martedì 20 ottobre 2009


"L'errore cui non si resiste, viene approvato; la verità che non viene difesa, viene oppressa"

Papa Felice III

NO AI SACRIFICI UMANI!
RU486

Movimento per la vita: "Banalizza l'aborto". L'aborto in Italia "è diventato un fatto di massa, di routine, e la pillola Ru486 è particolarmente grave perché lo banalizza. E in definitiva vuole cancellare fino in fondo l’idea che c’è di mezzo la vita di un figlio. Come si fa a dire che c’era davvero un bambino se per ucciderlo basta bere un bicchiere d’acqua o poco piu’?

Una legge che approva i sacrifici umani non è da considerarsi civile

domenica 18 ottobre 2009

SERATA TEMPIO

Mercoledì 21 ottobre ore 21
Serata di Tempio con meditazioni e preghiere,
presso le sedi di Piacenza, Cremona, Padova, Torino, Como, Verbania, Lecce, Parma, Napoli, Savona.

sabato 17 ottobre 2009

CONGREGAZIONE TEMPLARI DI SAN BERNARDO
COMMANDERIA SANTA CROCE in CREMONA

Domenica 18 settembre ore 10,30 Chiesa di Casanova d'Offredi (CR)
partecipazione di Cavalieri e Dame alla Santa Messa officiata dal Mnister Templi don Pier.

venerdì 16 ottobre 2009

COMMANDERIA SANTA CROCE in CREMONA


Venerdì 16 ottobre ore 20.30 - Commanderia Santa Croce in Cremona - Serata di Tempio aperta a tutti, con lettura della Sacra Scrittura, preghiera e riflessioni, per approfondire il Carisma templare. Cappella dell'Adorazione delle Rev.me Suore del SS. Sacramento (Parrocchia di San Sebastiano Cremona). Questo incontro si tiene ogni secondo venerdì del mese eccetto agosto.

Per info: templaritaliani@gmail.


Precettorie, Commanderie e Domus loci

Chiese, Santuari, Monasteri, Oratori e Cappelle dove abbiamo partecipato alla Santa Messa

- Chiesa dei S.S. Ilario e Carlo Todi (TR)
- Duomo Cattedrale di Orvieto
- Chiesa di Santa Maria Assunta, Calendasco (PC)
- Abbazia Cistercense di Chiaravalle di Milano
- Abbazia Cistercense della Certosa di Firenze
- Chiesa di Santa Maria In Gariverto - Piacenza
- Santuario Madonna di Guastafredda - Piacenza
- Chiesa di San Savino Rezzanello (PC)
- Chiesa di San Pietro ai Vincoli - Piacenza
- Chiesa di San Giuseppe all'Ospedale - Piacenza
- Cappella di San Riccardo Pampuri, Ospedale di Piacenza
- Monastero Suore Carmelitane Scalze - Piacenza
- Chiesa di San Michele Arcangelo, Rottofreno (PC)
- Romitorio di San Corrado Confalonieri, Calendasco (PC)
- Oratorio della Madonna del Buon Consiglio, Negri di Bramaiano, Bettola (PC)
- Chiesa Abbaziale del SS. Salvatore e San Gallo di Tolla, Monastero di Morfasso (PC)
- Monastero ...
- Cappella San Rocco, Centro E. Manfredini - Piacenza
- Pieve di Vernasca (PC)
- Chiesa di San Colombano, Vernasca (PC)
- Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio in Santa Maria del Popolo, Città di Castello (PG)
- Chiesa di San Pietro in Tranquiano, Agazzano (PC)
- Abbazia di Sant'Antimo - Siena
- Santuario della Madonna della Quercia, Bettola (PC)
- Cappella della Madonna della Quercia, Bettola (PC)
- Chiesa di San Sebastiano, Casanova d'Offredi (CR)
- Chiesa di Santa Barbara, Caserma Col di Lana - Cremona
- Chiesa di Borgo Loreto - Cremona
- Basilica Santuario di Santa Maria di Campagna - Piacenza
- Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba, Alseno (PC)
- Chiesa di Sant'abbondio - Cremona
- Monastero dei Missionari Saveriani - Cremona
- Chiesa di San Sebastiano - Cremona
- Cappella dell'Adorazione del Monastero del SS. Sacramento - Cremona
- Chiesa di San Martino Nuova, Riccione (RM)
- Basilica Santuario Madonna di Loreto, Loreto (AN)
- Chiesa di San Rocco, Gazzuolo (CR)
- Chiesa di San Girolamo - Cremona
- Duomo Cattedrale di Cremona
- Casa Sacro Cuore, Torreglia (PD) (Capitolo Generale di Tutti i Santi)
- Chiesa di San Martino, Luvigliano (PD)
- Santuario di Sant'Antonio - Padova (ricevuta Benedizione)
- Duomo di Santo Stefano - Casalmaggiore (CR)

