero di Mezzo ha una storia di oltre 1400 anni.
Il primo documento che narra la presenza del cristianesimo in Cina è la stele di Xian, conservata nel museo delle «10 mila stele» (Bolin). Si tratta di una pietra alta più di 3 metri, scritta in cinese e in siriaco, dove si racconta del monaco Alopen, che nel 635 giunge nella capitale dell’impero Tang – Chang An, a quel tempo forse la città più cosmopolita del mondo – e lì predica la «religione della luce» (jing jiao). Chang An aveva già visto l’arrivo di un’altra religione straniera: il buddismo. Tempo dopo giungerà anche l’islam. L’imperatore Tang Taizhong, in un decreto del 638 ne permette la diffusione, giudicandola «eccellente… vivificante per l’umanità, indispensabile». La comunità a Chang An è la prima, documentata comunità cristiana in Cina. Si tratta, molto probabilmente di una comunità di monaci siriaci (antenati nestoriani della Chiesa caldea), giunti a Chang An lungo la Via della Seta, che collegava il commercio del Mediterraneo con quello dell’Estremo Oriente.
La struttura di queste comunità suscita perplessità: essi danno uguale dignità a nobili e gente comune, ricchi e poveri; non hanno schiavi o schiave e tendono a non accumulare ricchezze. Nell’845 – su influenza della corte confuciana – l’imperatore proibisce tutte le religioni straniere. Le comunità siriache fuggiranno nell’Asia centrale, non lasciando quasi alcuna traccia fino al 1997. In quell’anno, uno studioso americano, Martin Palmer, scopre nella pagoda Da Qin – a Lou Guan Tai, nei dintorni di Xian – figure e statue che ricordano l’iconografia cristiana d’oriente. Attualmente la pagoda è usata da una comunità buddista. Va detto che grazie al lavoro di inculturazione (come diremmo oggi) svolto dai monaci siriaci, almeno fino al periodo Ming, Gesù e Maria sono perfino entrati nel pantheon taoista.
La storia delle comunità siriache sfata il mito falso di un cristianesimo come religione 'troppo recente' (è giunto in Cina solo pochi secoli dopo il buddismo) e come un corpo estraneo, ben integrato invece nel rapporto con le altre religioni cinesi.
Che il papa non fosse – come non lo è adesso – un cospiratore anti-Cina è evidente anche dalla seconda ondata di evangelizzazione nell’impero cinese, ai tempi di Marco Polo. Nel XIII secolo, papa Innocenzo IV e il re di Francia Luigi IX inviarono più volte francescani e domenicani alla corte del Gran Khan, sotto la dinastia Yuan. Non si tratta di veri e propri missionari, ma di inviati per raccogliere notizie e avviare una presa di contatto diplomatica. Fra essi va ricordato fra’ Giovanni di Pian del Carpine, che giunge fino a Karakorum (1245-47), il fiammingo Guglielmo di Rubruck (125355) e soprattutto fra’ Giovanni da Montecorvino che arriva a Kambalik (vicino all’attuale Pechino) nel 1294, coadiuvato da alcuni frati (fra cui Arnaldo da Colonia e Odorico da Pordenone). Montecorvino rimane in Cina fino alla morte, avvenuta nel 1328. Nel 1307 papa Clemente V lo nomina arcivescovo di Pechino e Patriarca dell’Oriente, un titolo di cui si è onorato perfino il vescovo patriottico di Pechino, mons. Michele Fu Tieshan, morto lo scorso anno. La missione di Montecorvino ebbe un discreto successo. In un resoconto ai suoi superiori egli parla di «seimila battezzati; 150 bambini formati a scuola». Ai francescani si deve pure la prima traduzione della Bibbia in lingua mongola.
