domenica 28 novembre 2010

IL PANE DELLA PAROLA ...

Perciò anche voi tenetevi pronti, perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo



Prima domenica di Avvento
La luce del Signore risplenda su di noi, perché si riaccenda la nostra speranza                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

sabato 27 novembre 2010

Natuzza Evolo

Sabato 27 novembre 2010
Veglia mondiale per la Vita Nascente

PAPA BENEDETTO XVI - VEGLIA PER LA VITA NASCENTE
Il nostro Papa presiederà il prossimo 27 novembre in San Pietro una Veglia per la difesa della Vita nascente.
Testimoniamo in preghiera e Comunione con il Santo Padre la volontà di difendere la Vita umana sin dal suo concepimento.
PREGHIERA DEL PECCATORE

Riportiamo un importante contributo - riflessione spirituale sull'importanza della preghiera in famiglia, ma che vale anche per la vita comunitaria della nostra fraternità e nella vita singola

“Salga a Te la mia preghiera”

La preghiera in familgia

La preghiera nella spiritualità familiare
di don Alfredo M. Morselli



L'argomento di questa riflessione è la preghiera, in particolare la preghiera nella famiglia, la preghiera e la vita familiare.
Quando si deve parlare della preghiera, pur con tante cose che ci sarebbero da dire su questo argomento - pensate a tutti i trattati sulla vita di orazione, gli innumerevoli passi della S. Scrittura etc. - è opportuno ricominciare sempre da quello che diceva S. ALFONSO "Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell'inferno, l'aversi potuto salvare con tanta facilità, quant'era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle" (S. ALFONSO M. de' LIGUORI,
Del gran mezzo della preghiera, cap I conclusione).

L'importanza di questa lapidaria frase di S. ALFONSO è stata rilevata anche da Giovanni Paolo II, il quale, nell'ultimo documento ufficiale dedicato a questo santo, redatto in occasione del secondo centenario della sua morte (1787-1987), dovendo scegliere alcune frasi particolarmente significative del santo dottore, non ha indugiato a ripetere "Solo chi prega si salva, chi non prega si danna".

Si capisce bene come queste parole siano profondamente vere: per salvarci dobbiamo compiere le buone opere, per compiere le buone opere abbiamo bisogno della grazia ("Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" Gv 15,5), per ottenere la grazia, -sebbene esista la "grazia preveniente"- dobbiamo chiederla. Quindi niente preghiere
-  niente grazia, niente grazia
-  niente buone opere, niente buone opere
-  niente salvezza.
Il discorso è chiaro: chi prega si salva, chi non prega si danna.
Il diavolo sa benissimo questa regola; e siccome vuole perderci, contrariamente a Dio che "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tim 2,4.) , il diavolo vuole ingannarci tutti e vuole che tutti gli uomini si dannino; egli svolge quindi nei nostri confronti una invisibile e terribile lotta perché non preghiamo:

a) lotta invisibile: mentre ci accorgiamo di altri tipi di tentazioni (p. es. contro la purezza), la tentazione di non pregare è particolarmente subdola, quasi insensibile, abilmente celata nell'accidia, nell'inerzia, nell'ansia - "quante cose devo fare" "NO! NO! non quante cose" – UNA COSA DEVI FARE! UNA COSA É NECESSARIA: ricordiamo le parole di Gesù a S. Marta...
"Ma Gesù le rispose: - Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta -" (Lc 10, 41-42)
... e ancora quanto ci riporta S. Matteo:
"Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena." (Mt 6, 25-34)

b) lotta terribile, senza esclusione di colpi, per farci dimenticare l'essenziale: ascoltiamo queste parole di Gesù, tratte dal Vangelo di S. Luca:
"metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime." (Lc 21,12-19)
S. AMBROGIO interpreta in senso spirituale questo passo:
"Si legge "Non regni più il peccato nel vostro corpo mortale" (Rm. 6,12). Vedi davanti a quali re sei posto o uomo? Se fai regnare in te la colpa sottostarai al re-peccato. Quanti sono i peccati, quanti sono i vizi, altrettanti sono i re. Davanti a questi noi siamo trascinati e avanti a questi noi siamo posti. Anche questi re hanno un loro tribunale nello spirito di moltissimi. Ma se uno confessa Cristo, fa subito prigioniero quel re, lo atterra da trono della propria anima. Infatti, come potrebbe restare il tribunale del diavolo in colui nel quale è eretto il tribunale di Cristo?". (Commento sul salmo 118, (Disc. 20, 47-50; CSEL 62, 467-469); cit. dal IV volume della Liturgia delle Ore, p. 1371.)
Quindi non solo siamo condotti ogni giorno davanti a re e tribunali umani (questa è una grazia particolare non concessa a tutti), ma tutti ogni momento siamo trascinati davanti al tribunale del diavolo, dove ci attende la prova della testimonianza della nostra fede. Il Vangelo ci consola: "Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere  nemmeno un capello del vostro capo perirà", ma ci presenta la drammaticità e la serietà di questo combattimento spirituale: "sarete odiati da tutti per causa del mio nome"; la vittoria è certa, ma ad una condizione: la perseveranza: "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime".

Tornando alle tentazioni sulla preghiera, sappiamo che ogni momento siamo trascinati davanti al diavolo che usa tutti i mezzi per non farci pregare: e noi sappiamo che con la perseveranza nella preghiera salveremo le nostre anime.