giovedì 8 ottobre 2009

LA CONGREGAZIONE

Le sedi territoriali del Priorato autonomo d'Italia:
Precettorie, Commanderie, Domus e cronologia storica

- Confederazione Templari di San Bernardo - edificata A.D. 1840
- Priorato autonomo d'Italia - Milites Christi della Congregazione Templari di San Bernardo - edificato il 20 agosto 1982 (San Bernardo)
- Precettoria Lombardo-Piacentina Santa Maria del Tempio, Piacenza - edificata il 13 giugno 1998 (Corpus Domini); resa autonoma con grazia priorale (*) il 13 giugno 2007 (Sant'Antonio da Padova)
- Commanderia Sant'Egidio e San Giuseppe, Piacenza - edificata il 21 marzo 2008 (Venerdì Santo)
- Commanderia Santa Croce, Cremona - edificata il 31 maggio 2009 (Pentecoste)
- Domus San Michele Arcangelo, Lecce - edificata il 6 settembre 2009 (San Zaccaria)
- Domus SS. Apostoli, Padova - da edificare il 1 novembre 2009 (Tutti i Santi)
- Domus loci, Parma - in costituzione
- Domus loci, Como - in costituzione
- Domus loci, Verbania - in costituzione
- Domus loci, Napoli - in costituzione
- Domus loci, Torino - in costituzione

(*) grazia priorale nei limiti stabiliti dal codice.
Struttura Territoriale e Gerarchica dei Cavalieri Templari

