martedì 17 novembre 2009

Io, musulmana, difendo il crocifisso

di Randa Ghazy

Una giovane scrittrice di origini egiziane interviene nel dibattito sulla contestata decisione di Strasburgo

«Il crocifisso, in ogni classe che ricordo (dalle elementari fino al liceo) è sempre stato per me un simbolo rassicurante, una proiezione della grandezza di cuore di Cristo». Parola di Randa Ghazy, giovane scrittrice musulmana, di origine egiziana ma nata in Italia. Lo scrive nella sua rubrica «Biutiful Cauntry» che apparirà sul numero di dicembre prossimo di Mondo e Missione, mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere). Un’affermazione che fa riflettere, mentre ancora non si placano le polemiche dopo la sconcertante sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.Di seguito il testo della rubrica di Randa Ghazy.Uno dei ricordi più belli della mia infanzia e prima adolescenza è don Bruno. Frequentavo l’oratorio feriale con il mio fratellino, e le suore ci trattavano con una gentilezza e premurosità impareggiabili. Ma don Bruno, lui ci faceva davvero ridere. Arrivava il momento della Messa, e noi due ci rifugiavamo al bar a giocare a calcio balilla e a strafogarci di caramelle. Don Bruno, ogni giorno, ci chiedeva di aggregarci a tutti gli altri bambini che andavano in chiesa. E noi declinavamo, con un po’ di vergogna. Un giorno ci disse: «E perché non venite e non dite le vostre preghierine?». E così fu. A Messa, io e mio fratello recitammo sommessamente le sure del Corano. Sicché il crocifisso, in ogni classe che ricordo (dalle elementari fino al liceo) è sempre stato per me un simbolo rassicurante, una proiezione della grandezza di cuore di Cristo e, in piccolo, di don Bruno.Appoggio e incoraggio ogni possibile dibattito tra cittadini musulmani e cristiani, ogni discussione sulla laicità dello Stato, ma nel rispetto dei grandi modelli di umiltà che ognuno può trovare nel suo passato e nel suo vissuto. Nel rispetto reciproco, quindi. Spengo la televisione, per non sentire le aggressioni verbali continue, ripenso a don Bruno, e mi viene da sorridere, pensando a quei due bambinetti musulmani che si guardavano intorno, in quella bella chiesa. Nostalgia, quasi, degli anni Novanta. Chi è Randa GhazyRanda Ghazy è nata in Lombardia, a Saronno, nel 1987, da genitori egiziani. Studia Relazioni internazionali a Milano e scrive. Nonostante la giovane età ha al suo attivo tre libri, tutti editi da Fabbri. Nel 2002, appena quindicenne, ha pubblicato Sognando Palestina, storia dell’amicizia tra un gruppo di ragazzi nei Territori occupati: un grande successo con oltre ventimila copie vendute e traduzioni in quindici Paesi. Il suo secondo libro, Prova a sanguinare, è uscito nel 2005. Il terzo, Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una mussulmana stranamente non terrorista, è del 2007. Nei suoi scritti Randa Ghazy (che collabora anche a «Yalla Italia», inserto sull’immigrazione del settimanale Vita /www.yallaitalia.it) propone una visione ironica sugli degli immigrati di seconda generazione, alla ricerca di un’identità riconosciuta.

martedì 3 novembre 2009


San Martino di Tours

Martino di Tours, (316 o 317 – Candes, 8 novembre 397, funerali l'11 novembre a Tours), era nativo di Sabaria, in Pannonia (l'odierna Ungheria). Suo padre, che era un importante ufficiale dell'esercito dell'Impero Romano, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Con la famiglia si spostò a Pavia, e quindicenne, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare egli stesso nell'esercito. Venne mandato in Gallia; qui, ancora adolescente, si convertì al cristianesimo e divenne un monaco nella regione di Poitiers.