Ma ora vediamo come praticamente possiamo impostare una buona vita di preghiera familiare: sapete che l'essere componente di una famiglia è un modo di essere non accidentale; i membri di una famiglia sono "una cosa sola", "sangue dello stesso sangue", "ossa delle stesse ossa"; esiste, fondatissima "in re", una spiritualità familiare che non è la semplice "somma" delle preghiere dei singoli.
Infatti, secondo S. Tommaso, la famiglia è la massima forma di unità possibile nell'ambito delle creature: ("maximum quid in genere conjunctionis" cfr. S.Theol. Suppl. q. 44 a. 1 c.; a. 2 ad 3.). In conseguenza di ciò, la preghiera in famiglia deve essere il particolare respiro spirituale della massima forma di unità possibile nell'ambito delle creature.
Solo l'unità propria della SS. Trinità (massima unione increata) e quella tra Cristo e la Chiesa (e ogni singola anima per mezzo della grazia, come partecipazione di questa unione - massima unione tra increato e creato) è maggiore dell'unità della famiglia.
Ad eccezione delle unioni suddette, non ne esistono di maggiori della famiglia; e siccome ogni operazione dipende dal soggetto che opera, anche la vita spirituale propria della famiglia deve essere necessariamente la vita spirituale della "massima forma di unità possibile"
Ciò può realizzarsi anche se i membri di una famiglia sono spiritualmente distanti: pensiamo, per es. ad un medico che deve assentarsi da casa il sabato e la domenica: questi offre a Dio la sua azione, con purezza d'intenzione: la moglie offre a Dio il sacrificio della solitudine, in unione all'intenzione del marito; questa intenzione congiunta è veramente "familiare", veramente una espressione del "maximum quid in genere conjunctionis".

Perché ciò si realizzi, dobbiamo servirci degli opportuni mezzi: S. Tommaso osserva che "questi principi non sono proporzionati alla ragione umana, secondo la condizione dell'uomo viator, e la ragione è solita comprendere attraverso cose sensibili questi stessi principi; pertanto è necessario che sia condotta come per mano alla loro cognizione attraverso realtà analoghe sensibili"(cfr. In I Sent., prol. q. 1, a. 5 c.). 

L'uomo, data la sua natura anche corporea, è condotto quasi per mano a realtà invisibili attraverso cose sensibili. Se questo è vero per realtà naturali, a maggior ragione è più necessario per vivere un'unità spirituale di ordine soprannaturale.

Quindi è necessaria:
a) una vita spirituale di famiglia, proporzionata alla "massima forma di unità possibile"
b) una vita spirituale di famiglia comprendente anche manifestazioni esterne di preghiera comune, per essere condotti attraverso realtà analoghe sensibili alla cognizione della misteriosa unità soprannaturale nella quale la famiglia è costituita.

Vorrei presentare ora i suggerimenti che il padre R. PLUS S.J. offre nella sua preziosa opera
Come pregare sempre, corredati di alcune osservazioni per facilitare l'applicazione degli stessi consigli alla spiritualità familiare. 
Abbiamo visto fino ad ora l'assoluta necessità della preghiera, la drammaticità della fedeltà alla preghiera, la necessità dell'armonizzare la nostra vita di preghiera alla natura della famiglia; ora vediamo come concretamente possiamo fare.

Il Padre PLUS ci propone tre regole pratiche fondamentali:
I.Tutti i giorni un po' di preghiera
II.Un po' di preghiera per tutto il giorno
III.Trasformare tutto in preghiera

