giovedì 9 luglio 2009

E V E N T O I N T E R N A Z I O N A L E


A Calendasco si parla di

Cristiani perseguitati

Nel Dossier di preparazione all'evento di Calendasco, abbiamo inserito anche alcune testimonianze da altri Stati del mondo, per dare l'idea della vastità del fenomeno della persecuzione ai cristiani e non solo!

Leggete il sottostante articolo di padre Piero Gheddo
del Pontificio Istituto Missioni Estere

Il caso del Pakistan è uno dei più gravi,
perché si può dire che le Chiese cristiane sono veramente perseguitate, in modo così sistematico e organico che sembra si vogliano eliminare i cristiani dallo stato pakistano.
E questo non per dei governi totalitari che perseguitano il cristianesimo (come Cina, Vietnam, Iran e Arabia Saudita), ma perché la grande maggioranza del popolo pakistano segue l’onda dell’islam estremistico, che vede nel cristianesimo il nemico numero uno.
Il Pakistan ha 160 milioni di abitanti per circa 800.000 kmq, quasi tre volte l’Italia. Ci sono stato tre volte e l’ho visitato bene. E’ un paese turisticamente molto bello (con le montagne più belle del mondo, fra le quali la seconda cima, il K2) e grandi possibilità di sviluppo per le terre e le risorse naturali di cui dispone. Ma è un paese quasi totalmente islamico e come sapete l’islam non si è ancora integrato nel mondo moderno e ostacola lo sviluppo.
Il Pakistan, che possiede la bomba atomica, ha ancora un 54% dei suoi abitanti che sono analfabeti e le donne più dell’80%.
La persecuzione anti-cristiana ha radici soprattutto politiche, nel senso che partiti e movimenti islamici strumentalizzano la fede popolare per conquistare il potere, educando il popolo a vedere nell’Occidente cristiano il nemico numero uno dell’islam. Nel 1947 il Pakistan è nato come stato laico e la sua Costituzione ancor oggi concede libertà religiosa e di pensiero. Ma in 60 anni, a poco a poco, la forza dei partiti e movimenti islamici ha conquistato i suoi spazi fra un popolo in buona parte povero e poco istruito, fino a dominare la cultura nazionale e quindi anche l’orientamento politico.
Il Pakistan è una contraddizione vivente: da un lato concede libertà di stampa e di religione, i governi proteggono le minoranze religiose e i cristiani, anzi, ci sono leggi apposite che li proteggono, finanzia le scuole cristiane (le migliori del paese); dall’altro, la realtà concreta quotidiana è persecutoria, per mille motivi non facili da spiegare.
Due le leggi su cui si basa la situazione persecutoria dei cristiani: la legge contro la bestemmia (1986) e la legge che nel 1991 ha stabilito il Corano (cioè la Sharia) come legge di stato, in teoria da applicare solo ai musulmani, in pratica spesso usata anche contro i cristiani.
Un rappresentante delle Chiese protestanti, incontrato nella casa episcopale di Rawalpindi nel 1982 dov’era venuto per un incontro ecumenico, mi diceva: “Noi cristiani, in una società così rigidamente e totalmente islamica, siamo un po’ come una escrescenza, una verruca su un corpo sano. Ci lasciano vivere, ma ci sentiamo sempre estranei alla vita nazionale, specie da quando governo e stampa insistono sempre sull’identità fra islam e Pakistan. Il buon pakistano è un fedele dell’islam, si ripete continuamente e si insegna nelle scuole fin dalla più tenera età. E noi chi siamo?”.
L’amico luterano temeva, nel 1982, un peggioramento della situazione e mi faceva vedere un’opera del Mawlana Mawdudi, il grande saggio musulmano e ideologo dello stato pakistano, sulla quale si legge che l’islam è ideologia dello stato, dando a questa parola non il significato negativo che ha in Occidente, ma positivamente vuol dire che “l’islam è l’ideale della nostra patria”, fondamento comune a tutti i cittadini. Secondo Mawdudi, mi diceva sempre l’amico luterano pakistano, queste sono le norme per le minoranze religiose:
1) I cittadini si dividono in musulmani che credono nell’ideologia di stato e altri che non ci credono. Solo i primi sono titolari di pieni diritti civili.2) I non musulmani possono essere chiamati a collaborare nell’amministrazione dello stato, ma non possono avere responsabilità politiche e amministrative rilevanti.3) Essi hanno i diritti che sono concessi loro dalla “Sharia”, la legge coranica o legge islamica.4) Per i non musulmani rimane sempre la porta aperta di aderire ai princìpi dell’islam e di diventare così cittadini come gli altri.
Nel 1982 l’islam era ormai l’elemento unificante della nazione pakistana e le cerimonie religiose in qualsiasi atto pubblico sono ancor oggi obbligatorie sempre e ovunque. Non solo ma i segni del dominio islamico nella società si moltiplicano: donne velate, bambine rifiutate a scuola e ragazze all’università, tribunali islamici che giudicano fatti civili e matrimoniali secondo la legge islamica e con valore civile, cultura popolare e nazionale fortemente anti-occidentale e anti-cristiana.
La situazione è peggiorata anche perché i governi, teoricamente laici, quando ci sono difficoltà di vario genere per il paese (economiche, lotte tribali, presenza delle basi dei telebani afghani ai confini con l’Afghanistan, guerra latente con l’India per il possesso del Kashmir), si appoggiano all’islam, e trovano l’accordo e il consenso di tutto il popolo.
Per cui, ad esempio, la “Legge contro la bestemmia” che prevede il carcere e anche le pena di morte per chi offende Allah, il Corano o Maometto, può essere usata contro i cristiani che danno fastidio, anche per problemi sociali ed economici, per invidie e vendette. Bastano due musulmani che testimonino davanti ad un giudice che un cristiano ha commesso questo crimine e subito scatta il carcere o addirittura la pena di morte!
Il direttore del settimanale cattolico del Pakistan, incontrato a Jakarta pochi anni fa, mi diceva che nei loro articoli e notizie non citano mai né Allah né il Corano né Maometto e anche tra i cristiani queste sono parole proibite. I sacerdoti nella predicazione non citano mai parole che si riferiscono all’islam, possono essere interpretati male e sono guai. (Lo stesso ho sentito in Indonesia e Malesia da parte dei giornali cattolici locali).
Dalla sua introduzione nel 1986 fino ad oggi, la legge sulla blasfemia ha prodotto circa 5.000 denunzie, delle quali 560 terminate con una condanna da un minimo di cinque anni di carcere fino all’impiccagione. Altre trenta cause sono in attesa di giudizio.
Le condanne riguardano fedeli cristiani e fedeli “ahmadis”, appartenenti alla setta islamica eretica “Ahmadiyya”.
A volte i presunti colpevoli sono stati uccisi da estremisti religiosi anche sotto la custodia degli agenti di polizia, prima ancora che il tribunale li giudicasse.
Secondo il salesiano spagnolo padre Ruiz, il motivo principale per l’oppressione dei cristiani risiede nella grande povertà della popolazione, che impedisce a molti genitori di assicurare ai propri figli (generalmente numerosi) una formazione scolastica o che li porta ad affidarli alle madrasse, che in genere non sono soggette ad alcun tipo di controllo. E’ così che adolescenti di 8-13 anni sono educati in queste scuole coraniche, dove, afferma il sacerdote, “le loro passioni, energie e frustrazioni vengono incanalate verso l’odio”.
Padre Piero Gheddo PIME

Nuove conversioni
Si calcola che sono oltre 250 milioni i cristiani che vivono in situazioni di rischio a causa della loro fede. 160mila le vittime ogni anno, semplici fedeli, sacerdoti, suore. Sono oltre 600 i missionari trucidati negli ultimi quindici anni.

Eppure, ed è la cosa più impressionante, più crescono le persecuzioni, più aumentano le conversioni.
Dai Paesi martiri giungono ogni giorno, accanto alle notizie di torture e violenze, testimonianze incredibili di fedeltà alla Chiesa e aumenta in modo vertiginoso il numero delle vocazioni.
Come in Cina, nell’Hebei, dove è più accanita la violenza anticattolica, dove settanta sacerdoti operano in clandestinità e ci sono 140 studenti di teologia nel seminario della Chiesa sotterranea.
È la profezia che Giovanni Paolo II intuì il 13 maggio del 1981, il giorno in cui fu colpito dalla pallottola sparata da Alì Agca. Il terzo segreto di Fatima, rivelato all’inizio del nuovo millennio: una lunga scia di martiri, guidati dal vescovo vestito di bianco, anch’egli martire, che nutre con il suo sangue la Chiesa di Dio.

