
del Pontificio Istituto Missioni Estere
Il caso del Pakistan è uno dei più gravi,
perché si può dire che le Chiese cristiane sono veramente perseguitate, in modo così sistematico e organico che sembra si vogliano eliminare i cristiani dallo stato pakistano.
E questo non per dei governi totalitari che perseguitano il cristianesimo (come Cina, Vietnam, Iran e Arabia Saudita), ma perché la grande maggioranza del popolo pakistano segue l’onda dell’islam estremistico, che vede nel cristianesimo il nemico numero uno.
Il Pakistan, che possiede la bomba atomica, ha ancora un 54% dei suoi abitanti che sono analfabeti e le donne più dell’80%.
La persecuzione anti-cristiana ha radici soprattutto politiche, nel senso che partiti e movimenti islamici strumentalizzano la fede popolare per conquistare il potere, educando il popolo a vedere nell’Occidente cristiano il nemico numero uno dell’islam. Nel 1947 il Pakistan è nato come stato laico e la sua Costituzione ancor oggi concede libertà religiosa e di pensiero. Ma in 60 anni, a poco a poco, la forza dei partiti e movimenti islamici ha conquistato i suoi spazi fra un popolo in buona parte povero e poco istruito, fino a dominare la cultura nazionale e quindi anche l’orientamento politico.
Il Pakistan è una contraddizione vivente: da un lato concede libertà di stampa e di religione, i governi proteggono le minoranze religiose e i cristiani, anzi, ci sono leggi apposite che li proteggono, finanzia le scuole cristiane (le migliori del paese); dall’altro, la realtà concreta quotidiana è persecutoria, per mille motivi non facili da spiegare.
Due le leggi su cui si basa la situazione persecutoria dei cristiani: la legge contro la bestemmia (1986) e la legge che nel 1991 ha stabilito il Corano (cioè la Sharia) come legge di stato, in teoria da applicare solo ai musulmani, in pratica spesso usata anche contro i cristiani.
Un rappresentante delle Chiese protestanti, incontrato nella casa episcopale di Rawalpindi nel 1982 dov’era venuto per un incontro ecumenico, mi diceva: “Noi cristiani, in una società così rigidamente e totalmente islamica, siamo un po’ come una escrescenza, una verruca su un corpo sano. Ci lasciano vivere, ma ci sentiamo sempre estranei alla vita nazionale, specie da quando governo e stampa insistono sempre sull’identità fra islam e Pakistan. Il buon pakistano è un fedele dell’islam, si ripete continuamente e si insegna nelle scuole fin dalla più tenera età. E noi chi siamo?”.
L’amico luterano temeva, nel 1982, un peggioramento della situazione e mi faceva vedere un’opera del Mawlana Mawdudi, il grande saggio musulmano e ideologo dello stato pakistano, sulla quale si legge che l’islam è ideologia dello stato, dando a questa parola non il significato negativo che ha in Occidente, ma positivamente vuol dire che “l’islam è l’ideale della nostra patria”, fondamento comune a tutti i cittadini. Secondo Mawdudi, mi diceva sempre l’amico luterano pakistano, queste sono le norme per le minoranze religiose:
1) I cittadini si dividono in musulmani che credono nell’ideologia di stato e altri che non ci credono. Solo i primi sono titolari di pieni diritti civili.2) I non musulmani possono essere chiamati a collaborare nell’amministrazione dello stato, ma non possono avere responsabilità politiche e amministrative rilevanti.3) Essi hanno i diritti che sono concessi loro dalla “Sharia”, la legge coranica o legge islamica.4) Per i non musulmani rimane sempre la porta aperta di aderire ai princìpi dell’islam e di diventare così cittadini come gli altri.
Nel 1982 l’islam era ormai l’elemento unificante della nazione pakistana e le cerimonie religiose in qualsiasi atto pubblico sono ancor oggi obbligatorie sempre e ovunque. Non solo ma i segni del dominio islamico nella società si moltiplicano: donne velate, bambine rifiutate a scuola e ragazze all’università, tribunali islamici che giudicano fatti civili e matrimoniali secondo la legge islamica e con valore civile, cultura popolare e nazionale fortemente anti-occidentale e anti-cristiana.
La situazione è peggiorata anche perché i governi, teoricamente laici, quando ci sono difficoltà di vario genere per il paese (economiche, lotte tribali, presenza delle basi dei telebani afghani ai confini con l’Afghanistan, guerra latente con l’India per il possesso del Kashmir), si appoggiano all’islam, e trovano l’accordo e il consenso di tutto il popolo.
Per cui, ad esempio, la “Legge contro la bestemmia” che prevede il carcere e anche le pena di morte per chi offende Allah, il Corano o Maometto, può essere usata contro i cristiani che danno fastidio, anche per problemi sociali ed economici, per invidie e vendette. Bastano due musulmani che testimonino davanti ad un giudice che un cristiano ha commesso questo crimine e subito scatta il carcere o addirittura la pena di morte!