Anche la famiglia Polo, andata in Cina per il commercio, è stata strumento di evangelizzazione. Fra l’altro, Matteo e Nicolò Polo erano stati incaricati da Khubilai Khan a tornare in Italia, chiedendo al Papa di inviare in Cina dei sapienti cristiani per fondare una università. Ma le lotte fra papato e regni nazionali in Europa non permisero di soddisfare la domanda. E la vittoria della dinastia Ming (1368-1644) cancellò ancora una volta la presenza cristiana. Ma sarà ancora l’evangelizzazione – questa volta ad opera soprattutto dei gesuiti – ad aiutare la Cina a modernizzare la sua cultura che rischiava l’asfissia per la chiusura delle frontiere nel periodo Ming e Qing. Quando Matteo Ricci, il 'sapiente d’occidente', giunge dopo molte peripezie a Pechino (1601), egli porta con sé la conoscenza delle scienze naturali, matematica, geografia, astronomia, tanto da divenire astronomo di corte. Dopo di lui, altri gesuiti occuperanno questo posto (Adam Schall, Ferdinand Verbiest...).
A Pechino, sulle mura della città antica, sul cosiddetto 'secondo anello', si può ancora ammirare l’osservatorio da loro costruito.
Grazie a Ricci e ai suoi successori le scienze dell’occidente aiutano la Cina ad avanzare nella fisica, nell’idraulica, nella geometria, nelle tecnologie dei metalli e perfino nella fusione dei cannoni. Il contributo scientifico dei gesuiti è riconosciuto ancora oggi da molti studiosi cinesi. Non si parla però del motivo per cui Ricci ha fatto tutto questo: l’amore cristiano al popolo cinese, il desiderio che esso conoscesse la persona del Salvatore. Solo in questi ultimi anni, rari studiosi dell’Accademia delle Scienze di Pechino mostrano il sottofondo religioso come la ragione di tutto il suo impegno a favore della Cina. Grazie a Ricci vi è il tentativo di mostrare il cristianesimo come il compimento della religiosità cinese e la morale cristiana come il perfezionamento della morale confuciana.
La presenza dei gesuiti e il benvolere degli imperatori porterà la comunità cristiana di Pechino fino a oltre 100 mila fedeli nel XVIII secolo.
L’incomprensione del metodo di inculturazione usato dai gesuiti porta alla proibizione ai cristiani di partecipare ai riti in onore dei defunti e di Confucio (bolle papali del 1715 e 1742, sollecitate dai francescani). Sui cristiani cade il sospetto che essi siano una setta che cospira contro la stabilità dell’impero. Così l’influenza dei gesuiti si indebolì sempre più finché gli imperatori giunsero a proibire l’evangelizzazione, anche se essa continuò con discrezione. In realtà, il vero colpo all’evangelizzazione della Cina fu la soppressione – ad opera delle potenze europee – dello stesso ordine dei gesuiti (1773).
Una nuova ondata di incontro fra Cina e cristianesimo avviene nel XIX secolo, ad opera di missionari cattolici e protestanti. Essi giungono in Cina dopo i due Trattati Ineguali che l’impero Qing è costretto a firmare a conclusione delle due 'guerre dell’oppio' (1842 e 1862). La libertà di evangelizzare viene garantita dai due trattati e voluta dalle potenze coloniali. Questo segnerà quasi fino ad oggi la presenza cristiana come 'straniera' e come 'serva dell’imperialismo'. In realtà la maggioranza dei missionari ha combattuto anch’essa contro il commercio dell’oppio fatto dagli inglesi. Mons. Simeone Volontari, del Pime, vescovo di Kaifeng, ha lettere di fuoco contro l’immorale vendita dell’oppio da parte degli stranieri. Grazie ai missionari e alle suore si innesca ovunque un movimento di progresso scientifico e sociale: nascono le prime scuole femminili, orfanotrofi per bambini (e bambine) abbandonati, ospedali, dispensari e scuole tecniche; si introducono nuove colture agricole e boschive (vite, pomodori, patate, orzo, salici, trifoglio, tecnica del maggese...) per migliorare l’agricoltura e sconfiggere le continue carestie; nascono le prime università cattoliche a modello scientifico (Fu Ren a Pechino; Aurora a Shanghai). Anche la Chiesa – grazie all’opera del primo delegato apostolico, mons. Celso Costantini – cerca di essere 'più cinese': i primi sei vescovi cinesi sono ordinati nel 1926; l’architettura delle chiese si rifà ai modelli e colori tradizionali; l’educazione nei seminari è integrata con la cultura tradizionale. Ai missionari e alle suore si deve la prima rivolta contro i 'piedi fasciati' delle donne. Fin da bambine esse subivano questa tortura che portava alla rottura delle ossa del piede e alla suppurazione della carne, solo per mostrare 'piedini piccoli' ritenuti un eccitante sessuale per i maschi cinesi. Solo con Mao Zedong si varerà una legge che proibisce questa tortura.