La leggenda del mantello
Quando Martino era ancora un soldato, ebbe la visione che diverrà l'episodio più narrato della sua vita. Si trovava alle porte della città di Amiens con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D'impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: "Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito." Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

Conversione al cristianesimo
Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano. Decise di lasciare l'esercito e divenne un monaco nei pressi della città di Tours, sotto la protezione del vescovo Ilario di Poitiers. Martino si adoperò per la conversione alla cristianità della popolazione gallica, facendo molti viaggi per predicare nella Francia centrale ed occidentale, soprattutto nelle aree rurali, demolendo tempietti ed altari pagani. Nel corso di questa opera divenne estremamente popolare, e nel 371 divenne vescovo di Tours. Martino si rifiutò di vivere nella città e invece fondò un monastero a poca distanza dalle mura, che divenne la sua residenza. Il monastero, noto in latino come Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier.Martino lottò contro l'eresia ariana. L'opera di Martino di Tours consentì di vincere l'eresia, creando le premesse per il Concilio di Nicea.

Culto popolare
San Martino di Tours viene ricordato l'11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte. Nei primi secoli del cristianesimo, il culto reso ai santi spesso si collegava alla data della depositio nella tomba. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, a causa di un numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino.Molte chiese in Europa sono dedicate a san Martino. L'11 novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, partecipano a una processione di lanterne. Spesso, un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. Il cibo tradizionale di questo giorno è l'oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche. Il rumore fatto da queste rivelò il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando.
Capitolo Generale di Tutti i Santi

sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre 2009

Casa Sacro Cuore - Torreglia (PD)

Chiesa Parrochiale di San Martino - Luvigliano (PD)

Basilica Santuario di Sant'Antonio - Padova

P R O G R A M M A

Sabato 31 ottobre

ore 11 Accoglienza
ore 12 Apertura del Capitolo: Preghiera e Benedizione della Sede Magistrale
ore 13 Agape fraterna
ore 15,30 La Congregazione dei Templari di San Bernardo: - azione e Carismi - riflessione sullo Spirito Santo - attività
ore 17,30 Meditazione silenziosa
ore 18 Pausa
ore 18,30 Santa Messa
ore 20 Agape fraterna
ore 23 Preparazione Veglia d'Armi

Domenica 1 novembre

ore 24 - 3 Veglia d'Armi di meditazione e preghiera per i candidati ai vari passaggi ed in opposizione al male e ad Halloween
ore 3,15 Riposo notturno
ore 8,30 Colazione
ore 9,30 Preparazione alla vestizione dei candidati ai vari passaggi
ore 10 Santa Messa
ore 11 Rito della Vestizione Cavalleresca ed investiture
ore 12 Fondazione della Domus dei SS. Apostoli in Padova
ore 12,30 Sottoscrizione del Codice e della Regola
ore 13 Agape fraterna
ore 16 Chiusura del Capitolo presso il Santuario di Sant'Antonio - Padova

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"Sarà considerato perfetto colui nel quale opportunamente si incontreranno queste tre cose: il pianto per i propri peccati, la gioia in Dio, nonché la disponibilità a venire in soccorso ai fratelli; in questo modo piace a Dio, è prudente nei suoi riguardi, è utile al prossimo".

(S. Bernardo: Sul cantico 57, 11)

venerdì 23 ottobre 2009

SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Udienza GeneralePiazza San PietroMercoledì, 21 ottobre 2009

San Bernardo di Chiaravalle
"...per Mariam ad Iesum"

Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei parlare su san Bernardo di Chiaravalle, chiamato “l’ultimo dei Padri” della Chiesa, perché nel XII secolo, ancora una volta, rinnovò e rese presente la grande teologia dei Padri. Non conosciamo in dettaglio gli anni della sua fanciullezza; sappiamo comunque che egli nacque nel 1090 a Fontaines in Francia, in una famiglia numerosa e discretamente agiata. Giovanetto, si prodigò nello studio delle cosiddette arti liberali – specialmente della grammatica, della retorica e della dialettica – presso la scuola dei Canonici della chiesa di Saint-Vorles, a Châtillon-sur-Seine e maturò lentamente la decisione di entrare nella vita religiosa. Intorno ai vent’anni entrò a Cîteaux, una fondazione monastica nuova, più agile rispetto agli antichi e venerabili monasteri di allora e, al tempo stesso, più rigorosa nella pratica dei consigli evangelici. Qualche anno più tardi, nel 1115, Bernardo venne inviato da santo Stefano Harding, terzo Abate di Cîteaux, a fondare il monastero di Chiaravalle (Clairvaux). Qui il giovane Abate, aveva solo venticinque anni, poté affinare la propria concezione della vita monastica, e impegnarsi nel tradurla in pratica. Guardando alla disciplina di altri monasteri, Bernardo richiamò con decisione la necessità di una vita sobria e misurata, nella mensa come negli indumenti e negli edifici monastici, raccomandando il sostentamento e la cura dei poveri. Intanto la comunità di Chiaravalle diventava sempre più numerosa, e moltiplicava le sue fondazioni.
In quegli stessi anni, prima del 1130, Bernardo avviò una vasta corrispondenza con molte persone, sia importanti che di modeste condizioni sociali. Alle tante Lettere di questo periodo bisogna aggiungere numerosi Sermoni, come anche Sentenze e Trattati. Sempre a questo tempo risale la grande amicizia di Bernardo con Guglielmo, Abate di Saint-Thierry, e con Guglielmo di Champeaux, figure tra le più importanti del XII secolo. Dal 1130 in poi, iniziò a occuparsi di non pochi e gravi questioni della Santa Sede e della Chiesa. Per tale motivo dovette sempre più spesso uscire dal suo monastero, e talvolta fuori dalla Francia. Fondò anche alcuni monasteri femminili, e fu protagonista di un vivace epistolario con Pietro il Venerabile, Abate di Cluny, sul quale ho parlato mercoledì scorso. Diresse soprattutto i suoi scritti polemici contro Abelardo, un grande pensatore che ha iniziato un nuovo modo di fare teologia, introducendo soprattutto il metodo dialettico-filosofico nella costruzione del pensiero teologico. Un altro fronte contro il quale Bernardo ha lottato è stata l’eresia dei Catari, che disprezzavano la materia e il corpo umano, disprezzando, di conseguenza, il Creatore. Egli, invece, si sentì in dovere di prendere le difese degli ebrei, condannando i sempre più diffusi rigurgiti di antisemitismo. Per quest’ultimo aspetto della sua azione apostolica, alcune decine di anni più tardi, Ephraim, rabbino di Bonn, indirizzò a Bernardo un vibrante omaggio. In quel medesimo periodo il santo Abate scrisse le sue opere più famose, come i celeberrimi Sermoni sul Cantico dei Cantici. Negli ultimi anni della sua vita – la sua morte sopravvenne nel 1153 – Bernardo dovette limitare i viaggi, senza peraltro interromperli del tutto. Ne approfittò per rivedere definitivamente il complesso delle Lettere, dei Sermoni e dei Trattati. Merita di essere menzionato un libro abbastanza particolare, che egli terminò proprio in questo periodo, nel 1145, quando un suo allievo, Bernardo Pignatelli, fu eletto Papa col nome di Eugenio III. In questa circostanza, Bernardo, in qualità di Padre spirituale, scrisse a questo suo figlio spirituale il testo De Consideratione, che contiene insegnamenti per poter essere un buon Papa. In questo libro, che rimane una lettura conveniente per i Papi di tutti i tempi, Bernardo non indica soltanto come fare bene il Papa, ma esprime anche una profonda visione del mistero della Chiesa e del mistero di Cristo, che si risolve, alla fine, nella contemplazione del mistero di Dio trino e uno: “Dovrebbe proseguire ancora la ricerca di questo Dio, che non è ancora abbastanza cercato”, scrive il santo Abate “ma forse si può cercare meglio e trovare più facilmente con la preghiera che con la discussione. Mettiamo allora qui termine al libro, ma non alla ricerca” (XIV, 32: PL 182, 808), all’essere in cammino verso Dio.