TURCHIA
Accuse infondate contro cristiani.
Portato per le lunghe un processo contro due cristiani, ex musulmani, Hakan Tastan e Turan Topal, accusati, da ultranazionalisti di aver "insultato l'onore della Turchia".

Il processo ha luogo a Silivri, città che dista 45 miglia a ovest da Istanbul.

Il nuovo giudice del caso, ha ordinato la deposizione di altri 12 testimoni. Questi dovranno ricomparire il prossimo 13 marzo. Il giudice precedente aveva negato ad alcuni di questi di parlare al processo, perché ritenuti non credibili per le testimonianze contraddittorie che tentavano di portare al processo.

Un anno fa era stata dichiarata l'innocenza dei tre cristiani e proposta la loro liberazione, perché non c'era alcuna evidenza contro di loro. Non avevano maledetto in alcun modo la nazione Turca e tanto meno l’Islam.

Gli accusatori avrebbero trovato nei computer dei cristiani, i nominativi di molte persone che avevano richiesto letteratura cristiana o di essere visitati.

"Un anno è passato, e la corte ha già ascoltato tutte le testimonianze su ambi lati di questo caso", ha detto l'avvocato Haydar Polat, "ma è chiaro, che la corte progetta di continuare questo processo infondato per almeno un anno o più".

Dall’aprile scorso, da quando cioè sono stati massacrati i tre cristiani di Malatya, si è registrato un aumento di attacchi, a livello individuale, contro i cristiani della nazione.I cristiani turchi hanno da poco iniziato una campagna di protesta contro la cultura dell’odio messa in atto dai media, infatti proprio negli ultimi giorni una emittente TV che trasmette un film a episodi molto popolare: “Valle dei Lupi”, ha inserito scene di denigrazione e dicspregio contro i cristiani, dipinti come nemici della società.

NIGERIA
Ancora cristiani uccisi.
Martedì, 11 dicembre 2007, dieci persone sono state uccise e tre chiese sono state incendiate come conseguenza della furia rabbiosa degli studenti musulmani, che dopo aver constatato la rimozione, da parte di ignoti, di due blocchi per la costruzione di una moschea sotto la scuola, hanno agitato gli animi al punto di mettere in atto azioni violente in tutta l'area.

I Musulmani residenti nella zona, sono stati in pieno accordo con le azioni degli studenti e come risultato si sono avute dozzine di case di cristiani danneggiate.

Le tre chiese date in fiamme sono tutte di fede evangelica pentecostale: "Chiesa Elim", "Chiesa dei Riscattati", "Assemblee di Dio".

L'identità di nove delle dieci vittime è stata tenuta segreta dalle autorità di Bauchi, che hanno ordinato agli agenti della sicurezza, il seppellimento dei corpi in una fossa comune.

Il corpo della decima persona è stato identificato da un testimone oculare, solo con il cognome: Bogoro, un agente della sicurezza, un cristiano membro della Chiesa di Cristo nella città di Yelwa.Secondo la testimonianza di un insegnante cristiano, che preferisce restare anonimo per paura di ritorsioni o di sanzioni penali, gli studenti sarebbero confluiti presso il sito della futura moschea gridando: "Allahu Akbar" [Allah è grande], poi hanno cominciato ad attaccare i cristiani nelle loro classi, rompendo sedie e scrivanie, aggredendo i loro colleghi cristiani con coltelli e pugnali.

La realizzazione di una moschea in una scuola di 3.655 studenti, era stata approvata il 2 dicembre scorso, e la costruzione è iniziata proprio nello stesso giorno.

INDIA
Un macabro resoconto annuale.
Con gli oltre 800 attacchi, nel periodo Natalizio, nello stato di Orissa, sale a più di 1.000 il numero complessivo di attacchi nel solo anno 2007. La prima volta dal 1947, anno dell'indipendenza dell'India, che si tocca un tetto simile.Questo è quanto riferisce il rapporto rilasciato l' 8 gennaio scorso, da alcuni leader cristiani, appartenenti al Consiglio Cristiano dell'India e alla Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'India (CBCI) .Almeno 200 gli incidenti denunciati alle autorità: sono state bruciate 730 abitazioni e 95 chiese. Il rapporto parla anche di quattro cristiani uccisi, accertati. Altri sono morti come conseguenza dell'esplosione di violenza avutasi nel distretto di Kandhamal, alla vigilia di Natale. Ci sarebbero anche sei feriti in maniera grave."E' una situazione divenuta molto seria, per il nostro Paese, dal momento che gli attacchi, contro i cristiani, si sono avuti in diverse parti dell'India", ha detto il Dott. Babu Joseph, portavoce del CBCI.
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Cristiani aggrediti in una riunione.
Mercoledì 16 gennaio, oltre 80 persone sono state aggredite nel corso di una grande riunione cristiana, nello stato di Chattisgarh, distretto di Durg.Un altro attacco ha avuto luogo ieri in un campo missionario nel distretto di Dhamtari, in questo caso una dozzina di cristiani hanno riportato ferite.Gli attacchi degli estremisti indù proseguono, dopo settimane di violenze senza precedenti, nel vicino stato di Orissa. I cristiani affermano che l'attacco avvenuto nel distretto di Durg, è stato di certo programmato, poiché nell'area si stava tenendo una riunione del partito nazionalista indù.Nessuno dei feriti si è fatto male al punto di dover ricorrere al ricovero ospedaliero.

Soltanto uno degli aggressori è stato identificato e arrestato dalla polizia che ha invitato le vittime a farsi vedere alla locale stazione di polizia per identificare tutti gli altri aggressori, molti, però, si sono rifiutati per paura, ritenendo che la reclusione di tali elementi durerebbe poco tempo e poi si avrebbe a che fare con le ritorsioni.

"Gli assalitori, erano appartenenti al gruppo estremista Dharam Sena (Esercito per la Religione), sono venuti con quattro autocarri e hanno picchiato i cristiani presenti alla riunione, inoltre hanno distrutto parti della struttura", ha detto il Rev. Arpan Tarun.

I cristiani hanno fatto ricorso alle autorità per richiedere un maggiore sforzo al fine di garantire l'incolumità dei credenti.Degli oltre un miliardo di abitanti dell'India, l'80 % è di religione indù. Solo il 2,4 % sono cristiani.

Si teme un imminente incremento delle violenze, visto che vi saranno elezioni in almeno 10 stati, incluso il Chattisgarh. Gli attacchi alle comunità cristiane, è parte del programma dei partiti nazionalisti indù.Il Rev. Tarun conferma: "Sembra che noi cristiani possediamo una cittadinanza di seconda classe, nel nostro stesso paese".
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Attacchi pianificati contro i cristiani.
A seguito di un rapporto che parla di conversioni forzate al cristianesimo, e sull'onda delle violenze di matrice indù perpetrate con una frequenza senza precedenti, nel periodo di Natale scorso, nello stato di Orissa dove sono stati uccisi almeno quattro cristiani, bruciate 730 abitazioni e 95 chiese, fonti federali dell'intelligence hanno avvisato le chiese cristiane su probabili nuovi attacchi.

Il dipartimento ha intercettato una lettera di un estremista nazionalista indù, in cui si incita ad un rinnovato sforzo per creare tensione nel distretto di Kandhamal, nel vicino stato di Chhattisgarh.Questo è quanto riferisce il rev. Babu Joseph, portavoce della conferenza dei vescovi cattolici d'India. Joseph ha detto che la lettera, era stata scritta da un un uomo, Murari Lal, appartenente al Rashtriya Swayamsevak Sangh, (RSS), ai suoi colleghi.

Nella lettera si parla di un progetto denominato "Missione 2008."La nostra speranza è di creare nello stato di Gujarat il clima che abbiamo creato a Orissa", viene citato nella lettera, "anche nei distretti di Jashpur e Sarguja e nello stato di Chhattisgarh, abbiamo creato un buon ambiente anti cristiano ...".

I cristiani, nella lettera vengono denominati "i mangiatori delle vacche", e per questa ragione in più devono essere puniti. Si ricorda che tale animale è considerato sacro dalla religione indù.

BANGLADESH
Una donna bruciata prima del suo battesimo. E' rimasta viva.
Il 7 gennaio scorso a Dhaka, alcuni aggressori, ignoti, hanno cercato di bruciare un anziana donna di 70 anni, dopo aver appreso che il mese prossimo, si sarebbe fatta battezzare, per testimoniare della sua conversione al cristianesimo.
Rahima Beoa, che abita nel distretto a maggioranza islamica di Rangpur, ha sofferto scottature per oltre il 70 % del suo corpo. Khaled Mintu, supervisore del distretto regionale della Chiesa Isha-E-Jamat del Bangladesh, ha detto: "E' stata una cospirazione diabolica per fermare la sua conversone". Beoa è suocera di Ashraful Islam, convertitosi anche lui al cristianesimo insieme alla moglie due anni fa. Anche allora i parenti più prossimi e i vicini di casa sono stati in collera con la coppia per aver abbandonato l'Islam.

