lunedì 12 novembre 2007

Carta Costituzionale e Codice della Congregazione
Templari di San Bernardo

IN NOMINE SANCTÆ ET INDIVIDUÆ TRINITATIS

Egli (Cristo) è la luce che vince la tenebra, è l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo e a chi lo ha accolto ha dato il potere di divenire figli di Dio, chi vive e crede in Lui non morirà in eterno.

LETTERA DI INTENTI PER LA FONDAZIONE

Cari fratelli, i segni dei tempi dimostrano sempre più drammaticamente gli effetti dell’allontanamento dei pellegrini dalla via che porta alla casa di Cristo: la “Gerusalemme Celeste”. Tra i germi del bene si evidenzia anche la ricerca di una spiritualità Cavalleresca e Templare. Oggi, come nell’epopea della grande spiritualità medievale, si assiste al risorgere di gruppi che si ispirano in vari modi ai Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone, detti Templari. Anche noi sentiamo questo richiamo e, con rinnovato vigore evangelico, vogliamo schierarci nella buona battaglia della vita per aiutare la Chiesa e i Fratelli meno fortunati a ritrovare il percorso verso la casa del Signore.
Ricoperti della corazza delle fede e della carità, con l’elmo della speranza della salvezza, dell’armatura di Cristo, con lo scudo della Fede e la spada dello Spirito (*) offriamo la nostra testimonianza ed azione per restituire il mondo a Dio. Questo nostro mondo disperato che non sa inginocchiarsi di fronte alle piaghe di Cristo Salvatore e, al contrario, risponde con superba arroganza, vendetta, e finta indifferenza al richiamo della morte.
Il mondo ha bisogno urgentissimo di opere di Misericordia. Ha bisogno di Cavalieri, di azione e testimonianza di Fede contro la violenza e l’ingiustizia. Tutto questo però va attuato in seno alla Chiesa Cattolica, fondata da Gesù Cristo attraverso Pietro, e non altro, come spesso avviene. Infatti, il neotempar-ismo, vede il proliferare di conventicole e gruppi che nulla hanno a che spartire con la vera Tradizione Cavalleresca Cristiana, nascondendo, più o meno bene, intenti di rivalsa o eresie. Ma non sta a noi giudicare, pertanto nell’attesa che ciò sia reso evidente a tutti, occorre che operiamo con fede sincera.
Cari Fratelli, la grande maggioranza dei nostri Fratelli Pellegrini nel mondo ha bisogno di vederci e saperci combattenti per la difesa della fede cristiana, nella battaglia della speranza contro la disperazione, dell’abbandono e della tristezza, nella pratica dell’amore evangelico al seguito del Beauceant con la croce del nostro Redentore.
Fra i Cavalieri e le Dame della nostra Congregazione si determina una fratellanza che annulla le differenze di nascita, di censo e di cultura: tutti i Cavalieri e le Dame infatti sono “pares” ed il termine pares ancora si pronuncia nel momento fondamentale dell’investitura di spada nel rituale della Congregazione dei Templari di San Bernardo.

Il titolo che si acquisisce è Sacro.

Che la Gran Madre Celeste, la Vergine Maria, possa sempre intercedere per noi presso suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, affinché ci perdoni i peccati.
(*) San Paolo, Seconda lettera a Timoteo, 2,3; Prima lettera ai Tessalonicesi, 5,8; Lettera agli Efesini, 6,11-17

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Regola della Congregazione Templari di San Bernardo

Prologo

La nostra azione-testimonianza è diretta anzitutto a coloro che intendono ritrovare o seguire il Cristo Salvatore, mediante il desiderio di divenir degni del Suo Amore. Per questo entrando nella Congregazione provano a disprezzare la propria volontà desiderando di servire con purezza e coraggio nella Cavalleria del vero e sommo Sovrano Gesù Cristo, così da preferire di indossare l’illustre armatura dell’obbedienza al Sommo Re, compiendo il proprio dovere con assidua diligenza e perseveranza, si che possano infine giungere allo scopo.
Esortiamo pertanto voi ad affraternarvi per essere uniti in eterno al numero di quelli che il Signore ha scelto fra i peccatori e che ha ordinato per la sua libera misericordia a collaborare all’edificazione della Sua Santa Chiesa.
Chiunque tu sia, Cavaliere di Cristo che desideri scegliere un modo di vita così santo – per i suoi trascorsi e non per i nostri meriti – occorre che applichi nella tua professione una pura attenzione ed una ferma perseveranza, in modo che Dio la possa ritener degna, santa e sublime che, se proseguita con zelo darà in merito la grazia di essere parte della Catena dei Cavalieri che dettero per Cristo le loro anime.
In questa professione infatti, fiorì e risplendette, l’Ordine della Cavalleria fino a che, sospeso dalla chiesa per mano di re, sotto gli auspici di un papa prigioniero, provò a risorgere rifiutando l’amore della giustizia, non difendendo più, come era suo compito i poveri e la Chiesa.
Ora noi affidiamo a questa regola redatta con attenzione dal Capitolo costitutivo della Congregazione Templare di San Bernardo la prosecuzione di questi immortali ideali affinché, senza contraffazioni, possa ancora esistere, attraverso la nostra unione, la Milizia dei Poveri Cavalieri di Cristo che, con cammino certo – anche se travagliato – possano giungere a piacere al Creatore, il cui Amore supera ogni nostra più precisa conoscenza.

In none di Dio, Amen.

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Capitolo Primo

Delle categorie di coloro che servono Nostro Signore nella Congregazione Templari di San Bernardo.

Vi sono tre categorie fra coloro che servono Nostro Signore Gesù Cristo e rendono ossequio a Nostra Signora la Santissima Vergine Maria, nella Congregazione Templari di San Bernardo

- La prima è formata da uomini e donne che hanno scelto davanti a Dio e ai suoi Santi di legarsi alla Congregazioe per santificarsi in essa, nonché per combattere senza sosta per i diritti di Dio e della Cristianità. Questi sono denominati Cavalieri e Dame. Assumono i loro impegni il giorno che ricevono l’abito e la croce. Tale promissione è a vita.

- La seconda categoria è composta da tutti gli altri, uomini e donne di buona volontà che non hanno ancora professato un’intenzione di legarsi alla Congregazione, ma si sono avvicinati, animati da sincera devozione per il Signore e Nostra Signora, desiderando incrementare la propria vita cristiana attraverso gli ideali della Cavalleria e della spiritualità Templare di San Bernardo. Donano le loro energie e le loro preghiere alla cristianità, attraverso la Congregazione. Collaborano attivamente con i Cavalieri e le Dame e servono assieme a loro Gesù Cristo.

- La terza categoria è composta da quegli uomini e quelle donne che partecipano saltuariamente alle attività spirituali dalla Congregazione.

- Tutti, a Dio piacendo, sentito il parere del Capitolo e del Defensor Fidei, potranno legarsi alla Cngregazione, fare la promissione e ricevere l’Investitura Cavalleresca. La durata minima del noviziato e di un anno dall’atto della richiesta.


«Sono leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle loro case. Sono rudi cavalieri nel corso delle spedizioni militari ma simili a eremiti nelle chiese. Sono duri e feroci contro i nemici di Dio e prodighi di carità verso gli uomini pii e timorati di Cristo... e tutte le volte che i cavalieri erano chiamati alla battaglia, essi domandavano non quanti fossero i nemici, ma in che luogo si trovassero...»

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da Gloriam

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FONDAZIONE - INTENTI SPIRITUALI - STRUMENTI ETICO-FORMATIVI FINALITÀ PRATICHE E STRUMENTI OPERATIVI

ESSENTIA

A)
Fondazione.
- La "Congregazione Templari di San Bernardo", è un Movimento di ispirazione religiosa: associazione cavalleresca di ispirazione templare di fedeli laici cattolici, che non rivendica alcuna successione rispetto all'antico Oerdine del Tempio soppresso dalla chiesa.
B) Intenti spirituali.
- L’intento della " Congregazione Templari di San Bernardo ", è quello di riproporre nel nostro tempo gli ideali che mossero gli antichi Monaci-Cavalieri, esortati nel De Laude Novæ Militiæ di San Bernardo, sui cammini della Conversio e Peregrinatio cristiane. Essi cercano libertà attraverso VERITÀ e GIUSTIZIA in nome della FEDE; vivono, nella SPERANZA di attuare la coincidenza di preghiera e azione, cardine del pensiero di San Bernardo e della spiritualità cistercense, in una visione ecumenica sentita, umile e cavalleresca; testimoniano qui, ora, e come impegno per il Terzo Millennio, la CARITÀ dell’incontro evangelico.
Un INCONTRO su ciò che unisce e un fraterno dialogo su ciò che divide o sembra dividere: ut unum sint 1.
Una PORTA APERTA per tutti gli uomini e le donne che Dio ama in seno alla Chiesa Cattolica:
sia per coloro che si identificano negli intenti e nei comportamenti qui richiesti e che, ispirati dal salmo 113b: non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam e dall’"Imitazione di Cristo", operano per l’avvento del regno dello Spirito Santo invocando l’aiuto e la protezione di Maria santissima nostra Signora;
sia per coloro che per altre vie, ma con autentico dono di sé, desiderano concorrere a realizzare in terra la grande "opera di Dio";

possono aderire alla Congregazione e diventarvi membri, uomini e donne che abbiano i seguenti requisiti:
a) essere maggiorenni: aver compiuto il ventunesimo anno di età;
b) desiderare di voler vivere nello Spirito Cavalleresco;
c) dichiarare di non voler perseverare nel peccato se precedentemente commesso;
d) non appartenere a sette o gruppi non accettati dalla Chiesa Cattolica;
e) inoltre, l’aspirante Cavaliere o Dama deve dare garanzie di ordine morale: rispetto delle leggi dello stato e dei civili doveri, di trasparenza ed integrità di vita allegando un curriculum vitae documentato, l’atto di battesimo, lo stato di nascita e il certificato penale (anche autocertificazione).

