venerdì 15 ottobre 2010



Collana la Bussola

“Le sette religiose”

Il fenomeno del New Age e la nuova problematica religiosa

Gianni Ambrosio, Mario Di Fiorino, Gaetano Favaro, Cecilia Gatto Trocchi, Massimo Introvigne, Lorenzo Minuti
Settembre 1996

Fonte come da titolazione
rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio

Gianni Ambrosio
Da alcuni anni si va diffondendo una corrente di pensiero che sostiene che l'umanità sta per entrare in una nuova epoca, con un nuovo modo di considerare la persona umana, la natura, la vita, la realtà tutta. New Age, nuova era, è il nome di questa corrente di pensiero che si presenta come nuova spiritualità e come nuova visione del mondo in grado di affrontare il nuovo millennio e che esprime l'attesa di una realtà totalmente e radicalmente nuova in tutti i settori, oltre che l'impegno per predisporsi psicologicamente e culturalmente a tale realtà ormai imminente o che si ritiene già in corso.
Alla vigilia del nuovo millennio, il fenomeno denominato - o etichettato - New Age suscita un indubbio interesse in tutti i paesi e in tutti gli ambiti. Esso tuttavia si presenta come un fenomeno complesso, fluido e in gran parte sfuggente, per cui non appare facile rispondere alle domande: cos'è concretamente il New Age, cosa si propone, quale è il suo "credo" o la sua visione del mondo?
In effetti, il New Age è una nebulosa di tendenze accomunate dalla visione ottimistica di un futuro che sta per accadere: si sta instaurando un'epoca felice per tutta l'umanità, un'era non materialista, non positivista e neppure religiosa nel senso tradizionale del termine; un'era pacifica e armoniosa, quella dell'Età dell'Acquario che succede all'Età dei Pesci, ritenuta bellicosa dal punto di vista dei rapporti sociali e angosciata a livello individuale; un'era in cui l'uomo, in quanto manifestazione ed epifenomeno della Mente Universale in evoluzione, passa da homo sapiens a homo noeticus ed entra in contatto profondo con le grandi forze della natura e della vita.
Alcune definizioni
Possiamo introdurci alle caratteristiche del New Age attraverso una prima definizione ricavata dal libro più noto sulla nuova era, quello di Marilyn Ferguson, scrittrice e redattrice di riviste, nata nel Colorado nel 1938 e che è diventata con il suo The Aquarian Conspiracy la portavoce del New Age: «Una rete senza capi ma potente sta lavorando per provocare un cambiamento radicale negli Stati Uniti. I suoi membri hanno rotto con alcuni elementi chiave del pensiero occidentale e possono perfino aver spezzato la continuità della storia. Questa rete è la Cospirazione dell'Acquario. È una cospirazione senza dottrina politica, senza manifesto» . Un altro portavoce del New Age, molto noto negli ambienti della nuova corrente di pensiero, David Spangler, alla domanda su cosa sia il New Age, risponde: «Per me la risposta più semplice è che si tratta della condizione che emerge quando vivo la vita in un modo creativo, potente e compassionevole», è «la metafora per l'espressione di uno spirito trasformativo e creativo; [...] una metafora per essere nel mondo in un modo che ci apre alla presenza di Dio - la presenza dell'amore e della possibilità - nel mezzo della vita ordinaria, [...] una dimensione aggiunta alla nostra vita di tutti i giorni» .
Già queste prime definizioni fanno capire le difficoltà che incontra chi esige una risposta precisa alla domanda su cosa sia il New Age. Si aggiunga poi che «l'etichetta New Age è stata applicata in un modo relativamente indiscriminato sia a coloro che la accettano con orgoglio sia ad altri che la considerano un'offesa. In realtà il "movimento" non è tanto un movimento quanto una pluralità di gruppi e di individui che hanno un certo numero di credenze e di orientamenti e che hanno fra loro quello che il filosofo Ludwig Wittgenstein chiamerebbe una "somiglianza di famiglia": i due membri della famiglia possono non assomigliarsi affatto tra di loro, ma entrambi assomigliano a un terzo membro» . In ogni caso, si tratta di una "nuova visione delle cose", anzi di un "nuovo paradigma", per richiamarsi, come Marilyn Ferguson ha fatto, alla teoria delle rivoluzioni scientifiche di T. Kuhn, secondo cui in epoche particolari non si assiste solo a un mutamento di teorie ma a un vero cambiamento del paradigma globale che regge la scienza, come nel caso della fisica, con il passaggio di paradigma dalla fisica newtoniana a quello della nuova fisica. Si tratta dunque di un nuovo schema di pensiero, di una sorta di struttura epistemologica che permette di comprendere e spiegare alcuni aspetti del reale che nel vecchio paradigma non erano spiegati . Questo nuovo paradigma è appunto la "nuova era" che si sta imponendo in ogni settore della realtà.
Si può cercare di delineare meglio i contorni di questa nuova visione delle cose, attraverso alcune definizioni o descrizioni di chi ha studiato il fenomeno.
Secondo due qualificati studiosi, J.R. Lewis e J. Gordon Melton, «il New Age può essere visto come un movimento di risveglio di una comunità magico-occultistica preesistente» . Si tratterebbe, come precisano gli stessi autori, della tradizione teosofica, in particolare dei «teosofi britannici della generazione successiva alla seconda guerra mondiale».
In verità, almeno a partire dagli anni Ottanta, «il riferimento alla tradizione teosofica non è più unico - e in parte è sommerso -, mentre compaiono numerosi elementi nuovi» .
J. Vernette afferma che il New Age è un «insieme di pratiche apparentemente eteroclite, ma unificate da una visione di umanizzazione totale (olistica): tecniche di ampliamento della coscienza e medicina dell'anima; astrologia e channelling o comunicazione con le entità del mondo invisibile; controllo del corpo mediante le arti marziali e mediante la cassa d'isolamento sensoriale o le terapie innocue; controllo della natura con l'arte floreale, l'ecologia e il vegetarianismo. Si tratta di riportare all'unità ciò che era diverso, comprese tutte le religioni, in un sincretismo accogliente ma riduttivo» .
Ugualmente descrittiva la definizione di Terrin, il quale, sostenendo l'interpretazione che il New Age sia la «religiosità del postmoderno» che si afferma come «controaltare» alla secolarizzazione, individua il denominatore comune delle sue multiformi tendenze del New Age «nell'irrazionale, nel superamento dell'esperienza quotidiana del vivere, nella tensione verso una nuova sintesi religiosa "olistica", nel desiderio di ritornare indietro per un equilibrio ecologico e spirituale maggiore» .
Giustamente Introvigne riconosce che il New Age «più che definito - nel senso più rigoroso del termine - può essere descritto», in particolare da tre punti di vista. Dal punto di vista psicologico, «il New Age può essere descritto come la convinzione [...] di essere entrati [...] in un'epoca nuova, che sarà contrassegnata da cambiamenti radicali e qualitativi non in uno solo, ma in tutti i settori della vita dell'uomo». Dal punto di vista sociologico, «il New Age può essere descritto come un network, o meglio come un meta-network», che ingloba un gran numero di network diversi. Dal punto di vista dottrinale, anche la semplice descrizione risulta particolarmente difficile, «tanto più che i suoi promotori si fanno premura normalmente di spiegare che il New Age non è né ha una "dottrina"». Secondo Introvigne, è comunque il relativismo, particolarmente radicale, che caratterizza il New Age dal punto di vista epistemologico: il New Age «sostiene non soltanto che ognuno di noi ha la sua verità, ma che ognuno di noi può letteralmente creare la sua realtà» .
Si potrebbe allungare la lista delle definizioni del fenomeno, rischiando comunque di restare nel vago. Forse una definizione è prematura, essendo il fenomeno assai variegato e soprattutto ancora in fase effervescente, tuttora in mutamento e in divenire, nonostante esista da circa un trentennio. O forse una definizione è impossibile, se risponde al vero quanto ha scritto un critico americano, H. Bloom: «Chi studia il pensiero New Age dovrà rassegnarsi a fare come nel famoso picnic del proverbio, nel quale gli autori portano le parole (qualcuna, se non proprio tutte) e i lettori portano i significati» .
Il sincretismo del New Age
Se difficile, o forse impossibile, è definire il fenomeno, è tuttavia possibile l'analisi di alcuni elementi che caratterizzano i diversi gruppi del New Age che, pur con differenze talvolta rilevanti, sono in attesa della nuova era.
Già è stato sottolineato il carattere decisamente sincretistico del fenomeno che tendenzialmente fa sue le istanze di gran parte delle esperienze religiose, spirituali, filosofiche sia occidentali che orientali.
Da questo punto di vista, la nuova era non ha nulla di nuovo, in quanto troviamo nel passato anche molto antico gli elementi che caratterizzano le principali idee del New Age, come il panteismo, la gnosi, l'esoterismo, l'occultismo. Tuttavia sembra possibile evidenziarne le coordinate fondamentali attraverso le sue radici più prossime, che hanno contribuito a tradurre l'attesa della nuova età nella sua forma attuale.
Nel nostro secolo, il primo che introdusse il termine di Età dell'Acquario fu l'esoterico francese P. Le Court (1871-1954) nel libro L'Ère du Verseau del 1937 , dove formulava la teoria dell'evoluzione della civiltà legata ai segni dello zodiaco (toro per le civiltà egiziane, caldee e cretesi; ariete per ebrei, galli, greci, romani e popolazioni dell'India; pesci per l'era cristiana) per giustificare l'avvento di questa nuova era. L'espressione New Age è invece dovuta ad Alice Bailey (1880-1949), che si staccò dalla Società Teosofica (fondata da H.S. Olcott e H.P. Blavatsky) per fondare la Scuola Arcana, l'Associazione della Buona Volontà Mondiale (1923) e le "reti" di triangoli (1937) in cui tre persone si riunivano quotidianamente in preghiera aspettando il ritorno dell'istruttore o Avatar. Nei suoi scritti è annunciato l'avvento di una età nuova e viene utilizzata l'espressione New Age .
Ma al di là delle sue indubbie radici europee, il New Age può essere considerato un "prodotto" tipicamente americano. Il terreno propizio su cui esso si è sviluppato è quello della California, "culla del New Age" .
Già negli anni Sessanta la commedia musicale Hair aveva cantato "l'avventura di Aquarius", e poi era sorto il movimento "controcultura" degli anni Settanta, con le ondate successive della droga, della rivoluzione sessuale, della Jesus revolution. In California, e particolarmente a Big Sur con l'istituto Esalen, punto di partenza dei movimenti del potenziale umano e "santuario" del New Age, il millenarismo ottimistico ha trovato il terreno fertile: «Se c'è qualcosa che salda i californiani, è in fin dei conti la ricerca di una nuova religione che li leghi tra loro, qualcosa che appaia come soprannaturale [...]. È normale [...] che la Cospirazione dell'Acquario si sia diffusa in seno a una popolazione portata dalla propria ricchezza relativa a sentirsi frustrata da un sogno materialista vissuto nella sua forma più edonistica e in un ambiente pluralista senza i vincoli della tradizione, che accoglie tutte le filosofie, tutti i mutamenti e tutte le esperienze» . Questa è la terra per eccellenza del «sogno americano che ha sempre avuto due facce: l'una rivolta verso tutto ciò che è tangibile e verso il benessere materiale, l'altra rivolta verso gli ideali, verso la vita spirituale, cioè verso la dimensione fantastica» .
Dall'incontro di tradizioni europee e contesto californiano, di teosofia occidentale e spiritualità orientali derivano i temi a cui i "figli dell'Acquario" si rifanno.
Vediamo di esplicitare alcune di queste tematiche in modo da avere una più completa visione d'insieme del nuovo paradigma.
I temi spirituali
Iniziamo con l'evidenziare alcune caratteristiche dottrinali e spirituali di questo "nuovo paradigma", tenendo presente che nel New Age, più che di religione, si parla di spiritualità, in netta antitesi con le religioni organizzate e soprattutto con ogni dottrina religiosa.
Le principali caratteristiche, variamente presenti nelle diverse tendenze e nei diversi network che costituiscono il New Age, sono le seguenti.
Il primo elemento indubbiamente caratterizzante il New Age è il suo sincretismo.
Alcuni elementi delle religioni orientali (Induismo, Buddhismo, Taoismo) vengono valorizzati e integrati con la tradizione esoterico-occultistica occidentale.
Insieme a questa visione sincretistica che spinge al superamento delle religioni tradizionali, in particolare del Cristianesimo, il New Age si presenta radicalmente relativista. Non solo sostiene che tutte le religioni sono valide e che ogni dottrina dogmatica deve essere eliminata, ma afferma anche che occorre lasciare al singolo la possibilità di "costruirsi" la propria religione. «È vero se tu ci credi», questa è la formula per costruirsi la propria religione, in ossequio al principio secondo cui «ciascuno crea la sua realtà».
Se comunque una preferenza per la religione deve essere indicata, la sensibilità del New Age si orienta verso la religiosità pagana, animista, panteista, la religione della Grande Madre. Anche se non è corretto identificare la corrente neopagana, rivolta al pre-cristianesimo con il New Age, proteso verso la futura Era dell'Acquario, tuttavia le convergenze tra il New Age e il neopaganesimo sono notevoli, soprattutto attraverso la neostregoneria, chiamata "Wicca" - forma antiquata di witchcraft, parola che in inglese significa "stregoneria" -, un movimento che si fonda sulla tesi che la stregoneria europea del Medioevo e dei secoli successivi sarebbe una prosecuzione nascosta del paganesimo pre-cristiano .
