venerdì 23 luglio 2010

Vita Cristiana
«Orbene, bisognerà che ci decidiamo a renderci conto [...] del cumulo di giudizi arbitrari, di sostanziali deformazioni, di vere e proprie bugie, che incombe su tutto ciò che è storicamente attinente alla Chiesa. Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza» (Card. G. Biffi).

Prendo spunto da queste bellissime parole del Cardinale Giacomo Biffi per introdurre l'argomento trattato in questa sezione: la vita cristiana. Non è tempo di rimanere ognuno al proprio posto, è tempo di reagire, è tempo di testimoniare la Verità, di salire fin sopra i tetti per annunziare la parola di Cristo! Il Signore ci chiede di essere testimoni attivi, membri di una Chiesa viva come ha detto recenteente il nostro amato Papa Benedetto XVI! Molto probabilmente in molti di noi risuonano ancora le splendide parole simbolo del pontificato di Giovanni Paolo II, quel "Non abbiate paura" che ha fatto il giro del mondo e che ha contribuito ad un risveglio delle coscienze in paesi martoriati dalla logica di regimi spietati e senza Dio. "Non abbiate paura di aprire la porte a Cristo", non dobbiamo aver paura di testimoniare la Parola di Verità, di anunziare alle genti la Buona Novella come 2000 anni fa...Cristo è morto e risorto per noi! In un epoca di relativismo etico in cui gli stessi cattolici stentano a comprendere che l'aborto è un atroce delitto, che l'uomo non può e non deve decidere legalmente in merito alla vita, che esistono ancora i vizi capitali e il peccato non è andato in pensione, che Satana esiste ed opera instancabilmente nel mondo contro la Chiesa di Cristo...è giunto il tempo di svegliarsi, di destarsi dal sonno della passività, è tempo di testimoniare attivamente la nostra fede, come nei primi secoli!

Rm 13,11 «E' ormai tempo di svegliarsi dal sonno»

Ef 5,14 «Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà»

Queste parole:

- Indicano la necessità di tornare al fervore di un tempo a suscitare l'entusiasmo degli inizi
«Hai abbandonato il tuo amore di un tempo, ricorda da dove sei caduto ravvediti e compi le opere di prima.
- Sono un avvertimento a non rimanere nella tiepidezza: «Sii zelante e ravvediti perché non sei né freddo ne caldo e Io sto per vomitarti dalla mia bocca...»
- Sono un invito al risveglio spirituale a quanti vivono spensieratamente «Ti si crede vivo invece sei morto svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire».

Di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, di fronte alle tenebre e al loro esercito schierato non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza della Sua promessa: «Io sono con voi». Pertanto mettiamo Gesù al centro della nostra vita, in ogni ambito: familiare, politico, istituzionale, culturale, storico, filosofico! Vogliamo che Cristo sia il centro vivente della nostra vita cristiana, il cuore pulsante della nostra esistenza! Pertanto non esitiamo e apriamo, spalanchiamo le porte del nostro cuore a Cristo, al Suo Spirito di Verità...e la Sua Luce ci rischiarerà!