Pakistan
Cristiani evangelici malmenati e feriti.Alcune famiglie cristiane sono dovute fuggire nel Punjab, una regione del Pakistan, dopo che una folla di persone armate ha attaccato alcuni fedeli che stavano preparando una riunione evangelistica. Sette cristiani sono stati feriti quando almeno 41 musulmani, tutti uomini con armi da fuoco, asce e bastoni di legno hanno attaccato una Chiesa dell'Esercito della Salvezza.

Le tensioni si sono generate fin dalla preparazione dell'evento, durante l'affissione di manifesti e poster che ne davano annuncio già tre giorni prima. Dopo il rifiuto da parte dei cristiani, di annullare l'iniziativa evangelistica, si è avuto l'attacco in cui i musulmani hanno procurato vari danni fisici ai credenti.Questo è quanto riferisce l'avvocato dei cristiani. La polizia inizialmente si è rifiutata di registrare la denuncia e i dottori che avevano visitati i cristiani feriti hanno ricevuto pressioni da parte dei musulmani affinché modificassero il loro rapporto medico. Infatti in alcuni certificati medici non risultavano le ferite più gravi come le ossa rotte.

Cina
Arresti e minacce per la stampa di Bibbie e letteratura cristiana.
Cai Zhuohua, incarcerato nel 2004 per aver "praticato affari illegali" (distribuzione di letteratura cristiana), è stato rilasciato il 10 Settembre scorso con seri avvertimenti a non praticare la sua fede al di fuori della sua chiesa.

Bob Fu dell'Associazione China Aid ha dichiarato che giovedì 13 Settembre, tre giorni dopo la liberazione, Cai ha dovuto sostenere un interrogatorio da parte di alcuni ufficiali della Sicurezza Pubblica, che lo hanno convocato presso i loro uffici e cercato di intimidirlo con minacce.Adesso Cai sta bene ed è a casa, a Beijing (Pechino), con sua moglie e sua madre.

Privato della sua Bibbia durante la prigionia, Cai è stato impiegato per 10-12 ore al giorno a fabbricare palloni di calcio per le Olimpiadi che nel 2008 si terranno a Beijing. Durante gli interrogatori ha anche subito torture.

Era stato arrestato l'11 Settembre del 2004, perché gli era stata trovata una enorme quantità di letteratura cristiana, circa 237.000 pezzi.

In Cina soltanto la Chiesa delle Tre Autonomie (TSPM) è autorizzata a stampare e distribuire Bibbie o Letteratura Cristiana.

Com'è noto la maggior parte delle comunità cristiane preferisce non farsi registrare aderendo al TSPM per il concreto rischio di un maggior controllo anche sui sermoni che vengono predicati.

Pakistan
Un cristiano accusato ingiustamente.
I cristiani della città di Sangla Hill sono stati costretti dai loro compaesani islamici ad accettare un difficile compromesso: i musulmani hanno ritirato la loro denuncia contro il cristiano Yousaf Masih a condizione che anche i cristiani ritirassero la denuncia che avevano sporto contro coloro che, verso la fine del 2005, avevano partecipato alla distruzione di alcuni immobili di proprietà di cristiani.
Yousaf Masih era stato accusato di aver appiccato il fuoco ad una stanza nella quale si trovava una copia del Corano. In realtà il fatto era stato ideato probabilmente da un uomo che deve dei soldi a Masih.

Per vendicare l'oltraggio, il 12 Novembre 2005 una folla inferocita ha distrutto quattro chiese e diverse abitazioni di cristiani. In quella occasione sia Masih che 88 musulmani sono stati arrestati. Secondo un portavoce, i cristiani sono stati costretti ad accettare il compromesso proposto dai musulmani "per non essere massacrati".

Non si sa ancora se le trattative fra i due gruppi abbiano validità giuridica; benché entrambe le parti abbiano ritirato le loro denunce, la polizia non ha ancora rilasciato nessuno degli arrestati.

Dopo le violenze di Novembre, i cristiani di Sangla Hill sono stati ripetutamente minacciati, inoltre la riparazione delle chiese non è stata ancora avviata, benché il governo abbia promesso di agevolare la ricostruzione.
Pakistan
Le donne in Pakistan hanno pochi diritti, e per questo sono spesso vittime indifese di violenze sessuali. Le cristiane fra loro costituiscono una preda ancora più facile, e i colpevoli vengono raramente puniti.
Verso l'inizio di Settembre Ribqa Masih (22 anni) è stata rapita da due uomini che l'hanno minacciato di ucciderla se non si fosse convertita all'Islam. Poi è stata stuprata diverse volte. Ribqa ha risposto che preferiva morire anzi che abiurare la sua fede in Cristo.

Il giorno successivo è stata portata via da un terzo uomo che avrebbe dovuto condurla a casa. Invece l'ha segregata altri tre giorni, stuprandola più volte prima di lasciarla libera. Ribqa ha avuto il coraggio di sporgere denuncia.

Per i pakistani, le donne che hanno perso il loro onore non valgono più niente. Perciò molte donne stuprate non osano rivelare ciò che hanno subito.
La famiglia di Ribqa sta ricevendo pressioni affinché ritiri la denuncia. I fratelli e le sorelle minori di Ribqa non vanno più a scuola a causa delle continue vessazioni dei loro compagni.La polizia ha catturato due sospetti. Durante un interrogatorio del 24 ottobre, uno dei due è riuscito a scappare. Da allora minaccia ripetutamente al telefono Ribqa.

Santa Romana Chiesa Cattolica

Ed ecco l’appello rivolto a governi e religioni: «Alle Autorità civili e religiose interessate chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su una adeguata protezione da parte delle istituzioni dello Stato». «Auspico poi – ha concluso il Santo Padre – che i Responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti» (cfr. “Corriere della Sera”, 27 ottobre 2008).Anche il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi S.I., ha lanciato un grido di allarme di fronte alla persecuzione anticristiana in atto in Iraq e India. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha parlato, nell’ultimo editoriale di Octava Dies, di «un caso di emergenza gravissima, che richiama l’attenzione e la solidarietà della Chiesa intera».

In Iraq, il caso di Mossul «è diventato paradigmatico» secondo padre Lombardi. I cristiani di Mossul, che prima della caduta di Saddam Hussein erano 25.000, si sono ridotti ad appena 500 dopo l’ondata di persecuzioni che ha colpito una delle più antiche comunità cristiane del mondo.

«La documentazione citata da istituzioni umanitarie ed agenzie di stampa indipendenti dimostra che l’azione di minaccia da parte di gruppi islamici estremisti è condotta strada per strada, casa per casa». Spesso, ha aggiunto padre Lombardi, vengono lanciati messaggi minatori di questo tipo: «devi lasciare la tua casa e partire dalla zona in 24 ore, altrimenti sarai punito e castigato giustamente e sarai ucciso come la nostra religione islamica ha comandato di fare con quelli che come te venerano la croce» (cfr. “Zenit”, 21 ottobre 2008).

Gli ultimi resoconti dal nord dell’Iraq presentati dall’associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), mostrano che i cristiani stanno ancora lasciando Mossul, portando il numero degli sfollati nell’ultimo mese a quasi 10.000.

In India, la comunità cattolica si sta impegnando per aiutare i cattolici dell’Orissa, che hanno perso case, terre, proprietà e mezzi di sostentamento a seguito della violenza dei gruppi radicali induisti. Oltre ad un’importantissima assistenza materiale e psicologica, diverse associazioni cattoliche, come la “All India Catholic Union”, si sono attivate per garantire ai cristiani aggrediti, in maggioranza poveri tribali e dalit, una adeguata assistenza legale: gruppi di avvocati cristiani stanno raccogliendo testimonianze e informazioni per poi presentarle alle autorità civili e giudiziarie, nella speranza che la giustizia faccia il suo corso e che i crimini e gli attacchi non restino impuniti.

La Chiesa ha inoltre chiesto alle autorità governative un risarcimento per le vittime e fondi per poter ricostruire le chiese e le strutture danneggiate o completamente distrutte in Orissa (cfr. “Fides”, 27 ottobre 2008).

articolo dell'Osservatore Romano del marzo 2009

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

"Tutte le persone che porteranno questa Medaglia riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo"

"Le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”.

Queste sono state le straordinarie parole pronunciate dalla Madonna in occasione delle sue manifestazioni a Santa Caterina Labouré, nel 1830.