Alcuni autori evidenziano poi, come caratteristica del New Age, la gnosi, più precisamente la nuova gnosi. Si intende designare, con questo termine, «un tipo di mentalità e un tipo di risposta alle domande di trascendenza dell'uomo, che - in alternativa alla religione propriamente detta - considera il mondo così com'è inesorabilmente degradato e propone una uscita da questo mondo attraverso diverse tecniche che hanno in comune un certo carattere esclusivistico, nel senso che sono originariamente in possesso di un piccolo gruppo di iniziati, decida poi questo o meno di spartirle con altri. Ultimamente la tensione gnostica diventa apocalittica e millenarista, in quanto si crede che la consapevolezza del degrado del mondo da parte di alcuni sia già un indizio della prossimità della fine [...]. L`attesa della fine", come ha notato Filoramo, diventa così l'aspetto forse più caratteristico della gnosi» .
Secondo Filoramo, il New Age è una vera e propria «neognosi popolare», in quanto «rappresenta sulla scena culturale contemporanea il fenomeno che, nel suo complesso, più da vicino si accosta, in sede non soltanto comparata, all'antica gnosi» . In effetti, nonostante la necessaria certa cautela nell'uso di categorie classiche tipiche della storia del cristianesimo, come appunto quelle di "gnosi" e "gnosticismo", per caratterizzare fenomeni moderni assai fluidi e mutevoli, sempre più spesso il New Age viene presentato come neo-gnosi .
Altro elemento caratteristico è la reincarnazione, che i recenti precursori del New Age, come Kardec o la Società teosofica della Blavatsky, hanno accolto sotto l'influsso orientale e divulgato in Occidente .
Il New Age abbraccia la concezione induista che afferma la trasmigrazione delle anime in una ineluttabile sequenza il cui scopo è la liberazione dalla legge del Karma che regola le reincarnazioni.
Il fisico atomico Fritjof Capra tenta di giustificare scientificamente questa concezione affermando che «1'autorinnovarsi - la scomposizione e la costruzione di strutture in cicli continui - è un aspetto essenziale dei sistemi viventi [...]. Dal loro punto di vista 1'autorinnovarsi dei sistemi maggiori è il loro proprio ciclo di nascita e morte. La nascita e la morte ci appaiono ora, perciò, come un aspetto centrale dell'auto-organizzazione, l'essenza stessa della vita [...]. Poiché anche noi siamo nati e siamo destinati a morire, ciò significa forse che siamo parte di sistemi più grandi che si rinnovano di continuo? Di fatto pare che sia proprio così» .
Per quanto concerne la concezione di Dio, il New Age «concepisce Dio in modo del tutto impersonale, come energia costituente il tessuto dell'universo, un universo che scorre indifferentemente seguendo leggi cosmiche (tra le quali quella della reincarnazione).
Tale energia è presente in ogni essere e tutto fa parte di questo organismo vivente. Si tratta quindi non di panteismo, Dio è tutto, ma di pan-en-teismo, Dio in tutto» .
Questa concezione teorizza che «la natura è dotata di pensiero, di coscienza», mentre l'uomo è supposto come un essere composto di spirito immortale, di anima che lo unisce al corpo, e di corpo mortale, involucro esterno che cambia nella reincarnazione.
Conseguenza di questa concezione di Dio è il particolare rapporto con la realtà che è concepita olisticamente e quindi vista come un'unità tra materia, energia e spirito e un'armonia di cui fanno parte Dio, l'uomo, la natura, la terra . Da qui deriva la coscienza ecologica che certamente è uno degli aspetti più significativi per chi si reca ai "santuari" del New Age, come Esalen, sulle colline tra Los Angeles e San Francisco, Findhorn in Scozia, Damanhur in Italia e la comunità "du Jas" in Francia ,
Infine, è da evidenziare il channelling. Per il New Age, le entità superiori - come gli angeli, le fate, i folletti, i deva, i defunti, gli extraterrestri ecc., - si manifestano agli uomini e li istruiscono attraverso particolari canali (channel, da cui "channelling"), fornendo loro "nuovi vangeli" e incamminandoli verso imprecisati e oscuri livelli multipersonali e multidimensionali. Il channelling, forma di nuovo spiritismo, spesso spettacolare, si differenzia dallo spiritualismo classico per due fattori: non contempla il medium che, con varie tecniche tipiche delle sedute spiritiche, interroga lo spirito e non c'è la figura del singolo defunto da interrogare, ma una entità (o insieme di anime).
Le tecniche tradizionali dell'occultismo - dall'astrologia ai tarocchi - sono trasformate: da mezzi per predire il futuro a mezzi di un cambiamento personale, di una fusione della scintilla divina che vive in ogni uomo con l'energia divina di cui ogni essere costituisce un frammento.
Sull'importanza del channelling nel New Age non tutti gli studiosi cono concordi.
Per alcuni, come Terrin, si tratta di una caratteristica secondaria e marginale, resa importante solo dal successo che ha avuto . Per altri, come Vernette e Introvigne, si tratta invece di un aspetto indubbiamente caratterizzante tutto ciò che rientra nel New Age.
Le conseguenze del nuovo paradigma
Secondo Fritjof Capra, «le reti della cospirazione dell'Acquario estendono la loro nuova concezione della realtà e la loro scala di valori a tutti gli ambiti in cui si potrà "cambiare la vita" all'alba della nuova era» .
Questa nuova visione della realtà si fonda sulla consapevolezza dell'essenziale interrelazione e interdipendenza di tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali e culturali. A questo proposito può essere utile una breve presentazione dell'applicazione di questo nuovo paradigma ai diversi ambiti della vita, dalla salute alla scienza, dalla psicologia alla società, secondo la possibile evoluzione della società fatta da Capra e dalla Ferguson, tenendo presente che uno dei compiti principali che si prefigge la Cospirazione dell'Acquario consiste nell'agevolare le comunicazioni tra le branche scientifiche apparentemente più eterogenee.
La salute
Nel paradigma acquariano la ricerca della salute significa la ricerca di se stessi. Il paziente viene curato in modo olistico, cioè nella sua totalità, la malattia è considerata il sintomo di un conflitto generato dalla mancanza di armonia, la terapia è volta a ripristinare questa armonia possibilmente senza interventi artificiali quali la chirurgia o farmaci, ma con la "medicina dolce" (psicoterapie, esercizi fisici, regimi alimentari e altri metodi di guarigione non tradizionali come l'agopuntura, la digitopressione, lo yoga, l'omeopatia).
La scienza
La scienza nel nuovo paradigma è anch'essa concepita olisticamente, unificata nelle sue diverse branche. I più convinti sostenitori di questa visione sono Capra e gli scienziati di Princeton .
Viene affermata l'esigenza di un passaggio dalla concezione meccanicistica di Descartes e di Newton a una concezione olistica ed ecologista, che vede l'universo come un tutto interconnesso in cui nessuna parte è più fondamentale delle altre, così che le proprietà di una parte qualsiasi sono determinate da quelle di tutte le parti.
La materia è vista come energia a livello corpuscolare od ondulatorio, che si manifesta come forza dinamica e intelligente, in grado di trasmettere messaggi di alto valore spirituale. La scienza quindi «deve adottare dei canoni "mistici" nella sua interpretazione del mondo: in altre parole, la fisica contemporanea deve avvicinarsi alla mistica se vuole comprendere la realtà. Deve far vedere come in una pietra vi "è una danza inimmaginabile di elettroni" attorno al nucleo. La materia non è morta e non è fissa come si potrebbe credere: è tutta una vibrazione e un incrocio di onde elettromagnetiche. Come si vede, siamo di fronte a una grande e nuova "fenomenologia della materia" che è in movimento, energia, informazione e vita, e per questo suo status è in grado di operare una nuova sintesi tra spirito e materia, tra coscienza e corpo, tra oggetto e oggetto» .
La psicologia
Mentre la psicologia behavioristica era meccanicistica e la psicoanalisi era troppo legata a concezioni statiche e deterministiche fino a non riuscire più a guardare alla personalità sana nel suo sviluppo, all'uomo in movimento verso qualcosa di più alto e nobile, la psicologia del New Age, richiamandosi alla psicologia umanistica di Maslow, intende porre nuove basi alla conoscenza della persona umana, aprendosi a valori che realizzano più a fondo e più pienamente la persona. «Maslow - scrive Terrin - sviluppò una gerarchia dei bisogni includente considerazioni fisiologiche come la fame e il sonno; la sicurezza, l'ordine e la stabilità; il bisogno di appartenenza, l'amore e la stima (il rispetto di sé e il riconoscimento dagli altri). Al culmine di questa scala di bisogni/istanze della persona, Maslow pone il bisogno ineludibile di autorealizzazione dell'uomo secondo le proprie capacità e potenzialità.
Ma per questi ultimi progetti lo psicologo americano fa notare che è necessario "ascoltarsi dentro, nel proprio sé, in ogni momento della vita". Ora si può dire che da questo bisogno di ascoltarsi dentro, che incontra la filosofia e la mistica orientale, oltre a rispondere alle esigenze dei presupposti junghiani, nasce il nuovo orizzonte che va oltre la persona e che viene chiamato pertanto transpersonale: la maturazione psicologica si dimostra così basata su una crescita spirituale dove appaiono sempre più dominanti i temi legati ai valori ultimi, alla coscienza unitiva, alla meraviglia, al significato ultimo, alla trasformazione del sé, all'estasi, alla consapevolezza cosmica. [...] Il gruppo degli psicologi di Esalen che si era intanto costituito si appropriò di tali concetti e soprattutto basò la nuova riflessione circa lo sviluppo delle potenzialità umane in un contesto molto prossimo al mondo orientale, pervenendo lentamente a considerare il proprio sé più profondo come parte integrante del divino stesso o come il divino che è in noi e che ha bisogno di essere messo in atto, di venire a coscienza per portare l'uomo alla piena realizzazione di se stesso» .
L'evoluzione della società
Riguardo all'evoluzione che il nuovo paradigma può portare nei campi della politica, dell'educazione e dell'economia, Ferguson descrive sinteticamente i passaggi dovuti al cambiamento di paradigma:
- nella politica si passa da un paradigma fondato su programmazione, burocrazia e imposizione da parte di un'autorità centralizzata in cui il governo viene concepito come un'istituzione monolitica, razionale e aggressiva, a un paradigma che pone sullo stesso piano leader e individuo, che concepisce un governo decentrato, rispettoso dell'autonomia, dinamico, flessibile, pluralista e incoraggiante tutte le forme di creatività;
- nell'educazione si attua il passaggio da un insegnamento rigido, autoritario, poco intuitivo, che concepisce l'apprendimento come un prodotto, a un insegnamento illimitato rispetto all'età, che pone sullo stesso piano insegnanti e studenti, che stimola l'intuizione, la creatività e l'esperienza diretta;
- l'economia passa da un paradigma basato sulla rigidità, sulla gerarchizzazione burocratica, sulla frammentazione e delimitazione del ruolo lavorativo, a un paradigma che punta a conservare e riciclare le risorse, flessibile e adattabile, che concepisce il lavoro come mezzo per autorealizzarsi e per esprimere la propria creatività .
Naturalmente il New Age cerca di promuovere concretamente questi cambiamenti radicali. In particolare, la "cospirazione" intende trasformare la scuola e l'educazione: nel 1973 venne fondata la Global Education Associates da Patricia Mische, con lo scopo specifico di far circolare le idee del New Age'' .
Il New Age come ideologia funzionalistica dell'indistinto
Se per ideologia intendiamo una visione semplificatrice e riduttrice della realtà, il collante dei vari network del New Age pare essere fortemente ideologico. In particolare, forse in stretta connessione con l'utilitarismo postmoderno, l'ideologia ottimistica del New Age si basa sulla convinzione che «ogni risposta (ai diversi problemi) va bene, purché sia vissuta come una risposta e si creda che funzioni in quanto tale» .
Sembra che il contrastante mosaico di riferimenti culturali e religiosi cui il New Age si richiama, si regga precisamente su questa convinzione e quindi sulla volontà di usare in modo utilitaristico gli spezzoni di verità qua e là racimolati, spesso interpretandoli in modo riduttivo. Così la prospettiva olistica si trova insieme all'istanza millenaristica, la spiritualità si allea con il vitalismo biocentrico.
Di contro alle distinzioni tipiche delle religioni monoteistiche che distinguono fra Creatore e creatura, fra mondo e uomo, fra anima e corpo, il New Age, con la prospettiva panteistica e monistica, vede il mondo come manifestazione progressiva di un'energia spirituale. Naturalmente la salvezza perde ogni carattere extramondano e tende a tradursi nella ricerca di un benessere spirituale immediato. Ne consegue che è nell'oggi, nell'hic et nunc, che si deve trovare il conseguimento di questa salvezza-benessere, sviluppando nell'uomo quell'energia divina che ogni essere ha in sé e riconciliando mondo e natura, scienza e religione.
Il New Age dà vita, dunque, a una nuova forma di millenarismo ottimistico, che consiste nella convinzione dell'imminente avvento di un'età felice che conduce al compimento della storia. Al contrario del millenarismo tradizionale, che attendeva mutamenti repentini e apocalittici, il millenarismo del New Age fa propria l'idea di un cambiamento di tipo evolutivo, in parte legato al passaggio dalla costellazione dei Pesci a quella dell'Acquario, in parte connesso alla trasformazione della coscienza personale. È infatti sufficiente, secondo il New Age, la trasformazione interiore di un certo numero di persone per provocare automaticamente la trasformazione collettiva, secondo il principio della "centesima scimmia".