Vorrei ora soffermarmi solo su due aspetti centrali della ricca dottrina di Bernardo: essi riguardano Gesù Cristo e Maria santissima, sua Madre. La sua sollecitudine per l’intima e vitale partecipazione del cristiano all’amore di Dio in Gesù Cristo non porta orientamenti nuovi nello statuto scientifico della teologia. Ma, in maniera più che mai decisa, l’Abate di Clairvaux configura il teologo al contemplativo e al mistico. Solo Gesù – insiste Bernardo dinanzi ai complessi ragionamenti dialettici del suo tempo – solo Gesù è “miele alla bocca, cantico all’orecchio, giubilo nel cuore (mel in ore, in aure melos, in corde iubilum)”. Viene proprio da qui il titolo, a lui attribuito dalla tradizione, di Doctor mellifluus: la sua lode di Gesù Cristo, infatti, “scorre come il miele”. Nelle estenuanti battaglie tra nominalisti e realisti – due correnti filosofiche dell’epoca - l’Abate di Chiaravalle non si stanca di ripetere che uno solo è il nome che conta, quello di Gesù Nazareno. “Arido è ogni cibo dell’anima”, confessa, “se non è irrorato con questo olio; insipido, se non è condito con questo sale. Quello che scrivi non ha sapore per me, se non vi avrò letto Gesù”. E conclude: “Quando discuti o parli, nulla ha sapore per me, se non vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù” (Sermones in Cantica Canticorum XV, 6: PL 183,847). Per Bernardo, infatti, la vera conoscenza di Dio consiste nell’esperienza personale, profonda di Gesù Cristo e del suo amore. E questo, cari fratelli e sorelle, vale per ogni cristiano: la fede è anzitutto incontro personale, intimo con Gesù, è fare esperienza della sua vicinanza, della sua amicizia, del suo amore, e solo così si impara a conoscerlo sempre di più, ad amarlo e seguirlo sempre più. Che questo possa avvenire per ciascuno di noi!
In un altro celebre Sermone nella domenica fra l’ottava dell’Assunzione, il santo Abate descrive in termini appassionati l’intima partecipazione di Maria al sacrificio redentore del Figlio. “O santa Madre, - egli esclama - veramente una spada ha trapassato la tua anima!... A tal punto la violenza del dolore ha trapassato la tua anima, che a ragione noi ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio superò di molto nell’intensità le sofferenze fisiche del martirio” (14: PL 183,437-438). Bernardo non ha dubbi: “per Mariam ad Iesum”, attraverso Maria siamo condotti a Gesù. Egli attesta con chiarezza la subordinazione di Maria a Gesù, secondo i fondamenti della mariologia tradizionale. Ma il corpo del Sermone documenta anche il posto privilegiato della Vergine nell’economia della salvezza, a seguito della particolarissima partecipazione della Madre (compassio) al sacrificio del Figlio. Non per nulla, un secolo e mezzo dopo la morte di Bernardo, Dante Alighieri, nell’ultimo canto della Divina Commedia, metterà sulle labbra del “Dottore mellifluo” la sublime preghiera a Maria: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,/umile ed alta più che creatura,/termine fisso d’eterno consiglio, …” (Paradiso 33, vv. 1ss.).
Queste riflessioni, caratteristiche di un innamorato di Gesù e di Maria come san Bernardo, provocano ancor oggi in maniera salutare non solo i teologi, ma tutti i credenti. A volte si pretende di risolvere le questioni fondamentali su Dio, sull’uomo e sul mondo con le sole forze della ragione. San Bernardo, invece, solidamente fondato sulla Bibbia e sui Padri della Chiesa, ci ricorda che senza una profonda fede in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla contemplazione, da un intimo rapporto con il Signore, le nostre riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale, e perdono la loro credibilità. La teologia rinvia alla “scienza dei santi”, alla loro intuizione dei misteri del Dio vivente, alla loro sapienza, dono dello Spirito Santo, che diventano punto di riferimento del pensiero teologico. Insieme a Bernardo di Chiaravalle, anche noi dobbiamo riconoscere che l’uomo cerca meglio e trova più facilmente Dio “con la preghiera che con la discussione”. Alla fine, la figura più vera del teologo e di ogni evangelizzatore rimane quella dell’apostolo Giovanni, che ha poggiato il suo capo sul cuore del Maestro.
Vorrei concludere queste riflessioni su san Bernardo con le invocazioni a Maria, che leggiamo in una sua bella omelia. “Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, - egli dice - pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore; e perché tu abbia ad ottenere l'aiuto della sua preghiera, non dimenticare mai l'esempio della sua vita. Se tu la segui, non puoi deviare; se tu la preghi, non puoi disperare; se tu pensi a lei, non puoi sbagliare. Se ella ti sorregge, non cadi; se ella ti protegge, non hai da temere; se ella ti guida, non ti stanchi; se ella ti è propizia, giungerai alla meta...” (Hom. II super «Missus est», 17: PL 183, 70-71).