Da allora e fino ad oggi, questo torrente di grazie che fluisce dall'eternità verso di noi, non si è mai fermato per tutti quelli che portano con fede la Medaglia Miracolosa.

Queste sono le ragioni che hanno spinto l’associazione Luci sull’Est a dare vita a questa campagna di distribuzione della Medaglia Miracolosa in tutta Italia.


venerdì 3 luglio 2009


Cristiani nelle terre del Corano

Con Gesù in mezzo all’islam

«Lo dico sempre con tanto amore ai giudei: voi siete come me chiamati alla fede in Gesù. Come anche i musulmani. Gesù veramente chiama tutti. E la sua non è una nuova religione contro quelle di prima o di dopo. È qualcosa d’altro. Un’altra cosa».

Intervista con Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti

di Gianni Valente

Sulla condizione presente e sul destino dei cristiani in Medio Oriente tornano a concentrarsi attenzioni diffuse. C’è chi, seguendo il Papa, esprime in questo modo la sollecitudine per i drammi e le sofferenze vissuti dall’inerme gregge di Cristo nelle terre dove è iniziato il cristianesimo. In altri casi, tanto zelo appare spesso predeterminato da fattori di schieramento cultural-politico. Pochi ascoltano gli argomenti e le ragioni dei cristiani arabi. Pochi prendono come punto di partenza il loro sguardo su quello che sta succedendo nella polveriera mediorientale.

Anche per questo può tornar utile ascoltare sua beatitudine Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti dal 2000.

Quello che accade in Iraq a molti appare come l’epicentro di un fenomeno più grande: la sparizione dei cristiani da tutto il Medio Oriente.

GRÉGOIRE III LAHAM: Gesù ci ha detto di non avere paura. E noi siamo sempre sul punto di avere paura. Ma un pastore deve incoraggiare il suo popolo. Non possiamo cadere nel panico. In Iraq c’è una situazione terribile di crimine, vendetta e terrore. Ai cristiani capita quello che capita agli altri. Qui in Siria sono arrivati un milione e mezzo di profughi iracheni, e tra loro i cristiani sono una piccola minoranza. Vuol dire che da lì fuggono tutti. So che in Occidente qualcuno sta giocando con queste cose. Ma non mi sembra utile ai cristiani di qui il tentativo di isolare le loro sofferenze da quelle degli altri.

La guerra ha portato anche la persecuzione, ha detto il patriarca caldeo Emmanuel III Delly.
GRÉGOIRE III: Ogni approccio ai problemi di qui che non parte da criteri schiettamente politici si ripercuote su di noi. Questo è accaduto in Iraq. Gli americani sono arrivati quasi con l’intento dichiarato di una crociata nuova, che cambiasse il volto del Medio Oriente. Adesso in Libano sento affibbiare l’etichetta di “crociati” perfino ai soldati dell’Unifil. E i cristiani vengono sempre associati a queste strategie occidentali. Nell’ultima lettera di Natale ho scritto: «Cari musulmani, non possiamo tollerare che tra voi ci sia chi ci definisce come gli alleati dei “crociati”. Viviamo, lavoriamo, lottiamo con voi. Costruiamo con voi il futuro di queste nazioni».

In certe analisi il Medio Oriente viene descritto tout court come un luogo di persecuzione dei cristiani.

GRÉGOIRE III: Qui in Siria il governo tratta le chiese come tratta le moschee. Siamo esentati dal pagamento della luce e degli altri servizi. Lo scorso anno, un decreto presidenziale approvato dal Parlamento ha stabilito che i cattolici, su questioni che toccano i diritti individuali come quelle matrimoniali e di eredità, seguano norme giuridiche proprie. In pratica hanno preso il diritto canonico per le Chiese orientali e lo hanno trasferito nel diritto civile. Una o due volte l’anno vado col mio vicario generale a trovare il presidente Assad e i suoi collaboratori. Lui ha voluto pranzare con tutti i patriarchi e i capi delle Chiese in occasione della Pasqua. Parliamo di politica, comprese le relazioni tra Oriente e Occidente E poi vengono a trovarci ministri, parlamentari, shaykh.

La Siria sarebbe uno Stato canaglia. Ma in Medio Oriente, quando i cristiani fuggono, spesso fuggono a Damasco.

GRÉGOIRE III: Qui per noi c’è la migliore situazione di tutto il Medio Oriente. Preghiamo che rimanga. C’è sempre il pericolo che tutto questo venga destabilizzato, magari da chi vuole forzare le cose per creare una nuova situazione di potere nell’area.

Si registra anche in Siria la crescita dell’integralismo religioso tra il popolo?

GRÉGOIRE III: C’è un contagio integralista che si registra in tutto il mondo, e non solo in Medio Oriente. Qui in Siria il governo è forte e cerca di porre degli argini. Per esempio, coi ragazzi si lavora molto coi libri di formazione civica. E anche i testi di catechismo e di insegnamento religioso, compresi quelli nostri, vengono sottoposti al vaglio del Ministero dell’Educazione e di quello della Cultura. Si vigila per garantire che siano ispirati al rispetto reciproco e alla convivenza, senza istigazioni all’odio e al disprezzo verso le altre religioni. Il nostro testo è in vigore da più di quarant’anni, una commissione mista di sacerdoti e professori delle diverse Chiese lo ha rivisto nel 2002, sotto il controllo del Ministero dell’Educazione. Io ne vado molto fiero.

Quali criteri secondo lei devono ispirare lo sguardo e l’atteggiamento dei cristiani verso i credenti islamici?

GRÉGOIRE III: In Vaticano a volte ci hanno detto che noi cristiani orientali dobbiamo lavorare con l’islam per favorire i diritti umani, l’emancipazione della donna, la difesa della vita, la libertà religiosa. Ma che vuol dire? Noi abbiamo una relazione unica, specifica con l’islam, che non è quella che voi avete in Europa con le minoranze islamiche. Io dico sempre: noi siamo la Chiesa dell’islam.

Quest’espressione le piace. La usa spesso.

GRÉGOIRE III: Anche il giornale egiziano Al-Ahram ha scritto che è la formula più riuscita per descrivere la condizione comune dei cristiani nei Paesi arabi e del Medio Oriente. L’islam è il contesto in cui viviamo e con cui siamo storicamente solidali. Abbiamo vissuto 1.400 anni in mezzo a loro. Capiamo l’islam dall’interno. Quando sento un versetto del Corano, per me è un’espressione della civiltà cui appartengo. E a noi tocca di testimoniare Cristo nel mondo dell’islam. Abbiamo una responsabilità unica. Non potremo rispondere come Caino, quando il Signore gli chiese dove era Abele.
Nelle terre dell’islam non sono possibili strategie missionarie.
GRÉGOIRE III: Ma si può approfittare di ogni contatto umano. Mostrare una Chiesa che li ama. Valorizzare tutte le affinità e le simpatie possibili. I dicasteri vaticani possono fare documenti su documenti. Ma poi tocca a noi testimoniare Cristo davanti ai nostri fratelli islamici nella vita di ogni giorno.
Può fare qualche esempio concreto?
GRÉGOIRE III: Una volta, alla fine del Ramadan, il gran muftì di Damasco Ahmed Kaftaro mi ha invitato a predicare dal pulpito della moschea. Anche quando stavo a Gerusalemme mi è capitato tante volte di essere accolto in moschea, dopo le manifestazioni dei palestinesi. Essere Chiesa dell’islam vuol dire anche questo.
Intanto, in Occidente, aumentano le voci di chi sostiene che la violenza è un elemento radicato nella natura stessa dell’islam.
GRÉGOIRE III: Sono travisamenti che prendono a pretesto una lettura fuorviante del discorso di Ratisbona, che il Papa stesso ha sconfessato. Anche la citazione di Manuele Paleologo, che ha fatto esplodere tante reazioni violente, era un’estrapolazione di una disputa lunghissima tra l’imperatore e il saggio islamico, che durava addirittura giorni. Nel Papa non c’era alcuna intenzione di offendere l’islam. E del resto anche il Vangelo può diventare oggetto di manipolazioni maligne e fuorvianti. Ad esempio quando Gesù dice: «Non sono venuto a portare la pace ma la spada».
Gli intellettuali occidentali più polemici con l’islam si spingono a dire che «il nostro Dio non è il loro Dio…».
GRÉGOIRE III: Coi fratelli islamici eviterei discussioni teologiche inconcludenti per stabilire se adoriamo o no lo stesso Dio. Mi sembrano cose da accademia teologica. Il mistero di Dio è così grande, non possiamo comprenderlo. Davanti a esso noi esclamiamo: che bello! Ma che cosa comprendo di questa bellezza, che cosa comprendo di Dio? Quando confessiamo il mistero della Trinità, magari la bellezza di questo mistero può toccare e sorprendere anche gli altri. Ma poi non tocca a noi “dimostrare” questo mistero. Si rischia di essere temerari. Quindi, meglio attestarsi su quanto ha indicato il Concilio Vaticano II: «La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio», i quali, benché «non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione». Del resto, neanche il giudaismo riconosce la Trinità e la divinità di Gesù, Figlio di Dio.
A volte le Chiese d’Oriente vengono presentate come ricettacoli di antisemitismo.
GRÉGOIRE III: È vero proprio il contrario. Lo dico sempre con tanto amore ai giudei: voi siete come me chiamati alla fede in Gesù. Come anche i musulmani. Gesù veramente chiama tutti. E la sua non è una nuova religione contro quelle di prima o di dopo. È qualcosa d’altro. Un’altra cosa. Something else, come dicono gli inglesi.
Riguardo ai rapporti con i cristiani ortodossi, qualche anno fa si era ipotizzato, come esperimento locale di riconciliazione, il ritorno alla piena comunione tra la vostra Chiesa e il patriarcato ortodosso di Antiochia.
GRÉGOIRE III: Avevamo coltivato quel progetto forse con troppa euforia, come se fosse una cosa realizzabile dall’oggi al domani. Il patriarca Maximos, mio predecessore, era già vecchio. Da Roma c’è arrivato un richiamo: continuate a dialogare, ma non arrivate a risultati definitivi in campo teologico senza accordo con la Santa Sede. Purtroppo la nostra gerarchia l’ha preso come uno stop. E adesso la cosa è stata accantonata. Ma con gli ortodossi abbiamo comunque rapporti di fraternità, compresi i ritiri comuni del clero.
Secondo lei quali sono le prospettive del dialogo cattolico-ortodosso in corso sui temi della collegialità e del primato?
GRÉGOIRE III: La Chiesa ortodossa non può accettare l’ecclesiologia romana come tale. Bisogna capire che l’ecclesiologia sviluppatasi nella Chiesa latina non si può imporre ai cristiani orientali. Loro possono accettare il primato del Papa come titolare della prima sedes e come ultima istanza a cui ricorrere. Ma non la prassi del centralismo senza reale collegialità. Se Roma vuole andare avanti bisogna riprendere le formule che Ratzinger aveva esposto negli anni Settanta sul rapporto con le Chiese d’Oriente.
In campo cattolico, anche rispetto al dialogo con gli ortodossi, si parte spesso dal rapporto tra Chiesa universale e Chiesa locale.
GRÉGOIRE III: La Chiesa universale non è la somma di tante Chiese locali. E non è nemmeno un concetto astratto. La Chiesa di Cristo esiste concretamente in un determinato posto. San Clemente papa scrisse la sua lettera intestandola «Dalla Chiesa di Dio, che alberga a Roma, alla Chiesa di Dio, che alberga a Corinto». Mica scrisse alla Chiesa “locale” di Corinto. Dove ci sono i sacramenti, la fede, il Credo, cosa manca? C’è anche il Papa, perché il vescovo o il parroco che celebrano l’Eucaristia sono in comunione con il Papa. La Chiesa una, santa, cattolica e apostolica è presente anche in una piccola parrocchia dove il sacerdote celebra la messa davanti a uno o due fedeli. Non è che c’è “più” Chiesa se ci sono tutti i vescovi riuniti in Concilio. Una goccia di mare ha tutti gli elementi del resto dell’acqua di mare. Così ogni Chiesa in un determinato luogo ha tutti gli elementi dell’unica Chiesa di Cristo.

Cosa risponde a chi dice che le Chiese cattoliche orientali sono d’ostacolo alla riconciliazione con gli ortodossi?
GRÉGOIRE III: Le Chiese orientali cattoliche diventano un problema soprattutto perché gli ortodossi vedono il trattamento che a volte viene loro riservato. Vengono definite Chiese sui iuris, ma poi non si riconosce che il patriarca è capo e padre della sua Chiesa. Vengono nominati vescovi per le nostre comunità in diaspora, ad esempio nei Paesi americani, e noi non abbiamo voce in capitolo su queste decisioni. Ai nostri vescovi arrivano dei formulari in cui si chiede loro: da che Congregazione dipendete? Chissà cosa ne penserebbero i patriarchi e i metropoliti ortodossi: io, patriarca, io vescovo, “dipendo” da un ufficio vaticano? Cosa vuol dire?
Delle Chiese orientali si dice: troppe curie, gelose delle proprie prerogative, e pochi fedeli, sempre di meno. Si offre spettacolo di divisione proprio dove le minoranze cristiane dovrebbero unirsi. Cosa pensa di questa obiezione?
GRÉGOIRE III: Anche in Italia ci sono alcune diocesi piccolissime. E poi qui c’è un elemento della tradizione che va rispettato. Una comunità di fedeli siro-cattolici o ortodossi, per quanto piccola, non può essere assimilata ai greco-ortodossi, ai latini, ai caldei. Vai a sentire le loro liturgie, ascolta i loro inni… Già al Concilio Vaticano II c’era chi tirava fuori questa idea: uniamo tutti i cristiani di un Paese sotto un solo rito e un solo vescovo o patriarca. In Libano il maronita, in Siria il melkita, in Egitto il copto… Ma solo chi le guarda da lontano, con occhio da contabile più che da pastore, può pensare di omologare tradizioni così varie e così ricche.
E a chi stigmatizza la vostra animosità nei confronti di Roma, cosa risponde?
GRÉGOIRE III: Siamo a Damasco. Qui, da quando nel 1724 abbiamo ritrovato la comunione con il vescovo di Roma, siamo stati fuori legge per 120 anni. I sacerdoti andavano con l’abito per le liturgie nascosto nei cesti, entravano nelle case e celebravano messa sottovoce. Abbiamo sofferto molto, per affermare la nostra comunione con la sede di Roma. È un segno di quanto ci teniamo.

giovedì 25 giugno 2009

Una nuova pagina web vaticana per l`Anno Sacerdotale

La Congregazione vaticana per il Clero ha lanciato una pagina web dedicata all'Anno Sacerdotale, inaugurato questo venerdì da Benedetto XVI: www.annussacerdotalis.org.

Il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., prefetto del dicastero vaticano, lo ha annunciato in un comunicato in cui spiega che questa iniziativa vuole accompagnare la vita dei sacerdoti, soprattutto quest'anno.

La pagina “ha come specifica finalità l’aiuto concreto, con note spirituali, notizie varie e documenti, circa lo stesso Anno Sacerdotale”, ricorda il porporato brasiliano.

“L’Anno sacerdotale è oggetto di una accoglienza molto buona in tutto il mondo – constata il Cardinale Hummes –. La ripercussione positiva si diffonde rapidamente. Attiviamoci tutti, pertanto, per partecipare con impegno e creatività”.

Il nuovo sito viene pubblicato in italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco e portoghese.

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 19 giugno 2009 (ZENIT.org).

martedì 23 giugno 2009

LA CONGREGAZIONE -AGENDA

A cominciare dalla Natività di San Giovanni Battista (24 giugno 2009), una volta al mese (oltre alle altre attività previste in agenda) ci ritroveremo a pregare tutti uniti nell’intimità dei luoghi in cui ci troviamo in quel momento a partire dalle ore 21. Questa occasione è pensata per favorire la nostra crescita spirituale e la fratellanza che si è determinata nell’accettazione di far parte o di essere vicini al carisma della nostra Congregazione, soprattutto per coloro che sono lontani dalle sedi in cui operiamo normalmente.

I nostri sacerdoti (Minister Templi) ci accompagneranno in questo cammino di crescita spirituale con la dedizione che li ha fin qui contraddistinti, come uomini di fede, pastori che non si sono fatti intimorire dalla nostra durezza di cuore e dai nostri peccati e, schierandosi al nostro fianco, in spirito di verità hanno accettato la sfida di condurci a Dio. In allegato troverete il libretto da stampare (o leggere) con le letture, le meditazione le preghiere che faremo per ricordare la Natività di San Giovanni Battista. Ricordo inoltre che è importante partecipare nel corso della giornata alla Santa Messa Eucaristica.

Ora tocca a noi. Stiamo crescendo in numero ed in azioni, pur non avendo alcun merito. Le difficoltà sono tante, soprattutto perché non siamo pronti – senza l’aiuto di Dio – a sostenere una Congregazione formata da uomini e donne sparsi su tutto il territorio nazionale. Ma se il Signore Padre Santo ha così disposto, non possiamo che ringraziarlo e lodarlo per questo, mettendoci a Sua disposizione ed essere docili strumenti della Sua volontà.