I. Tutti i giorni un po' di preghiera

Vedremo in seguito come far sì che ogni azione diventi preghiera: ma devo dire che pretendere di trasformare tutto in preghiera o ritenere di aver pregato agendo senza dedicare un certo lasso di tempo alla preghiera propriamente detta è un'illusione diabolica. Gesù ha dato un ben altro esempio: chi più di lui ha potuto agire con intenzione pura, agendo e pregando nello stesso tempo? Ma i Vangeli ci descrivono un Gesù che passava le notti in orazione. 
Come una casa è riscaldata perché ci sono i radiatori, e i radiatori sono caldi perché nel bruciatore c'é il fuoco (massimo calore), come il calore si irradia a partire dal fuoco e si diffonde per la casa, così tutta la giornata può essere di preghiera se c'é un momento irradiante. S. Tommaso spiega da par suo questo concetto con la sua solita perfetta sintesi: "Ciò che è primo in un certo ordine è causa di tutto ciò che consegue nel medesimo ordine" ("Cum primum in quolibet ordine sit causa eorum quae consequuntur"; S. Theol., I, q. 105, a. 3, c.).
Così ci deve essere un momento di massima preghiera attuale, perché ne consegua una vita trasformata in preghiera.
Si può quantificare questo momento? Sebbene nella vita spirituale non esistano "ricette" e ognuno debba sempre lasciarsi guidare dallo Spirito, è doveroso tuttavia considerare quanto raccomandano i Pontefici.
Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n° 59:
"La preghiera familiare ha le sue caratteristiche. É una preghiera fatta in comune, marito e maglie insieme, genitori e figli insieme. La comunione nella preghiera è, ad un tempo, frutto ed esigenza di quella comunione che viene donata dai sacramenti del battesimo e del matrimonio. Ai membri della famiglia cristiana si possono applicare in modo particolare le parole con le quali il Signore Gesù promette la sua presenza. "In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,19 ssqq).
Ibidem: Preghiera ed educazione:
"Elemento fondamentale e insostituibile nell'educazione alla preghiera è l'esempio concreto, la testimonianza viva dei genitori: solo pregando insieme con i figli, il padre e la madre, mentre portano a compimento il proprio sacerdozio regale, scendono in profondità nel cuore dei figli, lasciando tracce che i successivi eventi della vita non riusciranno a cancellare. Riascoltiamo l'appello che Paolo VI ha rivolto ai genitori: "Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere del cristiano? Li preparate in consonanza con i Sacerdoti, i vostri figli ai sacramenti della prima età: confessione, comunione, cresima? Li abituate, se ammalati a pensare a Cristo sofferente? A invocare l'aiuto della Madonna e dei Santi? Lo dite il Rosario in famiglia? E voi, Papà, sapete pregare con i vostri figliuoli, con tutta la comunità domestica, almeno qualche volta? L'esempio vostro, nella rettitudine del pensiero e dell'azione, suffragato da qualche preghiera comune, vale una lezione di vita, vale un atto di culto di singolare merito; portate così la pace nelle pareti domestiche: "Pax huic domui!". Ricordate: così costruite la Chiesa!" (Discorso all'Udienza generale (11 agosto 1976): Insegnamenti di Paolo VI, XIV (1976), 640.)".
Ibidem, n° 61: quali pratiche?
"Per preparare e prolungare nella casa il culto celebrato nella Chiesa, la famiglia cristiana ricorre alla preghiera privata, che presenta una grande varietà di forme. Oltre alle preghiere del mattino e della sera, sono espressamente da consigliare, seguendo anche le indicazioni dei Padri Sinodali: la lettura e la meditazione della parola di Dio, la preparazione ai sacramenti, la devozione e la consacrazione al Cuore di Gesù, le varie forme di culto alla Vergine santissima, la benedizione della mensa, l'osservanza della pietà popolare.
Nel rispetto della libertà dei figli di Dio, la Chiesa ha proposto e continua a proporre ai fedeli alcune pratiche di pietà con una particolare sollecitudine ed insistenza. tra queste è da ricordare la recita del Rosario: "Vogliamo ora, in continuità con i nostri Predecessori, raccomandare vivamente la recita del santo Rosario in famiglia Non v'é dubbio che la Corona della beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famigli cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente auspichiamo che, quando l'incontro familiare diventa tempo di preghiera, il Rosario ne sia espressione frequente e gradita" (PAOLO PP. VI, Esort. Ap. Marialis cultus, 52-54: AAS 66 (1974), 164 s.). Così l'autentica devozione mariana, che si esprime nel vincolo sincero e nella generosa sequela degli atteggiamenti spirituali della Vergine Santissima, costituisce uno strumento privilegiato per alimentare la comunione d'amore della famiglia e per sviluppare la spiritualità coniugale e familiare. Lei, la Madre di Cristo e della Chiesa, è infatti in maniera speciale anche la Madre ella famiglie cristiane, delle Chiese domestiche".
Ibidem, n° 62: preghiera ed impegno quotidiano:
"la preghiera non rappresenta affatto un'evasione dall'impegno quotidiano, ma costituisce la spinta più forte perché la famiglia cristiana assuma ed assolva in pienezza tutte le sue responsabilità di cellula prima e fondamentale della società umana. In tal senso, l'effettiva partecipazione alla vita e missione della Chiesa nel mondo è proporzionale alla fedeltà e all'intensità della preghiera con la quale la famiglia cristiana si unisce alla Vite feconda, che è Cristo Signore.
Dall'unione vitale con Cristo  deriva pure la fecondità della famiglia nel suo specifico servizio di promozione umana, che di per sé non può non portare alla trasformazione del mondo".
Riassumendo brevemente l'insegnamento del Papa, tanti buoni motivi per pregare insieme; tra le preghiere viene raccomandata la recita del Santo Rosario; dalla fedeltà a queste piccole cose dipende la "buona educazione dei figli", la "costruzione della Chiesa" e "la trasformazione del mondo". Capiamo così come ci prendiamo tragicamente in giro se parliamo di nuova Evangelizzazione e poi non adempiamo al dovere della preghiera.

II. Un po' di preghiera per tutto il giorno

Per mantenere lo stato di orazione, il Padre PLUS raccomanda frequenti orazioni giaculatorie (Cuore di Gesù confido in Voi, Gesù mio misericordia, Venga il tuo Regno etc. orazioni brevissime che il cuore suggerisce), le quali intessono tutta la giornata di preghiera, e rendono più facile la purezza di intenzione, che spiegheremo più avanti.
Per ricordare di ripetere queste giaculatorie, sono raccomandabili degli agganci mnemonici: quando si entra o si esce di casa, in particolari momenti del lavoro, quando si sale in auto etc.
Per quanto riguarda questa pratica nella vita familiare, può essere utile adorare la presenza di Dio, che si attua mediante la Grazia, nell'anima dei bambini, specialmente se sono ancora molto piccoli e quindi incapaci di commettere un peccato mortale; ancora è necessario insegnare ai bambini questa pratica, sfruttando tutte le occasioni (es: all'inizio del gioco, dei compiti etc.).
In questo genere di preghiera, sebbene non siano giaculatorie in senso stretto, si possono annoverare le preghiere prima e dopo i pasti: sono preghiere oltremodo "familiari", che arrecano veramente una connotazione di "sacralità" a tutta la nostra giornata.
Ecco ancora alcune considerazioni sulle giaculatorie di S. FRANCESCO DI SALES:
"come gli innamorati di un amore umano e naturale hanno quasi continuamente i loro pensieri rivolti verso la persona amata, il cuore pieno di affetto verso di essa e la bocca piena delle sue lodi, e quand'essa è lontana non perdono una sola occasione per testimoniare per lettera i loro sentimenti, mentre incidono sulla corteccia degli alberi il loro amato; così coloro che amano Dio non possono stare senza pensare a lui, senza respirare per lui, aspirare a lui e parlare di lui, e vorrebbero, se fosse possibile, scolpire nel cuore di tutti gli uomini il sacrosanto nome di Gesù; tutte le cose sono per loro un invito a fare ciò, e non vi é creatura che non annunzi loro le lodi del beneamato; e, come dice S. Agostino (Enarratio II in Psalmum 26,12), citando S. Antonio (SOCRATES, Historia, IV, 23), tutto ciò che esiste nel mondo parla loro un linguaggio muto ma intelligentissimo, in favore del loro amore; tutte le cose destano in loro buoni pensieri, che danno origine a frequenti slanci ed aspirazioni a Dio." (Introduzione alla vita devota, cap. 13).
II. Trasformare tutto in preghiera

"Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»" (Lc 18, 1-8)

"Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi": da queste parole - in armonia con tutta la S. Scrittura- ricaviamo la presenza di un triplice comandamento sulla preghiera:
I) pregare è necessarioII) bisogna pregare sempre
III) bisogna pregare sempre
senza stancarsi
Ma qual'é il significato dell'espressione pregare sempre? Certamente non significa pregare in senso stretto 24 ore su 24; questo è impossibile, e Dio non comanda cose impossibili!
Certamente "pregare sempre" non significa pregare per un tempo tale da farci trascurare o non adempiere i nostri doveri. Immaginate un buon marito che torna a casa e non trova niente da mangiare; chiede alla moglie ragione del fatto e si sente rispondere: "Ho pregato tutto il giorno".
"Pregare sempre" significa avere l'intenzione virtuale di pregare sempre: il contenuto questa intenzione virtuale è ben spiegato da S. IGNAZIO DI LOYOLA, quando ci dice di chiedere a Dio "che tutte le nostre azioni, intenzioni, operazioni, siano ordinate esclusivamente a maggior servizio e lode di Sua Divina Maestà" (Esercizi Spirituali, 46).
Cercherò ora di spiegare queste ultime affermazioni.

Cosa significa intenzione virtuale?

L'intenzione può essere attuale, abituale, virtuale.
L'intenzione è attuale quando uno compie, coscientemente, una certa azione per un determinato fine. 
L'intenzione è abituale quando si compie un'azione, senza avere coscienza del fine, ma tuttavia abitualmente l'azione è compiuta per lo stesso fine.
L'intenzione è virtuale quando si compie un'azione, senza avere coscienza del fine, ma tuttavia quella stessa azione è compiuta per quel determinato fine; es: un tale sale in auto per andare da Roma a Milano: questo è il fine principale del viaggio: certamente mentre egli guida non pensa in continuazione che sta andando a Milano: quando ci pensa la sua intenzione è attuale, quando non ci pensa la sua intenzione è virtuale: realissima, ma non sempre conscia.
Se gli chiedessero: "Cosa stai facendo", risponderebbe "Sto andando a Milano", anche se in quel momento magari stava fischiettando e non stava pensando di andare a Milano.
Quando noi abbiamo l'intenzione pura come descritta da S. Ignazio per ogni nostra azione, anche quando questa intenzione non è attuale, ma soltanto virtuale, noi siamo in stato di preghiera, noi adempiamo al comandamento di Gesù di "pregare sempre": se ci chiedessero in un qualunque momento: "Per chi fai questa azione?" e noi possiamo rispondere, riprendendo coscienza dell'azione: "Per Dio, per Dio solo", allora siamo in stato di preghiera.

Dimensione sponsale dello "stato di preghiera"

Vorrei ora cercare di approfondire l'aspetto "sponsale" di questa "purezza d'intenzione", e fare alcune considerazioni su come ricercare questo stato di continua preghiera nella spiritualità della famiglia.
Vediamo un passo della S. Scrittura, e poi ascoltiamo S. Tommaso.
"Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.»" (Mt 22, 1-14)
Facciamo attenzione all'"abito nuziale", la cui mancanza è stata rovinosa per il personaggio della parabola: che cosa rappresenta? Senz'altro, come vuole una buona interpretazione tradizionale, lo stato di Grazia necessario per ricevere la S. Comunione.
Ma vi è un altro significato: S. Tommaso parla della virtù della "castità spirituale":
"Se infatti l'anima dell'uomo si compiace di congiungersi con ciò con cui deve essere congiunta, cioè con Dio, e si astiene dal congiungersi con diletto con qualunque altra creatura, ciò si dice castità spirituale, secondo 2 Cor 11,1: «Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo». Se invece l'anima, contro l'ordine divino, si congiunge con qualunque altra creatura, si dice fornicazione spirituale, secondo Ger 3,1: «Tu hai fornicato con molti amanti»" (S. Theol., II IIæ, q. 151 a. 2 c.).
La veste nuziale richiesta è questo amore indiviso per Dio, per Dio solo, per la sua Santissima Volontà, quando la nostra anima non desidera congiungersi che con lui, in quel matrimonio spirituale che è il modello su cui è stato pensato il matrimonio di un uomo e una donna; quando la nostra anima è tanto presa dall'amore per Dio che non desidera congiungersi con qualunque altra creatura: Dio il primo, Dio il solo !!!
Questa veste nuziale è anche lo stato di continua preghiera: comprende anche la fede, la fedeltà alla parola di Dio, alla Verità: come la Vergine custodiva nel suo Cuore ogni parola di Gesù Cristo.
Cari amici, sposi e sposi, voi potete davvero ben comprendere come si "prega sempre": come il vostro cuore è indiviso per vostra moglie o per il vostro marito, così, molto di più in tutto deve esserlo per la volontà di Dio: in fondo è molto semplice, facile con la Grazia.
Naturalmente, la via per conseguire questa volontà virtuale è la volontà attuale rinnovata, ovvero la volontà abituale; gioverà molto ripetere "la solita orazione preparatoria" di S. IGNAZIO (Esercizi Spirituali n° 46), e, tra le giaculatorie, pensarne qualcuna ad hoc, es: "solo per Te Signore", o, come il motto del Papa, "Totus tuus".
É molto utile, direi quasi indispensabile, farsi, cercando un momento di calma, un programma circa la vita di orazione secondo la spiritualità familiare.
Il nostro pensiero va ora a colei che maggiormente ha avuto un Cuore casto, assolutamente indiviso per la S.S. Trinità e, per amore della S.S. Trinità, per tutti gli uomini. Sotto la sua protezione noi ci rifugiamo, tanto incapaci di fedeltà, ma tanto fiduciosi nel soccorso della Vergine.

lunedì 22 novembre 2010

Processo di beatificazione e canonizzazione di don Giuseppe Beotti, martire della carità

Domenica 21 novembre si è ufficialmente aperto, alle ore 16, nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Gragnano Trebbiense (PC) il processo di beatificazione e canonizzazione di don Giuseppe Beotti, martire della carità.