- I sacerdoti non sono ammessi nella Congregazione come soci ordinari, ma come Cappellani, Minister Templi e Defensor Fidei (il loro parere è richiesto all’atto di nomina ai passaggi di grado. Ad essi è affidata la preparazione spirituale del gruppo e dei singoli aderenti . Le suddette cariche possono essere volontarie: liberamente scelte dai religiosi, o comandate dall’Autorità di competenza;
- i giovani dai 14 ai 18 anni possono essere accolti nella Congregazione solo se accompagnati da un genitore o, in sua assenza, da un adulto che ne fa le veci;
- i giovano dai 18 ai 21 anni possono essere accolti nella Congregazione per un periodo di formazione spirituale al fine di essere poi, eventualmente, ammessi fra i Cavalieri e le Dame;
la domanda dell’aspirante va rivolta direttamente al Priore o a un suo delegato. Ogni domanda deve essere controfirmata da due garanti appartenenti alla Congregazione con il grado di Cavaliere o Dama, e corredata dei documenti richiesti;
- tutti gli aspiranti, prima del loro ingresso nella congregazione, partecipano per almeno un anno in qualità di novizi, sotto la guida di un precettore;
non sono ammessi, o vengono esclusi dalla Congregazione coloro che, a insindacabile giudizio del Capitolo Generale, siano ritenuti non idonei o indegni di appartenervi.

CONVERSIO ET PEREGRINATIO

C)
Strumenti etico-formativi.
- Potranno aderire ed essere accolti nella Congregazione quelle persone, uomini (Cavalieri) e donne (Dame), che:
desiderino praticare l’esercizio della preghiera e contribuire alla vita e alle attività della congregazione, consapevoli che la loro ispirazione viene da Dio 2;
si sentano chiamati ad una "conversio" di vocazione templare e vi corrispondano, intraprendendo, dal punto in cui ognuno si trova, una personale peregrinatio di crescita umana "integrale" 3 ;
trasmutino con fermezza in sé il male in bene, come stimolo e testimonianza verso il prossimo in cerca della Verità.
In questo iter di crescita interiore il Cavaliere Templare:
1 con l’aiuto spirituale del defensor fidei;
2 con incontri religiosi ed approfondimenti su temi morali, etici e culturali;
3 con fraterni scambi di reciproca e concreta collaborazione;

rimette in discussione con umiltà (oggi come un tempo) tutte le "certezze" e le esperienze secolari negative, per intraprendere un nuovo "cammino":
- abbandonando le convenzioni conformiste acquisite, superando così pregiudizi, mediocrità e disimpegno;
- rifiutando sia privilegi che facili consensi;
- non "usando" Dio per scopi di Cesare 4, ma al contrario impegnandosi nella ricerca di verità non preconfezionate;
- promuovendo con tolleranza antisettaria il convergere dei tanti sentieri nell’unica Via 5, col rifiuto di un sincretismo banale;
- sublimando la complementarità insita in quelle dualità solo apparentemente opposte come la mansuetudo del monaco da coniugare alla fortitudo del guerriero;
- richiamando quindi l’iniziazione sacramentale della Cresima per applicare uno spirito cristiano "indiviso" nella professione laica, senza etiche derivanti da "logiche" soggettive o di gruppo.
- Per invocare la Rivelazione dello Spirito di Dio, ogni aderente alla Congregazione Templari di San Bernardo:
- farà ricorso alla PREGHIERA "comunitaria" (con partecipazione alle liturgie e ai riti programmati, e "individuale", (in periodici ritiri, con la meditazione e la contemplazione e con la pratica della Lectio Divina) per interiorizzare la Parola nel "desertum" in una "comunione di solitari";
- si impegnerà con AZIONE concreta e con fermezza per "sollevare e proteggere il prossimo" (oggi come un tempo) ricercando "armi monacali" (le virtù cristiane) e "armi guerriere" (la fortezza, la capacità di agire per non essere complici passivi, la tenacia nell’adempimento dei doveri del proprio stato 6);
- metterà a disposizione la propria professionalità per realizzare le attività di questo Movimento di ispirazione Templare;
- si dedicherà alla denuncia caritatevole del male con prudente vigilanza 7.

Questo percorso potrà essere realizzato valorizzando talenti 8 e carismi 9, con la protezione di Maria, gloria della stirpe di Davide nel pieno affidamento alla Grazia di Dio.
Fra i Cavalieri e le Dame si determina una fratellanza che annulla le differenze di nascita, di censo e di cultura: tutti, infatti, sono “Pares” ed il termine Pares ancora si pronuncia nel momento fondamentale dell’investitura di spada.

EXISTENTIA SEU OPERATIO

D) Finalità pratiche.
- La "Congregazione Templari di San Bernardo" si impegna a:
1. riproporre ufficialmente nella Chiesa, suo alveo originario, la realtà templare, il cui mito è stato da tanti abusato fino a vantare irreali discendenze (Nota A);
2. volgersi alla Spiritualità ed Operatività templare per ascendere:
- al "fiore" della fiducia 10 che ne caratterizza le origini,
- al "frutto" della perseveranza 11 nell’adempimento dei propri doveri,
- alla "croce" 12 della consapevole coerenza.
3. lavorare al perfezionamento Morale e Spirituale dei suoi Membri nello spirito della tradizione Cattolica;
4. favorire una convergenza con quei nuclei di spiritualità e operatività che la provvidenza ci farà incontrare, perché col dono delle diversità, si arricchisca l’unità di intenti;
5. fare opere di Carità, Beneficenza e Misericordia;
6. riscoprire la "sapienza dimenticata" (tradizione) del cristianesimo medioevale, nella sacralità delle proporzioni numeriche, nel simbolismo mistico, nella pietra che canta, nella grande lezione del sole che scandisce il "tempo" nel Tempio.;
7. impegnarsi ad arginare il dilagare del relativismo, dell’eresia, dell’esoterismo e della magia e/o divinazione in ogni sua forma;
8. aiutare il recupero di chiese abbandonate o chiuse, riaprendole al culto o almeno alla visita;
9. collaborare con tutte le organizzazioni che intendono lavorare per rendere Gerusalemme e i Loca Sancta città aperta.
- In ordine a queste finalità i singoli membri della Congregazione Templari di San Bernardo si impegnano a:
a) vivere e far vivere nella famiglia, nella scuola, nella società i principi e i precetti della fede e della morale cattolica;
b) favorire seminari e ricerche storiche, incontri spirituali, culturali, artistici, specialmente tra i giovani, anche di altre confessioni o religioni;
c) soccorrere in ogni circostanza i confratelli bisognosi, malati, anziani, emarginati o abbandonati, affiancando le iniziative benefiche e assistenziali, specialmente se promosse dalla Congregazione.

E) Strumenti operativi.
- La Congregazione verrà guidata da persone, scelte fra coloro che, applicandosi "con pura attenzione e ferma perseveranza" 13, "amanti della Verità e della Giustizia" 14, "con umiltà" 15, "con saggezza" 16 e "con rigore" 17 testimonino nelle loro opere lo spirito dei Fondatori secondo le indicazioni dello Statuto della “Congregazione Templari di San Bernardo” di cui questo documento è parte integrante.
Tale struttura, dinamica e flessibile, avrà il compito specifico di:
stabilire contatti e formulare richieste agli Enti ecclesiastici preposti, per l’approvazione dello Statuto ed il riconoscimento dell’Essere e dell’Esistere del Movimento;
promuovere i rapporti con altre realtà;
coordinare con saggio potere l’obbediente esecuzione di ogni indicazione autorevole scaturita dall’umile confronto negli "incontri generali", nelle agapi fraterne, nei sobri convivi allargati ad amici, collaboratori e sostenitori e dalle sollecitazioni scritte;
garantire l’organizzazione e l’autodisciplina;
stabilire per ogni singola situazione la rappresentanza e la responsabilità del Movimento.

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NOTE

1 [Gv 17,11]
Et iam non sum in mundo et hii in mundo sunt et ego ad te venio. Pater sancte, serva eos in nomine tuo, quos dedisti mihi: ut sint unum, sicut et nos.
Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.

2 [1Gv 4,1-3]
Carissimi, nolite omni spiritui credere, sed probate spiritus si ex Deo sint: quoniam multi pseudoprophetae exierunt in mundum. In hoc cognoscitur Spiritus Dei: omnis spiritus qui confitetur Iesum Christum in carne venisse, ex Deo est: et omnis spiritus qui solvit Iesum, ex Deo non est, et hoc est antichristi, quod audistis quoniam venit, et nunc iam in mundo est...
Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla provale ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è gia nel mondo. [1Gv 4,1-3]. Cfr. l’art. 58 della primitiva Regola dei Milites Christi.

3 [Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza; cfr. pag. 37 e seguenti. Mondadori, Milano 1994.]