La gloria non è affar nostro recita il salmo che pubblicamente ed intimamente recitiamo. La maggio gloria di Dio è l’impegno che ci assumiamo affratellandoci nella Congregazione, e quindi, obbedienti agli impegni cristiani che ci sono stati conferiti con il Battesimo, i Sacramenti e le promesse fatte tra noi, accogliamo la sfida e, senza superbia, ma con l’orgoglio di essere di Cristo, testimoniamo nella vita la nostra fede.

Ci impegniamo pertanto quotidianamente ad approfondire l’incessante preghiera del cuore e la lettura e meditazione della Sacra Scrittura, e a riunirci (per ora una volta al mese - anche a distanza -) per pregare assieme, e con tutti coloro che riteniamo di portare con noi, ricordando tre particolari intenzioni:

1) intercedere per coloro che non hanno conosciuto l'Amore e che vivono nella disperazione, nello smarrimento e nella completa separazione dal Padre celeste;
2) pregare per
la Congregazione dei Templari di San Bernardo e per tutti noi;
3) chiedere con insistenza l'effusione dello Spirito Santo per la Chiesa e per tutta l'umanità.

Il programma di preghiera con le letture è stato inviato per e-mail, ed è disponibile per tutti su richiesta.

Un fraterno abbraccio in Cristo e la preghiera che la materna protezione di Maria SS. non ci manchi mai.

Fra’ Gianni Battini – Praeceptor

Non nobis…

19 giugno
Sacratissimo Cuore di Gesù


Sacro Cuore di Gesù, confido in Te!;
Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più!;
O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso!.


Queste sono alcune delle tante amorose e devote giaculatorie, che nei secoli sono state e sono pronunciate dai cattolici in onore del Sacro Cuore di Gesù, che nella loro semplice poesia, esprimono la riconoscenza per l’amore infinito di Gesù dato all’umanità e nello stesso tempo la volontà di ricambiare, delle tante anime infiammate e innamorate di Cristo.
Al Sacro Cuore di Gesù, la Chiesa Cattolica, rende un culto di “latria” (adorazione solo a Dio, Gesù Cristo, l’Eucaristia), intendendo così onorare: I – il Cuore di Gesù Cristo, uno degli organi simboleggianti la sua umanità, che per l’intima unione con la Divinità, ha diritto all’adorazione; II – l’amore del Salvatore per gli uomini, di cui è simbolo il Suo Cuore.
Questa devozione già praticata nell’antichità cristiana e nel Medioevo, si diffuse nel secolo XVII ad opera di S. Giovanni Eudes (1601-1680) e soprattutto di S. Margherita Maria Alacoque (1647-1690). La festa del Sacro Cuore fu celebrata per la prima volta in Francia, probabilmente nel 1685.
Santa Margherita Maria Alacoque, suora francese, entrò il 20 giugno 1671 nel convento delle Visitandine di Paray-le-Monial (Saone-et-Loire), visse con grande semplicità e misticismo la sua esperienza di religiosa e morì il 17 ottobre 1690 ad appena 43 anni.
Sotto questa apparente uniformità, si nascondeva però una di quelle grandi vite del secolo XVII, infatti nel semplice ambiente del chiostro della Visitazione, si svolsero le principali tappe dell’ascesa spirituale di Margherita, diventata la messaggera del Cuore di Gesù nell’epoca moderna.
Ella già prima di entrare nel convento, era dotata di doni mistici che si accentuarono con la sua nuova condizione di religiosa; ebbe numerose manifestazioni mistiche, ma nel 1673 cominciarono le grandi visioni che resero famoso il suo nome; esse furono quattro rivelazioni principali, oltre numerose altre di minore importanza.
La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di s. Giovanni Evangelista, Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che s. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.
Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce, perché dal primo istante che era stato formato, era già pieno d’ogni amarezza.
Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come soli e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme.
Poi Gesù lamentando l’ingratitudine degli uomini e la noncuranza rispetto ai suoi sforzi per far loro del bene, le chiese di supplire a questo. Gesù la sollecitò a fare la Comunione al primo venerdì di ogni mese e di prosternarsi con la faccia a terra dalle undici a mezzanotte, nella notte tra il giovedì e il venerdì.
Vennero così indicate le due principali devozioni, la Comunione al primo venerdì di ogni mese e l’ora santa di adorazione.
La quarta rivelazione più meravigliosa e decisiva, ebbe luogo il 16 giugno 1675 durante l’ottava del Corpus Domini. Nostro Signore le disse che si sentiva ferito dalle irriverenze dei fedeli e dai sacrilegi degli empi, aggiungendo: “Ciò che mi è ancor più sensibile è che sono i cuori a me consacrati che fanno questo”.
Gesù chiese ancora che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, fosse dedicato a una festa particolare per onorare il suo Cuore e con Comunioni per riparare alle offese da lui ricevute. Inoltre indicò come esecutore della diffusione di questa devozione, il padre spirituale di Margherita, il gesuita san Claude de la Colombiere (1641-1682), superiore della vicina Casa dei Gesuiti di Paray-le-Monial.
Margherita Maria Alacoque proclamata santa il 13 maggio 1920 da papa Benedetto XV, ubbidì all’appello divino fatto attraverso le visioni e divenne l’apostola di una devozione che doveva trasportare all’adorazione dei fedeli al Cuore divino, fonte e focolaio di tutti i sentimenti che Dio ci ha testimoniati e di tutti i favori che ci ha concessi.
Le prime due cerimonie in onore del Sacro Cuore, presente la santa mistica, si ebbero nell’ambito del Noviziato di Paray il 20 luglio 1685 e poi il 21 giugno 1686, a cui partecipò tutta la Comunità delle Visitandine.
A partire da quella data, il movimento non si sarebbe più fermato, nonostante tutte le avversità che si presentarono specie nel XVIII secolo circa l’oggetto di questo culto.
Nel 1765 la Sacra Congregazione dei Riti affermò essere il cuore di carne simbolo dell’amore; allora i giansenisti intesero ciò come un atto di idolatria, ritenendo essere possibile un culto solo al cuore non reale ma metaforico.
Papa Pio VI (1775-1799) nella bolla “Auctorem fidei”, confermava l’espressione della Congregazione notando che si adora il cuore “inseparabilmente unito con la Persona del Verbo”.

Il 6 febbraio 1765 papa Clemente XIII (1758-1769) accordò alla Polonia e all’Arciconfraternita romana del Sacro Cuore la festa del Sacro Cuore di Gesù; nel pensiero del papa questa nuova festa doveva diffondere nella Chiesa, i passi principali del messaggio di s. Margherita, la quale era stata lo strumento privilegiato della diffusione di un culto, che era sempre esistito nella Chiesa sotto diverse forme, ma dandogli tuttavia un nuovo orientamento.
Con lei non sarebbe più stata soltanto una amorosa contemplazione e un’adorazione di quel “Cuore che ha tanto amato”, ma anche una riparazione per le offese e ingratitudini ricevute, tramite il perfezionamento delle nostre esistenze.
Diceva la santa che “l’amore rende le anime conformi”, cioè il Signore vuole ispirare nelle anime un amore generoso che, rispondendo al suo, li assimili interiormente al divino modello.
Le visioni e i messaggi ricevuti da s. Margherita Maria Alacoque furono e resteranno per sempre un picco spirituale, dove venne ricordato al mondo, l’amore appassionato di Gesù per gli uomini e dove fu chiesta a loro una risposta d’amore, di fronte al “Cuore che si è consumato per essi”.
La devozione al Sacro Cuore trionfò nel XIX secolo e il convento di Paray-le-Monial divenne meta di continui pellegrinaggi; nel 1856 con papa Pio IX la festa del Sacro Cuore divenne universale per tutta la Chiesa Cattolica.
Sull’onda della devozione che ormai coinvolgeva tutto il mondo cattolico, sorsero dappertutto cappelle, oratori, chiese, basiliche e santuari dedicati al Sacro Cuore di Gesù; ricordiamo uno fra tutti il Santuario “Sacro Cuore” a Montmartre a Parigi, iniziato nel 1876 e terminato di costruire dopo 40 anni; tutte le categorie sociali e militari della Francia, contribuirono all’imponente spesa.
Proliferarono quadri e stampe raffiguranti il Sacro Cuore fiammeggiante, quasi sempre posto sul petto di Gesù che lo indica agli uomini; si organizzò la pia pratica del 1° venerdì del mese, i cui aderenti portano uno scapolare con la raffigurazione del Cuore; si composero le meravigliose “Litanie del Sacro Cuore”; si dedicò il mese di giugno al suo culto.
Affinché il culto del Cuore di Gesù, iniziato nella vita mistica delle anime, esca e penetri nella vita sociale dei popoli, iniziò, su esortazione di papa Pio IX del 1876, tutto un movimento di “Atti di consacrazione al Cuore di Gesù”, a partire dalla famiglia a quella di intere Nazioni ad opera di Conferenze Episcopali, ma anche di illuminati e devoti governanti; cito per tutti il presidente dell’Ecuador, Gabriel Garcia Moreno (1821-1875).
Fu tanto il fervore, che per tutto l’Ottocento e primi decenni del Novecento, fu dedicato al culto del Sacro Cuore, che di riflesso sorsero numerose congregazioni religiose, sia maschili che femminili, tra le principali vi sono: “Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore” fondata nel 1874 dal beato Leone Dehon (Dehoniani); “Figli del Sacro Cuore di Gesù” o Missioni africane di Verona, congregazione fondata nel 1867 da san Daniele Comboni (Comboniani); “Dame del Sacro Cuore” fondate nel 1800 da santa Maddalena Sofia Barat; “Ancelle del Sacro Cuore di Gesù” fondate nel 1865 dalla beata Caterina Volpicelli, diversi Istituti femminili portano la stessa denominazione.
Attualmente la festa del Sacro Cuore di Gesù viene celebrata il venerdì dopo la solennità del Corpus Domini, visto che detta ricorrenza è stata spostata alla domenica; il sabato che segue è dedicato al Cuore Immacolato di Maria, quale segno di comune devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, inscindibili per il grande amore donato all’umanità.
In un papiro egiziano di circa 4000 anni fa, troviamo l’espressione della comune nostalgia d’amore: “Cerco un cuore su cui appoggiare la mia testa e non lo trovo, non ci sono più amici!”.
Lo sconosciuto poeta egiziano era dolente per ciò, ma noi siamo più fortunati, perché l’abbiamo questo cuore e questo amico, al pari di s. Giovanni Evangelista che poggiò fisicamente il suo capo sul petto e cuore di Gesù.
Possiamo avere piena fiducia in un simile amico, Egli vivendo in perfetta intimità col Padre, sa e può rivelarci tutto ciò che serve per il nostro bene.

Autore: Antonio Borrelli – Santi e Beati.it

lunedì 1 giugno 2009

La solenne Pentecoste sigilla con la grazia dello Spirito Santo il nostro cammino pasquale. Lo Spirito Santo è donato a tutti ma lo scoprono coloro che hanno acceso nel loro cuore il desiderio e l'attesa, come gli apostoli e Maria raccolti in preghiera nel Cenacolo. Con l'augurio che noi tutti ne possiamo fare esperienza, buona domenica padrebenedetto

PENTECOSTE

ALITO DIVINO

Il frutto dello Spirito invece è amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà,
fedeltà, mitezza, dominio di sé.
(Gal 5,22)


Acqua feconda e rigeneratrice
è lo Spirito effuso nei cuori assetati;
anima del mondo e senso di tutto,
lo Spirito colora ogni volto di luce.

Sapienza e amore per la vita: conoscere
Cristo è possedere il suo Spirito,
seguire Cristo è ascoltare la sua voce,
amare e donarsi come Lui, Spirito.

Lo Spirito di Dio alita sulla terra,
l’immenso soffio vitale, dolce e leggero,
nascosto nei cuori che credono
per operare nuove creazioni.

Occorre un annuncio d’angelo,
una promessa accolta con fede,
un sì a Dio nell’umile e nascosto
servizio al suo disegno di salvezza.
Lo Spirito agisce nei cuori d’uomo,
crea e trasforma in figli di Dio
le anime rinnovate dalla speranza,
rese ora capaci di amore eterno.
Avvolge ogni cosa col suo mistero di grazia,
anche quando l’uomo non comprende.
Abbraccia tutto, croce compresa,
trasforma ogni evento in bene.

Costruisce senza demolire,
edifica monumenti all’amore;
pianta e fa crescere la vita
anche nei cuori aridi e induriti.

Raccoglie frutti a sorpresa
anche dove non ha seminato.
Fa precedere nel Regno peccatori
e prostitute; redime vite lacerate
e disperse, ricostruisce mura sbrecciate.

Risana gli spiriti, unisce l’incompatibile;
riconcilia i lontani, raccoglie i dispersi,
fa vivere i morti e dà speranza
al mondo presente, spesso senza futuro.

Lo Spirito è Persona santificante,
relazione d’amore del Padre
e del Figlio che trasforma il mondo,
Pentecoste perenne, effusione infinita.

padrebenedetto 31, v,2009

domenica 10 maggio 2009

V DOMENICA DI PASQUA anno B


IL TRALCIO

Io sono la vera vite e il Padre mio il vignaiolo.
Rimanete in me e io in voi.
(Gv 15,1.4)

Vite impossibile che germoglia
nel deserto della mia esistenza,
per portare frutti di dolcezza
in un cuore duro e pieno di asperità.

La vigna del Padre è Gesù, il Vivente:
egli dissoda la mia pietraia
e pianta un virgulto di vitigno
là dove c’è indifferenza e confusione.

Mette tutt’intorno protezioni e difese
contro ogni minaccia devastatrice;
acqua di pozzo, riparo per l’arsura,
recinto accurato e guardiano sagace.

Al tempo del frutto il Signore
non trova nulla di dolce;
è il momento della vendemmia
di bacche amare, non di uva succosa.

Ho voluto essere vite e vigna da solo,
senza che qualcuno fecondasse in me
il lavoro fatto sotto l’arsura, perciò
sono diventato rovo e tralcio vagante.

Innesto vitale è Gesù, vera vite
che fa fluire in me il suo frutto:
sangue sparso per il mondo,
vite fecondata dal suo sacrificio.

Unito a Lui, io porto il suo frutto,
grappoli di amore e di pace,
uva dolcissima di carità e di grazia,
balsamo tonificante, vino rigeneratore.

Pane e vino, corpo e sangue,
manna eterna e acqua di roccia, Gesù,
cibo e bevanda che comunica se stesso
a chi siede alla sua mensa imbandita.

Io vivo per lui, perché mi santifica;
amo e servo perché egli è l’Amore
che muore per servire e che si dona
per fare con tutti uno, a gloria del Padre.