In questa prima sessione solenne del processo, a partire dal nostro vescovo mons. Gianni Ambrosio, tutti i membri del tribunale da lui stesso nominati hanno prestato giuramento, impegnandosi ad adempiere con serietà e fedeltà l’importantissimo incarico loro assegnato in memoria del servo di Dio don Giuseppe Beotti. Presenti anche le massime autorità provinciali e locali. Già una precedente commissione, nominata dal Vescovo l’8 febbraio 2002 (promotrice la parrocchia di Gragnano), ha provveduto a raccogliere le testimonianze sul sacerdote; vi è stata poi la concessione del nulla osta della Santa Sede per procedere con la causa ed ora il Vescovo ha provveduto a nominare i componenti del tribunale. Sono membri del tribunale: giudice delegato: mons. Renzo Rizzi (rappresenta il Vescovo nell’istruzione della causa)postulatore: mons. Domenico Ponzini (segue la causa in tutte le sue fasi) promotore di giustizia: don Massimo Cassola (vigila che si osservi tutto quanto previsto dalla legge) notaio: Dario Carini (trascrive la dichiarazioni dei testi) notaio aggiunto: Luigino Taramino (assiste alle varie sedute e collabora)

Natuzza Evolo
il miracolo di una vita
di Luciano Regolo

domenica 7 novembre 2010

In ricordo di Natuzza Evolo
nel 1° anniversario della nascita al Cielo


“Il regalo mio è la chiesa!”
Natuzza

Amate Gesù e amatelo in una maniera straordinaria perché Lui è straordinario


I Cenacoli di Preghiera

I Cenacoli nascono spontaneamente come Gruppi di preghiera "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime" ispirati alla spiritualità di Natuzza (Fortunata) Evolo.
Si costituiscono organicamente a Paravati il 15 settembre 1994, alla presenza dei responsabili dei gruppi già costituiti. Vengono denominati "Cenacoli Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime". Dall'esempio di Natuzza e da quanto Ella più volte ha comunicato, si può così delineare quella che è l'ídentità del Cenacolo:

1. "In questi anni ho appreso che le cose più importanti e gradite al Signore, sono l'umiltà e la carità, l'amore per gli altri e la loro accoglienza, la pazienza, l'accettazione e l'offerta gioiosa al Signore di quello che quotidianamente ci chiede per amore suo e delle anime, l'ubbidienza alla Chiesa. I nostri siano i Cenacoli di Gesù e di Maria, dove insieme allo Spirito Santo regni la carità e l'umiltà di Gesù, l'amore materno e premuroso della Madonna, fino a divenire un rifugio per le anime nostre e dei nostri fratelli.
2. Ho imparato anche che é necessario pregare, con semplicità, umiltà e carità, presentando a Dio le necessità di tutti, vivi e morti. Siano, come vuole la Madonna, Cenacoli di vera preghiera, perché la preghiera fa bene all'anima e al corpo, ci purifica e piano piano ci convertiamo al Signore. Per questo è necessario invocare lo Spirito Santo, ascoltare e meditare la Parola di Dio, dove è possibile adorare e e della Santa Eucaristia, pregare la Madonna Santo Rosario, ubbidire alla Chiesa, edificarci a da con la carità, l'umiltà e il buon esempio.
3. Diamoci con amore, con gioia, con carità e affetto per amore degli altri. Evitiamo l'ipocrisia e le divisioni; invece tendiamo all'unità, al disopra di viviamo la comunione più sincera, altrimenti facciamo soffrire Gesù.
4. Operiamo con opere di misericordia. Quando persona fa un bene ad un'altra persona non può rimproverarsi il bene che ha fatto, ma deve dire: Signore ti ringrazio che mi hai dato la possibilità di fare e deve ringraziare anche la persona che le ha messo di fare il bene. E' un bene per l'una e per l'altra. Sempre si deve ringraziare Dio quando si incontra l'occasione di poter fare del bene.
5. In ogni casa ci vorrebbe un piccolo cenacolo, di un'Ave Maria al giorno. Ci vorrebbe un cenacolo per ogni famiglia.
I Cenacoli vogliono vivere e operare all'interno Chiesa, come lievito, luce e sale, con lo spirito di quella prima comunità cristiana, che si trovava unita intorno all'insegnamento degli Apostoli, nella frazione pane, nella preghiera e nella comunione fraterna".


La preghiera nei cenacoli


Inizia con il segno della Croce.
Invoca lo Spirito Santo
Ascolta la Parola del Signore e la riflessione dei giorno.
Medita in silenzio

Prega sulla Parola
Offri una rosa alla Madonna: un Ave Maria e l'invocazione: Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, prega per noi e per il mondo, intero.
Atto di affidamento
0 Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre mia dolcissima, sono qui ai tuoi piedi mentre sorge un nuovo giorno, un altro dono dei Signore. - A te che mi vieni incontro affido tutto ciò che ho e sono. lo sarò tuo nella volontà, nel pensiero e nel cuore. Purifica, o Mamma, il mio cuore. Benedici e santifica ogni intenzione, previeni e accompagna anche le mie piccole azioni con la tua ispirazione materna. Rendimi santo, o Mamma buona. Santo come Gesù mi vuole e come il tuo Cuore mi chiede e ardentemente desidera. Io ti appartengo, sono tutto tuo e da Te aspetto ogni consolazione. Nel tuo cuore metto tutto il mondo. Salvalo! Amen.