Tratto da Christus veritas
Giovanni Montfort e la caduca di Acri

Rino Cammilleri
Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291, i cavalieri latini lasciarono la Terrasanta e alcuni si rifugiarono a Cipro. Giovanni Montfort era Maestro dei Templari, i monaci-cavalieri che saranno ingiustamente distrutti da Filippo il Bello nel secolo seguente. Egli in quell'occasione guidò trecento baroni crociati francesi e tedeschi: si stabilirono a Cipro e vi condussero una vita di perfetta santità, distribuiti in vari eremi. Liti intestine alla Cristianità avevano determinato una situazione senza sbocco ed Acri era ormai circondata.
Nottetempo Pisani, Veneziani e Genovesi fuggirono, lasciando gli assediati alla loro sorte. All'alba del venerdì 18 maggio i Mamelucchi sferrarono l'assalto finale provocando una breccia. Il Gran Maestro dei Templari, Guglielmo di Beaujeu, corse con dodici cavalieri e riuscì ad arginare la fiumana nemica. Ancora alle tre del pomeriggio resistevano, quando il Beaujeu si prese una freccia in petto. Ferito a morte, cominciò a ritirarsi da solo. Ma tale era a quel tempo l'autorità morale dei capi che alcuni crociati spoletini gli gridarono disperati: «Signore, non ci abbandonate o la città è perduta!». Ebbe solo la forza di rispondere: «Non fuggo, sono morto». E spirò. A questo punto i Mamelucchi dilagarono e chi poteva fuggì. Il Patriarca di Gerusalemme colò a picco con la sua nave per aver voluto imbarcare quanta più gente poteva. Il Maresciallo degli Ospitalieri fu trovato morto in mezzo a un'incredibile catasta di corpi nemici. Solo la fortezza del Tempio resisteva ancora. Il Sultano offrì una resa onorevole ma la parola non fu mantenuta: le dame vennero oltraggiate e gli ambasciatori decapitati. Allora i Templari ripresero le armi. Solo il 28 maggio i genieri musulmani riuscirono a far crollare le mura. L'urto finale, sotto il peso delle masse di uomini mandati all'assalto, crollò quel che restava seppellendo tutti. Così finiva il più importante insediamento cristiano in Terrasanta. Lo sgomento fu enorme nella Cristianità. Poiché la vita non era più sicura, i latini cominciarono ad abbandonare la zona. Tra questi, quei trecento cavalieri che abbiamo menzionato all'inizio, poi divenuti santi eremiti sotto la guida di Giovanni Montfort, Maestro dei Templari.

tratto da: Rino CAMMILLERI, I Santi militari, Piemme, Casale Monferrato 1992, p. 177-178

martedì 15 giugno 2010

lunedì 14 giugno 2010


Capitolo Generale del 12 e 13 giugno 2010


festa di Sant'Antonio di Padova


Monastero Santuario della Madonna del Soccorso - Cori - Latina


Ubi caritas et amor, Deus ibi est

Matteo 5,13-16: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli".
Gesù usa il "voi" e non il "tu": siamo sale della terra e luce del mondo assieme agli altri, ai nostri fratelli. A cosa può servire un unico e piccolo granellino di sale, o quanto può essere utile una sola e debole fiammella? Ma assieme sì, è possibile dare sapore e luce, soltanto assieme è possibile realizzare il bene comune in maniera efficace, costruire una vera fraternità templare. Quest'ultima può essere qualificata come lo stile di vita dei nostri mitici predecessori, chiamati da Dio a vivere insieme nell'amore soprannaturale e nella ricerca della volontà del Signore.
Perciò un Miles Christi "solitario", "isolato" è inconcepibile; il Cavaliere Templare è "frate" cioè fratello che "esige" altri fratelli per fare fraternità ed insieme cercare la volontà di Dio su di loro. Bisogna scoprire che "ogni uomo è mio fratello": non è uno slogan, ma è ciò che Cristo ci ha conquistato e ci ha donato a prezzo del Suo sangue!

Insegnaci ad essere veri, Signore, in tutte le cose, ed a discernere ciò che appartiene al Santo dei santi del tempio del nostro essere, e ciò che deve uscire per l'edificazione del tuo corpo.

Non nobis Domine... Per Mariam ad Iesum

domenica 30 maggio 2010


Carissimi fratelli, sorelle, accoliti ed amici,
la pace e la gioia del signore sia con tutti noi.

Il Capitolo Generale che stiamo preparando per il 12 e 13 giugno, si presenta come un momento sempre più importante per la nostra azione futura. Diversi di noi affronteranno i loro primi passaggi e le rispettive vestizioni e investiture, assumendo un ruolo ed una'azione di ancora maggiore impegno e testimonianza. Altri confermeranno le loro promissioni nell'aiuto che sapranno dare agli ultimi, dimostrandosi " primus inter pares ".
Si tratta di un Capitolo molto importante anche perché è il primo, dopo diversi anni, a valenza nazionale. Non so se siamo pronti ad affrontare questo importante ed ipegnativo impegno, ma, a Dio piacendo, sono certo che faremo tutti del nostro meglio per risultarne degni. La nostra forza infatti non sta in noi, ma nel Signore che ci guida e nella nostra Signora, la Vergine Maria che ci ama e ci protegge come figli.