La stessa "ecologia profonda", anche nella sua variante di "ecologia transpersonale" che si apre alla possibilità di una simbiosi tra il sé universale che agisce, o si identifica, con la natura e il sé individuale, fa parte della suddetta ideologia, essendo un tentativo di creare una filosofia di vita olistica e radicale: olistica per il drastico e infantile rifiuto di ogni divisione del sapere; radicale, perché vuole andare alla radice delle cose e restaurare nella sua integrità il senso perduto tra uomo e natura .
In questa prospettiva, l'ecologia profonda, al di là del ricorso a espressioni di tipo scientifico, tende alla realizzazione del sé individuale nel sé universale e rientra nel programma esoterico, diventando "ecosofica", volta alla ricerca di una saggezza intorno alla natura: «una filosofia dell'armonia e dell'equilibrio ecologico. La stessa scienza è ridotta a una prospettiva alquanto visionaria, finalistica e organicistica» .
L'ideologia ecologista, facendo leva sulle esigenze ambientalistiche e sulla sensibilità ecologica, costituisce il veicolo attraverso cui il New Age diffonde la sua visione del mondo. Fanno da corollario alle premesse ecologiste le conseguenze dell"`animalismo", che nega la differenza essenziale e qualitativa fra l'animale e l'uomo, perché li considera in realtà manifestazioni dello stesso fluire panteistico di energia.
Anche la spiritualità del New Age appare ideologizzata. Certo, l'aspirazione a una vita più spirituale è presente nel New Age che vede con lucidità i limiti, l'invadenza e la precarietà del benessere, dell'opulenza, del materialismo diffuso. Ma la proposta di spiritualità appare non solo ambigua e confusa, ma anche riduttiva. È sufficiente considerare il mix di religioni orientali, di tradizioni filosofiche-esoteriche, di psicologia transpersonale. Con ragione, M. Fuss ha osservato che il New Age ha una natura "parassitaria": si nutre di un sottofondo religioso e include in modo indifferenziato tutte le tradizioni religioso-culturali, in vista di una religione perenne, elementare, cosmica .
Tale mix, più che ricercare l'unione dei contrari, la coincidentia oppositorum, esalta l'indistinto, mettendo insieme realtà incompatibili, dando vita a una conciliazione fittizia, a una unità apparente e artificiosa dell'uomo e della natura, della scienza e dell'esoterismo .
Nello stesso sviluppo del potenziale umano si possono ricercare mete differenti e contrastanti. Vi può essere, per esempio, l'ascesa per gradi verso il divino attraverso il passaggio di successive dimensioni che l'uomo, secondo l'esoterismo, contiene dentro di sé. Diverso è, invece, lo sviluppo del "sé" come dilatazione dell'io e delle sue capacità e pretese, utilizzato per esempio da artisti o manager per aumentare le proprie capacità professionali e relazionali. In questo caso, peraltro favorito dal New Age, il riferimento a concezioni spirituali appare decisamente strumentale e serve per accrescere il potere individuale, per raggiungere più alti livelli di carriera professionale. Al di là di ogni coerenza morale, si offrono tecniche di spiritualità che vogliono superare l'individualismo, ma che nello stesso tempo lo favoriscono.
Inoltre la spiritualità del New Age appare fondata sul «postulato dichiaratamente biocentrico» che consente di "sciogliere" le contraddizioni tra la psicologizzazione dell'esperienza e il congiungimento con il flusso energetico che anima il tutto, tra tendenze narcisistiche volte all'autorealizzazione e aperture al sé universale.
Infine, il New Age appare ideologico nella stessa proposta di una "religiosità cosmica", "elementare", fortemente eclettica e caratterizzata da un forte richiamo alla magia: «tende a unire tanti elementi religiosi di varie provenienze senza porsi il problema della verità», ricerca «la trascendenza nell'immanenza», favorisce la «salvezza istantanea» .
Il New Age e il Cristianesimo
È probabile che molte espressioni che si trovano attualmente nel New Age siano assai passeggere, legate alla congiuntura socio-culturale, alle mode connesse alla contro-cultura, al fascino dell'Oriente. Ma il fenomeno New Age, considerato nella sua globalità, merita di essere preso sul serio. Non sembra trattarsi di una moda passeggera: è in circolazione da oltre trent'anni, anche se attualmente pare mostrare qualche segno di stanchezza, essendosi esaurita almeno in parte la novità delle sue proposte ed essendo il contesto socio-culturale, soprattutto a livello giovanile, meno sensibile al fascino delle novità spirituali e religiose. Non si tratta neppure di considerare il fenomeno New Age in base ad alcuni gruppi piuttosto irrilevanti o a piccole comunità ove si gioca con i cristalli o si ricorre al channelling spettacolare. Nel New Age vi sono certamente anche questi aspetti da tenere in considerazione, ma vi è pure una vasta attività che coinvolge qualche milione di persone su scala internazionale e che diffonde una specifica visione del mondo con implicazioni ecologiche, filosofiche, politiche e anche tecnologiche.
Osserva H. Bloom che «a questi culti New Age, benché non contino più di trentamila aderenti, guarda con simpatia una moltitudine sterminata» .
Occorre allora cercare di comprendere perché il New Age ha successo, quale è il suo fascino. Certamente il New Age entra in risonanza con la diffusa critica al "vecchio" sistema socio-culturale e offre una proposta di seducente e spontanea autorealizzazione in una dimensione senza limiti.
Il New Age critica in un modo certamente drastico, ma non privo di una certa pertinenza, molti aspetti della socio-cultura moderna: il diffuso materialismo della vita quotidiana, la presunzione della scienza tecnologizzata, l'individualismo egoistico che non si preoccupa degli altri, del futuro e dell'ambiente. Peraltro da questo punto di vista, la critica del New Age nulla aggiunge alla diffusa critica filosofica e sociale, già attuata da diverse correnti di pensiero, nei confronti dei vari positivismi e razionalismi, che, del resto, appaiono in decadenza culturale nell'epoca detta postmoderna.
Tuttavia, pur criticandolo, il New Age non sfugge all'individualismo, anche se, come ha sottolineato R. Hummel, nel New Age si tratta di un «individualismo sincretistico» . In effetti il New Age «porta con sé lo spirito di un'epoca, quasi lo Zeitgeist di un mondo a venire che non intende contrastare un mondo religioso definito, ma porta con sé il desiderio di vivere un altro sogno, dove si possa ritrovare un'unità frantumata utopica e pressoché impossibile, che unisca corpo e spirito, Dio e mondo, teoria e prassi, mito e ragione, vita e morte, religione e rivelazione, mondo di qua e mondo dell'aldilà. Sviluppa in tal modo un'incredibile "teologia dell'identità" senza la minima preoccupazione teologica, ma soltanto in nome di "nuvole di valenza pragmatiche"» .
Nonostante questo orientamento, non sono pochi i teologi che, tenendo comunque conto dell'intonazione spirituale e religiosa del New Age, tentano un dialogo con esso . Il teologo tedesco G. Schiwy sostiene addirittura la compatibilità tra cristianesimo e New Age. Egli afferma che «nulla si oppone [...] a che i cristiani diventino aderenti alla (sic) New Age e gli aderenti alla New Age diventino cristiani».
Schiwy è convinto che ci si trovi «proprio nel periodo di passaggio dall'era cristiana dei Pesci a quella postcristiana, superconfessionale dell'Acquario, che viene connotata come era della sintesi». Ma, da questa "trasformazione della società", il cristiano non avrebbe nulla da temere. Infatti si tratterebbe di un'epoca - preparata da pensatori cattolici come Pierre Teilhard de Chardin e Karl Rahner - «caratterizzata da una più alta, spirituale comprensione della Bibbia» e «da una perfetta Chiesa dello Spirito». Addirittura, secondo Schiwy, «si impone la conclusione: lo spirito dell'Età Nuova è lo Spirito di Dio» .
Se è vero che un serio confronto con il New Age è difficile, essendo possibile che sotto la stessa etichetta circolino cose diverse, è pure vero che alcuni decisivi elementi della nuova era contrastano con i punti fondamentali della dottrina cristiana: anzi, la sua visione del mondo appare in ogni caso assai distante dalla visione del mondo ispirata dalla fede cristiana .
Il relativismo su cui poggia, come fondamento, la dottrina del New Age comporta la negazione radicale dell'esistenza della verità, posizione radicalmente in contrasto con la natura stessa della rivelazione. Afferma il concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione: «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto uomo, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura. [...] La profonda verità, poi, sia di Dio sia della salvezza degli uomini, per mezzo di questa rivelazione risplende a noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione» . Per la dottrina cattolica la fede è un atto libero, che implica l'assenso dell'uomo e la sottomissione della sua intelligenza e volontà a Dio che è la Verità stessa .
Per il New Age, invece, tutto gravita attorno all'io, e l'eventuale accesso a "Dio" avviene o attraverso 1'esperienzialità soggettiva o attraverso la conoscenza, tramite varie tecniche e sistemi di meditazione, in genere tratti dalle spiritualità orientali.
La Congregazione per la Dottrina della Fede, nel documento sulla meditazione del 1989, ha notato che sia la via della conoscenza sia la via dell'esperienza, proposte dal New Age, cercano di «superare la distanza che separa la creatura dal Creatore» e di «abbassare ciò che viene accordato come pura grazia al livello della psicologia naturale» .
L'idea che il New Age si fa della religione è in contrasto con l'idea di religione presente tradizionalmente nel mondo delle religioni e in particolare nella religione cattolica: Viene innanzitutto negata la religione rivelata e vien poi rifiutata la religione come sistema dottrinale preciso e definito, proponendo una "spiritualità" vaga e di tipo psicologico e sostenendo che tutte le religioni sono uguali nel loro fondo esoterico. La concezione di Dio nel New Age, in contrasto con la Rivelazione di Dio, si colloca in una visione panteistica. Espressamente viene riesumato, aggiornandolo, il panteismo di Spinoza dai sostenitori dell' "ecologia profonda" e da diversi autori del New Age.
L'idea dell'uomo nel New Age è legata al panteismo che considera ogni uomo una "parte" di Dio, quando non sostiene che «noi siamo Dio», per cui ogni distinzione fra Creatore e creatura rischia di essere dimenticata. Naturalmente ciò comporta il rifiuto della dottrina del peccato originale, rifiuto espresso in modo preciso dall'ex domenicano Matthew Fox nel volume Original Blessing, ove critica la dottrina relativa al peccato originale e alla redenzione e imputa a tale dottrina la responsabilità di contribuire essa stessa al peccato, in quanto crea dualismo tra l'uomo e la natura e genera una visione antropocentrica .
Ne consegue che il New Age è condotto al rifiuto della nozione di libertà e quindi di peccato come atto deliberato da parte dell'uomo. Se la parola "peccato" è talora conservata, viene comunque reinterpretata per indicare realtà diverse dal peccato nel senso biblico e della morale cristiana: è considerato "peccato" il "dualismo" o la mancanza di coscienza ecologica. Il relativismo morale considera i comportamenti negativi come "disfunzioni" o "malattie", da cui è possibile rimettersi tramite le terapie "transpersonali".
La visione esoterica di "Cristo come principio divino" e l'attesa di un Cristo-Maitreya che deve venire non paiono conciliabili con la fede cristiana che riconosce in Gesù di Nazaret il Cristo, il figlio di Dio, il Salvatore. Per il New Age che cerca il dialogo con il cristianesimo, Gesù di Nazaret non "è" il Cristo ma "porta il Cristo", è di natura divina, ma tutti gli uomini lo sono: nella migliore delle ipotesi, più di ogni altro uomo, Gesù ha dimostrato in modo eminente la divinità di cui tutti partecipiamo.
Anche i metodi che il New Age propone per entrare in contatto con "il Cristo" o con la scintilla divina interiore, non sono esenti da pericoli, pure dal punto di vista della salute mentale, se è vero che, almeno in alcune correnti del New Age, sono proposti metodi particolari per indurre gli stati alterati o "sciamanici" di coscienza, se non persino l'uso di certe droghe allucinogene. Tra questi metodi per accedere a presunti mondi "superiori" appare particolarmente discutibile il channelling, che, secondo il New Age, potrebbe essere sperimentato da tutti.
La credenza nella reincarnazione mette in pericolo la vera libertà dell'uomo e porta con sé il rifiuto della risurrezione e dell'intera escatologia cristiana.
Quanto alle forme di astrologia praticate nel New Age, esse sembrano assai deterministiche, anche se moderate dalle prospettive "transpersonali" che si ispirano alla psicologia del profondo junghiana. Quando si fa ricorso all'astrologia detta karmica, o reincarnazionista, l'elemento deterministico è molto marcato. In generale, l'astrologia del New Age rimane all'interno di un quadro in cui gli astri inclinano e alla fin fine determinano l'agire dell'uomo. In questa luce, appaiono vaghe le stesse aspirazioni alla pace e alla buona volontà, e generici gli appelli alla solidarietà universale o alla "compassione", se le scelte dell'uomo sono in gran parte determinate dagli astri.