Nel ’900, il confronto con l’occidente, coi suoi mezzi militari, gli oggetti della tecnica e della scienza manifesta ancora di più l’arretratezza, la chiusura, lo sbriciolamento dell’impero diffondendo risentimento e odio verso gli stranieri. Proprio l’odio e la fragilità dell’impero determinano la ribellione dei Boxers, un movimento-setta religioso-militare che nell’estate del 1900 prende di mira la presenza degli stranieri in Cina. Ben 30 mila cattolici locali sono trucidati in nome del nazionalismo, ma anche per costringerli a rinnegare la fede. Fra essi muoiono martiri anche alcuni vescovi e missionari stranieri, canonizzati poi da Giovanni Paolo II nel 2000 insieme a centinaia di martiri cinesi.
Di lì a poco, nel 1911, l’impero crolla e nasce la Repubblica della Cina, con a capo Sun Yat Sen, che avendo ricevuto educazione cristiana nelle Hawaii, cerca di inserire alcuni valori cristiani nella mentalità e cultura cinese tradizionali. Vi sono perfino personalità dell’esercito, come il generale Feng Yuxiang, che riconosce il cristianesimo come la 'forza degli occidentali' e vieta ai suoi soldati il fumo, il bere, la prostituzione; organizza omelie e ritiri spirituali; insegna a leggere e scrivere e mestieri utili alle truppe.
In questo confronto serrato con l’occidente, nel tentativo di imparare la sua potenza e la sua forza, i cinesi si imbattono nel marxismo, visto come la 'scienza sociale' più efficace.
Durante la Lunga Marcia e nella lotta contro Chiang Kai-shek i cristiani appoggiano o guardano con simpatia l’esercito di straccioni e contadini che vuole eliminare la corruzione e l’insicurezza che domina il Paese. Ma grazie all’appoggio di Stalin, alla presa di potere (1949), Mao Zedong si rivela 'scientificamente' antireligioso e inizia a distruggere gerarchie e associazioni cristiane per eliminare ogni 'superstizione'.
Nell’impossibilità ad eliminare la Chiesa, Mao tenta di dominarla creando l’Associazione Patriottica (Ap) che ha il compito – anche adesso – di costruire una chiesa indipendente da Roma (ma dipendente dal Partito). Dagli anni ’50 fino ad oggi la Chiesa cinese è divenuta una Chiesa di martiri: non vi è famiglia cattolica in Cina che non abbia il padre, la madre, il fratello, un sacerdote morto sotto tortura, nei lager, o in prigione. Fra i tanti testimoni della fede, vale la pena ricordare alcuni vescovi: Ignazio Gong Pinmei di Shanghai; Domenico Tang Yiming di Guangzhou, Giuseppe Fan Xueyan di Baoding.
Tutti loro hanno passato decine di anni nei campi di lavoro forzato perché si rifiutavano di tagliare il loro legame col papa. L’ultimo è morto sotto le torture nel 1992. Dopo mesi di sequestro, è stato riportato dalla polizia morto, depositato nella notte davanti alla porta della casa dei familiari, il cadavere racchiuso in un sacco di plastica, con evidenti segni di tortura.
Una morte simile – mentre era in prigione – è accaduta il 9 settembre scorso a mons. Giovanni Han Dingxian; e due anni prima, nel 2005 a un altro vescovo sotterraneo, mons. Giovanni Gao Kexian.
Soprattutto durante la Rivoluzione culturale (1966-1976) essi hanno subito il dispregio e il lager. Uno di essi è mons. Antonio Li Duan, morto nel 2005 come arcivescovo di Xian. Da sacerdote ha subito 10 anni di lager e ritornando libero con le aperture di Deng Xiaoping è divenuto uno dei più grandi artefici della riconciliazione fra Chiesa patriottica e Chiesa sotterranea. Il suo legame con il papa era così noto alla polizia, che veniva controllato in tutti i suoi spostamenti e contatti. Grazie a lui la diocesi di Xina è oggi fra le più vive della Cina, impegnata in progetti di evangelizzazione, alfabetizzazione, scuole agricole e carità verso i poveri e i migranti.