Natuzza Evolo - di Paravati


Paravati è la frazione più popolosa e attiva del comune di Mileto con circa 3000 abitanti, nella provincia calabrese di Vibo Valentia.
L'attuale centro abitato, si estende su un insieme di colline dolcemente ondulate ed è attraversato dalla Statale 18 Salerno-Reggio Calabria.
Il centro storico di Paravati risulta caratterizzato da 3 rioni: "la lupa" esposta al sole di mezzogiorno, "la marina" da dove si porge lo sguardo verso il porto di Gioia Tauro e "la chiesa vecchia".
Il 23 Agosto 1924 nasce Natuzza Evolo, avvolta da un mistero che oggi gratifica la storia di Paravati.
A 20 anni sposa il compaesano Pasquale Nicolace nella chiesa Santa Maria degli Angeli. La giovane coppia va ad abitare in una povera casetta, testimone silenziosa di visioni, colloqui, canti, messaggi dell'aldilà, Natuzza viene definita "la radio che trasmette dalla dimensione dell'eterno". Nonostante i fenomeni, Natuzza diventa madre di 5 figli, oggi felicemente sposati.
La vita di Natuzza è semplice e umile, povera e nascosta, ma allo stesso tempo straordinaria, per il nascere e crescere di alcuni fenomeni di cui lei è ignara spettatrice e docile strumento.
Natuzza non è mai andata a scuola, non sa leggere né scrivere. Fin da bambina ha il dono della bilocazione e di parlare con l'angelo custode, un bambino di ottonove anni che la guida e la consiglia nel dare risposte che solo una persona colta potrebbe dare.

Vede Gesù, la Madonna, San Francesco di Paola, Padre Pio e altri santi. Vede i defunti e conversa con loro, ha sudorazioni ematiche più evidenti durante la Quaresima con l'aggiunta delle stimmate che si trasformano, a contatto con bende o fazzoletti, in emografie : testi di preghiera in varie lingue, calici, ostie, Madonne, cuori, corone di spine.
Fin da ragazza Natuzza capì che la sua missione è di dare una parola di conforto alla gente. Così la sua casa in tutti questi anni ha visto migliaia di persone passare da lei affidandole sofferenze, angustie, invocando conforto e luce. E lei, facendosi carico delle loro sofferenze, da a tutti una parola di conforto, di speranza e di pace, una risposta certa, il sorriso e la gioia.

Il mio testamento spirituale
 
"Non è stata una mia volontà - lo sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944. quando mi è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata sposa a Pasquale Nicolace. Quando l'ho vista, le ho detto "Vergine Santa. come vi ricevo in questa casa brutta?" Lei mi ha risposto: "Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande chiesa che si chiamerá Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime e una casa per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti altri si troveranno nel bisogno". Allora ogni volta che io vedevo la Madonna, le chiedevo quando ci sarebbe stata questa nuova casa, e la Madonna mi rispondeva: "Ancora non è giunta l'ora per parlare". Quando l'ho vista nel 1986 mi ha detto: "L'ora è giunta". Io, vedendo tutti i problemi delle persone, che non c'e posto dove ricoverarle, ho parlato con alcuni miei amici che conoscevo e con il parroco don Pasquale, e allora loro stessi hanno formato questa Associazione. L'Associazione è per me la sesta figlia, la più amata.
Allora ero decisa a fare un testamento. Lasciai stare pensando che forse ero una pazza. Invece adesso ho riflettuto per volontà della Madonna. Tutti i genitori fanno testamento ai loro figli ed io lo voglio fare ai miei figli spirituali. Non voglio fare preferenza per nessuno, per tutti uguale! A me questo testamento sembra buono e bellissimo . Non so se a voi piace.
In questi anni ho appreso che le cose più importanti e gradite al Signore, sono l'umiltà e la carità, l'amore per gli altri e la loro accoglienza, la pazienza, l'accettazione e l'offerta gioiosa al Signore di quello che mi ha sempre chiesto per amore suo e delle anime, l'ubbidienza alla Chiesa.
Ho avuto sempre fiducia nel Signore e nella Madonna.
Da loro ho ricevuto la forza di dare un sorriso e una parola di conforto a chi soffre, a chi e venuto a trovarmi e a posare il proprio fardello che ho presentato sempre alla Madonna, che dispensa grazie a tutti quelli che hanno bisogno.
Ho imparato anche che é necessario pregare , con semplicità, umiltà e carità, presentando a Dio le necessità di tutti, vivi e morti .
Per questo la "Grande e bella casa" dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, sarà inunzitutto casa di preghiera rifugio di tutte le anime, luogo per riconciliarsi con Dio, ricco di misericordia, e per celebrare il mistero dell'Eucarestia.
Ho sempre avuto un'attenzione particolare per i giovani, che sono buoni ma sbandati. Che hanno bisogno di una guida spirituale, e di persone, sacerdoti e laici,. che gli parlano di tutti gli argomenti. meno di quelli del male.
Datevi con amore, con gioia, con carità e affetto per amore degli altri.
Operate con opere di misericordia. Quando una persona fa un bene ad un'altra persona non può rimproverarsi il bene che ha fatto, ma deve dire: "Signore ti ringrazio che mi hai dato la possibilità di fare il bene" e deve ringraziare anche la persona che le ha permesso di fare il bene. E' un bene per l'una e per l'altra. Sempre si deve ringraziare Dio quando si incontra l'occasione di poter fare del bene.Così penso che dobbiamo essere tutti e in particolar modo coloro che vogliono dedicarsi all'Opera della Madonna, altrimenti non ha valore.
Se il Signore vorrà, ci saranno sacerdoti, ancelle riparatrici e laici che si dedicheranno al servizio dell'Opera e alla diffusione della devozione al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.
Se volete accettate queste mie povere parole perchè sono utili per la salvezza della nostra anima. Se non vi sentite, non abbiate timore perché la Madonna e Gesù vi ameranno lo stesso. Io ho avuto sofferenze e gioie e ne ho ancora: ristoro all'anima mia. Rinnovo il mio amore per tutti. Vi assicuro che non abbandono nessuno. Voglio a tutti bene. E anche quando sarò dall'altra parte, continuerò ad amarvi e a pregare per voi. Vi auguro che siate felici così come sono io con Gesù e la Madonna".
Natuzza Evolo, 11 febbraio 1998.