Gianni Ambrosio

venerdì 1 ottobre 2010

INESAURIBILI TESORI
ALLA NOSTRA PORTATA
 

La Provvidenza ha disposto una regola architettonica secondo la quale, nella natura, ciò che è prezioso tende ad esser raro, o, in altri termini, costuma la qualità è solita esser inversamente proporzionale alla quantità. Infatti, nel regno minerale, l'oro è molto meno abbondante del ferro. E, in quello vegetale, le piante fiorite costituiscono una piacevole eccezione nel mezzo del panorama delle monotone savane e boschi di conifere che coprono buona parte della superficie della terra.
L’ordine soprannaturale, però, non è retto da questa legge, soppiantato come è stato dall'infinita misericordia divina. Così, noi cristiani abbiamo a nostra disposizione un tesoro nel contempo accessibile, prezioso e inesauribile.
Lo compongono, in primo luogo, i sette Sacramenti, istituiti da Cristo stesso, indispensabili per ottenere la vita eterna. Si distingue tra loro l'Eucaristia, la cui dottrina ci è stata ricordata recentemente dal Papa, in quanto essa non è debitamente compresa in tutto il suo valore e rilevanza per la nostra esistenza.
Tuttavia, oltre ai Sacramenti - i più preziosi gioielli di questo benedetto tesoro -, esistono "gemme" e "perle" di minor valore, ma non per questo degne di disprezzo: sono i sacramentali.
Non importa che si tratti di un avvocato o di una professoressa, di casalinga o di un lavoratore muratore, di un medico o di una scienziata. Qualunque sia la nostra professione o situazione, tutti i cattolici devono vivere coscienti della propria condizione di battezzati, membri della Santa Chiesa, cercando, di conseguenza, di santificare tutti gli atti della vita quotidiana: lavoro, studi, conversazioni, refezioni, viaggi e anche i momenti di svago.
Non per nulla il Magistero ecclesiastico ha recentemente insistito sulla necessità di sacralizzare tutti gli aspetti della nostra esistenza terrena: Pio XII ha invitato i laici all'arduo compito della consecratio mundi; Paolo VI ha fatto sua questa espressione, utilizzandola in diversi documenti; ed il Concilio, attraverso la Lumen gentium, convoca tutti ad agire santamente, come adoratori che consacrano a Dio il proprio mondo (cfr. Lumen gentium, n.34). Si tratta, usando le parole di Giovanni XXIII, di "impregnare di Cristianesimo" l'ordine temporale (cfr. Mater etmagistra, n.231).
Per la realizzazione di questo compito, la Chiesa offre, tra gli altri strumenti, l'inestimabile ausilio dei sacramentali. Essi santificano dagli avvenimenti più solenni della vita, come la professione religiosa o la consacrazione delle vergini, fino agli atti più ordinari, come sono le refezioni. Figurano anche, tra loro, certi oggetti come le campane delle chiese, gli ulivi della Domenica delle Palme o l'acqua benedetta.
Pur essendo vero che, in senso stretto, i sacramentali non sono indispensabili alla nostra salvezza, tuttavia, se uno li disprezza non starà trascurando la sua santificazione e si starà comportando come lo stolto che, davanti ad una cassa piena di oro, diamanti, zaffiri, rubini e smeraldi, gira le spalle?

Tratto da: Salvami Regina – Agosto 2010

giovedì 23 settembre 2010

I cristiani sono "una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo":  è questa "la forma di presenza e di azione nel mondo proposta dalla dottrina sociale della Chiesa". Lo ha ricordato il Papa all'omelia della messa celebrata domenica mattina, 5 settembre, a Carpineto Romano, per il bicentenario della nascita di Papa Leone XIII. 

PARTE QUARTA (CCC)
LA PREGHIERA CRISTIANA

SEZIONE PRIMA 
LA PREGHIERA NELLA VITA CRISTIANA

CAPITOLO PRIMO 
LA RIVELAZIONE DELLA PREGHIERA

ARTICOLO 2 
NELLA PIENEZZA DEL TEMPO

2598 L'evento della preghiera ci viene pienamente rivelato nel Verbo che si è fatto carne e dimora in mezzo a noi. Cercare di comprendere la sua preghiera, attraverso ciò che i suoi testimoni ci dicono di essa nel Vangelo, è avvicinarci al santo Signore Gesù come al roveto ardente: dapprima contemplarlo mentre prega, poi ascoltare come ci insegna a pregare, infine conoscere come egli esaudisce la nostra preghiera.