Durante gli anni ’80 papa Giovanni Paolo II ha aperto le braccia alla riconciliazione di molti vescovi della Chiesa ufficiale che ormai può dirsi unita in toto alla Chiesa cattolica. L’Apparato ha cercato ancora una volta di dividere la Chiesa con le ordinazioni illecite di 3 vescovi, ma essi sono emarginati dai fedeli e dai loro colleghi. Ormai la Chiesa cattolica in Cina è unita e impegnata in una grande 'primavera dell’evangelizzazione' (come mi ha detto anni fa mons. Li Duan). Sebbene non diminuiscono i controlli e gli arresti (dei vescovi e preti sotterranei), oggi la Chiesa della Cina è giovane e unita: in molte diocesi l’età media dei sacerdoti è sui 34-35 anni; in molte aree fioriscono vocazioni religiose femminili a carattere diocesano, anche se rimane il divieto governativo a far nascere e radunare vocazioni religiose maschili. Anche gli impegni ecclesiali sono maturati: da una semplice pastorale di sopravvivenza, i cattolici sono passati a un impegno massiccio nella carità verso orfani, anziani, malati di Aids. In molti casi, nella Cina che ha eliminato ogni sostegno sociale, essi offrono cure mediche gratuite ai poveri. Ma soprattutto, nella società cinese contemporanea, dove domina il materialismo consumista, l’individualismo sfrenato, l’incuria verso persone, la gente 'ha sete di Dio'. «La Chiesa – mi ha detto un professore universitario – è chiamata ad ascoltare il grido silenzioso nel cuore della gente».
Nell’800, grazie ai missionari e alle suore si innesca ovunque un movimento di progresso scientifico e sociale: nascono le prime scuole femminili, orfanotrofi per bambini e bambine abbandonati, ospedali, dispensari e scuole tecniche; si introducono nuove colture agricole e boschive per migliorare l’agricoltura e sconfiggere le continue carestie; nascono le prime università cattoliche a modello scientifico
da Avvenire del 3 febbraio 2008
giovedì 31 gennaio 2008
Benedetto XVI:
Non bisogna chiedere alla scienza quello che non può dare. Nessuna scienza, ad esempio, «può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove». Meno che mai essa deve diventare «il criterio del bene». Occorre, invece, che sia sempre l’uomo ad essere rispettato «come il centro del creato», senza scadere a «oggetto di manipolazioni ideologiche » o di «decisioni arbitrarie » o peggio ancora di «abusi dei più forti sui più deboli», come invece è avvenuto nel XX secolo.
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BENEDETTO XVI
«La scienza dell’uomo la più importante di tutte le scienze» «Nessuna scienza può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove va». Per questo bisogna «dare voce alla ricerca antropologica, filosofica e teologica» e non fare delle discipline scientifiche empiriche «il criterio del bene». Lo ha detto ieri il Papa ricevendo i partecipanti a un convegno sull’identità dell’individuo
«L’uomo non è il frutto del caso»
il discorso
Pubblichiamo il testo integrale del discorso rivolto ieri mattina nella Sala dei Papi del Palazzo apostolico vaticano da Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno inter-accademico «L’identità mutevole dell’individuo». Signori cancellieri, eccellenze, cari amici accademici, signore e signori. È con piacere che vi accolgo al termine del vostro convegno che si conclude qui a Roma, dopo essersi svolto nell’Istituto di Francia, a Parigi, e che è stato dedicato al tema L’identità mutevole dell’individuo. Ringrazio prima di tutto il principe Gabriel de Broglie per le parole di omaggio con le quali ha voluto introdurre il nostro incontro. Desidero parimenti salutare i membri di tutte le istituzioni sotto la cui egida è stato organizzato questo convegno: la Pontificia Accademia delle scienze, la Pontificia Accademia delle scienze sociali, l’Accademia delle scienze morali e politiche, l’Accademia delle scienze, l’Istituto Cattolico di Parigi. Sono lieto del fatto che, per la prima volta, una collaborazione interaccademica di tale natura si sia potuta instaurare, aprendo la