martedì 20 ottobre 2009


"L'errore cui non si resiste, viene approvato; la verità che non viene difesa, viene oppressa"

Papa Felice III

NO AI SACRIFICI UMANI!
RU486

Movimento per la vita: "Banalizza l'aborto". L'aborto in Italia "è diventato un fatto di massa, di routine, e la pillola Ru486 è particolarmente grave perché lo banalizza. E in definitiva vuole cancellare fino in fondo l’idea che c’è di mezzo la vita di un figlio. Come si fa a dire che c’era davvero un bambino se per ucciderlo basta bere un bicchiere d’acqua o poco piu’?

Una legge che approva i sacrifici umani non è da considerarsi civile

domenica 18 ottobre 2009

SERATA TEMPIO

Mercoledì 21 ottobre ore 21
Serata di Tempio con meditazioni e preghiere,
presso le sedi di Piacenza, Cremona, Padova, Torino, Como, Verbania, Lecce, Parma, Napoli, Savona.

sabato 17 ottobre 2009

CONGREGAZIONE TEMPLARI DI SAN BERNARDO
COMMANDERIA SANTA CROCE in CREMONA

Domenica 18 settembre ore 10,30 Chiesa di Casanova d'Offredi (CR)
partecipazione di Cavalieri e Dame alla Santa Messa officiata dal Mnister Templi don Pier.

venerdì 16 ottobre 2009

COMMANDERIA SANTA CROCE in CREMONA


Venerdì 16 ottobre ore 20.30 - Commanderia Santa Croce in Cremona - Serata di Tempio aperta a tutti, con lettura della Sacra Scrittura, preghiera e riflessioni, per approfondire il Carisma templare. Cappella dell'Adorazione delle Rev.me Suore del SS. Sacramento (Parrocchia di San Sebastiano Cremona). Questo incontro si tiene ogni secondo venerdì del mese eccetto agosto.

Per info: templaritaliani@gmail.


Precettorie, Commanderie e Domus loci

Chiese, Santuari, Monasteri, Oratori e Cappelle dove abbiamo partecipato alla Santa Messa