Gesù prega

2599 Il Figlio di Dio diventato Figlio della Vergine ha anche imparato a pregare secondo il suo cuore d'uomo. Egli apprende le formule di preghiera da sua Madre, che serbava e meditava nel suo cuore tutte le « grandi cose » fatte dall'Onnipotente.51 Egli prega nelle parole e nei ritmi di preghiera del suo popolo, nella sinagoga di Nazaret e al Tempio. Ma la sua preghiera sgorga da una sorgente ben più segreta, come lascia presagire già all'età di dodici anni: « Io devo occuparmi delle cose del Padre mio » (Lc 2,49). Qui comincia a rivelarsi la novità della preghiera nella pienezza dei tempi: la preghiera filiale, che il Padre aspettava dai suoi figli, viene finalmente vissuta dallo stesso Figlio unigenito nella sua umanità, con gli uomini e per gli uomini.

2600 Il Vangelo secondo san Luca sottolinea l'azione dello Spirito Santo e il senso della preghiera nel ministero di Cristo. Gesù prega prima dei momenti decisivi della sua missione: prima che il Padre gli renda testimonianza, al momento del suo battesimo52 e della trasfigurazione,53 e prima di realizzare, mediante la sua passione, il disegno di amore del Padre.54 Egli prega anche prima dei momenti decisivi che danno inizio alla missione dei suoi Apostoli: prima di scegliere e chiamare i Dodici,55 prima che Pietro lo confessi come « il Cristo di Dio »56 e affinché la fede del capo degli Apostoli non venga meno nella tentazione.57 La preghiera di Gesù prima delle azioni salvifiche che il Padre gli chiede di compiere, è un'adesione umile e fiduciosa della sua volontà umana alla volontà piena d'amore del Padre.

2601 « Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e, quando ebbe finito, uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare" » (Lc 11,1). Non è forse anzitutto contemplando il suo Maestro orante che nel discepolo di Cristo nasce il desiderio di pregare? Può allora impararlo dal Maestro della preghiera. È contemplando ed ascoltando il Figlio che i figli apprendono a pregare il Padre.

2602 Gesù si ritira spesso in disparte, nella solitudine, sulla montagna, generalmente di notte, per pregare.58 Egli porta gli uomini nella sua preghiera, poiché egli ha pienamente assunto l'umanità nella sua incarnazione, e li offre al Padre offrendo se stesso. Egli, il Verbo che « si è fatto carne », nella sua preghiera umana partecipa a tutto ciò che vivono i « suoi fratelli »;59 compatisce le loro infermità per liberarli da esse.60 Proprio per questo il Padre l'ha mandato. Le sue parole e le sue azioni appaiono allora come la manifestazione visibile della sua preghiera « nel segreto ».

2603 Gli evangelisti hanno riportato in modo esplicito due preghiere pronunciate da Gesù durante il suo ministero. Ognuna comincia con il rendimento di grazie. Nella prima,61 Gesù confessa il Padre, lo riconosce e lo benedice perché ha nascosto i misteri del Regno a coloro che si credono dotti e li ha rivelati ai « piccoli » (i poveri delle beatitudini). Il suo trasalire: « Sì, Padre! » esprime la profondità del suo cuore, la sua adesione al « beneplacito » del Padre, come eco al « Fiat » di sua Madre al momento del suo concepimento e come preludio a quello che egli dirà al Padre durante la sua agonia. Tutta la preghiera di Gesù è in questa amorosa adesione del suo cuore di uomo al « mistero della volontà » del Padre.62

2604 La seconda preghiera è riferita da san Giovanni63 prima della risurrezione di Lazzaro. L'azione di grazie precede l'evento: « Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato », il che implica che il Padre ascolta sempre la sua supplica; e Gesù subito aggiunge: « Io sapevo che sempre mi dai ascolto », il che implica che Gesù, dal canto suo, domanda in modo costante. Così, introdotta dal rendimento di grazie, la preghiera di Gesù ci rivela come chiedere: prima che il dono venga concesso, Gesù aderisce a colui che dona e che nei suoi doni dona se stesso. Il Donatore è più prezioso del dono accordato; è il « Tesoro », ed il cuore del Figlio suo è in lui; il dono viene concesso « in aggiunta ».64

La « preghiera sacerdotale » di Gesù65 occupa un posto unico nell'Economia della salvezza. Su di essa si mediterà nella parte conclusiva della sezione prima. In realtà essa rivela la preghiera sempre attuale del nostro Sommo Sacerdote, e, al tempo stesso, è intessuta di ciò che Gesù ci insegna nella nostra preghiera al Padre, che sarà commentata nella sezione seconda.

2605 Quando giunge l'Ora in cui porta a compimento il disegno di amore del Padre, Gesù lascia intravvedere l'insondabile profondità della sua preghiera filiale, non soltanto prima di consegnarsi volontariamente (« Padre,... non... la mia, ma la tua volontà »: Lc 22,42), ma anche nelle ultime sue parole sulla croce, là dove pregare e donarsi si identificano: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23,34); « In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso » (Lc 23,43); « Donna, ecco il tuo figlio. [...] Ecco la tua Madre » (Gv 19,26-27); « Ho sete! » (Gv 19,28); « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mc 15,34);66 « Tutto è compiuto! » (Gv 19,30); « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc 23,46), fino a quel « forte grido » con il quale muore, rendendo lo spirito.67

2606 Tutte le angosce dell'umanità di ogni tempo, schiava del peccato e della morte, tutte le implorazioni e le intercessioni della storia della salvezza confluiscono in questo grido del Verbo incarnato. Ed ecco che il Padre le accoglie e, al di là di ogni speranza, le esaudisce risuscitando il Figlio suo. Così si compie e si consuma l'evento della preghiera nell'Economia della creazione e della salvezza. Il Salterio ce ne offre la chiave in Cristo. È nell'oggi della risurrezione che il Padre dice: « Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato. Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra! » (Sal 2,7-8).68

La lettera agli Ebrei esprime in termini drammatici come la preghiera di Gesù operi la vittoria della salvezza: « Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono » (Eb 5,7-9).

Gesù insegna a pregare

2607 Quando Gesù prega, già ci insegna a pregare. Il cammino teologale della nostra preghiera è la sua preghiera al Padre. Ma il Vangelo ci offre un esplicito insegnamento di Gesù sulla preghiera. Come un pedagogo, egli ci prende là dove siamo e, progressivamente, ci conduce al Padre. Rivolgendosi alle folle che lo seguono, Gesù prende le mosse da ciò che queste già conoscono della preghiera secondo l'Antica Alleanza e le apre alla novità del Regno che viene. Poi rivela loro tale novità con parabole. Infine, ai suoi discepoli, che dovranno essere pedagoghi della preghiera nella sua Chiesa, parlerà apertamente del Padre e dello Spirito Santo.

2608 Fin dal discorso della montagna, Gesù insiste sulla conversione del cuore: la riconciliazione con il fratello prima di presentare un'offerta sull'altare,69 l'amore per i nemici e la preghiera per i persecutori,70 la preghiera al Padre « nel segreto » (Mt 6,6), senza sprecare molte parole,71 il perdono dal profondo del cuore nella preghiera,72 la purezza del cuore e la ricerca del Regno.73 Tale conversione è tutta orientata al Padre: è filiale.

2609 Il cuore, deciso così a convertirsi, apprende a pregare nella fede. La fede è un'adesione filiale a Dio, al di là di ciò che sentiamo e comprendiamo. È diventata possibile perché il Figlio diletto ci apre l'accesso al Padre. Egli può chiederci di « cercare » e di « bussare », perché egli stesso è la porta e la via.74

2610 Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: « Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto » (Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: « Tutto è possibile per chi crede » (Mc 9,23), con una fede che non dubita.75 Quanto Gesù è rattristato dalla « incredulità » (Mc 6,6) dei suoi compaesani e dalla poca fede dei suoi discepoli,76 tanto si mostra pieno di ammirazione davanti alla fede davvero grande del centurione romano77 e della Cananea.78

2611 La preghiera di fede non consiste soltanto nel dire: « Signore, Signore », ma nel disporre il cuore a fare la volontà del Padre.79 Gesù esorta i suoi discepoli a portare nella preghiera questa passione di collaborare al disegno divino.80

2612 In Gesù « il regno di Dio è vicino » (Mc 1,15); egli chiama alla conversione e alla fede, ma anche alla vigilanza. Nella preghiera, il discepolo veglia attento a colui che è e che viene, nella memoria della sua prima venuta nell'umiltà della carne e nella speranza del suo secondo avvento nella gloria.81 La preghiera dei discepoli, in comunione con il loro Maestro, è un combattimento, ed è vegliando nella preghiera che non si entra in tentazione.82

2613 Tre parabole sulla preghiera di particolare importanza ci sono tramandate da san Luca:

La prima, « l'amico importuno »,83 esorta ad una preghiera fatta con insistenza: « Bussate e vi sarà aperto ». A colui che prega così, il Padre del cielo « darà tutto ciò di cui ha bisogno », e principalmente lo Spirito Santo che contiene tutti i doni.

La seconda, « la vedova importuna »,84 è centrata su una delle qualità della preghiera: si deve pregare sempre, senza stancarsi, con la pazienza della fede. « Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? ».

La terza parabola, « il fariseo e il pubblicano »,85 riguarda l'umiltà del cuore che prega: « O Dio, abbi pietà di me, peccatore ». La Chiesa non cessa di fare sua questa preghiera: « Kyrie eleison! ».

2614 Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera al Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra, allorquando egli, nella sua umanità glorificata, sarà tornato presso il Padre. La novità, attualmente, è di « chiedere nel suo nome ».86 La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è « la via, la verità e la vita » (Gv 14,6). La fede porta il suo frutto nell'amore: osservare la sua parola, i suoi comandamenti, dimorare con lui nel Padre, che in lui ci ama fino a prendere dimora in noi. In questa nuova Alleanza, la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù.87

2615 Ancor più, quando la nostra preghiera è unita a quella di Gesù, il Padre ci dà un « altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità » (Gv 14,16-17). Questa novità della preghiera e delle sue condizioni appare attraverso il discorso di addio.88 Nello Spirito Santo, la preghiera cristiana è comunione di amore con il Padre, non solamente per mezzo di Cristo, ma anche in lui: « Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena » (Gv 16,24).

Gesù esaudisce la preghiera

2616 La preghiera a Gesù è già esaudita da lui durante il suo ministero, mediante segni che anticipano la potenza della sua morte e della sua risurrezione: Gesù esaudisce la preghiera di fede, espressa a parole (dal lebbroso;89 da Giairo;90 dalla Cananea;91 dal buon ladrone92) oppure in silenzio (da coloro che portano il paralitico;93 dall'emoroissa che tocca il suo mantello;94 dalle lacrime e dall'olio profumato della peccatrice95). La supplica accorata dei ciechi: « Figlio di Davide, abbi pietà di noi » (Mt 9,27) o: « Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me » (Mc 10,47) è stata ripresa nella tradizione della Preghiera a Gesù: « Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di me peccatore! ». Si tratti di guarire le malattie o di rimettere i peccati, alla preghiera che implora con fede Gesù risponde sempre: « Va' in pace, la tua fede ti ha salvato! ».