via ad ampie ricerche pluridisciplinari sempre più feconde. M entre le scienze esatte, naturali e umane, hanno fatto prodigiosi progressi nella conoscenza dell’uomo e del suo universo, grande è la tentazione di voler circoscrivere completamente l’identità dell’essere umano e di chiuderlo nel sapere che ne può derivare. Per non intraprendere questa via, è importante dare voce alla ricerca antropologica, filosofica e teologica, che permette di far apparire e mantenere nell’uomo il suo mistero, poiché nessuna scienza può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove va. La scienza dell’uomo diviene dunque la più necessaria di tutte le scienze. È il concetto espresso da Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio: «Una grande sfida che ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; anche quando questa esprime e rende manifesta l’interiorità dell’uomo e la sua spiritualità, è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge » (n. 83). L’uomo va sempre al di là di quello che di lui si vede o si percepisce attraverso l’esperienza. Trascurare l’interrogativo sull’essere dell’uomo porta inevitabilmente a rifiutare di ricercare la verità obiettiva sull’essere nella sua integrità e, in tal modo, a non essere più capaci a riconoscere il fondamento sul quale riposa la dignità dell’uomo, di ogni uomo, dalla fase embrionale fino alla sua morte naturale. N el corso del vostro convegno, avete sperimentato che le scienze, la filosofia e la teologia possono aiutarsi nel percepire l’identità dell’uomo, che è sempre in divenire. A partire da un interrogativo sul nuovo essere derivato dalla fusione cellulare, che è portatore di un patrimonio genetico nuovo e specifico, avete messo in luce elementi fondamentali del mistero dell’uomo, caratterizzato dall’alterità: essere creato da Dio, essere a immagine di Dio, essere amato e fatto per amare. In quanto essere u- mano, non è mai chiuso in se stesso; è sempre portatore di alterità e si trova fin dalla sua origine a interagire con altri esseri umani, come ci rivelano sempre più le scienze umane. Come non ricordare qui la meravigliosa meditazione del salmista sull’essere umano, tessuto nel segreto del seno di sua madre e allo stesso tempo conosciuto, nella sua identità e nel suo mistero, da Dio solo, che lo ama e lo protegge (cfr Sal 138, 1-16). L’uomo non è il frutto del caso, e neppure di un insieme di convergenze, di determinismi o di interazioni psico-chimiche; è un essere che gode di una libertà che, pur tenendo conto della sua natura, la trascende, e che è il segno del mistero di alterità che lo abita. È in questa prospettiva che il grande pensatore Pascal diceva che «l’uomo supera infinitamente l’uomo». Questa libertà, che è propria dell’essere uomo, fa sì che quest’ultimo possa orientare la sua vita verso un fine, possa, con le azioni che compie, volgersi verso la felicità alla quale è chiamato per l’eternità. Questa libertà dimostra che l’esistenza dell’uomo ha un senso. Nell’esercizio della sua autentica libertà, la persona soddisfa la sua vocazione; si realizza e dà forma alla sua identità profonda. È anche nella messa in atto della sua libertà che esercita la propria responsabilità sulle sue azioni. In tal senso, la dignità particolare dell’essere umano è al contempo un dono di Dio e la promessa di un futuro. L’uomo ha in sé una capacità specifica: quella di discernere ciò che è buono e bene. Posta in lui dal Creatore come un sigillo, la sinderesi lo spinge a fare il bene. Maturo grazie a essa, l’uomo è chiamato a sviluppare la propria coscienza attraverso la formazione e l’esercizio, per procedere liberamente nell’esistenza, fondandosi sulle leggi fondamentali che sono la legge naturale e quella morale. Nella nostra epoca, in cui lo sviluppo delle scienze attira e seduce mediante le possibilità offerte, è più importante che mai educare le coscienze dei nostri contemporanei, affinché la scienza non divenga il criterio del bene e l’uomo sia rispettato come il