Lourdes
Un miracolo tra fede e scienza
di Lucetta Scaraffia
da Avvenire del 3 febbraio 2008
TEMPLARI CATTOLICI ITALIANI Priorato Cattolico d'Italia Milites Christi - Precettoria e Commanderia Lombardo-Piacentina - Santa Maria del Tempio - Congregazione laicale cattolico-cavalleresca di ispirazione templare, che non rivendica alcuna successione con l'Ordine del Tempio soppresso dalla Chiesa nel 1312
PELLEGRINAGGIO DI CATTOLICI CINESI NELLA PERIFERIA DI TAIYUAN, CAPOLUOGO DELLA PROVINCIA DI SHANXI, LO SCORSO APRILE
Cina
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BENEDETTO XVI
«La scienza dell’uomo la più importante di tutte le scienze» «Nessuna scienza può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove va». Per questo bisogna «dare voce alla ricerca antropologica, filosofica e teologica» e non fare delle discipline scientifiche empiriche «il criterio del bene». Lo ha detto ieri il Papa ricevendo i partecipanti a un convegno sull’identità dell’individuo
«L’uomo non è il frutto del caso»
il discorso
Pubblichiamo il testo integrale del discorso rivolto ieri mattina nella Sala dei Papi del Palazzo apostolico vaticano da Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno inter-accademico «L’identità mutevole dell’individuo». Signori cancellieri, eccellenze, cari amici accademici, signore e signori. È con piacere che vi accolgo al termine del vostro convegno che si conclude qui a Roma, dopo essersi svolto nell’Istituto di Francia, a Parigi, e che è stato dedicato al tema L’identità mutevole dell’individuo. Ringrazio prima di tutto il principe Gabriel de Broglie per le parole di omaggio con le quali ha voluto introdurre il nostro incontro. Desidero parimenti salutare i membri di tutte le istituzioni sotto la cui egida è stato organizzato questo convegno: la Pontificia Accademia delle scienze, la Pontificia Accademia delle scienze sociali, l’Accademia delle scienze morali e politiche, l’Accademia delle scienze, l’Istituto Cattolico di Parigi. Sono lieto del fatto che, per la prima volta, una collaborazione interaccademica di tale natura si sia potuta instaurare, aprendo la via ad ampie ricerche pluridisciplinari sempre più feconde. M entre le scienze esatte, naturali e umane, hanno fatto prodigiosi progressi nella conoscenza dell’uomo e del suo universo, grande è la tentazione di voler circoscrivere completamente l’identità dell’essere umano e di chiuderlo nel sapere che ne può derivare. Per non intraprendere questa via, è importante dare voce alla ricerca antropologica, filosofica e teologica, che permette di far apparire e mantenere nell’uomo il suo mistero, poiché nessuna scienza può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove va. La scienza dell’uomo diviene dunque la più necessaria di tutte le scienze. È il concetto espresso da Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio: «Una grande sfida che ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; anche quando questa esprime e rende manifesta l’interiorità dell’uomo e la sua spiritualità, è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge » (n. 83). L’uomo va sempre al di là di quello che di lui si vede o si percepisce attraverso l’esperienza. Trascurare l’interrogativo sull’essere dell’uomo porta inevitabilmente a rifiutare di ricercare la verità obiettiva sull’essere nella sua integrità e, in tal modo, a non essere più capaci a riconoscere il fondamento sul quale riposa la dignità dell’uomo, di ogni uomo, dalla fase embrionale fino alla sua morte naturale. N el corso del vostro convegno, avete sperimentato che le scienze, la filosofia e la teologia possono aiutarsi nel percepire l’identità dell’uomo, che è sempre in divenire. A partire da un interrogativo sul nuovo essere derivato dalla fusione cellulare, che è portatore di un patrimonio genetico nuovo e specifico, avete messo in luce elementi fondamentali del mistero dell’uomo, caratterizzato dall’alterità: essere creato da Dio, essere a immagine di Dio, essere amato e fatto per amare. In quanto essere u- mano, non è mai chiuso in se stesso; è sempre portatore di alterità e si trova fin dalla sua origine a interagire con altri esseri umani, come ci rivelano sempre più le scienze umane. Come non ricordare qui la meravigliosa meditazione del salmista sull’essere umano, tessuto nel segreto del seno di sua madre e allo stesso tempo conosciuto, nella sua identità e nel suo mistero, da Dio solo, che lo ama e lo protegge (cfr Sal 138, 1-16). L’uomo non è il frutto del caso, e neppure di un insieme di convergenze, di determinismi o di interazioni psico-chimiche; è un essere che gode di una libertà che, pur tenendo conto della sua natura, la trascende, e che è il segno del mistero di alterità che lo abita. È in questa prospettiva che il grande pensatore Pascal diceva che «l’uomo supera infinitamente l’uomo». Questa libertà, che è propria dell’essere uomo, fa sì che quest’ultimo possa orientare la sua vita verso un fine, possa, con le azioni che compie, volgersi verso la felicità alla quale è chiamato per l’eternità. Questa libertà dimostra che l’esistenza dell’uomo ha un senso. Nell’esercizio della sua autentica libertà, la persona soddisfa la sua vocazione; si realizza e dà forma alla sua identità profonda. È anche nella messa in atto della sua libertà che esercita la propria responsabilità sulle sue azioni. In tal senso, la dignità particolare dell’essere umano è al contempo un dono di Dio e la promessa di un futuro. L’uomo ha in sé una capacità specifica: quella di discernere ciò che è buono e bene. Posta in lui dal Creatore come un sigillo, la sinderesi lo spinge a fare il bene. Maturo grazie a essa, l’uomo è chiamato a sviluppare la propria coscienza attraverso la formazione e l’esercizio, per procedere liberamente nell’esistenza, fondandosi sulle leggi fondamentali che sono la legge naturale e quella morale. Nella nostra epoca, in cui lo sviluppo delle scienze attira e seduce mediante le possibilità offerte, è più importante che mai educare le coscienze dei nostri contemporanei, affinché la scienza non divenga il criterio del bene e l’uomo sia rispettato come il centro del creato e non sia oggetto di manipolazioni ideologiche, né di decisioni arbitrarie o abusi dei più forti sui più deboli. Pericoli di cui abbiamo conosciuto le manifestazioni nel corso della storia umana, e in particolare nel corso del ventesimo secolo. Q ualsiasi pratica scientifica deve essere anche una pratica di amore, chiamata a mettersi al servizio dell’uomo e del- l’umanità, e ad apportare il suo contributo all’edificazione dell’identità delle persone. In effetti, come ho sottolineato nell’enciclica Deus caritas est, «L’amore comprende la totalità dell’esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo... Amore è 'estasi'... ma estasi come cammino, come esodo permanente dell’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, proprio così verso il ritrovamento di sé» (n. 6). L’amore fa uscire da se stessi per scoprire e riconoscere l’altro; aprendo all’alterità, afferma anche l’identità del soggetto, poiché l’altro mi rivela me stesso. In tutta la Bibbia è questa l’esperienza fatta, a partire da Abramo, da numerosi credenti. Il modello per eccellenza dell’amore è Cristo. È nell’atto di dare la propria vita per i fratelli, di donarsi completamente che si manifesta la sua identità profonda e che troviamo la chiave di lettura del mistero insondabile del suo essere e della sua missione. A ffidando le vostre ricerche all’intercessione di san Tommaso d’Aquino, che la Chiesa onora in questo giorno e che resta un «un autentico modello per quanti ricercano la verità» (Fides et ratio, n. 78), vi assicuro della mia preghiera per voi, per le vostre famiglie e per i vostri collaboratori, e imparto a tutti con affetto la benedizione apostolica.
Benedetto XVI «Le scienze, la filosofia e la teologia possono aiutarsi nel percepire l’identità umana, che è sempe in divenire. Nel mistero dell’uomo abitano l’alterità e la libertà» «Oggi, mentre lo sviluppo delle scienze attira e seduce, è necessario educare le coscienze affinché l’uomo sia rispettato come il centro del creato e non sia oggetto di manipolazioni ideologiche o di abusi dei più forti sui più deboli»
da AVVENIRE del 29 gennaio 2008
Oppure: «Attraverso la lettura delle carte posso aiutarti a conoscere il tuo destino».
Oppure: «Questo amuleto ha un potere immenso e cambierà completamente la tua vita».
O ancora: «Sono in grado di metterti in contatto con lo spirito di tuo fratello, che è morto l’estate scorsa in un incidente stradale».
Come si diffonde il «virus» dell’esoterismo? Quali sono le cause dell’epidemia esoterica che colpisce le nuove generazioni? I giovani pensano che l’esoterismo sia qualcosa di bello, di simpatico, d’affascinante.
Credono di trovare nell’occultismo un alleato per risolvere i propri problemi. E così, si avvicinano con fiducia alle pratiche magiche, allo spiritismo e al satanismo, senza accorgersi che stanno scherzando col fuoco.
- La ricerca dell’appartenenza (senso della comunità);
- la ricerca di risposte;
- la ricerca dell’integrità (Holismo) o compiutezza;
- la ricerca dell’identità culturale;
- il bisogno di essere riconosciuto, di essere speciale;
- la ricerca di trascendenza;
- il bisogno di una direzione spirituale;
- il bisogno di visione;
- il bisogno di partecipazione e di impegno.
Allargando di più il fuoco d’osservazione e finalizzando al tema che stiamo affrontando, sintetizzerei le motivazioni che spingono all’esoterismo in tre grandi filoni:
1. Bisogni spirituali:
che muovo alla ricerca di verità, ricerca di esperienza spirituale, ricerca di risposte trascendenti.
2. Bisogni psicologici:
che muovono alla ricerca di identità, ricerca di sicurezza (di punti fermi, di guida, di direzione), ricerca di senso di appartenenza (condivisione di esperienze, di valori, di linguaggio, aiuto reciproco), ricerca di un ruolo (bisogno di impegnarsi attivamente, di sentirsi utili, di essere riconosciuti e valorizzati, di uscire dall’anonimato), ricerca terapeutica (guarigione da problemi psichici, o più comunemente uscita dalla sofferenza o dall'insoddisfazione interiore, superamento del senso di limitatezza personale o di inadeguatezza). “Oggigiorno tutto sembra congiurare contro i progetti per la vita, i legami duraturi, le alleanze eterne, le identità immutabili. Non possiamo più contare, a lungo termine, sul posto di lavoro, sulla professione, e nemmeno sulle proprie capacità… Non possiamo più basarci sulla vita di coppia o sulla famiglia: si sta insieme quel tanto che basta finché uno dei due partner sia soddisfatto; il legame sin dall’inizio è concepito nell’ottica di «si vedrà»… Il presente è caratterizzato da una sorta di «morale del vagabondo»”.(Zygmunt Bauman, cit. da Ulrich Beck, I rischi della libertà, Ed. Mulino, p.7, 2000).
3. Bisogni egocentrici:
ricerca di potere materiale (denaro, successo, dominio sugli avvenimenti e sugli altri), ricerca di potere personale (ricerca di poteri straordinari, occulti, paranormali), ricerca di sviluppo del proprio potenziale umano (affermazione esasperante de sé), ricerca di vie di superamento dei limiti consueti (sperimentazione di nuovi livelli di coscienza, ricerca volontaria di stati alterati della coscienza.
Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris (Gruppo ricerca e d’Informazione sulle Sette), ha identificato alcune possibili strade che conducono al contatto con il mondo del satanismo: «La frequentazione di ambienti esoterici, magici e occultisti, unita al desiderio di spingere oltre per sperimentare sempre nuove vie di “conoscenza”; la partecipazione a sedute spiritiche, per evocare entità particolari, durante le quali non è difficile arrivare a evocare spiriti demoniaci e incontrare chi partecipa anche a riti satanici; il ricorso alla cosiddetta “magia nera” per affrontare e tentare di risolvere problemi di vario genere; l’attrazione idolatrica mostrata nei confronti di alcuni personaggi e fenomeni musicali ai quali è concesso, attraverso i messaggi delle loro canzoni, di bestemmiare, di invitare al suicidio, all’omicidio, alla violenza, alla perversione sessuale, all’uso di droga, alla necrofilia;l’attrazione per l’horror, il macabro, la violenza fine a se stessa, la pedofilia, diffusi nella società attraverso vari mezzi fino a desiderare esperienze dirette in ambienti che si ispirano a tali concetti e comportamenti» (G. Ferrari, I cristiani di fronte alle sette, supplemento a La domenica, n° 3, giugno 1997, San Paolo, pag. 25).
Le maschere dell’esoterismo
Un grande equivoco, che trae in inganno tantissimi ragazzi, è quello di credere che esista una magia «buona» (la magia bianca) e una magia «cattiva» (magia nera). Nulla di più falso. Non esistono magie buone e magie cattive. Tutta la magia, di fatto, è cattiva e pericolosa, in quanto pone l’uomo in una condizione di schiavitù e di condizionamento psicologico. I ragazzi di oggi sono bombardati da una serie di messaggi che li portano a simpatizzare per la magia, nelle sue diverse espressioni. Sono messaggi che arrivano dalla musica, dalle discoteche, da certe riviste per adolescenti, dalla televisione e da altri mezzi di comunicazione.
- Si porta la lampada per metterla sul lucerniere.
- Con la misura con la quale misurate, sarete misurati.
+ Dal Vangelo secondo san Marco (Mc 4,21-25)
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: "Si porta forse la lampada permetterla sotto il moggio o sotto il letto? O non piuttosto per metterlasul lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba esseremanifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!".
Diceva loro: "Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più.
Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".
Parola del Signore.
Dio ha dei progetti meravigliosi per i suoi figli e vuole comunicarli attraverso Gesù, suo Figlio. Scoprire quello che si nasconde dietro il regno di Dio è una grazia. Il regno di Dio non è né ermetico né impenetrabile, ma si manifesterà agli uomini come la luce che si mette in alto affinché sia vista da tutti. Gesù è la luce della rivelazione per il mondo. Noi siamo illuminati dal suo splendore per trasmettere la sua luce, come testimoni, agli altri. A colui che accetta la rivelazione della luce sarà accordata più comprensione e più luce. A colui che accetta Dio nella sua vita Dio verrà comunicato sempre più. Dio vuole offrire alla sua Chiesa molti evangelizzatori illuminati dallo Spirito. A colui che nasconde il talento che Dio gli ha accordato e non se ne serve, sarà tolto anche quello che gli rimane. La fede, crescendo, diventa una forza missionaria e crea delle comunità evangelizzatrici. La parola di Dio resti con voi in tutta la sua ricchezza.
Non nobis...
L'apparizione della Vergine a Lourdes, come le altre apparizioni mariane, "rientra nella lotta permanente, e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e le forze del male, cominciata all'inizio della storia umana e che proseguirà fino alla fine". Lo ha detto il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, durante la Messa celebrata l’8 dicembre 2007 a Lourdes per inaugurare, come inviato speciale del Papa, l'Anno celebrativo del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni.
Anzi “questa lotta - ha aggiunto il cardinale - è ancora più accanita che ai tempi di Bernadette. Il mondo si trova terribilmente irretito nella spirale di un relativismo che vuole creare una società senza Dio; di un relativismo che erode i valori permanenti e immutabili del Vangelo; e di una indifferenza religiosa che resta imperturbabile di fronte al bene superiore delle cose che riguardano Dio e la Chiesa”. E ancora: “Questa battaglia fa innumerevoli vittime nelle nostre famiglie e tra i nostri giovani”. Il cardinale ha poi ricordato quanto il Cardinale Wojtyla disse pochi mesi prima della sua elezione alla Cattedra di Pietro: "Noi siamo oggi di fronte al più grande combattimento che l'umanità abbia mai avuto. Penso che la comunità cristiana non l'abbia ancora compreso del tutto. Noi siamo oggi di fronte alla lotta finale tra la Chiesa e l'anti-chiesa, tra il Vangelo e l'antivangelo". Parole, ha aggiunto il cardinale Dias, che trent'anni dopo risuonano come profetiche, peraltro preannunciate proprio dalle apparizioni mariane "insieme con la rovina spirituale di certi Paesi, l'affievolimento della fede, le difficoltà della Chiesa e l'aumento dell'azione dell'anticristo, con i suoi tentativi di rimpiazzare Dio nella vita degli uomini". Ma proprio per questo "è discesa dal cielo una Madre - ha aggiunto - preoccupata per i suoi figli che vivono nel peccato, lontani da Cristo".
Nella grande basilica sotterranea di San Pio X lo ascoltano migliaia di fedeli provenienti da diversi Paesi del mondo per non mancare al solenne appuntamento con la celebrazione dell'anniversario di "quelle apparizioni - avverte il cardinale Dias - vere e proprie irruzioni mariane nella storia del mondo, che segnano l'entrata decisiva della Vergine nel pieno delle ostilità tra lei e il diavolo, come è descritto nella Genesi e nell'Apocalisse".
Per questo motivo il Prefetto ha invitato i fedeli a non abbassare la guardia "qui a Lourdes come in tutto il mondo. La Madonna sta tessendo una rete di suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del maligno e per preparare la vittoria finale del suo divino figlio Gesù Cristo". Ella dunque "ci chiama anche oggi ad entrare nella sua legione, per combattere contro le forze del male".
Le armi da usare in questa lotta dovranno essere "la conversione del cuore, una grande devozione verso la santa Eucaristia, la recita quotidiana del santo Rosario, la preghiera costante e senza ipocrisie, l'accettazione delle sofferenze per la salvezza del mondo". "La vittoria finale - ha concluso il cardinale Dias nella sua omelia - sarà di Dio. E Maria combatterà alla testa dell'armata dei suoi figli contro le forze nemiche di Satana, schiacciando il capo del serpente".
Terminata la celebrazione della messa il cardinale ha guidato il lungo corteo processionale che, entrando nel santuario dalla porta Saint Michel, ha fisicamente inaugurato la peregrinatio del centocinquantesimo anniversario delle apparizioni.
Il Presidente della CEI sostiene la moratoria sull’aborto
e loda il Movimento per la Vita
Di Antonio Gaspari
ROMA, lunedì, 21 gennaio 2008
Nel corso della prolusione al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), svolta a Roma questo lunedì, il Cardinale Angelo Bagnasco ha appoggiato la moratoria sull’aborto spiegando che la vita è un dono e nessuno può soffocarla.
Il Presidente della CEI ha sostenuto che dopo la moratoria contro la pena di morte era “inevitabile che (…) si ponesse l’attenzione ad un’altra gravissima situazione di sofferenza del nostro tempo qual è, con l’aborto, l’uccisione di esseri innocenti e assolutamente indifesi”.
Il porporato ha ricordato che, come già avvertito nella Costituzione conciliare “Gaudium et spes”, il delitto di aborto è “abominevole di per sé, ed è un’ingiustizia totale”.
Per questo motivo, ha continuato il porporato: “Come non valutare benefica la discussione che, nel nostro Paese, si è aperta nel corso delle ultime settimane, e come non essere grati a chi per primo, da parte laica, ha dato evidenza pubblica alla contraddizione tra la moratoria che c’è e quella che fatichiamo tanto a riconoscere?”.
Il Presidente della CEI ha quindi ringraziato il Movimento per la Vita per non essersi mai rassegnato ad accettare l’aborto e per aver “cercato di promuovere un’iniziativa amica delle donne che le aiuti nella decisione, talora faticosa, di accettazione dell’esistenza diversa da sé che ormai è accesa in grembo”.
L’Arcivescovo di Genova ha anche ricordato che la CEI con la Giornata per la Vita, che si svolge da trenta anni, esattamente dal giorno in cui è stata approvata la legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza, ha contribuito a “quell’allerta culturale per la quale la vita umana non può mai, in alcun caso, in alcuna situazione, per alcun motivo, essere disprezzata o negletta”.
Il Cardinale Bagnasco ha precisato che da parte della Chiesa non esiste alcuna “intenzionalità bellica” ed ha detto che “la vita è dono, e che non è nella disponibilità di alcuno manometterla o soffocarla”.
“Quella della vita è una grande causa – ha sottolineato il porporato –, la causa che ci definisce e ci qualifica, alla quale noi Vescovi vorremmo che, prima o poi, si associassero davvero tutti”.
Parlando come cittadino italiano, l’Arcivescovo di Genova ha quindi chiesto “l’aggiornamento di qualche punto della legge”, pur ribadendo che come Vescovi “non ci può mai essere alcuna legge giusta che “regoli” l’aborto”.
A questo proposito il Cardinale Bagnasco ha suggerito che i fondi previsti dalla legge 194, all’art. 3, magari accresciuti da apporti delle Regioni, “siano dati in dotazione trasparente ai consultori e ai centri – comunque si chiamino – di aiuto alla vita”.
A questo proposito il Presidente della CEI ha sottolineato l’insegnamento dell’esperienza, secondo cui “già pochi mezzi forniti per un primo intervento sono talora sufficienti per dare ascolto alle donne, aiutarle a riconoscere la propria forza, a non sentirsi così sole in una comunità che non può continuare a considerare la maternità un lusso privato e l’aborto una forma di risposta sociale”.
Sul fronte sociale, l’Arcivescovo di Genova ha lamentato l’aggravamento delle condizioni economiche di molte famiglie, rilevando lo stato di bisogno nel quale sono caduti molti nuclei familiari.
Secondo i dati raccolti nell’ultimo rapporto della Caritas italiana e della Fondazione Zancan sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia “avere tre figli da crescere comporta un rischio di povertà pari al 27,8%, valore che nel Sud sale al 42,7%”.
Lo stesso rapporto evidenzia che “il passaggio da tre a quattro componenti, espone 4 famiglie su 10 alla possibilità di essere povere, mentre 5 o più componenti aumentano il rischio di povertà del 135%”.
“Di fatto – sottolineava la stessa Caritas – l’Italia incoraggia le famiglie a non fare figli”.
Rispetto a questa situazione, il Presidente della CEI ha criticato l’azione di governo perchè “attraverso la legge finanziaria ha dato risposte assai parziali come il bonus – pure importante − per gli incapienti”.
“A fronte di misure positive volte alla generalità dei contribuenti, quali gli sconti per i proprietari di abitazione e per gli affittuari a basso reddito – ha aggiunto il porporato –, è urgente una strategia incisiva d’intervento strutturale volta al sostegno della famiglia nei suoi compiti di allevamento e cura dei figli”.Circa la cura della maternità e il sostegno alla famiglia, il Cardinale Bagnasco ha concluso sostenendo che “è sempre possibile lavorare insieme perché forme concrete di solidarietà trovino spazio, e anche nel campo della maternità non prevalga definitivamente la solitudine, l’estraneità sociale, il disinteresse”.
ZENIT.org