Sant'Agostino riassume in modo mirabile le tre dimensioni della preghiera di Gesù: « Prega per noi come nostro Sacerdote; prega in noi come nostro Capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo, dunque, in lui la nostra voce, e in noi la sua voce ».96

La preghiera della Vergine Maria

2617 La preghiera di Maria ci è rivelata all'aurora della pienezza dei tempi. Prima dell'incarnazione del Figlio di Dio e prima dell'effusione dello Spirito Santo, la sua preghiera coopera in una maniera unica al disegno benevolo del Padre: al momento dell'annunciazione per il concepimento di Cristo,97 e in attesa della pentecoste per la formazione della Chiesa, corpo di Cristo.98 Nella fede della sua umile serva il dono di Dio trova l'accoglienza che fin dall'inizio dei tempi aspettava. Colei che l'Onnipotente ha fatto « piena di grazia », risponde con l'offerta di tutto il proprio essere: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». « Fiat », è la preghiera cristiana: essere interamente per lui, dal momento che egli è interamente per noi.

2618 Il Vangelo ci rivela come Maria preghi e interceda nella fede: a Cana99 la Madre di Gesù prega il Figlio suo per le necessità di un banchetto di nozze, segno di un altro Banchetto, quello delle nozze dell'Agnello che, alla richiesta della Chiesa, sua Sposa, offre il proprio Corpo e il proprio Sangue. Ed è nell'ora della Nuova Alleanza, ai piedi della croce, 100 che Maria viene esaudita come la Donna, la nuova Eva, la vera « Madre dei viventi ».

2619 È per questo che il cantico di Maria, 101 il « Magnificat » latino, il 9,("8L< bizantino, rappresenta ad un tempo il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell'Economia della salvezza, cantico dei « poveri », la cui speranza si realizza mediante il compimento delle promesse fatte ai nostri padri, « ad Abramo e alla sua discendenza per sempre ».

In sintesi

2620 Nel Nuovo Testamento il modello perfetto della preghiera si trova nella preghiera filiale di Gesù. Fatta spesso nella solitudine, nel silenzio, la preghiera di Gesù comporta un'adesione piena d'amore alla volontà del Padre fino alla croce e un'assoluta fiducia di essere esaudito.
2621 Nel suo insegnamento, Gesù educa i suoi discepoli a pregare con un cuore purificato, con una fede viva e perseverante, con un'audacia filiale. Li esorta alla vigilanza e li invita a rivolgere le loro domande a Dio nel suo nome. Gesù Cristo stesso esaudisce le preghiere che gli vengono rivolte.
2622 La preghiera della Vergine Maria, nel suo « Fiat » e nel suo Magnificat, è caratterizzata dalla generosa offerta di tutto il suo essere nella fede.

(51) Cf Lc 1,49; 2,19; 2,51.
(52) Cf Lc 3,21.
(53) Cf Lc 9,28.
(54) Cf Lc 22,41-44.
(55) Cf Lc 6,12.
(56) Cf Lc 9,18-20.
(57) Cf Lc 22,32.
(58) Cf Mc 1,35; 6,46; Lc 5,16.
(59) Cf Eb 2,12.
(60) Cf Eb 2,15; 4,15.
(61) Cf Mt 11,25-27 e Lc 10,21-22.
(62) Cf Ef 1,9.
(63) Cf Gv 11,41-42.
(64) Cf Mt 6,21.33.
(65) Cf Gv 17.
(66) Cf Sal 22,2.
(67) Cf Mc 15,37; Gv 19,30.
(68) Cf At 13,33.
(69) Cf Mt 5,23-24.
(70) Cf Mt 5,44-45.
(71) Cf Mt 6,7.
(72) Cf Mt 6,14-15.
(73) Cf Mt 6,21.25.33.
(74) Cf Mt 7,7-11.13-14.
(75) Cf Mt 21,21.
(76) Cf Mt 8,26.
(77) Cf Mt 8,10.
(78) Cf Mt 15,28.
(79) Cf Mt 7,21.
(80) Cf Mt 9,38; Lc 10,2; Gv 4,34.
(81) Cf Mc 13; Lc 21,34-36.
(82) Cf Lc 22,40.46.
(83) Cf Lc 11,5-13.
(84) Cf Lc 18,1-8.
(85) Cf Lc 18,9-14.
(86) Cf Gv 14,13.
(87) Cf Gv 14,13-14.
(88) Cf Gv 14,23-26; 15,7.16; 16,13-15.23-27.
(89) Cf Mc 1,40-41.
(90) Cf Mc 5,36.
(91) Cf Mc 7,29.
(92) Cf Lc 23,39-43.
(93) Cf Mc 2,5.
(94) Cf Mc 5,28.
(95) Cf Lc 7,37-38.
(96) Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum 85, 1: CCL 39, 1176 (PL 36, 1081); cf Principi e norme per la Liturgia delle Ore, 7: Liturgia delle Ore, v. 1 (Libreria Editrice Vaticana 1981) p. 30.
(97) Cf Lc 1,38.
(98) Cf At 1,14.
(99) Cf Gv 2,1-12.
(100) Cf Gv 19,25-27.
(101) Cf Lc 1,46-55.
Gerusalemme si trova a Chiaravalle 
San Bernardo e i Templari

Antonio SOCCI

Deve essere stato fisicamente duro seguire Bernardo nella continua costruzione di nuove abbazie: al gelo, alla calura o sotto la pioggia, prosciugare terreni malsani, dissodarli, disboscare foreste selvagge, piantare, costruire canali di irrigazione, vivendo intanto in capanne di legno, nutrendosi di zuppa di foglie, costruendo ricoveri per pellegrini e poveri.

Eppure il fascino della sua presenza e la bellezza di quella compagnia erano più forti della fatica. Un giorno, raccontano le cronache, in un momento di pausa del duro lavoro dei monaci, mentre insieme stavano pregando, Bernardo solleva casualmente gli occhi dal libro e vede spuntare dalle colline gruppi di uomini, prima da una parte, poi da un'altra. Sono una moltitudine. Vengono a vivere con loro. Un episodio emblematico della vita di Bernardo. Che ha ragioni semplici e umanissime.

L'incontro con presenze umane come lui scriveva lo stesso Bernardo parlando dei santi «suscita in noi il desiderio di godere della loro compagnia così dolce... Perché la speranza di una felicità incomparabile diventi realtà ci è necessario il loro soccorso». Bernardo è un amante appassionato della felicità degli uomini, si strugge per ciascuno dei suoi, uno per uno. Vorrebbe farsi tutto per tutti.

Ad un giovane, colpito dalla sua presenza, che vorrebbe seguirlo, ma è spaventato dallo «strappo», dalla durezza della vita che lo aspetta e dall'abbandono dello studio, scrive accoratamente: «Credi a chi ne ha esperienza: nelle selve troverai qualcosa di più che non nei libri. La legna e le pietre ti insegneranno ciò che non puoi ascoltare dai maestri». E poi ci dà quasi un flash di una quotidiana e cordiale fraternità: «Oh, se io meritassi d'averti compagno nella scuola della pietà, avendo Gesù come maestro! Come spartirei volentieri con te quelle calde pagnotte che, ancora fumanti, come tratte or ora, per così dire, dal forno, Cristo rapidamente, con la sua divina prodigalità, spezza per i suoi poveri!».

«Oggi leggiamo nel libro dell'esperienza» diceva ancora Bernardo, parlando ai suoi monaci che voleva tener lontano dalle astrusità delle chiacchiere intellettuali e dalla vanità del sapere. Desiderando una cosa sola: «laetitia in corde tuo».

Come era cominciata la sua storia? Degli anni giovanili di Bernardo si sa poco. Il padre e i fratelli facevano tutti il mestiere delle armi. Lui fu mandato a studiare dai chierici. Aveva quattordici anni quando morì sua madre, Aletta, che era profondamente cristiana. Ne fu molto addolorato. Ma che tipo era stato da giovane Berengario che essendo un discepolo di Abelardo scrisse una feroce biografia di Bernardo dice che nell'adolescenza si divertiva a scrivere «canzonette ritmiche e poemi spassosi» e che cercava di prevalere con l'astuzia nelle gare di letteratura. Fonti più attendibili ci parlano di un giovane molto sveglio, con un certo senso dell'umorismo e che era attratto da una parte dalle lodi e dall'ammirazione dall'altra dai piaceri carnali: «un buon test della sua normalità» commenta dom Jean Leclercq.

E aggiunge: «Dai diciotto ai ventidue anni Bernardo fa parte di una di quelle bande di "giovani" nobili oziosi che non avevano altra occupazione se non quella di dedicarsi alla caccia, di guerreggiare in conflitti locali e da castello a castello e di partecipare a tornei, di divertirsi ascoltando qualche romanzo e soprattutto, pare, dei fabliaux (per lo più racconti frivoli, ndr). Ma in questo gruppo di allegri compagni, sembra proprio che egli non sia soddisfatto della sola gaia scienza».

La traccia delle sue inquietudini sta in pensieri come quelli che poi dirà ai suoi monaci: «Chi siamo noi sulla terra se non piccole formiche indaffarate in lavori inutili e vani? Che vantaggio ha un uomo da tutte le opere per le quali si affatica sotto il sole?». La promessa di una felicità più vera e più grande porta questo giovane uomo alla decisione e al destino per cui era stato scelto da Dio come segno per quelle generazioni. Decide di entrare monaco a Citeaux. E vuole portarsi dietro tutti i suoi fratelli. Nei primi mesi del 1112 sono tutti impegnati ad assediare il castello di Grancey. Ma un guerriero ben più forte arriva ad assediare loro: Bernardo. Il fratello maggiore, Guido, è sposato, ma questo non è certo un ostacolo per Bernardo, che vince il cuore della cognata, cosicché è lei a chiedere al marito di permetterle di farsi monaca. Si porta con sé anche gli zii. Il fratello minore, Andrea, è prigioniero: riesce a farlo liberare. Insieme ai suoi fratelli, zii e cugini, si aggregano alla compagnia anche altri amici (anche qui ce n'era qualcuno già sposato), compagni di armi e di studi di Bernardo, e suo padre Tescelino. Una trentina di uomini con cui Bernardo vive in una proprietà familiare a Chatillon per sei mesi, durante i quali li entusiasma alla nuova vita. Una mattina di primavera del 1112 il ventitreenne Bernardo con tutta quell'incredibile compagnia bussa alle porte di Citeaux. E' l'inizio di un ciclone.

Da allora tutta Europa, tutta la Chiesa di Dio, ruoterà attorno a quest'uomo: è decisivo per l'elezione di vescovi, papi e cardinali, quando c'è pericolo di scisma o dove esplodono eresie. Non c'è causa o problema ecclesiastico che non venga sottoposto a «questo fascinatore della gioventù, che sa vincere al suo monastero bande di studenti e cavalieri», come scrive dom Patrice Cousin.

Uno dei problemi che si trovò ad affrontare riguarda l'Ordine dei templari, di cui oggi e dopo tanti secoli si torna a parlare e che molti ritengono fondato dallo stesso Bernardo. [...]

Proprio dalle regioni di Borgogna e di Champagne, particolarmente segnate dall'insediamento di Chiaravalle, era partito il cavaliere Ugo di Payns, che, attorno al 1110, con Goffredo di Saint-Omer, comincia a sorvegliare alcune strade della Palestina per proteggere i pellegrini. Nell'inverno fra 1119 e 1120 si uniscono a loro altri sette cavalieri, che erano andati anch'essi in Palestina per combattere. Il re di Gerusalemme, Baldovino II, è entusiasta di questa specie di fraternitas laicale per il lavoro di polizia che svolge. Dà a questi cavalieri un'ala del suo palazzo reale, nella spianata del tempio. E loro formulano i voti di obbedienza, castità, povertà e di lotta a tutti i nemici di Dio nelle mani del patriarca latino di Gerusalemme. Ma, passati pochi anni, all'entusiasmo iniziale subentra la delusione e la perplessità dovute all'incertezza sul loro status, alla mancanza di nuove vocazioni, alla precarietà della situazione politica e militare in Terrasanta.