centro del creato e non sia oggetto di manipolazioni ideologiche, né di decisioni arbitrarie o abusi dei più forti sui più deboli. Pericoli di cui abbiamo conosciuto le manifestazioni nel corso della storia umana, e in particolare nel corso del ventesimo secolo. Q ualsiasi pratica scientifica deve essere anche una pratica di amore, chiamata a mettersi al servizio dell’uomo e del- l’umanità, e ad apportare il suo contributo all’edificazione dell’identità delle persone. In effetti, come ho sottolineato nell’enciclica Deus caritas est, «L’amore comprende la totalità dell’esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo... Amore è 'estasi'... ma estasi come cammino, come esodo permanente dell’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, proprio così verso il ritrovamento di sé» (n. 6). L’amore fa uscire da se stessi per scoprire e riconoscere l’altro; aprendo all’alterità, afferma anche l’identità del soggetto, poiché l’altro mi rivela me stesso. In tutta la Bibbia è questa l’esperienza fatta, a partire da Abramo, da numerosi credenti. Il modello per eccellenza dell’amore è Cristo. È nell’atto di dare la propria vita per i fratelli, di donarsi completamente che si manifesta la sua identità profonda e che troviamo la chiave di lettura del mistero insondabile del suo essere e della sua missione. A ffidando le vostre ricerche all’intercessione di san Tommaso d’Aquino, che la Chiesa onora in questo giorno e che resta un «un autentico modello per quanti ricercano la verità» (Fides et ratio, n. 78), vi assicuro della mia preghiera per voi, per le vostre famiglie e per i vostri collaboratori, e imparto a tutti con affetto la benedizione apostolica.
Benedetto XVI «Le scienze, la filosofia e la teologia possono aiutarsi nel percepire l’identità umana, che è sempe in divenire. Nel mistero dell’uomo abitano l’alterità e la libertà» «Oggi, mentre lo sviluppo delle scienze attira e seduce, è necessario educare le coscienze affinché l’uomo sia rispettato come il centro del creato e non sia oggetto di manipolazioni ideologiche o di abusi dei più forti sui più deboli»
da AVVENIRE del 29 gennaio 2008
è un male!!!
Che cos’è l’esoterismo?
Gli iniziati esercitano un gran potere nei confronti di altri che, spesso, sono persone deboli, fragili, in crisi, in difficoltà. Sono persone che stanno attraversando un momento critico nella loro vita, che cercano risposte immediate ai propri interrogativi o una soluzione ai loro problemi.
L’iniziato dice: «Io ho il potere di guarirti. Ho il filtro magico che ti permetterà di trovare l’amore che stai cercando».
Oppure: «Attraverso la lettura delle carte posso aiutarti a conoscere il tuo destino».
Oppure: «Questo amuleto ha un potere immenso e cambierà completamente la tua vita».
O ancora: «Sono in grado di metterti in contatto con lo spirito di tuo fratello, che è morto l’estate scorsa in un incidente stradale».
Diffusione
Come si diffonde il «virus» dell’esoterismo? Quali sono le cause dell’epidemia esoterica che colpisce le nuove generazioni? I giovani pensano che l’esoterismo sia qualcosa di bello, di simpatico, d’affascinante.
Credono di trovare nell’occultismo un alleato per risolvere i propri problemi. E così, si avvicinano con fiducia alle pratiche magiche, allo spiritismo e al satanismo, senza accorgersi che stanno scherzando col fuoco.
- La ricerca dell’appartenenza (senso della comunità);
- la ricerca di risposte;
- la ricerca dell’integrità (Holismo) o compiutezza;
- la ricerca dell’identità culturale;
- il bisogno di essere riconosciuto, di essere speciale;
- la ricerca di trascendenza;
- il bisogno di una direzione spirituale;
- il bisogno di visione;
- il bisogno di partecipazione e di impegno.
Allargando di più il fuoco d’osservazione e finalizzando al tema che stiamo affrontando, sintetizzerei le motivazioni che spingono all’esoterismo in tre grandi filoni:
1. Bisogni spirituali:
che muovo alla ricerca di verità, ricerca di esperienza spirituale, ricerca di risposte trascendenti.
