domenica 2 maggio 2010
domenica 25 aprile 2010
Qui sopra, la Marinelli con Gianni Battini precettore della congregazione dei Templari di San Bernardo
Nelle altre immagini, la locandina della mostra sindonica in corso a San Sisto e alcuni frammenti di quanto proiettato nella chiesa di San Giuseppe all’Ospedale durante la conferenza piacentina sul sacro reperto
La Sindone. Un mistero scientifico prima ancora che religioso ed etico. Un mistero scientifico. Un mistero (che dovrebbe schiodare dalle sedie per ogni tipo di verifica, i neoilluministi impegnati da tempo a dirimere, con supponenza, la “diatriba” scienza-fede, vista, falsamente, come contrapposizione di due realtà “incompatibili”, quando invece, trattasi semplicemente – sosteneva anche Pascal – di due realtà complementari) che sfida i secoli e la storia.
Un semplice pezzo di stoffa (lino) risalente al primo secolo dell’Era Cristiana, nel quale potrebbe essere
stato avvolto Gesù di Nazareth, appena deposto dalla croce, tali e tante sono le circostanze coincidenti
con quella storica passione e morte.
Ma che comunque, anche per gli scettici, ha certamente avvolto un uomo crocifisso il cui sudario, con
tutti i suoi misteri, ripetiamo, è sorprendentemente sopravvissuto a tutto, giungendo, attraverso un
viaggio di circa 2000 anni, (dal Medio Oriente, alla Francia fino a Torino dov’è ora custodito, dopo essere stato acquistato dai Savoia) fino a noi.
Ora che questo misterioso tessuto, sul quale è impresso il volto e il corpo di Cristo (secondo la tradizione cristiana) è tornato ad essere esposto al pubblico, proprio a Torino, dopo 10 anni dall’ultima volta, così che tornano a moltiplicarsi pure le iniziative di carattere devozionale e di approfondimento storico culturale. Una di queste, veramente straordinaria, anche a Piacenza.
Dove, per iniziativa di un gruppo di movimenti cattolici (quali il Centro di Spiritualità e Accoglienza “Manfredini”; la congregazione dei Templari di San Bernardo, il cui esponente Gianni Battini, ha presentato le iniziative, nella chiesa di San Giuseppe all’Ospedale; Identità Europea”; Compagnia di Sigerico) è stata allestita una mostra fotografica in San Sisto dal titolo “Voi chi dite che io sia?” e tenuta presso la Chiesa di San Giuseppe all’Ospedale un interessante incontro- conferenza dal titolo “La Sindone.
Analisi di un mistero”, con protagonista Emanuela Marinelli, esperta sindologa del “Collegamento Pro
Sindone” di Roma. La quale, aiutandosi con una serie di diapositive, ha intrattenuto il numeroso e attentissimo pubblico per circa due ore. La professoressa Marinelli, che è docente di Scienze naturali ed ha dato quindi un taglio eminentemente storico scientifico, ha affrontato innanzitutto i tanti e controversi capitoli del Mistero. A cominciare dalla datazione del telo che alcune analisi al Carbonio
14 vorrebbero post datare ed epoca medioevale, anziché al tempo di Cristo. Il che renderebbe il reperto un “falso”. «Ma l’analisi al Carbonio 14 ha fatto il suo tempo ed è abbondantemente superata anche da parte degli scienziati più accreditati in materia – non ha esitato a dire la Marinelli – in quanto ormai tutti sanno che fu preso in considerazione per l’esame solo un piccolo lembo marginale al telo che è risultato essere stato poi contaminato da rammendi che si erano resi necessari a seguito dei diversi incendi, cui la Sindone scampò tuttavia, nel corso dei secoli».
«Ma quello che lascia veramente stupiti ancora oggi – ha proseguito l’esperta – è la quantità di sangue
umano rappreso ancora visibile sul telo (di gruppo sanguigno AB, piuttosto raro ma del tutto identico a
quello rinvenuto nei prodigi cristologici di Lanciano, 8° secolo, e di Oviedo, Spagna, 9° secolo, mentre i
contradditori hanno sempre sostenuto trattarsi di coloranti tipo ocra o cinabro). Sensazionale e finora
senza scientifica spiegazione, è anche l’orma impressa del crocifisso sul telo e visibile ad occhio nudo.