E' a questo punto, nel 1127, che il fondatore, Ugo di Payns, viene in Europa a cercare una regolarizzazione dalla Chiesa, ma soprattutto a cercare Bernardo. Non è un caso. Infatti Ugo di Payns viene dal castello di Montigny, vicino a Montbard, culla della famiglia materna di Bernardo è secondo J. Richard (Bernard de Clairvaux, Paris 1953), con cui concorda anche dom Jean Leclercq era parente di Bernardo. Inoltre l'altra vera colonna di questo gruppo di cavalieri era Andrea di Montbard, zio materno di Bernardo e a lui attaccatissimo (Andrea succederà a Ugo a capo dei templari).

Infine, l'altro grosso nome, nel piccolo nucleo dei primi templari, è quello di Ugo di Champagne, il conte della regione di Bernardo, colui che l'aveva sostenuto nella fondazione di Chiaravalle e di Trois-Fontaines, che stava per diventare cistercense con Bernardo, ma poi, nel 1125, decise, essendo cavaliere, di raggiungere Ugo di Payns. [...]

L'insistenza della loro richiesta di aiuto ha lasciato una traccia nello stesso prologo del Liber de laude, dove Bernardo scrive: «Non una volta soltanto, ma due o tre volte, se non sbaglio, mi hai chiesto, carissimo Ugo, che scrivessi per te e per i tuoi compagni d'arme».

tratto da: 30 Giorni, anno XI, marzo 1993, p. 54-57

martedì 21 settembre 2010


La Signora di tutti i Popoli


L'Amore di Dio, il Cuore di Maria, il cuore dell'uomo

L’Amore di Dio, quando è accolto, inonda, penetra nel più intimo dell’animo umano.
Non si può restarne digiuni anche per un solo attimo dopo averlo assaporato.
Questo Amore esige Amore perché il cuore dell’uomo tutto preso, tutto avvolto e immerso in esso non vuole uscirne più, vuole rimanervi, e l’unico modo per rimanervi è quello di amare altrettanto quanto Dio ama, e sapendo che non si può eguagliarlo e nell’intensità e nella quantità, l’unico modo di amare nella sua stessa misura e nel suo stesso grado è quello di chiedergliene ancora e di più al punto tale da essere trasformato, conformato ad esso, in modo da essere uno con Lui, da essere uno con l’infinito Amore di Dio.
Da ciò si può capire il gran mistero, il fascino di Maria, perché tutto quello che è stato detto finora è avvenuto in Lei in maniera perfetta e completa, in Lei si realizza il capolavoro di Dio.
Come si può perciò non amare Maria, oggetto dell’amore di Dio?
Chi ama Dio, non può non amare quel che Lui ama infinitamente.
Conformarsi all’amore di Dio significa amare Maria, e amare Maria significa amare Dio che ha posto la sua dimora in Lei.
A Maria Dio ha affidato questa missione eterna: far conoscere il suo stesso Amore agli uomini che Lui ama.
Ogni uomo che vuole vivere come Maria non può non conoscere e sperimentare nella propria vita questa sublime presenza divina.
Ma c’è di più; si può penetrare ancora di più nel mistero di Maria entrando maggiormente nel mistero di quell’Amore divino che si perpetua, si rinnova continuamente tra Maria e il suo Signore.
Come è possibile questo?
La Sacra Scrittura ci dice che "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19).
Abbiamo, quindi, un punto di riferimento nel Cuore di Maria.
Ma cos’è questo Cuore? Come difendere questa dimensione intima di Maria, che taluni riducono a puro e svenevole sentimentalismo e ad un’ulteriore e inutile interposizione fra l’uomo e Dio?
In verità, la stessa Sacra Scrittura ci dice che Dio sa quel che c’è nel cuore di ogni uomo (cfr. 1Gv 3,20). Ed è la stessa Sacra Scrittura a dirci quel che Maria serbava nel suo Cuore: serbava la realizzazione di tutti quei misteri divini che la circondavano e la coinvolgevano, ma in più li meditava, li elaborava, ne faceva un motivo di ulteriore riflessione su Dio, sul suo Amore e su se stessa, sul proprio ruolo di Madre all’interno della storia della salvezza che si realizzava con l’incarnazione, la passione, la morte e la resurrezione del suo Figlio Gesù.
Inoltre, la Chiesa riconosce nel Magnificat di Maria una missione che continua ancora nella gloria dei beati, per l’eternità Ella ripete: "L’anima mia magnifica il Signore…" (Lc 1,46 e ss.).
Chi può più perfettamente cantare la grandezza di Dio se non colei che è stata ricolmata da tale grandezza ed è il ricettacolo prediletto dell’Amore divino?
L’amore cerca l’amore, l’amore vuole specchiarsi in se stesso, e questo è ciò che avviene tra Dio e la creatura che si apre a Lui. In Maria abbiamo l’esempio massimo di questo rapporto tra Dio e la creatura.
Quali obiezioni si possono, dunque, muovere dinanzi a questa realtà oggettiva?
E’ ancora la Sacra Scrittura a parlarci del cuore, e con esso spesso indica la cattiva o la buona disposizione dell’uomo, la sua volontà, le sue inclinazioni, le mozioni del suo spirito.
Ora, consapevoli di questo, non ci resta altro che entrare nel Cuore di Maria.

Ma come si fa ad entrare nel Cuore di Maria?

E’ la stessa S. Vergine a darci la risposta; nel messaggio del 1-1-1987 ci dice così: "Desidero che entriate nel mio Cuore con tanta umiltà e tanto amore, desidero che recitiate ogni giorno il Rosario, desidero che vi comunichiate, che vi confessiate in modo da essere sempre più degni dell’amore di Cristo".
Innanzi tutto, ci vengono richieste due fondamentali disposizioni dell’anima: l’umiltà e tutto l’amore che sappiamo esprimere.
Ci viene richiesta l’umiltà perché Maria non solo è l’umile ancella del Signore alla quale tutti noi cerchiamo di assomigliare e conformarci, ma anche perché il suo Cuore Immacolato è il santuario in cui Dio ha preso stabile dimora. Maria, infatti, è chiamata Casa di Dio, Santuario di Dio.
Ci viene richiesto tutto l’amore di cui siamo capaci perché il motivo principale per cui si entra nel Cuore di Maria è quello di trasformare e uniformare il nostro amore a quello di Dio.
L’espressione "…in modo da essere sempre più degni dell’amore di Cristo", non significa altro che cercare tutti quei mezzi per continuare a rimanere nel suo Amore - tornano a proposito le parole di Gesù: "Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore." (Gv 15,9-10) – in modo tale che il nostro amore diventi sempre più simile al suo, degno di essere paragonato al suo, così da poter dire con S. Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me." (Gal 2,20).
Ma questa unione ha bisogno di una continua comunione. Infatti, come si può sostenere che due persone sono unite se non vi è una certa assiduità tra di loro? E come vi può essere assiduità se non vi è dialogo, condivisione?
Per questo la S. Vergine ci indica tutti quei mezzi che rinnovano e continuano il dialogo con Dio, ci esorta a pregare ogni giorno con il S. Rosario, ci invita ad incontrare Gesù nell’Eucaristia, ci spinge a rinsaldare questa unione nel sacramento della Riconciliazione.
Con il S. Rosario teniamo presente quel mistero divino che ha la sua eccellenza nella vera presenza divina che è l’Eucaristia. Il S. Rosario, perciò, si può dire che abbia due funzioni: una è quello di prepararci e introdurci all’incontro con Gesù Eucaristia, l’altra è quello di rendere quanto più fruttuoso questo incontro e di tenere viva nella nostra coscienza questa comunione con il Signore.
L’Eucaristia è, come si è detto, l’incontro, la comunione per eccellenza. Non è il caso qui di parlare dell’assoluto valore della comunione eucaristica che necessita di una trattazione particolare, ma diamo qualche piccolo suggerimento per chi vuole entrare nell’ottica dell’offerta di sé per diventare un tutt’uno con l’Amore.
Innanzi tutto, è necessario un atteggiamento di ascolto; osserviamo il silenzio nel nostro intimo, accogliamo il Signore che viene nei nostri cuori solo con queste parole: "Parla Signore, il tuo servo ti ascolta." (1Sam 3,10).
Un’altra disposizione d’animo è quello della massima fiducia, dell’assoluto abbandono, come si diceva prima, infatti, "Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa." (1Gv 3,20), perciò è superfluo affannarci per presentargli le nostre pene, le nostre preoccupazioni, Egli sa già tutto e sa che abbiamo bisogno del suo aiuto, chiede solo di fidarci di Lui essendo consapevoli che ci soccorrerà.
Infine, è necessario farsi attrarre dal suo Amore, e non c’è nulla di più attraente se non quello di farsi dono. Gesù Amore si dona a noi e noi ci doniamo all’Amore, uniti in questa offerta, e avendo la pienezza dello Spirito Santo, sale al Padre un sacrificio perenne a Lui gradito per la salvezza del mondo (cfr. Messale Romano).
In questa offerta sublime vi è naturalmente la presenza di Maria: come ai piedi della Croce, Maria si univa all’offerta del Figlio a Dio Padre, così nella comunione eucaristica Maria si unisce a ciascuno di noi.
Alla luce di queste riflessioni, non è difficile comprendere l’atto di offerta durante la S. Comunione per la salvezza dei nostri fratelli insegnataci dalla S. Vergine.

O Gesù, è dolce averti nel mio cuore, desidero ardentemente il tuo Amore.
Il tuo Sacro Cuore misericordioso supplico, adoro, prego ed amo chiedendo per le sue Sante virtù, lo scioglimento di quei cuori ormai impietriti, la purificazione e l’infervoramento per accostarli così al Ss. Sacramento di cui tu, o Gesù mio, ci fai parte.
(1-8-1987).