2. Bisogni psicologici:
che muovono alla ricerca di identità, ricerca di sicurezza (di punti fermi, di guida, di direzione), ricerca di senso di appartenenza (condivisione di esperienze, di valori, di linguaggio, aiuto reciproco), ricerca di un ruolo (bisogno di impegnarsi attivamente, di sentirsi utili, di essere riconosciuti e valorizzati, di uscire dall’anonimato), ricerca terapeutica (guarigione da problemi psichici, o più comunemente uscita dalla sofferenza o dall'insoddisfazione interiore, superamento del senso di limitatezza personale o di inadeguatezza). “Oggigiorno tutto sembra congiurare contro i progetti per la vita, i legami duraturi, le alleanze eterne, le identità immutabili. Non possiamo più contare, a lungo termine, sul posto di lavoro, sulla professione, e nemmeno sulle proprie capacità… Non possiamo più basarci sulla vita di coppia o sulla famiglia: si sta insieme quel tanto che basta finché uno dei due partner sia soddisfatto; il legame sin dall’inizio è concepito nell’ottica di «si vedrà»… Il presente è caratterizzato da una sorta di «morale del vagabondo»”.(Zygmunt Bauman, cit. da Ulrich Beck, I rischi della libertà, Ed. Mulino, p.7, 2000).
3. Bisogni egocentrici:
ricerca di potere materiale (denaro, successo, dominio sugli avvenimenti e sugli altri), ricerca di potere personale (ricerca di poteri straordinari, occulti, paranormali), ricerca di sviluppo del proprio potenziale umano (affermazione esasperante de sé), ricerca di vie di superamento dei limiti consueti (sperimentazione di nuovi livelli di coscienza, ricerca volontaria di stati alterati della coscienza.
Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris (Gruppo ricerca e d’Informazione sulle Sette), ha identificato alcune possibili strade che conducono al contatto con il mondo del satanismo: «La frequentazione di ambienti esoterici, magici e occultisti, unita al desiderio di spingere oltre per sperimentare sempre nuove vie di “conoscenza”; la partecipazione a sedute spiritiche, per evocare entità particolari, durante le quali non è difficile arrivare a evocare spiriti demoniaci e incontrare chi partecipa anche a riti satanici; il ricorso alla cosiddetta “magia nera” per affrontare e tentare di risolvere problemi di vario genere; l’attrazione idolatrica mostrata nei confronti di alcuni personaggi e fenomeni musicali ai quali è concesso, attraverso i messaggi delle loro canzoni, di bestemmiare, di invitare al suicidio, all’omicidio, alla violenza, alla perversione sessuale, all’uso di droga, alla necrofilia;l’attrazione per l’horror, il macabro, la violenza fine a se stessa, la pedofilia, diffusi nella società attraverso vari mezzi fino a desiderare esperienze dirette in ambienti che si ispirano a tali concetti e comportamenti» (G. Ferrari, I cristiani di fronte alle sette, supplemento a La domenica, n° 3, giugno 1997, San Paolo, pag. 25).
Le maschere dell’esoterismo
Un grande equivoco, che trae in inganno tantissimi ragazzi, è quello di credere che esista una magia «buona» (la magia bianca) e una magia «cattiva» (magia nera). Nulla di più falso. Non esistono magie buone e magie cattive. Tutta la magia, di fatto, è cattiva e pericolosa, in quanto pone l’uomo in una condizione di schiavitù e di condizionamento psicologico. I ragazzi di oggi sono bombardati da una serie di messaggi che li portano a simpatizzare per la magia, nelle sue diverse espressioni. Sono messaggi che arrivano dalla musica, dalle discoteche, da certe riviste per adolescenti, dalla televisione e da altri mezzi di comunicazione.
- Si porta la lampada per metterla sul lucerniere.
- Con la misura con la quale misurate, sarete misurati.
+ Dal Vangelo secondo san Marco (Mc 4,21-25)
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: "Si porta forse la lampada permetterla sotto il moggio o sotto il letto? O non piuttosto per metterlasul lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba esseremanifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!".
Diceva loro: "Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più.
Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".
Parola del Signore.