Che non è dovuta a una dipintura – come pure sostenuto – o ad un negativo fotografico, come apparirebbe, dato che la datazione risulta precedente all’invenzione di qualsiasi strumento di riproduzione visiva.
«Di più – ha aggiunto l’esperta – Risultano impressi anche i punti del corpo verosimilmente non in contatto con il telo». Il ché le ha fatto simpaticamente concludere: «Siamo in presenza di un Dio esagerato, che non si è accontentato di fornirci pallidi indizi, ma ci ha messo in mano addirittura la sua fotografia».
Ma la cosa, se vogliamo, più sorprendente di tutte, al di là dei tanti aspetti misteriosi ancora senza risposta scientifica, sono, a parte gli scienziati non credenti ma seri, che si arrendono però di fronte all’inspiegabile, sono i goffi tentativi di screditare il reperto da parte di singoli e fondazioni ateistiche. Con stratagemmi a volte persino puerili.
«Una prestigiosa rivista americana, ad esempio – ha puntualizzato la Marinelli – mi chiese un’intervista
nel 2000, a patto che sostenessi che la Sindone era stata dipinta da Leonardo. O ancora altri che hanno ammesso candidamente che per sostenere certe tesi contro l’autenticità del reperto, erano stati pagati.
Ma siccome pecunia non olet uno di questi – conclude la Marinelli – mi disse che sarebbe stato persino
disposto a cambiare parere in soccorso alle tesi cattoliche, dietro il versamento di congrue cifre».
Sandro Pasquali
sabato 24 aprile 2010
Templari oggi
Conferenza della prof. Emanuela Marienelli
La sindone. Analisi di un mistero
Piacenza, Chiesa di san Giuseppe all'Ospedale - mercoledì 21 aprile ore 21
La piccola chiesa di S. Giuseppe all'Ospedale di Piacenza era ottimamente piena di uomini e donne d'ogni età accorsi all'incontro interessante e preciso.
La Sindone: il telo che avvolse il Santo corpo di Gesù!
Se al cattolico praticante venerare la Sacra Sindone quale Reliquia tra le più insigni al mondo è doveroso e indubbio, la conferenza - con proiezione di immagini - della erudita Prof. Marinelli ha tolto ogni dubbio, qualsiasi dubbio: il telo che ricoprì il corpo morto del Cristo è questo!
La Mostra fotografica verrà ora installata nella Ciesa "Collegiata" a Fiorenzuola d'Arda e successivamente presso la ex Chiesa di San Giorgio (ora auditorium e sede espositiva) a Fidenza (Pr).
martedì 6 aprile 2010
mercoledì 10 febbraio 2010
"Piacenza pro Sindone 2010"
Centro di Accoglienza e Spiritualità “E. Manfredini”
Cappellania Ospedale di Piacenza
Parrocchia di San Sisto Piacenza
Congregazione Templari di San Bernardo
Identità Europea - Area Emilia
Compagnia di Sigerico
In collaborazione con
Collegamento pro Sindone

CHE IO SIA?
LA SACRA SINDONE
MOSTRA FOTOGRAFICA PER LA
RICERCA DEL VERO VOLTO DI GESU':
LA SUA PASSIONE, MORTE E
RISURREZIONE
Chiesa Abbaziale di San Sisto
martedì 5 gennaio 2010
giovedì 24 dicembre 2009
sabato 19 dicembre 2009
CON GESU' E CON LA SUA CHIESA
Non è facile essere cristiani! Ci vuole coraggio e tenacia per non conformarsi alla mentalità del mondo, per non lasciarsi sedurre dai richiami talvolta potenti dell'edonismo e del consumismo, per affrontare, se necessario, anche incomprensioni e talora persino vere persecuzioni.
Vivere il Battesimo comporta restare saldamente uniti alla Chiesa, pure quando vediamo nel suo volto qualche ombra e qualche macchia. È lei che ci ha rigenerati alla vita divina e ci accompagna in tutto il nostro cammino: amiamola, amiamola come nostra vera madre! Amiamola e serviamola con un amore fedele, che si traduca in gesti concreti all'interno delle nostre comunità, non cedendo alla tentazione dell'individualismo e del pregiudizio, e superando ogni rivalità e divisione. Così saremo veri discepoli di Cristo!