La struttura base dell'organizzazione templare era chiamata "domus", "magione" o "Precettoria (Commanderia)". Il Templare responsabile della conduzione e di quanti dimorano nella casa era il "precettore". Vi erano precettorie maggiori e minori: quelle minori erano in genere, situate in zone rurali e avevano alle loro dipendenze "grange" o fattorie. La precettorie maggiori erano quelle poste in città e che avevano alle loro dipendenze altre case. L'insieme di più precettorie formava la "balia", più balie costituivano una "provincia" A capo delle "domus", grandi o piccole che fossero, e delle "balie" spettava il titolo di "precettore" (praeceptor), a quelli preposti alla guida delle provincie competeva il titolo di "Maestro provinciale" (magister provincialis). Sopra a tutti c'era il "Maestro generale" dell'Ordine (magister generalis) conosciuto come "Gran Maestro" perché così tramandato, impropriamente da molti storici. La suddivisione dell'Ordine del Tempio in Province non fu sempre uguale: mutò nel corso degli anni e con l'accrescimento dei possedimenti. La prima provincia ad essere costituita fu nel 1130 la Francia e il suo Maestro provinciale fu Payen de Montdidier, compagno di Hugues de Payns. Fino al magistero di Bertrand de Blanquefort (1156-1169), sesto Maestro generale, non vi fu un assetto territoriale ben definito. Egli si rese conto che il moltiplicarsi degli insediamenti europei non consentiva più, a ogni singola casa del Tempio, di fare riferimento al solo Maestro in Terra Santa. Le donazioni ci danno esempi da cui si può dedurre che i possessi Templari in Occidente iniziarono ad essere raggruppati in entità territoriali, dette poi province ( dopo il 1160). Troviamo infatti donazioni fatte ai seniores de Templo Domini de Jherusalem, al servus Dei et Miliciae Templi in Aragona, ai ministri in Inghilterra e Aquitania e ai missi de templo de Jerusalem in Italia. Durante il Magistero di Bertrand de Blanquefort si trovano i primi documenti con citazioni di "praeceptor" che si riferiscono ad una provincia. A capo di ognuna di queste provincie vi era un precettore con ampia autonomia decisionale, controllato da un procuratore generale, poi da un visitatore cismarino che potremmo definire, grossomodo, un Maestro d'Occidente. Questi però, a differenza del "magister generalis" che risiedeva in Oriente nella casa madre di Gerusalemme, era itinerante e con compiti essenzialmente di controllo. La gerarchia templare, come descritta negli articoli della regola (versione francese) è la seguente: Maestro (Art.77-80), Siniscalco (Art.99-100), Maresciallo (Art.101-103), Commendatore del Regno di Gerusalemme (Art.110), Commendatore della Città di Gerusalemme (Art.120-124), Commendatore di Tripoli e di Antiochia (Art.125-126), Drappiere (Art.130-131), Commendatore delle Case (Art.132-136), Commendatore dei Cavalieri (Art.137), Fratelli cavalieri e sergenti del Convento (Art.138-141), Turcopolerio "Turcoples" o "Turcopoles" (Art.169-172), Sotto - Maresciallo (un sergente) (Art.173-176), Gonfaloniere (un sergente) (Art.177-179), Fratelli Sergenti commendatori delle case (Art.180), Fratelli Domestici (frères casaliers) (Art.181), Fratelli infermieri (frères infirmiers ) (Art. 190-197). Nel loro insieme, i ranghi, e in special modo i cinque ranghi più alti, corrispondevano alla gerarchia feudale dell'Europa medievale. La distinzione tra cavalieri e sergenti è quella di maggiore rilevanza, anche nei casi in cui i sergenti, per mancanza di cavalieri in una piccola casa, o per loro qualità personali, occupavano posti apparentemente uguali a quelli dei loro "fratelli cavalieri". Man mano che l'Ordine si espandeva in tutta Europa si moltiplicavano le anomalie nei titoli e nei ranghi, tanto che non sembra esserci stata una norma d'applicazione universalmente valida per titoli come quello di Commendatore. La confusione riguardante l'attribuzione dei titoli aumentò durante il secolo XII. Con l'istituzione della flotta si svilupparono altri ruoli e, di conseguenza, altri ranghi come quello di "commendatore della flotta" simili a quello in uso tra gli Ospitalieri. Al centro di questa immensa struttura, i Cavalieri Templari, erano solo una minoranza che rappresentava un'élite militare. L'intero Ordine, a partire della gerarchia, la finanza, l'agricoltura, fino al reclutamento, era finalizzato ad un unico scopo: il mantenimento di questo corpo ben equipaggiato e ben preparato di cavalieri pronti in ogni momento ad entrare in azione.

venerdì 25 settembre 2009

CAPITOLO DEI SANTI ARCANGELI E SAN MICHELE
Martedì 29 settembre 2009 - ore 21
Chiesa Magistrale di san Giuseppe all'Ospedale (già chiesa Templare di sant'Egidio) Piacenza
e presso la Commanderia Santa Croce di Cremona, La Domus San Michele Arcangelo di Lecce e la Domus SS. Apostoli di Padova, con partecipazioni private a Como, Verbania, Parma e Napoli

sabato 12 settembre 2009

Oremus pro Pontifice nostro Benedicto

Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius
RIFLESSIONI AD UN ANNO DALLA DICHIARAZIONEDELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

INCONCILIABILITÀ TRA FEDE CRISTIANA E MASSONERIA

Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr AAS LXXVI [1984] 300).