Il titolo che abbiamo dato al Capitolo " Ubi caritas et amor, Deus ibi est " rappresenta molto bene quello che ci apprestiamo a vivere in quei giorni, ma soprattutto sempre, tutti i giorni della nostra vita. L'alleanza che i Cavalieri e le Dame della nostra Congregazione stipulano con il Signore è un'alleanza d'amore e di servizio, proprio come Gesù ci ha insegnato.
Già da sola l'etica cavalleresca basterebbe a fare di un uomo un uomo di valore e di valori impossibili da ripudiare (spergiurarare), ma nel nostro caso - seppur indegnamente - ci facciamo Cavalieri Templari: Milizia di Cristo. Portiamo un abito che non passa inosservato. Siamo testimoni visibili nel bene e nel male, per questo serve una disciplina esemplare ed una vita irreprensibile. Abbiamo insegne sfavillanti, ma che non rappresentano la nostra maestà, ma bensì quella di Cristo. Per questo la nostra benedizione dice, a perpetua memoria: " Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam " Salmo 115, 1 (113B) . La nostra spada non è un'arma da usare per colpire chi non è come noi, ma rappresenta la croce che il Signore ci ha invitato a portare, e non perché ci schiacci, ma per elevarci, per difenderci. Portare la spada significa che siamo certi che la vita spirituale è un combattimento (1). Significa che il martirio non consiste solo nel dare la vita nella morte, ma dare la vita al bene, morire al peccato, morire al mondo per essere nel patto, nell'alleanza con Dio che mai ci abbandonerà (tradirà).

Unendoci nella Congregazione siamo chiamati a vivere da fratelli. Ci chiamiamo fratelli, ci salutiamo abbracciandoci fraternamente, ma occorre che ci sentiamo fratelli. Per riuscirci serve la preghiera costante in solitudine ed in comune, il ricordo quotidiano, il ritrovarci ogni volta che è possibile, facendo di tutto perché le nostre tristezze, le nostre paure, le nostre buone ragioni non abbiano il soppravvento sull'unica vera buona ragione: fare la volontà di Dio e non la nostra.

Il Vangelo e la Sacra Scrittura in generale è il primo Codice da seguire per il Cavaliere Templare. Poi vi è la Tradizione, che ci insegna come gli altri, quelli prima di noi, hanno fatto. Il Magistero della Chiesa, ci aiuta a vivere la Verità, ed in fine le nostre Regole, ci offrono il metodo per servire al meglio nel nostro Carisma.

Ma non voglio dilungarmi oltre e vi rimando al testo che un nostro, Minister Templi ci ha preparato, per aiutarci a capire il grande dono che abbiamo ricevuto dal Signore nella Comunione e nella Comunità.
(LEGGI il TESTO)

Forza fratelli e sorelle cari, tra pochi giorni ci incontreremo e potremo mettere al centro proprio questi doni. Molti di noi si incontreranno per la prima volta, ma grazie a Dio, è come se ci conoscessimo da sempre. Sta a noi far si che questo momento sia anche l'inizio ed il proseguimento di un cammino di fraternità nella fede, attraverso il carisma templare che ci è stato dato.

Fratelli e sorelle, ringraziamo la Madonna " Santa Maria del Tempio " della Sua protezione. Alla Sua materna intercessione affidiamo la nostra Congregazione e la Santa Chiesa che Cristo ci ha dato.

fra Gianni Battini - praeceptor

ad majorem Dei gloriam - non nobis Domine...
______________________

(1) Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua Potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del Vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.” (Efesini 6, 10-20)

Cremona

Domenica 30 maggio 2010 - ore 21

Conferenza

La Santa Sindone.