(tratto dal discorso del Santo Padre Benedetto XVI durante la visita alla Parrocchia Sant'Antonino, dove fu battezzato Giovanni Battista Montini. Concesio 8/11/2009 )
martedì 17 novembre 2009
La sentenza della Corte Europea di Strasburgo, che vieta l’esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici, è segno evidente di un grave sconvolgimento morale, spirituale e sociale che ci ha infettati e ci vuole annientare.
Ma la speranza non può e non deve venire meno.
Scrive Charles Péguy: «La piccola speranza avanza tra le due sorelle grandi [la fede e la carità] e non si nota neanche». Quasi invisibile, la «piccola» sorella sembra condotta per mano dalle due più grandi, ma col suo cuore di bimba vede ciò che le altre non vedono e trascina con la sua gioia fresca e innocente la fede e l’amore nel mattino di Pasqua. «È lei, quella piccina, che trascina tutto». È la speranza che vede il regno, che vede il Signore veniente, che vede l’invisibile, e che narra questo nell’oggi.
Ora e sempre, a Dio piacendo, siamo con il Santo Padre e la Chiesa di Cristo Gesu’.
di Randa Ghazy
Una giovane scrittrice di origini egiziane interviene nel dibattito sulla contestata decisione di Strasburgo
«Il crocifisso, in ogni classe che ricordo (dalle elementari fino al liceo) è sempre stato per me un simbolo rassicurante, una proiezione della grandezza di cuore di Cristo». Parola di Randa Ghazy, giovane scrittrice musulmana, di origine egiziana ma nata in Italia. Lo scrive nella sua rubrica «Biutiful Cauntry» che apparirà sul numero di dicembre prossimo di Mondo e Missione, mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere). Un’affermazione che fa riflettere, mentre ancora non si placano le polemiche dopo la sconcertante sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.Di seguito il testo della rubrica di Randa Ghazy.Uno dei ricordi più belli della mia infanzia e prima adolescenza è don Bruno. Frequentavo l’oratorio feriale con il mio fratellino, e le suore ci trattavano con una gentilezza e premurosità impareggiabili. Ma don Bruno, lui ci faceva davvero ridere. Arrivava il momento della Messa, e noi due ci rifugiavamo al bar a giocare a calcio balilla e a strafogarci di caramelle. Don Bruno, ogni giorno, ci chiedeva di aggregarci a tutti gli altri bambini che andavano in chiesa. E noi declinavamo, con un po’ di vergogna. Un giorno ci disse: «E perché non venite e non dite le vostre preghierine?». E così fu. A Messa, io e mio fratello recitammo sommessamente le sure del Corano. Sicché il crocifisso, in ogni classe che ricordo (dalle elementari fino al liceo) è sempre stato per me un simbolo rassicurante, una proiezione della grandezza di cuore di Cristo e, in piccolo, di don Bruno.Appoggio e incoraggio ogni possibile dibattito tra cittadini musulmani e cristiani, ogni discussione sulla laicità dello Stato, ma nel rispetto dei grandi modelli di umiltà che ognuno può trovare nel suo passato e nel suo vissuto. Nel rispetto reciproco, quindi. Spengo la televisione, per non sentire le aggressioni verbali continue, ripenso a don Bruno, e mi viene da sorridere, pensando a quei due bambinetti musulmani che si guardavano intorno, in quella bella chiesa. Nostalgia, quasi, degli anni Novanta. Chi è Randa GhazyRanda Ghazy è nata in Lombardia, a Saronno, nel 1987, da genitori egiziani. Studia Relazioni internazionali a Milano e scrive. Nonostante la giovane età ha al suo attivo tre libri, tutti editi da Fabbri. Nel 2002, appena quindicenne, ha pubblicato Sognando Palestina, storia dell’amicizia tra un gruppo di ragazzi nei Territori occupati: un grande successo con oltre ventimila copie vendute e traduzioni in quindici Paesi. Il suo secondo libro, Prova a sanguinare, è uscito nel 2005. Il terzo, Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una mussulmana stranamente non terrorista, è del 2007. Nei suoi scritti Randa Ghazy (che collabora anche a «Yalla Italia», inserto sull’immigrazione del settimanale Vita /www.yallaitalia.it) propone una visione ironica sugli degli immigrati di seconda generazione, alla ricerca di un’identità riconosciuta.