4 [Mt 22,21]
Reddite ergo quae sunt Caesaris, Caesari: et quae sunt Dei, Deo.
Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

5 [Gv 14,6]
Dicit ei Iesus: Ego sum via, et veritas, et vita. Nemo venit ad Patrem, nisi per me.
Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

6 [Ef 6,10-19]
De cetero fratres confortamini in Domino, et in potentia virtutis eius. Induite vos arma Dei, ut possitis stare adversus insidias diaboli: quia non est nobis conluctatio adversus carnem et sanguinem: sed adversus principes, et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritalia nequitiae, in caelestibus. Propterea accipite armaturam Dei, ut possitis resistere in die malo, et omnibus perfectis stare. State ergo succincti lumbos vestros in veritate, et induti loricam iustitiae, et calciati pedes in praeparatione evangelii pacis: in omnibus sumentes scutum fidei, in quo possitis omnia tela nequissimi ignea extinguere: et galeam salutis adsumite: et gladium Spiritus, quod est verbum Dei, per omnem orationem et obsecrationem orantes omni tempore in Spiritu: et in ipso vigilantes in omni instantia, et obsecratione pro omnibus sanctis: et pro me, ut detur mihi sermo in apertione oris mei cum fiducia, notum facere mysterium evangelii.
Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace . Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito , cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo,

7 [Mt 24,42]
Vigilate ergo, quia nescitis qua hora Dominus vester venturus sit.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

8 [Mt 25,14-30]
Sicut enim homo proficiscens, vocavit servos suos, et tradidit illis bona sua. Et uni dedit quinque talenta, alii autem duo, alii vero unum, unicuique secundum propriam virtutem, et profectus est statim. Abiit autem qui quinque talenta acceperat, et operatus est in eis, et lucratus est alia quinque. Similiter qui duo acceperat, lucratus est alia duo. Qui autem unum acceperat, abiens fodit in terra, et abscondit pecuniam domini sui. Post multum vero temporis venit dominus servorum illorum, et posuit rationem cum eis. Et accedens qui quinque talenta acceperat, obtulit alia quinque talenta, dicens: domine, quinque talenta mihi tradidisti, ecce alia quinque superlucratus sum. Ait illi dominus eius: Euge bone serve, et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, super multa te constituam, intra in gaudium domini tui. Accessit autem et qui duo talenta acceperat, et ait: Domine, duo talenta tradidisti mihi, ecce alia duo lucratus sum. Ait illi dominus eius: Euge serve bone, et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, supra multa te constituam, intra in gaudium domini tui. Accedens autem et qui unum talentum acceperat; ait: Domine, scio quia homo durus es, metis ubi non seminasti, et congregas ubi non sparsisti: et timens abii, et abscondi talentum tuum in terra: ecce habes quod tuum est. Respondens autem dominus eius, dixit ei: Serve male, et piger, sciebas quia meto ubi non semino, et congrego ubi non sparsi: oportuit ergo te mittere pecuniam meam nummulariis, et veniens ego recepissem utique quod meum est cum usura. Tollite itaque ab eo talentum, et date ei qui habet decem talenta: omni enim habenti dabitur, et abundabit: ei autem qui non habet, et quod videtur habere, auferetur ab eo. Et inutilem servum eicite in tenebras exteriores: illic erit fletus, et stridor dentium.
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

9 [1Cor 12, 4-7]
Divisiones vero gratiarum sunt, idem autem Spiritus: et divisiones ministrationum sunt, idem autem Dominus: et divisiones operationum sunt, idem vero Deus qui operatur omnia in omnibus. Unicuique autem datur manifestatio Spiritus ad utilitatem.
Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune.

Nota A
Il Concilio Vaticano II “Sacrosantum Concilio” del 4 dicembre 1963 “Il Somo Concilium si propone di far crescere ogni giorno di più la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire alla unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa”. Nella costituzione dogmatica “Lumen Gentium” sulla Chiesa del 21 novembre 1964, capitolo II n. 14 viene affermato che tutti gli uomini sono chiamati alla cattolica unità del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale, e che a tale unità appartengono e sono chiamati sia i fedeli Cattolici, sia gli altri credenti in Cristo e sia in fine gli uomini senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza. Nel successivo capitolo IV n. 33 si raccomanda: “Grava quindi su tutti laici il glorioso peso di lavorare, perché il disegno divino di salvezza raggiunga ogni giorno di più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra. Sia perciò loro aperta qualunque via affinché, secondo le loro forze e le necessità dei tempi, anche essi partecipino all’opera salvifica della Chiesa”. I laici quindi, occupati in cure temporali devono esercitare una preziosa azione per l’evangelizzazione del mondo, ed a tale azione non vengono certo meno coloro che si rifanno alla spiritualità Templare. A questo proposito è eloquente l’inciso a proposito della riforma della Chiesa (Decreto Unitatis Redintegratio) sull’ecumenismo del 21 novembre 1964, capitolo II n. 6: “Siccome ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in una fedeltà più grande alla sua vocazione, esso è senza dubbio la ragione del movimento presso l’unità… Se dunque alcune cose, sia nei costumi che nella disciplina ecclesiastica ed anche nel modo di enunciare la dottrina – che bisogna distinguere con cura dal deposito vero e proprio della fede – sono state osservate meno accuratamente, a seguito delle circostanze, siano opportunamente rimesse nel giusto debito ordine”. Ciò è avvenuto per l’Ordine di Notre Dame, che è stato ristabilito, dopo un periodo di sospensione, dal Consiglio Pontificale per i laici.

10 [Prov 3,5]
Habe fiduciam in Domino ex toto corde tuo, et ne innitaris prudentiae tuae.
Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza

11 [Mt 10,22]
et eritis odio omnibus propter nomen meum: qui autem perseveraverit in finem, hic salvus erit.
e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.

12 [Mt 10,38]
Et qui non accipit crucem suam, et sequitur me, non est me dignus.
Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

13 [dal Prologo della primitiva Regola dei Milites Christi]
Innanzi tutto chiunque tu sia, cavaliere di Cristo che scegli un modo di vita così santo, occorre che applichi nella tua professione una pura attenzione ed una ferma perseveranza; essa è riconosciuta da Dio tanto degna, santa e sublime che se viene osservata con perseveranza, darà in merito la fortuna di essere parte dei cavalieri che dettero per Cristo le loro anime...

14 [art 49 Regola cit.]
… ascoltare, per mezzo di giudici fedeli ed amanti della verità, chiunque si rivolgerà a voi per una qualche questione … e vi comandiamo di eseguire inflessibilmente ciò che vi sembrerà giusto.

15 [art 47 regola cit.]
Conviene andare, quando si è (uomini) di religione, con semplicità e senza risate, con umiltà e non parlando troppo, ma dicendo cose ragionevoli…

16 [art. 59 regola cit.]
Comandiamo di non convocare sempre tutti i fratelli al consiglio, solo quelli che il Maestro abbia ritenuto adatti per saggezza.

17 [art 68 regola cit.]
D'altra parte il Maestro, che deve tenere in mano il bastone e la verga - con il bastone sostiene la debolezza degli altri e con la verga colpisce i vizi dei peccatori mediante retto zelo -, cerchi d fare ciò con il consiglio e con il parere spirituale del patriarca, affinché… una troppo libera indulgenza o una eccessiva severità non mantengano nell'errore il peccatore.

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Preghiamo…

O Gesù, che hai detto:
“Dove duo o più sono radunati nel mio nome,
ivi sono in mezzo a loro”,
sii fra noi, che ci sforziamo di essere uniti
nel tuo Amore in questa Congregazione.

Fa’ che ognuno di noi si impegni:
alla ricerca della libertà in nome della fede,
a vivere nella speranza di attuare la coincidenza di preghiera e azione,
a camminare nella carità offrendosi a Dio in sacrificio di soave ardore.

Aiutaci ad essere sempre un cuor solo, per ascendere:
al fiore della fiducia,
al frutto della perseveranza,
alla croce della consapevole coerenza.

Donaci il coraggio e l’umiltà:
di perdonare sempre,
di avvicinare chi si vorrebbe allontanare da noi,
di valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide.

Dacci la vista per scorgere il tuo volto
In ogni persona che avviciniamo e
In ogni cuore che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto.

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Vive Dieu Saint Amour

venerdì 9 novembre 2007

Abbiamo trovato in rete un testo interessante che affronta senza vergogna il tema della sacralità dell'Eucaristia. Infatti, sebbene dovrebbe essere logico per un cattolico sapere che la "Comunione Eucaristica" è l'elemento centrale della fede, i fatti dimostrano che non è più così. Noi che proviamo a non essere Cristiani della "domenica", ma di tutti i giorni, siamo coinvolti e ci sentiamo in comunione con tutti coloro che hanno a cuore la difesa delle Tradizioni: il mantenimento del Patto tra Dio e il genere umano.
Da parte nostra siamo pronti e a disposizione. fra' Gianni Battini

Proposta di una iniziativa a tutela delle
Sacre Specie eucaristiche
Viribus unitis
(Confederazione del Corpo di Cristo)
dal sito amarelachiesa.blogspot.com