Analisi di un mistero

prof. Emanuela Marinelli


Piacenza

Domenica 30 maggio 2010

Chiusura Mese Mariano

Basilica Santuario

Santa Maria di Campagna



mercoledì 12 maggio 2010

Sabato 12 giugno 2010 ore 20.30 - Stadio Helvia Recina - Macerata

Il Cardinal Caffarra celebrerà la Santa Messa allo stadio di Macerata

martedì 11 maggio 2010

Comunicato stampa

La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali invita tutti al Regina Coeli del 16 maggio 2010 in Piazza San Pietro.
Per testimoniare a Benedetto XVI l’affetto del popolo cristiano


La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, organismo che raduna sessantasette associazioni e movimenti ecclesiali italiani, invita quanti appartengono e si riconoscono nel mondo dell’associazionismo cattolico a partecipare a Roma alla recita del Regina Coeli, domenica 16 maggio 2010, in Piazza San Pietro.
Vogliamo in questo modo stringerci visibilmente intorno a Benedetto XVI come figli col padre, desiderosi di sostenerlo nel suo impegnativo ministero, esprimendogli affetto e gratitudine per la sua passione per Cristo e per l’umanità intera.
Il 16 maggio a Roma intendiamo consegnare nelle mani di Maria la nostra fedeltà al Santo Padre per il bene della Chiesa, nella quale facciamo esperienza della misericordia, unica risposta adeguata al bisogno di giustizia, che emerge dal cuore di ciascuno in questi momenti.
Ci guida l’umile certezza testimoniata dalle parole del Papa: «È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire».
Con questa consapevolezza invitiamo tutti alla preghiera in Piazza San Pietro, grati al Signore che ci ha donato Benedetto XVI come guida nel nostro cammino di fede.

Roma, 14 aprile 2010
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali
L’autentico spirito dei cavalieri del tempio