Il direttore del settimanale cattolico del Pakistan, incontrato a Jakarta pochi anni fa, mi diceva che nei loro articoli e notizie non citano mai né Allah né il Corano né Maometto e anche tra i cristiani queste sono parole proibite. I sacerdoti nella predicazione non citano mai parole che si riferiscono all’islam, possono essere interpretati male e sono guai. (Lo stesso ho sentito in Indonesia e Malesia da parte dei giornali cattolici locali).
Dalla sua introduzione nel 1986 fino ad oggi, la legge sulla blasfemia ha prodotto circa 5.000 denunzie, delle quali 560 terminate con una condanna da un minimo di cinque anni di carcere fino all’impiccagione. Altre trenta cause sono in attesa di giudizio.
Le condanne riguardano fedeli cristiani e fedeli “ahmadis”, appartenenti alla setta islamica eretica “Ahmadiyya”.
A volte i presunti colpevoli sono stati uccisi da estremisti religiosi anche sotto la custodia degli agenti di polizia, prima ancora che il tribunale li giudicasse.
Secondo il salesiano spagnolo padre Ruiz, il motivo principale per l’oppressione dei cristiani risiede nella grande povertà della popolazione, che impedisce a molti genitori di assicurare ai propri figli (generalmente numerosi) una formazione scolastica o che li porta ad affidarli alle madrasse, che in genere non sono soggette ad alcun tipo di controllo. E’ così che adolescenti di 8-13 anni sono educati in queste scuole coraniche, dove, afferma il sacerdote, “le loro passioni, energie e frustrazioni vengono incanalate verso l’odio”.
Padre Piero Gheddo PIME
Nuove conversioni
Si calcola che sono oltre 250 milioni i cristiani che vivono in situazioni di rischio a causa della loro fede. 160mila le vittime ogni anno, semplici fedeli, sacerdoti, suore. Sono oltre 600 i missionari trucidati negli ultimi quindici anni.
Dai Paesi martiri giungono ogni giorno, accanto alle notizie di torture e violenze, testimonianze incredibili di fedeltà alla Chiesa e aumenta in modo vertiginoso il numero delle vocazioni.
Come in Cina, nell’Hebei, dove è più accanita la violenza anticattolica, dove settanta sacerdoti operano in clandestinità e ci sono 140 studenti di teologia nel seminario della Chiesa sotterranea.
È la profezia che Giovanni Paolo II intuì il 13 maggio del 1981, il giorno in cui fu colpito dalla pallottola sparata da Alì Agca. Il terzo segreto di Fatima, rivelato all’inizio del nuovo millennio: una lunga scia di martiri, guidati dal vescovo vestito di bianco, anch’egli martire, che nutre con il suo sangue la Chiesa di Dio.
TURCHIA
Accuse infondate contro cristiani.
Portato per le lunghe un processo contro due cristiani, ex musulmani, Hakan Tastan e Turan Topal, accusati, da ultranazionalisti di aver "insultato l'onore della Turchia".
NIGERIA
Ancora cristiani uccisi.
Martedì, 11 dicembre 2007, dieci persone sono state uccise e tre chiese sono state incendiate come conseguenza della furia rabbiosa degli studenti musulmani, che dopo aver constatato la rimozione, da parte di ignoti, di due blocchi per la costruzione di una moschea sotto la scuola, hanno agitato gli animi al punto di mettere in atto azioni violente in tutta l'area.
INDIA
Un macabro resoconto annuale.
Con gli oltre 800 attacchi, nel periodo Natalizio, nello stato di Orissa, sale a più di 1.000 il numero complessivo di attacchi nel solo anno 2007. La prima volta dal 1947, anno dell'indipendenza dell'India, che si tocca un tetto simile.Questo è quanto riferisce il rapporto rilasciato l' 8 gennaio scorso, da alcuni leader cristiani, appartenenti al Consiglio Cristiano dell'India e alla Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'India (CBCI) .Almeno 200 gli incidenti denunciati alle autorità: sono state bruciate 730 abitazioni e 95 chiese. Il rapporto parla anche di quattro cristiani uccisi, accertati. Altri sono morti come conseguenza dell'esplosione di violenza avutasi nel distretto di Kandhamal, alla vigilia di Natale. Ci sarebbero anche sei feriti in maniera grave."E' una situazione divenuta molto seria, per il nostro Paese, dal momento che gli attacchi, contro i cristiani, si sono avuti in diverse parti dell'India", ha detto il Dott. Babu Joseph, portavoce del CBCI.
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Cristiani aggrediti in una riunione.
Mercoledì 16 gennaio, oltre 80 persone sono state aggredite nel corso di una grande riunione cristiana, nello stato di Chattisgarh, distretto di Durg.Un altro attacco ha avuto luogo ieri in un campo missionario nel distretto di Dhamtari, in questo caso una dozzina di cristiani hanno riportato ferite.Gli attacchi degli estremisti indù proseguono, dopo settimane di violenze senza precedenti, nel vicino stato di Orissa. I cristiani affermano che l'attacco avvenuto nel distretto di Durg, è stato di certo programmato, poiché nell'area si stava tenendo una riunione del partito nazionalista indù.Nessuno dei feriti si è fatto male al punto di dover ricorrere al ricovero ospedaliero.
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Attacchi pianificati contro i cristiani.
A seguito di un rapporto che parla di conversioni forzate al cristianesimo, e sull'onda delle violenze di matrice indù perpetrate con una frequenza senza precedenti, nel periodo di Natale scorso, nello stato di Orissa dove sono stati uccisi almeno quattro cristiani, bruciate 730 abitazioni e 95 chiese, fonti federali dell'intelligence hanno avvisato le chiese cristiane su probabili nuovi attacchi.
BANGLADESH
Una donna bruciata prima del suo battesimo. E' rimasta viva.
Il 7 gennaio scorso a Dhaka, alcuni aggressori, ignoti, hanno cercato di bruciare un anziana donna di 70 anni, dopo aver appreso che il mese prossimo, si sarebbe fatta battezzare, per testimoniare della sua conversione al cristianesimo.
Rahima Beoa, che abita nel distretto a maggioranza islamica di Rangpur, ha sofferto scottature per oltre il 70 % del suo corpo. Khaled Mintu, supervisore del distretto regionale della Chiesa Isha-E-Jamat del Bangladesh, ha detto: "E' stata una cospirazione diabolica per fermare la sua conversone". Beoa è suocera di Ashraful Islam, convertitosi anche lui al cristianesimo insieme alla moglie due anni fa. Anche allora i parenti più prossimi e i vicini di casa sono stati in collera con la coppia per aver abbandonato l'Islam.
Pakistan
Cristiani evangelici malmenati e feriti.Alcune famiglie cristiane sono dovute fuggire nel Punjab, una regione del Pakistan, dopo che una folla di persone armate ha attaccato alcuni fedeli che stavano preparando una riunione evangelistica. Sette cristiani sono stati feriti quando almeno 41 musulmani, tutti uomini con armi da fuoco, asce e bastoni di legno hanno attaccato una Chiesa dell'Esercito della Salvezza.
Arresti e minacce per la stampa di Bibbie e letteratura cristiana.
Cai Zhuohua, incarcerato nel 2004 per aver "praticato affari illegali" (distribuzione di letteratura cristiana), è stato rilasciato il 10 Settembre scorso con seri avvertimenti a non praticare la sua fede al di fuori della sua chiesa.
Pakistan
Un cristiano accusato ingiustamente.
I cristiani della città di Sangla Hill sono stati costretti dai loro compaesani islamici ad accettare un difficile compromesso: i musulmani hanno ritirato la loro denuncia contro il cristiano Yousaf Masih a condizione che anche i cristiani ritirassero la denuncia che avevano sporto contro coloro che, verso la fine del 2005, avevano partecipato alla distruzione di alcuni immobili di proprietà di cristiani.
Yousaf Masih era stato accusato di aver appiccato il fuoco ad una stanza nella quale si trovava una copia del Corano. In realtà il fatto era stato ideato probabilmente da un uomo che deve dei soldi a Masih.
Pakistan
Le donne in Pakistan hanno pochi diritti, e per questo sono spesso vittime indifese di violenze sessuali. Le cristiane fra loro costituiscono una preda ancora più facile, e i colpevoli vengono raramente puniti.
Verso l'inizio di Settembre Ribqa Masih (22 anni) è stata rapita da due uomini che l'hanno minacciato di ucciderla se non si fosse convertita all'Islam. Poi è stata stuprata diverse volte. Ribqa ha risposto che preferiva morire anzi che abiurare la sua fede in Cristo.
La famiglia di Ribqa sta ricevendo pressioni affinché ritiri la denuncia. I fratelli e le sorelle minori di Ribqa non vanno più a scuola a causa delle continue vessazioni dei loro compagni.La polizia ha catturato due sospetti. Durante un interrogatorio del 24 ottobre, uno dei due è riuscito a scappare. Da allora minaccia ripetutamente al telefono Ribqa.
Santa Romana Chiesa Cattolica
Ed ecco l’appello rivolto a governi e religioni: «Alle Autorità civili e religiose interessate chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su una adeguata protezione da parte delle istituzioni dello Stato». «Auspico poi – ha concluso il Santo Padre – che i Responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti» (cfr. “Corriere della Sera”, 27 ottobre 2008).Anche il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi S.I., ha lanciato un grido di allarme di fronte alla persecuzione anticristiana in atto in Iraq e India. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha parlato, nell’ultimo editoriale di Octava Dies, di «un caso di emergenza gravissima, che richiama l’attenzione e la solidarietà della Chiesa intera».
articolo dell'Osservatore Romano del marzo 2009