La concessione del Sacro Corpo Eucaristico sulla mano è un tentativo di ritorno alla prassi liturgica in uso i primi secoli del Cristianesimo. La consuetudine fu rettificata nel corso dei secoli (il Sinodo che si celebrò a Rouen verso il IX secolo sotto Ludovico il Pio impose il rito della Comunione sulla lingua), così come nel corso dei secoli sono state rivisitate o corrette disposizioni e precetti ora caduti in disuso e annullati. Per esempio, la prescrizione del digiuno da effettuare prima di recarsi a ricevere la Sacra Particola: nei primissimi secoli occorreva esentarsi dal cibo nelle 24 ore antecedenti alla partecipazione alla Santa Messa; successivamente il precetto prevedeva il digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente; ora la norma impone di non mangiare cibo un’ora prima della Santa Messa, anzi, la cogenza è rimasta per l’ora calcolata dalla distribuzione dell’Eucarestia. La Chiesa, insomma, ha derogato al rigore delle origini, confidando nell’amore che il popolo cristiano dovrebbe avere nei confronti della “cosa più preziosa in cielo e sulla terra” (San Giovanni Crisostomo). Ma il rigore –non il rigorismo- ha anche dei lati buoni, e forse si impone un passo indietro rispetto a una liceità che porta a fenomeni di disamore quando non di peggio. Tornando al caso di specie, da cui questo articolo trae scaturigine e mi auguro valenza, la concessione della Comunione sulla mano sembra AVERE ATTENUATO NEI FEDELI, stando a ciò che è dato non di rado vedere quando si assiste alla distribuzione dell’Ostia consacrata, LA COSCIENZA DELLA PRESENZA DEL CORPO GLORIOSO DI CRISTO e della presenza del Creatore dell’Universo nelle sacre specie eucaristiche. La compunzione che anni fa i fedeli avevano nel recarsi all’altare, è sparita: taluni non formano il trono con la mano prima che il sacerdote (o chi per lui) vi depositi il Corpo di Cristo (ed è davvero il minimo che bisognerebbe fare), quasi mai mettono in bocca l’Ostia consacrata davanti al Ministro (che si esime dall’esigerlo, come sarebbe suo diritto), e sovente non lo fanno nemmeno quando si spostano di lato (il gesto viene oramai identificato in un tutt’uno con il girarsi per tornare al proprio posto), bensì quando sono già di spalle a colui che distribuisce il Pane di Vita.
Ammesso poi che lo deglutiscano, il suddetto Pane! E’ risaputo infatti che le Messe nere sono aumentate da un decennio a questa parte, e che il trafugamento del Corpo Eucaristico è oggetto di un mercato che, allo stato attuale, offre 250 € per un’Ostia consacrata. La cosa più preziosa in cielo e sulla terra viene, nei riti satanici, messa nella pipì e ficcata nell’ano (scusate la crudezza del linguaggio, ma è la stessa crudezza e crudeltà che usano con Gesù, inutile nasconderselo). A prescindere dai satanisti, è innegabile, comunque, l’attenuazione nei fedeli del senso di sacralità dell’Offerta che si accingono a introiettare dentro di sé. Le cause sono molteplici: la scristianizzazione della società, una considerazione appannata dell’Ufficio e della dignità del sacerdote, visto come “uno di noi” e non come una persona consacrata che da Dio è investito di particolari poteri (vedasi Sacramento della penitenza). Il premere su “sono uno di voi” (che orribile quel “ci benedica Dio onnipotente”) e le altre ragioni che gli esperti conoscono bene hanno ottenebrato nel popolo cristiano la consapevolezza che il prete agisce in persona Christi (oltreché dei Sacramenti). Vi era una maggiore partecipazione emotiva quando i fedeli, riconoscendo la gerarchia del sacerdote e sentendosi fragili creature bisognose di vita eterna, con abbandono filiale accettavano dalle mani del presbitero il Sacro Pane Eucaristico. Ma la prassi attuale modifica questi rapporti.
Tuttavia, va rilevato che le istruzioni per distribuire la Santissima Eucaristia sono una enunciazione di disposizioni SPROVVISTA DEI MECCANISMI DI CONTROLLO per l’attuazione delle disposizioni medesime. Tale mancanza fa sì, ut exemplum, che il precetto di portare alla bocca il Corpo di Cristo davanti al Ministro o spostandosi di lato è risultato essere un provvedimento anodino, che non viene preso nella dovuta considerazione. E non solamente nelle celebrazioni solenni o in quelle con una partecipazione considerevole di fedeli; anche nelle piccole chiese, spesso non viene rispettato. Tra l’altro, con i satanisti e i confusi che ci sono in giro, anche una maggior attenzione del presbitero non porterebbe a grandi risultati. Anche i ministri che servono il sacerdote celebrante, occupati come sono a tenere la patena (dove ancora questa si usa) o a controllare la fila (è precipuamente questo che fanno ora), non possono prestare la dovuta attenzione acchè vengano osservate le prescrizioni in vigore, e soprattutto che l’Ostia venga deglutita. Occorre trovare un rimedio. Un rimedio –non la soluzione –può scaturire con il contributo dei laici, e precisamente dei laici appartenenti alle associazioni cattoliche. Le aggregazioni di fedeli quali i Terz’Ordini, le Confraternite o le Pie Unioni, ma anche l’Azione Cattolica o le Conferenze di San Vincenzo o le Associazioni private il cui atto costitutivo è stato approvato dall’autorità ecclesiastica, potrebbero inviare durante una Santa Messa due loro rappresentanti i quali, ponendosi ai lati destro e sinistro di chi distribuisce la Sacra Particola, STANDO A POCHI METRI da esso, dovrebbero verificare che l’Ostia venga deglutita (inserita in bocca e inghiottita. Potrebbe essere sufficiente che sia introdotta in bocca, vista la riluttanza e il rifiuto a compiere questo atto, quando chi stava per trafugare il Pane di vita è stato costretto a metterlo in bocca. Però chi ha intenti negativi inventa mille sotterfugi per porre in essere i propri propositi, pertanto sarebbe più opportuno che si verifichi l’avvenuta deglutizione).
Per inciso: NON E’ SUFFICIENTE CHE CONTROLLI SOLAMENTE UNA PERSONA DA UN LATO, se chi va a ricevere l’Eucarestia inghiotte l’Ostia. Si è notato che anche se c’è una persona che vigila vicino al presbitero, non è sicuro che la medesima riesca ad accertare bene cosa succede. D’altronde è capitato a tanti di noi di fermare più volte delle persone che a un altare (a un altare, quindi in uno spazio ristretto, figuriamoci negli spazi ampi) stavano trafugando un’Ostia consacrata, quindi organizzare un servizio vero e proprio in tal senso avrebbe una sua logica. La sovraesposta procedura è molto più semplice di come può apparire di primo acchito. Non bisogna però aggravare i parroci di lavoro, ragion per cui devono essere i laici cattolici a organizzare e regolamentare detto servizio. Perché ciò avvenga, è sufficiente che le Associazioni si uniscano in una Confederazione, la cui denominazione potrebbe essere Confederazione del Corpo di Cristo (il Corpo di Cristo è la Chiesa, paolinamente parlando. Ma è anche l’Ostia consacrata, pertanto vi sarebbe un doppio significato). A capo di questo Istituto vi dovrebbe essere un sacerdote nominato dal Santo Padre (come Vicario di colui che ha istituito l’Eucaristia, sarebbe moralmente giusto che fosse lui a nominarlo. Starebbe anche a indicare la sottomissione delle Associazioni al rappresentante di Cristo in terra).
Quanto ho proposto è un atto di amore a Gesù che non richiede alcun correttivo della legislazione vigente, bensì una integrazione (che non è apparentata con l’integralismo) della stessa, alla luce dei tratti fisionomici della società in cui viviamo. C’è chi consiglia di accentuare l’educazione al culto eucaristico, invece di pensare a tutelare il pane diventato Persona divina. Ovviamente una cosa non esclude l’altra. Però il fenomeno del trafugamento dell’Ostia consacrata e delle Sue profanazioni è talmente esteso, coinvolgendo anche categorie che volutamente rifiutano l’autorità di Cristo (non è realistico pensare di convertire i satanisti con della buona catechesi. Allora tanto vale fare come quelli che “si lavano le mani” di fronte a problemi per loro scomodi ma non insolvibili, affidando il problema alla Madonna. La Madonna si serve dei nostri corpi per l’edificazione del regno di Suo figlio. E ora il Corpo e il Sangue di suo figlio, offertoci per la nostra salvezza, è gravemente e grevemente oltraggiato, anche da chi forse non ha coscienza di quello che fa ovvero di quello che non fa: perché anche il non ossequio e non la non dovuta devozione sono un oltraggio. Di cui ognuno di noi dovrà rendere conto), che occorre intervenire con fatti decisi, fatti forti, fatti aggreganti. Si sa: viribus unitis.

Sorella Angela Musolesi

mercoledì 7 novembre 2007

Ancora sull'assoluzione dei Templari.
Intervista a mons. Pagano
Scagionato Clemente V:
non condannò i Templari
di Isabella Bossi Fedrigotti - 06/11/2007


Fonte: Corriere della Sera

Isabella Bossi Fedrigotti discute con monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio segreto vaticano, dei documenti medievali appena pubblicati nel volume Processus contra Templarios. Le carte recentemente ritrovate del processo svoltosi nel 1312 dimostrerebbero il tentativo di papa Clemente V di contrastare la persecuzione dei Templari messa in atto dal re di Francia
Filippo IV, che secondo Pagano fu il vero responsabile del processo e dello scioglimento dell’ordine.
Il papa concesse l’assoluzione dalle accuse di eresia e reintegrò i cavalieri nei sacramenti religiosi, ma non poté salvare l’ordine perché, con il trasferimento ad Avignone, il papato si trovò sotto la pesante tutela del re francese.

La pergamena che contiene la deposizione davanti ai teologi della Sorbona di Jacques de Molay, gran maestro dell’Ordine del Tempio, poi condannato al rogo, nel processo per eresia che gli era
stato intentato su istigazione di Filippo il Bello, deciso a mettere le mani sul ricco patrimonio dei Templari, porta la data dell’ottobre 1307. Esattamente settecento anni dopo, il Vaticano edita un volume che raccoglie la copia anastatica di tutti i documenti riguardanti l’antico e molto discusso processo, alcuni dei quali, come la pergamena di Chinon, ritrovati solo di recente (ritrovati non nel senso che fossero andati perduti, bensì catalogati in modo vago nell’Archivio segreto vaticano, tanto che per secoli sono rimasti separati e in ombra). Pergamena che testimonia senza ombra di dubbio che Clemente V, sia pure Papa avignonese e, per di più, di famiglia francese, cercò di contrastare il progetto assai poco cristiano del re di Francia, assolvendo l’Ordine dall’accusa di eresia e reintegrandolo nei sacramenti. «Absolutionis» si può leggere chiaramente in una delle ultime righe del manoscritto e, subito sotto, «reintegrantes ad Ecclesiam ».
Processus contra Templarios si chiama il grande volume, in veste preziosissima, di cuoio, di stoffa e pergamena, curato dagli officiali dell’Archivio segreto [...] per le quali stanno arrivando richieste di acquisto da tutto il mondo, da biblioteche e istituzioni ma anche da collezionisti privati, sceicchi arabi compresi. [...] Editore e mente dell’operazione, oltre che autore della prefazione, è monsignor Sergio Pagano, da dieci anni prefetto dell’Archivio segreto vaticano, ma già da trenta al lavoro lungo gli 85 chilometri di documenti che ne formano il corpus, conservati in quattro piani del palazzo apostolico oltre che nel bunker sotterraneo voluto da Paolo VI.

Della suggestiva coincidenza delle date tra questa pubblicazione e la deposizione dell’ultimo gran maestro dei Templari non vuole, tuttavia, sentire parlare.
«Vede, a noi non compete onorare centenari dei Templari, a noi importa soltanto lo studio della storia. Non c’era nessuna intenzione di celebrare quell’Ordine, così come qualsiasi altro. È un lavoro scientifico, il nostro, non di propaganda. Ovviamente c’è anche un interesse economico perché abbiamo bisogno di fondi non indifferenti per mantenere, curare, restaurare, studiare i documenti più deteriorati dell’Archivio ».

Pensa che ristabilire la verità storica sul processo e la fine dei Templari possa fermare l’onda lunga dei Dan Brown e di tutti coloro che romanzano e hanno romanzato intorno a questo o altri temi in qualche modo connessi con la Chiesa e la religione?
«Neanche per sogno. Non servirà a fermare niente. Forse che non si continua a credere fermamente in maghi e streghe? La gente sembra abbia bisogno di immaginare misteri e dietrologie. E dunque continueranno a fiorire leggende intorno a fatti e personaggi».

Ma perché proprio intorno all’Ordine del Tempio è stato ricamato così tanto?
«Penso che la leggenda sia nata posteriormente, attorno al XVI secolo, quando si diffuse quella del Graal, con la quale si intrecciò. Come dimostrano i documenti, il processo fu, infatti, pubblico
e niente affatto misterioso e i supposti misfatti di cui erano accusati i cavalieri, come i riti di iniziazione sodomiti, vennero confutati. Quanto all’altra grande accusa, lo sputo sulla croce, era una pratica prevista ai tempi delle Crociate, e a chi veniva catturato dai saraceni il gesto di abiura era permesso purché esteriore e non fatto con il cuore, ore, non corde (parole senza convincimento, ndr)».

Però le ricchezze dell’Ordine erano reali.
«Certamente, altrimenti Filippo il Bello, alla frenetica ricerca di fondi per la guerra contro l’Inghilterra, non avrebbe avuto motivo di mettere in piedi il processo. Probabile che la cassa dei Templari sia cresciuta su beni di famiglia dei cavalieri, su donazioni, forse anche spoliazioni, nonché sulla sua buona amministrazione ».

Nella lotta tra re e papato quale, in un certo senso, fu il processo, come mai alla fine il re ebbe comunque la meglio, tanto che l’Ordine, decapitato del suo stato maggiore e privato dei suoi mezzi, decadde?
«Non bisogna dimenticare che Clemente V non stava a Roma, bensì ad Avignone, non prigioniero ma comunque in stato di soggezione. E può anche essere che temesse il male maggiore, cioè uno scisma. Quanto alla decadenza dei Templari, chi mai poteva esser ancora interessato a fare parte di un Ordine squattrinato e, quel che faceva più paura, in odore di eresia? [...]

In questo archivio ci sono altri documenti che potrebbero appassionare non soltanto gli storici.
«Sono innumerevoli. Abbiamo, per esempio, scritti riguardanti Federico Barbarossa o Federico II, e abbiamo le lettere di Lucrezia Borgia».

Anche materiale riguardante Pio XII e il suo rapporto con il regime nazista?
«Certamente. Solo che è ancora materiale “chiuso”. Finora sono consultabili i documenti che arrivano fino al 1939. Trattandosi di un papato assai lungo, le carte da riordinare e catalogare sono numerosissime. Una volta terminato il lavoro di preparazione, toccherà poi al Papa decretarne l’apertura».

Chi ha accesso a questo Archivio?
«Chiunque ne abbia il titolo scientifico. Non curiosi, ma studiosi, di tutto il mondo. [...]

lunedì 5 novembre 2007


E' MORTO DON BENZI
PER NON DIMENTICARLO, RIPASSIAMO LA SUA LEZIONE

dal sito de il Timone 2-11-2007


“Un infaticabile apostolo della carità”. Così l’ha definito papa Benedetto XVI nel messaggio di cordoglio inviato per la morte di Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII. Don Benzi lo abbiamo più volte visto in tv per i suoi interventi per liberare le prostitute – soprattutto africane ed est europee – dalla schiavitù. Ma è stato molto di più. Proprio la sera del 31 ottobre aveva organizzato in una discoteca di Rimini una contro-festa di Halloween insieme al vescovo di San Marino, monsignor Luigi Negri, per incontrare i giovani e sfidarli sul senso della loro esistenza. Molte testimonianze commoventi si potranno leggere sui giornali da domani, e anche sul sito della sua associazione, ma un pensiero vorremmo intanto rivolgere a tutti quei politici – di destra e di sinistra – che fin dalle prime ore dopo la morte hanno fatto a gara per eprimere il loro cordoglio. Giusto, doveroso e degno di rispetto l’omaggio a quest’uomo da qualunque parte esso provenga, ma perché parlare a sproposito e coprire con parole piene di miele la propria ostilità a ciò che don Benzi era e rappresentava? Abbiamo letto di “una lezione alla politica”, “testimonianza su cui riflettere”, “un insegnamento da non dimenticare”. E allora forse è il caso di ricordare quell’insegnamento citando alcuni pensieri espressi da don Benzi:
Sul caso Welby e l'eutanasia: "Interessava troppo ai politici. Avrei voluto dire alla moglie che non era troncando la vita, ma dando spazio alla vita che si poteva superare la sofferenza. Questo sarebbe stato il bello e una svolta nella storia. Ma non è potuto accadere, interessava troppo ai politici". "Ho mandato un messaggio a Piergiorgio in cui gli ho detto: 'vedrai quanto è bella la vita. Chiunque soffre dà la possibilità all'uomo di ritrovare se stesso, di non ignorare l'altro, di ricomporre un'unità profonda. Non è la malattia che fa star male ma è l'abbandono che vien fatto della persona malata che lo fa soffrire’".
La nostra società e la vita: "E’ una società vecchia, cioè una società di vecchi capaci solo di spegnere le realtà più belle create da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignità della donna, la libertà dello spirito, l'amore di Dio e del prossimo". La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale era per don Benzi "il primo dei grandi appuntamenti che Cristo sta dando a tutti i cristiani e soprattutto alle comunità e movimenti riconosciuti dalla Chiesa: la lotta per difendere la donna a non abortire, la lotta per garantire un'assistenza dignitosa ai malati terminali, la lotta per il riconoscimento della vera famiglia, la lotta per vincere la droga, l'impegno per accogliere veramente gli immigrati a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere gli zingari a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere i carcerati e per superare le carceri, l'impegno per non essere impiegati della carità ma innamorati di Cristo, l'impegno per essere popolo, la lotta per la liberazione dalla schiavitù della prostituzione".
Al Family Day: “Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza”.
Sulla prostituzione: “Se non ci fosse la domanda, non ci sarebbe l’offerta. Se gli italiani non chiedessero prestazioni sessuali a pagamento, non ci sarebbe la tratta delle donne che vengono schiavizzate e forzate, da criminali singoli o associati, a dare le prestazioni sessuali richieste. Questa ingente quantità di persone colpite dalla schiavitù, dalla disoccupazione, dalla fame, dalla guerra, sono le vittime di una società disumana, di una società in cui l'uomo è una "cosa" accanto alle altre”.
Grazie don Benzi.
Non ti dimenticheremo mai. E Tu, con la rinnovata forza che hai acquisito con la vita in Cristo, stacci ancora vicino! --- gb

martedì 30 ottobre 2007

O Divino Spirito...
E' bello sapere che non siamo mai soli.


tratto dal sito www.infuocatiperdio.org//it/

C'è una preghiera, formulata da papa Giovanni XXIII all'atto di indire il Concilio, che è rimasta nel cuore di quanti si riconoscono oggi in quel vasto movimento di spiritualità che è il Rinnovamento Carismatico Cattolico. Questa preghiera diceva cosi:

"O Divino Spirito... rinnova nella nostra epoca i prodigi come di una novella Pentecoste".

E lo Spirito non ha tardato a rispondere. A poco meno di un anno dalla conclusione dei lavori conciliari, questo "fermento", questa "nuova Pentecoste" comincia a divampare nella Chiesa: dapprima è un piccolo gruppo di studenti e professori di un università cattolica americana, a Pittsburgh (Pennsylvania), che vivono nei nostri tempi le stesse manifestazioni mistiche e carismatiche sperimentate nel Cenacolo, poi man mano, a macchia d'olio, il fenomeno si espande rapidamente coinvolgendo milioni e milioni di Cattolici in tutto il mondo. Ma non è solo una questione di espansione numerica. La cosa che più convince sono i frutti spirituali che si possono cogliere indistintamente in persone così diverse per età, cultura, estrazione sociale: primo fra tutti è l'esperienza "viva e tangibile" che tutti si trovano a fare della Persona dello Spirito Santo, che viene riscoperto come Realtà presente e operante, come Principio informatore (cioè che dà forma) di tutta la propria vita;ne consegue la scoperta e l'esercizio concreto dei carismi e doni spirituali (ricevuti già nel battesimo e nella cresima, ma rimasti spesso inoperosi nell'anima); doni che - nell'amore e nel discernimento comunitario - vengono messi a servizio del bene comune; e questo comporta a sua volta una nuova visione della Chiesa stessa, vista ancor più come Corpo mistico, nel quale ogni membro è chiamato a svolgere attivamente il suo ruolo e dove attingere in modo più consapevole l'immensa ricchezza carismatica e sacramentale.

Alcuni chiarimenti

Talvolta alcuni carismi possono colpire per il loro carattere "straordinario", come spesso avviene per il dono delle lingue, della loro interpretazione, della profezia, della liberazione, della guarigione, della parola di conoscenza, del riposo nello Spirito (e magari può venire la tentazione di negarne la validità e di soffocarne l'esercizio); ma in realtà questo dipende dal nostro modo umano di vedere le cose, perché, essendo lo Spirito ad operare - attraverso la Chiesa, Corpo mistico di Gesù - tutto in Lui è straordinario e tutto, in un certo senso, non lo è. E' chiaro che tutto questo troverà la sua verifica dalla presenza o meno di un clima di vera ecclesialità, di confronto e discernimento comunitario, nonché di equilibrio personale. Inoltre il termine stesso di "movimento", usato per definire il Rinnovamento Carismatico Cattolico, deve essere inteso come "soffio dello Spirito", che continuamente rinnova e plasma la sua Chiesa, e non come struttura (sebbene spirituale) che miri unicamente alla sua stessa costruzione e al suo accrescimento. Il Rinnovamento è stato piuttosto suscitato per ricordare a tutta la Chiesa: "Tu sei carismatica. Tutti i tuoi figli lo sono, dal più grande al più piccolo. E tutti i carismi sono necessari all'edificazione di questo Corpo perché il Signore non fa mai niente di inutile".

Un ulteriore chiarimento va dato a proposito dell'esperienza della persona dello Spirito Santo che ciascuno degli aderenti al R.C. è aiutato a fare e che viene chiamata "effusione dello Spirito" (o anche "battesimo nello Spirito"); esperienza che, come più volte precisato, non si pone in nessun modo come un nuovo sacramento, ma come riscoperta - viva, immediata, esperienziale appunto - di quel sigillo dello Spirito che ci è stato impresso nel battesimo e nella cresima.



Il 31 ottobre (mercoledì) Tempio a Piacenza aperto a tutti: benedizione, agape, meditazione, rito della Luce e preghiera.
Ore 24 Celebrazione Eucaristica


Per partecipare chiedi informazioni a:

templaritaliani@gmail.com




No Halloween!!

Che cosa c'è di buono? NULLA!!!

Ecco alcuni motivi per evitarlo.

1. Glorifica a Satana (Sacrifici nella notte di Halloween). Non vogliamo che i nostri figli glorifichino la morte e ogni simbolo satanico, e incosciamente comunichino con gli spiriti Lev. 20:6 "Se qualche persona si rivolge agli spiriti e agli indovini per prostituirsi andando dietro a loro, io volgerò la mia faccia contro quella persona, e la toglierò via dal mezzo del suo popolo".

2. Può essere occasione di caduta per altri

3. Invoca a Satana. Basti vedere la simbologia usata in questa festa:
Lampade dentro le teste: rappresentano immagini demoniache.
Mezza Luna: rappresenta la magia.
Zucche e Mele: per avere fortuna. Una versione vecchia dell'enciclopedia World Book dice:L'apparente innocuità della lanterna di zucca illuminata è un simbolo antico di un'anima maledetta".
Pipistrelli e civette: Associate alla credenza di comunicazione con i morti.
Fantasmi e folletti: Messaggeri privilegiati "speciali" per transitare tra i pagani.
Gatto nero: Reincarnazione dei morti malvagi.
Pentagramma con un cerchio: Simbolo di protezione.
Scope. Esercitano l'energia liberata.
Scheletri: abbondano tra la notte e le tenebre di HalloweenAttenti, dietro a questa pseudo festa di Halloween c'è un grande inganno!Come cattolici e cristiani non prendiamo alla leggera mode che danneggiano il nostro spirito di fede!

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RICORDA: 1 novembre Solennità Liturgica di TUTTI I SANTI di Santa Romana Chiesa.

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Salviamo le nostre radici,
boicottiamo Halloween

di Franco Cardini

Famiglie ed educatori imparino a decodificarlo per capire quanto sia necessario combatterlo. E' un aspetto in apparenza ridicolo, in realtà tragico, di un atteggiamento profondamente anticattolico.
Ho un invito, anzi una raccomandazione urgente da fare a tutti: specialmente alle famiglie, agli insegnanti, agli animatori sociali, agli esercenti. Boicottate l'Halloween. Fatelo subito, adesso: e organizzatevi in modo che questa vergogna sia spazzata dalle nostre abitudini. Prima che qualcuno possa dire che si tratta di una «tradizione». Oggi si parla molto d'identità: e c'è chi ritiene che la propria identità si tuteli combattendo quelle altrui. Ad esempio, l'apertura di una nuova moschea potrebbe mettere in pregiudizio le chiese cattoliche. Non si vede proprio perché: chi sa che cos'è una chiesa ed è abituato a frequentarla guarderà con tutto il dovuto rispetto a qualunque luogo di culto non-cattolico, ma non proverà alcuna attrazione religiosa verso di esso. Le tradizioni vengono minacciate solo dal loro interno: vale a dire dalla loro mancanza di forza interiore. E dalla confusione. Ecco perché bisogna capire che l'indecorosa mascherata di diavoli, fantasmi, streghe, vampiri e zoombies che da qualche anno popola l'inizio di novembre un po' in tutto il cosiddetto «Occidente», e non solo, non è soltanto un piccolo Carnevale di cattivo gusto. E' un vero e proprio attentato alla nostra identità profonda, al senso di solidarietà tra noi e quanti ci hanno preceduto in questa vita, alle nostre tradizioni. Halloween è un ritorno ateizzato e in prospettiva demonizzato a consuetudini pagane che il cristianesimo aveva non solo vinto, ma anche già accolto per quel che esse avevano di positivo. Halloween è un aspetto in apparenza ridicolo, in realtà tragico, dell'apostasia anticattolica dei giorni nostri. Impariamo a decodificarlo per capire quanto sia necessario combatterlo. Le feste dedicate ai defunti e agli antenati, quindi alla fecondità garantita da chi ha già affrontato il ciclo naturale della morte e della rinascita, sono comuni a molti sistemi etnoreligiosi. E, nelle «feste dei morti». È abbastanza comune che essi rechino anche dei doni ai vivi: il morto appartiene all'immaginario dell'eterno ciclo naturale del nascere e dello spengersi, del letargo e del rifiorire della natura. Nella nostra Europa, le culture celtiche usavano distinguere fanno in tre grandi stagioni di quattro mesi lunari ciascuna: all'inizio di una di esse, quella autunno-invernale, c'era la festa del Samain, dedicata ai morti e principalmente agli antenati. Tale festa pagana si era mantenuta nelle aree di più profonda tradizione celtica (la Francia e in particolare la Bretagna, la Galizia, l'Irlanda, la Scozia, il Galles) e tracce di essa, caratterizzata da certe usanze sacrificali, erano ancora evidenti nell'XI secolo. Spettò ai benedettini dell'abbazia di Cluny in Borgogna avviare un'iniziativa - fondata sul principio dell'acculturazione, cioè dell'accoglimento formale di una tradizione e della metabolizzazione del suo significato - in forza della quale l'antica festa celtica degli antenati divenne il giorno memoriale dei Santi e quindi dei Morti, con tutto il corredo di preghiere e di suffragi. Ma nei paesi nei quali, durante il Cinquecento, trionfò la Riforma, la ricorrenza dei Santi e dei Morti fu naturalmente abolita. Col risultato che la sua celebrazione tornò, nelle aree rurali del vecchio mondo celtico, a un folklore dell'Aldilà privo di sacralizzazione ed esposto quindi ai rischi di cadere nella superstizione e nella stregoneria.Gli inglesi e gli scozzesi emigrati nel Nuovo mondo ve la radicarono fra Otto e Novecento. Poi, al contrario con la degenerazione romantico-macabra del gusto e della letteratura, la «festa dei Morti» di ancestrale tradizione celtica, perduta la sua giustificazione cristiana, si trasformò in una specie di celebrazione del convegno dei defunti con streghe e demoni (dimenticando tra l'altro che "Halloween" in inglese vuol dire "vigilia di Ognissanti") . Questo gusto, questa specie di pseudotradizione pagano-ateistico-satanista, dall'America è tornata a invadere l'Europa, sotto l'alibi dell'ingenua usanza dei giochi e degli scherzi infantili: una specie di Epifania e di Carnevale entrambi fuori stagione. Non è così. E' un'usanza che cancella le care tradizioni di memoria e di raccoglimento attorno al ricordo dei nostri cari che non sono più di questo mondo e mina alle radici il principio cristiano della comunione dei Santi, vale a dire del rapporto e della solidarietà di tutti i fedeli in grazia di Dio, viventi o defunti che siano. Quello della festività di Ognissanti e della celebrazione deidefunti è un territorio spirituale da riconquistare e da difendere contro l'inquinamento di una pseudotradizione al tempo stesso consumistica e anticattolica. Educatori e famiglie debbono mobilitarsi contro questa diseducazione del buon gusto, contro questa profanazione del mistero della morte e della vita dopo la morte, che davvero rischia di tagliare le nostre radici profonde. Dove sono, a difenderci da questi pericoli, i paladini indefessi della Padania c dell'Europa «cristiane», temi tanto utili in periodo elettorale?Padre Amorth:
«Così si osanna il male»«Penso che la società italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, fuso della ragione e sia sempre più malata. Festeggiare la festa di Halloween è rendere un osanna al diavolo. II quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi». La condanna è dell'esorcista della Santa Sede, già presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth. I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l'esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. «Mi dispiace moltissimo che l'Italia, come il resto d'Europa, si stia allontanando da Gesù il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana», dice 1' esorcista secondo il quale «la festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non è più peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, libertà o piacere personale». «L'uomo - conclude padre Amorth - è diventato il dio di se stesso, esattamente ciò che vuole il demonio». E ricorda che intanto, in molte città italiane, sono state organizzate le «feste della luce», una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini...

tratto dal sito JesuMary

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Padre Gabriele Amorth su HALLOWEEN


''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''.

La condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.

lunedì 29 ottobre 2007

SPAGNA, LA FESTA DEI MARTIRI

Domenica 28 ottobre Roma ha ospitato il rito per la beatificazione di 498 martiri della guerra civile spagnola. Al rito – che si è tenuto in piazza San Pietro – hanno assistito migliaia di fedeli. Dalla Spagna sono arrivate decine di migliaia di persone. Erano presenti quasi tutti i vescovi iberici. Ha assistito alla alla cerimonia anche una delegazione del governo, guidata dal ministro degli esteri Miguel Ángel Moratinos. Un'occasione per ricordare una delle più feroci persecuzioni contro i cattolici.
Ancora una volta la Chiesa - attraverso i suoi Beati e Santi - ci ha offerto le "armi" ed i mezzi per rtestare in Cristo, con Cristo ed in Cristo.
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Spagna, i martiri della memoria
di Michela Coricelli - tratto dal sito del TIMONE

Il più giovane – Pedro Tomás – aveva solo 16 anni. Uomini, donne, seminaristi, vescovi, suore. Furono fucilati, condannati a morte in una manciata di secondi, molti vennero torturati. Nomi e storie differenti legate da un tratto comune: morirono per la fede durante l’esplosione delle violenze anticlericali nella Spagna degli anni Trenta. Domenica Roma ospiterà la beatificazione di 498 martiri. Al rito – che si terrà in piazza San Pietro – assisteranno migliaia di fedeli. Dalla Spagna arriveranno oltre 30.000 persone. Ci saranno quasi tutti i vescovi iberici, a cominciare dal presidente della Conferenza episcopale, monsignor Ricardo Blázquez: oggi si recheranno in uno speciale pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo fuori le Mura. Assisterà alla cerimonia anche una delegazione del governo di José Luis Rodriguez Zapatero, guidata dal ministro degli esteri Miguel Ángel Moratinos. Sarà una 'festa' della fede, hanno ribadito in più occasioni i vescovi spagnoli, evitando la tradizionale definizione di 'martiri della Guerra civile'. Non è la prima volta che la Spagna ricorda le vittime cattoliche di quell’epoca buia e dolorosa: in 11 diverse cerimonie ne sono già state beatificate 479. Centinaia di casi attendono ancora il loro riconoscimento. Eppure, nonostante gli sforzi della Conferenza per svincolare dall’attualità del paese iberico una cerimonia che si prepara da anni, c’è chi vuole interpretarla come una sorta di risposta della Chiesa spagnola alla polemica legge della «memoria storica», che verrà approvata proprio il 31 ottobre. Una concomitanza temporale che fa discutere. Ma «se c’è una coincidenza, è quella della legge con le beatificazioni e non il contrario», ha detto il cardinale Carlos Amigo Vallejo, arcivescovo di Siviglia. Le cause di beatificazione sono in corso da 12 anni, al di là delle contingenze della vita politica spagnola. E «nella Chiesa – ha ricordato il cardinale – non ci sono fazioni politiche. Può darsi che uno la pensi in un modo e suo fratello in un altro, ma il fine per cui credono e lottano è lo stesso: la vita coerente e cristiana». Fu proprio quello che fecero i 498 uomini e donne trucidati nel 1934, nel 1936 e nel 1937, vittime dell’«odio verso la religione». Il primo agghiacciante precedente fu la rivoluzione di ottobre nelle Asturie (1934). Ma è nell’estate del 1936 – dopo il golpe militare di Francisco Franco – che nella zona repubblicana (la zona 'rossa') esplode l’ondata di persecuzioni. È difficile parlare di cifre esatte: secondo alcune fonti le vittime per ragioni di fede furono 7.000, ma c’è chi parla di 10.000 morti. L’elenco comprende 13 vescovi, oltre 4.000 parroci e seminaristi, più di 2.300 religiosi e 283 suore. In molte città e nei paesini dove el alzamiento di Franco fallisce, i parroci sono fra le prime vittime. In Spagna bruciavano le chiese: in un solo giorno – il 20 luglio – furono date alle fiamme 50 parrocchie. I miliziani facevano irruzione nei conventi e nei seminari, portavano via nei camion persone 'colpevoli' di portare una tonaca o un velo, profanavano tombe di sacerdoti e monache. La violenza anticlericale di quegli anni è stata analizzata in profondità dagli storici. Ma in Spagna, ogni volta che si parla dei martiri degli anni Trenta, c’è chi reclama dalla Chiesa un esplicito mea culpa per il rapporto mantenuto per decenni con il regime di Franco. In realtà, come ricordava lo storico Vicente Cárcel Ortí, l’atteggiamento della Chiesa spagnola cambiò con il Concilio Vaticano II. Già negli anni Sessanta si alzarono le prime voci critiche contro la violazione dei diritti umani e la politica sociale di Franco. Nel 1971 si celebrò la famosa Assemblea congiunta dei vescovi e dei sacerdoti in cui si parlò di un esame di coscienza su alcune forme di connivenza con Franco, e nel 1973 – pur senza formulare una condanna del franchismo – i vescovi presero le distanze dal regime nel documento Chiesa e Comunità politica. Ma attenzione, avvertono gli esperti: non è possibile comprendere la storia di quegli anni senza considerare le migliaia di morti della persecuzione religiosa. Sono passati oltre sette decenni, ma nessuno dimentica le violenze di quegli anni, da una parte o dall’altra. I protagonisti di quella storia sono molto anziani o sono già morti, ma ci sono i figli e poi i nipoti. Tanta gente non ha ancora una tomba su cui piangere i propri cari. I processi di riconciliazione di un Paese spaccato dalla guerra civile sono sempre difficilissimi. La Transizione spagnola sembrava aver superato le difficoltà, guardando al futuro con moderazione e con ottimismo. Oggi, però, le polemiche ritornano a galla come se si trattasse di temi di attualità. Per il governo la legge della «memoria storica» – che cancellerà da tutte le strade e luoghi pubblici gli ultimi simboli del franchismo – servirà a riabilitare la memoria delle vittime. Teoricamente, dei due fronti. Ma l’opposizione accusa Zapatero di riaprire vecchie ferite, mentre analisti di differenti sensibilità (alcuni vicini al socialismo spagnolo) hanno criticato il progetto, ricordando i rischi della politicizzazione della storia. La memoria – sottolineano – è una questione umana, personale, a volte familiare. Non si può imporre né modificare con una legge.
Carisma del Papa, le paure del Corriere
da Il Timone

Sulla prima pagina del Corriere della Sera di venerdì 26 ottobre 2007, Sergio Romano si chiede nell'editoriale ("Il carisma e le paure") il motivo della crescente popolarità di Benedetto XVI, tanto più evidente quando si consideri che è "molto meno esuberante e carismatico del suo predecessore"... Con Romano su una cosa possiamo concordare: l'uomo moderno, occidentale, è confuso e smarrito. Ma lo è proprio perché i laici - ma sarebbe meglio dire laicisti - hanno difeso i loro (dis) valori così bene da averli imposti a tutta la società occidentale. Tanto per citare le cose elencate da Romano: fecondazione artificiale, eutanasia, unioni di fatto e legami omosessuali, catastrofismo ambientalista. Il problema dei laici non sta dunque nel non saper difendere i propri valori, ma è proprio nei valori che propugnano. Quando si sceglie il relativismo come valore fondamentale, l'esito è inevitabilmente il nichilismo, il dubbio, lo scetticismo. E quindi confusione, tensione, violenza, distruzione.

venerdì 26 ottobre 2007

Si è tenuta a Roma, venerdì 26 ottobre
un'iniziativa importante di Identità Europea


Vaticano, pubblicata la pergamena di Chinon sull'assoluzione ai Templari

Il 'Processus contra Templarios' è la riproduzione fedelissima di quattro pergamene dove sono annotati 38 verbali di interrogatori ai monaci-guerrieri.
Mons. Pagano: ''Non ha alcuna volontà celebrativa e tantomeno riabilitativa'' dell’Ordine del Tempio.


Roma, 25 ott.(Adnkronos/Adnkronos Cultura)

Non si tratta di una scoperta. Così il prefetto dell’Archivio segreto del Vaticano, monsignor Sergio Pagano, ha esordito presentando il volume “Processus contra Templarios”, sgomberando il campo da alcune imprecisioni apparse sulla stampa degli ultimi giorni. ''È il terzo numero di una collana che si chiama ‘Exemplaria Praetiosa’ – ha precisato - inaugurata nel 2000'' e che prosegue oggi con una pubblicazione che non ha ''alcuna volontà celebrativa e tantomeno riabilitativa'' dell’Ordine del Tempio. È inoltre “del tutto accidentale” il fatto che, proprio quest’anno, ricorra il settimo centenario dall’inizio del processo ai templari. La pubblicazione racchiude al suo interno la riproduzione fedelissima di quattro pergamene, la cui lunghezza complessiva somma 5 metri e mezzo e in cui sono stati annotati 38 verbali di interrogatori. I primi tre documenti si riferiscono all’inchiesta pontificia sull’Ordine dei templari tenutasi a Poitiers e costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di cinque rotoli membranacei. La quarta pergamena rappresenta il documento più importante e intorno al quale si concentra l’interesse degli studiosi e degli appassionati della vicenda. Essa è stata rinventuta solo nel 2001 ed è l’atto originale di assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari del Papa Clemente V al Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay e agli alti dignitari templari rinchiusi nel castello di Chinon, da cui prende nome la pergamena. Il documento in questione, in realtà, era già stato censito nei cataloghi una prima volta nel 1628 e successivamente nel 1912. Tuttavia solo sei anni fa è riapparso fisicamente, grazie alle ricerche di Barbara Frale, officiale dell’Archivio segreto Vaticano. “La grande cosa – ha detto l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi - è la pubblicazione definitiva di questi documentii, sarebbe un film stupendo, ne ho anche parlato con De Laurentis che ha manifestato un interesse di massima. E' un dramma di proporzioni epocali, quasi apocalittiche, con una conclusione di una drammaticità smisurata e un duello all’ultimo colpo e all’ultimo inganno tra un re e un pontefice francesi”. Il processo ai Templari si svolse infatti per la quasi totalità nel periodo della “cattività avignonese” che vide, dopo gli scontri tra il papato e la monarchia francese, l’arcivescovo di Bordeaux, Bertrand De Got, salire al soglio pontificio con il nome di Clemente V e spostare la sede papale da Roma ad Avignone: era il 1309. Cinque anni dopo, il 18 marzo 1314, “moriva sul rogo Jaques de Molay, l’ultimo Grande Maestro dell’Ordine del Tempio – ha ricordato Barbara Frale - con una condanna per eresia, benché fosse stato precedentemente assolto dall’autorità pontifica. Un cronista dell’epoca riportò la versione secondo la quale prima di morire avrebbe chiamato il re di Francia e il papa Clemente V davanti al tribunale di Dio”. Proprio da questo episodio sarebbe nata “l‘infinità di leggende” sulla vicenda dei templari, favorite anche dalla “grande perdita di documenti di un processo durato sette anni - ha osservato la Frale - che è stato inoltre un enorme intrigo internazionale in cui si scontrarono l’autorità della Chiesa e quella del sovrano di Francia e di altri sovrani laici desiderosi di smantellare l’Ordine del Tempio, oramai una specie di fossile del tempo delle crociate”. Contrariamente agli scrittori di fantasia “gli storici hanno giocato al ribasso, negando le colpe dei templari”. La verità, come sempre, sta nel mezzo e proprio l’ammissione delle proprie responsabilità di fronte al papa e il contestuale pentimento degli alti dignitari dell’ordine determinò la loro assoluzione, documentata nella Pergamena di Chinon. “E' questo il contenuto della pergamena ed è veramente sorprendente che sia stata sempre custodita fin dai tempi di Clemente V nell’archivio pontificio e censita già nel 1628 e più tardi in un dettagliato catalogo del 1912”, pur passando inosservata agli studiosi. Forse essi sono stati “depistati” da una serie di eventi, tra i quali la Frale cita gli autorevoli studi di Scottmuller, “che non riconobbero la reale importanza di quell’inchiesta, scambiandola per un’inchiesta diocesana tra le tante celebrate in Francia”. La Frale invece, è stata insospettita dalla presenza tra i giudici di Berenger Fredol, nipote e braccio destro del papa e “l’uomo più importante del collegio dei Cardinali”. L’intervento di una tale autorità non poteva essere che giustificato dall’importanza della circostanza, che coinvolgeva i Capi dell'Ordina e sarebbe termionata con la loro assoluzione. Dalla vicenda emerge anche una nuova figura di Clemente V, solitamente visto come il “cappellano di Filippo il Bello”. “L’Ordine del Tempio è un pezzo della Chiesa di Roma. Il papa che non poteva acconsentire che venisse distrutto per sottrargli beni da utilizzatre in una guerra contro un altro sovrano cattolico re di Inghilterra era impossibile. Clemente V ha subito il processo contro l'Ordine dei templari, che che in realtà fu sacrificato per evitare l’apertura di uno scisma che avrebbe portato alla formazione della Chiesa di Francia”.

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Pubblicato il volume del “Processus Contra Templarios”
Svelate le manovre del re di Francia per impossessarsi del denaro dei Templari

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 25 ottobre 2007 (ZENIT.org).

Questo giovedì con una conferenza stampa tenutasi all’interno del Vaticano, nella Sala Vecchia del Sinodo, è stato presentato in anteprima mondiale il Processus Contra Templarios, una inedita ed esclusiva edizione degli atti integrali dell'antico processo ai Templari.Il pregiato volume, pubblicato in edizione rigorosamente limitata a 799 esemplari e al prezzo di 5.900 Euro, è stato curato dagli Officiali dell'Archivio Pontificio e contiene la riproduzione fedele degli originali pergamenacei conservati nell'Archivio Segreto Vaticano. L'opera, distribuita dalla Società Scrinium di Mestre, si inserisce nella collana degli Exemplaria Praetiosa, che raccoglie i fac-simili di pregio di documenti antichi e preziosi, il cui ricavato delle vendite è destinato in parte al restauro della documentazione danneggiata che si trova conservata nell'Archivio Segreto Vaticano. La pubblicazione ha suscitato un interesse a carattere mondiale dovuto soprattutto al fatto che la storia Cavalieri del Tempio, nati nel 1119 per proteggere i pellegrini e la Terra Santa, è stata sempre al centro di leggende, dicerie, morbosità varie. Il valore principale della pubblicazione, oltre alla perfetta riproduzione dei documenti originali del processo, sta nei testi critici che accompagnano il volume e che spiegano come e perché il Pontefice Clemente V (1305-1314) assolse i Templari dall’accusa di eresia, sospese l’Ordine senza scioglierlo, reintegrando gli alti dignitari Templari e l’Ordine stesso nella comunione e nei sacramenti della Chiesa. Pur essendo il pontificato ad Avignone, il Pontefice Clemente V ebbe il coraggio e la capacità di opporsi alle pressioni e al rischio di scisma del re Filippo IV di Francia (più noto come Filippo il Bello) che regnò dal 1285 fino al 1314.Per finanziare una dispendiosissima guerra contro l’Inghilterra, Filippo IV pensò bene di impossessarsi delle sostanze dei Templari e per questo mise in atto una strategia di discredito accusando di eresia i cavalieri dell’Ordine.Forte di un notevole impianto accusatorio sostenuto dall’inquisitore di Francia e dai teologi della Sorbona, utilizzando anche il ricorso alla tortura nei confronti dei Templari arrestati, Filippo IV ottenne numerose ammissioni di colpevolezza. In esse si raccontava di riti iniziatici di accoglienza nell’ordine, fra cui la prassi del rinnegamento di Cristo e dello sputo sulla croce, estorta dai frati “anziani” ai novizi per saggiarne lo spirito di abnegazione e di totale sottomissione ai superiori, oltre a pratiche idolatriche e ad altri atti scandalosi. Tuttavia il Pontefice Clemente V non si lasciò convincere sulla colpevolezza dei Templari. I documenti (208, 209 e 210) riprodotti nel volume Processus contra Templarios riportano dell’inchiesta pontificia sull’Ordine dei Templari tenutasi a Poitiers e costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di 5 rotoli contenenti le confessioni di 72 Templari interrogati da Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308. Convintosi dell’infondatezza delle accuse di eresia, il 14 agosto 1308, dopo aver ingannato le spie di Filippo il Bello, il Papa inviò segretamente tre Cardinali alla volta di Chinon, con l’incarico di tenere in suo nome quell’inchiesta pontificia sui dignitari del Tempio che il Re di Francia aveva impedito. I commissari, interrogati i Templari esortarono questi a fare ammenda per i loro errori mediante una richiesta di perdono alla Chiesa, per poi assolvere i penitenti in nome di Clemente V, reintegrandoli nei sacramenti ecclesiastici. La prova di questa storia sta in una quarta pergamena (217) riprodotta nel volume, che è l’atto originale dell’assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari di Clemente V al gran maestro del tempio, Jacques de Molay e agli altri dignitari templari nel castello di Chinon dove Filippo IV li aveva illecitamente reclusi.Dai documenti emerge che il Pontefice Clemente V avesse l’intenzione di salvare l’Ordine dei Templari dandogli un ruolo nuovo, dopo averne riformato i costumi e la disciplina, ma il Papa dopo mesi di estenuanti battaglie politiche con il Re, per evitare un eventuale scisma della Chiesa di Francia, non potè portare a termine il suo disegno. Così i Templari screditati e indeboliti dagli arresti, privati dell’antico ideale cavalleresco, conobbero un lento e inesorabile declino, anche a causa della dispersione dei loro beni e della condanna a morte del Gran Maestro Jacques de Molay e degli altri dignitari del Tempio.

LA FEDE DEI TEMPLARI

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una, santa, cattolica, e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

giovedì 25 ottobre 2007

Blasone Santo Padre Benedetto XVI

IL SANTO PADRE SULLA POVERTA'

"l'enorme disparità esitente tra ricchi e poveri rappresenta un'offesa alla dignità umana"

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 17 ottobre 2007 (ZENIT.org)

Nella Giornata mondiale del rifiuto della miseria, mercoledì, 17 ottobre 2007 - Unendosi alla Giornata mondiale del rifiuto della miseria, Benedetto XVI ha denunciato che l’enorme disparità esistente tra ricchi e poveri rappresenta un’offesa alla dignità umana.“Quante popolazioni vivono ancora in condizioni di estrema povertà!”, ha esclamato il Pontefice al termine dell’udienza generale di questo mercoledì, alla quale hanno partecipato circa 50.000 persone.“La disparità tra ricchi e poveri s'è fatta più evidente e inquietante, anche all’interno delle nazioni economicamente più avanzate”, ha indicato.“Questa situazione preoccupante s'impone alla coscienza dell'umanità – ha aggiunto –, poiché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offendere la dignità dell’essere umano e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale”. Il Papa ha incoraggiato “a moltiplicare gli sforzi per eliminare le cause della povertà e le tragiche conseguenze che ne derivano”.La Giornata mondiale del rifiuto della miseria è stata creata su iniziativa di padre Joseph Wresinski (1917-1988), fondatore del movimento “ATD Quarto Mondo”, il 17 ottobre 1987, quando ha collocato nell’atrio del Trocadero, a Parigi, una lapide “per le vittime della miseria”. L’iniziativa è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite nel 1992 sotto il titolo di Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. In occasione della Giornata, alle 18.00, sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, si è prevista una celebrazione attorno alla lapide che riproduce quella di Parigi. Su di essa vi è scritto: “Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell’uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro”.Questa frase è stata completata nella lapide romana con le parole di Giovanni Paolo II: “Mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi”.