padrebenedetto 10, v,2009

martedì 5 maggio 2009

FATTI PER PENSARE


IL GRANDE INGANNO

Schiavitù, nient'altro che schiavitù, mascherata da libertà

di Paolo Del Prete

Sono sempre di più le persone che, soprattutto nell'ambito delle varie conferenze da me condotte un po' in tutt'Italia contro il proliferare del satanismo, mi chiedono che cos'è che può spingere un numero sicuramente anche troppo alto di persone a fare la scelta scellerata di vendersi o votarsi alla "bestia". La risposta, per quanto assurda, è relativamente semplice, e rientra nella prolissa ed anche un po' noiosa strategia propria del demonio: la menzogna diffusa e ripetuta. Infatti, l'arma principale del grande nemico è sempre la stessa: l'inganno, la menzogna continuata, l'ipocrisia, la vigliaccheria. E se tutto questo contribuisce a rendere l'idea di quanto, tutto sommato, satana sia di molto inferiore e meno potente rispetto a quanto invece vorrebbe far credere di essere (chi è forte è anche sincero e responsabile delle proprie azioni, che compie alla luce del sole) nello stesso tempo bisogna ammettere che riesce comunque a confondere le idee dei comuni mortali, soprattutto in quanto è supportato in questo dai vari suoi servi insidiatisi tra i gestori, se non i fautori, dell'informazione omologata a questo sistema corrotto, demenziale e materialista. Nel caso specifico il grande inganno è quello secondo il quale rinnegare ogni Fede religiosa, ma in particolare nostro Signore Gesù Cristo, rende l'individuo libero di vivere pienamente la sua vita e di ottenergli conseguentemente la licenza di godere in abbondanza di esperienze di ogni tipo. Secondo "La bibbia satanica", scritta dal padre del satanismo moderno Anton LaVey, tra l'altro facilmente reperibile in qualsiasi libreria (e questo la dice lunga riguardo l'attuale sistema politico sociale e chi lo gestisce), non è Dio che ha creato l'uomo, ma al contrario è l'uomo che si è inventato Dio per poter gestire le masse fino al punto di schiavizzarle per poter far si che le oligarchie possano spassarsela in modo direttamente proporzionale a quello con cui impediscono gli stessi loro vizi alle masse. Peccato che sia esattamente il contrario, e che tali oligarchie hanno da sempre considerato Gesù un pericoloso rivoluzionario proprio perché il suo è un messaggio di liberazione, di dignità spirituale ed umana contrapposto al potere materiale e secolare (e questo è dimostrato dalla Storia!). Nel libro in questione si trova la più grande accozzaglia di luoghi comuni e di idiozie mai viste e lette tutte insieme in un unico libro, ad iniziare dal presunto ribrezzo dell'autore per la "sconfitta della croce" alle supersfruttate (in tali ambiti) storielle di ipocrisie da parte di persone che "la domenica si battono il petto in chiesa e poi mettono le corna alla moglie". Il tutto condito con ulteriori idiozie del tipo "satana offre il pieno godimento senza complessi, al di fuori di tutti i falsi principi morali inventati da chi fa peggio di ciò che vieta" ed altre penose "perle" dello stesso genere... Se non ci fosse da piangere, soprattutto per il fatto che è inspiegabile come una persona mediocre, umanamente parlando, ed ignorante sotto il profilo culturale, abbia trascinato nel baratro così tante persone, ci sarebbe da ridere per la faccia tosta con cui vengono esposti tali puerili principi a cui obiettivamente non abboccherebbe neanche un cucciolo di trota affamato alla sua prima uscita. E comunque: quella che satana ed i suoi servi vorrebbero spacciare per "libertà" è in realtà vizio, depravazione, caos, sporcizia, alienazione, disordine, ingiustizia, rovina. Lo è come tutto ciò che, a prescindere da coloro che coscientemente aderiscono all'ideologia satanica, viene proposto da questa società asservita al cosiddetto "laicismo", nuovo termine coniato per descrivere con vezzo intellettualoide un "modus vivendi", ed operandi, il cui vero scopo è quello di sopprimere e soffocare l'essenza Spirituale della vita, insita da sempre nell'uomo ma soprattutto, come dimostrato dalla Storia, da sempre fautrice di eventi che hanno concretizzato e costruito attraverso i secoli il vero progresso: quello a favore del Bene comune e della Crescita interiore. E' invece l'inganno di una presunta libertà individuale, del relativismo a tutto campo che dà la possibilità a chiunque di poter dichiarare con arroganza "per me è così, le regole me le faccio io", senza alcun punto di riferimento che non sia il proprio egoismo. Ed è qui che è ancora più evidente come sia impossibile realizzare una società giusta e costruttiva senza seguire la Via che Gesù ci ha indicato a chiare lettere nel Vangelo, e come ancor meno sia possibile la realizzazione personale, qualsiasi sia la missione soggettiva che Dio ci abbia dato individualmente nella società civile e temporale. A questo punto è ancora più facile intuire il giochetto delle forze malefiche, che è poi lo scopo principale di ogni azione satanica: favorire la rovina del maggior numero possibile di figli di Dio, ma soprattutto cercare di raggiungere questo sadico e maligno obiettivo "camuffandolo" di buoni intenti, dando ad intendere che tali principi dominanti scaturiscano da un progetto di liberazione, di realizzazione e di felicità per coloro che ne seguono le indicazioni; una strategia, questa, che oggi è diventata abituale anche in quegli stessi ambienti, politici, informativi, finanziari ecc., che stanno portando il mondo nell'abisso più lercio e grigio che si potesse mai immaginare. E così si continua a spingere (a costringere?) il maggior numero di persone possibile a rimbecillirsi sotto il bombardamento di tonnellate di corpi femminili (o maschili) seminudi esposti in TV, sui giornali, sui cartelloni pubblicitari, in qualsiasi posto, a consumarsi con l'ansia di emergere, di apparire a qualsiasi prezzo, ad aggrapparsi sempre di più alle cose terrene e alla materia, senza nemmeno alzare per un secondo la testa dalla propria mangiatoia per guardarsi intorno, una mangiatoia sempre troppo vuota rispetto a come la si vorrebbe, ad abituarsi al maggior numero di vizi possibile, spesso appositamente anche legalizzati e pubblicizzati (dice niente il recente boom dei "gratta e vinci"?)... Questa è schiavitù. Nient'altro che schiavitù. Mascherata da libertà, certo, ma di una libertà non solo illusoria, ma anche contraddittoria nell'evidenza, come tutte le "libertà" che costringono l'individuo a non poter fare a meno di ciò che è materiale. Eccolo il Grande Inganno. Al contrario, camminare ed agire con la consapevolezza della presenza protettiva del Padre Celeste e del suo immenso, infinito Amore per noi, compiere ogni azione con successo ma senza ansia, anzi, con la gioia e la serenità di chi ha la sicurezza propria di un Figlio di Dio coerede di Cristo, vivere la propria vita come missione, senza essere schiacciati da alcun falso condizionamento e dalle ipocrite regole di plastica proprie di questo mondo ("essere nel mondo ma non del mondo"), sprezzanti dei luoghi comuni imposti dalla società atea e materialista: questa è la Libertà. La Vera Libertà. Quella che nasce dalla Verità, la "Verità che ci rende liberi". Tutto il resto è silenzio.

Paolo Del Prete

Post Scriptum: l'odierna continua e sistematica aggressione alla Chiesa Cattolica e a tutto ciò che è cristiano, troppo spesso ignorata anche da chi è così attento alla difesa delle minoranze e sensibile a qualsiasi attentato ai "diritti umani", è l'ultimo colpo di coda di un potere dissacrante gestito più o meno consapevolmente dalle forze del male. Noi siamo qui per contrastarlo con ogni mezzo, nel nome di Gesù Cristo nostro Re e Signore e ripieni della Forza della Fede.

Deus Vult!

mercoledì 29 aprile 2009

NOI TEMPLARI

"Predica la parola, insisti a tempo e fuori tempo"

Sant’Agostino

Da La Trinità, 15, 28, 51

Signore nostro Dio, crediamo in te, Padre e Figlio e Spirito Santo. Perché la Verità non avrebbe detto: Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, se Tu non fossi Trinità. Né avresti ordinato, Signore Dio, che fossimo battezzati nel nome di chi non fosse Signore Dio. E una voce divina non avrebbe detto: Ascolta Israele: Il Signore Dio tuo è un Dio unico, se Tu non fossi Trinità in tal modo da essere un solo Signore e Dio. E se Tu fossi Dio Padre e fossi pure il Figlio tuo Verbo, Gesù Cristo, e il Vostro Dono lo Spirito Santo, non leggeremmo nelle Sacre Scritture: Dio ha mandato il Figlio suo, né Tu, o Unigenito, diresti dello Spirito Santo: Colui che il Padre manderà in mio nome e: Colui che io manderò da presso il Padre.
Dirigendo la mia attenzione verso questa regola di fede, per quanto ho potuto, per quanto tu mi hai concesso di potere, ti ho cercato ed ho desiderato di vedere con l'intelligenza ciò che ho creduto, ed ho molto disputato e molto faticato. Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore. Dammi Tu la forza di cercare, Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta.

Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Fa' che mi ricordi di te, che comprenda te, che ami te. Aumenta in me questi doni, fino a quando Tu mi abbia riformato interamente.

So che sta scritto: Quando si parla molto, non manca il peccato, ma potessi parlare soltanto per predicare la tua parola e dire le tue lodi! Non soltanto eviterei allora il peccato, ma acquisterei meriti preziosi, pur parlando molto. Perché quell'uomo di cui Tu fosti la felicità non avrebbe comandato di peccare al suo vero figlio nella fede, quando gli scrisse: Predica la parola, insisti a tempo e fuori tempo. Non si dovrà dire che ha molto parlato colui che non taceva la tua parola, Signore, non solo a tempo, ma anche fuori tempo? Ma non c'erano molte parole, perché c'era solo il necessario. Liberami, o mio Dio, dalla moltitudine di parole di cui soffro nell'interno della mia anima misera alla tua presenza e che si rifugia nella tua misericordia. Infatti non tace il pensiero, anche quando tace la mia bocca. Se almeno non pensassi se non ciò che ti è grato, certamente non ti pregherei di liberarmi dalla moltitudine di parole. Ma molti sono i miei pensieri, tali quali Tu sai che sono i pensieri degli uomini, cioè vani. Concedimi di non consentirvi e, anche quando vi trovo qualche diletto, di condannarli almeno e di non abbandonarmi ad essi come in una specie di sonno. Né essi prendano su di me tanta forza da influire in qualche modo sulla mia attività, ma almeno siano al sicuro dal loro influsso i miei giudizi, sia al sicuro la mia coscienza, con la tua protezione.

Parlando di Te un sapiente nel suo libro, che si chiama Ecclesiastico, ha detto: Molto potremmo dire senza giungere alla meta, la somma di tutte le parole è: Lui è tutto. Quando dunque arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste molte parole che diciamo senza giungere a Te; Tu resterai, solo, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa in Te.

Signore, unico Dio, Dio-Trinità, sappiano essere riconoscenti anche i tuoi per tutto ciò che è tuo di quanto ho scritto in questi libri. Se in essi c'è del mio, siimi indulgente Tu e lo siano i tuoi.

Amen.