A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione può essere utile illustrare brevemente il significato di questo documento.
Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) egli scriveva: «Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra».
Non si poteva pertanto tralasciare di prendere in considerazione le posizioni della Massoneria dal punto di vista dottrinale, quando negli anni 1970‑1980 la S. Congregazione era in corrispondenza con alcune Conferenze Episcopali particolarmente interessate a questo problema, a motivo del dialogo intrapreso da parte di personalità cattoliche con rappresentanti di alcune logge che si dichiaravano non ostili o perfino favorevoli alla Chiesa.
Ora lo studio più approfondito ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana.
Prescindendo pertanto dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.
A partire da questo punto di vista dottrinale, in continuità del resto con la posizione tradizionale della Chiesa, come testimoniano i documenti sopra citati di Leone XIII, derivano poi le necessarie conseguenze pratiche, che valgono per tutti quei fedeli che fossero eventualmente iscritti alla massoneria.
A proposito dell’affermazione sull’inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun «principio», nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti.
La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente.
In questa sede non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L’associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo.
Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei «liberi muratori» e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell’arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell’interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.
Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.
In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle Logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile. Il valore di queste istituzionalizzazioni appare, quindi, inevitabilmente relativo, rispetto a questa verità più ampia, la quale si manifesta invece piuttosto nella comunità della buona volontà, cioè nella fraternità massonica.
Per un cristiano cattolico, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria - sovraconfessionale e in una forma interna - cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie. Ciò sarebbe qualcosa di completamente diverso da quella collaborazione, che per lui è ovvia, con tutti coloro che sono impegnati nel compimento del bene, anche se a partire da principi diversi. D’altronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, d’altra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un «profano».
Anche quando, come già si è detto, non vi fosse un’obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, «al quale cara è la sua fede» (Leone XIII).
Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell’atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un’istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo all’eterno.
La tentazione ad andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L’opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale della sua crisi generale.
Proprio considerando tutti questi elementi la Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».
Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica.
La S. Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335).
Allo stesso modo il nuovo documento, emesso dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell’atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l’accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche.
Nel fare questa Dichiarazione, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della Massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l’errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di un’appartenenza incompatibile con la fede cattolica.
Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli.


http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_ 19850223_declaration-masonic_articolo_it.html

domenica 30 agosto 2009

L'essere Templare non è una filosofia ma uno stile di vita spirituale, morale e sociale. Piu' dello studio e della conoscenza del mitico Ordine, seve l'azione.
Il Templare è un cristiano che assume uno stile di vita che va applicato nel quotidiano, ed in unione, personale e spirituale, con i fratelli e le sorelle.

sabato 22 agosto 2009


MARIA REGINA
A questa dolcissima Madre del Cielo affidiamo il nuovo giorno. Regni lei nei nostri cuori, facendoci sperimentare la vera regalità e la nobiltà dell'animo. Solo i veri devoti della Madonna sono anche uomini e donne capaci di una signorilità interiore ed esteriore di cui tutti abbiamo bisogno oggi. Buona giornata nel nome del Signore e della Vergine Santa

La festività odierna, parallela a quella di Cristo Re, venne istituita da Pio XII nel 1955. Si celebrava, fino alla recente riforma del calendario liturgico, il 31 maggio, a coronamento della singolare devozione mariana nel mese a lei dedicato. Il 22 agosto era riservato alla commemorazione del Cuore Immacolato di Maria, al cui posto subentra la festa di Maria Regina per avvicinare la regalità della Vergine alla sua glorificazione nell'assunzione al cielo. Questo posto di singolarità e di preminenza, accanto a Cristo Re, le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pio XII nella lettera enciclica “Ad Coeli Reginam” (11 ottobre 1954), di Madre del Capo e dei membri del Corpo mistico, di augusta sovrana e regina della Chiesa, che la rende partecipe non solo della dignità regale di Gesù, ma anche del suo influsso vitale e santificante sui membri del Corpo mistico.Il latino "regina", come "rex", deriva da "regere", cioè reggere, governare, dominare. Dal punto di vista umano è difficile attribuire a Maria il ruolo di dominatrice, lei che si è proclamata la serva del Signore e ha trascorso tutta la vita nel più umile nascondimento. Luca, negli Atti degli apostoli, colloca Maria in mezzo agli Undici, dopo l'Ascensione, raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza ella costituisce l'anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegli uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo. Maria è regina perché è madre di Cristo, il re. Ella è regina perché eccelle su tutte le creature, in santità: "In lei s'aduna quantunque in creatura è di bontade ", dice Dante nella Divina Commedia.Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell'amore divino, che l'ha colmata di ogni bene. Ma ella distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni, poichè il Re ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di munifica regina. Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di regina, come in cielo la salutano con felicità e amore gli angeli, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini. Maria è stata coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina: "Lo Spirito Santo verrà su di te, e la virtù dell'Altissimo ti adombrerà. Per questo il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio".

Autore: Piero Bargellini - web.santiebeati.it