Natuzza, la fondazione e i cenacoli di preghiera
 
"Non è stata una mia volontà - ricorda Natuzza. Io sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944 quando mi è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata sposa a Pasquale Nicolace. Quando l'ho vista, le ho detto "Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?" Lei mi ha risposto: «Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande casa per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti altri si troveranno nel bisogno e una grande chiesa che si chiamerá Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime»".
Così il 13 maggio 1987, su ispirazione di Natuzza e con l'assenso del Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Domenico Cortese viene costituita l'Associazione denominata "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime", che successivamente diviene Fondazione di religione e di culto, approvata con decreto dal Vescovo, civilmente riconosciuta dal Ministero dell'Interno dello Stato Italiano e annotata al n. 140 del Registro delle Persone Giuridiche presso la Prefettura di Vibo Valentia. In quanto iscritta al al n° 379 del Registro Regionale di Volontariato, la Fondazione è una ONLUS.
Lo spirito che guida nel suo essere e in ogni suo operare la Fondazione, è costituito dalla volontà di Natuzza, manifestata nel suo testamento spirituale.
Con l'acquisizione di terreni e vecchi fabbricati radicalmente ristrutturati, la Fondazione da vita a un primo insediamento operativo e sede della stessa: il Centro Anziani "Mons. Pasquale Colloca" e in seguito al Centro Servizi alla Persona "San Francesco di Paola", in fase di completamento.
Per volontà di Natuzza e sotto sua indicazione viene realizzata la Statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. "La Madonna - racconta Natuzza - è bellissima! Mi appare molto giovane, come una ragazza di 1516 anni, vestita di bianco, con la pelle scura, sollevata da terra e tutta piena di luce: «Io sono la Mamma tua e di tutto il mondo. Io sono il Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime»". La statua la rappresenta con le braccia aperte, leggermente inclinata in avanti come una mamma che si piega ad accogliere il figlio.
Ed è in nome e per volontà della Madonna, venerata sotto questo titolo, che nascono i Cenacoli di Preghiera, riconosciuti dal Vescovo e diffusi in Italia e nel mondo. Ogni anno migliaia di fedeli si ritrovano a Paravati per festeggiare solennemente il Cuore Immacolato di Maria rifugio delle Anime.
E la Madonna, rinnova il suo accorato invito a moltiplicare i Cenacoli per la conversione delle anime, per la riparazione dei peccati e la pace nel mondo.

Natuzza e la Chiesa
 
Eppure, in un passato ormai lontano, l'atteggiamento della Chiesa non era favorevole a Natuzza. Anche lei, purtroppo, come Padre Pio e altre personalità mistiche, nel 1940 ha subito la sfortuna di una "diagnosi a distanza" di padre Agostino Gemelli, che, pur non avendola mai incontrata, l'ha bollata ugualmente come isterica. Gemelli consigliava al vescovo Paolo Albera di tenersi lontano, indifferente, sostenendo che in questo modo i suoi fenomeni sarebbero svaniti.
Svanirà invece la prudente diffidenza delle autorità ecclesiastiche, di fronte all'"ottima impressione" ricevuta dalla vita umile, povera e obbediente di Natuzza. Come ha detto, dopo averla conosciuta, un gran fustigatore dei costumi come il gesuita padre Bartolomeo Sorge, ex direttore de «La Civiltà Cattolica», «l'umiltà, se uno ce l'ha, traspare anche se sta zitto. Se uno non ce l'ha, anche se dice ad alta voce "sono umile", si capisce che è un gran superbo. Natuzza è un'anima umile e questo è il segno della presenza di Dio... Il secondo aspetto che mi ha colpito davvero molto è la sua preghiera, lo spirito di adorazione e di amore che questa donna offre al Signore. Quando questi due elementi vanno insieme, si può stare tranquilli che c'è un'opera di Dio sostanziale».
Il nuovo vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, più volte ha espresso pubblicamente il suo giudizio estremamente positivo su Natuzza, sottolineando come sia «una donna di pazienza, di grande fede, che obbedisce alla Chiesa e non si è mai lasciata strumentalizzare dal denaro, non ha mai ceduto a questa tentazione che avrebbe potuto renderla miliardaria, con le folle che vanno da lei... Natuzza non costituisce un problema per la Chiesa, il problema è semmai la gente che va da Natuzza, perché spesso le chiedono di tutto e di più. Io penso che la maggior parte delle persone escano dalla sua casa con una serenità di spirito che non facilmente si ottiene andando dai padri spirituali. E quindi una persona che va molto rispettata».
P.S.:  Per sapere di più sulla vita e i carismi di Natuzza Evolo bisogna leggere i sette volumi del professor Valerio Marinelli, Edizioni Fondazione del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.

La Madonna ha un progetto per noi: La Villa della Gioia

In questi anni Natuzza ha parlato del grande progetto che la Madonna ha preparato per noi. Si chiama "La villa della gioia". La Madonna le ha fatto vedere e visitare come fosse già realizzato. Nella Villa della gioia c'è l'attuale Centro Anziani "Mons. Pasquale Colloca" e il Centro Servizi alla Persona "San Francesco di Paola in fase di completamento. In futuro ci sarà il Centro "Ospiti della speranza" per malati terminali, con annesso "Villaggio del Conforto", che servirà ad ospitare i familiari degli ammalti.
Questo Centro attraverso il "Viale della Misericordia" porterà al grande complesso dedicato alla riabilitazione, dal nome "Recupero della speranza".
Il tutto, attraverso il "Viale della salvezza" porterà alla chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.
La grande e bella chiesa ha la forma di un grande cuore aperto, il cuore della Madonna, rifugio di tutte le anime, e dentro un piccolo cuore, il cuore di Natuzza che nel suo grande amore ci porta a Gesù, a Maria, ai fratelli. Avrà una capienza di 3.000 posti a sedere e un piazzale che potrà contenere fino a 15.000 persone.
E' il grande desiderio della Madonna e di Natuzza.
Il 30 maggio 2006 Natuzza ha dato inizio ai lavori del primo lotto della grande e bella chiesa, con la prima colata di cemento.