- Chiesa dei S.S. Ilario e Carlo Todi (TR)
- Duomo Cattedrale di Orvieto
- Chiesa di Santa Maria Assunta, Calendasco (PC)
- Abbazia Cistercense di Chiaravalle di Milano
- Abbazia Cistercense della Certosa di Firenze
- Chiesa di Santa Maria In Gariverto - Piacenza
- Santuario Madonna di Guastafredda - Piacenza
- Chiesa di San Savino Rezzanello (PC)
- Chiesa di San Pietro ai Vincoli - Piacenza
- Chiesa di San Giuseppe all'Ospedale - Piacenza
- Cappella di San Riccardo Pampuri, Ospedale di Piacenza
- Monastero Suore Carmelitane Scalze - Piacenza
- Chiesa di San Michele Arcangelo, Rottofreno (PC)
- Romitorio di San Corrado Confalonieri, Calendasco (PC)
- Oratorio della Madonna del Buon Consiglio, Negri di Bramaiano, Bettola (PC)
- Chiesa Abbaziale del SS. Salvatore e San Gallo di Tolla, Monastero di Morfasso (PC)
- Monastero ...
- Cappella San Rocco, Centro E. Manfredini - Piacenza
- Pieve di Vernasca (PC)
- Chiesa di San Colombano, Vernasca (PC)
- Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio in Santa Maria del Popolo, Città di Castello (PG)
- Chiesa di San Pietro in Tranquiano, Agazzano (PC)
- Abbazia di Sant'Antimo - Siena
- Santuario della Madonna della Quercia, Bettola (PC)
- Cappella della Madonna della Quercia, Bettola (PC)
- Chiesa di San Sebastiano, Casanova d'Offredi (CR)
- Chiesa di Santa Barbara, Caserma Col di Lana - Cremona
- Chiesa di Borgo Loreto - Cremona
- Basilica Santuario di Santa Maria di Campagna - Piacenza
- Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba, Alseno (PC)
- Chiesa di Sant'abbondio - Cremona
- Monastero dei Missionari Saveriani - Cremona
- Chiesa di San Sebastiano - Cremona
- Cappella dell'Adorazione del Monastero del SS. Sacramento - Cremona
- Chiesa di San Martino Nuova, Riccione (RM)
- Basilica Santuario Madonna di Loreto, Loreto (AN)
- Chiesa di San Rocco, Gazzuolo (CR)
- Chiesa di San Girolamo - Cremona
- Duomo Cattedrale di Cremona
- Casa Sacro Cuore, Torreglia (PD) (Capitolo Generale di Tutti i Santi)
- Chiesa di San Martino, Luvigliano (PD)
- Santuario di Sant'Antonio - Padova (ricevuta Benedizione)
- Duomo di Santo Stefano - Casalmaggiore (CR)

giovedì 8 ottobre 2009

LA CONGREGAZIONE

Le sedi territoriali del Priorato autonomo d'Italia:
Precettorie, Commanderie, Domus e cronologia storica

- Confederazione Templari di San Bernardo - edificata A.D. 1840
- Priorato autonomo d'Italia - Milites Christi della Congregazione Templari di San Bernardo - edificato il 20 agosto 1982 (San Bernardo)
- Precettoria Lombardo-Piacentina Santa Maria del Tempio, Piacenza - edificata il 13 giugno 1998 (Corpus Domini); resa autonoma con grazia priorale (*) il 13 giugno 2007 (Sant'Antonio da Padova)
- Commanderia Sant'Egidio e San Giuseppe, Piacenza - edificata il 21 marzo 2008 (Venerdì Santo)
- Commanderia Santa Croce, Cremona - edificata il 31 maggio 2009 (Pentecoste)
- Domus San Michele Arcangelo, Lecce - edificata il 6 settembre 2009 (San Zaccaria)
- Domus SS. Apostoli, Padova - da edificare il 1 novembre 2009 (Tutti i Santi)
- Domus loci, Parma - in costituzione
- Domus loci, Como - in costituzione
- Domus loci, Verbania - in costituzione
- Domus loci, Napoli - in costituzione
- Domus loci, Torino - in costituzione

(*) grazia priorale nei limiti stabiliti dal codice.
Struttura Territoriale e Gerarchica dei Cavalieri Templari