Dio ha dei progetti meravigliosi per i suoi figli e vuole comunicarli attraverso Gesù, suo Figlio. Scoprire quello che si nasconde dietro il regno di Dio è una grazia. Il regno di Dio non è né ermetico né impenetrabile, ma si manifesterà agli uomini come la luce che si mette in alto affinché sia vista da tutti. Gesù è la luce della rivelazione per il mondo. Noi siamo illuminati dal suo splendore per trasmettere la sua luce, come testimoni, agli altri. A colui che accetta la rivelazione della luce sarà accordata più comprensione e più luce. A colui che accetta Dio nella sua vita Dio verrà comunicato sempre più. Dio vuole offrire alla sua Chiesa molti evangelizzatori illuminati dallo Spirito. A colui che nasconde il talento che Dio gli ha accordato e non se ne serve, sarà tolto anche quello che gli rimane. La fede, crescendo, diventa una forza missionaria e crea delle comunità evangelizzatrici. La parola di Dio resti con voi in tutta la sua ricchezza.
Non nobis...
mercoledì 30 gennaio 2008
Il cardinale Dias a Lourdes
LE APPARIZIONI MARIANE PER SALVARE L'UOMO DAL PECCATO
L'apparizione della Vergine a Lourdes, come le altre apparizioni mariane, "rientra nella lotta permanente, e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e le forze del male, cominciata all'inizio della storia umana e che proseguirà fino alla fine". Lo ha detto il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, durante la Messa celebrata l’8 dicembre 2007 a Lourdes per inaugurare, come inviato speciale del Papa, l'Anno celebrativo del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni.
Anzi “questa lotta - ha aggiunto il cardinale - è ancora più accanita che ai tempi di Bernadette. Il mondo si trova terribilmente irretito nella spirale di un relativismo che vuole creare una società senza Dio; di un relativismo che erode i valori permanenti e immutabili del Vangelo; e di una indifferenza religiosa che resta imperturbabile di fronte al bene superiore delle cose che riguardano Dio e la Chiesa”. E ancora: “Questa battaglia fa innumerevoli vittime nelle nostre famiglie e tra i nostri giovani”. Il cardinale ha poi ricordato quanto il Cardinale Wojtyla disse pochi mesi prima della sua elezione alla Cattedra di Pietro: "Noi siamo oggi di fronte al più grande combattimento che l'umanità abbia mai avuto. Penso che la comunità cristiana non l'abbia ancora compreso del tutto. Noi siamo oggi di fronte alla lotta finale tra la Chiesa e l'anti-chiesa, tra il Vangelo e l'antivangelo". Parole, ha aggiunto il cardinale Dias, che trent'anni dopo risuonano come profetiche, peraltro preannunciate proprio dalle apparizioni mariane "insieme con la rovina spirituale di certi Paesi, l'affievolimento della fede, le difficoltà della Chiesa e l'aumento dell'azione dell'anticristo, con i suoi tentativi di rimpiazzare Dio nella vita degli uomini". Ma proprio per questo "è discesa dal cielo una Madre - ha aggiunto - preoccupata per i suoi figli che vivono nel peccato, lontani da Cristo".
Nella grande basilica sotterranea di San Pio X lo ascoltano migliaia di fedeli provenienti da diversi Paesi del mondo per non mancare al solenne appuntamento con la celebrazione dell'anniversario di "quelle apparizioni - avverte il cardinale Dias - vere e proprie irruzioni mariane nella storia del mondo, che segnano l'entrata decisiva della Vergine nel pieno delle ostilità tra lei e il diavolo, come è descritto nella Genesi e nell'Apocalisse".
Per questo motivo il Prefetto ha invitato i fedeli a non abbassare la guardia "qui a Lourdes come in tutto il mondo. La Madonna sta tessendo una rete di suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del maligno e per preparare la vittoria finale del suo divino figlio Gesù Cristo". Ella dunque "ci chiama anche oggi ad entrare nella sua legione, per combattere contro le forze del male".
Le armi da usare in questa lotta dovranno essere "la conversione del cuore, una grande devozione verso la santa Eucaristia, la recita quotidiana del santo Rosario, la preghiera costante e senza ipocrisie, l'accettazione delle sofferenze per la salvezza del mondo". "La vittoria finale - ha concluso il cardinale Dias nella sua omelia - sarà di Dio. E Maria combatterà alla testa dell'armata dei suoi figli contro le forze nemiche di Satana, schiacciando il capo del serpente".
Terminata la celebrazione della messa il cardinale ha guidato il lungo corteo processionale che, entrando nel santuario dalla porta Saint Michel, ha fisicamente inaugurato la peregrinatio del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni.