MEDITAZIONE:
il valore di un Ave Maria
 

  di don Marcello Stanzione *
 
Notizia del 09/12/2008 stampata dal sito web www.lucisullest.it


Pochi cristiani, benché istruiti, la conoscono. Eppure, la salvezza del mondo cominciò con l’Ave Maria: da essa dipende anche quella di ognuno in particolare. L’Ave Maria è una rugiada celeste che bagna la terra dell’anima, perché porti frutto a suo tempo. E’ indizio probabile di dannazione il recitarla con avversione, tiepidezza e negligenza (Monfort). Seminiamo perciò le Ave Maria, ovunque ed in ogni tempo. Beate le azioni chiuse fra due Ave Maria. Queste le lodi dell’Ave Maria, cantate da San Luigi Maria Grignon de Monfort (Trattato 252):

1. E’ la più bella delle preghiere, dopo il Pater.
2. E’ il complimento più perfetto che si possa fare a Maria Santissima, poiché è quello che Dio stesso Le fece fare dall’Arcangelo Gabriele per guadagnarsene il Cuore. Con esso ce le guadagneremo infallibilmente anche noi, se lo diremo come si deve, cioè con: Attenzione – Devozione – Modestia.
3. E’ il nemico del ...
... diavolo, che pone in fuga.
4. E’ il martello che lo schiaccia.
5. E’ la santificazione delle anime.
6. E’ l’allegrezza degli Angeli.
7. E’ la melodia dei predestinati.
8. E’ il cantico del Nuovo Testamento.
9. E’ il diletto di Maria.
10. E’ la gioia della Santissima Trinità.
11. E’ un bacio casto ed affettuoso a Maria.
12. E’ una rosa vermiglia che Le si presenta.
13. E’ una perla preziosa che Le si offre.
14. E’ una coppa di miele che Le si porge. 



In conclusione: Siamo perciò pregati vivamente, per l’amore che portiamo in Gesù e Maria, DI RECITARLA FREQUENTEMENTE, SPECIALMENTE DICENDO IL Santo Rosario. Nel momento della morte benediremo il giorno e l’ora in cui ci avremo creduto, perché, dopo avere seminato nelle benedizioni di Gesù e di Maria, raccoglieremo benedizioni eterne in Cielo.

ATTI DI FEDE CONTENUTI NELL’AVE MARIA
Ave

Fede nell’esistenza degli Angeli, messaggeri celesti agli uomini. Devozione all’Arcangelo Gabriele, messaggero dell’Incarnazione ed al nostro Angelo Custode.
Maria
Fede nella grandezza e potenza di questo Nome. Devozione verso di Esso, invocandolo con rispetto, amore e fiducia.
Gratia plena
Fede nel mistero della pienezza della grazia in Maria, fin dall’istante della Sua Immacolata Concezione. Devozione nel conservare gelosamente o nel prontamente riacquistare con la Confessione o con l’Atto di Contrizione o di Dolore, la grazia, senza la quale nulla possiamo fare, ma con la quale tutto ci è possibile.
Dominus tecum
Fede nell’unione di Dio con l’anima di Maria e con ogni anima, con la grazia, che è Dio in noi. Devozione di fare sempre la Volontà di Dio, affinché Egli sia sempre con noi.
Benedicta tu in mulieribus
Fede nell’eccellenza di Colei che è Vergine singolare, primogenita e prediletta fra tutte le creature. Benedetta da Dio, procura che lo sia pure da noi e da tutte le generazioni con una vera Devozione e con l’Apostolato Mariano.
Benedictus fructus ventris tui Jesu
Fede nel mistero dell’Incarnazione. Devozione al Nome di Gesù, davanti a cui piegano il ginocchio gli abitanti del Cielo, della Terra e degli Abissi. Non vi è altro Nome per cui possiamo essere salvi e ricevere l’eterna benedizione del Padre celeste.
Sancta Maria
Fede nella santità di Maria. La devozione a Maria è la via più breve, facile e sicura per raggiungere anche noi la santità a cui tutti siamo chiamati.
Mater Dei
Fede nella divina Maternità di Maria e nella Sua perpetua Verginità. Devozione all’Angelus, che ci ricorda ogni giorno che Maria, diventando Madre del Cristo, è diventata pure Madre nostra.
Ora pro nobis
Fede nella Mediazione di Maria. Devozione al Santo Rosario, con cui mettiamo in esercizio la Mediazione di Maria.
Peccatoribus
Fede nella misericordia di Maria e nella gravità del peccato. Devozione nel pregare per i peccatori Colei che la Chiesa invoca quale Avvocata e Rifugio dei peccatori.
Nunc
Fede nell’assoluto nostro bisogno della grazia e nella continua, amorosa ed efficace protezione di Maria, che Lei esercita elargendoci le grazie attuali. Devozione al pensiero della presenza di Maria ed invocazione alla Virgo Fidelis, per ottenere la corrispondenza alla grazia, con cui possiamo diventare tutti santi.
Et in hora mortis nostrae
Fede nei Novissimi e nella vita futura e nell’aiuto speciale che Maria Santissima, Nostra Signora della Buona Morte, concede ai Suoi devoti in morte. Devozione all’esercizio mensile della buona morte e nel mettersi, ogni sera, nello stato in cui vorremmo trovarci in quel momento.
Amen
Fede e speranza nella gloria che ci attende. Devozione nel ripetere l’Amen della sottomissione alla Volontà di Dio e dell’unione al Suo beneplacito in tutte le circostanze della vita, dolorose o liete.

* Don Marcello Antonio STANZIONE, Parroco di Santa Maria Nova

Ave, Maria, gratia plena. Dominus Tecum. Benedicta Tu in mulieribus et benedictus fructus ventris Tui, Jesu. Sancta Maria, Mater Dei. Ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen.