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Madonna di Loreto
"Il vero protagonista della storia è il mendicante"
Cartina del percorso
30° PELLEGRINAGGIO A PIEDI
MACERATA – LORETO
(proposto da Comunione Liberazione)
Stadio Helvia Recina Macerata
Immagine dello scorso anno
TEMPLARI CATTOLICI ITALIANI Priorato Cattolico d'Italia Milites Christi - Precettoria e Commanderia Lombardo-Piacentina - Santa Maria del Tempio - Congregazione laicale cattolico-cavalleresca di ispirazione templare, che non rivendica alcuna successione con l'Ordine del Tempio soppresso dalla Chiesa nel 1312
Sua Santità Benedetto XVI
annuncia la Solenne
Ostensione della Sindone
a Torino nel 2010
Il Papa ha annunciato di aver autorizzato una nuova ostensione della Sindone per la primavera del 2010.
Nel ricevere un gruppo di pellegrini dell'arcidiocesi di Torino in Vaticano, Benedetto XVI ha detto di aver dato l'autorizzazione accogliendo un desiderio dell'arcivescovo torinese: "Se il Signore mi donerà la vita e la salute, spero di venire anche io", ha aggiunto il Pontefice.
"Sarà un'occasione quanto mai propizia - ha proseguito riferendosi alla Sindone - per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio". Parlando a braccio, il Papa ha poi annunciato il proprio desiderio di presenziare personalmente alla ostensione.
«per trovare il Volto di Cristo occorre avere un cuore libero dall'egoismo, dalla menzogna e dall'indifferenza» S.S. Benedetto XVI
Il celibato dei sacerdoti è un dogma nella Chiesa?
L’obbligo del celibato per i sacerdoti non è un dogma, ma una legge disciplinare della Chiesa. Tale legge è tuttavia molto antica, poggia su una tradizione consolidata e su forti motivazioni. Certamente la verginità non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio. La riprova è che il celibato vale per la Chiesa latina, ma non per i riti orientali, dove, anche nelle comunità unite alla Chiesa Cattolica, è norma che vi siano sacerdoti sposati. Questi peraltro si possono sposare prima e non dopo di essere ordinati sacerdoti. Tuttavia anche nella Chiesa Orientale vige il celibato per i Vescovi, oltre che per i monaci. La Chiesa è fermamente convinta che la vigente legge del sacro celibato debba ancor oggi, per i sacerdoti latini, accompagnarsi al ministero ecclesiastico. Essa, pertanto, ritiene tutt’ora che la via della donazione nel celibato sia la scelta esemplare per il sacerdozio ministeriale latino.
D’altra parte, non va sottaciuto che i giovani, che chiedono ed accettano liberamente di essere consacrati sacerdoti nella Chiesa latina, ben sanno di doversi impegnare anche nel celibato, e assumono questo impegno liberamente e solennemente davanti a Dio e alla Chiesa.
Da quando il celibato è stato introdotto nella Chiesa?
Fra gli Apostoli, scelti da Cristo stesso, alcuni erano sposati, altri no, come ad esempio l’Apostolo Giovanni. Risulta che l’obbligo del celibato sacerdotale è in vigore fin dal IV secolo. Ma nello stesso tempo va rilevato che i legislatori del IV sec. sostenevano che questa legge ecclesiastica era fondata su una tradizione Apostolica. Diceva per esempio il Concilio di Cartagine (del 390): “Conviene che quelli che sono al servizio dei divini misteri siano perfettamente continenti (continentes esse in omnibus), affinché ciò che hanno insegnato gli Apostoli e ha mantenuto l’antichità stessa, lo osserviamo anche noi”.
Successivamente il Magistero della Chiesa, attraverso Concili e documenti, ha sempre ribadito ininterrottamente le disposizioni sul celibato ecclesiastico. Lo stesso Concilio Ecumenico Vaticano II ha riaffermato, nella dichiarazione Presbyterorum ordinis (16), lo stretto legame tra celibato e Regno di Dio, vedendo nel primo un segno che annuncia in modo radioso il secondo.
In quali brani evangelici si parla di celibato?
Ne parlano Marco 10, 29, Matteo 19, 12 (“eunuchi per il regno dei cieli”) e Luca 18, 28-30. «Pietro allora disse: “Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito”. Gesù rispose: “In verità vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà”» (Lc 18, 28-30).
In che senso il celibato è un dono?
È anzitutto un dono inestimabile di Dio, “un dono particolare di Dio, mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini” (CIC, Can. 277, § 1). In tal senso presuppone una vocazione particolare, una chiamata speciale da parte di Dio, e pertanto è un carisma. È anche un dono prezioso della persona a Dio e al prossimo. Il radicale amore del sacerdote celibe verso Dio si manifesta e si attua nel generoso amore verso i fratelli, nel servizio disponibile verso di essi. Questo dono, se accolto e vissuto con amore, gioia e gratitudine, è sorgente di felicità e di santità, per il sacerdote stesso e per tutta la Chiesa.
Quali sono i motivi a favore del celibato?
Va subito detto che le ragioni solamente pragmatiche, come ad esempio il riferimento alla maggiore disponibilità, non bastano. Tanto più sono inaccettabili motivazioni collegate in qualche modo sia a elementi di prestigio, di potere, di promozione sociale, o di benefici economici, sia al rifiuto o alla paura o al disprezzo del matrimonio. Occorre nello stesso tempo ricordare che, come disse Cristo stesso, il celibato, con le sue autentiche motivazioni, “non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso” (Mt 19,11).I motivi veri, profondi sono principalmente tre: teocentrico-cristologico, ecclesiologico, escatologico. Essi motivano la convenienza profonda che esiste tra sacerdozio e celibato.
1) Motivo teocentrico-cristologico:
Il celibato poggia sulla Fede in Dio e sull’amore di Dio e per Dio: è accogliere Dio come terra su cui si fonda la propria esistenza. Illuminanti, a questo proposito, sono le parole del Santo Padre Benedetto XVI: “Il vero fondamento del celibato può essere racchiuso solo nella frase: Dominus pars (mea) – Tu, Signore, sei la mia terra. Può essere solo teocentrico. Non può significare il rimanere privi di amore, ma deve significare il lasciarsi prendere dalla passione per Dio, ed imparare poi, grazie ad un più intimo stare con Lui, a servire pure gli uomini. Il celibato deve essere una testimonianza di Fede: la Fede in Dio diventa concreta in quella forma di vita che solo a partire da Dio ha un senso. Poggiare la vita su di Lui, rinunciando al matrimonio ed alla famiglia, significa che io accolgo e sperimento Dio come realtà e perciò posso portarlo agli uomini”(BENEDETTO XVI, Discorso in occasione dell’udienza alla Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2006).
Il sacerdote non è dunque una persona priva di amore, anzi egli vive di passione per Dio. Il suo vivere non è da scapolo, ma da sposato in maniera indissolubile a Dio e alla Sua Chiesa. Il celibato è una via all’amore e dell’amore; favorisce lo stile di una speciale vita sponsale da parte del sacerdote. Il sacerdote è uomo di Dio perché di Lui vive, a Lui parla, con Lui discerne e decide, di Lui è sempre più innamorato. Ma Dio si è reso visibile e si è fatto presente in Gesù, il Figlio unigenito del Padre, inviato nel mondo: Egli “si fece uomo affinché l’umanità, soggetta al peccato e alla morte, venisse rigenerata e, mediante una nascita nuova, entrasse nel Regno dei cieli. Gesù compì mediante il suo mistero pasquale questa nuova creazione” (CS, 19). Gesù Cristo è dunque la novità di Dio. Egli realizza una nuova creazione. Il suo sacerdozio è nuovo. Egli rinnova tutte le cose. Un aspetto importante di questa novità è la vita nella verginità, che Gesù stesso ha vissuto. Egli infatti rimase per tutta la vita nello stato di verginità, dedicandosi totalmente al servizio di Dio e degli uomini. Il celibato consente pertanto una totale dedizione al Signore, una configurazione più piena con il Signore Gesù, una imitazione del Suo stato di vita, una maggiore disponibilità all’ascolto della Sua Parola e al dialogo con Lui nella preghiera.
Spiega ancora l’Enciclica Sacerdotalis celibatus: “Cristo rimase per tutta la sua vita nello stato di verginità, il che significa la sua totale dedizione al servizio di Dio e degli uomini. Questa profonda connessione tra la verginità e il sacerdozio di Cristo si riflette in quelli che hanno la sorte di partecipare alla dignità e alla missione del Mediatore e Sacerdote eterno, e tale partecipazione sarà tanto più perfetta, quanto più il sacro ministero sarà libero da vincoli di carne e di sangue” (CS, 21).
La verginità per il Regno di Dio esiste pertanto nella Chiesa, perché esiste Cristo che la rende possibile, con il dono del Suo Spirito. “In questo legame tra il Signore Gesù e il sacerdote, legame ontologico e psicologico, sacramentale e morale, sta il fondamento e nello stesso tempo la forza per quella «vita secondo lo Spirito» e per quel «radicalismo evangelico» al quale è chiamato ogni sacerdote e che viene favorito dalla formazione permanente nel suo aspetto spirituale” (GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, 72).
2) Motivo ecclesiologico:
Simile a Cristo e in Cristo, il sacerdote si unisce con amore esclusivo alla Chiesa, sposandosi misticamente con essa. “La verginità consacrata dei sacri ministri manifesta infatti l’amore verginale di Cristo per la Chiesa, e la verginale e soprannaturale fecondità di questo connubio” (CS 26). La nuzialità del celibato ecclesiastico esprime ed incarna proprio questo rapporto tra Cristo e la Chiesa.In virtù di questo esclusivo legame sponsale, il sacerdote celibe si dedica totalmente al servizio generoso e disinteressato di Cristo e della Sua Chiesa, con una ampia libertà spirituale e verso tutti gli uomini, senza alcuna distinzione o discriminazione. Nella Presbyterorum Ordinis leggiamo che i sacerdoti “si dedicano più liberamente a Lui e per Lui al servizio di Dio e degli uomini, servono con maggiore efficacia il suo Regno e la sua opera di rigenerazione divina e in tal modo si dispongono meglio a ricevere una più ampia paternità in Cristo” (16). L’esperienza comune insegna e conferma come sia più semplice, per chi non è legato da altri affetti, aprire il cuore ai fratelli pienamente e senza riserve.
3) Motivo escatologico:
Il celibato sacerdotale è segno e profezia della nuova creazione, ossia, del Regno definitivo di Dio nella Parusia, quando, alla fine di questo mondo, tutti risorgeremo dalla morte. Di questi tempi ultimi, la verginità, vissuta per amore del Regno di Dio, costituisce un segno particolare, poiché il Signore ha annunziato che: “Alla risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo” (Mt 22,30). Nella Chiesa, fin d’ora è presente il Regno futuro: essa non solo lo annuncia, ma lo realizza sacramentalmente contribuendo alla “creazione nuova”. Di questo Regno, la Chiesa costituisce quaggiù il germe e l’inizio, come ci insegna il Concilio Vaticano II (cfr. Lg 5). Il celibato sacerdotale è uno dei modi, con cui la Chiesa annuncia e contribuisce a realizzare tale novità del Regno di Dio.
L’abolizione del celibato aumenterebbe il numero dei sacerdoti?
Come ha anche affermato il Sinodo dei Vescovi del 2005, un allargamento della regola del celibato non sarebbe una soluzione neppure per il problema della scarsità delle vocazioni, come dimostra l’esperienza anche delle altre confessioni cristiane che hanno sacerdoti o pastori sposati. La scarsità numerica dei sacerdoti è da collegarsi piuttosto ad altre cause, a cominciare dalla cultura secolarizzata moderna.
Qual è il rapporto tra il celibato sacerdotale e il sacramento del matrimonio?
E’ un rapporto complementare: l’uno integra, completa l’altro.Bastino al riguardo queste tre autorevoli testimonianze:
1.“L’amore sponsale del Risorto per la sua Chiesa, sacramentalmente elargito nel matrimonio cristiano, alimenta, nello stesso tempo, il dono della verginità per il Regno. Questa, a sua volta, indica il destino ultimo dello stesso amore coniugale” (GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, 31 maggio 2001).
2.“La scelta della verginità per amore di Dio e dei fratelli, che è richiesta per il sacerdozio e la vita consacrata, sta infatti insieme con la valorizzazione del matrimonio cristiano: l’uno e l’altra, in due maniere differenti e complementari, rendono in qualche modo visibile il mistero dell’alleanza tra Dio e il suo popolo” (BENEDETTO XVI, Discorso alla diocesi di Roma, 6 giugno 2005). 3.“Entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il regno di Dio, provengono dal Signore stesso. È Lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà. La stima della verginità per il Regno e il senso cristiano del Matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente” (CCC, 1620).
Il sacerdote è un uomo solo?
“È vero: il sacerdote, per il suo celibato, è un uomo solo; ma la sua solitudine non è il vuoto, perché è riempita da Dio e dall’esuberante ricchezza del suo Regno. Inoltre, a questa solitudine, che dev’essere pienezza interiore ed esteriore di carità, egli si è preparato, se l’ha scelta consapevolmente e non per l’orgoglio di essere differente dagli altri, non per sottrarsi alle comuni responsabilità, non per estraniarsi dai suoi fratelli o per disistima del mondo. Segregato dal mondo, il sacerdote non è separato dal popolo di Dio, perché è costituito a vantaggio degli uomini, consacrato interamente alla carità e all’opera per la quale lo ha assunto il Signore. A volte la solitudine peserà dolorosamente sul sacerdote, ma non per questo egli si pentirà di averla generosamente scelta. Anche Cristo, nelle ore più tragiche della sua vita, restò solo” (CS, 58-59).
Che cosa occorre al sacerdote per mantenersi celibe?
Occorre:
• una preparazione accurata durante il cammino verso questo obiettivo; e dunque una adeguata formazione: o sia remota, vissuta in famiglia, o sia soprattutto prossima, negli anni del Seminario;
• l’esigenza di una solida formazione umana e cristiana, sostenuta da una buona direzione spirituale, sia per i seminaristi sia per i sacerdoti;
• un’esperienza sempre più profonda di Cristo: dalla qualità e profondità di tale relazione con il Signore dipende la tipologia dell’intera esistenza sacerdotale;
• una condivisione sempre più ampia e radicale dei sentimenti e degli atteggiamenti di Gesù Cristo;
• una preghiera costante, che invoca senza tregua Dio come il Dio vivente e si appoggia a Lui nelle ore di confusione come nelle ore della gioia. La celebrazione Eucaristica quotidiana, l’Ufficio divino, la Confessione frequente, l’adorazione del SS.mo Sacramento, il rapporto affettuoso con Maria Santissima, gli Esercizi Spirituali, la recita possibilmente quotidiana del Santo Rosario… sono alcune forme di questa preghiera che non deve mai mancare nella vita sacerdotale;
• disponibilità a seguire Cristo anche sulla via del Calvario: l’esistenza sacerdotale comporta anche l’accettazione dell’ottica del Crocifisso. La sofferenza, talvolta la fatica, lo sconforto, le delusioni, la noia, perfino lo scacco… hanno il loro posto nell’esistenza di un sacerdote, che tuttavia sa e deve reagire a tutto questo con l’aiuto di Dio;
• un’osservanza puntuale dei “diversi consigli evangelici, che Gesù propone nel Discorso della Montagna e tra questi i consigli, intimamente coordinati tra loro, d’obbedienza, castità e povertà: il sacerdote è chiamato a viverli secondo quelle modalità, e più profondamente secondo quelle finalità e quel significato originale, che derivano dall’identità propria del presbitero e la esprimono” (GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, 27);
• un accompagnamento persistente da parte del Vescovo, di amici sacerdoti e di laici, che sostengano insieme questa testimonianza sacerdotale, con la stima, l’amicizia, il consiglio e la preghiera;
• una vigilanza continua e una prudente cautela nelle sue relazioni con le altre persone;
• una permanente capacità di lavorare senza risparmiarsi perché Cristo sia conosciuto, amato e seguito. Il sacerdote deve utilizzare, in modo continuo e complementare, questi mezzi e modalità, per vivere con serenità e gioia il proprio celibato.
Il Primicerio della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma Monsignor Raffaello Martinelli
NB: per approfondire tale argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
• CONCILIO VATICANO II, Dec. Presby-terorum ordinis; Lumen Gentium (LG);
• CODICE DI DIRITTO CANONICO (CIC);
• PAOLO VI, Enciclica Sacerdotalis Caelibatus (CS), 1967;
• GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, n. 27, 1992;
• CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), nn. 922, 1579,1599, 1618-1620
Fonte: http://www.sancarlo.pcn.net/






Preziosissimo Sangue
Nella Sacra Scrittura si parla del Sangue in due modi: Sangue versato e Sangue asperso.
In Esodo 12:22 troviamo che agli israeliti fu comandato di prendere un fascio di issopo e bagnarlo nel sangue dell'Agnello, poi spruzzarlo sugli stipiti e sull'architrave della propria porta. Così, quando quella notte arrivò l'angelo della morte, vedendo il sangue su quelle porte passò oltre le loro case. Perché gli israeliti non misero semplicemente il bacino col sangue sulla
soglia? Perché non lasciarono il contenitore fuori, magari appoggiato su qualche piedistallo. Perché quel sangue è stato prefigurazione del Sangue di Cristo che è stato Sparso durante la Passione. Infatti leggiamo in Ebrei 9:22-23 " Secondo la legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono. Era dunque necessario che i simboli delle realtà celesti fossero purificati con tali mezzi; le realtà celesti poi dovevano esserlo con sacrifici superiori a questi".
Ancora dalla Sacra Scrittura possiamo attingere che dopo che Mosè ebbe letto i comandamenti, risposero, "Abbiamo capito – e obbediremo." Essi, quindi, accettarono il patto col Signore. Il patto fu sigillato, ratificato, come abbiamo citato in Ebrei cap. 9 attraverso l'aspersione del sangue su di esso. Mosè ci dice: "Preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issopo, ne asperse il libro stesso e tutto il popolo..." Il sangue versato dalle offerte bruciate era in un bacino. Mosè prese un po' di questo sangue e lo versò presso l'altare. Poi prese un fascio d'issopo, lo immerse nel bacino e spruzzò di sangue le dodici colonne (rappresentavano le dodici tribù di Israele). Bagnò nuovamente l'issopo e finalmente spruzzò il popolo. Il sangue coprì la gente e sigillò l'accordo! L’atto di aspersione concesse agli israeliti pieno accesso a Dio, con gioia. Oltre al perdono e la remissione dei peccati ha il valore della comunione. E furono santificati, mondati - degni di stare alla presenza di Dio. Poi Mosè, Nabad, Abihu e settanta degli anziani salirono sulla montagna per incontrare Dio. Il Signore apparve loro, ed essi si sedettero in presenza di Dio e con Lui mangiarono e bevvero: "Ma egli non stese la sua mano contro i capi dei figli d'Israele; ed essi videro DIO, e mangiarono e bevvero" (Esodo 24:11).
Poco prima questi uomini avevano temuto per le loro vite e poco dopo, tramite l’aspersione del sangue che li lavò dai loro peccati poterono mangiare e bere alla presenza di Dio. Anche questo è una prefigurazione i quel patto definito che Gesù Cristo ha sigillato con tutti gli uomini per dare la salvezza eterna.
Meditando la Passione di Cristo e partecipando alla Eucaristia, ogni uomo ritrova la strada per tornare all'unico patto d'amore, Eterna Nuova Alleanza siglata mediante l’effusione del Sangue di Gesù Cristo.
"Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo Sangue, uomini di ogni tribù, lingua popolo e nazione "(Ap 5,6-9): ecco la mirabile visione dell'Apocalisse in cui le moltitudini cantano la Gloria di Dio, riconoscendo la potenza del Sangue preziosissimo di Gesù Cristo. In 1Pietro 1,17-19 leggiamo" E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia."
Il Sangue di Cristo è la più grande e perfetta rivelazione dell'Amore Trinitario e la sua effusione vivificante è sorgente della Chiesa, che continuamente rinasce, santa ed immacolata, nutrendosi del Sangue divino e, attraverso di essa, è riscatto per l 'uomo peccatore a cui viene donata ricchezza, libertà, gloria e salvezza.
La vita spirituale trova un insostituibile alimento nel Sangue di Cristo, vero fulcro del cuore, della vita e della missione della Chiesa. Gesù stesso, nell'Ultima Cena, dà importanza rilevante al Sangue, che è simbolo della Redenzione Marco 14,22-24 "Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti."
Anche San Paolo e san Pietro, come abbiamo già citato, nelle loro lettere parlano con devozione del Riscatto umano dal peccato, che è avvenuto tramite la morte di Gesù, il quale ha tanto amato gli uomini fino a versare il suo Prezioso Sangue.
Come testimonia la Parola di Dio del Nuovo Testamento, le preghiere e la Liturgia antichissima la devozione al Preziosissimo Sangue risale alle origini stesse del Cristianesimo stesso. Altre testimonianze sono gli scritti dei Padri della Chiesa, tra i quali sant'Agostino (354-430) del quale citiamo queste parole: "Cristo rese prezioso il sangue dei suoi seguaci per i quali aveva pagato col proprio sangue. Considera perciò, o anima redenta dal sangue dellj4gnello senza macchia, quanto grande sia il tuo valore! Allora non reputate voi stessi di poco valore, se il Creatore dell'universo e vostro vi stima tanto da versare ogni giorno per voi (nell'Eucarestia) il sangue preziosissimo del suo Unigenito ".
Nei secoli seguenti e in particolare dal Medioevo la devozione al Sangue di Gesù assunse espressioni più marcate con l'accentuarsi della devozione alla Umanità di Cristo, specialmente ad opera di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) e di san Francesco d'Assisi (1182-1226) e dei loro discepoli. San Bonaventura disse : "Tesoro preziosissimo, incomparabile sono le stille del Sangue di Cristo ". "Una sola goccia di questo Sangue Prezioso sarebbe sufficiente per salvare il mondo", disse Tommaso d'Aquino, in virtù dei meriti infiniti che gli conferirono l'unione con la Persona divina del Verbo. E fu un fiume che si spanse sulla terra dal Golgota e che si riversò dal Cuore aperto dalla lancia del soldato romano per manifestarci l'ardore del suo infinito Amore.
Dopo un breve periodo di decadenza, relativo ai secoli XVII e XVIII, la devozione ritrova il suo antico splendore e la sua feconda vitalità ad opera di S. Gaspare del Bufalo che dal Mistero del Sangue trae la ricchezza di santità per se e per i fedeli, e la forza d'un apostolato diretto al rinnovamento della società del suo tempo, raccogliendo numerosi Sacerdoti e Fratelli nella "Congregazione" da lui chiamata "dei Missionari del Preziosissimo Sangue".
Luce e impulso nuovi verranno alla devozione dal Pontificato di Giovanni XXIII, in particolare dalla sua Lettera Apostolica "Inde a primis", primo documento pontificio avente il solo scopo di promuovere il culto al Preziosissimo Sangue.
Ai nostri giorni, la devozione è stata grandemente arricchita dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Il fervore di studio che lo ha caratterizzato, ha favorito un felice ritorno a quelle sorgenti, Bibbia e Liturgia, dalla quale è scaturita la stessa devozione e alle quali per lungo tempo si è riferita come al suo nutrimento più vitale. l Documenti conciliari, nelle loro affermazioni-chiave, menzionano esplicitamente il Mistero del Sangue: la sola Costituzione sulla Chiesa lo richiama 11 volte!
Un altro interessante documento è "Il Redentore dell'uomo", lettera enciclica di papa Giovanni Paolo II, che ci ricorda il posto essenziale e fondamentale che occupa il mistero della Redenzione nella fede cristiana.