La struttura base dell'organizzazione templare era chiamata "domus", "magione" o "Precettoria (Commanderia)". Il Templare responsabile della conduzione e di quanti dimorano nella casa era il "precettore". Vi erano precettorie maggiori e minori: quelle minori erano in genere, situate in zone rurali e avevano alle loro dipendenze "grange" o fattorie. La precettorie maggiori erano quelle poste in città e che avevano alle loro dipendenze altre case. L'insieme di più precettorie formava la "balia", più balie costituivano una "provincia" A capo delle "domus", grandi o piccole che fossero, e delle "balie" spettava il titolo di "precettore" (praeceptor), a quelli preposti alla guida delle provincie competeva il titolo di "Maestro provinciale" (magister provincialis). Sopra a tutti c'era il "Maestro generale" dell'Ordine (magister generalis) conosciuto come "Gran Maestro" perché così tramandato, impropriamente da molti storici. La suddivisione dell'Ordine del Tempio in Province non fu sempre uguale: mutò nel corso degli anni e con l'accrescimento dei possedimenti. La prima provincia ad essere costituita fu nel 1130 la Francia e il suo Maestro provinciale fu Payen de Montdidier, compagno di Hugues de Payns. Fino al magistero di Bertrand de Blanquefort (1156-1169), sesto Maestro generale, non vi fu un assetto territoriale ben definito. Egli si rese conto che il moltiplicarsi degli insediamenti europei non consentiva più, a ogni singola casa del Tempio, di fare riferimento al solo Maestro in Terra Santa. Le donazioni ci danno esempi da cui si può dedurre che i possessi Templari in Occidente iniziarono ad essere raggruppati in entità territoriali, dette poi province ( dopo il 1160). Troviamo infatti donazioni fatte ai seniores de Templo Domini de Jherusalem, al servus Dei et Miliciae Templi in Aragona, ai ministri in Inghilterra e Aquitania e ai missi de templo de Jerusalem in Italia. Durante il Magistero di Bertrand de Blanquefort si trovano i primi documenti con citazioni di "praeceptor" che si riferiscono ad una provincia. A capo di ognuna di queste provincie vi era un precettore con ampia autonomia decisionale, controllato da un procuratore generale, poi da un visitatore cismarino che potremmo definire, grossomodo, un Maestro d'Occidente. Questi però, a differenza del "magister generalis" che risiedeva in Oriente nella casa madre di Gerusalemme, era itinerante e con compiti essenzialmente di controllo. La gerarchia templare, come descritta negli articoli della regola (versione francese) è la seguente: Maestro (Art.77-80), Siniscalco (Art.99-100), Maresciallo (Art.101-103), Commendatore del Regno di Gerusalemme (Art.110), Commendatore della Città di Gerusalemme (Art.120-124), Commendatore di Tripoli e di Antiochia (Art.125-126), Drappiere (Art.130-131), Commendatore delle Case (Art.132-136), Commendatore dei Cavalieri (Art.137), Fratelli cavalieri e sergenti del Convento (Art.138-141), Turcopolerio "Turcoples" o "Turcopoles" (Art.169-172), Sotto - Maresciallo (un sergente) (Art.173-176), Gonfaloniere (un sergente) (Art.177-179), Fratelli Sergenti commendatori delle case (Art.180), Fratelli Domestici (frères casaliers) (Art.181), Fratelli infermieri (frères infirmiers ) (Art. 190-197). Nel loro insieme, i ranghi, e in special modo i cinque ranghi più alti, corrispondevano alla gerarchia feudale dell'Europa medievale. La distinzione tra cavalieri e sergenti è quella di maggiore rilevanza, anche nei casi in cui i sergenti, per mancanza di cavalieri in una piccola casa, o per loro qualità personali, occupavano posti apparentemente uguali a quelli dei loro "fratelli cavalieri". Man mano che l'Ordine si espandeva in tutta Europa si moltiplicavano le anomalie nei titoli e nei ranghi, tanto che non sembra esserci stata una norma d'applicazione universalmente valida per titoli come quello di Commendatore. La confusione riguardante l'attribuzione dei titoli aumentò durante il secolo XII. Con l'istituzione della flotta si svilupparono altri ruoli e, di conseguenza, altri ranghi come quello di "commendatore della flotta" simili a quello in uso tra gli Ospitalieri. Al centro di questa immensa struttura, i Cavalieri Templari, erano solo una minoranza che rappresentava un'élite militare. L'intero Ordine, a partire della gerarchia, la finanza, l'agricoltura, fino al reclutamento, era finalizzato ad un unico scopo: il mantenimento di questo corpo ben equipaggiato e ben preparato di cavalieri pronti in ogni momento ad entrare in azione.

venerdì 25 settembre 2009

CAPITOLO DEI SANTI ARCANGELI E SAN MICHELE
Martedì 29 settembre 2009 - ore 21
Chiesa Magistrale di san Giuseppe all'Ospedale (già chiesa Templare di sant'Egidio) Piacenza
e presso la Commanderia Santa Croce di Cremona, La Domus San Michele Arcangelo di Lecce e la Domus SS. Apostoli di Padova, con partecipazioni private a Como, Verbania, Parma e Napoli