Un altro mezzo per essere in comunione è l’accoglienza e l’offerta a Gesù della malattia, dei sacrifici, delle umiliazioni e di tutto quello che comporta una sofferenza nella nostra vita, applicando le stesse intenzioni che sono state evidenziate prima, cioè la conversione dei nostri fratelli.
Anche in questo caso vale lo stesso principio che è stato detto sopra a proposito della comunione eucaristica. Con la propria sofferenza ognuno partecipa alla sofferenza redentiva del Cristo (cfr. Giovanni Paolo II, Salvifici doloris), ma nella sofferenza vi è anche la presenza costante di Maria che rinnova il suo stare presso la croce dei suoi figli così come ha fatto con il Figlio Gesù.
Il suo stare presso la Croce, poi, non è un semplice assistere, ma un partecipare nella comunione d’amore che si fa dono sublime ed estremo in unione al sacrificio del Figlio per la salvezza dell’uomo.
Allo stesso modo Ella partecipa alla nostra sofferenza in virtù della sua missione eterna di Madre. D’altronde, non potrebbe esser altrimenti dal momento che Gesù ce l’ha affidata per Madre proprio dalla Croce (cfr. Gv 19,26-27).
Per le sue mani, noi possiamo offrire noi stessi a Dio per la salvezza di tutti gli uomini sparsi nel mondo, offerta che si realizza in unione al sacrificio perfetto che Gesù fece una volta per tutte donando se stesso sulla Croce per la salvezza dell’umanità.
Il sacramento della Riconciliazione serve a ricongiungere quel filo che ci mantiene in comunione con Dio e che talvolta noi spezziamo tirandolo con troppa veemenza. Ci riconcilia, in Cristo, con il Padre, con i nostri fratelli, con noi stessi, in modo tale da restare pienamente nella comunione d’Amore che da Dio si comunica a noi, e da noi ai nostri fratelli.
Anche in questo sacramento si può sperimentare la presenza di Maria. Ella che è Signora del perdono e Madre di misericordia ci spinge con amorevole incoraggiamento verso l’abbraccio del Padre.
Abbiamo, dunque, parlato dell’entrare in comunione con Maria e, in Lei, con Dio. Tutto questo è l’essenza della consacrazione di noi stessi al Cuore Immacolato della Madre del Cielo, e fa sì che diventiamo autentici testimoni della grandezza di Dio e cooperatori di quel regno di giustizia, di carità e di Pace che il Signore tramite sua Madre vuole edificare.
Sappiamo che la consacrazione per eccellenza è quella battesimale, ma il farsi dono consapevolmente per entrare in più stretta comunione con Dio nel Cuore Immacolato di Maria, lascia libero spazio all’opera incominciata in noi con il Battesimo dallo Spirito Santo Amore fino al perfetto compimento con l’eterna visione di Dio.

Luigi Maria

Tratto da: http://www.rocciadibelpasso.it/luigimaria1.htm


« Si chiamano sacramentali i sacri segni istituiti dalla Chiesa il cui scopo è di preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti e di santificare le varie circostanze della vita. »

Articolo 1677 (sintesi) del Catechismo Chiesa Cattolica


L'efficacia dell'acqua benedetta


Racconta Santa Teresa nel suo Libro della vita come, una volta, il demonio per due volte le apparve e subito fuggì, non appena lei fece il Segno della Croce, ma ritornò poco dopo. Quando lei aggiunse l'Acqua Benedetta al Segno della Croce, lui scomparve definitivamente. Per questo, molte volte, al fine di fare le sue orazioni in pace, la Santa riformatrice del Carmelo chiedeva alle sue suore che la aspergessero ripetutamente.

Istruzione sull'Acqua Santa

L'uso dell'Acqua Santa è antichissimo. S. Giustino infatti ci fa sapere nella sua II apologetica che fin dai suoi tempi, cioè al principio del II secolo, ogni domenica si poneva gran cura perché, dovunque si adunavano i fedeli, non mancasse l'acqua benedetta, colla quale il sacerdote li aspergeva perché fossero sempre meglio purificati. E prima ancora di san Giustino il papa s. Alessandro comandò ai sacerdoti di benedir tutto il popolo con l'Acqua Santa: e dalle parole del suo decreto rilevasi che questa pratica era già in uso fin dai tempi apostolici. Il primo autore di questa istituzione si crede essere l'apostolo s. Matteo.

L'acqua Santa si fa dai Sacerdoti in cotta e stola, mischiando il sale coll'acqua, recitando sopra do essa le orazioni prescritte dalla Chiesa. Si mischia il sale coll'acqua affinché, essendo il sale simbolo di purezza e dell'incorruzione, e l'acqua simbolo di semplicità e purità, tutti coloro che di essa si aspergono restino purificati da ogni immondezza, e premuniti contro le insidie diaboliche; e coll'aiuto divino divengano prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Questo mescolamento rappresenta inoltre:

  1. la incarnazione del Verbo: perocché se nell'acqua che scorre sopra la terra si rappresenta la natura umana, nel sale che tutto condisce e rende incorruttibile, si rappresenta la natura divina che in unità di persona si trova in Gesù Cristo;

  2. l'unione del popolo con Gesù Cristo, perocché, come del'acqua che è tutta semplicità e del sale che è tutto sapore, si fa una cosa sola, così del popolo fedele si fa un solo corpo mistico con Gesù Cristo per mezzo della sapienza evangelica che ce lo fa conoscere ed amare, e quindi strettissimamente ci unisce a lui per mezzo della Grazia in questa vita e per mezzo della gloria nell'altra.

L'acqua benedetta si pone all'ingresso della chiesa, affinché il popolo che vi entra, mondato delle colpe veniali, preghi con maggiore purità di coscienza, e più facilmente impetri ciò che chiede. Il che tanto più conviene ai cristiani al primo metter piede entro le chiese, in quanto che gli Ebrei erano soliti purificarsi prima di entrare nel tempio; ed è perciò che al suo ingresso si trovano capacissime vasche espressamente ordinate a questo scopo.
Si costuma inoltre di portarla alle proprie abitazioni, ed ivi conservarla con decenza presso il letto onde usarla per farsi il segno della Santa Croce nel coricarsi, nel levarsi, in tempo di gravi tentazioni, di procelle, di malattie, non che di qualunque altro bisogno, e così chiamare sopra di se la benedizione del Cielo, e sempre più rinvigorirsi contro gli assalti dei propri nemici. Si aspergono ancora:

  1. le case, le stalle, le mandrie, onde tener lontane le infestazioni degli spiriti maligni;
  2. Le suppellettili, le vesti, i cibi, affinché il loro uso riesca profittevole sia all'anima che al corpo;
  3. il cimitero e i cadaveri dei fedeli, onde rendere sempre più efficaci i suffragi che si fanno alle anime dei defunti;
  4. finalmente tutti i luoghi Sacri e gli oggetti di culto, affinché santificati con questa aspersione riesca di maggiore gradimento al Signore l'uso che se ne fa, e ispirino i fedeli la venerazione che si meritano.

Per godere poi tutti i vantaggi a cui è ordinata l'Acqua Santa, bisogna usarla con sentimenti di fede, di umiltà e di contrizione, giacché quest'Acqua non opera se non per via di impetrazione, e sempre a misura delle disposizioni di chi se ne serve. E' dunque interesse di ogni cristiano d'adoperarla frequentemente, ma sempre con grande rispetto, e di tenerne sempre provveduta la propria casa.

tratto dal manuale di Filotea di Giuseppe Riva.

martedì 7 settembre 2010

La storia e le emergenze del Paese nella preghiera alla patrona del continente


Il Messico e la

Madonna di Guadalupe

Città del Messico, 7 settembre. - Povertà, immigrazione, violenza, narcotraffico. L'8 settembre, festa della Natività di Maria, è l'occasione per porre ai piedi della Vergine di Guadalupe, patrona del continente americano, i gravi problemi che pesantemente angosciano la società messicana. Una supplica che trova nella contestuale celebrazione del bicentenario dell'indipendenza nazionale un motivo in più per riproporre all'attenzione dei fedeli il senso dell'impegno per una società più giusta e lontana da quella violenza legata al traffico della droga che solo negli ultimi quattro anni ha mietuto la vita di ben venticinquemila persone.
Un'opportunità colta dall'arcivescovo di Morelia, Alberto Suárez Inda, che ha proposto una riflessione sulla situazione della società messicana. In primo luogo, il presule è tornato su alcune sue affermazioni precedenti. "A qualcuno hanno causato sorpresa le mie parole sul "peccato di omissione" della Chiesa se fosse rimasta ai margini o se tacesse in questa celebrazione del bicentenario". Ma un popolo senza memoria - ha osservato - corre il rischio di perdere la sua identità. E i cristiani hanno il compito di scoprire "il dito di Dio che scrive la storia". Nella luce della fede, pertanto, è Dio che guida gli eventi in un percorso del progetto di salvezza. Prima dei cosiddetti "Padri della Patria" - ha ricordato ancora il presule - c'è stato l'evento guadalupano, in cui la Madonna ha ispirato e accompagnato il Messico in tutti i momenti.
La Madonna di Guadalupe non solo è protettrice della nazione, ma artigiana di un Paese indipendente. "Per un cattolico è necessario rendere grazie a Dio per questi duecento anni, specie per la libertà, che è un dono di Dio e una meta da riconquistare con sforzo e generosità. La situazione dolorosa che vive il Messico - prosegue l'arcivescovo - ci spinge ad agire con sapienza e responsabilità dinanzi alle sfide della povertà, al deterioramento sociale e agli scontri. Noi ci fidiamo del Signore e della protezione della Madonna di Guadalupe per continuare a lavorare a favore della giustizia e della pace".
Parole che si ricollegano a quelle contenute nella recente lettera pastorale dei presuli messicani per il bicentenario dell'indipendenza intitolata Commemorare la nostra storia della fede, per impegnarci oggi con il nostro Paese. Un documento che in cinquanta pagine ripropone la ricca storia di fede di un popolo sofferente ma credente, un esempio di devozione mariana e missionaria valida non solo per il Messico ma anche per tutto il continente americano.
La festività dell'8 settembre sarà proprio l'occasione per unire le speranze di tutti i popoli del continente nella preghiera alla vergine di Guadalupe. Alle ore 20, infatti, milioni di fedeli americani si uniranno in comunione spirituale per partecipare alla recita del "Rosario d'Amore Guadalupano", che per la prima volta si svolgerà di sera e in forma comunitaria.
Tutti porteranno in mano delle candele e compiranno a piedi il percorso dalla collina del Tepeyac fino all'atrio della basilica di Guadalupe. A guidare la processione sarà l'arcivescovo di México e primate della nazione, il cardinale Norberto Rivera Carrera.
L'evento - organizzato dall'arcidiocesi di México in collaborazione con l'Istituto superiore di ricerca Guadalupe e i Cavalieri di Colombo - fa parte del programma di attività della Giornata universale "Santa María de Guadalupe, scudo e patrona della nostra libertà", organizzata in occasione della celebrazione del bicentenario dell'indipendenza del Messico.
La data dell'8 settembre è stata scelta proprio perché la Chiesa vi celebra la festa della nascita della Vergine Maria. Il canonico della basilica di Guadalupe, padre Eduardo Chávez Sánchez, incaricato del rosario guadalupano, ha anticipato che si pregherà "perché i messicani possano trovare la vera libertà che è l'indipendenza dal peccato, dalla morte, dall'egoismo, dalla superbia del dio denaro, che fa tanto male al nostro Paese".
Nel programma della Giornata, oltre al saluto del cardinale Rivera Carrera, figurano un intervento dal titolo "Nostra Signora di Guadalupe, Madre della civiltà dell'amore" tenuto da uno dei responsabili dei Cavalieri di Colombo, e una conferenza di padre Chávez Sánchez sul tema "Santa Maria di Guadalupe, scudo e patrona della nostra libertà - il significato della Vergine nera nella lotta per l'indipendenza del Messico".
Secondo quanto previsto da padre Chávez Sánchez, al rosario si uniranno più di tre milioni di persone negli Stati Uniti, oltre alle centinaia di migliaia di persone in tutto il continente che seguiranno l'evento attraverso il sito www.rosarioguadalupano.com, le diverse catene radiotelevisive e tutte le emittenti cattoliche che ritrasmetteranno il segnale satellitare che verrà offerto in modo gratuito.

(©L'Osservatore Romano - 8 settembre 2010)