Nel xii° secolo, un manipolo di uomini, cavalieri laici, guidati da Ugo di Payens, ripugnati dalla mentalità della loro classe sociale di provenienza, che si erigeva a raggiungere il suo fine al di fuori di Dio, mirando solo al proprio vantaggio, al potere e al dominio sull’altro, con profondo disprezzo del prossimo, decidono un cambiamento radicale della loro vita; si prefissano l’obiettivo di rovesciare la consuetudine di pensiero del loro tempo (ma che e’ anche del nostro), intenta a soddisfare l’appetito dei sensi carnali e la bramosia del profitto.
Desiderano vivere imitando quel Dio che si è fatto carne, e pur essendo re dei re, insegna agli uomini cosa vuol dire esercizio del potere: Lui, il potere, lo eserciterà dalla Croce: si fa servo e povero, e si annienta; Lui, il Creatore dell’Universo, da la sua vita per salvare tutta l’umanità, passata, presente e futura. e lo fa per un motivo solo:
perché Dio è amore.
Non l’amore affettivo, sentimentale o mercenario come lo intendiamo noi. Dio dona la sua vita per tutti, anche per i nemici, quelli che lo hanno trafitto, o continuano a farlo. Questa è la follia della Croce; quello che per gli uomini appare un fallimento, una sconfitta, per Dio è la vittoria; è la carta vincente. Questo è l’amore come lo intende Dio, e che noi conosciamo con la parola “carità”; e questa è la vita scelta dai templari. Non un avere, o un prendere, ma un darsi.
la spiritualità centrale dei cavalieri del tempio è tratta, almeno nella sua struttura portante, dai seguenti passi della Sacra Scrittura: “Sono stato crocifisso con Cristo. non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” e: “Come Cristo ha dato la vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”.
Quali sono i nostri fratelli?
Per il fatto che condividiamo la medesima natura umana, divinizzata dal Dio fattosi uomo, ogni nostro prossimo che incontriamo è fratello, e in lui, nel nostro fratello, vediamo la presenza di Cristo stesso.
E sappiamo che Gesù dice: “Ogni cosa avete fatto, o non avete fatto a uno di questi miei fratelli, l’avete fatto, o non l’avete fatto a me”.
Vedete come si oppone la logica del mondo da questo originale stile di vita, che come dice san Bernardo di Chiaravalle, ultimo dei Padri della Chiesa: “nasce dalle Sacre Scritture e per volere dello Spirito Santo”.
Questi asceti, innamorati di Cristo, che pur scegliendo di rimanere nel loro stato di laici, abbracciano in un singolare connubio, il contemplativo amore di Maria all’azione eroica di Marta, nella via dell’umiltà, nella povertà volontaria di Spirito e in Obbedienza a Dio, aprono un itinerario della mente e dello spirito ben definito, il cui frutto è la costante conversione morale, del cuore e dei costumi; l’incontro vero col Cristo risorto, l’unione sempre più intima con lui.
Gesù ha detto che i tiepidi li vomita. Li preferisce caldi o freddi; la sequela al Cristo comporta una scelta definitiva, radicale, totale. sembra che oggi ci siano molti cristiani tiepidi, che dichiarano di essere seguaci di Cristo, ma in parole e opere aderiscono alle inclinazioni malsane del mondo, che coltiva una cultura di morte, e non di vita.
San Bernardo che è un cavaliere, e tale resterà nel suo carattere anche dopo l’entrata nel chiostro, è un uomo solido nella fede, maturo in Cristo; intuisce quello che stà nascendo, e lui che aspira a promuovere la cristianità in tutti gli strati sociali del suo tempo, convinto che il buon lievito, per fermentare la pasta, debba coinvolgere anche il mondo laico, coglie al volo l’occasione, abbraccia con tutto il suo vigore questo nuovo ideale di vita che nasce dal Vangelo, lo sente suo e lo sviluppa, redigendo un trattato che sarà destinato a superare l’oceano dei secoli, il: “libro ai Cavalieri del Tempio – l’Elogio della Nuova Milizia”.
Questo cristianesimo coraggioso e virile, a perfetta imitazione di Cristo, concepito da san Bernardo, prenderà forma in questa sua nuova figura di cavalieri, che il mondo non aveva mai conosciuto prima e che, come li ha definiti lui: “ardono tutti del medesimo zelo per la casa del Signore”, ornati non di oro, ma di virtù.
Il codice cavalleresco templare è strutturato affinché i laici, che per vocazione, si identificano in maniera stabile e definitiva, in un così elevato stato di vita, vivano nel mondo, ma senza appartenere al mondo; vivano come se fossero monaci, pur non essendolo, e non monaci qualsiasi, ma monaci Cistercensi, ovvero rinunciando al lusso e alla vita comoda; alle agiatezze e a qualsiasi privilegio sociale, ritornando alla terra, partendo dal basso, dall’essenzialità; pongono Dio al centro della loro vita, secondo il modello Evangelico dei primi cristiani, ispirato dalla Regola di san Benedetto.
Ugo di Payens, che si definisce Ugo peccatore, come lo siamo noi tutti, nella sua lettera rivolta ai templari, afferma che loro, quali membri del corpo di cristo, che è la Chiesa, rappresentano i piedi.
I piedi sono considerati la parte più umile del corpo, e sono a contatto con la terra; Dio stesso ha voluto essere a contatto con la terra, quando ha assunto la nostra natura umana: un corpo mortale, fatto di terra, come il nostro; identico al nostro in tutto, eccetto il peccato.
E' ingaggiato un incessante combattimento spirituale fino al sangue, che vince le tentazioni del Diavolo e il proprio egoismo, spezza le inclinazioni al male, che consistono nel preferire i beni temporali a quelli eterni, e disarma il peccato, e con esso l’Inferno, che altro non è se non la separazione volontaria e definitiva dall’amore di Dio, dalla sua grazia.
Attraverso questo cammino di perfezione plasmato per i cavalieri del tempio, lo Spirito Santo chiama chi lo ascolta, purifica il cuore, fortifica le facoltà umane, procura la padronanza di se, e rende l’uomo idoneo alla partecipazione alla natura Divina; lo fa crescere nella Fede, nella Speranza e nella Carità.
Il carattere dei templari nasce dai Sacramenti e dalla Preghiera; in particolare dal frequente accostamento ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia; dallo Spezzare del Pane e della Parola, e dalla recita della Liturgia delle Ore, che è l’opera stessa di Dio (l’Opus Dei), ed è la continuazione del Sacrificio di Cristo immolato sull’Altare.
Da questa fonte d’acqua di vita eterna che sgorga incessantemente dal costato di Cristo, crescono in questi cavalieri le virtù, doni dello Spirito Santo, che li rendono prudenti nel discernere il vero bene, giusti nel dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto, forti nel sacrificare la propria vita per difendere una giusta causa, sobrii nel moderare l’attrattiva dei piaceri, e capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati.
Le virtù sono l’uso retto delle facoltà umane che il Signore ha dato a ciascuno di noi per compiere il bene, secondo i suoi precetti; l’esatto contrario sono i vizi. la palestra dei templari mira a convergere le facoltà nelle virtù, lottando contro le suggestioni del male.
San Bernardo dice che se l’intenzione è giusta e retta, secondo Dio, l’azione non può essere cattiva.
Il campo d’azione di questi atleti dello Spirito, si svolge su tre pilastri fondamentali:
1) soccorrere i deboli, gli indifesi e la chiesa;
2) servire i poveri e i miseri, sia nelle necessità temporali che spirituali;
3) difendere, custodire integro, e diffondere il deposito della fede cattolica trasmessa dagli apostoli, e la Terra Santa, soprattutto con la coerenza della vita.
La terra santa non è solo la Gerusalemme terrena: tutti noi, in virtù del Battesimo siamo Tempio dello Spirito Santo, dimora consacrata a Dio, siamo la casa di Cristo ove lui abita, noi stessi siamo Terra Santa; il Padre, per poterci salvare, deve vedere in noi quello che vede nel suo Figlio Unigenito, e noi dobbiamo comportarci come Cristo si è comportato. questo è essere Templari.
I due templari sopra un unico cavallo, antico sigillo dell’ordine, rappresentano l’unità che deve caratterizzare gli autentici seguaci di Cristo, e l’umiltà, l’unico cammino che conduce a Dio, che Giacobbe, in sogno, ha visto come scala, ove gli angeli scendono e salgono), e che si identifica senz’altro nella Croce del Signore, che non è strumento di morte, di tristezza o di oscurità, ma di vita, di luce e di speranza; un ponte umile nelle sembianze, apparente segno di disfatta agli occhi del mondo, ma l’unico che collega la terra al cielo; terrore degli angeli ribelli, che alla sola pronuncia del nome della Croce le forze degli inferi tremano.
Uniti a Cristo, come la testa al corpo, i templari compiono tre azioni fondamentali, che li identificano nel loro carisma:
1) l’azione liturgica del Sacrificio della Messa, ovvero di Passione, Morte e Risurrezione del Signore e la continuazione di questo agire, che è la recita dell’Ufficio Divino, per collaborare con Dio alla sua opera di salvezza del mondo intero; in questo modo i templari pregano non soltanto per la loro salvezza e santificazione, ma anche per la salvezza di chi non prega e di chi non ha più speranza;
2) portano la testimonianza, come ha fatto Cristo sulla croce;
3) sacrificano tutto se stessi a servizio della carità.
Non hanno paura di morire, perché sono già morti alle illusioni delle finte sicurezze, e dell’effimero paradiso artificiale creato in questo mondo che passa, e che è tutto un inganno.
Come dicevo, i templari sono già morti e sepolti assieme a Cristo nel battesimo, per questo non temono la morte corporale, ne una vita austera e di sacrifici, per partecipare col Cristo alla costruzione del regno di pace e di giustizia.
Sono certi però, lo sanno bene, perché lo hanno sperimentato e provato, che il loro Maestro non è un Dio morto, ma è il Dio che è Morto e Risorto; adorano e si nutrono tutti i giorni della Parola Vivente, della Carne e del Sangue Vivo di Dio; la stessa Carne e lo stesso Sangue che Egli prese dalla Vergine e versò sulla Croce, e che è qui presente, adesso, e ogni giorno ci salva. quando il corpo di cristo è mangiato, è vivo, perché dopo essere stato ucciso è risorto.
Cristo risorto dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di Lui, ne su di noi, perché Dio, l’unico che può dare la vita, si è incarnato in noi.
E' necessario mangiare l’Agnello di Dio, per essere protetti dall’Angelo Sterminatore, nè si può uscire dall’Egitto del peccato senza essersi cibati della sua Carne Immacolata, celebrando il passaggio pasquale.
E' questo il vero tesoro dei templari, e loro, pur non volendo perdere la vita, erano disposti a sacrificarla per questo tesoro, e per testimoniare questa loro fede ardente come un fuoco acceso che divampa.
Con questa certezza provata, superata la morte corporale, i sacrifici e la durezza del presente, li attende il loro premio ambito, che nessuno gli potrà togliere; quel premio per il quale hanno dato la vita e stimato tutto il resto un nulla.
Con Lui la Vera Vita, perché la salvezza dell’anima sarà anche la vita nuova ed eterna del nostro corpo mortale, che al tempo stabilito risorgerà.
Solo uniti a Cristo si può partecipare alla gloria di Dio, all’eterna salvezza, alla visione della Gerusalemme che non tramonta e che comparata alla sua dolcezza, il miele diventa amaro come l’assenzio.
I templari si sono rivestiti di Cristo, hanno gustato quanto è buono il Signore, e hanno scoperto la concretezza vera e piena di vivere ogni giorno le Promesse Battesimali.
Non è mia intenzione rappresentare una istituzione fisica, che ha servito con leale fermezza Dio e la Chiesa, e ora non più esistente, ma dare testimonianza ad uno stile di vita intramontabile, quello del Miles Christi, dettato da san Bernardo, che anche oggi conosce nuove vocazioni e porta buoni frutti, in nome di alti ideali e di valori, che Cristo stesso ha indicato come punto di riferimento, e che i templari mirabilmente incarnano.
In questi nostri tempi, dove pare i cristiani si vergognino di mostrare la luce vera che illumina il mondo, c’e’ ancora bisogno di testimoni coraggiosi, coerenti col credo che professano; pronti a remare a testa alta contro la corrente di questi poteri forti, organizzati per dominare le volontà ed assopire le coscienze, che propugnano per verità la menzogna, e spacciano per bene quello che è male, così da far credere lecito ciò che la legge di Dio ha fatto conoscere come illecito e nocivo per l’uomo.
C’e’ un urgente bisogno di valenti e pacifici soldati di Cristo, che non abbiano paura di schierarsi negli atti e nelle scelte, radicati nella fedeltà al Magistero della Chiesa, che è guidata dallo Spirito Santo; e che pur non combattendo nei campi di battaglia, anzi, rigettando ogni forma di violenza, si dispongano al sacrificio di sè stessi, forti e pronti a subire scherni, derisioni ed oltraggi, determinati a respingere tutto ciò che è contrario al nome di Cristo; e decisi nel cimentarsi con eroico impegno, alla costruzione di una cultura sociale, intellettuale e morale ispirata al Vangelo, che è l’unica verità; la verità non degli uomini, ma di Dio.
I “piedi” templari, nel loro stato di laici in seno alla Chiesa, servono e non primeggiano; nascosti nel sacro silenzio dei calzari del Vangelo non amano il chiasso, ma sono umili; non sono fermi in se stessi, ma camminano amando e prendendosi cura del prossimo; impassibili all’assalto del maligno non temono di toccare la terra, ma non si contaminano con il mondo; si avvicinano alla giustizia e respingono le malvagità; sono in viaggio per cercare la santità ed essere nuove creature e vedere Dio faccia a faccia.
Questo e’ l’autentico spirito dei cavalieri del tempio.

Luca Baldon